Rapporto 2005 di “Aiuto alla Chiesa che soffre”: La situazione della libertà religiosa in America
CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 1º luglio 2005 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito la sintesi del “Rapporto 2005 sulla libertà religiosa nel mondo”, pubblicato da “Aiuto alla Chiesa che soffre”, riguardante il Continente americano.
Nella parte settentrionale del Continente, il confronto tra istituzioni civili e religiose si svolge con toni talvolta accesi e polemici, ma senza incrinare la tradizionale tolleranza. Sia pure con alcune dolorose eccezioni in tema di violazioni dei fondamentali diritti umani, tra le quali vanno citate Cuba e il Venezuela, la missione della Chiesa cattolica e degli altri gruppi religiosi non conosce ostacoli legislativi nell’America del Sud. Un forte senso di insicurezza, dovuto alla violenza e alla criminalità, si registra in Paesi quali il Guatemala, Haiti e il Paraguay, dove il clima sociale non favorisce l’opera di evangelizzazione. Nonostante gli sforzi del Governo e della Chiesa cattolica per riportare la pace, non accenna invece a trovare soluzione la guerra che insanguina la Colombia e che ha visto, ancora nel 2004, un altissimo tributo di sangue pagato da civili e religiosi.
L’esercizio del diritto alla libertà religiosa non presenta particolari difficoltà ad Antigua e a Barbuda , dove il Governo mantiene strette relazioni con l’Antigua Christian Council (ACC) che promuove la mutua comprensione e la tolleranza tra le diverse confessioni cristiane. Prima delle elezioni del 23 marzo, l’ACC ha redatto e consegnato a ogni candidato un “Codice etico” nel quale erano denunciate la violenza, gli insulti e gli omicidi ai danni di operatori religiosi operanti nel Paese. Il Primo ministro ha recentemente assunto la responsabilità del ministero degli Affari ecclesiastici fondato nel 1981. Permane il divieto sancito dalla Costituzione di ingresso in politica dei ministri del culto, sebbene il nuovo Governo stia valutando una proposta di un emendamento a tale disposizione. Anche in Argentina , nel 2004, non si segnalano particolari problemi attinenti alla libertà religiosa. Su precedente richiesta di organismi religiosi ebraici, l’amministrazione statale ha incluso, anche tra funzionari e ministri, persone di religione ebraica.
Nel corso dell’anno si sono verificate un certo numero di azioni antisemite e antislamiche che – secondo uno Studio pubblicato nel 2004 dal DAIA – nel 2003 sono stati 177 riconducibili ad atti di vandalismo ai danni di cimiteri ebraici, offese verbali e minacce via mail a istituzioni ebraiche. Se alle Barbados , in Belize , in Canada , in Costarica , Domenica , in Ecuador e in Giamaica e a Grenada non sono stati rilevati episodi di rilievo riguardanti il tema della libertà religiosa, qualche problema si segnala in Bolivia nelle difficoltà di convivenza tra gruppi evangelici e seguaci di religioni tradizionali.
Una folla infuriata di indigeni Quechua ha distrutto una chiesa evangelica in un remoto villaggio sulle Ande. I disordini sono iniziati tra i 140 abitanti di Chucasi durante l’annuale celebrazione indigena di Carnaval, nella quale essi onorano e venerano immagini sincretistiche-cristianopagane, anche con danze rituali e sfrenate bevute. Le famiglie del villaggio appartenenti alla denominazione evangelica della Chiesa di Dio hanno declinato l’invito a partecipare alle celebrazioni e hanno trascorso i giorni di festa lavorando nei campi.
Sebbene si siano verificati sporadici atti di violenza, dovuti più all’impegno sociale di esponenti religiosi che a forme di intolleranza religiosa, nel 2004 in Brasile non vengono segnalate violazioni del diritto alla libertà religiosa. Tra gli episodi si segnala il rapimento di tre missionari della Consolata a Sumuru, nello Stato di Roraima. Padre Ronildo França, di nazionalità colombiana, Padre César Avellaneda, brasiliano, e il religioso spagnolo fratel João Carlos Martinez, rilasciati tre giorni dopo con gli otto studenti del Centro di formazione indigena, anch’essi rapiti durante l’incursione nella missione. L’unico episodio negativo da segnalare nel 2004 in Cile è stato l’omicidio, avvenuto il 24 luglio nella cattedrale di Santiago del Cile, del sacerdote italiano padre Faustino Gazzieri, membro dei Servi di Maria e impegnato in Cile dal 1960. L’assassino, Rodrigo Enrique Orias Gallardo, è risultato appartenere a una setta satanica: un frate presente all’omicidio ha infatti testimoniato che, dopo aver assassinato il sacerdote a coltellate, il giovane si è inginocchiato invocando Satana.
Estremamente grave la situazione di violenza e di violazione dei diritti umani e religiosi in Colombia . Nel 2004 oltre 3.000 civili sono stati uccisi per motivi politici, mentre almeno 600 sono gli scomparsi e 2.200 le persone sequestrate. Ulteriori dati sono stati forniti dalla «Radio Vaticana» che nel radiogiornale del giorno 7 maggio, ha evidenziato come nel Paese ci sia un morto ogni 24 minuti e dall’agenzia «Fides» la quale, riportando delle stime dell’Ufficio delle Nazioni Unite per i Rifugiati, afferma che 200.000 colombiani hanno dovuto abbandonare il Paese tra il 2000 e il 2003 a causa dei conflitti interni.
Il Norwegian Refugee Council stima che il numero degli sfollati potrebbe aver ampiamente superato i 3 milioni. A dicembre il Congresso ha approvato una legge che attribuisce poteri di polizia giudiziaria all’esercito. La stessa fonte dà notizia del particolare accanimento da parte di terroristi narco-comunisti, soprattutto delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (Farc), ai danni delle comunità indigene, come accaduto il 16 ottobre quando sono stati uccisi tre leader indigeni kankuamo nella località Sierra Nevada di Santa Maria.
