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I: operai contro   Elenco di messaggi  
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I: operai contro



-----Messaggio originale-----
Da: operai [mailto:operai@...]
Inviato: domenica 10 settembre 2006 15.50
A: dario.comotti@...
Oggetto: operai contro



__________ Informazione NOD32 1.1488 (20060413) __________

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Lun 11 Set 2006 7:51 am

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10 SETTEMBRE 2006

OPERAI

CONTRO

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GIORNALE PER LA CRITICA, LA LOTTA, L'ORGANIZZAZIONE DEGLI OPERAI CONTRO LO SFRUTTAMENTO

Anno VIII Numero 256

SOMMARIO

10 SETTEMBRE 2006

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1.ISCRIVITI ALL'ASLO

Fotocopiato 

ASLO
  Associazione per la liberazione degli operai

Scopo dell’Associazione è la liberazione degli operai dalla sottomissione economica, politica e sociale in cui questa società li costringe.

Gli operai sono sottoposti ad una moderna forma di schiavitù. Sono costretti a vendere le loro braccia ad un padrone che per arricchirsi li consuma nelle fabbriche e nei più disparati luoghi di lavoro. Vivono una vita a malapena sopportabile finché gli affari del padrone vanno bene, cadono sotto la soglia di povertà appena una crisi si fa sentire, perdono il lavoro, vengono licenziati, utilizzati saltuariamente, supersfruttati, licenziati.

Nelle fasi di sviluppo economico la loro condizione sembra migliorare, si propaganda l’idea che ormai gli operai si trovino in una situazione di graduale ma inarrestabile miglioramento: ma basta una crisi e tutto torna in discussione, in forse. Ogni piccola conquista viene travolta, i diritti di cui tanto si parlava cadono uno ad uno sotto i colpi di nuove leggi e regolamenti. Gli operai si ritrovano a fare i conti con la dura realtà di essere schiavi moderni.

La distanza economica e sociale fra gli operai, i produttori diretti a salario, e i padroni che li impiegano diventa un abisso. Trovarsi al limite della povertà di fronte alla ricchezza che le classi superiori possono disporre ed esibire fa della società moderna, la società del più profondo contrasto fra le classi che la storia abbia prodotto.

Operai che vi siete resi conto della situazione sociale in cui vi trovate a vivere e non siete più disposti a sopportare oltre, aderite all’Associazione, decidete di dare, sulla base delle vostre possibilità, un contributo diretto alla causa dell’emancipazione vostra e degli operai che in ogni parte del mondo vivono la stessa condizione.

Attraverso l’Associazione  ogni operaio si addestra a lottare in quanto operaio, non più individuo fra individui ma come componente di una classe sociale che si va ricostituendo in tutto il mondo, la classe degli operai.

L’Associazione , nei luoghi di lavoro, nei sindacati, nel campo della politica, ovunque sostiene ed organizza la lotta indipendente degli operai contro i governi dei padroni, contro i padroni al governo.

Attraverso l’Associazione  ogni operaio non è più una marionetta nelle mani dei partiti dei ricchi che lo usano per andare al governo e per ringraziarlo poi con una legislazione antioperaia fatta a misura degli interessi dei padroni.

L’Associazione collega  gli operai di tutti i luoghi di lavoro per la difesa della condizioni salariali e normative. Una rete per rimettere l’attività sindacale nelle mani degli operai stessi, per scalzare dalle poltrone dirigenti e funzionari sindacali che della svendita degli interessi immediati degli operai ai padroni hanno ricavato privilegi e buone rendite.

Attraverso L’Associazione gli operai si preparano ad attuare un’azione politica indipendente che punta direttamente alla questione essenziale: chi deve avere il potere? I padroni o gli operai?

 

Compagni che non venite dalle fila operaie aderite all’Associazione, in questa scelta c’è la consapevolezza che se un rivolgimento radicale è necessario per rimettere su nuove basi la società, tale rivolgimento si attuerà solo con la liberazione degli operai dallo sfruttamento.

 

Operai militate nell’Associazione, nessuno ci libererà dalla nostra condizione di sfruttati se non noi stessi. Associatevi.

Il giornale dell’Associazione è:  OPERAI CONTRO

 

Per aderire scrivere a: adesioni@...

oppure, operai.contro@... 

oppure, operaicontro@...

oppure scrivere: Via Falck 44, 20099 Sesto San Giovanni (Mi).



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2,L'IMPERIALISMO ITALIANO

L’imperialismo italiano alla ricerca di un proprio ruolo nel Mediterraneo

Operazioni militari

Senza i se e senza i ma

Assieme a Francesi, spagnoli, 3000 soldati italiani partono per il Libano, dietro la foglia di fico della bandiera dell’ONU.

Prima questione. Da dove inizia la storia del contrasto fra Israele e i palestinesi o Israele e gli hezbollah ? Dai due soldati fatti prigionieri da questi ultimi o dai razzi israeliani su Gaza? Oppure dallo Stato d’Israele rubato ai palestinesi o piuttosto dalla dominazione inglese? Ognuno scelga secondo i suoi interessi. Noi scegliamo quello dei popoli oppressi. La storia comincia con l’oppressione dei palestinesi ad opera della borghesia israeliana, ancora in corso.

Seconda questione. Dal punto di vista militare l’azione di hezbollah al confine di Israele aveva il compito di alleggerire la pressione giornaliera dell’esercito israeliano contro i palestinesi nei territori. Uno stillicidio di morti fra i civili coperto da un semplice “erano militanti di hamas”, che è un partito politico liberamente eletto, al governo, dai palestinesi. L’ONU è forse intervenuto contro quest’aggressione a mano armata, qualcuno ha imposto un freno alla borghesia israeliana? Nessuno. Gli hezbollah, nelle cui file militano tanti profughi palestinesi in Libano, hanno fatto ciò che potevano per contenere l’esercito israeliano sul fronte del Nord.

Terza questione. L’esercito israeliano attacca il sud del Libano, pensa ad un’azione rapida contro coloro che considera quattro straccioni. Il colpo non gli riesce e non ha altra scelta che accanirsi: bombarda e distrugge villaggi ed interi quartieri, deve impaurire la popolazione, colpire gli sciti, bambini e donne. Ma, hezbollah resiste, i loro missili continuano a cadere, più l’aviazione israeliana bombarda strade e ponti più la resistenza reagisce. L’esercito israeliano è di fronte ad una scelta per farla finita: invadere il libano, farne terra bruciata e seppellire tutto e tutti. Entrano in ballo gli USA e i Francesi. C’è l’Iraq con la guerra in corso e il governo fantoccio guidato dagli sciti. Un governo, che a malapena riesce a coprire l’occupazione militare americana e che la distruzione dei quartieri sciti di Beirut mette ancora più in difficoltà. C’è la Francia, per i legami storici col Libano non può permettere che venga messa in discussione l’integrità territoriale del paese e chiede all’ONU che Israele venga fermata.

