Da Allah a Gesù
SOLO ANDATA
di Gianni Verdoliva - "Jesus"di novembre 2004
È un argomento tabù, di cui si parla malvolentieri negli ambienti religiosi.
Anche perché le Chiese cristiane, quella cattolica in primis, rifiutano
giustamente di fare proselitismo nel mondo islamico. Ciononostante, in molti
Paesi europei aumenta il numero dei musulmani che, nonostante le difficolta,
chiedono di abbracciare la fede in Cristo.
Vengono chiamati apostati. Sono gli ex musulmani. Si chiamamo Hamid,
Mohammed-Christophe, Yousra, May, Laila, Redouane, Shafique, Jacques, Said.
Molti vivono in Francia, alcuni in Svizzera. Vengono dall’Algeria, dal
Marocco, dal Libano, dall’Iraq. Tutti sono stati allevati nella fede
musulmana. Poi hanno scoperto e abbracciato il cristianesimo. In tutte le
sue forme. Ognuno ha trovato la strada confacente alla propria sensibilità,
ma quello che accomuna tutti è la fede in Cristo, testimoniata con gioia.
Alcuni hanno vicende drammatiche, per altri il percorso è stato più agevole.
Con coraggio si dichiarano con tanto di nome e cognome anche per quelli che
non possono farlo. Alcuni si raccontano in maniera indiretta o semianonima.
Per evitare pericoli.
L’irachena May Monnet, 48 anni, medico a Vetroz, un paese di 4.000 abitanti
in Svizzera, è diventata cattolica a Pasqua. Figlia di diplomatici iracheni,
la Monnet si era sempre sentita attratta dal cristianesimo: «Avevo deciso di
diventare cristiana fin dall’età di 16 anni. Ho trovato nel cristianesimo
più risposte e più aspettative.
Mi piace sapere che Dio è amore. E che se non si conosce l’amore non si è
conosciuto Dio. Mia nonna da piccola mi aveva insegnato la preghiera
musulmana. Io la recitavo, ma non la capivo, la sentivo non mia».
Il calore dei cattolici conosciuti dopo il matrimonio con un uomo svizzero
la porta alla strada della conversione. Avvenuta vent’anni dopo. «Ho voluto
approfondire il mio percorso di fede per non dare l’idea di farlo per far
piacere a mio marito o per convenzione sociale». Solo di recente quindi il
Battesimo. E la conseguente delusione del padre, che si rimprovera di non
averle dato abbastanza dall’islam. «Ho avuto il contributo di tutti, ma
questa è la mia scelta», è stata la risposta affettuosa ma sicura di May.
Anche Hamid Gurnine, 36 anni, studente in Teologia a Ginevra ha scoperto di
non apprezzare il dio raccontato dai musulmani («un generale che dà ordini
ai quali si deve ubbidire»).
Originario della Cabilia, il giovane Hamid viene colpito da un’effige del
Cristo inviatagli da una pen friend americana: «Me ne ricordo bene. C’era
scritto: "Gesù viene a te". Ma io non sapevo chi fosse questo Gesù. Per me
poteva essere solo un attore di Hollywood. Anche perché mi era stato detto
che i cristiani hanno truccato i testi sacri. Eppure quell’immagine mi è
rimasta nella mente». Poi, la rivelazione. Questa volta con un film al quale
aveva assistito su invito dei Padri Bianchi, Jesus. «Vedendo il film ero
come in viaggio. Ho conosciuto il Cristo, il suo amore e ne sono stato
trasformato». Una trasformazione contagiosa. Ora anche la madre di Hamid è
diventata cristiana, così come le sorelle. Una delle quali è stata
protagonista del primo fidanzamento, dopo tempo immemorabile, tra cristiani
in Cabilia con un giovanotto anche lui convertitosi al cristianesimo.
Hamid non ha paura. «Dio mi protegge», afferma sicuro. Ora è a Ginevra dove
segue la formazione teologica presso la Facoltà di teologia protestante. Poi
tornerà in Algeria. Dove svolgerà la funzione di pastore metodista. «Ci sono
cinque chiese metodiste nelle grandi città algerine come Algeri e Orano,
senza contare la Cabilia, e una dozzina di comunità locali affiliate alla
chiesa protestante algerina». Una presenza, quella dei neocristiani, in
continuo aumento in Algeria, specie nella Cabilia.
