Via da Betlemme, i cristiani lasciano la capitale dei cristiani
Samir Qumsieh ci racconta il fuggi fuggi dalla città della Terra santa. “Tutto cominciò con la rivoluzione islamica di Khomeini”
dal Foglio.it
non è il posto che fa per voi”. Si apre così l’ultimo
editoriale del quotidiano israeliano Haaretz dedicato
alla capitale dei cristiani in Terra santa. Sin dall’antichità
epicentro morale della cristianità, Betlemme sta
inesorabilmente diventando una città priva di cristiani:
nel 1948 era all’80 per cento cristiana, oggi è all’85 per
cento islamica. “Fino a poco tempo fa, Betlemme era la
città della Cisgiordania che apparteneva al mondo. Ora
appartiene a Hamas”.
Samir Qumsieh è la voce dei cristiani di Betlemme, autore
di una celebre “black list” sulle ingiustizie di vario
tipo commesse ai danni della comunità cristiana nella regione
di Betlemme tra il 2000 e il 2004. Greco-ortodosso,
nel 1996 Samir Qumsieh ha fondato una televisione, al
Mahed (la Natività), che tuttora resta la sola voce televisiva
cristiana in tutto il medio oriente musulmano. Nel 2000
Arafat ha fatto oscurare il canale per venti giorni e Qumsieh
è stato incarcerato per aver protestato contro la chiusura
di due stazioni televisive a Ramallah. Tre mesi fa miliziani
islamisti incappucciati hanno gettato bottiglie molotov
nel giardino della sua abitazione. Al Foglio, Qumsieh
racconta lo strazio dei cristiani della città, che – contro
la vulgata antisraeliana – per lui non è iniziato con
l’“occupazione sionista”, ma molto dopo, a seguito della
rivoluzione islamica dell’Iran. Quando i mullah hanno
lanciato una politica di egemonia nell’intera regione. “Come
cristiani, non abbiamo futuro qui – ci spiega Qumsieh
– La cosa più preoccupante è l’emigrazione. Nel 1950 la
percentuale cristiana di Betlemme era dell’86 per cento,
nel 2006 è al 12. Dev’essere fatto qualcosa. Da quando
l’ayatollah Khomeini ha preso il potere in Iran, c’è stata
un’espansione islamica nella nostra zona. I cristiani vedono
la vittoria schiacciante di Hamas alle elezioni con
grande preoccupazione”.
E’ pessimista sul futuro della città. “Penso che il futuro
cristiano in Terra santa sia oscuro e che non ci saranno più
cristiani nei prossimi vent’anni, a causa dell’emigrazione e
dei bassissimi tassi di crescita fra di noi. Il mondo cristiano,
se è davvero interessato al mantenimento dell’esistenza
cristiana nella terra di Gesù, deve studiare attentamente
la situazione e trovare soluzioni per noi”. L’ondata generale
di islamizzazione ha prodotto effetti eclatanti a Betlemme.
Come le parole “Jihad islamico” vergate nei graffiti
sotto la guglia della chiesa luterana e i numerosi casi di
aggressione per supposta violazione della sharia coranica.
E segnali impliciti, come la riluttanza degli abitanti a
esprimere apertamente i loro timori per il carattere cristiano
della città. In un discorso durante la recente visita in
Iran, il primo ministro palestinese Ismail Haniye ha dichiarato,
a nome del governo guidato da Hamas, che “noi siamo
i fedeli protettori della terra islamica di Palestina”. Haniye
ha irriso i tentativi fatti in passato di distinguere tra questione
palestinese e islam. All’annuncio fiero dell’islamizzazione
della regione si è passati attraverso la strategia di
Arafat, che parlava spesso dell’origine “palestinese” di Gesù,
defraudandolo della sua ebraicità.
“Il posto della cristianità in Palestina è oggi esile come
fu in epoche antiche”, scrive Haaretz. Una previsione mesta
come lo stato d’assedio dei tanti Qumsieh. “Ho creato la
stazione nel 1996 allo scopo di diffondere la messa cristiana.
Stiamo affrontando difficoltà economiche che potrebbero
portarne alla chiusura. Ho fissato un ultimatum per
l’estate, chiudere ed emigrare negli Stati Uniti, non posso
continuare con una simile pressione finanziaria e i lanci di
molotov, come quello del 18 agosto scorso. Lettere di condanna
furono scritte dai vescovi al presidente dell’Anp,
Abu Mazen, chiedendo di consegnare alla giustizia gli aggressori.
Tuttavia non è successo”. Conclude Haaretz: “La
stella cometa è impallidita, i re magi non si fanno più vedere
e cresce la sensazione che presto per i cristiani non vi
sarà più un posto libero dove alloggiare. E’ il Natale 2006”.