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Condanne confermate (Corriere del giorno)   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #287 di 720 |
Condanne confermate. Sanzioni leggermente ridotte rispetto a quelle inflitte
in primo grado, ma il verdetto per il caso della “palazzina LAF” dell'ILVA
ha retto anche in appello. Niente da fare per il presidente dello
stabilimento Emilio Riva e gli altri dieci imputati che speravano in una
riforma del precedente verdetto. La decisione adottata ieri sera dalla Corte
d'Appello non ha riservato clamorosi colpi di scena. Anzi. Uno dei reati per
i quali era stata decretata l'assoluzione (si tratta di quello legato alla
frode processuale) è stato ritenuto sussistente, così come sono stati
ribaditi i risarcimenti dei danni alle costituite parti civili.
Anche i giudici d'appello hanno quindi ravvisato gli estremi per tenere
ferme le condanne. Ma va detto che Riva, a fronte dei 2 anni e tre mesi del
primo grado, si è visto comminare un anno e dieci mesi. E riduzioni
sensibili ci sono state anche per il direttore dello stabilimento, l'ing.
Capogrosso (da 2 anni e 3 mesi ad un anno e mezzo), e per altri funzionari
del siderurgico. In particolare, per cinque inquisiti la pena detentiva dopo
esser stata ridimensionata è stata sostituita da quella pecuniaria. Il tutto
a suggello di un procedimento ruotato attorno alle drammatiche deposizioni
dei dipendenti dello stabilimento che si videro dirottati nella palazzina.
Sono stati quei racconti, quelle testimonianze a descrivere al meglio cosa
sarebbe accaduto nel locale dell'Ilva. Sono stati quei racconti, quelle
testimonianze a ripercorrere le mortificazioni e le umiliazioni che
sarebbero state subite. Sono stati quei racconti, quelle testimonianze a far
capire cosa si prova ad esser "costretti a non far nulla", cosa possa
significare il termine "mobbing", come ed in che modo una simile situazione
possa incidere sul piano morale e professionale. Come riconosciuto dalle
sentenze di primo e secondo grado, quel "confinamento" provocò danni in
tutti coloro che lo subirono. Danni che ieri anche la Corte d'Appello ha
ritenuto di sanzionare affermando la responsabilità di chi ha seguito il
procedimento nelle scomode vesti di imputato. I giudici non hanno avuto
dubbi rispetto a quanto venutosi a concretizzare nel corso della vicenda. Il
verdetto emesso dall'organo giudicante monocratico nel dicembre del 2001 ha
trovato piena conferma. Solo qualche riduzione di pena, ma il caso della
“palazzina LAF” non poteva essere definito in altro modo. Le precedenti
undici condanne e l'obbligo al risarcimento dei danni dovevano trovare
conferma e così è stato.
Alla luce della decisione che ieri sera ha suggellato il secondo processo,
non ci dovrebbero essere dubbi sul fatto che quella struttura all'interno
dello stabilimento sia stata utilizzata dalla dirigenza come un vero e
proprio strumento. A far maturare quest'impressione sono stati proprio i
passaggi che hanno caratterizzato l'intera vicenda. Facendo leva su non
meglio specificate esigenze di ristrutturazione, i dipendenti furono
collocati nella palazzina del Laminatoio a freddo, un immobile sprovvisto di
mezzi idonei a portare avanti una qualsiasi prestazione d'opera. Stando alle
testimonianze rese dagli ex lavoratori, sistemati lungo un corridoio di una
quarantina di metri, quelli che avevano la pretesa di essere degli uffici
erano muniti di una scrivania e di una sedia. Nient'altro.
La situazione venutasi a creare avrebbe posto il personale "confinato" nella
palazzina in una condizione tale da causare quella che dai giudici è stata
considerata una chiara mortificazione umana, professionale e psichica. Un
particolare evidenziato dai rappresentanti dell'accusa in occasione delle
requisitorie tenute in primo e secondo grado. Per i magistrati, il
declassamento dei soggetti destinatari del provvedimento aziendale sarebbe
stata la conseguenza della mancata accettazione di precedenti disposizioni
impartite dalla dirigenza. Che avrebbe assegnato al personale trasferito
mansioni differenti da quelle inizialmente svolte senza comunque apportare
alcuna variazione dal punto di vista economico e salariale.
Con il trascorrere del tempo, l'essere destinati alla palazzina "Laf" veniva
considerato come una sorta di "punizione psicologica", come un efficace
ammonimento per chi in seguito si fosse rifiutato di aderire a richieste
aziendali. E fu a quel punto che in Procura furono fatte arrivare le prime
denunce. In tal modo i lavoratori vollero sollevare una questione
estremamente delicata, una questione che dopo non molto tempo sarebbe
divenuta un vero e proprio caso giudiziario. La dirigenza fu messa sotto
accusa per aver impiegato dipendenti in un luogo dove non avrebbero dovuto
fare nulla. Una situazione che, come sottolineato dai pubblici ministeri, va
contro il concetto di "lavoro” soprattutto se si fanno salvi concetti come
quelli secondo cui il lavoro nobilita l'uomo, come quelli secondo cui il
lavoro conferisce dignità all'essere umano. Concetti che pur essendo
riconosciuti ed affermati non avrebbero trovato spazio nella “palazzina
LAF”.
Il processo d'appello non ha ribaltato nulla di quanto già emerso in primo
grado. Le condanne comminate ad Emilio Riva e agli altri dieci imputati sono
state confermate. L'impianto accusatorio ha retto ed in più c'è stato il
riconoscimento del reato di frode processuale (di questo rispondevano
soltanto lo stesso Riva, Luigi Capogrosso e Angelo Greco), un reato per il
quale nel precedente dibattimento si era registrata l'assoluzione. Anche il
procedimento d'appello è stato chiuso con il risarcimento del danno a favore
delle numerose parti civili, la UIL era rappresentata dall'avv. Sergio
Torsella, i lavoratori da un nutrito collegio difensivo composto fra gli
altri dagli avvocati Carlo Petrone, Adelaide Uva, Luca Balistreri, Massimo
Saracino. Adesso, tutto passa in Cassazione.
Ettore Raschillà








Gio 14 Apr 2005 8:01 am

fabioprincipale
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Inoltra Messaggio #287 di 720 |
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Condanne confermate. Sanzioni leggermente ridotte rispetto a quelle inflitte in primo grado, ma il verdetto per il caso della “palazzina LAF” dell'ILVA ha...
Fabio Principale
fabioprincipale
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