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http://www.tarantosera.com/news.asp?id=1588> di Paolo Melchiorre
Il sistema anticollisione non era in funzione, anzi pare che addirittura
fosse incompleto, privo di un pezzo. Sarebbe questo il motivo principale per
cui ieri mattina due carri ponte si sono scontrati nel reparto ‘Dbs 1’
(deposito bramme 1) dello stabilimento siderurgico Ilva, provocando il
distacco di una putrella che ha colpito mortalmente l’operaio di 24 anni di
Mottola Luigi Di Leo. E’ quanto sarebbe emerso palesemente dai primi
accertamenti compiuti dalla magistratura e dall’Ispettorato del Lavoro sul
luogo in cui è avvenuta la tragedia. “Il quadro della situazione è
abbastanza chiaro” afferma il procuratore aggiunto Franco Sebastio, che
dirige l’inchiesta insieme al pm di turno al momento dell’incidente, il
sostituto procuratore Remo Epifani. Gli inquirenti stanno completando la
fase decisiva degli interrogatori ma il più sembra fatto. Il registro degli
indagati è ancora bianco, ma già all’inizio della prossima settimana
potrebbe riempirsi con i nomi dei primi presunti responsabili
dell’infortunio mortale ai quali la Procura farebbe pervenire una
informazione di garanzia. Il reato ipotizzato sarebbe quello di omicidio
colposo, al quale potrebbe aggiungersi anche quello di omissione di cautele
sui luoghi di lavoro. Il mancato funzionamento del sistema frenante
anti-collisione potrebbe essere legato ad una manutenzione inefficiente
eseguita solo pochi giorni prima. Tra il 6 e il 7 settembre, infatti, nello
stesso reparto si erano scontrati due carri ponte, per fortuna senza
conseguenze per gli operai che stavano lavorando in quell’area. In seguito a
quell’urto era stata eseguita una manutenzione sull’impianto ma qualcosa non
è andato per il verso giusto. Quando l’impianto ha ripreso a marciare
regolarmente, infatti, il sistema anti-collisione legato alla corsa dei
carri ponte era disattivato. O meglio, non sarebbe mai potuto entrare in
funzione perchè era addirittura incompleto, come sarebbe risultato dal
sopralluogo di magistrati e tecnici dell’Ispettorato del lavoro. La
sensazione, insomma, è che stavolta sull’ennesima ‘morte bianca’ all’Ilva si
potrà fare piena luce e individuare i responsabili.