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Rispondi | Inoltra Messaggio #84 di 152 |
L'odore del fumo che continua a uscire dalle rovine del World Trade
Center fa ormai parte dell'ossigeno che si respira ogni giorno. Non
te ne accorgi piu', ma ti basta passare qualche minuto in un luogo
chiuso per ritrovarlo subito non appena esci nuovamente in strada.
A seconda di come il vento soffia si puo' sentirlo anche quassu'
alla Columbia University, piu' di cento blocks a nord della zona
del disastro.

Giovedi' 13 e' il giorno in cui New York ha deciso di cominciare a
ritrovare la normalita': anche se tutto il baseball si prende una
seconda giornata di lutto stretto, oggi gli spettacoli di Broadway
riprendono da oggi -per sollevare lo spirito degli abitanti di
Manhattan e magari ridurre la frustrazione di chi da mesi aveva gli
ambitissimi biglietti del fortunatissimo musical "The Producers"
(John mi dice che nemmeno Mel Brooks, che ne e' il regista, e'
riuscito a procurargli i biglietti). Con due ore di ritardo riaprono
le scuole, ma bisogna vedere quanti ragazzi ci andranno veramente.
Sono due giorni che la tv ammonisce i genitori sui rischi per i
bambini di cio' che si vede in televisione: parlate loro del
terrorismo, spiegate loro cosa e' successo, cercate di prevenire
uno shock che potrebbe avere conseguenze profonde. E' stato riaperto
il Metropolitan Museum ("The Met"), e' ancora chiuso il Guggenheim.
Si sa ancora ben poco dei voli: le notizie tv parlando di una possibile
riapertura stamane alle 11, ma sono due giorni che annunci simili sono
dati e immediatamente smentiti. Sono rimasto mezz'ora in attesa sulla
linea della British Airways per apprendere alla fine che gli aeroporti
dovrebbero essere aperti piu' tardi per alcuni voli che devono entrare
negli Stati Uniti, ma che ancora non si ha la minima idea di quando
sara' possibile ripartire per l'Europa.

Ho fatto un giro per le strade, ieri pomeriggio. La metropolitana
e' stata quasi completamente riattivata e mi ha scaricato alla
Penn Station, a un passo da un Madison Square Garden con le bandiere
a mezz'asta. Ho proseguito a piedi da li' verso il Greenwich Village:
le macchine devono fermarsi alla quattordicesima strada, ma a piedi
si puo' arrivare fino a Houston Street (si pronuncia "Hauston", non
"Hiuston"). Il risultato e' che ci sono quattordici isolati deserti,
affollati solo da persone a piedi e munite in gran parte di mascherine
per respirare -non necessarie, ma e' vero che l'aria vicino al
Financial District e' visibilmente meno trasparente che altrove-
macchine fotografiche o bandiere americane. Ho incontrato due ragazzi,
un bianco e un nero, che marciavano in mezzo alla strada. Il nero
sventolava una enorme bandiera a stelle e strisce, il bianco
cantava fortissimo (e con qualche stecca sugli acuti) l'inno
nazionale, intercalandolo con slogan come "They can knock us down,
they can't keep us down".

L'impressione era quello di una popolazione divisa fra il dolore, la
nostalgia inespressa per la tranquillita' di appena tre giorni fa,
l'eccitazione per il fatto di trovarsi in prima linea in un evento
destinato ad essere registrato su tutti i libri di storia. La buona
notizia e' che non si avvertono grossi sentimenti di vendetta: la sera
di martedi' qualche gruppetto di facinorosi ha cercato di avviare una
sorta di operazione punitiva ai danni dei newyorchesi di origine araba,
ma si e' trattato per fortuna di deplorevoli casi isolati. La "rabbia
quieta" di cui ha parlato Bush sembra per fortuna non essere solo uno
slogan. Ma ad esempio la nuova edizione del "The Village Voice", il
celeberrimo settimanale gratuito che sostituisce una delle piu' diffuse
guide alla citta', ha una copertina non proprio pacata, che mostra una
immagine spettacolare e terribile dell'impatto del secondo aereo.
Il titolo e' in grandi lettere nere. Dice, semplicemente, THE BASTARDS!
(Il sito del settimanale e' www.villagevoice.com)

