Corriere del giorno
Indagini al capolinea per la tragedia che nel giugno di due anni fa vide
ancora una volta come teatro lo stabilimento siderurgico ILVA.
Preso atto di quanto emerso dalla delicata attività investigativa, i
pubblici ministeri inquirenti dott. Franco Sebastio, dott. Italo Pesiri e
dott. Salvatore Cosentino hanno provveduto a far notificare sette avvisi di
garanzia a coloro che avrebbero avuto responsabilità per la terribile morte
di Paolo Franco e Pasquale D'Ettorre, i due giovani operai coinvolti nel
crollo di una gru collocata nella zona dei “Parchi minerali”. Sette
indagati, fra cui figurano quattro responsabili dell'ILVA (l'imprenditore
Emilio Riva, il direttore dello stabilimento ing. Luigi Capogrosso, i
dirigenti Salvatore Zimbaro e Giancarlo Quaranta) e tre dirigenti della
ditta appaltatrice “CEMIT” (l'imprenditore Gerardo Pappalardo, il capo
ufficio tecnico Franco Antonio Pinto ed il responsabile coordinamento
sicurezza Giuseppe Bruno).
L'accusa contestata a loro carico è quella di “cooperazione in omicidio
colposo”. Un'ipotesi delittuosa formulata dopo che i dubbi e gli
interrogativi che avvolgevano il perchè di quella sciagura sono stati
spazzati via grazie al risultato di una consulenza tecnica. L'unico atto che
avrebbe potuto chiarire ogni aspetto della drammatica vicenda. I periti
incaricati, il prof. Enrico De Rosa, l'ing. Giuseppe Godono e l'ing. Mariano
Migliaccio, hanno spiegato esaurientemente le ragioni alla base del
cedimento della struttura sulla quale stavano lavorando le povere vittime.
Secondo gli esperti, il collasso del braccio di un una macchina bivalente
“BM 1” determinò un'azione autoscatenante delle colonne di sostegno del
bilanciere che era meccanicamente collegato ad esso e sul quale stavano
lavorando gli sfortunati Franco e D'Ettorre. Come si legge nel capo
d'imputazione, la “rottura” sarebbe stata causata dall'impiego di un
contrappeso provvisorio di valore eccessivo poichè, in occasione delle
operazioni di manutenzione, non sarebbe stato effettuato un adeguato calcolo
dell'effettiva resistenza della struttura reticolare, soprattutto quando
sarebbe stata sottoposta al carico aggiuntivo dello stesso contrappeso.
Questa situazione avrebbe portato ad una modifica tutt'altro che irrilevante
dello stato tensionale del corrente superiore del braccio compreso fra le
funi di sostegno e la cerniera cilindrica, con una conseguente instabilità.
La situazione descritta avrebbe incrinato la consistenza della struttura con
conseguente caduta del contrappeso e chiusura a forbice del tratto di trave
compresa fra le funi e l'attacco del braccio. Il processo di rottura sarebbe
stato accentuato e accelerato al momento della eliminazione dei giunti di
collegamento dei correnti. Il calcolo in questione fu oggetto di una
“pratica operativa da parte della “CEMIT”, che però secondo gli inquirenti
sarebbe stata caratterizzata da una serie di situazioni capace di non
garantire sicurezza ai lavoratori e di provocare l'incidente in cui persero
la vita Franco e D'Ettorre. Secondo la tesi della Procura, ognuno degli
indagati avrebbe mantenuto una condotta tale da non scongiurare l'evento. Ad
esempio, Emilio Riva si ritrova sotto accusa perchè nella sua qualità di
amministratore delegato e legale rappresentante dell'ILVA avrebbe avallato
la procedura operativa della “CEMIT” (che gli inquirenti hanno definito
inadeguata ed incongruente) non predisponendo all'interno della ditta un
appropriato assetto organizzativo, data l'eccezionalità e la singolarità
della manutenzione. Secondo i pubblici ministeri, l'imprenditore non avrebbe
garantito un sufficiente livello professionale degli addetti
all'elaborazione tecnica propedeutica agli ordini relativi agli appalti più
complessi. Ipotesi delittuose formulate soprattutto alla luce quanto emerso
dalla consulenza disposta nel corso delle indagini.
A tal proposito appare inutile sottolineare la delicatezza delle operazioni
svolte dai periti, appare inutile rimarcare la complessità degli
accertamenti. A riprova di tutto questo vanno ricordati i mesi dedicati dai
tecnici per poter svelare i perchè della tragedia e fissare tutti i tasselli
del mosaico. Probabilmente, proprio dopo il deposito della consulenza il
caso giudiziario che ruota attorno alle morti dei poveri Franco e D'Ettorre
ha trovato la sua soluzione. Almeno dal punto di vista delle indagini
preliminari. Adesso, tocca gli indagati tentare di confutare l'assunto
accusatorio. Il tutto nell'ambito dei canonici venti giorni che la legge
concede in questi casi.