Quarta questione. Cosa c’è di meglio per la borghesia israeliana uscire dall’angolo in cui si era messa  accettando il cessate il fuoco con l’impegno che al confine Nord, in Libano, si dispieghi una forza militare che impedisca agli hezbollah di agire? Israele si può di nuovo occupare senza rischi dei palestinesi di Gaza, colpirli dove e come vuole. Il confine Nord è presidiato da 15000 uomini a nome dell’ONU. La borghesia israeliana esce dall’angolo, ha distrutto infrastrutture, ammazzato migliaia di persone, ma non è successo niente, si ritira, anche se mantiene il blocco navale. Il popolo libanese, i profughi palestinesi non subiranno per ora più i bombardamenti ma dovranno assistere impotenti agli assassini mirati, all’uso dei carri armati dei missili contro i loro fratelli palestinesi dei territori.

Quinta questione. L’Italia si inserisce nel gioco militare e come sempre la storica ambiguità è d’obbligo. Manda 3000 soldati con lo scopo dichiarato di affiancare l’esercito e le popolazioni libanesi mentre in realtà dovrà coprire le spalle all’esercito israeliano che potrà con tutte le sue forze occuparsi dei  palestinesi senza l’incognita degli hezbollah. Dietro i soldati in campo, naturalmente gli affari della ricostruzione che dovranno dividersi con i padroni francesi.

Sesta questione. Chi manda il contingente è il governo di centrosinistra diretto da Prodi. I pacifisti di governo si sono subito allineati, la spedizione in Libano è armata, sparerà se è necessario, ma non fa la guerra. Il sublime ripudio della violenza come base della guerra che ha tanto riempito i cieli di Assisi è andato a farsi benedire. Prodi ha preso la palla al balzo per ristabilire un ruolo dell’imperialismo italiano nel mediterraneo, un ruolo in qualche modo formalmente autonomo dagli USA e nell’ambito dell’unità europea. Avere soldati nei teatri di guerra prepara buoni affari per la ricostruzione e sono un sostegno agli industriali impegnati nelle produzioni militari. La tanto decantata autonomia dagli usa che tanto è servita a Prodi per differenziarsi da Berlusconi è in realtà una formalità, è innegabile che l’intervento in Libano gli è stato chiesto tramite l’ONU dagli Stati Uniti e da Israele. La troppa fretta di correre ha messo il governo italiano nel rischio di doverci andare da solo. Prodi, ha dovuto faticare per convincere gli altri europei, la Francia per prima; i francesi conoscono bene la situazione e sanno che l’equilibrio al confine libano-israeliano dipende dalla questione palestinese e dalle vicende irachene. Tant’è, i francesi hanno voluto conservare il comando sul terreno.

In conclusione. Coloro che fanno più impressione sono i rappresentanti di sinistra, di Rifondazione che sono al governo: mandano soldati sotto la bandiera di fico dell’ONU a svolgere una guerra di posizione, per gli interessi dei padroni italiani e della borghesia israeliana, senza pudore ed ombra di dubbio.

Che non fossero comunisti  si sapeva, ma che diventassero sostenitori dell’azione militare dell’imperialismo italiano in Medio Oriente lo stanno ampiamente dimostrando in questi giorni.

   

Associazione per la Liberazione degli Operai

    

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3. IL COSTO DELLA MISSIONE
La missione è partita. In Italia, per sanare il deficit dello stato, Schioppa promette lacrime e sangue per gli operai. Ma quanto costa la missione dell'imperialismo Italiano? Per le pensioni si promettono tagli, i salari sono già tagliati, per la sanità si aumenteranno i ticket.

Per il 2006 l'art. 2 del decreto della missione in Libano autorizza la spesa di 186 milioni e 881.868 euro per la partecipazione del contingente italiano alla nuova missione Unifil, come ridefinita dalla risoluzione 1701 dell'Onu.

 Quanto costeranno i soldati nel 2007?

 Parisi risponde: "bisognerà sostanzialmente moltiplicare per tre il costo di questi 4 mesi, quindi 600 milioni di euro e questo è il rilievo complessivo, al lordo dei rimborsi dell'Onu". Gli oneri complessivi (tra cui anche i 30 milioni per interventi di cooperazione allo sviluppo (sostegno alle imprese dei padroni italiani, e non solo) ammontano a 219 milioni e mezzo.

Per il 2006: si provvederà con il boom delle entrate fiscali. 

CORSI DI ARABO PER MILITARI, 2,4 MLN PER BASE ONU BRINDISI.

 Il decreto stanzia quasi 75 mila euro "per lo svolgimento di corsi di introduzione alla lingua e alla cultura araba a favore del personale impiegato nella missione" militare. Previsti anche 2,4 milioni per potenziare le infrastrutture della base logistica Onu di Brindisi.

Chi dovrà pagare queste spese? Lo stato. A chi chiederà lo stato i soldi? Agli operai

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4. AFGHANISTAN

In Afghanistan i soldati italiani sono impegnati in una missione di pace . La sinistra borghese ha rifinanziato la missione per il 2007. La destra borghese, Berlusconi in testa, ha votato a favore. Le facce da culo dei comunisti borghesi (da Diliberto  a Bertinotti) dicono di aver votato per il rifinanziamento per salvare il governo: cioè per salvare le sedie su cui poggiano il loro culo. Gli Afghani probabilmente non sanno che i soldati italiani sono in missione di pace. I soldati italiani con quelli USA e Inglesi sono impegnati in feroci rastrellamenti e azioni di rappresaglia contro la resistenza Afghana.  In una strada di Farah una bomba esplode al passaggio di un convoglio militare italiano. Sui giornali italiani scoppia il finimondo. Come ci sparano? Sono quei mostri dei Talebani. Poi l'annuncio trionfante che nell'azione di rappresaglia sono stati uccisi 300 Talebani. Che lo voglia o no la sinistra borghese italiana in Afghanistan la guerra va avanti da più di quattro anni. La situazione in Afghanistan è simile a quella in Iraq. Il cosidetto governo del pupazzo Karzai non riesce a controllare nemmeno Kabul. A scanso di equivoci per le truppe italiane in Afghanistan come in Iraq si applica il codice  il Codice penale militare di guerra. Altro che pace.


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5.GIOVANI OPERAI

E' LA PRECARIETA' CHE UCCIDE I GIOVANI OPERAI!
 
