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ANKARA. Aveva deciso di uccidere un religioso ortodosso perché «i missionari cristiani», con la loro azione, «influenzano negativamente i giovani turchi». I giornali di Turchia lo hanno identificato solo con il suo nome, Murat T., ma il ventenne arrestato sabato nella città di Antalya, nel sud del Paese, era ben convinto del suo piano: nel mirino aveva il sacerdote ortodosso Ramazan Arkan, religioso turco convertitosi al cristianesimo una decina di anni fa e attualmente parroco nella chiesa di San Paolo. Secondo il quotidiano “Milliyet”, il ragazzo si era recato due volte nella parrocchia di Arkan, situata nel quartiere storico di Kaleiçi, prima di essere intercettato e arrestato dalle forze dell’ordine. Davanti ai poliziotti Murat ha ammesso che il suo odio anticristiano è sorto guardando la serie televisiva “The Valley of the Wolves”, molto popolare tra i turchi ultranazionalisti. Il sacerdote ha raccontato che negli ultimi 15 giorni aveva ricevuto due chiamate da Murat, il quale gli chiedeva un appuntamento per fargli alcune domande sul cristianesimo. Lo sventato attacco di Antalya è solo l’ultimo episodio anticristiano verificatosi in Turchia: il 16 dicembre un sacerdote cattolico italiano, padre Adriano Arancini, della chiesa di Sant’Antonio a Izmir, era stato accoltellato e ferito da un giovane. Ad aprile scorso tre cristiani era stati uccisi nella città di Malatya: lavoravano in una casa editrice religiosa che pubblicava Bibbie e altri libri religiosi. Nel febbraio 2006 don Andrea Santoro, parrocco a Trebisonda, sul Mar Nero, era stato assassinato nella sua chiesa. ( L.F.)
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