Forse per compensarti di quando ti capita di dover fare le nottate,
il lavoro a volte ti regala a sorpresa due ore da spendere come ti
pare. Questo, e ottomila lire, mi portano ad acchiappare al volo il
film della maturita' di Sam Raimi, quell' "A Simple Plan" di cui gia'
ho sentito dir bene da amici stimati e su cui non ho voluto leggere
nulla -non per evitare spoilers, dato che comunque tendo sempre
a saltare le trame delle recensioni, ma perche' Raimi mi sembra
gia' uno di quei registi che meritano di essere visti senza idee gia'
formate.
"A Simple Plan", tradotto -con una volgarita' che non meriterebbe
nemmeno piu' rimarcare- "Soldi sporchi", e' un film perfetto che ai
fan piu' accaniti del Raimi di "La casa" potra' sembrare l'esempio
di una genialita' svenduta al mainstream e che invece testimonia
una maturazione strepitosa. Che fosse Raimi il migliore del trio di
amici che stava dietro a un film come "I due criminali piu' pazzi
del mondo" era chiaro fin da allora, come chiaro era che al buon
Sam si dovevano molte delle migliori invenzioni visive di "Arizona
Junior".
Il Cinema, per fortuna, non e' il gioco della torre e nessuno potra'
mai chiedere seriamente di scegliere chi tenere fra i fratelli Coen
e Samuel "Sam" Raimi: che gli spiriti dei Lumiere, di Griffith, di
Welles e di Kubrick ce li conservino piu' a lungo possibile tutti.
Ma Sam, con questo film, forse dimostra di essere lui il *regista*
migliore del nuovo cinema americano. Di non avere bisogno dello
scudo della stravaganza o della provocazione, di non sentire (e
speriamo di non dover dire "di non sentire *ancora*") la necessita'
di scrivere l'ultima parola sulla Shoah, sullo sbarco in Normandia
o sul problema degli schiavi.
Soprattutto, Sam non ha piu' bisogno di dimostrarci in ogni singola
inquadratura quello che si sa inventare: addio alla mitragliata di
"back zoom travellings", ai grandangoli esasperati, a panoramiche
acrobatiche e alle follie della shaky-cam e della rambo-cam, sue
invenzioni dell'epoca pionieristica in cui "La casa" usciva in pieno
agosto e la si andava a vedere perche' c'era "la scena che gli
schiacciano gli occhi nella testa, mii, e la matita nella caviglia, tu
vedessi roba".
Vedete "A Simple Plan", e godetevi le capriole della trama, tratta
da un libro di cui non sento dire che bene. Quelli che erano a suo
tempo d'accordo che "Cose molto cattive" era un film ipocrita e
falso ma, come me, non sono riusciti ad articolare un perche' del
tutto convincente, troveranno che il modello ideale a cui senza
poterlo sapere si riferivano forse era proprio questo.
E poi, una volta smaltito il piacere del racconto, della recitazione
impeccabile -anche questa e' regia, non solo l'inquadratura oppure
il montaggio- rivedetelo freddo, per godere della misura perfetta,
del gioco raffinatissimo delle trasfocate, delle pause brevissime ma
significative, dei dettagli rilevanti ai fini della trama e di quelli che
servono solo a dare quel po' che ti fa la differenza. Ecco un regista
che non gesticola per farsi notare; che sa fare dei corvi neri (che per
tutto il film sono testimoni tutt'altro che innocenti di eventi neri come
il cuore della provincia non solo americana) una presenza costante
senza farla diventare ingombrante. E i personaggi descritti senza la
minima concessione alla macchietta, come a volte capitava a un
altro -bellissimo- film ambientato fra le nevi accecanti dell'America
periferica.
Da non perdere, se il cinema americano vi piace. Il fatto che, come
"La sottile linea rossa", sia stato ignorato dallo zio Oscar, almeno
in questo caso vale come una garanzia. Grande, grande Cinema,
senza fumo negli occhi. Come dicono gli americani, Sam Raimi e'
the real thing.
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Un addio, invece, all'Holiday di Roma: una sala un tempo discreta,
forse anche grazie a uno schermo non smisurato che valorizzava
al meglio i colori della pellicola. Tutto il secondo tempo di "A Simple
Plan", spettacolo delle 17.45 di mercoledi' 1 maggio 1999 e' stato
funestato dal rifiuto di un operatore incompetente ad aggiustare il
quadro della proiezione. Coi risultati che sappiamo e che certe sale
impongono con regolarita': microfoni come se piovesse, inquadrature
sbilanciate con chilometri di "aria" sulla testa degli attori e con le mani
mozzate a meta' dalla fine dello schermo. E, tanto per gradire, persino
con l'apparizione della banda nera del panoramico, in un paio di
inquadrature stampate col mascherino sulla pellicola. Le bande
nere, purtroppo, in certi cinema si vedono. All'Holiday il dubbio
onore di inaugurare oggi l'iniziativa Lista Nera, prossimamente
(tempo permettendo) su sito dedicato a chi vuole sapere quali sale
e' meglio evitare.
Alberto
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Andai verso il mare senza barche per traversare
spesi cento lire per un pesciolino d'oro