La Chiesa cattolica si impegna a fondo per contribuire alla pacificazione, in difesa anche delle popolazioni indigene e contadine costrette ad abbandonare i loro villaggi per sfuggire alla violenza dei gruppi armati che si impossessano delle loro terre con la forza delle armi. Proprio per queste persone la Chiesa ha inaugurato un Programma di pastorale per gli sfollati che cerca anzitutto di garantire un aiuto sia materiale che spirituale che permetta loro di restare nella zona di origine.
Inoltre sono stati siglati accordi con le diocesi dei Paesi confinanti – soprattutto dell’Ecuador – dove i contadini cercano rifugio, per far sì che anche fuori dal Paese sia loro assicurato un aiuto. In questo contesto la funzione della Chiesa cattolica è di particolare importanza considerando che essa costituisce l’unica presenza istituzionalizzata in molte zone di campagna e che le maggiori e più influenti organizzazioni non governative che operano in difesa dei diritti umani e nella promozione dello sviluppo sociale ed economico, sono collegate alla Chiesa cattolica o sono state fondate da suoi membri.
«L’Osservatore Romano» del 28 luglio riferisce dell’ennesimo rapimento compiuto dall’Eln che il giorno 24 ha sequestrato il vescovo di Yopal, monsignor Misael Vacca Ramírez, mentre era in visita nella parrocchia di Nunchia, nella località di Morcote. La notizia è stata data all’agenzia «Misna» da padre Nicanor Roa, parroco della cattedrale di Yopal. Il vescovo – come ha precisato il nunzio apostolico in Colombia, monsignor Beniamino Stella – era in visita pastorale nella parrocchia con altri due sacerdoti e con il sindaco di Nunchì; tutti, tranne il vescovo, sono stati rilasciati il 25 luglio. Le leggi speciali anti-terrorismo varate dal Governo e una crescente rete di informatori anonimi, hanno accresciuto il rischio per i normali cittadini di essere ingiustamente accusati di terrorismo. Ricardo Esquivia, del Consiglio evangelico della Colombia, ha affermato che in tutto il Paese sono almeno 30 i pastori e i capi religiosi in carcere dopo le segnalazioni anonime degli informatori.
Amnesty International nel suo Rapporto annuale sul rispetto dei diritti umani nel mondo segnala il netto peggioramento della qualità della vita a Cuba denunciando, in particolare, le durissime condizioni di carcerazione per i dissidenti di cui chiede l’immediata liberazione. A questo proposito, «ACN-News» del 10 febbraio dà notizia che – dalle informazioni ricevute da “Aiuto alla Chiesa che Soffre” direttamente sull’isola – il 39enne prigioniero politico Ariel Sigler Amaya, presidente del movimento civile non riconosciuto dal Governo Movimento Independiente Acción Alternativa, continua a essere detenuto in cella di isolamento nel carcere provinciale Canaleta di Ciego de Ávila, senza sufficiente cibo né medicine, in palese violazione dei diritti umani. Inoltre gli è stato negato l’accesso a qualunque testo di argomento religioso, Bibbia inclusa. Amaya è stato condannato a 20 anni di carcere nel processo preliminare svoltosi nell’aprile 2003.
Il 26 gennaio www.korazym.org dà notizia della grave situazione che vive la Chiesa cattolica pubblicando un’intervista esclusiva al cardinale Jaime Ortega y Alamino, arcivescovo di San Cristobal de la Habana, il quale denuncia che ogni appello lanciato dalla Chiesa al Governo è sistematicamente disatteso. Il presule precisa poi che nei confronti dei cattolici non è in atto una vera persecuzione materiale, ma una forma più sottile, «[un] tentativo di relegare ogni attività e testimonianza ai margini della società e della politica». La Chiesa infatti non ha accesso alla stampa, non è previsto l’insegnamento della religione cattolica nella scuola statale né del resto esiste la possibilità di una scuola privata cattolica.
Se in El Salvador riguardo alla libertà religiosa è da segnalare unicamente che l’Ufficio generale delle associazioni no-profit e delle fondazioni, preposto alla registrazione dei gruppi religiosi diversi da quelli cattolici, ha ricevuto 103 nuove richieste di registrazione, 83 delle quali approvate e 20 tuttora pendenti, in Guatemala nel messaggio emesso il 30 gennaio dai vescovi al termine della loro Assemblea plenaria annuale, emergono alcune priorità e urgenze: povertà diffusa, insicurezza sociale, mancanza di rispetto per la vita umana e la sua dignità, corruzione e impunità. Per far fronte a tutto ciò, i presuli esortano le autorità a decisioni forti e coraggiose, ricordando quanti hanno testimoniato con la vita la loro fede cristiana. Il vescovo Alvaro Ramazzini nel corso dell’anno ha ricevuto minacce di morte a causa della sua attività in favore dei diritti degli indigeni che lavorano nella miniera a cielo aperto della diocesi di San Marcos.
Il 31 luglio, a colpi di arma da fuoco, è stato ucciso nella capitale il sacerdote diocesano don Eusebio Manuel Sazo Urbina. Esistono seri dubbi sul reale movente dell’omicidio. L’agenzia «Ansa», in particolare, ha riferito che molti parrocchiani hanno espresso perplessità, sostenendo che il lavoro che don Urbina svolgeva in favore dello sviluppo della comunità, era in contrasto con gli interessi di forti gruppi di matrice criminale.
Se la situazione in Guyana , nella Repubblica Dominicana , a S. Kitts e Nevis , a S. Lucia e a S. Vincent e Grenadines è estremamente tranquilla, ad Haiti invece la violenza ha avuto una recrudescenza dopo che nel mese di febbraio il presidente Jean Bertrand Aristide è stato costretto ad abbandonare il potere, in un clima di tensioni talmente gravi da rendere necessario l’invio di truppe di pace internazionali.