Lo Slai Cobas si stringe al dolore della famiglia di Luca Vertullo, il giovane lavoratore interinale di 22 anni, ucciso da un rimorchio al Porto di Ravenna.
Quello che per l'amministrazione comunale, l'Autorità portuale, la Sapir, è il fiore all'occhiello per aumentare i profitti per i padroni locali, il Porto di Ravenna è invece un luogo ad altissimo rischio per i lavoratori che da tempo denunciano, inascoltati, i pesanti ritmi di lavoro, la fatica, i tempi di consegna e l'alto rischio per la loro sicurezza.
Gli investimenti annunciati dell'Autorità portuale per il triennio 2006-2008 non riguardano affatto la sicurezza ma servono a potenziare il traffico container : la competività tanto cara ai padroni viene pagata con la fatica dei lavoratori. E oggi sono i giovani, in affitto, sottopagati, precari, la nuova realtà operaia spinta nell'ingranaggio del sistema di sfruttamento. Un sistema che qualche anno fa ha ucciso un giovane operaio del Sud alla Marcegaglia e oggi Luca Vertullo, "Fagiano", al Porto di Ravenna.
Sentire parlare ancora una volta di "dramma", "tragedia", "ennesima sciagura", serve a poco e crea confusione.
Siamo stanchi di demagogia, di solite parole a vuoto dopo la morte sui luoghi di lavoro.
Il presidente della Compagnia portuale, Rubboli, ha detto chiaramente che "il lavoro viene svolto in base agli accordi sindacali e alle normative esistenti". Proprio queste normative, infatti, permettono ai padroni di impiegare un ragazzo di soli 22 anni a fare lavori che i lavoratori più anziani rifiutano, senza formazione, come fosse al fronte di guerra, con pressanti ritmi di lavoro, mezzi meccanici in movimento e camion sovraccarichi per rispettare i tempi di consegna! "Il più anziano tra questi giovani operai è stato assunto a luglio", ha denunciato un collega del povero Luca. E' la famigerata legge Biagi che permette ai nuovi caporali, le agenzie interinali, lo sfuttamento senza limiti dei lavoratori. I sindacati ed i politici che si strappano le vesti dopo l'ennesimo omicidio bianco nei luoghi di lavoro dovrebbero portare fino in fondo le denuncie del lavoratori. Ma non lo fanno perchè sono parte del sistema di sfruttamento dei lavoratori.
Certo che non è giusto morire per il lavoro, ma senza cancellare una volta per tutte la precarietà della condizione di tanti giovani lavoratori senza diritti e tutele, se, più chiaramente, non viene immediatamente cancellata la legge Biagi, sono tutte parole vuote che non cambiano le cose.
Al tempo stesso lanciamo quì la proposta che sta portando avanti lo SLAI COBAS di Taranto riguardo la fabbrica della morte, l'ILVA di Taranto: e cioè di una postazione fissa dell'Ispettorato del Lavoro, all'interno del Porto di Ravenna in questo caso.
Occorre che le testimonianze e le denunce dei lavoratori portuali abbiano un sindacato che li porti avanti: lo SLAI COBAS è pronto a raccoglierle e a trasformarle in vertenze.
Allo stesso tempo facciamo appello ai delegati più combattivi ad esprimersi chiaramente per la cancellazione della Legge Biagi, al Porto come altrove.
Non deve passare la rassegnazione della fatalità degli incidenti, degli omicidi bianchi. Lottare per la sicurezza si può e si deve. E' ora di finirla con il terrorismo padronale, con il loro sistema di potere nei luoghi di lavoro, con le loro leggi.
 
SLAI COBAS per il Sindacato di classe di Ravenna

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6.MEDIORIENTE

PER IL DIBATTITO

Da Joseph Halevi


Invio con il permesso di pubblicarlo e farlo circolare (ho deciso non esprimermi più per ora sul manifesto in materia di medioriente perchè la situazione interna del giornale è troppo contorta ed è inutile litigare e rompere amicizie e rapporti umani stabiliti da circa un ventennio. Di conseguenza sul MO mi esprimerò liberamente inviando di tanto in tanto dei pezzi dando la facoltà di utilizzarli liberamente).
 

 

 

Sul medioriente e la sinistra italiana
La sinistra italiana ufficiale, quella che sta al governo e quella che l'appoggia di fatto dall' esterno, come il manifesto, si trova davanti alla situazione mediorientale come un'imbarcazione di fronte ad un visibilissimo scoglio ma senza un equipaggio capace di effettuare la manovra di aggiramento.  Il motore che spinge il natante verso lo schianto è la missione UE/ONU così come è stata concepita ed attuata. Quando i soldati UE/ONU si troveranno maggiormente coinvolti nel conflitto - coinvolgimento fisicamente iniziato con l'attentato a Sidone - vi sarà un duro scontro tra Francia ed Italia, quest'ultima rimarrà da sola nei fatti e la sinistra entrerà in un mare di ricriminazioni ed accuse reciproche. Infatti la Francia cercherà di salvare i suoi interessi in Libano ed in Siria mentre l'Italia seguirà la linea pro-americana di D'Alema cosa che Parigi ostacolerà. Indipendentemente dallo scatenamento della prossima guerra da parte di Israele, la Francia non permetterà al comando italiano della forza UE/ONU di espletare le sue funzioni.
Per capire la dinamica che si sta mettendo in moto alla frontiera del Libano con Israele bisogna avere un'idea chiara di che cosa sia stata questa fase del conflitto che dura dal 1948.
Non è stato Israele ad iniziare  quest'ultima guerra al Libano semplicemente perchè Tel Aviv  aveva pianificato un'altra data. Ha ragione il capo di Hezbollah, Nasrallah, a dichiararsi sorpreso della reazione israeliana alla cattura dei due soldati, perchè le sue previsioni erano corrette. Israele aveva effettuato varie manovre militari preparatorie  ma il momento  di apertura dello scontro veniva calibrato in rapporto alla pressione USA sull'Iran ed al rifiuto di quest'ultimo di cedervi. E' evidente che tale pressione era destinata ad entrare in una fase acuta DOPO il rifiuto di Tehran di soggiacere alla richiesta USA/ONU di sospendere tutte le sue attività in materia nucleare. La data scadeva in Agosto per cui è evidente che la tensione sarebbe montata da Settembre in poi, periodo in cui Hezbollah prevedeva l'inizio del conflitto da parte di Israele e penso che così la pensassero i governanti ed i militari israeliani.  La guerra al Libano ed a Hezbollah era programmata con gli Usa come parte dello scontro con l'Iran.
Le cose non sono andate così per via della situazione interna in Israele e per la guerra condotta contro la popolazione di Gaza in funzione dell'occupazione della Cisgiordania. La destra politica israeliana accusava Olmert di non condurre un guerra efficace sebbene avesse ricevuto luce verde da tutte le parti, non solo da parte degli Usa ma anche da parte dell' Unione Europea. Infatti la decisione dell'UE di boicottare il governo palestinese legalmente eletto ha accelerato la determinazione distruttiva di Israele. Tuttavia l'establishment capitalistico-militare di Israele si vedeva estromesso dalla sua posizione di comando in quanto - per la prima volta da tanti anni - l'esecutivo del paese era formato da persone che non provengono, ad eccezione di Peres, dalla casta prodotta dal complesso militare e dei servizi di sicurezza. Ogni occasione era buona per attaccare l'incompetenza militare  di Olmert e Peretz sebbene questi volessero devastare Gaza in perfetta continuità con la politica dei passati governi. La cattura da parte di un commando di Hamas di un militare isrealiano ha spezzato la schiena ad Olmert. Dal punto di vista militare l'operazione di Hamas era alquanto complessa dato che si trattava di scavare un tunnel, attaccare delle posizioni fortificate, penetrarle e catturare dei soldati. Da quel momento la destra politica e l'establishment militare non ha mollato la pressione su Olmert. Quando Hezbollah ha effettuato un'operazione simile - probabilmente in solidarietà con i palestinesi di Gaza e per mettere pressione su Israele di liberare i palestinesi ed i libanesi (tutti terroristi ovviamente mentre i soldati che occupano territori che dovrebbero essere evacuati secondo le risoluzioni dell'ONU sono completamente pacifici) che vengono regolarmente rapiti da anni  - è scattata, d'accordo con gli USA, la guerra al Libano.  Per il governo Olmert si trattava di mostrare alla destra politica che era capace di reagire e di imporre la forza deterrente di Israele aumentandone l'importanza agli occhi degli USA per via del colpo che l'azione israeliana avrebbe apportato alla Siria. La prima cosa che Bush ha detto a Blair durante la conversazione al microfono è proprio questa ' they have to get Syria..'.

