Tutela dei lavoratori
Il licenziamento che non rispetti il requisito dell'immediatezza della contestazione è nullo e può essere impugnato dal lavoratore. E quanto ha stabilito la Corte di Cassazione che ha accolto il ricorso di un dipendente di una impresa agricola che si era rifiutato di svolgere le proprie mansioni a causa delle cattive condizioni igieniche del fabbricato al quale era stato destinato.
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La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un dipendente di un'impresa operante nel settore agricolo licenziato perché si è rifiutato di svolgere il proprio lavoro, viste le condizioni igieniche dei locali aziendali. Entrambe le argomentazioni sono state però respinte dalla Suprema Corte, che, con sentenza n. 3098 del 17/2/2004, ha sottolineato che:
A tale motivazione la Corte ha aggiunto che il procedimento disciplinare adottato dalla società era ingiustificato, poiché il lavoratore era stato destinato a svolgere il proprio lavoro in un fabbricato privo di adeguate condizioni di igiene e sicurezza, e pertanto il suo rifiuto appariva legittimo. Già il Tribunale e la Corte d'Appello si erano pronunciati nel senso della illegittimità del licenziamento, perché adottato non nei termini della necessaria immediatezza e quindi nel rispetto della regole generali della correttezza e buona fede. La Corte ha quindi proseguito nella linea tracciata in primo ed in secondo grado, annullando il licenziamento, reintegrando il dipendente nel posto di lavoro e stabilendo in suo favore il risarcimento dei danni pari all'ammontare delle retribuzioni relative al periodo di sospensione dal lavoro, oltre al pagamento delle spese processuali. giugno 2004 a cura della Redazione. Tratto da: "Il licenziamento deve avere carattere di immediatezza" di Bruno Pagamici |