Houston Street e' il confine sud della citta' e isola completamente la
punta sud di Manhattan. Tutte le strade sono presidiate dalla polizia,
che lascia passare solo i soccorritori. Mostrando i documenti, qualcuno
riesce a passare, probabilmente per tornare a casa: ma ho incontrato un
signore furibondo rimasto fuori dalla barricata da cui era uscito solo
pochi minuti prima. Incidenti a parte, comunque, la popolazione
collabora
volentieri: un ometto vestito di nero faceva la spola fra tutti i
posti di blocco ringraziando i poliziotti, chiedendo come stavano e
insistendo per stringere loro la mano. Dalle barricate si vede benissimo
il fumo che continua a salire dalle rovine. Il vento ha ravvivato il
fuoco nel tardo pomeriggio, e la sera e' venuto giu' un altro edificio
ferito a morte dalle scosse di martedi' mattina.

All'angolo fra la quattordicesima e l'Avenue A esiste gia' un murale
dedicato al disastro dell'11 settembre: mostra le due torri ancora in
piedi, parzialmente avvolte dal pennacchio di fumo nero che le tv ci
fanno rivedere a oltranza ormai da tre giorni. Ai piedi dell'affresco
non si contano le candele, i fiori, i biglietti e persino qualche
orsacchiotto di peluche. E una piccola folla si avvicenda davanti
all'altarino improvvisato per lasciare un ricordo o per restare in
silenzio. Pochi isolati piu' a nord, sul muro di un importante ufficio
cittadino sono stati affissi due grandi fogli rossi su cui la gente va
a scrivere parole di gratitudine per i pompieri e i poliziotti che gia'
hanno perso la vita nelle operazioni di salvataggio: sono piu' di
trecento e il numero sembra destinato a crescere. Leggendo fra i
messaggi
si trovano i nomi di agenti missing in action, commenti addolorati,
poesie ma anche qualche occasionale ambiguita': qualcuno e' riuscito a
scrivere "Attenzione, il capitalismo uccide". Gran parte delle chiese
sono aperte per chi vuole pregare: ieri sera alle nove era possibile
entrare alla Cattedrale di St. Patrick, nel cuore della Fifth Avenue per
accendere una candelina.

Quanto agli amici e conoscenti, il giorno dopo l'attacco sembra essere
stato il piu' duro. Svanita l'eccitazione, tutti sono stanchi morti.
Cornel, marito di mia cugina, ha passato tutto martedi' a lavorare alla
Columbia University per metter su un centro di accoglienza dove
potessero dormire le persone bloccate sull'isola e ieri e' rimasto gran
parte della giornata stramazzato davanti alla TV, seguendo le ultime
novita'. I vari telegiornali sono ovviamente concentrati sui tentativi
ormai disperati di tirar fuori dalle macerie gli ultimi superstiti, e
sullo schermo passa una serie infinita di gente disperata che lancia
appelli per qualche amico o congiunto che non ha dato piu' notizie di
se'.

Ho incontrato John alle sei, in un albergo su Madison Avenue, e dopo
cena abbiamo fatto un giro per il centro. Alle otto di sera, le strade
erano semideserte. Bisognerebbe poter vedere quel che resta del celebre
skyline della citta' da fuori Manhattan: ma da qui si poteva vedere che
gran parte dei grattacieli non erano illuminati, chissa' se in segno di
lutto oppure se per motivi di sicurezza. Senza luce, la punta liberty
del Chrysler Building sembra un totem sinistro, una freccia nera che
indica un cielo da cui non si sa piu' cosa aspettarsi.




Gio 13 Set 2001 2:44 pm

alberto.farina@...
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Inoltra Messaggio #84 di 152 |
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alberto.farina@i
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2:44 pm
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