hai proprio ragione Beppe, ed è proprio per questo che io continuo a combattere, e a crederci nel gruppo, anche se su 120 iscritti saremo pochi 4 o 5 persone che fanno qualcosa, allora sia, io molto lo faccio sopratutto x me stesso come già dissi, e se quello che faccio serve molto anche x il gruppo ben venga
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Da: sargiu@...
Data: 11/05/2009 18.05
A: <17giugno@yahoogroups.com>
Ogg: R: Ogg: R: [17giugno] la nostra lista di discussione - che fare?
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Ogg: R: Ogg: R: [17giugno] la nostra lista di discussione - che fare?
Chiaro, chiarissimo e comprendo bene il punto che intendevi esporre.
Se vuoi la mia opinione la questione è semplice: si tratta di chi e cosa frequenti, da queste scelte ne deriva la tua narrazione personale della tua vita.
Il sesso è una componente della comunità gay, sicuramente enfatizzata, ma non è tutto, quello che molti gay disabili lamentano non è tanto la frustrazione per il poco sesso, ma la difficoltà a costruirsi una prospettiva di realizzazione affettiva, il timore di essere messi ai margini ancor più dei disabili eterosessuali.
Di questa sofferenza ne sono stato testimone in varie occasioni, tra le quali ricordo bene alcuni incontri organizzati da associazioni di tutela dei disabili, incontri che trattavano la sessualità dei disabili.
Ebbene mai che un omosessuale alzasse la mano è trovasse il coraggio di dire la sua di posizione, prevaleva quel sentirsi minoranza tra una minoranza, quella doppia diversità che pesava come un macigno, e per finire non si può dire che le varie associazioni (di rilievo nazionale) abbiano mai cercato di favorire l'emersione del fenomeno gay disabili).
Sia chiaro, mi rendo conto che la disabilità è una "brutta bestia" con la quale fare i conti, che in una comunità che si rappresenta tutto saune, pettorali e mutande, provare a mostrarsi nelle proprie imperfezioni non è affatto facile, ma credo che un tentativo di esprimere la propria persona ed umanità vada fatto.
Qui a Bassano perlomeno ci abbiamo provato e chi ha storto il naso sull'iniziativa ha subito voltato i tacchi, con quelli che sono rimasti si è iniziato un percorso che dura già da qualche anno. Quindi come vedi Giangi non è solo questione di usare un'esca, ma bensì di tentare un dialogo, un confronto, di fuggire alla tentazione di occultarsi, qualcosa ne verrà di certo.
Un saluto.
Beppe
--- In 17giugno@yahoogroups.com, "giangi.bubu@..." <giangi.bubu@...> ha scritto:
>
>
> ciao Beppe, vuoi 1 piccolo indizio?
>
> Raga c sarà 1 riunione in 1 posto choamato SAUNA, chi viene???
>
>
>
> sono stato abbastanza ...Chiaro, chiarissimo e comprendo bene il punto che intendevi esporre.
Se vuoi la mia opinione la questione è semplice: si tratta di chi e cosa frequenti, da queste scelte ne deriva la tua narrazione personale della tua vita.
Il sesso è una componente della comunità gay, sicuramente enfatizzata, ma non è tutto, quello che molti gay disabili lamentano non è tanto la frustrazione per il poco sesso, ma la difficoltà a costruirsi una prospettiva di realizzazione affettiva, il timore di essere messi ai margini ancor più dei disabili eterosessuali.
Di questa sofferenza ne sono stato testimone in varie occasioni, tra le quali ricordo bene alcuni incontri organizzati da associazioni di tutela dei disabili, incontri che trattavano la sessualità dei disabili.
Ebbene mai che un omosessuale alzasse la mano è trovasse il coraggio di dire la sua di posizione, prevaleva quel sentirsi minoranza tra una minoranza, quella doppia diversità che pesava come un macigno, e per finire non si può dire che le varie associazioni (di rilievo nazionale) abbiano mai cercato di favorire l'emersione del fenomeno gay disabili).
Sia chiaro, mi rendo conto che la disabilità è una "brutta bestia" con la quale fare i conti, che in una comunità che si rappresenta tutto saune, pettorali e mutande, provare a mostrarsi nelle proprie imperfezioni non è affatto facile, ma credo che un tentativo di esprimere la propria persona ed umanità vada fatto.
