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Istantanee dall'inferno   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #17 di 1605 |
Istantanee dall'inferno

Come vive la gente sotto il regime di Pyongyang?

"Quando racconto ai miei coetanei sudcoreani com'è la vita in Corea del
Nord, la maggior parte di loro non mi credono". È quanto Hyok Kang (classe
1986) ha confidato al giornalista francese Philippe Grangereau, inviato di
Liberation. Che ha voluto raccogliere - in libro da poco uscito in Francia -
le vicende incredibili di questo giovane, fuggito dal regime di Kim Jong-Il.
Cresciuto sotto la cappa oppressiva del regime, Hyok si sente ripetere
continuamente, alla radio, a scuola, agli altoparlanti per strada: "Il
paradiso è qui!". In realtà, quello che finisce sotto i suoi occhi è
tutt'altro che paradisiaco: bambini scheletrici che vanno a rubare quel poco
di raccolto che c'è nei campi, i ragazzini che cacciano i topi, i compagni
di classe che muoiono di fame, vecchi e adulti scheletrici che vengono
sepolti in continuazione. E il pressing ideologico si fa più insistente e
pesante proprio quanto più cresce la fame che attanaglia il Paese.
Hyok, insieme al padre, rischia la fuga verso la Cina, vivendo per quattro
anni da clandestino, nascosto e braccato dalla polizia cinese, finché - via
Vietnam, Laos, Cambogia e Thailandia - giunge a Seoul, in Corea del Sud. E
solo lì, come scrive Grangereau, "Hyok si rende conto di essere uscito
dall'inferno". Un inferno fatto di restrizione violenta della libertà, di
ricatto ideologico, di pubbliche esecuzioni per dimostrare la forza del
regime, di privazioni alimentari (gli aiuti umanitari spesso sono requisiti
dai notabili del Partito o per l'apparato militare). E, infine, di
un'educazione che sembra la riproposizione del modello hitleriano in
versione asiatica.
Presentiamo stralci di Ici, c'est le paradis! (Michel Lafon, Paris 2004). Un
documento unico per capire il dramma di un popolo.