Per mesi le opposizioni riunite nella Convergenza Democratica hanno infatti organizzato quasi quotidianamente delle manifestazioni che hanno contribuito a destituire il Presidente, rifugiatosi nella Repubblica Centrafricana. In un appello rivolto alle parti coinvolte nel conflitto civile in atto, monsignor Hubert Constant, presidente della Conferenza episcopale e arcivescovo di Cap-Haïtien, ha dichiarato che «pur non competendo alla Chiesa decidere quali azioni vadano intraprese, è urgente agire per fermare le violenze». I vescovi hanno inoltre sottolineato la sofferenza della popolazione e il clima di insicurezza che caratterizza il Paese. Il 13 settembre, durante un apparente tentativo di rapina, è stato ucciso Jean Moles Lovinsky Bertomieux, un ministro battista che conduceva un programma su un’emittente radio cristiana. Per l’uccisione del pastore, la polizia ha arrestato tre persone.
Nel 2004 non si sono registrati episodi significativi che abbiano turbato la regolare attività delle confessioni religiose presenti in Honduras . La Chiesa cattolica ha designato il cardinale Oscar Andrés Rodríguez Maradiaga, arcivescovo di Tegucigalpa, referente nazionale nelle relazioni tra le diverse Chiese. Un elemento di tensione tra le autorità e la Chiesa cattolica è stata la denuncia da parte della Conferenza episcopale della campagna di promozione e distribuzione di anticoncezionali promossa dall’Associazione honduregna per la pianificazione familiare (ASHONPLAFA), dalla Segreteria statale della Salute Pubblica e dalla Marie Stopes Honduras, la maggiore catena anglossasone di cliniche che praticano aborti.
Il Governo messicano ha proseguito negli sforzi tesi a moderare la consolidata politica laicista dei precedenti governi, promovendo scambi e incontri con il mondo religioso messicano. A un incontro svoltosi il 4 ottobre nel Duomo di Città del Messico, erano presenti i leader di 10 confessioni religiose riuniti per pregare insieme per la pace nel mondo. La cerimonia è stata presieduta dall’arcivescovo della capitale, il cardinale Norberto Rivera Carrera, e ha visto la partecipazione del Dalai Lama del Tibet Tenzin Gyatso, di Sheija Amina Teslima Al-Yerraji (comunità sufi islamica), di Chakarratani Vicky Gurza (comunità buddista del Messico), di Athenagoras Pérez (Chiesa greco-ortodossa), di Dahr Dimri (comunità induista messicana), di Carlos Touché Porter (primate anglicano del Messico), di Francisco Limón Cervantes (Chiesa Nazionale Presbiteriana) e di Jaziel López (Chiesa Luterana).
«Avvenire» del 31 dicembre – riportando i dati diffusi da «Fides» sugli atti di violenza ai danni dei missionari nel mondo durante il 2004 – dà notizia dell’uccisione del sacerdote don Macrino Nájera Cisneros, ucciso a Jilotlan. La «Radio Vaticana» in data 24 febbraio ha informato dell’avvenuto incontro tra Giovanni Paolo II e il nuovo ambasciatore del Messico presso la Santa Sede, Javier Monctezuma Parrágan, nel corso del quale Giovanni Paolo II ha chiesto piena libertà di azione per la Chiesa in Messico e ha ribadito il diritto alla libertà religiosa «senza intolleranze e discriminazioni». Problemi continuano a manifestarsi nello Stato del Chapas in cui in varie occasioni famiglie convertite e gruppi evangelici sono stati espulsi dai villaggi di origine. Le autorità governative hanno aperto un’indagine sui vari casi denunciati.
Il caso della bambina nicaraguense di nove anni stuprata e rimasta incinta in Costarica – Paese nel quale lavorano i suoi genitori – ha riaperto un acceso dibattito sull’aborto. La vicenda, accaduta nel mese di febbraio, ha fatto sì che da più parti fosse invocata l’interruzione volontaria di gravidanza in virtù dell’età della bambina e di presunti e potenziali danni fisici e psicologici. La Chiesa si è opposta fermamente, ma alla fine l’aborto è stato praticato. Il presunto stupratore, un giovane di 22 anni, è stato arrestato in Costarica e poi rilasciato con la condizionale. Nel 2005 l’agenzia «APIC» dà notizia dell’allarme lanciato dalla Conferenza episcopale che con un comunicato ha denunciato l’intolleranza religiosa e l’aggressività di alcuni mass-media nei confronti della Chiesa, citando in particolare il quotidiano conservatore «La Prensa» e quello progressista «El Nuevo Diario» che sono protagonisti di una battaglia volta a ridicolizzare alcuni simboli e personalità religiose del Paese.
Su iniziativa del Latin America Evangelical Confraternity (Conela) dal 19 al 22 maggio, nella capitale Panama , si è tenuta una Conferenza che ha riunito oltre 500 leader religiosi di 20 Paesi per confrontarsi sul ruolo dei cristiani nella zona dell’istmo centro-americano. Nel corso del meeting, l’associazione Open Doors, nella persona di Francisco Anabalon, noto pastore e avvocato civilista di Santiago del Cile, ha promosso una tavola rotonda sul tema della libertà religiosa, durante la quale si è discusso e sono state studiate delle strategie di azione contro le discriminazioni e le minacce a questo diritto.
Al termine della 172ª Assemblea Plenaria, la Conferenza episcopale, ha reso noto un documento dal titolo «La speranza è necessaria e possibile». Nei passaggi iniziali, i presuli esaminano l’azione pastorale finora realizzata ed esprimono preoccupazione per la situazione socio-politica del Paraguay , paragonata a una «Via Crucis drammatica e dolorosa per l’incremento della povertà, della miseria, della violenza e della criminalità che pongono i cittadini in una situazione di vulnerabilità e insicurezza».
Un comunicato intitolato «In quest’ora difficile» è stato pubblicato il 16 febbraio dalla Conferenza episcopale sul tema del «crescente deterioramento politico-sociale e sulla perdita di valori morali che generano scontri interni, differenze inconciliabili e chiusura da parte di coloro che hanno la grave responsabilità di condurre i destini del Perù , come il potere esecutivo, legislativo e giudiziario». I presuli esortano tutta la popolazione a partecipare allo sforzo di risanamento del Paese senza rinunciare mai al dialogo sincero.
