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Le pagelle sulla libertà religiosa

Gli Stati Uniti pubblicano il rapporto annuale

Di Padre John Flynn, L.C.

ROMA, domenica, 30 settembre 2007 (ZENIT.org).- Qualche progresso è stato compiuto in termini di riduzione delle discriminazioni e persecuzioni su base religiosa nel mondo, secondo l'ultimo studio annuale del Dipartimento di Stato USA.

Il rapporto "2007 Annual Report on International Religious Freedom", di 800 pagine, è stato pubblicato il 14 settembre scorso e copre i 12 mesi antecedenti il 30 giugno 2007.

Durante la conferenza stampa di presentazione, John V. Hanford III, ambasciatore "at large" per la libertà religiosa internazionale, ha affermato che il lavoro da fare è ancora molto, poiché "troppi cittadini nel mondo non godono della libertà religiosa".

Hanford ha poi speso qualche parola per difendere il rapporto contro alcune critiche che gli sono state rivolte. "È importante osservare che il nostro impegno in favore della libertà religiosa non è semplicemente un tentativo di esportare l'impostazione americana sulla questione".

L'Ambasciatore ha osservato che la libertà religiosa è riconosciuta come uno dei diritti umani fondamentali da numerosi trattati internazionali, un vincolo che, tuttavia, molti governi scelgono di ignorare. "Secondo alcune stime, la metà della popolazione mondiale subisce persecuzioni e gravi restrizioni alla libertà religiosa", ha affermato Hanford.

Durante la conferenza stampa è stata sollevata la questione dell'Iraq. Al riguardo, lo stesso rapporto ammette che i sommovimenti e le violenze in Iraq impediscono al Governo di tutelare la libertà religiosa.

Mentre il Governo non risulta essere generalmente implicato in persecuzioni religiose, il rapporto ammette che alcune istituzioni pubbliche continuano a perpetrare discriminazioni contro i musulmani sunniti baha'i e wahhabiti.

Esodo dei cristiani

Il Dipartimento di Stato osserva che il numero dei cristiani in Iraq ha subito un brusco calo. Il censimento ufficiale che si è svolto nel 1987 indicava in 1,4 milioni il numero dei cristiani. Per contro, le stime attuali calcolano che tale numero si sia ridotto a meno di 1 milione. Nel periodo di 12 mesi coperto dal rapporto, almeno 9 preti, insieme ad altri cristiani, sono stati sequestrati da estremisti islamici.

Gli attentati terroristici hanno reso inagibili molte moschee, chiese e altri luoghi di culto, e molti fedeli non sono in grado di partecipare alle funzioni a causa del timore di violenze.

Anche l'Arabia Saudita è un Paese che presenta gravi problemi, secondo il rapporto. Non esiste un riconoscimento giuridico della libertà religiosa e il Governo continua a mettere in pratica un'interpretazione conservatrice dell'Islam sunnita.

"Numerosi lavoratori stranieri, con le loro famiglie, sono stati arrestati e deportati per aver praticato la fede", dichiara il rapporto.

Qualche piccolo segno di miglioramento tuttavia si è potuto registrare, secondo il Dipartimento di Stato. Il Governo saudita ha compiuto dei passi verso la revisione dei libri scolastici che attaccano le altre religioni ed ha preso misure dirette ad un maggiore controllo degli imam estremisti e il comportamento della polizia religiosa, la mutawwa'in.

Ciò nonostante il Governo ha continuato a commettere violazioni della libertà religiosa, afferma il rapporto, arrivando ad arrestare un certo numero di persone che praticavano una religione non musulmana e in modo non pubblico. Molte sono state anche le notizie di abusi da parte della mutawwa'in sia contro i cittadini sauditi, sia contro gli stranieri.

Limitazioni alle conversioni

Per quanto riguarda l'Asia, il rapporto osserva che alcuni Stati e governi locali in India limitano la libertà religiosa. In alcuni Stati esistono leggi cosiddette anticonversone, che impongono barriere sulle attività delle minoranze religiose che fanno proselitismo e favoriscono l'Induismo. Quattro dei 28 Stati dell'India hanno questo tipo di leggi in vigore, mentre altri due Stati hanno le leggi ma non hanno la regolamentazione attuativa necessaria per dare efficacia alla normativa.

Il rapporto parla di "inefficacia delle azioni investigative e giudiziarie contro gli attacchi alle minoranze religiose", che consente agli estremisti religiosi di proseguire con le loro violenze.

La questione della conversione degli indù, o dei membri delle caste inferiori, al Cristianesimo è rimasto un tema scottante, ha aggiunto il rapporto. Secondo le informazioni fornite dalle organizzazioni di natura religiosa, nel 2006 vi sono state almeno 128 aggressioni contro i cristiani.