In ogni aula scolastica c'erano la foto di Kim Jong-Il e quella di Kim
Il-Sung, fianco a fianco. Erano molto grandi e poste giusto sopra la
lavagna, affinché le si avesse sempre sotto gli occhi, cosa che ci dava
l'impressione che gli sguardi dei dirigenti fossero sempre fissati su di
noi. Conoscevamo a memoria ogni tratto dei loro visi lisci, come anche gli
slogan che ci insegnavano: "Battiamo il partito fantoccio della Corea del
Sud", "Quel che il partito decide, noi lo eseguiamo", "Per il Grande Leader,
diventiamo delle cartucce e delle bombe umane per proteggerlo con forza",
"Riunifichiamo insieme la nostra patria", "Cento battaglie, cento vittorie",
"Ogni coreano vale cento nemici" e così via.
Imparavamo anche decine di canzoni della stessa ispirazione: "La baionetta
brilla e noi rimbombiamo, noi siamo i soldati del grande generale. Chi potrà
osare sfidarci? Eccoci brillanti di una bella baldanza, noi siamo l'armata
del compagno leader". L'ultima canzone mi è stata insegnata all'età di dieci
anni e la conosco a memoria ancora oggi. Mi ricordo che i soldati la
cantavano durante le cerimonie dell'anniversario di Kim Il-Sung a Pyongyang.
Quando la televisione la ritrasmetteva, io la cantavo a voce alta. La
intonavo spesso perché mi veniva in mente senza rendermene conto, e quando
la iniziavo, non riuscivo più a fermarmi, dovevo andare avanti fino
all'ultimo ritornello.
In fondo alla classe, c'era un tavolo che presentava la lista degli alunni
della corvée di pulizia, la lista dei migliori, dei voti più alti, degli
alunni di cui si diceva che il "livello di moralità" era alto e di quelli,
come me, che non smettevano di fare sciocchezze, di chiacchierare,
omettevano di denunciare gli altri, trascuravano le corvée di pulizia o i
loro compiti. Un grafico, che cambiava tutte le settimane, classificava i
ragazzi in "buoni" o "cattivi esempi". Una frase in grassetto avvertiva
questi ultimi che dovevano "cambiare il loro comportamento", mentre i primi
erano spronati a "continuare così". [.]
Nel sistema scolastico nord-coreano, dopo le elementari dove si comincia a
scrivere, seguono quattro anni di primaria e sei di secondaria. Dopo, tutti
vanno nell'esercito per il servizio militare obbligatorio che dura tredici
anni. Si esce all'età di trent'anni e solo allora si può pensare alle
ragazze e al matrimonio. La maggior parte di noi, fin da piccoli, non voleva
sentir parlare di università. L'ideale collettivo era interamente orientato
all'esercito e alla difesa del Paese contro gli aggressori imperialisti. [.]
A scuola, avevamo delle uniformi che ci dicevano erano state donate da Kim
Jong-Il. Bisogna dire che il "Caro Leader", in teoria, si mostrava molto
attento ai bambini. Una delle sue citazioni, che ripetevamo sovente,
paragona gli alunni a "gemme in fiore" di cui bisogna occuparsi perché
fioriscano, visto che "i bambini rappresentano il tesoro e il domani della
nazione e del partito". Ogni quattro anni, grazie al Caro Leader, ricevevamo
una divisa scolastica estiva e un'altra per l'inverno. Era di foggia
militare e di colore blu mare. [.]
Certe materie erano considerate come minori, come la ginnastica, il cinese e
l'inglese. La matematica, la geografia, la storia della Corea e del partito
avevano invece un'importanza molto marcata. C'era anche il corso di morale
dove ci veniva inculcato il galateo e il rispetto. Due materie, che
studiavamo ogni giorno, erano veramente importanti: "Epoca dell'infanzia
(I)" e "Epoca dell'infanzia (II)". Il primo corso riguardava l'infanzia di
Kim Il-Sung e il secondo quella di suo figlio Kim Jong-Il. Ci facevano
imparare a memoria tutti i dettagli della vita di questi due grandi uomini
della Corea: l'episodio nel corso del quale Kim Il-Sung aveva attraversato
il fiume An Nok quando si era recato in Unione Sovietica, l'arte e il modo
con cui aveva sconfitto da solo gli invasori giapponesi nel 1945. [.]
Durante la lezione 8, impariamo senza ridere che "uno più uno uguale uno".
"Il Caro Leader Kim Jong-Il è a una lezione alla scuola elementare. Il
professore dice: "Una mela più una mela uguale due mele". Il Caro Leader si
alza e protesta: "No, uno più uno uguale uno!"". Poi prende due pezzi di
pasta da impasto e li mette insieme per dimostrare la sua affermazione.
Offre anche l'esempio dell'acqua che, mischiata, è solo una. Gli altri
alunni riconoscono la correttezza della proposta del Grande Leader e
cominciano ad esclamare: "Ha ragione, sicuro!". Il professore resta senza
parole e gli alunni imparano una cosa nuova grazie al Caro Leadre Kim
Jong-Il: uno più uno non è sempre uguale a due. [.]