Sia Washington che Tel Aviv pensavano che acchiappare al volo l'occasione della guerra che si presentava in maniera anticipata non avrebbe cambiato il risultato: governo filo Usa-Israele in Libano, isolamento totale e mortale (per il regime) della Siria, eliminazione di Hezbollah, quindi chiusura definitiva della questione del Golan occupato dal 1967 e della striscia di terra di confine tra Libano e Siria anch'essa occupata da Israele. Proprio perchè gli USA ed Israele pensavano che le cose sarebbero andate in tal modo, si opponevano a qualsiasi intervento dell'ONU ed a qualsiasi tregua.  Anzi, come sottolineato in un'ottima corrispondenza di Robert Fisk, quando Israele si accorse della sua incapacità a sopraffare Hezbollah attaccò la postazione ONU - uccidendone i militari -  che da anni monitorava e registrava le azioni nella zona agendo quindi da importante testimonianza pubblica (forza UE/ONU di oggi: de te fabula narratur). Ho già osservato che il boicottaggio da parte dell'UE del governo palestinese legalmente eletto è stato un fattore importante nell' accelerazione della guerra contro la popolazione di Gaza da parte di Israele. Analogamente la riunione di Roma del 26 non è stata un fallimento. E' stata invece un'autorizzazione ad andare avanti nei bombardamenti contro le popolazioni civili del Libano. D'Alema può negarlo quanto vuole ma per almeno una settimana ministri israeliani andavano ripetendo alla radio che la riunione di Roma avevo dato 'or iarok' (luce verde) per continuare. L'impatto in tal senso della riunione di Roma è stato talmente importante da essere ripetuto dalla BBC la quale mandava in onda anche le dichiarazioni in ebraico dei ministri israeliani. La riunione di Roma ha quindi svolto un ruolo criminale nei confronti della popolazione del Libano merdionale e la decisione di inviare truppe UE/ONU si innesta sulla linea tenuta a Roma.
In un primo tempo USA e Tel Aviv non volevano tregue di sorta. Ma quando si resero conto che l'esercito era impantanato nel Libano merdionale, la stessa Rice si affrettò a dire che urgeva una tregua. Guardiamo la questione dal lato degli USA. Più l'esercito israeliano si impantanava, più Israele bombardava i civili, tanto più entrava in crisi il rapporto sciiti iracheni (di Al Sistani) e gli USA. Anche la Rice finì per capirlo. Dal lato USA la guerra produceva gli effetti opposti: rafforzava Hezbollah in tutto il Libano, nonchè la Siria e l'Iran indebolendo quel po' di rapporto che c'è tra leadership sciita ed occupanti USA in Iraq.
Guardiamo ora la situazione dal lato dei governanti israeliani. E' sbagliato pensare che avrebbero continuato a bombardare. Con l'esercito che subiva perdite crescenti, senza essere capaci di interrompere il lancio dei razzi tramite i bombardamenti dell' aviazione  sui civili (come mezzo di pressione e di terrore), Tel Aviv si trovava di fronte ad una popolazione che nel nord del paese era terrorizzata. Questa popolazione voleva che l'esercito continuasse fino in fondo in un'offensiva che non poteva sostenere se non con una guerra totale che avrebbe coinvolto anche la Siria e che comunque non avrebbe potuto effettuare dal tipo di schieramento che aveva alla frontiera del Libano meridionale. In effetti per soddisfare le richieste di una popolazione terrorizzata il governo avrebbe dovuto interrompere le operazioni correnti sul fronte del Libano, ritirarsi, riorganizzare le truppe e gli schieramenti e ripartire. Più o meno come sta pianificando di fare ora con la tregua con l'obiettivo dichiarato di accelerare lo scontro USA-Israele contro l'Iran. Ma iniziare tale manovra di rientro da soli durante la guerra avrebbe significato perdere ogni posizione di contrattazione politica mostrando di ritirarsi senza alternativa. L'avrebbero fatto comunque per salvare e riorganizzare l'esercito (PERCHE' ERA SALTATO TUTTO IL DISPOSITIVO) e calmare la popolazione, senza l'ONU. Tuttavia per gli USA era importante salvare Israele politicamente e diluire il ritiro facendo mantenere all'esercito un piede nel Libano meridionale facendolo apparire come un ritiro pianificato nell'ambito di una tregua duratura. Il prezzo di questo premio ad Israele malgrado la sua sconfitta lo deve pagare l'Europa.

Ecco quindi che abbiamo la Rice che comincia a dire che urge una tregua e l'invio di una forza di separazione. Ma è una tregua per la nuova guerra, non per porre termine all'occupazione che porrebbe anche termine alle azioni contro le forze israeliane. Questa risoluzione dell'ONU - talmente mal concepita dalla Francia che perfino un governo filofrancese come quello di Beirut l'aveva rifiutata in una prima istanza - vorrebbe vincolare Libano, Siria e Hezbollah senza porre il vincolo fondamentale ad Israele che è quello di procedere all'evacuazione delle alture del Golan ed alla striscia di Shaba.  Tale azione fa soltanto risaltare l'atteggiamento unilaterale da parte dell'Europa e degli USA nei confronti del problema del MO e soprattutto nell'attuazione delle risoluzioni dell'ONU: vincolanti per gli arabi, non vincolanti per Israele. Permette quindi ad Israele di pianificare con ordine assieme agli USA la nuova guerra in cui l'Italia si troverà coinvolta in pieno. 