Qui a Bassano perlomeno ci abbiamo provato e chi ha storto il naso sull'iniziativa ha subito voltato i tacchi, con quelli che sono rimasti si è iniziato un percorso che dura già da qualche anno. Quindi come vedi Giangi non è solo questione di usare un'esca, ma bensì di tentare un dialogo, un confronto, di fuggire alla tentazione di occultarsi, qualcosa ne verrà di certo.
Un saluto.
Beppe
--- In 17giugno@yahoogroups.com, "giangi.bubu@..." <giangi.bubu@...> ha scritto:
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> ciao Beppe, vuoi 1 piccolo indizio?
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> Raga c sarà 1 riunione in 1 posto choamato SAUNA, chi viene???
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> sono stato abbastanza ...Chiaro, chiarissimo e comprendo bene il punto che intendevi esporre.
Se vuoi la mia opinione la questione è semplice: si tratta di chi e cosa frequenti, da queste scelte ne deriva la tua narrazione personale della tua vita.
Il sesso è una componente della comunità gay, sicuramente enfatizzata, ma non è tutto, quello che molti gay disabili lamentano non è tanto la frustrazione per il poco sesso, ma la difficoltà a costruirsi una prospettiva di realizzazione affettiva, il timore di essere messi ai margini ancor più dei disabili eterosessuali.
Di questa sofferenza ne sono stato testimone in varie occasioni, tra le quali ricordo bene alcuni incontri organizzati da associazioni di tutela dei disabili, incontri che trattavano la sessualità dei disabili.
Ebbene mai che un omosessuale alzasse la mano è trovasse il coraggio di dire la sua di posizione, prevaleva quel sentirsi minoranza tra una minoranza, quella doppia diversità che pesava come un macigno, e per finire non si può dire che le varie associazioni (di rilievo nazionale) abbiano mai cercato di favorire l'emersione del fenomeno gay disabili).
Sia chiaro, mi rendo conto che la disabilità è una "brutta bestia" con la quale fare i conti, che in una comunità che si rappresenta tutto saune, pettorali e mutande, provare a mostrarsi nelle proprie imperfezioni non è affatto facile, ma credo che un tentativo di esprimere la propria persona ed umanità vada fatto.
Qui a Bassano perlomeno ci abbiamo provato e chi ha storto il naso sull'iniziativa ha subito voltato i tacchi, con quelli che sono rimasti si è iniziato un percorso che dura già da qualche anno. Quindi come vedi Giangi non è solo questione di usare un'esca, ma bensì di tentare un dialogo, un confronto, di fuggire alla tentazione di occultarsi, qualcosa ne verrà di certo.
Un saluto.
Beppe
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> ciao Beppe, vuoi 1 piccolo indizio?
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> Raga c sarà 1 riunione in 1 posto choamato SAUNA, chi viene???
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> sono stato abbastanza ...Chiaro, chiarissimo e comprendo bene il punto che intendevi esporre.
Se vuoi la mia opinione la questione è semplice: si tratta di chi e cosa frequenti, da queste scelte ne deriva la tua narrazione personale della tua vita.
Il sesso è una componente della comunità gay, sicuramente enfatizzata, ma non è tutto, quello che molti gay disabili lamentano non è tanto la frustrazione per il poco sesso, ma la difficoltà a costruirsi una prospettiva di realizzazione affettiva, il timore di essere messi ai margini ancor più dei disabili eterosessuali.
Di questa sofferenza ne sono stato testimone in varie occasioni, tra le quali ricordo bene alcuni incontri organizzati da associazioni di tutela dei disabili, incontri che trattavano la sessualità dei disabili.
Ebbene mai che un omosessuale alzasse la mano è trovasse il coraggio di dire la sua di posizione, prevaleva quel sentirsi minoranza tra una minoranza, quella doppia diversità che pesava come un macigno, e per finire non si può dire che le varie associazioni (di rilievo nazionale) abbiano mai cercato di favorire l'emersione del fenomeno gay disabili).
Sia chiaro, mi rendo conto che la disabilità è una "brutta bestia" con la quale fare i conti, che in una comunità che si rappresenta tutto saune, pettorali e mutande, provare a mostrarsi nelle proprie imperfezioni non è affatto facile, ma credo che un tentativo di esprimere la propria persona ed umanità vada fatto.
