Era ancora così entusiasta del nuovo lavoro che non le pesava dover
lavorare anche il 4 luglio. Quella offerta le era capitata per caso e
aveva accettato quasi per sfida.
Fece un paio di telefonate, quindi si versò un thè freddo e si fermò
alla finestra ad osservare la tranquilla mattinata festiva.
Il telefono squillò di nuovo: "White Snow, mi dica.... altri due?....
chiamo subito e le faccio sapere quanto prima i nominativi per i pass".
Riappese. Si voltò verso il computer e cercò i nominativi dalla lista
dei camerieri. Sorrise, immaginando la gioia dei due disoccupati che
avrebbero potuto godere di un bel guadagno per una sola serata
lavorativa.
La rendeva felice essere utile alla gente, per quello amava fare
volontariato in ospedale. Era stato proprio mentre faceva compagnia ad
un'anziana signora malata che aveva conosciuto Bo Hope, il manager
dell'agenzia SimplyHired, che aiutava la gente a trovare lavoro
temporaneo o definitivo. L'uomo era rimasto colpito dal modo con cui
lei si poneva verso la gente e le aveva proposto di lavorare nel suo
ufficio di Evanston. Sul momento aveva rifiutato... Anche se non voleva
ammetterlo a se stessa, continuare a lavorare al St Francis era un modo
per continuare a vedere Albert e, andandosene, sarebbe diventato più
difficile.
Poco dopo però aveva ricevuto una chiamata da Ryan che la informava che
sia lui che il padre sarebbero stati lontani alcuni mesi da Evanston.
La momentanea preoccupazione per una decisione così subitanea, aveva
lasciato il posto a una cocente delusione: Albert doveva partecipare a
dei convegni e lui ne avrebbe approfittato per promuovere il suo libro.
Convegni... tzé... come se non sapeva cosa succedeva in quegli
incontri... ragazzette poco vestite che cercavano di accalappiare i
vecchi polli danarosi... Il giusto ambiente per quel fedifrago.
Era stato allora che aveva fatto quel colpo di testa: era tornata nella
stanza della signora Hope e aveva detto a Bo che accettava l'impiego,
quindi era andata alla gestione personale e aveva chiesto di lasciare
la sua occupazione temporanea in ospedale.
Da allora si era buttata nel nuovo lavoro, appassionandosi sempre di
più. Era sempre molto partecipe alle storie di chi arrivava cercando
lavoro e, a volte, sembrava più un'amica e consigliera che una
procacciatrice d'impiego. Ogni lavoro che veniva confermato era una
festa, ogni lavoro perso una sconfitta personale.
Quando, per l'importante festa della EnterPaker del 4 luglio, l'agenzia
addetta ai rinfreschi si era rivolta a loro per trovare un numero
supplettivo di camerieri, si era impegnata al massimo per cercare i
migliori tra i loro iscritti. Quella richiesta di altri due nomi
dell'ultimo minuto non la sorprendeva, anzi la rendeva ulteriormente
felice. Con tono allegro chiamò quindi i due fortunati neo-camerieri...