Joseph Halevi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

7. LA SINISTRA E I MIGRANTI

CONTINUAVANO A CHIAMARLA "LA SINISTRA"


Secondo il ministro dell'interno Giuliano Amato la responsabilità della ripresa degli sbarchi dei migranti a Lampedusa non è di un Sistema iniquo come questo, che per assicurare profitti sempre maggiori ai soliti noti, devasta interi continenti e porta alla fame e alla miseria miliardi di persone, ma di quelli che lui definisce "trafficanti di carne umana".
Sia chiaro che noi non siamo teneri con questi personaggi che si arricchiscono sulle miserie di persone, che per un briciolo di speranza, sono costrette a disfarsi di quel poco che gli era rimasto, per raggiungere i lidi della speranza, ma per essere più precisi, vogliamo chiamare quei loschi personaggi col loro vero nome, e cioè nuovi caporali; e visto che non sono personaggi isolati, ma ormai organizzati in maniera sistematica, li potremmo chiamare "Adecco dell'immigrazione".
Infatti, se, come dice il Ministro Amato, i migranti sono disposti ad attraversare il deserto per raggiungere le coste libiche, vuol dire che non sono deportati dal loro Paese, e che quindi i "traghettatori" non sono negrieri, che vanno a prelevare di forza quei poveri cristi, per venderli a qualche schiavista di professione, ma semplicemente loschi personaggi, che seguendo le regole del mercato capitalista mettono in rapporto la domanda di "merce-mano d'opera" con l'offerta della medesima, insomma quello che una volta facevano i caporali nel meridione, e che oggi, in forma legalizzata fanno ovunque le agenzie interinali, che però non vengono accusate di essere trafficanti di carne umana; anzi, secondo qualche procuratore della repubblica sono "il Potere economico dello Stato".
E di fatto non c'è alcuna differenza tra i mediatori di regime-Potere economico dello Stato e "i trafficanti di carne umana"
Infatti cosa fanno le agenzie interinali? Mettono a disposizione delle imprese milioni di persone e a condizioni sempre più favorevoli alle imprese, che sempre più riescono a decidere non solo le condizioni economiche del rapporto di lavoro, ma anche la durata del medesimo. E naturalmente su questa "mediazione" le Adecco varie si arricchiscono!
N.B. Abbiamo messo tra virgolette il termine mediazione perché di fatto non esiste la mediazione, visto che con le nuove Leggi (Treu, Biagi ecc.) i lavoratori sono sempre più ricattabili e quindi non hanno alcun potere contrattuale.
E cosa fanno invece "i trafficanti di carne umana"? Mettono a disposizione delle imprese milioni di persone a condizioni sempre più favorevoli alle imprese. Nessuna differenza quindi tra "il Potere economico dello Stato" e "i trafficanti di carne umana".
O meglio due differenze ci sono, ma non sono differenze nate dalla cattiveria dei traghettatori: sono differenze dettate dall'ordinamento del Sistema capitalistico. La prima differenza l'abbiamo già accennata, ed è che mentre le agenzie interinali sono state legalizzate e quindi trafficano sugli esseri umani con l'avallo del Potere politico, i traghettatori non sono legalizzati e quindi agiscono nella "clandestinità". In sostanza se domani le imprese avessero bisogno di un afflusso continuo di migranti potremmo veder legalizzati anche quelli che oggi vengono definiti trafficanti di carne umana e, magari, in caso qualcuno volesse organizzare una qualche forma di protesta contro questo traffico (un domani che sarà legalizzato) potrebbe trovarsi incriminato per "cospirazione contro il Potere economico dello Stato", un pò come è successo con le agenzie interinali legalizzate dalle leggi suddette.
La seconda differenza è dovuta dal fatto che mentre le agenzie interinali prendono i soldi dalle imprese che "assumono" i traghettatori prendono i soldi da chi viene da noi a cercare uno spiraglio di sole; cioè mentre i primi vengono pagati dai padroni, i secondi vengono pagati dagli aspiranti lavoratori.
Qualcuno dirà che non è una differenza di poco conto, ma, se ci pensiamo bene, non è che cambia granché, visto che con quello che risparmiano le imprese grazie ai servigi resi dalle Adecco varie, ci rendiamo subito conto che anche in questo caso a pagare sono i lavoratori.
Ma poi anche ammesso che questa sia una differenza, non è una differenza dovuta alla cattiveria di certa gente, ma alle regole di mercato: gli aspiranti lavoratori hanno bisogno di essere traghettati e si rivolgono a chi è disposto a farlo, e siccome non esiste una concorrenza in questo tipo di lavoro mentre esiste una grande concorrenza fra chi vuole usufruire di questo tipo di lavoro è logico che il prezzo è fissato da chi non ha concorrenti.
TUTTO SECONDO LE REGOLE DI MERCATO, quindi!!!
Ma allora perché questa differenza di trattamento fra questi due esempi di trafficanti di carne umana?
La risposta è come al solito nell'anarchia del Capitale, che ha bisogno di deregulation per ristabilire il dominio delle Imprese sul Lavoro, e quindi legalizza i caporali chiamandoli agenzie interinali, ma poi si ritrova ad invocare altre regole quando a causa di questa deregulation si ritrova con un'offerta di lavoro che non riesce più a gestire.
Ma un'altra risposta su questa differenza di trattamento sta nel fatto che il Capitale, sempre per ristabilire il proprio dominio nella Società ha bisogno di frantumare l'esercito nemico, e cioè dei lavoratori, il Proletariato insomma.
Ed allora ha bisogno di incrementare la guerra tra poveri, ha bisogno di convincere la parte del proletariato in attività (soprattutto quello autoctono) che le loro condizioni di vita sono peggiorate non perché le imprese, per aumentare i profitti precarizzano il lavoro, ma perché ci sono i migranti che rubano il lavoro e quindi devono fronteggiare il nuovo nemico, che minaccia la loro sicurezza. E siccome non possono sul serio dire (come faceva qualche leghista non molto tempo fa) che bisogna prendere a cannonate le imbarcazioni dei migranti, addossano tutto ai "trafficanti di carne umana".
Sanno benissimo che questo problema è irrisolvibile, ma almeno lo usano mediaticamente.
Tutto secondo copione, quindi, almeno per chi, come noi, non pensava certo che i sinistri di governo avrebbero avuto un approccio diverso al problema. Ma l'intervento di Amato dovrebbe far pensare chi pensava che cacciando il nano di Arcore, ci sarebbe stato un futuro di pace, di cooperazione, di solidarietà.
E' vero: in mezzo a queste dichiarazioni il ministro di polizia ha fatto pure la sua dichiarazione "di sinistra" e cioè che la soluzione sta nel ridurre le disparità tra paesi ricchi e paesi poveri, ma questa è una dichiarazione di intenti in mezzo a quelle altre che sono dichiarazioni programmatiche. E le dichiarazioni di intenti sono un po come l'ONU, che sulla carta è la massima espressione di Potere internazionale, mentre, come si sa, non conta un cazzo.
Ma poi cosa vuol dire ridurre le distanze?
Vuol dire che bisogna ridurre i profitti delle imprese, o che tocca avvicinare (al ribasso) le condizioni di vita dei proletari nel mondo? Se la risposta è come al solito la seconda che ho detto, allora niente di nuovo sotto i ponti: lo stanno già facendo, non solo con le agenzie interinali, e cioè con i trafficanti di carne umana legalizzati, ma anche con nuove leggi tipo la Bolkenstein, che introduce il principio secondo cui il rapporto di lavoro non viene fissato secondo i regolamenti vigenti nel Paese dove si produce, ma secondo i regolamenti vigenti nel Paese dove è ufficialmente ubicata l'impresa.
Ma in questo caso il problema non si risolve, perché se uno vive in Africa e muore di fame o di guerra o di ambedue, non si preoccupa del fatto che in Italia i lavoratori guadagnano di meno: lui guadagna di meno in ogni caso!!! e quindi...
Ridurre le disparità: ma come può un Sistema che è fondato proprio sulle disparità muoversi in quest'ottica? Ma sul serio qualcuno crede in questa favola ultramoderna? Al massimo questo Sistema pensa a delocalizzare qualche impresa da quelle parti, anzi già lo fanno, visto che (remember Nike?) già molte multinazionali producono in quei Paesi coi subappalti, che gli assicurano ancora più profitti con le condizioni di lavoro schiavistiche utilizzate.
Ma questo non riduce le disparità, semplicemente assicurano alle Imprese profitti ancora maggiori!!!
E quindi le traversate proseguono e proseguiranno. E naturalmente verrà incrementato il pattugliamento delle coste, che non diminuirà il flusso delle navi, ma ridurrà il numero degli sbarcati, visto che quelli che si salveranno dalle condizioni della traversata rischieranno (ed è successo anni fa con la Sibilla nell'Adriatico, ed in questi giorni al largo di Lampedusa) di essere speronati "per sbaglio"(?) dai pattugliatori.
Nessuna soluzione possibile dunque, almeno in un mondo dominato da questo Sistema.
Semmai se una soluzione di sinistra esiste è quella di cominciare una volta per tutte a studiare quali strumenti usare per abbattere questo Sistema, perché solo un Sistema basato non sul profitto e sul denaro, ma sui bisogni e il soddisfacimento di questi bisogni può non ridurre, ma azzerare le disparità. Solo un Sistema altro può eliminare le guerre, la miseria la devastazione di interi continenti e soprattutto può garantire

