Hanno scioperato in segno di protesta contro le condizioni di sicurezza
nell'Acciaieria uno ed in particolare del convertitore. Ora per sette operai
del reparto e due delegati sindacali della Fiom Cgil, la direzione aziendale
ha avviato una procedura disciplinare che potrebbe concludersi con il
licenziamento.
Proprio nel giorno in cui l'Ilva a Bari, ha presentato il nuovo piano
industriale per lo stabilimento di Taranto, si riaccende lo scontro in
fabbrica. L'azienda contesta ai lavoratori di aver incrociato le braccia
lasciando 300 tonnellate di acciaio liquido in un convertitore.
Un'operazione che avrebbe messo a rischio la tenuta di un impianto del
valore di 15 milioni di euro.
L'Ilva ha comminato agli operai un provvedimento di sospensione, come
prevede la procedura, ma secondo la Fiom l'azienda intenderebbe licenziare
le maestranze colpite dalla contestazione.
Immediata la reazione del sindacato che ha proclamato uno sciopero di 24 ore
per lunedì prossimo. Il caso ha assunto subito una dimensione nazionale data
l'importanza dello stabilimento Ilva di Taranto. Sulla vicenda, infatti, è
intervenuto il segretario generale nazionale della Fiom, Giorgio Cremaschi
secono il quale la decisione dell'azienda “è gravissima perchè assunta dopo
uno sciopero fatto per denunciare serissimi problemi di sicurezza sul lavoro
in uno stabilimento che sta registrando uno stillicidio insopportabile di
infortuni gravi e gravissimi”.
Cremaschi definisce l'iniziativa dell'Ilva “una vera e propria rappresaglia
antisindacale” ed annuncia battaglia. “Li contrasteremo - continua - sia sul
piano sindacale che su quello legale”.
Altrettanto dura la reazione di Franco Fiusco, segretario generale della
Fiom Cgil di Taranto. “Quest'atteggiamento - scrive in una nota - è
palesemente un messaggio intimidatorio a tutti i lavoratori che non
accettano l'arbitriodell'azienda. Questi provvedimenti sono di una gravità
inaudita, in quanto viene leso il diritto di sciopero”.
I metalmeccanici della Cgil chiedono, pertanto, “ai lavoratori, alle
istituzioni, agli enti preposti, alla magistratura di intervenire con le
proprie prerogative, affinché venga ripristinata la democrazia e il rispetto
delle persone che lavorano”.
Anche il segretario della Cgil, Gianni Forte denuncia la gravità
dell'episodio. “Se l'Ilva procederà con la sua iniziativa fino ai
licenziamenti - dice - inevitabilmente si aprirà una fase di scontro molto
aspra che porterà alla rottura delle relazioni. Chiediamo alle istituzioni
che ieri hanno partecipato alla riunione sul piano industriale Ilva di fare
altrettanto. Si tratta di un episodio molto grave perchè l'impianto oggetto
della protesta ieri mattina è stato fermato dagli ispettori dello Spesal”.