La situazione è ancora più grave nel vicino Pakistan, dove l'Islam è religione di Stato. Lo scorso anno il Governo ha preso delle misure per migliorare le condizioni delle minoranze religiose, ma la situazione continua a presentare gravi problemi, aggiunge il rapporto.

I problemi vanno dagli abusi commessi dalla polizia contro le minoranze religiose, alle legislazioni discriminatorie, all'incapacità delle autorità di agire contro gli estremisti che compiono intimidazioni contro chi appartiene a minoranze religiose.

Durante il periodo coperto dal rapporto le autorità hanno arrestato almento 10 cristiani, con accuse di blasfemia. Infatti, secondo il rapporto, la libertà di parola è soggetta a "ragionevoli" restrizioni in base alle leggi del Paese e nell'intersesse della "gloria dell'Islam".

Inoltre, continuano ad arrivare notizie di conversioni di minoranze religiose, all'Islam, ottenute con la forza. Ed essendo l'apostasia dall'Islam considerata un reato capitale, le vittime che sono state costrette alla conversione si trovano di fatto in trappola.

Aumentano le tensioni

Un Paese in cui i problemi sono in aumento è il Venezuela. Secondo il rapporto il governo ha tentato, con motivazioni politiche, di limitare l'influenza della Chiesa cattolica e dei gruppi missionari in alcuni ambiti sociali e politici.

Un caso citato è avvenuto a gennaio di quest'anno, quando le autorità hanno annunciato di voler ritirare la licenzia televisiva a NCTV, una rete regionale vicina alla Chiesa cattolica. Alla fine è stato raggiunto un accordo che ha consentito alla testata di poter continuare a svolgere, almeno in parte, le sue attività.

Il presidente Hugo Chavez, osserva il rapporto, si è reso protagonista di numerosi attacchi retorici contro alcuni vescovi cattolici. Egli ha anche avvertito i vescovi di astenersi dal commentare le questioni politiche.

Cuba, spesso posta come modello da Chavez, continua a non godere della libertà religiosa. Secondo il rapporto, alcune personalità religiose, che hanno criticato il sistema totalitario del governo nelle omelie sono stati oggetto di pesanti angherie. Le forze di polizia continuano a svolgere attività di sorveglianza sulle persone che praticano la loro fede nelle chiese ufficialmente sanzionate e in generale il Governo "ha continuato nel suo sforzo di mantenere un forte controllo sulla religione".

Il Governo ha continuato a criticare la Chiesa cattolica per essersi rifiutata di registrare ufficialmente le pubblicazioni ecclesiastiche e di gruppi laici. La Conferenza episcopale di Cuba ha affermato, secondo il rapporto, che la Chiesa non aderisce alla registrazione perché ciò la costringerebbe a cedere allo Stato il controllo sui contenuti e l'impostazione delle sue pubblicazioni. Lo Stato a sua volta cerca di impedire la diffusione di questi materiali, rendendo più costosa la stampa e imponendo restrizioni sulle vendite.

I sacerdoti cattolici e gli altri ecclesiastici hanno potuto pronunciare le loro omelie senza un controllo preventivo da parte dei censori del Governo, osserva il rapporto. Alcune prediche hanno espresso critiche puntuali e ciò ha indotto le autorità a fare "forti pressioni" sul clero che ha osato opporsi al Governo.

I problemi delle minoranze

In Russia, dove di recente è emersa la questione dei diritti umani, le condizioni di alcune minoranze religiose sono migliorate, secondo il rapporto. Ciò nonostante continuano ad esservi ostacoli derivanti dalle leggi che impongono la registrazione e da forme di xenofobia, razzismo e intolleranza religiosa che portano alla discriminazione di alcuni gruppi.

Questo porta, ad esempio, a difficoltà nell'acquisto di terreni o nel permesso di edificare luoghi di culto. Il problema riguarda soprattutto le Chiese protestanti e le religioni non cristiane. Il Governo ha anche attuato una sorta di contro-terrorismo, compiendo gravi violazioni della libertà religiosa nei confronti della popolazione musulmana, aggiunge il rapporto.

Una nota positiva contenuta nel rapporto è che le aggressioni razziste contro gli ebrei sarebbero diminuite nell'ultimo anno. Ciò nonostante, l'antisemitismo rimane un problema grave e ciò è testimoniato da notizie di diversi attentati antisemiti contro persone e sinagoghe.

Sebbene qualche miglioramento si sia registrato in tema di libertà religiosa, il rapporto sottolinea che la situazione rimane ancora molto carente in molti Paesi.


Mar 2 Ott 2007 7:05 pm

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