Padre Ganni e i suoi tre diaconi, vittime dell’odio religioso a Mosul
E ra il giorno della Solennità della Santissima Trinità, domenica 3 giugno, quando padre Raghiid Ganni (nella foto), parroco della chiesa del Santo Spirito a Mosul, città dell’Iraq settentrionale, veniva ucciso insieme a tre diaconi che lo accompagnavano nello svolgimento del suo ministero sacerdotale, ultimamente diventato sempre più pericolo dalla recrudescenza del terrorismo di matrice islamica. Il brutale assassinio fu eseguito appena dopo la Messa mentre il prete caldeo e i suoi collaboratori stavano salendo in macchina. Secondo quanto riportava il sito di informazione
Ankawa, gli assalitori avevano intimato ai quattro cattolici di convertirsi all’islam: un dettaglio che porta a inserire l’uccisione di padre Raghiid – nato nel 1972, già studente di teologia a Roma nei primi anni Duemila – e dei suoi amici nella vasta attività di persecuzione anti-cristiana in atto in Iraq. Nel 2004 padre Ganni, che svolgeva anche l’incarico di segretario dell’arcivescovo caldeo di Mosul, Paulos Faraj Rahho, aveva subito un attentato nell’episcopio locale. Benedetto XVI rese omaggio alla «testimonianza altruistica» dei martiri cristiani di Mosul, «profondamente addolorato » per «l’insensato assassinio». Dal «prezioso sacrificio» dei cattolici caldei il pontefice auspicava la possibilità che «nei cuori e nelle menti di tutti gli uomini e le donne di buona volontà» nascesse «una rinnovata risolutezza a respingere le vie dell’odio e della violenza». Nei mesi scorsi la Chiesa caldea ha attivato un sito internet di memoria a padre Ragheed, al quale è anche stato intitolato un dispensario sanitario nella città di Erbil, a servizio di cristiani e musulmani.
(L.Faz.)
E ra il giorno della Solennità della Santissima Trinità, domenica 3 giugno, quando padre Raghiid Ganni (nella foto), parroco della chiesa del Santo Spirito a Mosul, città dell’Iraq settentrionale, veniva ucciso insieme a tre diaconi che lo accompagnavano nello svolgimento del suo ministero sacerdotale, ultimamente diventato sempre più pericolo dalla recrudescenza del terrorismo di matrice islamica. Il brutale assassinio fu eseguito appena dopo la Messa mentre il prete caldeo e i suoi collaboratori stavano salendo in macchina. Secondo quanto riportava il sito di informazione
Ankawa, gli assalitori avevano intimato ai quattro cattolici di convertirsi all’islam: un dettaglio che porta a inserire l’uccisione di padre Raghiid – nato nel 1972, già studente di teologia a Roma nei primi anni Duemila – e dei suoi amici nella vasta attività di persecuzione anti-cristiana in atto in Iraq. Nel 2004 padre Ganni, che svolgeva anche l’incarico di segretario dell’arcivescovo caldeo di Mosul, Paulos Faraj Rahho, aveva subito un attentato nell’episcopio locale. Benedetto XVI rese omaggio alla «testimonianza altruistica» dei martiri cristiani di Mosul, «profondamente addolorato » per «l’insensato assassinio». Dal «prezioso sacrificio» dei cattolici caldei il pontefice auspicava la possibilità che «nei cuori e nelle menti di tutti gli uomini e le donne di buona volontà» nascesse «una rinnovata risolutezza a respingere le vie dell’odio e della violenza». Nei mesi scorsi la Chiesa caldea ha attivato un sito internet di memoria a padre Ragheed, al quale è anche stato intitolato un dispensario sanitario nella città di Erbil, a servizio di cristiani e musulmani.
(L.Faz.)