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I preti di Belfiore   Elenco di messaggi  
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I preti di Belfiore

STORIA
Escono le carte inedite del processo di Mantova ai martiri risorgimentali:
fra cui alcuni sacerdoti che si batterono per la libertà

La storiografia tradizionale ha a lungo sottaciuto il ruolo del clero lombardo che propugnava le idee liberali di Gioberti e che diede la vita per quegli ideali

Di Lorenzo Fazzini

Anche la Chiesa ebbe i suoi martiri risorgimentali, pubblicamente lodati da un noto anticlericale quale fu Giuseppe Garibaldi. Anche se, nella storiografia "tradizionale", resta alquanto sottaciuto il ruolo di questi preti che pagarono con il sangue la loro appartenenza al Risorgimento. Una recente pubblicazione - Belfiore. I Comitati insurrezionali del Lombardo-Veneto e il loro processo a Mantova del 1852-1853, di Costantino Cipolla (Franco Angeli) - getta nuova luce su alcuni sacerdoti (tutti mantovani) che diedero la vita per gli ideali di giustizia e sovranità popolare. Principi che divennero per essi una sorta di "seconda religione", come scrisse don Enrico Tazzoli, predicatore e docente nel locale seminario, indiscussa figura di primo piano del movimento carbonaro che ebbe nella città virgiliana il suo epicentro.
Il lavoro di Cipolla - docente di sociologia all'università di Bologna - ha condensato in due volumi (di un migliaio di pagine ciascuno) l'analitica ricostruzione di quel moto risorgimentale e del processo ad esso connesso, che comportò circa 200 indagati, 41 condanne complessive, 9 persone messe a morte; Cipolla ha pubblicato per la prima volta l'intera documentazione processuale, finora inedita in Italia. La congiura vide appunto protagonisti alcuni esponenti del clero mantovano: proprio don Tazzoli venne riconosciuto come colui che tenne le fila di quel movimento il cui scopo - ammise lui stesso in un interrogatorio del 26 giugno 1852, svoltosi nella fortezza di Mantova - era di «preparare nella città e Provincia pel giorno della riscossa unità e vigoriazione; (…) avere a cuore la classe più misera della popolazione, impedendole quelli eccessi a cui la trascinano la sua ignoranza e le sue bollenti passioni». Spiega ancora Cipolla, autore di vari studi sul Risorgimento: «Tazzoli fu una grande figura di sacerdote di un cattolicesimo sociale ante-litteram. Rappresentò un esempio di quel clero lombardo propugnatore di idee liberali e giobertane, qual i il rifiuto della pena di morte, la compresenza di fede e ragione e uno spiccato impegno per l'educazione popolare».
Quando don Tazzoli e i suoi vennero scoperti, si era nel periodo più difficile del Risorgimento: l'Austria aveva appena sconfitto i piemontesi nel '48 e ogni sollevazione era stata repressa. Nel Lombardo-Veneto vi erano ancora attivi dei Comitati insurrezionali, stroncati su comando del Fedelmaresciallo Radetzky, di stanza a Verona: all'inizio del 1852, a partire da quello Mantovano, vennero smantellati tutti i Comitati che andavano dal Ticino all'Isonzo. In tale azione repressiva caddero i tre sacerdoti mantovani: don Tazzoli fu impiccato il 7 dicembre 1852 con il crocifisso tra le mani: neppure il boia riuscì a strappare dall'abbraccio del reverendo il simbolo cristiano: «Il Crocefisso fu la mia gloria in vita, bramo che sia mio conforto in morte», scandì il prete-insegnante, che spirò «perdonando e chiedendo di essere perdonato». Ancora, don Bartolomeo Grazioli: pure lui fu appeso al patibolo il 3 marzo 1953; don Giovanni Grioli era stato invece fucilato il 5 novembre 1851, quale prodromo di esempio e di avvertimento contro i carbonari.
Accanto a queste integerrime figure di preti "risorgimentali" - che mai cedettero alle lusinghe austriache per denunciare i loro sodali di avventura - giganteggia la persona dell'allora vescovo di Mantova Giovanni Corti, che arrivò ad implorare di persona l'imperatore (facendo anticamera per ben due giorni a Pordenone) e scrisse a Radetzky «con le lagrime agli occhi» in favore dei suoi preti. «La memoria di questi sacerdoti rimase in ombra per diversi motivi», spiega Cipolla. «In quanto sostenitori dell'ideale repubblicano, furono emarginati dalla storiografia ufficiale fatta dai vincitori», cioè il Piemonte monarchico. «La stessa Chiesa ha maturato nel tempo una direzione che oggi permette di giudicare positivamente questi religiosi liberali. Ma ancora di recente ho ascoltato studiosi marxisti criticare l'att uale vescovo di Mantova perché, esaltando la figura di don Tazzoli, i cattolici vorrebbero "annettersi" anche il Risorgimento». Insomma, i preti di Belfiore "dividono" ancora oggi.



Mar 10 Apr 2007 12:43 pm

cristianiper...
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Inoltra Messaggio #928 di 1606 |
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