PACE SOLIDARIETA' LIBERTA'

huambo
L'Avamposto degli Incompatibili

 

 

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8. POLITICA A COLAZIONE

Parte il confronto sulla nuova politica dei redditi

Il 5 settembre scorso nel corso di una "colazione" a Palazzo Chigi tra Prodi
ed i segretari di Cgil, Cisl e Uil, convocata per l'illustrazione (a
colazione ??) delle linee guida della legge finanziaria si è in realtà
fissata l'agenda della prossima concertazione tra governo e parti sociali.
Scarse le notizie sul dettaglio dell'incontro ma tutto lascia pensare che
non solo di metodo si sia discusso, anche se è chiaro che lo scopo immediato era quello da una parte di rassicurare i Sindacati sul loro ruolo e potere concertativo e dall'altro chiarire al Governo che nulla si sarebbe potuto fare senza un più stabile riconoscimento della struttura sindacale come "soggetto politico".
Così è che gli scarni commenti a latere dell'incontro (anche a fronte della
probabile decisione governativa di stralciare il capitolo pensioni dalla
finanziaria per affidarlo ad un tavolo concertativo separato ma contestuale
alla finanziaria) sono tutti positivi:
Per Raffaele Bonanni (Cisl).. «il paese ha bisogno di un messaggio
rassicurante, non di docce scozzesi. Per questo abbiamo detto al presidente del Consiglio che serve una discussione pacata, che punti a rilanciare lo sviluppo. Forzature di altro tipo non sono positive e non ci aiutano a camminare nel modo giusto»
Per Epifani (Cgil) ... «Abbiamo fatto il quadro dei problemi aperti.  Ora si
sono determinate le premesse per avviare subito dei tavoli di confronto».
Tavoli che dovrebbero partire già dalla prossima settimana. In uno si
discuterà di sviluppo e, nel secondo, di politica dei redditi.
Manca ora da sapere con quali obiettivi Cgil Cisl Uil intendono affrontare
questi tavoli (a cui ovviamente si aggiungerà anche il tavolo sulla
previdenza) che, senza mandato alcuno, hanno già deciso di aprire.
L'unica cosa certa è che le recenti polemiche sulla finanziaria hanno in
parte ridimensionato un poco, e solo per ora, le accelerazioni liberiste
presenti nel Governo (anche se non ne hanno messo in discussione gli
obiettivi) ed hanno portato i sindacati a vedersi riconosciuto il loro ruolo
concertativo. Una concertazione (lo dice la parola stessa) che permetterà ai sindacati di concertare i nuovi interventi sulla previdenza e di concertare
le nuove norme di regolazione della contrattazione. Tutte cose che ci
caricano di preoccupazione viste le posizioni fin cui espresse.
Sull'abolizione dello scalone ormai più nessuno dice nulla (quindi di fatto
c'è ormai chiara una certa disponibilità a concertare tempi e modi di un
innalzamento dell'età pensionabile). Rimangono le perplessità sindacali sui
disincentivi, ma si rimane sfumati sulla chiusura delle "Finestre" e sulla
necessità di mettere mano a qualche risparmio. Di fatto la concertazione
sindacale mira a dare fiato alla previdenza integrativa (quella dei fondi
chiusi), di fatto senza una vera piattaforma per il rilancio della
previdenza pubblica sulla quale è ormai chiara la disponibilità a concertare
qualche altro arretramento.
Sulla nuova politica dei redditi rimangono diverse le valutazioni in casa
sindacale (la Cisl punta alla territorializzazione e la Cisl a mantenere
integra sul piano formale l'attuale struttura concedendo comunque spazi alla
territorializzazione) ma tutti concordano di rimanere nell'ambito di una
contrattazione predeterminata su vincoli decisi a priori, quindi nell'ambito
di una moderazione sindacale entro i limiti dell'inflazione programmata o
parametri similari.
L'accellerazione data alla convocazione delle nuove sessioni concertative fa saltare inoltre tutti i bei propositi precedentemente spesi dalla Cgil
(prima una proposta unitaria, poi al confronto con i lavoratori, solo dopo
al tavolo), tant'è che già si avvia il tavolo senza che si sappia su quale
posizione andranno i sindacati e senza che i lavoratori siano neppure stati
sentiti ed avvisati.
Sembra che quindi tutti siano stati presi dalla grande fretta affinchè
(stralcio o meno) si vada ad un accordo sulle pensioni, non in finanziaria
ma contestualmente alla finanziaria (per dare a questa quella credibilità
chiesta dall'Europa e dalla nostra più nostrana Confindustria). La stessa
fretta riguarda le nuove regole sulla contrattazione che devono essere
stabilite contestualmente alla concertazione sulle così dette "politiche di
sviluppo" che poi altro non sono (basta guardarsi intorno) che trasferimenti
si risorse a sostegno della profittabilità di impresa.
Intanto di legge 30 se ne parla sempre meno se non per dire che vanno limate alcune oscenità.
La nostra fine ed intelligente burocrazia sindacale (paga dei riconoscimenti
formali che il nuovo governo le riconosce) farebbe bene a sapere da subito
che nessun tavolo potrà essere aperto senza prima aver definito una
piattaforma sindacale complessiva e senza avere avuto su questa un mandato a trattare da parte dei lavoratori.
Già siamo incazzati perchè il Governo non rispetta la sua piattaforma
elettorale , ma cominciamo ad essere preoccupati maggiormente se la Cgil non darà coerenza conseguente alle sue conclusioni congressuali.
Chi aveva detto che la concertazione era finita ???

