Temete il velo anticristiano, l'orrido contagio tra Sadr e i salafiti
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Anche le cristiane in Iraq devono portare il velo,
in caso contrario, mostrano in pubblico di essere
adultere "che sfidano Allah e il suo Profeta e ignorano
la vera religione". Le misure da prendere contro
costoro, sono che il padre o il marito "ordinino,
loro in modo cortese, di astenersi da ciò che è proibito.
Se rifiutano, allora siano guidate ed educate così
da esserne convinte. Se non convinte, allora devono
essere segregate in casa e non esposte a contatti proibiti
con uomini". Così si legge in una lettera siglata
"Esercito del Mahdi", la milizia di Moqtada al Sadr,
resa nota dall'agenzia siriana Aina e pubblicata in
Italia dalla Sir, l'agenzia di stampa del Sinodo dei vescovi,
che inserisce questo episodio al lungo elenco
delle vessazioni subite negli ultimi anni dai cristiani
in Iraq. La lettera infatti, termina avvisando minacciosamente
che "sono stati creati dei comitati speciali
per seguire la vicenda". E' interessante notare
che questa lettera, che ha ovviamente destato un certo
allarme sui media internazionali, è stata duramente
sconfessata dallo sheikh Abu Zahra, portavoce dell'Ufficio
"del martire al Sadr" che sostiene di non
avere mai emanato un'ordinanza del genere. Il "martire
al Sadr", padre di Moqtada al Sadr era un grande
ayatollah iracheno ucciso da Saddam Hussein, le
cui parole erano state citate espressamente nella lettera
della "Milizia del Mahdi" per motivare questa
imposizione: "La vergine Maria, era forse senza velo,
così che alle donne cristiane sia concessa la stessa
cosa?". Non per la prima volta, dunque, il mondo
dell'estremismo sciita che ruota attorno a Moqtada al
Sadr mostra di essere clamorosamente diviso al suo
interno e fuori controllo, anche dal punto di vista teologico,
oltre che politico.
La lettera, e ancora più la smentita, sono molto allarmanti
- ben al di là della questione del velo - perché
indicano che ormai nelle file dell'islamismo fondamentalista
si sta verificando un contagio reciproco
tra estremismi sciiti e sunniti che si appropriano
del peggio delle rispettive pratiche e visioni della società
e dell'uomo. Il primo, terribile contagio, si è
consolidato nei decenni scorsi, quando la "teologia
della morte" formulata e praticata da Khomeini, che
mette al centro l'obbligo per ogni fedele di cercare la
shahada, il martirio, è stata fatta propria dagli estremisti
sunniti di Hamas e di al Qaida. Mai, nell'islam
vi era stata questa concezione, mai il "martirio" era
stato esaltato come obbligo di fede di ogni singolo
musulmano e nell'islam storico il martire era considerato
al pari di come viene considerato in tutte le
religioni: un eccezione, di grande valore morale, ma
solo un'eccezzione. Khomeini, invece, l'ha trasportata
nella quotidianità di tutti i musulmani, ne ha fatto
l'asse portante della sua iniziativa politica, ha impostato
il suo jihad sul martirio e decine di migliaia di
"martiri", bambini e donne incluse sono stati sacrificati
in una incredibile leva di massa all'insegna del
culto della morte. Il martirio khomeinista si è trasformato
da un atto eroico di violenza subita in straordinaria
arma di aggressione stragista, innanzitutto contro
i civili, i "falsi musulmani" che costituiscono il 90
per cento delle vittime degli "shahid", spesso massacrati
all'interno delle moschee. Oggi verifichiamo
che si è consolidato un contagio inverso: nel mondo
sciita mai si è considerato obbligatorio, pena sanzioni,
il velo per le cristiane o le ebree (come ricorda
giustamente lo sheikh Abu Zahra), ovviamente sottratte
all'obbligo di rispettare i precetti della sharia.
Ma l'estremismo fondamentalista dei wahabiti-salafiti
(cui si rifanno i talebani e la galassia di al Qaida)
si basa invece su una concezione ferocemente avversa
al cristianesimo (per non parlare dell'ebraismo)
espressamente elaborata dal teologo di riferimento
del fondamentalismo sunnita, Ibn Taymmiyya, tanto
che in Arabia Saudita l'obbligo del velo è universale
e il culto cristiano è considerato un delitto penale.
Ora, la irachena "Milizia del Mahdi", pur essendo
composta da sciiti, fa propria la visione anticristiana
degli estremisti sunniti, non si limita all'imposizione
del velo - pena la segregazione nelle case e chissà
quali violenze in pubblico - ma da anni si esercita
nella distruzione delle chiese, nel rapimento dei sacerdoti
e ha ottenuto - come denuncia l'agenzia dei
vescovi - la fuga dall'Iraq di buona parte degli ottocentomila
cristiani che vi vivevano in pace dai tempi
di san Paolo.
Carlo Panella