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Il Bon, l'antica religione   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #15 di 3067 |
Il Bon delle origini

Con il termine Bon (a volte traslitterato Pon) ci si riferisce a quel
complesso universo spirituale preesistente all'arrivo in Tibet del
Buddhismo. Sfortunatamente ancora oggi non si hanno elementi certi
per poter conoscere con esattezza quali fossero gli effettivi
elementi cultuali e spirituali dell'antica religione tibetana. Si
possono solo avanzare delle ipotesi più o meno fondate e che, in
linea di massima, concordano nel parlare di una religione della
natura, una sorta di animismo magico incentrato sulla figura di un
sacerdote psicopompo il cui compito principale era quello di eseguire
rituali e pratiche divinatorie. Questi sacerdoti, i più importanti
dei quali ricoprivano anche cariche politiche, erano considerati in
grado di dominare le misteriose energie del mondo naturale e di
penetrarne i segreti attraverso poteri che venivano loro da profonde
conoscenze esoteriche. I sacerdoti bon-po avevano inoltre il compito
di proteggere il monarca e l'intera comunità dei fedeli dall'azione
di quelle forze negative che si riteneva fossero la causa prima di
malattie, calamità naturali, morte, etc. Uno dei poteri che la gente
attribuiva ai bon-po era quello di volare nel cielo a cavallo del
loro tamburo rituale e questo aspetto ha indotto qualche studioso a
considerare il Bon una delle tante ramificazioni dello sciamanesimo
asiatico mentre altri ritengono che i sacerdoti bon-po fossero più
dei sacrificatori ed esorcisti che non degli sciamani. E infatti
l’attività principale dei sacerdoti dell’antica religione tibetana
era proprio quella di celebrare un notevole numero di sacrifici
animali (c’è chi afferma che in epoca remota fossero previsti in casi
eccezionali anche sacrifici umani) che servivano a placare la collera
delle numerose divinità, ognuna delle quali presiedeva a un settore
del mondo naturale. Dal momento che con le loro quotidiane attività
lavorative gli uomini provocavano la collera di questi dei, che
poteva essere placata ricorrendo appunto a dei sacrifici, a delle
pratiche di magia e a degli esorcismi in cui sembra i sacerdoti bon-
po fossero particolarmente esperti.
Il luogo di origine del Bon è ancora oggi oscuro. Alcuni tibetologi
considerano la regione di Shang Shung come il luogo da cui arrivò in
Tibet il Bon antico. Gli studi più recenti tendono a localizzare il
regno di Shang Shung lungo l'arco di un ampio territorio compreso tra
la zona di Gilgit a occidente, il lago di Namtso a oriente, il Kotan
a nord e il Mustang a sud. Ricordi di questo passato remoto del Bon
sono presenti in alcuni testi scritti in una lingua misteriosa,
quella di Shang-Shung appunto, che probabilmente può essere
considerata facente parte del gruppo tibeto-burmese. Anche se non
esistono prove certe riguardo all'esistenza effettiva di questo regno
le notizie tramandate dai racconti tradizionali sono piuttosto
precise. La capitale sarebbe stata un luogo chiamato Il Palazzo
d'Argento della Valle di Garuda (Kyunglung Ngulkhar) dove avrebbe
regnato una dinastia di sovrani il cui potere terminò nell'ottavo
secolo con l'assassinio del re Ligmirya e la conseguente annessione
al Tibet dove la religione e la cultura di Shang-Shung divennero
maggioritarie nel Paese delle Nevi, sia a corte sia tra il popolo,
fino all’arrivo del Buddhismo nel 7° secolo d.C..