Qui a Bassano perlomeno ci abbiamo provato e chi ha storto il naso sull'iniziativa ha subito voltato i tacchi, con quelli che sono rimasti si è iniziato un percorso che dura già da qualche anno. Quindi come vedi Giangi non è solo questione di usare un'esca, ma bensì di tentare un dialogo, un confronto, di fuggire alla tentazione di occultarsi, qualcosa ne verrà di certo.
Un saluto.
Beppe
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> sono stato abbastanza ...Chiaro, chiarissimo e comprendo bene il punto che intendevi esporre.
Se vuoi la mia opinione la questione è semplice: si tratta di chi e cosa frequenti, da queste scelte ne deriva la tua narrazione personale della tua vita.
Il sesso è una componente della comunità gay, sicuramente enfatizzata, ma non è tutto, quello che molti gay disabili lamentano non è tanto la frustrazione per il poco sesso, ma la difficoltà a costruirsi una prospettiva di realizzazione affettiva, il timore di essere messi ai margini ancor più dei disabili eterosessuali.
Di questa sofferenza ne sono stato testimone in varie occasioni, tra le quali ricordo bene alcuni incontri organizzati da associazioni di tutela dei disabili, incontri che trattavano la sessualità dei disabili.
Ebbene mai che un omosessuale alzasse la mano è trovasse il coraggio di dire la sua di posizione, prevaleva quel sentirsi minoranza tra una minoranza, quella doppia diversità che pesava come un macigno, e per finire non si può dire che le varie associazioni (di rilievo nazionale) abbiano mai cercato di favorire l'emersione del fenomeno gay disabili).
Sia chiaro, mi rendo conto che la disabilità è una "brutta bestia" con la quale fare i conti, che in una comunità che si rappresenta tutto saune, pettorali e mutande, provare a mostrarsi nelle proprie imperfezioni non è affatto facile, ma credo che un tentativo di esprimere la propria persona ed umanità vada fatto.
Qui a Bassano perlomeno ci abbiamo provato e chi ha storto il naso sull'iniziativa ha subito voltato i tacchi, con quelli che sono rimasti si è iniziato un percorso che dura già da qualche anno. Quindi come vedi Giangi non è solo questione di usare un'esca, ma bensì di tentare un dialogo, un confronto, di fuggire alla tentazione di occultarsi, qualcosa ne verrà di certo.
Un saluto.
Beppe
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Se vuoi la mia opinione la questione è semplice: si tratta di chi e cosa frequenti, da queste scelte ne deriva la tua narrazione personale della tua vita.
Il sesso è una componente della comunità gay, sicuramente enfatizzata, ma non è tutto, quello che molti gay disabili lamentano non è tanto la frustrazione per il poco sesso, ma la difficoltà a costruirsi una prospettiva di realizzazione affettiva, il timore di essere messi ai margini ancor più dei disabili eterosessuali.
Di questa sofferenza ne sono stato testimone in varie occasioni, tra le quali ricordo bene alcuni incontri organizzati da associazioni di tutela dei disabili, incontri che trattavano la sessualità dei disabili.
Ebbene mai che un omosessuale alzasse la mano è trovasse il coraggio di dire la sua di posizione, prevaleva quel sentirsi minoranza tra una minoranza, quella doppia diversità che pesava come un macigno, e per finire non si può dire che le varie associazioni (di rilievo nazionale) abbiano mai cercato di favorire l'emersione del fenomeno gay disabili).
Sia chiaro, mi rendo conto che la disabilità è una "brutta bestia" con la quale fare i conti, che in una comunità che si rappresenta tutto saune, pettorali e mutande, provare a mostrarsi nelle proprie imperfezioni non è affatto facile, ma credo che un tentativo di esprimere la propria persona ed umanità vada fatto.
Qui a Bassano perlomeno ci abbiamo provato e chi ha storto il naso sull'iniziativa ha subito voltato i tacchi, con quelli che sono rimasti si è iniziato un percorso che dura già da qualche anno. Quindi come vedi Giangi non è solo questione di usare un'esca, ma bensì di tentare un dialogo, un confronto, di fuggire alla tentazione di occultarsi, qualcosa ne verrà di certo.
Un saluto.
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Se vuoi la mia opinione la questione è semplice: si tratta di chi e cosa frequenti, da queste scelte ne deriva la tua narrazione personale della tua vita.
