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Malaysia - I vescovi cattolici contro creazione di uno stato islami   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #35 di 1605 |
MALAYSIA
I vescovi cattolici contro uno stato islamico
di Paolo Nicelli - 9 Settembre 2004

La difficile identità della Malaysia: una maggioranza islamica tentata dalla
Sharià; uno stato laico multirazziale che difende la libertà religiosa. E i
vescovi sostengono il nuovo primo ministro, il moderato Abdullâh Badawi.


Kuala Lumpur (AsiaNews) - Da diversi mesi si discute in Malaysia di un caso
di violazione della libertà religiosa. Shamala, una non cristiana madre di
due figli, ha chiesto giustizia alla Corte suprema perchè i suoi due figli
sono stati convertiti con la forza all'Islam senza il suo consenso e senza
che lei ne sapesse nulla. Ma la Corte non ha voluto nemmeno sentirla
giudicandosi "incompetente" sulla materia e rimandando la cosa alla Corte
federale della Sharî'a (Majlis Agama Islâm Wilayah Persekutuan). I legali
della donna si sono opposti: secondo loro la Corte della Sharià non ha
giurisdizione sulla donna perché essa non è musulmana. Così Shamana è stata
lasciata sola, il suo caso in sospeso, a causa di un conflitto fra due
sistemi giuridici.

In Malaysia operano due sistemi: uno federale e civile regolato dalla
Costituzione federale; l'altro di tipo giuridico religioso che dovrebbe
essere competente solo per i musulmani. Nel caso di Shamala, la Corte
suprema si astiene dal giudicare; la Corte della Sharî'a darebbe senz'altro
ragione al marito che, in quanto musulmano, ha fatto convertire i figli all'
Islâm.

Proprio per questo i vescovi cattolici, insieme ad organizzazioni non
governative, hanno preso a cuore il caso di Shamala. In un documento
pubblicato di recente hanno fatto notare che, nel caso di matrimoni misti
tra musulmani ed appartenenti ad altre religioni, si verificano problemi per
la parte più debole, cioè quella non musulmana. Le difficoltà vengono dal
fatto che la parte non musulmana, pur difesa in teoria dalle leggi dello
stato, per gli aspetti religiosi viene a essere giudicata da una Corte che
privilegia di fatto la parte musulmana a discapito dell'altra.

Va detto che la Malaysia è una monarchia costituzionale di tipo federale. L
'Islâm è considerata la religione della Federazione, ma le altre religioni
(cristianesimo, buddismo, induismo, sikkismo, taoismo, sciamanesimo,
religioni tradizionali animiste), possono essere praticate in pace e in
armonia. La costituzione garantisce piena libertà religiosa e addirittura
predica che "nessuna persona può ricevere un istruzione o prendere parte ad
alcuna cerimonia o atto di culto di una religione che non sia la sua" e che
"la religione di una persona sotto l'età di 18 anni deve essere decisa dai
suoi parenti o custodi" (art 12/3 e 4).

Su queste basi i vescovi della Malaysia dichiarano che "non è nell'
interesse del figlio" che un genitore lo converta e gli faccia cambiare
religione senza che l'altro genitore ne sappia nulla.

E per questo sollecitano il governo ed il parlamento a promulgare leggi in
cui i diritti costituzionali di libertà di religione e i diritti dei
genitori siano sostenuti e protetti dalla Corte.

L'impegno dei vescovi va più in là del caso specifico della madre non
musulmana: esso investe la stessa concezione dello stato. "Quando è stata
fondata la Malaya [il nome della Malaysia al tempo dell'indipendenza -
ndr].., vi fu un contratto sociale tra le comunità delle differenti razze e
religioni, custodito nella nostra Costituzione". In essa si precisa che
"mentre l'Islâm è la religione della nazione, la Malaysia è uno stato
secolare che garantisce la libertà di religione". Proprio per questo i
vescovi sottolineano che la legge islamica non può diventare una legge dello
stato: "[affermare] che l'Islâm è la religione della Federazione non vuol
dire estendere l'applicazione della Sharî'a alla sfera della legge
pubblica... Noi rigettiamo ogni regolamento o dichiarazione governativa
[che definisca] la Malaysia uno Stato Islamico, o un paese in cui tale
descrizione implichi l'uso della Sharî'a nella legge pubblica e nei
regolamenti governativi".

Il doppio registro della società malaysiana - quello secolare e quello
islamico - creano discriminazione verso i non musulmani in problemi legati a
conversione, giurisdizione delle Corti, proprietà, eredità. Questo fa
aumentare rabbia e risentimento delle minoranze religiose verso la
maggioranza musulmana.

Per evitare un conflitto religioso, mons. Murphy Pakiam, arcivescovo di
Kuala Lumpur, ha chiesto ai cristiani di essere un fattore positivo nella
società malaysiana e di sostenere l'opera del nuovo primo ministro, Datuk
Seri Abdullâh Ahmad Badawi.

Parlando il giorno della festa dell'Indipendenza, il 31 agosto scorso, mons.
Murphy, ha ricordato che Badawi sta sottolineando di continuo la
"moderazione" e il "dialogo tra culture" e religioni. E questo proprio
perchè in Malaysia vengano eliminati "il fondamentalismo razziale e
religioso" che porta al "radicalismo violento".

Cercando di definire se stesso nel discorso tenuto al Consiglio ecumenico
mondiale delle chiese, Badawi ha detto di essere: "un musulmano che vuole
parlare a tutti i malaysiani, musulmani e non musulmani; uno che considera
suo dovere il propagare un messaggio di tolleranza in mezzo a tutto il
popolo, specialmente tra la maggioranza musulmana".

Per Badawi, con tutti i problemi che l'umanità e la Malesia in particolare
vivono, coloro che amano la pace e la tolleranza devono essere come "fari di
speranza", dove la religione deve far uscire dagli uomini ciò che c'è di
buono e non ciò che c'è di cattivo. Le guerre e gli atti di terrore non
devono essere combattuti nel nome della religione, ma questa deve guidare
gli uomini verso la soluzione dei conflitti, verso la pace, e verso un più
equo ordine mondiale.






Ven 10 Set 2004 10:09 am

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Inoltra Messaggio #35 di 1605 |
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