Il Bon riformato

Non si conosce cosa sia accaduto al Bon nel periodo compreso tra il
nono e l'undicesimo secolo. Sappiamo solo che la sua rinascita inizia
nel 1017 quando un certo numero di importanti testi religiosi vengono
scoperti da un maestro chiamato Shenchen Luga. Grazie all'opera di
questo lama, la tradizione Bon riemerge nella forma di quella
religione organizzata che è giunta sino ai giorni nostri. Si tratta
del cosiddetto Bon riformato che ha preservato alcuni elementi
dell'antica religione e nello stesso tempo ha assorbito diversi
aspetti del Buddhismo. L’influenza buddhista sembra essere stata così
forte che secondo alcuni studiosi il Bon riformato può considerarsi
quasi una sorta di scuola eterodossa del Buddhismo. Infatti dalla
scelta terminologica agli abiti dei monaci, dall'architettura dei
monasteri ai canoni generali dell'arte sacra (per un profano è quasi
impossibile capire se si sta visitando un gompa buddhista o bon-po
tanto sono simili gli altari, le tanka, i troni degli abati etc.),
dalle tecniche meditative ai rituali le similitudini sono così
numerose e profonde che solo un esame approfondito può mostrare le
differenze e le diversità che pure esistono. Ad esempio la vita di,
Tonpa Shenrab chiamato anche Shenrab Mibo, che è considerato il
fondatore del Bon sembra essere una sorta di sintesi tra quella del
Buddha e quella di Padmasambhava. Tonpa Shenrab è un personaggio del
quale fino ad oggi non è stata accertata con sicurezza l'esistenza
storica ma la cui vita è narrata in importanti biografie: Dodu
(L'epitome dell'aforisma), Zermik (L'occhio penetrante), Zhiji (Il
Glorioso). Secondo queste fonti Tonpa nacque da una famiglia reale
nel palazzo di Barpo Sogye. Si sposò in giovane età ed ebbe dei
bambini. Poco più che trentenne abbandonò la famiglia per dedicarsi
al cammino spirituale e trascorse la rimanente parte della sua
esistenza ( morì a 82 anni) a diffondere il Bon. Compì un solo
viaggio in Tibet e, pur trovando il paese del tutto impreparato ad
accogliere la sua dottrina, vi trasmise numerosi e importanti
insegnamenti spirituali. L'ostacolo principale alla diffusione del
Bon era rappresentato da demoni, spiriti della terra e geni delle
acque che si opponevano fermamente alla predicazione di Shenrab Mibo.
Questi però riuscì a domarli grazie alla forza dei suoi poteri magici
e, prima di lasciare il Tibet, il maestro profetizzò che la sua
religione sarebbe un giorno fiorita sul Tetto del Mondo.
Dunque nel 1017 inizia la nuova diffusione del Bon in Tibet con
Shenchen Luga che ebbe un gran numero di discepoli. Il suo lavoro
diede molti e buoni frutti consentendo così al Bon di riprendere a
fiorire un po' in tutto il Tibet ma con particolare vigore nelle
regioni del Kham e dell'Amdo. Certo questa tradizione rimase
ampiamente minoritaria in un paese ormai quasi del tutto convertito
al Buddhismo, ma i suoi insegnamenti non erano scomparsi e potevano
liberamente convivere con quelli del Buddha. I tre allievi principali
di Shenchen Luga diedero vita ad altrettanti lignaggi Bon che sono
continuati fino ad oggi. Druchen Namkha Yungdrung, il primo di questi
allievi, si dedicò soprattutto agli studi metafisici e cosmologici e
un suo studente fondò il monastero di Yeru Bensakha che, fino al 1386
quando fu distrutto da una alluvione e non più ricostruito, era il
principale centro di studi bon. Il secondo allievo, Zhuye Legpo,
ricevette da Shenchen Luga l'incarico di trasmettere gli insegnamenti
più complessi della dottrina e fondò il monastero di Kyikhar Rizhing
che in breve divenne famoso per la preparazione dei suoi monaci. La
trasmissione degli aspetti tantrici del Bon venne affidata al terzo
allievo, Paton Palchog, che li diffuse dapprima nel Tibet centrale e
in seguito nel Kham. Parlando della rinascita Bon non deve essere
dimenticata un'altra grande figura di questa tradizione, Meukhepa
Palchen che edificò il monastero di Zangri rinomato per la qualità
dei suoi studi filosofici.
All'inizio del quindicesimo secolo un forte impulso allo studio e
alla pratica delle dottrine bon-po venne dato dalla fondazione, ad
opera del maestro Nyamed Sherab Gyaltshan (1356-1415), del monastero
di Menri che rimase, insieme a Zangri e Kyikhar Rizhing, il maggior
centro bon-po fino al 1959. Nel 1834, non lontano da Menri, venne
costruito il gompa di Yundrung Ling e poco dopo, sempre nella stessa
zona, quello di Kharna. Il diciannovesimo secolo e i primi decenni
del ventesimo videro un ulteriore incremento della tradizione Bon.
Praticamente in tutto il Tibet, con l'eccezione della regione di U,
erano attivi e operanti monasteri bon-po. E quando l'invasione cinese
si abbattè sul Tetto del Mondo si contavano più di trecentotrenta
gompa appartenenti all'antica tradizione pre-buddhista.
Nel Bon, come del resto anche nel Buddhismo vajrayana, l'elemento
filosofico e speculativo si intreccia con una visione magica della