8 settembre 2006
Il Coordinamento RSU


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9.SPAGNA

                            

SPAGNA: MERCADONA CERCA DI "LIQUIDARE" GLI SCIOPERANTI CHE RESTANO UNITI, URGE SOLIDARIETA' INTERNAZIONALE
 
Lavoratori ed iscritti del sindacato spagnolo anarco-sindacalista CNT-AIT sono in sciopero nel centro logistico del supermercato Marcadona da oltre 150 giorni.
E' uno degli scioperi più lunghi in Catalogna negli ultimi decenni. L'agitazione riguarda il territorio nazionale, ma è a Barcellona lo scontro più importante e difficile.
Per cui occorre la solidarietà di tutti.
Mercadona è grosso e potente. A guardia del centro logistico vi è una forza di sicurezza paramilitare (20 ufficiali di polizia della "Guardia Civil"); riesce a indurre il governo locale a proibire le manifestazioni sindacali; sa manipolare le notizie per la stampa.
Ad ogni modo, con la lotta ed incessanti iniziative si era quasi giunti ad un accordo accettabile con i rappresentanti responsabili della proprietà, che mettesse fine allo sciopero. Ma, Mercadona voleva le dimissioni di tutti gli scioperanti in cambio di una liquidazione di 300.000 euro. L'assemblea generale degli scioperanti ha respinto con sdegno questo tentativo della compagnia di comprare a suon di migliaia di euro il diritto di sciopero e la dignità dei lavoratori.
A questo punto occorre riprendere gli sforzi per esercitare una maggiore pressione sulla proprietà. Va ricordato che lo sciopero iniziò dopo il licenziamento (dichiarato illegittimo dal tribunale del lavoro) di 3 lavoratori e nella piattaforma vi erano anche il riconoscimento della CNT quale soggetto sindacale, pause-pranzo retribuite e tuteta della salute sul posto di lavoro.
Le nostre iniziative non si limiteranno alla Spagna. Occorre far conoscere questa lotta e mobilitare i lavoratori in tutto il mondo.
Anche se Marcadona esiste solo in Spagna, occorre la massima solidarietà internazionale.
Per messaggi di solidarietà: cnt@.... e cnt@....  
Per messaggi di protesta:
   Mercadona, S.A.
   CIF:A-46-103834
   C/ Valencia, nº 5
   Tavernes Blanques
   VALENCIA - C.P.46016, SPAIN
oppure presso l'ambasciata ed i consolati spagnoli e gli istituti di cultura spagnola;
per donazioni agli scioperanti ed alle loro famiglie: BIC (Swift): CAIXESBBXXX 2100 1183 3501 0050 5773
Per informazioni: http://barcelona.cnt.es
CNT-AIT / Segreteria Permanente del Comitato Nazionale
 
(traduzione e adattamento a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali)


 


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10. ASPEN INSTITUTE


 
di Stefano Olivieri


Al numero civico 49 di piazza SS. Apostoli a Roma, molto vicino alla
sede nazionale dell'Unione, c'è una associazione che ha fra i suoi
iscritti la crema dell'Italia che conta. Politica, finanza,
economia, giornalismo, e tutta l'industria a cominciare dai media.
Vi trovate dentro il vecchio ministro dell'economia Tremonti ma
anche il nuovo, Tommaso Padoa Schioppa. Il meglio dell'industria
italiana, delle banche e delle assicurazioni, non c'è settore che
manchi all'appello: dalle Generali alla Fincantieri, da
Confindustria alla Rai a Mediaset; da Pirelli alle Poste Italiane,
dalla società Autostrade all'Enel, dalla Fiat alla IBM Italia, dalla
Italtel alla Banca nazionale del lavoro, impossibile enumerare tutte
le adesioni, visto che la Aspen accoglie indifferentemente persone
fisiche e giuridiche, singoli pezzi grossi e società intere. E
questo solo per rimanere nel bel paese, perché se appena facciamo
capolino fuori dai nostri confini i nomi diventano pesantissimi, da
Condy Rice al "filantropo" Soros, dalla Albright a Kissinger.

Ma che cosa è Aspen e chi sono, soprattutto che cosa vogliono fare
gli "aspeniani"? Non è una domanda oziosa perché, seppure con grande
discrezione, l'Aspen Institute italiano è diventato negli ultimi
tempi sede di dibattiti politico economici che, data la levatura dei
personaggi che circolano lì dentro, rischiano di condizionare o
quanto meno influenzare scelte e decisioni dello stesso esecutivo.
Perché è membro Aspen anche Romano Prodi naturalmente, e perfino il
presidente della Repubblica Napolitano, vecchio comunista. Ma allora
che paura c'è? - direte voi - se dentro ci sta tutta la destra e la
sinistra che conta, tutt'al più tenteranno l'inciucio. Ipotesi
legittima ripresa fra l'altro da "Panorama" nella sua pagina web con
il titolo "Grande coalizione? Ci lavorano all'Aspen" e sotto una
bella immagine di Enrico Letta che molti indicano come successore di
Tremonti nella presidenza di Aspen Italia.

Il punto è che Aspen non è propriamente l'associazione delle dame di
S. Vincenzo. Non fa beneficenza ed è lecito pensare che persone del
calibro dei suoi membri non si riuniscano soltanto per scambiare
quattro chiacchiere e prendere un the. C'è altro, ma è difficile
penetrare la discreta cortina che protegge quel salotto buono dagli
sguardi indiscreti.