Crescono le denunce di discriminazione religiosa presentate alla Commissione per le Pari Opportunità Lavorative negli Stati Uniti . Tra il 1993 e il 2003 – come riporta il «Christian Science Monitor» del 12 aprile – l’aumento risulta essere del 75% (da 1.449 a 2.532 denunce), mentre vi è una tendenza alla diminuzione dei ricorsi per motivi razziali scesi, nello stesso periodo, da 31.695 a 28.526. Nelle aule di giustizia, invece, si moltiplicano gli episodi di intolleranza verso il giuramento prestato sulla Bibbia o con la frase «sotto Dio», mentre si assiste a numerose controversie sulla liceità di porre nei luoghi pubblici targhe dei Dieci comandamenti.
Alla fine del 2003 ha destato scalpore l’iniziativa del vescovo cattolico Raymond Burke, di La Crosse, nel Wisconsin, seguito poi da altri prelati americani, di chiedere ai politici filo-abortisti di rinunciare a ricevere l’Eucaristia. In occasione della Pasqua 2004, anche l’allora candidato alle elezioni presidenziali John Kerry era stato chiamato in causa da monsignor Burke che riteneva le sue posizioni sull’aborto e sulla ricerca sulle cellule staminali inconciliabili con quelle della Chiesa cattolica.
Il governatore del New Jersey, James McGreevey, favorevole all’aborto legale, ha annunciato in una conferenza stampa il giorno 4 maggio, che non riceverà più l’Eucaristia durante la Messa. La decisione – riporta www.zenit.org – sarebbe la risposta ai vescovi che hanno definito le sue posizioni sull’aborto, sulle coppie omosessuali e sull’uso di cellule staminali nella ricerca medica, inconciliabili con gli insegnamenti della Chiesa cattolica. Il vescovo Joseph Galante aveva affermato che non avrebbe dato l’Eucaristia al Governatore, poiché divorziato e risposato, se questi si fosse recato nella sua diocesi.
La tolleranza religiosa è messa spesso alla prova dalla difficile integrazione nello stesso territorio tra comunità di fede diversa, come accade nella cittadina di Hamtramck, fondata da immigrati polacchi e tradizionalmente a maggioranza cattolica. Con l’arrivo di musulmani dal Bangladesh, dalla Bosnia, dalla Somalia e dallo Yemen e la conseguente apertura di una moschea – si legge in «Christian Science Monitor» del 30 aprile – il Consiglio comunale ha autorizzato la diffusione degli appelli alla preghiera cinque volte al giorno, ma questo ha scatenato le reazioni negative del resto della popolazione. Il modello di convivenza americano, mettendo sullo stesso piano tutte le religioni, presta grande attenzione ai diritti delle minoranze, ma talvolta sembra rivelarsi inadeguato a riconoscere anche i diritti delle maggioranze.
L’agenzia «Fides» del giorno 6 maggio riporta le dichiarazioni dell’imam Yahya Hendi, guida spirituale degli studenti musulmani della Georgetown University di Washington, il quale durante un incontro a Roma con la stampa ha dichiarato di ritenere il crocifisso un simbolo religioso importante valido per tutta l’umanità e si è detto contrario a ogni proposta di rimuovere i crocifissi dalle aule dell’Università.
Se a Suriname , a Trinidad e Tobago e in Uruguay non sono stati rilevati mutamenti istituzionali significativi rispetto al 2004, in Venezuela si è diffuso un sentimento di incertezza e timore per il futuro. Il processo definito da molti osservatori e dalla stampa di «cubanizzazione» della società promosso dal Presidente della repubblica, Hugo Chavez Frìas, è all’origine di questo stato di malessere. Nel mese di gennaio è stata pubblicata l’esortazione collettiva messa a punto dai vescovi venezuelani al termine dell’81ª Assemblea Ordinaria tenutasi a Caracas nei primi giorni del 2004. Il testo, datato 9 gennaio, è intitolato «Siamo autentici servitori del popolo» ed è incentrato sul tema della pace. I vescovi ammoniscono i venezuelani a diffidare da ogni atteggiamento che metta in pericolo il futuro pacifico della nazione, soprattutto quelli che ricercano il proprio tornaconto a scapito del bene comune.
L’agenzia «Fides» del 5 marzo dà risalto a un’altra riflessione della Conferenza episcopale sul futuro del Paese a fronte del clima di crescente violenza dovuta al conflitto tra opposizione e sostenitori del Presidente della repubblica, Hugo Chavez Frìas. La situazione è ulteriormente precipitata tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo a causa della dichiarazione con cui il Consiglio Nazionale Elettorale (CNE) ha reso noto che l’opposizione non era stata in grado di presentare un sufficiente numero di firme per richiedere i referendum per la revoca del mandato presidenziale a Chavez.
La notizia ha scatenato duri scontri di piazza e, di fronte a questi fatti, i vescovi hanno lanciato un appello al Governo, al CNE, ai politici e a tutta la popolazione, affinché ci si interroghi su quale tipo di futuro si prepara alla nazione continuando ad alimentare un simile clima di tensione. In particolare, i vescovi hanno chiesto a tutta la popolazione di dedicare momenti di preghiera alla specifica intenzione della pacificazione nazionale.
«Mondo e Missione» del mese di marzo ha dato notizia della sempre più massiccia emigrazione di cittadini di religione ebraica che sono circa 18.000, l’80% dei quali residenti nella capitale Caracas. Circa il 10% delle imprese ebraiche ha dovuto chiudere a causa della grave crisi economica e negli ultimi anni, per timore di attentati o vandalismi, le 18 sinagoghe della capitale e le sedi di molte organizzazioni ebraiche hanno abolito qualunque segno di riconoscimento esterno e hanno istituito la protezione di guardie private armate.
CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 1º luglio 2005 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito la sintesi del “Rapporto 2005 sulla libertà religiosa nel mondo”, pubblicato da “Aiuto alla Chiesa che soffre”, riguardante il Continente americano.
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AMERICA
Nella parte settentrionale del Continente, il confronto tra istituzioni civili e religiose si svolge con toni talvolta accesi e polemici, ma senza incrinare la tradizionale tolleranza. Sia pure con alcune dolorose eccezioni in tema di violazioni dei fondamentali diritti umani, tra le quali vanno citate Cuba e il Venezuela, la missione della Chiesa cattolica e degli altri gruppi religiosi non conosce ostacoli legislativi nell’America del Sud. Un forte senso di insicurezza, dovuto alla violenza e alla criminalità, si registra in Paesi quali il Guatemala, Haiti e il Paraguay, dove il clima sociale non favorisce l’opera di evangelizzazione. Nonostante gli sforzi del Governo e della Chiesa cattolica per riportare la pace, non accenna invece a trovare soluzione la guerra che insanguina la Colombia e che ha visto, ancora nel 2004, un altissimo tributo di sangue pagato da civili e religiosi.
L’esercizio del diritto alla libertà religiosa non presenta particolari difficoltà ad Antigua e a Barbuda , dove il Governo mantiene strette relazioni con l’Antigua Christian Council (ACC) che promuove la mutua comprensione e la tolleranza tra le diverse confessioni cristiane. Prima delle elezioni del 23 marzo, l’ACC ha redatto e consegnato a ogni candidato un “Codice etico” nel quale erano denunciate la violenza, gli insulti e gli omicidi ai danni di operatori religiosi operanti nel Paese. Il Primo ministro ha recentemente assunto la responsabilità del ministero degli Affari ecclesiastici fondato nel 1981. Permane il divieto sancito dalla Costituzione di ingresso in politica dei ministri del culto, sebbene il nuovo Governo stia valutando una proposta di un emendamento a tale disposizione. Anche in Argentina , nel 2004, non si segnalano particolari problemi attinenti alla libertà religiosa. Su precedente richiesta di organismi religiosi ebraici, l’amministrazione statale ha incluso, anche tra funzionari e ministri, persone di religione ebraica.
Nel corso dell’anno si sono verificate un certo numero di azioni antisemite e antislamiche che – secondo uno Studio pubblicato nel 2004 dal DAIA – nel 2003 sono stati 177 riconducibili ad atti di vandalismo ai danni di cimiteri ebraici, offese verbali e minacce via mail a istituzioni ebraiche. Se alle Barbados , in Belize , in Canada , in Costarica , Domenica , in Ecuador e in Giamaica e a Grenada non sono stati rilevati episodi di rilievo riguardanti il tema della libertà religiosa, qualche problema si segnala in Bolivia nelle difficoltà di convivenza tra gruppi evangelici e seguaci di religioni tradizionali.
Una folla infuriata di indigeni Quechua ha distrutto una chiesa evangelica in un remoto villaggio sulle Ande. I disordini sono iniziati tra i 140 abitanti di Chucasi durante l’annuale celebrazione indigena di Carnaval, nella quale essi onorano e venerano immagini sincretistiche-cristianopagane, anche con danze rituali e sfrenate bevute. Le famiglie del villaggio appartenenti alla denominazione evangelica della Chiesa di Dio hanno declinato l’invito a partecipare alle celebrazioni e hanno trascorso i giorni di festa lavorando nei campi.
Sebbene si siano verificati sporadici atti di violenza, dovuti più all’impegno sociale di esponenti religiosi che a forme di intolleranza religiosa, nel 2004 in Brasile non vengono segnalate violazioni del diritto alla libertà religiosa. Tra gli episodi si segnala il rapimento di tre missionari della Consolata a Sumuru, nello Stato di Roraima. Padre Ronildo França, di nazionalità colombiana, Padre César Avellaneda, brasiliano, e il religioso spagnolo fratel João Carlos Martinez, rilasciati tre giorni dopo con gli otto studenti del Centro di formazione indigena, anch’essi rapiti durante l’incursione nella missione. L’unico episodio negativo da segnalare nel 2004 in Cile è stato l’omicidio, avvenuto il 24 luglio nella cattedrale di Santiago del Cile, del sacerdote italiano padre Faustino Gazzieri, membro dei Servi di Maria e impegnato in Cile dal 1960. L’assassino, Rodrigo Enrique Orias Gallardo, è risultato appartenere a una setta satanica: un frate presente all’omicidio ha infatti testimoniato che, dopo aver assassinato il sacerdote a coltellate, il giovane si è inginocchiato invocando Satana.
Estremamente grave la situazione di violenza e di violazione dei diritti umani e religiosi in Colombia . Nel 2004 oltre 3.000 civili sono stati uccisi per motivi politici, mentre almeno 600 sono gli scomparsi e 2.200 le persone sequestrate. Ulteriori dati sono stati forniti dalla «Radio Vaticana» che nel radiogiornale del giorno 7 maggio, ha evidenziato come nel Paese ci sia un morto ogni 24 minuti e dall’agenzia «Fides» la quale, riportando delle stime dell’Ufficio delle Nazioni Unite per i Rifugiati, afferma che 200.000 colombiani hanno dovuto abbandonare il Paese tra il 2000 e il 2003 a causa dei conflitti interni.
Il Norwegian Refugee Council stima che il numero degli sfollati potrebbe aver ampiamente superato i 3 milioni. A dicembre il Congresso ha approvato una legge che attribuisce poteri di polizia giudiziaria all’esercito. La stessa fonte dà notizia del particolare accanimento da parte di terroristi narco-comunisti, soprattutto delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (Farc), ai danni delle comunità indigene, come accaduto il 16 ottobre quando sono stati uccisi tre leader indigeni kankuamo nella località Sierra Nevada di Santa Maria.