vita e con arcaici rituali legati al dominio delle forze della
natura. La consapevolezza dell'impermanenza delle cose terrene, il
raggiungimento della condizione di Buddha come meta ultima
dell'avventura umana, la pratica della meditazione e
dell'introspezione (punti di vista molto vicini a quelli buddhisti)
coesistono nel medesimo universo spirituali con suggestivi rituali ed
esorcismi tramite i quali si evocano le energie sottili, si operano
rotture dei livelli di esistenza convenzionali, si costruiscono
potenti barriere magiche con cui difendersi dalle energie negative
che vogliono distruggere gli uomini.
Gli insegnamenti che diede Shenrab Mibo furono raccolti e trasmessi
fino ai giorni nostri in due distinte classificazioni chiamate Gozhi
Dzonga (I quattro Portali e il Tesoro come quinto) e Thegpa Rimgu'i
Bon (Le nove vie del Bon). La prima è suddivisa in cinque parti:
Chabkar, "Le Acque Bianche", che illustra le pratiche dell'esoterismo
tantrico; Chabnag, "Le Acque Nere", comprende rituali magici e
ordinari relativi alla morte, alle malattie e ai funerali;
Panyul, "La terra di Phan", che spiega le regole monastiche ed espone
le concezioni filosofiche del Bon; Ponse, "La Guida Divina" che
contiene le pratiche più elevate appartenenti all'ultimo livello
chiamato della "Grande Perfezione" (Dzog-chen); Thothog, "Il Tesoro",
che raccoglie gli aspetti essenziali di tutti i quattro stadi
precedenti.
La seconda classificazione, forse la più nota, si divide invece nei
due momenti della Causa (i primi quattro livelli) e del Risultato (i
secondi quattro) mentre l'ultimo stadio, quello finale, è detto della
Grande Perfezione. Vediamo di esaminare brevemente le nove vie della
seconda classificazione. "La Via dello Shen della Predizione",
descrive quattro differenti metodi di predizione: il sortilegio (mo),
l'astrologia (Tsi), il rituale (To) e l'esame delle caue (Phyad). "La
Via dello Shen del Mondo Visivo", spiega l'origine e la natura degli
dei e dei demoni che vivono in questo mondo e i diversi metodi di
esorcismo. "La Via dello Shen dell'Illusione", espone i rituali per
eliminare i poteri avversi. "La Via dello Shen dell'Esistenza", è
connessa con lo stato che segue la morte (Bardo) e i metodi per
guidare il principio cosciente dell'essere verso la liberazione
finale o una migliore rinascita. "La Via dei Seguaci Virtuosi", è una
guida alle prescrizioni etiche del Bon riformato. "La Via Monastica",
descrive le norme e le regole della disciplina che i monaci debbono
seguire. "La Via del Puro Suono", contiene un'esposizione delle
pratiche tantriche più elevate, la teoria della realizzazione
interiore tramite il mandala e i numerosi rituali collegati a questi
aspetti. "La Via dello Shen Primordiale", spiega come riconoscere un
maestro competente e il luogo adatto per la celebrazione delle
cerimonie; fornisce inltre le istruzioni su come preparare il mandala
e meditare sulle sue divinità. "La Via Suprema", contiene gli
insegnamenti più elevati inerenti allo stato della Grande Perfezione,
quello che consente al praticante di dimorare nella Visione e
raggiungere la condizione di Buddha.
Come quelle buddhiste anche le scritture canoniche del Bon sono
divise in due grandi raccolte, il Kanjur e il Katen. La prima
raccolta, che contiene gli insegnamenti di Shenrab Mibo, si compone
di centotredici volumi divisi in quattro sezioni ognuna delle quali è
dedicata a uno o più soggetti specifici che vanno dalla cosmogonia
alle formule rituali, dalle pratiche tantriche a quelle dello Dzog-
chen. I duecentotrentanove volumi del Katen ospitano invece i
commentari degli insegnamenti esposti nel Tanjur.
La spiritualità bon-po si fonda su una precisa visione cosmologica
del reale. Nove divinità hanno creato il mondo, questo mondo, in cui
nascita, malattia, matrimonio, morte hanno un loro posto ben
definito. Un mondo in cui l'essere umano, attraverso determinati
rituali ben eseguiti e appropriatamente eseguiti, può entrare in
contatto con gli dei, i princìpi e le energie che essi rappresentano.
Le figure di maggior spicco dell'universo mitologico e simbolico del
Bon sono le seguenti: Kuntu Zangpo, che abita i reami della "Perfetta
Sfera", Shenla Okar, che risiede nella "Sfera del Godimento" e
Shenrab Mibo che viene considerato il Buddha dell'epoca attuale. Il
principio femminile è rappresentato da Satri Ersang, la "Madre di
Tutti gli Esseri", anche nota come Chamma, "La Madre Onorevole". Ci
sono inoltre molteplici Buddha e i "Buddha dei Tre Tempi", passato,
presente e futuro. Un altro gruppo di divinità importanti è
costituito dai "Protettori della Parola", una sorta di guardiani
della religione di cui i principali sono, Machog Sridpe Gyalmo, Midud
Champa Trago, Tsangod Murpa.

di Piero Verni








Mar 21 Feb 2006 8:21 pm

ermenegildo1975
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