Il sesso è una componente della comunità gay, sicuramente enfatizzata, ma non è tutto, quello che molti gay disabili lamentano non è tanto la frustrazione per il poco sesso, ma la difficoltà a costruirsi una prospettiva di realizzazione affettiva, il timore di essere messi ai margini ancor più dei disabili eterosessuali.
Di questa sofferenza ne sono stato testimone in varie occasioni, tra le quali ricordo bene alcuni incontri organizzati da associazioni di tutela dei disabili, incontri che trattavano la sessualità dei disabili.
Ebbene mai che un omosessuale alzasse la mano è trovasse il coraggio di dire la sua di posizione, prevaleva quel sentirsi minoranza tra una minoranza, quella doppia diversità che pesava come un macigno, e per finire non si può dire che le varie associazioni (di rilievo nazionale) abbiano mai cercato di favorire l'emersione del fenomeno gay disabili).
Sia chiaro, mi rendo conto che la disabilità è una "brutta bestia" con la quale fare i conti, che in una comunità che si rappresenta tutto saune, pettorali e mutande, provare a mostrarsi nelle proprie imperfezioni non è affatto facile, ma credo che un tentativo di esprimere la propria persona ed umanità vada fatto.
Qui a Bassano perlomeno ci abbiamo provato e chi ha storto il naso sull'iniziativa ha subito voltato i tacchi, con quelli che sono rimasti si è iniziato un percorso che dura già da qualche anno. Quindi come vedi Giangi non è solo questione di usare un'esca, ma bensì di tentare un dialogo, un confronto, di fuggire alla tentazione di occultarsi, qualcosa ne verrà di certo.
Un saluto.
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Se vuoi la mia opinione la questione è semplice: si tratta di chi e cosa frequenti, da queste scelte ne deriva la tua narrazione personale della tua vita.
Il sesso è una componente della comunità gay, sicuramente enfatizzata, ma non è tutto, quello che molti gay disabili lamentano non è tanto la frustrazione per il poco sesso, ma la difficoltà a costruirsi una prospettiva di realizzazione affettiva, il timore di essere messi ai margini ancor più dei disabili eterosessuali.
Di questa sofferenza ne sono stato testimone in varie occasioni, tra le quali ricordo bene alcuni incontri organizzati da associazioni di tutela dei disabili, incontri che trattavano la sessualità dei disabili.
Ebbene mai che un omosessuale alzasse la mano è trovasse il coraggio di dire la sua di posizione, prevaleva quel sentirsi minoranza tra una minoranza, quella doppia diversità che pesava come un macigno, e per finire non si può dire che le varie associazioni (di rilievo nazionale) abbiano mai cercato di favorire l'emersione del fenomeno gay disabili).
Sia chiaro, mi rendo conto che la disabilità è una "brutta bestia" con la quale fare i conti, che in una comunità che si rappresenta tutto saune, pettorali e mutande, provare a mostrarsi nelle proprie imperfezioni non è affatto facile, ma credo che un tentativo di esprimere la propria persona ed umanità vada fatto.
Qui a Bassano perlomeno ci abbiamo provato e chi ha storto il naso sull'iniziativa ha subito voltato i tacchi, con quelli che sono rimasti si è iniziato un percorso che dura già da qualche anno. Quindi come vedi Giangi non è solo questione di usare un'esca, ma bensì di tentare un dialogo, un confronto, di fuggire alla tentazione di occultarsi, qualcosa ne verrà di certo.
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Se vuoi la mia opinione la questione è semplice: si tratta di chi e cosa frequenti, da queste scelte ne deriva la tua narrazione personale della tua vita.
Il sesso è una componente della comunità gay, sicuramente enfatizzata, ma non è tutto, quello che molti gay disabili lamentano non è tanto la frustrazione per il poco sesso, ma la difficoltà a costruirsi una prospettiva di realizzazione affettiva, il timore di essere messi ai margini ancor più dei disabili eterosessuali.
Di questa sofferenza ne sono stato testimone in varie occasioni, tra le quali ricordo bene alcuni incontri organizzati da associazioni di tutela dei disabili, incontri che trattavano la sessualità dei disabili.
Ebbene mai che un omosessuale alzasse la mano è trovasse il coraggio di dire la sua di posizione, prevaleva quel sentirsi minoranza tra una minoranza, quella doppia diversità che pesava come un macigno, e per finire non si può dire che le varie associazioni (di rilievo nazionale) abbiano mai cercato di favorire l'emersione del fenomeno gay disabili).