* * *
La fame è la compagna di vita quotidiana. Io mangiavo in genere due "pasti"
al giorno, intendo delle zuppe acquose con qualche foglia di legume e dei
chicchi di mais. Ogni tanto avevo il diritto al formaggio di soia. Ma tutto
questo non poteva durare.
Come un presagio, una volta vidi, dalla finestra di casa, i nostri vicini,
di solito ben vestiti, raccogliere (per mangiare) dell'erba e delle cortecce
di alberi - solitamente di pino, o di altri alberi - proprio sulla montagna
di fronte. Per far passare la fame, prendevano le cortecce e le facevano
bollire prima di mangiarle. Quegli sfortunati non miglioravano: i loro volti
dimagrivano di giorno in giorno, e finirono per morire.
Quando il figlio di un nostro vicino morì, il suo corpo sembrava un sacco di
ossa, tanto era magro. I suoi genitori, che avevano venduto tutto per
mangiare, non avevano niente per seppellirlo né per la bara né per il
sudario. E neppure il carro per portare il suo cadavere sulla montagna. Gli
prestammo il nostro: essi avvolsero il cadavere nella paglia, lo
trasportarono e seppellirono così. La mamma del defunto è morta due mesi più
tardi nelle stesse condizioni. Lei non si era mai lamentata né mendicava,
fino al giorno in cui venne a supplicare mia mamma di darle "per l'ultima
volta" una zuppa di formaggio di soia. Mamma non seppe rifiutare. Lei sapeva
che quella donna era vicina alla morte: è deceduta quello stesso giorno. [.]
Tutto andava in rovina e deperiva attorno a me. Lentamente ma certamente,
come una colata di fango che precipita da una montagna, la fame ha
progressivamente inghiottito il mio piccolo mondo. E nonostante ciò, gli
alunni dovevano andare a scuola, che restava obbligatoria. I più poveri si
nutrivano di erba. I loro stomachi brontolavano continuamente in classe. Nel
giro di qualche settimana i loro volti cominciava a gonfiarsi, cosa che dava
loro l'aria di essere ben nutriti. Poi ingrassavano fino al punto di
diventare gonfi. Le loro guance erano così ingrossate che gli impedivano la
vista e che non vedevano più la lavagna. Certi avevano il viso coperto di
impetigine e la pelle squamata. Poco a poco, fummo sempre meno numerosi a
sederci nei banchi di scuola. Non eravamo che una decina su trentacinque. I
più poveri, che non avevano niente da mettere sotto i denti, saltavano
scuola per andare al mercato, dove almeno potevano tentare di assaggiare
qualcosa da mangiare.

(Traduzione e adattamento
a cura di Gabriele Ripamonti)
Hai una Bibbia? Rischi la morte
I campi di lavoro sono pieni di gente che lavora clandestinamente in Cina
per comprare cibo e si fa prendere quando ritorna. Si tratta in maggioranza
di persone che, come noi, abitano nelle zone di frontiera. I transfughi si
beccano diversi mesi di campo se non addirittura anni. Ed è ancora più grave
quando il clandestino è catturato, sulla strada del ritorno, con una o più
Bibbie. In Cina, in effetti, dozzine di missionari sudcoreani protestanti le
distribuiscono gratuitamente, e molti, convertiti, cercano di portarne con
sé una copia. Ma, in Corea del Nord, possedere una Bibbia è considerano un
crimine punibile con la pena di morte. Mio padre conosceva un "passatore"
che faceva l'andirivieni fra Corea del Nord e la Cina. Un giorno sua
suocera, che era andata da lui a fare le pulizie di casa, ha scoperto una
Bibbia nascosta dietro un mobile. Mentre la sfogliava, una vicina,
incaricata dalla sicurezza di controllare la correttezza politica del
vicinato, è entrata improvvisamente. Si è impadronita dell'opera proibita,
che ha debitamente consegnato al locale ufficio di sicurezza. Nel frattempo,
il "passatore" era stato avvisato; sapendosi perduto, decise di nascondersi
preparandosi per un ultimo viaggio in Cina. Non aveva più scelta: per lui,
c'era o il campo o l'esilio. Un mese dopo, quando il suo progetto di fuga
era pronto, si arrischiò a tornare a casa sua di notte per recuperare degli
oggetti. Ma alcuni ufficiali della sicurezza lo aspettavano: è stato inviato
nei campi di lavoro e non è stato più rivisto. Da quello che la gente
racconta, i transfughi che si facevano prendere al loro ritorno dalla Cina
erano interrogati in maniera molto dura dalla polizia per tre mesi. Dovevano
scrivere e riscrivere decine di volte il racconto completo delle loro azioni
al di là della frontiera. Grazie a questi metodi polizieschi, gli agenti
della sicurezza finivano per scoprire se il trafuga aveva avuto del legami
con pastori protestanti.




Gio 8 Lu 2004 12:01 pm

cristianiper...
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Inoltra Messaggio #17 di 1605 |
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8 Lu 2004
12:04 pm
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