>... vi anticipo che stiamo valutando diverse versioni per l'opuscolo, in
funzione >dell'obiettivo.
Ciao
Non vedo perché dovrei corrispondere con una dottoressa dell'istituto Beck se
posso scocciare quel bel fusto del Marrazzo :o))
Forse sarebbe tutto più chiaro ragazzi se ci spiegaste a chi è indirizzato
quell'opuscolo, perché, ad una prima lettura, sembra un opuscolo per i medici di
medicina generale o per le associazioni di disabili. I medici è auspicabile che
abbiano già informazioni sanitarie e le associazioni di servizi ai disabili non
credo che abbiano intenzione di attrezzarsi per offrire servizi relativi
all'omosessualità.
Ciò che mi aspettavo era un opuscolo politico e pratico, rivolto sia ai
dirigenti dei circoli omosessuali affinché possano prendere atto della realtà
dei disabili omosessuali, sia alle persone omosessuali disabili alle quali va
detto che non sono soli, va spiegato quali progetti sono in cantiere, cosa c'è
dietro la realizzazione di un opuscolo, quali servizi sono già realizzati o sono
in corso di realizzazione, perché Arcigay si interessa a loro, ecc.
Questo opuscolo descrive gli aspetti sanitari delle varie disabilità, con un
linguaggio assai poco divulgativo che risulterebbe noioso ai più temo. In altre
parole stiamo dicendo ai disabili che cosa è capitato loro, che sono socialmente
esclusi, che l'unione fa la forza. Che scoperta. Ok allora mi iscrivo all'Anfass
dove sono già in tanti :o)
Se sono disabile e gay o lesbica e busso all'Arcigay, non ho bisogno di un
opuscolo che mi dica cosa ho.
Faccio fatica a pensare che un cieco non sappia a cosa è dovuto il suo problema,
semmai posso pensare che chieda una mano per conoscere gente omosessuale, amici
e amiche che lo accolgano e offrano servizi mirati. Che è poi quello che
facciamo tutti i giorni rispondendo alle esigenze di chi viene in associazione
perché discriminato/a, perché cerca un punto di aggregazione, perché cerca un
posto dove baciare in santa pace un amore, e così via.
In generale ho sempre qualche perplessità, quando vedo che un gruppo omosessuale
si vuole rivolgere a tutti/e. Non capisco infatti la scelta politica di fare un
opuscolo per chiunque sia disabile. Se io fossi un disabile gay, da un gruppo
gay vorrei un opuscolo nel quale riconoscermi e non una cosa valida per tutti,
quella la trovo pure alla Ausl. Non capisco questi pudori che ultimamente vanno
di moda, come a non voler riconoscere bisogni ed esigenze che ci sono proprie
come persone omosessuali e che ci differenziano dagli altri e dalle altre.
Se abbiamo delle esigenze, dei bisogni diversi dagli altri in quanto persone
omosessuali scriviamone, parliamone, anche perché se non lo facciamo noi non ce
lo fanno sicuramente gli altri, soprattutto in un ambiente come quello dei
servizi ai disabili che vede la prevalenza di strutture cattoliche.
Spero di non venire frainteso, è un ragionamento che estendo a tutti i settori
in cui operiamo non solo alla disabilità.
Baci
Sandro