La Chiesa cattolica si impegna a fondo per contribuire alla pacificazione, in difesa anche delle popolazioni indigene e contadine costrette ad abbandonare i loro villaggi per sfuggire alla violenza dei gruppi armati che si impossessano delle loro terre con la forza delle armi. Proprio per queste persone la Chiesa ha inaugurato un Programma di pastorale per gli sfollati che cerca anzitutto di garantire un aiuto sia materiale che spirituale che permetta loro di restare nella zona di origine.
Inoltre sono stati siglati accordi con le diocesi dei Paesi confinanti – soprattutto dell’Ecuador – dove i contadini cercano rifugio, per far sì che anche fuori dal Paese sia loro assicurato un aiuto. In questo contesto la funzione della Chiesa cattolica è di particolare importanza considerando che essa costituisce l’unica presenza istituzionalizzata in molte zone di campagna e che le maggiori e più influenti organizzazioni non governative che operano in difesa dei diritti umani e nella promozione dello sviluppo sociale ed economico, sono collegate alla Chiesa cattolica o sono state fondate da suoi membri.
«L’Osservatore Romano» del 28 luglio riferisce dell’ennesimo rapimento compiuto dall’Eln che il giorno 24 ha sequestrato il vescovo di Yopal, monsignor Misael Vacca Ramírez, mentre era in visita nella parrocchia di Nunchia, nella località di Morcote. La notizia è stata data all’agenzia «Misna» da padre Nicanor Roa, parroco della cattedrale di Yopal. Il vescovo – come ha precisato il nunzio apostolico in Colombia, monsignor Beniamino Stella – era in visita pastorale nella parrocchia con altri due sacerdoti e con il sindaco di Nunchì; tutti, tranne il vescovo, sono stati rilasciati il 25 luglio. Le leggi speciali anti-terrorismo varate dal Governo e una crescente rete di informatori anonimi, hanno accresciuto il rischio per i normali cittadini di essere ingiustamente accusati di terrorismo. Ricardo Esquivia, del Consiglio evangelico della Colombia, ha affermato che in tutto il Paese sono almeno 30 i pastori e i capi religiosi in carcere dopo le segnalazioni anonime degli informatori.
Amnesty International nel suo Rapporto annuale sul rispetto dei diritti umani nel mondo segnala il netto peggioramento della qualità della vita a Cuba denunciando, in particolare, le durissime condizioni di carcerazione per i dissidenti di cui chiede l’immediata liberazione. A questo proposito, «ACN-News» del 10 febbraio dà notizia che – dalle informazioni ricevute da “Aiuto alla Chiesa che Soffre” direttamente sull’isola – il 39enne prigioniero politico Ariel Sigler Amaya, presidente del movimento civile non riconosciuto dal Governo Movimento Independiente Acción Alternativa, continua a essere detenuto in cella di isolamento nel carcere provinciale Canaleta di Ciego de Ávila, senza sufficiente cibo né medicine, in palese violazione dei diritti umani. Inoltre gli è stato negato l’accesso a qualunque testo di argomento religioso, Bibbia inclusa. Amaya è stato condannato a 20 anni di carcere nel processo preliminare svoltosi nell’aprile 2003.
Il 26 gennaio www.korazym.org dà notizia della grave situazione che vive la Chiesa cattolica pubblicando un’intervista esclusiva al cardinale Jaime Ortega y Alamino, arcivescovo di San Cristobal de la Habana, il quale denuncia che ogni appello lanciato dalla Chiesa al Governo è sistematicamente disatteso. Il presule precisa poi che nei confronti dei cattolici non è in atto una vera persecuzione materiale, ma una forma più sottile, «[un] tentativo di relegare ogni attività e testimonianza ai margini della società e della politica». La Chiesa infatti non ha accesso alla stampa, non è previsto l’insegnamento della religione cattolica nella scuola statale né del resto esiste la possibilità di una scuola privata cattolica.
Se in El Salvador riguardo alla libertà religiosa è da segnalare unicamente che l’Ufficio generale delle associazioni no-profit e delle fondazioni, preposto alla registrazione dei gruppi religiosi diversi da quelli cattolici, ha ricevuto 103 nuove richieste di registrazione, 83 delle quali approvate e 20 tuttora pendenti, in Guatemala nel messaggio emesso il 30 gennaio dai vescovi al termine della loro Assemblea plenaria annuale, emergono alcune priorità e urgenze: povertà diffusa, insicurezza sociale, mancanza di rispetto per la vita umana e la sua dignità, corruzione e impunità. Per far fronte a tutto ciò, i presuli esortano le autorità a decisioni forti e coraggiose, ricordando quanti hanno testimoniato con la vita la loro fede cristiana. Il vescovo Alvaro Ramazzini nel corso dell’anno ha ricevuto minacce di morte a causa della sua attività in favore dei diritti degli indigeni che lavorano nella miniera a cielo aperto della diocesi di San Marcos.
Il 31 luglio, a colpi di arma da fuoco, è stato ucciso nella capitale il sacerdote diocesano don Eusebio Manuel Sazo Urbina. Esistono seri dubbi sul reale movente dell’omicidio. L’agenzia «Ansa», in particolare, ha riferito che molti parrocchiani hanno espresso perplessità, sostenendo che il lavoro che don Urbina svolgeva in favore dello sviluppo della comunità, era in contrasto con gli interessi di forti gruppi di matrice criminale.
Se la situazione in Guyana , nella Repubblica Dominicana , a S. Kitts e Nevis , a S. Lucia e a S. Vincent e Grenadines è estremamente tranquilla, ad Haiti invece la violenza ha avuto una recrudescenza dopo che nel mese di febbraio il presidente Jean Bertrand Aristide è stato costretto ad abbandonare il potere, in un clima di tensioni talmente gravi da rendere necessario l’invio di truppe di pace internazionali.
