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[RECE+Listanera] L'Holiday di Roma colpisce ancora (con "Il cavalier   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #24 di 152 |
Coproduzione a tre fra Italia, Francia e Germania, "Il
cavaliere di Lagardere" e' un film piacevolmente fuori
moda per chi sente la mancanza del cinema di cappa
e spada e non riesce a digerirne la volgarizzazione
che recentemente -fra maschere di ferro e di Zorro-
sembra essere il pedaggio necessario per poter godere
ancora del tintinnare delle spade e dei duelli acrobatici.

Il titolo del film e' lo stesso della versione anni Sessanta
del racconto "Le Bossu" di Paul Féval -su cui forse Carlo
e' in grado di illuminarci: ma tutta la messa in scena pare
venire dritta dritta da un altro decennio -i ritmi sono quelli
dei primi due moschettieri di Richard Lester, anche se in
questo caso l'umorismo e' piu' rarefatto e si tiene piu' a
giocare al gioco senza troppo dissacrare. E peccato per
la fotografia slavata e spesso sovraesposta (ma non sara'
che si e' risparmiato qualcosa sulla copia italiana?) che
non rende giustizia a scenografie, costumi e trucco che
si direbbero di prima qualita'.

"Il cavaliere di Lagardere" e' un concentrato di tradimenti
e guasconate, di duelli ben coreografati ma assistiti da un
senso della misura che riesce a tratti a restituire quella
meravigliosa sensazione di leggerezza di classici degli
anni 50 come "Scaramouche". Possiamo dire che, allora,
certo non avremmo avuto la gradita l'occasione di ammirare
il di dietro di Marie Gillain, ormai pronta al salto verso il non
affollatissimo Olimpo di star all'europea, e che parimenti ci
sarebbero stati risparmiati i dettagli del "Colpo di Nevers"
-una combinazione invincibile di stoccate che si risolve in
un affondo di spada fra gli occhi dell'avversario. Pero' del
periodo aureo dello "swashbuckling" questo film restituisce
la gioia del raccontare per raccontare, senza metacitazioni,
strizzate d'occhio o inutili aggiornamenti a un gusto corrente
nel quale il genere sembra non aver piu' diritto di cittadinanza.
C'e' qualche innovazione intelligente: c'e' un curioso esempio
di proto-insider-trading che difficilmente potrebbe essere stato
presente nel racconto originale. E c'e' un cattivo abbastanza
moderno, in cui il ghigno maligno di grandi villains come il
mai dimenticato Basil Rathbone lascia spazio a una mediocrita'
che tutto sommato e' ancora piu' insidiosa (e al personaggio la
sceneggiatura regala una delle battute migliori: costretto a un
duello che dovra' rappresentare il giudizio di Dio, il malvagio
si lascia scappare la frase: "Dio sta sempre coi piu' forti"). Ma
sono novita' che restano discretamente sullo sfondo, facili da
trovare ma mai invadenti.

Ci vogliono una decina di minuti per accettare il volto moderno
di Daniel Auteuil nel ruolo di una sorta di D'Artagnan che per
giunta dovrebbe avere la meta' dei suoi anni. Ma al film si puo'
perdonare questo e molto altro, abbandonandosi al piacere di
ritrovare -come vecchi amici- le vendette attese per vent'anni,
i colpi segreti, le agnizioni col medaglione, i tuffi nelle rapide e
i duelli sulle guglie. Ed e' un piacere rivedere al lavoro un nome
venerabile come Philippe De Broca, gia' regista di quei piccoli
capolavori che erano "Come si distrugge la reputazione del piu'
grande agente segreto del mondo", "L'uomo di Rio" e "Gli sposi
dell'anno secondo" -tutti e tre con Jean-Paul Belmondo. Va bene
che noi abbiamo come prova vivente Monicelli, ma e' sempre
bello vedere che l'eta' non fa invecchiare tutti allo stesso modo.

*************************************

La versione italiana.

Sara' la deformazione professionale, pero' gli errori nei titoli sono
sempre fastidiosi. Nei titoli di testa, l'attrice Claire Nebout diventa
senza motivo Claire "Nebuot", mentre in quelli di coda si leggono
espressioni come "montaggio numerico" -frutto di una ridicola
traduzione letterale dal francese. Chi sia il responsabile non si sa,
mentre dobbiamo all'adattamento di Filippo Ottoni una perla nel
dialogo: c'e' un personaggio che parla di dover mantenere il suo
"Treno di vita" in una situazione in cui il fine gioco di parole del
"Train de vie" di Mihaileanu proprio non ha il minimo senso.

*************************************

Listanera

HOLIDAY, Largo Benedetto Marcello, Roma
DATA: 13 LUGLIO 1999 (spettacolo delle 17.30)
CRIMINI COMMESSI: Dimenticanza dell'anamorfico, rulli nell'ordine sbagliato

A tutti si dovrebbe dare una seconda possibilita', e comunque "Il cavaliere
di Lagardere" lo davano solo qui, ma stavolta l'Holiday ha inanellato una
serie di delitti di rara completezza. Si comincia alle cinque e un quarto:
le porte sono aperte e all'interno il personale sta seduto a chiacchierare.
Mentre lego il motorino, l'amica che mi accompagna entra prima per fare il
biglietto ma le viene detto di uscire perche' e' chiuso. "Ah", fa lei con
un rapido sguardo alle porte aperte da cui e' appena passata. "Ma fuori fa
caldo, non possiamo restare qui dentro per goderci l'aria condizionata?"
Rispondono: "No, e' chiuso". Il permesso di varcare le porte -gia' aperte-
arrivera' alle 17.25, e lo spettacolo iniziera' con oltre cinque minuti di
ritardo. Dopo dieci minuti di film manca la luce e la proiezione si
interrompe per qualche altro minuto. Pazienza. Fine primo tempo,
intervallo, e inizio del secondo: l'immagine -che per tutto il primo tempo
era stata correttamente in widescreen- e' ora proiettata senza la lente
anamorfica e appare quindi compressa ai lati. Corro a protestare: il
proiezionista si riscuote dalla lettura del giornale e cambia obiettivo in
corsa ristabilendo la proiezione normale. Solo ora ci rendiamo conto che
sullo schermo avvengono eventi incomprensibili, e in pochi istanti diventa
penosamente chiaro che e' stato montato il rullo sbagliato: stiamo
assistendo agli ultimi dieci minuti del film. La proiezione si interrompe
nuovamente, e ci vogliono cinque/dieci minuti perche' i rulli vengano
rimontati nell'ordine corretto. All'Holiday di Roma, Largo Benedetto
Marcello.


Alberto :-)
------------------------------------------------------
Datemi quello che mi piace, ma non datemene troppo.







Mer 14 Lu 1999 4:13 pm

alberto.farina@xxx.xxx
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Inoltra Messaggio #24 di 152 |
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Coproduzione a tre fra Italia, Francia e Germania, "Il cavaliere di Lagardere" e' un film piacevolmente fuori moda per chi sente la mancanza del cinema di...
Alberto Farina
alberto.farina@xxx.xxx
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14 Lu 1999
4:13 pm
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