Libertà religiosa (da Caritas in Veritas - Carità nella Verità) Benedetto
XVI
29. C'è un altro aspetto della vita di oggi, collegato in modo molto stretto
con lo sviluppo: la negazione del diritto alla libertà religiosa. Non mi
riferisco solo alle lotte e ai conflitti che nel mondo ancora si combattono
per motivazioni religiose, anche se talvolta quella religiosa è solo la
copertura di ragioni di altro genere, quali la sete di dominio e di
ricchezza. Di fatto, oggi spesso si uccide nel nome sacro di Dio, come più
volte è stato pubblicamente rilevato e deplorato dal mio predecessore
Giovanni Paolo II e da me stesso [68]. Le violenze frenano lo sviluppo
autentico e impediscono l'evoluzione dei popoli verso un maggiore benessere
socio-economico e spirituale. Ciò si applica specialmente al terrorismo a
sfondo fondamentalista [69], che genera dolore, devastazione e morte, blocca
il dialogo tra le Nazioni e distoglie grandi risorse dal loro impiego
pacifico e civile. Va però aggiunto che, oltre al fanatismo religioso che in
alcuni contesti impedisce l'esercizio del diritto di libertà di religione,
anche la promozione programmata dell'indifferenza religiosa o dell'ateismo
pratico da parte di molti Paesi contrasta con le necessità dello sviluppo
dei popoli, sottraendo loro risorse spirituali e umane. Dio è il garante del
vero sviluppo dell'uomo, in quanto, avendolo creato a sua immagine, ne fonda
altresì la trascendente dignità e ne alimenta il costitutivo anelito ad
"essere di più". L'uomo non è un atomo sperduto in un universo casuale [70],
ma è una creatura di Dio, a cui Egli ha voluto donare un'anima immortale e
che ha da sempre amato. Se l'uomo fosse solo frutto o del caso o della
necessità, oppure se dovesse ridurre le sue aspirazioni all'orizzonte
ristretto delle situazioni in cui vive, se tutto fosse solo storia e
cultura, e l'uomo non avesse una natura destinata a trascendersi in una vita
soprannaturale, si potrebbe parlare di incremento o di evoluzione, ma non di
sviluppo. Quando lo Stato promuove, insegna, o addirittura impone, forme di
ateismo pratico, sottrae ai suoi cittadini la forza morale e spirituale
indispensabile per impegnarsi nello sviluppo umano integrale e impedisce
loro di avanzare con rinnovato dinamismo nel proprio impegno per una più
generosa risposta umana all'amore divino [71]. Capita anche che i Paesi
economicamente sviluppati o quelli emergenti esportino nei Paesi poveri, nel
contesto dei loro rapporti culturali, commerciali e politici, questa visione
riduttiva della persona e del suo destino. È il danno che il «
supersviluppo » [72] procura allo sviluppo autentico, quando è accompagnato
dal « sottosviluppo morale » [73].