Per mesi le opposizioni riunite nella Convergenza Democratica hanno infatti organizzato quasi quotidianamente delle manifestazioni che hanno contribuito a destituire il Presidente, rifugiatosi nella Repubblica Centrafricana. In un appello rivolto alle parti coinvolte nel conflitto civile in atto, monsignor Hubert Constant, presidente della Conferenza episcopale e arcivescovo di Cap-Haïtien, ha dichiarato che «pur non competendo alla Chiesa decidere quali azioni vadano intraprese, è urgente agire per fermare le violenze». I vescovi hanno inoltre sottolineato la sofferenza della popolazione e il clima di insicurezza che caratterizza il Paese. Il 13 settembre, durante un apparente tentativo di rapina, è stato ucciso Jean Moles Lovinsky Bertomieux, un ministro battista che conduceva un programma su un’emittente radio cristiana. Per l’uccisione del pastore, la polizia ha arrestato tre persone.
Nel 2004 non si sono registrati episodi significativi che abbiano turbato la regolare attività delle confessioni religiose presenti in Honduras . La Chiesa cattolica ha designato il cardinale Oscar Andrés Rodríguez Maradiaga, arcivescovo di Tegucigalpa, referente nazionale nelle relazioni tra le diverse Chiese. Un elemento di tensione tra le autorità e la Chiesa cattolica è stata la denuncia da parte della Conferenza episcopale della campagna di promozione e distribuzione di anticoncezionali promossa dall’Associazione honduregna per la pianificazione familiare (ASHONPLAFA), dalla Segreteria statale della Salute Pubblica e dalla Marie Stopes Honduras, la maggiore catena anglossasone di cliniche che praticano aborti.
Il Governo messicano ha proseguito negli sforzi tesi a moderare la consolidata politica laicista dei precedenti governi, promovendo scambi e incontri con il mondo religioso messicano. A un incontro svoltosi il 4 ottobre nel Duomo di Città del Messico, erano presenti i leader di 10 confessioni religiose riuniti per pregare insieme per la pace nel mondo. La cerimonia è stata presieduta dall’arcivescovo della capitale, il cardinale Norberto Rivera Carrera, e ha visto la partecipazione del Dalai Lama del Tibet Tenzin Gyatso, di Sheija Amina Teslima Al-Yerraji (comunità sufi islamica), di Chakarratani Vicky Gurza (comunità buddista del Messico), di Athenagoras Pérez (Chiesa greco-ortodossa), di Dahr Dimri (comunità induista messicana), di Carlos Touché Porter (primate anglicano del Messico), di Francisco Limón Cervantes (Chiesa Nazionale Presbiteriana) e di Jaziel López (Chiesa Luterana).
«Avvenire» del 31 dicembre – riportando i dati diffusi da «Fides» sugli atti di violenza ai danni dei missionari nel mondo durante il 2004 – dà notizia dell’uccisione del sacerdote don Macrino Nájera Cisneros, ucciso a Jilotlan. La «Radio Vaticana» in data 24 febbraio ha informato dell’avvenuto incontro tra Giovanni Paolo II e il nuovo ambasciatore del Messico presso la Santa Sede, Javier Monctezuma Parrágan, nel corso del quale Giovanni Paolo II ha chiesto piena libertà di azione per la Chiesa in Messico e ha ribadito il diritto alla libertà religiosa «senza intolleranze e discriminazioni». Problemi continuano a manifestarsi nello Stato del Chapas in cui in varie occasioni famiglie convertite e gruppi evangelici sono stati espulsi dai villaggi di origine. Le autorità governative hanno aperto un’indagine sui vari casi denunciati.
Il caso della bambina nicaraguense di nove anni stuprata e rimasta incinta in Costarica – Paese nel quale lavorano i suoi genitori – ha riaperto un acceso dibattito sull’aborto. La vicenda, accaduta nel mese di febbraio, ha fatto sì che da più parti fosse invocata l’interruzione volontaria di gravidanza in virtù dell’età della bambina e di presunti e potenziali danni fisici e psicologici. La Chiesa si è opposta fermamente, ma alla fine l’aborto è stato praticato. Il presunto stupratore, un giovane di 22 anni, è stato arrestato in Costarica e poi rilasciato con la condizionale. Nel 2005 l’agenzia «APIC» dà notizia dell’allarme lanciato dalla Conferenza episcopale che con un comunicato ha denunciato l’intolleranza religiosa e l’aggressività di alcuni mass-media nei confronti della Chiesa, citando in particolare il quotidiano conservatore «La Prensa» e quello progressista «El Nuevo Diario» che sono protagonisti di una battaglia volta a ridicolizzare alcuni simboli e personalità religiose del Paese.
Su iniziativa del Latin America Evangelical Confraternity (Conela) dal 19 al 22 maggio, nella capitale Panama , si è tenuta una Conferenza che ha riunito oltre 500 leader religiosi di 20 Paesi per confrontarsi sul ruolo dei cristiani nella zona dell’istmo centro-americano. Nel corso del meeting, l’associazione Open Doors, nella persona di Francisco Anabalon, noto pastore e avvocato civilista di Santiago del Cile, ha promosso una tavola rotonda sul tema della libertà religiosa, durante la quale si è discusso e sono state studiate delle strategie di azione contro le discriminazioni e le minacce a questo diritto.
Al termine della 172ª Assemblea Plenaria, la Conferenza episcopale, ha reso noto un documento dal titolo «La speranza è necessaria e possibile». Nei passaggi iniziali, i presuli esaminano l’azione pastorale finora realizzata ed esprimono preoccupazione per la situazione socio-politica del Paraguay , paragonata a una «Via Crucis drammatica e dolorosa per l’incremento della povertà, della miseria, della violenza e della criminalità che pongono i cittadini in una situazione di vulnerabilità e insicurezza».
Un comunicato intitolato «In quest’ora difficile» è stato pubblicato il 16 febbraio dalla Conferenza episcopale sul tema del «crescente deterioramento politico-sociale e sulla perdita di valori morali che generano scontri interni, differenze inconciliabili e chiusura da parte di coloro che hanno la grave responsabilità di condurre i destini del Perù , come il potere esecutivo, legislativo e giudiziario». I presuli esortano tutta la popolazione a partecipare allo sforzo di risanamento del Paese senza rinunciare mai al dialogo sincero.
