Chiaro, chiarissimo e comprendo bene il punto che intendevi esporre.
Se vuoi la mia opinione la questione è semplice: si tratta di chi e cosa
frequenti, da queste scelte ne deriva la tua narrazione personale della tua
vita.
Il sesso è una componente della comunità gay, sicuramente enfatizzata, ma non è
tutto, quello che molti gay disabili lamentano non è tanto la frustrazione per
il poco sesso, ma la difficoltà a costruirsi una prospettiva di realizzazione
affettiva, il timore di essere messi ai margini ancor più dei disabili
eterosessuali.
Di questa sofferenza ne sono stato testimone in varie occasioni, tra le quali
ricordo bene alcuni incontri organizzati da associazioni di tutela dei disabili,
incontri che trattavano la sessualità dei disabili.
Ebbene mai che un omosessuale alzasse la mano è trovasse il coraggio di dire la
sua di posizione, prevaleva quel sentirsi minoranza tra una minoranza, quella
doppia diversità che pesava come un macigno, e per finire non si può dire che le
varie associazioni (di rilievo nazionale) abbiano mai cercato di favorire
l'emersione del fenomeno gay disabili).
Sia chiaro, mi rendo conto che la disabilità è una "brutta bestia" con la quale
fare i conti, che in una comunità che si rappresenta tutto saune, pettorali e
mutande, provare a mostrarsi nelle proprie imperfezioni non è affatto facile, ma
credo che un tentativo di esprimere la propria persona ed umanità vada fatto.
Qui a Bassano perlomeno ci abbiamo provato e chi ha storto il naso
sull'iniziativa ha subito voltato i tacchi, con quelli che sono rimasti si è
iniziato un percorso che dura già da qualche anno. Quindi come vedi Giangi non è
solo questione di usare un'esca, ma bensì di tentare un dialogo, un confronto,
di fuggire alla tentazione di occultarsi, qualcosa ne verrà di certo.
Un saluto.
Beppe
--- In 17giugno@yahoogroups.com, "giangi.bubu@..." <giangi.bubu@...> ha scritto:
>
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> ciao Beppe, vuoi 1 piccolo indizio?
>
> Raga c sarà 1 riunione in 1 posto choamato SAUNA, chi viene???
>
>
>
> sono stato abbastanza ...