Indonesia: leader religiosi islamici condannano la chiusura forzata di chiese
JAKARTA, domenica, 4 settembre 2005 (ZENIT.org).- Il Consiglio indonesiano degli Ulema (Mui) ha condannato la chiusura forzata di decine di chiese a Giava orientale, secondo quanto informato dalla agenzia missionaria “Misna” e dalla “Radio Vaticana”.
Parlando degli episodi accaduti l’anno scorso in una recente udienza presso la Commissione per le Questioni Religiose, Sociali e Femminili della Camera dei Rappresentanti, il capo del Mui, Umar Shihab, ha detto che la chiusura di almeno 23 luoghi di culto cristiani da parte di gruppi di persone nella provincia indonesiana è stata “una forma di violenza”.
Ha poi sottolineato che la sua organizzazione, composta da studiosi dell’Islam e della sharia (legge islamica), “non tollera questi comportamenti arbitrari che inducono a prendere la legge nelle proprie mani. È chiaramente scritto nel Corano – ha proseguito – che l’Islam non permette né tollera azioni violente”.
Il Mui non ha però proposto il ritiro del controverso decreto ministeriale che prevede l’approvazione prioritaria della comunità e dell’amministrazione locali per l’edificazione di un luogo di culto, provvedimento che, secondo molti cristiani, costituisce un ostacolo alla costruzione di nuove chiese.
Anche il Vicepresidente indonesiano, Jusuf Kalla, ha condannato la chiusura forzata degli edifici religiosi e suggerito alla polizia di intraprendere azioni legali contro i vari gruppi colpevoli dei reati.
JAKARTA, domenica, 4 settembre 2005 (ZENIT.org).- Il Consiglio indonesiano degli Ulema (Mui) ha condannato la chiusura forzata di decine di chiese a Giava orientale, secondo quanto informato dalla agenzia missionaria “Misna” e dalla “Radio Vaticana”.
Parlando degli episodi accaduti l’anno scorso in una recente udienza presso la Commissione per le Questioni Religiose, Sociali e Femminili della Camera dei Rappresentanti, il capo del Mui, Umar Shihab, ha detto che la chiusura di almeno 23 luoghi di culto cristiani da parte di gruppi di persone nella provincia indonesiana è stata “una forma di violenza”.
Ha poi sottolineato che la sua organizzazione, composta da studiosi dell’Islam e della sharia (legge islamica), “non tollera questi comportamenti arbitrari che inducono a prendere la legge nelle proprie mani. È chiaramente scritto nel Corano – ha proseguito – che l’Islam non permette né tollera azioni violente”.
Il Mui non ha però proposto il ritiro del controverso decreto ministeriale che prevede l’approvazione prioritaria della comunità e dell’amministrazione locali per l’edificazione di un luogo di culto, provvedimento che, secondo molti cristiani, costituisce un ostacolo alla costruzione di nuove chiese.
Anche il Vicepresidente indonesiano, Jusuf Kalla, ha condannato la chiusura forzata degli edifici religiosi e suggerito alla polizia di intraprendere azioni legali contro i vari gruppi colpevoli dei reati.