Sia chiaro, mi rendo conto che la disabilità è una "brutta bestia" con la quale fare i conti, che in una comunità che si rappresenta tutto saune, pettorali e mutande, provare a mostrarsi nelle proprie imperfezioni non è affatto facile, ma credo che un tentativo di esprimere la propria persona ed umanità vada fatto.
Qui a Bassano perlomeno ci abbiamo provato e chi ha storto il naso sull'iniziativa ha subito voltato i tacchi, con quelli che sono rimasti si è iniziato un percorso che dura già da qualche anno. Quindi come vedi Giangi non è solo questione di usare un'esca, ma bensì di tentare un dialogo, un confronto, di fuggire alla tentazione di occultarsi, qualcosa ne verrà di certo.
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Se vuoi la mia opinione la questione è semplice: si tratta di chi e cosa frequenti, da queste scelte ne deriva la tua narrazione personale della tua vita.
Il sesso è una componente della comunità gay, sicuramente enfatizzata, ma non è tutto, quello che molti gay disabili lamentano non è tanto la frustrazione per il poco sesso, ma la difficoltà a costruirsi una prospettiva di realizzazione affettiva, il timore di essere messi ai margini ancor più dei disabili eterosessuali.
Di questa sofferenza ne sono stato testimone in varie occasioni, tra le quali ricordo bene alcuni incontri organizzati da associazioni di tutela dei disabili, incontri che trattavano la sessualità dei disabili.
Ebbene mai che un omosessuale alzasse la mano è trovasse il coraggio di dire la sua di posizione, prevaleva quel sentirsi minoranza tra una minoranza, quella doppia diversità che pesava come un macigno, e per finire non si può dire che le varie associazioni (di rilievo nazionale) abbiano mai cercato di favorire l'emersione del fenomeno gay disabili).
Sia chiaro, mi rendo conto che la disabilità è una "brutta bestia" con la quale fare i conti, che in una comunità che si rappresenta tutto saune, pettorali e mutande, provare a mostrarsi nelle proprie imperfezioni non è affatto facile, ma credo che un tentativo di esprimere la propria persona ed umanità vada fatto.
Qui a Bassano perlomeno ci abbiamo provato e chi ha storto il naso sull'iniziativa ha subito voltato i tacchi, con quelli che sono rimasti si è iniziato un percorso che dura già da qualche anno. Quindi come vedi Giangi non è solo questione di usare un'esca, ma bensì di tentare un dialogo, un confronto, di fuggire alla tentazione di occultarsi, qualcosa ne verrà di certo.
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Il sesso è una componente della comunità gay, sicuramente enfatizzata, ma non è tutto, quello che molti gay disabili lamentano non è tanto la frustrazione per il poco sesso, ma la difficoltà a costruirsi una prospettiva di realizzazione affettiva, il timore di essere messi ai margini ancor più dei disabili eterosessuali.
Di questa sofferenza ne sono stato testimone in varie occasioni, tra le quali ricordo bene alcuni incontri organizzati da associazioni di tutela dei disabili, incontri che trattavano la sessualità dei disabili.
Ebbene mai che un omosessuale alzasse la mano è trovasse il coraggio di dire la sua di posizione, prevaleva quel sentirsi minoranza tra una minoranza, quella doppia diversità che pesava come un macigno, e per finire non si può dire che le varie associazioni (di rilievo nazionale) abbiano mai cercato di favorire l'emersione del fenomeno gay disabili).
Sia chiaro, mi rendo conto che la disabilità è una "brutta bestia" con la quale fare i conti, che in una comunità che si rappresenta tutto saune, pettorali e mutande, provare a mostrarsi nelle proprie imperfezioni non è affatto facile, ma credo che un tentativo di esprimere la propria persona ed umanità vada fatto.
Qui a Bassano perlomeno ci abbiamo provato e chi ha storto il naso sull'iniziativa ha subito voltato i tacchi, con quelli che sono rimasti si è iniziato un percorso che dura già da qualche anno. Quindi come vedi Giangi non è solo questione di usare un'esca, ma bensì di tentare un dialogo, un confronto, di fuggire alla tentazione di occultarsi, qualcosa ne verrà di certo.
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