Anche la Turchia registra un tasso importante di conversioni al
cristianesimo. «Ne parlano anche i giornali, ci sono dei dibattiti in
televisione», riferisce Joseph Adlun, dell’Associazione assiro caldei di
Francia. Sempre in Svizzera un nome famoso di un ex musulmano è Shafique
Keshavje, pastore della Chiesa Riformata del cantone di Vaud e autore di
libri per bambini.
Ma il Paese europeo dove si conta il più alto tasso di conversioni dall’
islam verso il cristianesimo è la Francia. Per quanto paradossale questo
possa apparire, è proprio la struttura politico-sociale della Francia,
improntata a una rigida laicità, che permette un movimento di opinioni e di
conversioni controcorrente.
A confermarlo è Moh-Christophe Bilek, del gruppo Notre Dame de Kabilie:
«Sono i valori laici e repubblicani della Francia, trasmessi almeno in parte
in Algeria, che consentono un clima sociale e culturale positivo per noi che
ci siamo convertiti al cristianesimo.
In altri Paesi europei, dove i gruppi musulmani, spesso anche con l’aiuto
dello Stato, sono organizzati, la situazione è ben diversa».
I laicard, termine spregiativo col quale venivano designati i sostenitori
della laicità dura e pura alla francese, hanno lasciato in eredità un dono
inaspettato. Anche se i problemi permangono:
«Ho una parrocchiana che viene a Messa e attraversa mezza Parigi per non
essere riconosciuta nel suo quartiere», racconta padre François Jourdan
della chiesa del Saint Esprit nel XII arrondissement, di una donna
marocchina recentemente battezzatasi cattolica.
Malgrado gli evidenti problemi, coloro che abbracciano la fede cristiana
abbandonando l’islam sono numerosi. Tanti da essere notati. Di loro si è
occupata la stampa cristiana e anche Le Figaro. Numeri precisi non esistono,
anche perché in Francia non esistono censimenti in base al credo religioso.
Eppure il movimento c’è ed è in crescita. Specie negli ultimi anni. «Ne
abbiamo molti. E hanno tutti delle storie appassionanti», conferma Myriam
Delarbre, della Federazione delle Chiese protestanti.
Anche padre Gérard de Riemacker, della diocesi cattolica di Lille, segnala
un movimento in tal senso. «Qui a Lille in modo particolare riceviamo
diverse richieste da parte di musulmani che si avvicinano alla fede
cattolica. Posso affermare che coloro che vengono dall’islam costituiscono
il 6 per cento dei nuovi battezzati in seno alla Chiesa cattolica. Ci sono
circa 40 tra preti, suore e frati ex musulmani».
Uno tra questi è padre Jacques G. 71 anni, prete operaio, della diocesi di
Saint Denis. Padre marocchino e madre francese, Jacques è stato allevato
nella fede musulmana, ma ricorda i giochi con gli amichetti cattolici e il
calore dell’accoglienza nella parrocchia.
Padre Jacques è un fiume di parole. Ha vissuto il razzismo –
«Mi chiamavano bicot, il piccolo della capra» – e la guerra, gli sfollamenti
e la solidarietà del mondo contadino e la forte religiosità, che lo aveva
impressionato. Poi la scuola professionale, il lavoro in fabbrica, le lotte
per migliorare le condizioni di lavoro. Fino alla scoperta, quasi casuale,
della Bibbia. «Mi sono messo a leggere ed è stato tremendo. Ho pianto di
gioia. Era lui il Dio che cercavo».
Da quel momento Jacques vuole il battesimo: «Mio padre era deluso ma mi ha
rispettato». Poi il desiderio di essere frate trappista e il ritorno nel
mondo delle fabbriche «tra la mia gente». E l’ingresso in seminario, in
pieno ’68. «Mandavo tutti in tilt, per il mio percorso particolare e per il
fatto che provenivo da un ambiente operaio». All’ordinazione sacerdotale,
nel 1972, assistette anche il padre. Oggi padre Jacques sostiene altri che
fanno lo stesso percorso per essere battezzati. «La diocesi li manda da me,
grosso modo abbiamo almeno cinque casi all’anno nella zona».
Per altri ricevere il Battesimo è una vera odissea. È il caso di Leila
Saïdè, 27 anni, di Parigi, cristiana maronita. Originaria di una famiglia
musulmana sciita del sud del Libano, Leila tuttora non ha detto ai suoi
genitori dove vive, avendo solo recentemente dichiarato di essersi
convertita al cristianesimo. «Quando ho detto a mio padre che volevo
diventare cristiana lui mi ha afferrato e mi ha puntato un coltello alla
gola».