Crescono le denunce di discriminazione religiosa presentate alla Commissione per le Pari Opportunità Lavorative negli Stati Uniti . Tra il 1993 e il 2003 – come riporta il «Christian Science Monitor» del 12 aprile – l’aumento risulta essere del 75% (da 1.449 a 2.532 denunce), mentre vi è una tendenza alla diminuzione dei ricorsi per motivi razziali scesi, nello stesso periodo, da 31.695 a 28.526. Nelle aule di giustizia, invece, si moltiplicano gli episodi di intolleranza verso il giuramento prestato sulla Bibbia o con la frase «sotto Dio», mentre si assiste a numerose controversie sulla liceità di porre nei luoghi pubblici targhe dei Dieci comandamenti.
Alla fine del 2003 ha destato scalpore l’iniziativa del vescovo cattolico Raymond Burke, di La Crosse, nel Wisconsin, seguito poi da altri prelati americani, di chiedere ai politici filo-abortisti di rinunciare a ricevere l’Eucaristia. In occasione della Pasqua 2004, anche l’allora candidato alle elezioni presidenziali John Kerry era stato chiamato in causa da monsignor Burke che riteneva le sue posizioni sull’aborto e sulla ricerca sulle cellule staminali inconciliabili con quelle della Chiesa cattolica.
Il governatore del New Jersey, James McGreevey, favorevole all’aborto legale, ha annunciato in una conferenza stampa il giorno 4 maggio, che non riceverà più l’Eucaristia durante la Messa. La decisione – riporta www.zenit.org – sarebbe la risposta ai vescovi che hanno definito le sue posizioni sull’aborto, sulle coppie omosessuali e sull’uso di cellule staminali nella ricerca medica, inconciliabili con gli insegnamenti della Chiesa cattolica. Il vescovo Joseph Galante aveva affermato che non avrebbe dato l’Eucaristia al Governatore, poiché divorziato e risposato, se questi si fosse recato nella sua diocesi.
La tolleranza religiosa è messa spesso alla prova dalla difficile integrazione nello stesso territorio tra comunità di fede diversa, come accade nella cittadina di Hamtramck, fondata da immigrati polacchi e tradizionalmente a maggioranza cattolica. Con l’arrivo di musulmani dal Bangladesh, dalla Bosnia, dalla Somalia e dallo Yemen e la conseguente apertura di una moschea – si legge in «Christian Science Monitor» del 30 aprile – il Consiglio comunale ha autorizzato la diffusione degli appelli alla preghiera cinque volte al giorno, ma questo ha scatenato le reazioni negative del resto della popolazione. Il modello di convivenza americano, mettendo sullo stesso piano tutte le religioni, presta grande attenzione ai diritti delle minoranze, ma talvolta sembra rivelarsi inadeguato a riconoscere anche i diritti delle maggioranze.
L’agenzia «Fides» del giorno 6 maggio riporta le dichiarazioni dell’imam Yahya Hendi, guida spirituale degli studenti musulmani della Georgetown University di Washington, il quale durante un incontro a Roma con la stampa ha dichiarato di ritenere il crocifisso un simbolo religioso importante valido per tutta l’umanità e si è detto contrario a ogni proposta di rimuovere i crocifissi dalle aule dell’Università.
Se a Suriname , a Trinidad e Tobago e in Uruguay non sono stati rilevati mutamenti istituzionali significativi rispetto al 2004, in Venezuela si è diffuso un sentimento di incertezza e timore per il futuro. Il processo definito da molti osservatori e dalla stampa di «cubanizzazione» della società promosso dal Presidente della repubblica, Hugo Chavez Frìas, è all’origine di questo stato di malessere. Nel mese di gennaio è stata pubblicata l’esortazione collettiva messa a punto dai vescovi venezuelani al termine dell’81ª Assemblea Ordinaria tenutasi a Caracas nei primi giorni del 2004. Il testo, datato 9 gennaio, è intitolato «Siamo autentici servitori del popolo» ed è incentrato sul tema della pace. I vescovi ammoniscono i venezuelani a diffidare da ogni atteggiamento che metta in pericolo il futuro pacifico della nazione, soprattutto quelli che ricercano il proprio tornaconto a scapito del bene comune.
L’agenzia «Fides» del 5 marzo dà risalto a un’altra riflessione della Conferenza episcopale sul futuro del Paese a fronte del clima di crescente violenza dovuta al conflitto tra opposizione e sostenitori del Presidente della repubblica, Hugo Chavez Frìas. La situazione è ulteriormente precipitata tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo a causa della dichiarazione con cui il Consiglio Nazionale Elettorale (CNE) ha reso noto che l’opposizione non era stata in grado di presentare un sufficiente numero di firme per richiedere i referendum per la revoca del mandato presidenziale a Chavez.
La notizia ha scatenato duri scontri di piazza e, di fronte a questi fatti, i vescovi hanno lanciato un appello al Governo, al CNE, ai politici e a tutta la popolazione, affinché ci si interroghi su quale tipo di futuro si prepara alla nazione continuando ad alimentare un simile clima di tensione. In particolare, i vescovi hanno chiesto a tutta la popolazione di dedicare momenti di preghiera alla specifica intenzione della pacificazione nazionale.
«Mondo e Missione» del mese di marzo ha dato notizia della sempre più massiccia emigrazione di cittadini di religione ebraica che sono circa 18.000, l’80% dei quali residenti nella capitale Caracas. Circa il 10% delle imprese ebraiche ha dovuto chiudere a causa della grave crisi economica e negli ultimi anni, per timore di attentati o vandalismi, le 18 sinagoghe della capitale e le sedi di molte organizzazioni ebraiche hanno abolito qualunque segno di riconoscimento esterno e hanno istituito la protezione di guardie private armate.