L’influsso spietato degli Hezbollah aveva trascinato la famiglia di Leila in
una spirale di fondamentalismo, da cui, dopo infinite peripezie, è riuscita
a fuggire. Fino all’università e allo studio dei diritti umani, Leila era
una musulmana convinta, con lo chador. «Allora, mi sono detta: "E io? Chi me
li dà questi diritti?". Quel dio mi pesava. Che cosa sono queste preghiere
ripetitive? Perché devo nascondermi con il velo?». Nel cuore di Leila si era
aperta una breccia, che si allargò con l’arrivo in un campo Unicef. «Appena
arrivata mi sono tolta il velo!», ricorda quasi stupendosi del suo gesto.
Poi l’incontro con un frate che le canta una canzone sul Natale. «Ero come
in trans. Il frate mi scuoteva e mi chiedeva se ero lì con lui». Una sorta
di rivelazione. Fino al desiderio di battezzarsi. Gli incontri segreti con
un prete, i continui rinvii, le angoscie, fino al viaggio in Francia ospite
di una comunità di cristiani libanesi. Poi, finalmente, il Battesimo. «Ero
vestita di bianco, era il 3 febbraio 1997 quando sono stata accolta in
Cristo. Quel giorno il prete ha cantato la stessa canzone che avevo sentito
anni prima in Libano. E la storia si chiude», aggiunge Leila dolcemente.
Francia come terra di salvezza per alcuni. O di perdizione per altri. Yousra
Ouerredia, 38 anni, è pastore della Chiesa Riformata e cappellano all’
aeroporto di Orly. Quando i suoi genitori si sono accorti che l’interesse
per il cristianesimo non era una fase passeggera, Yousra è stata rispedita
in Marocco. Dove si è trovata da sola, con la sua Bibbia, che aveva ottenuto
di tenere. Sola con la sua fede. Che non l’ha abbandonata, visto che Yousra,
si è battezzata in Marocco tramite gli evangelici. «Il dio musulmano non mi
corrisponde», ribadisce, ricordando di come la certezza nella fede cristiana
abbia avuto ragione sulla famiglia.
Yousra non è l’unica a essere diventata pastore. Secondo Rédoune El Sbanti,
anche lui ex musulmano e ora pastore riformato, «sono circa una decina i
pastori di origine musulmana tra cui, oltre a Yousra, un’altra donna
algerina. Quanto ai nuovi battezzati gli ex musulmani sono circa il 30 per
cento del totale».
Ad altri, invece, la Bibbia è stata stracciata. Parla Said, 35 anni,
evangelico: «Mia sorella aveva cominciato a frequentare una chiesa
cristiana. Quando lo scoprimmo, l’abbiamo picchiata. Ma anche se la sua
Bibbia fu stracciata, la sua fede non lo fu. Quando l’ho seguita in chiesa,
sono rimasto colpito dal fervore che ho visto». Anche Said è deluso dal dio
dell’islam: «È un dio lontano, che non si interessa a noi, al quale dobbiamo
obbedire e basta». L’incontro col cristianesimo lo ha trasformato. «Vendevo
hashish e conducevo una vita sregolata. L’amore di Cristo mi ha cambiato».
Ora Said fa parte del gruppo Oasis, che raggruppa evangelici arabi
provenienti dall’islam e che conta una ventina di gruppi in tutta la
Francia.
Ci sono poi casi unici, come quello riferito da Bernard Vignot, prete
vetero-cattolico di Rouen, che racconta di un giovanotto di origini algerine
che si è battezzato nella fede anglicana e frequenta assiduamente la
cattedrale americana di Parigi. Anche la Chiesa luterana conta diversi casi
di conversioni, così come alcune famiglie di musulmani sono diventate
assirocaldee, diverse giovani donne frequentano la Chiesa ortodossa.
Rari sono i casi in cui la fede di arrivo non è il cristianesimo. Qualcuno
diventa testimone di Geova, altri passano attraverso la spiritualità
buddhista. In un paio di casi, come riferisce Moh-Bilek, il punto di arrivo
è stato l’ebraismo: «Un algerino, ora morto, frequentava la sinagoga e
diceva di aver ritrovato le sue origini, un altro è emigrato in Israele dopo
essersi convertito».
Gianni Verdoliva