Al tempo stesso non possiamo definirla una associazione segreta, e i
suoi membri non sono incappucciati, tutt'altro: sono il massimo che
si può pretendere dalla vipperia nazionale e internazionale, gente
conosciutissima, fotografatissima e inseguita giorno e notte dalla
stampa. E poi hanno addirittura un sito web da cui si può scaricare
perfino lo statuto e approfondire identità, missione e metodo
seguiti da Aspen Italia. E allora vediamo meglio:

Alla voce "identità" si legge: "Aspen Institute Italia è una
associazione privata, indipendente, internazionale, apartitica e
senza fini di lucro dedicata alla discussione, all'approfondimento e
allo scambio di conoscenze, informazioni, valori". Insomma pare
davvero una benemerita congregazione di supereroi che si affannano a
migliorare questo mondaccio schifoso.
Ma andiamo avanti e alla voce "missione" leggiamo: "la missione
dell'Istituto è la internazionalizzazione della leadership
imprenditoriale, politica e culturale del paese e la promozione del
libero confronto fra culture diverse, allo scopo di identificare e
valorizzare idee, valori, conoscenze ed interessi comuni. L'Istituto
concentra la propria attenzione verso i problemi e le sfide più
attuali della società e della business community, e invita a
discuterne leader del mondo industriale, economico, finanziario,
politico, sociale, culturale in condizioni di assoluta riservatezza
e di libertà espressiva". Come a dire venite qui e sentitevi liberi
di esprimervi al di fuori dei condizionamenti politici e di parte,
qui siamo tutti buoni e pensiamo soltanto a migliorare le cose. Ci
verrebbe da chiederci come si può mettere tanta carne al fuoco e non
buttarla poi in politica, ma lasciamo perdere per il momento, perché
ciò che attira la nostra attenzione è il metodo utilizzato, e
dichiarato a chiare note, dalla associazione: " Il "metodo Aspen"
privilegia il confronto e il dibattito "a porte chiuse", favorisce
le relazioni interpersonali e consente un effettivo aggiornamento
dei temi in discussione. Lo scopo non è quello di trovare risposte
unanimi o semplicemente rassicuranti, ma di evidenziare la
complessità dei fenomeni del mondo contemporaneo e stimolare
quell'approfondimento culturale da cui emergano valori ed ideali
universali capaci di ispirare una leadership moderna e consapevole.

Ecco qui. Massima riservatezza, opportunità di stringere relazioni
interpersonali e di tessere rapporti e colloqui capaci di ispirare
(o magari partorire direttamente) una leadership moderna e
consapevole. A porte chiuse, naturalmente.

Il democratico che è in me sente puzza di bruciato e cerco a questo
punto di capire come si diventa membri Aspen, e quali requisiti
occorre soddisfare. Per facilitarmi il compito parto dalla categoria
più facile, quella delle new entrioes, cioè i giovani. Alla Aspen li
chiamano "Junior Fellows" e ne danno anche il dettagliato profilo:
gli Aspen Junior Fellows sono un network internazionale di giovani
ad alto potenziale formato dai ragazzi che hanno preso parte ai
progetti "Aspen per la Nuova Leadership" nel 1999 e nel 2001, a cui
sono aggiunti 22 nuovi membri nel 2004". Come abbiano fatto questi
fortunati ragazzi a partecipare a questi progetti non è mica
spiegato, perché a questo punto è del tutto evidente che non stiamo
parlando di corsi di formazione regionali aperti a tutti. Qui si
costruisce la classe dirigente, diamine, mica si gioca.

Girovago un po' per il web rimuginando l'idea - un po' inquietante a
dire la verità - di un network internazionale di giovani rampolli
allevati fin da bambini con la pappa reale del potere. Scopro che è
membro Aspen anche Mario Draghi, il nuovo capo della Banca d'Italia.
E pure Lucia Annunziata - ricordiamo, ex presidente Rai voluto dalla
sinistra a garanzia del pluralismo, che dirige addirittura il
magazine "Aspenia". E poi anche gli ex presidenti Cossiga e Ciampi,
Paolo Mieli, Bruno Tabacci dell'UDC molto corteggiato dall'Unione, e
chissà quanti altri. Essere membri Aspen a questo punto deve pur
significare qualcosa di più che avere la semplice opportunità di
dibattere ad alto livello. Pensate che il presidente mondiale della
associazione (la cui sede naturalmente è negli USA) è Walter
Isaacson, che per l'Aspen ha rinunciato nientemeno alla presidenza
della CNN.

Diciamoci la verità, non è la massoneria ma le somiglia molto
davvero. Non ci sono cappucci e spade posate sulla testa dei
neoiscritti, ma la cortina di discrezione che circonda gli associati
e le loro riunioni ad altissimo livello ci destano molta
preoccupazione. Non siete convinti? Bene, provate ad andare a questo
indirizzo web:
http://www.difesa.it/SMD/CASD/Istituti+militari/CeMISS/dettaglio-
news.htm?DetailID=3108

E' una pagina web del portale istituzionale del ministero della
Difesa, dove si da notizia di un seminario congiunto fra il CASD
(Centro Alti Studi per la Difesa, l'organismo di studio di piu' alto
livello nel campo della formazione dirigenziale del ministero
medesimo), il CEMISS (Centro Militare di Studi Strategici), l'Aspen
Italia appunto e - udite udite! - il PNAC ( Project for the New
American Century) l'associazione statunitense capeggiata dai più
fanatici estremisti neoconservatori del calibro di Paul Wolfowitz
(messo da qualche tempo a capo da Bush alla Banca Mondiale) e di
Ronald Rumsfeld, attuale ministro della difesa statunitense e
teorico della guerra preventiva, fra i principali responsabili del
disastro umanitario, politico, economico e sociale dell'Irak a
seguito della "liberazione" a opera Usa e degli altri "willings"
(fra cui ahinoi anche l'Italia).

Chi non conosce il PNAC e le sue farneticanti teorie può cercare
informazioni in rete. Chi lo conosce sa che al confronto il "piano
di rinascita democratica" di Licio Gelli e della loggia P2 sembrano
un banale gioco di ruolo per ragazzi. Venire al corrente che
l'associazione Aspen (sulla cui trasparenza e apartiticità nutriamo
già fortissimi dubbi) e addirittura il ministero della difesa
italiano abbiano recentemente tenuto (per la precisione l'11 marzo
del 2005, a palazzo Salviati, ore 10) un convegno insieme ai teorici
della americanizzazione (anche a mano armata) dell'intero globo
terracqueo non ci rende per niente tranquilli. E sapere che
dell'Aspen, una associazione elitaria che dibatte a porte chiuse,
fanno parte le persone - di destra e di sinistra - che contano di
più nella politica italiana ci rende ancora più inquieti. A chi
affidiamo il nostro paese, la nostra stessa sicurezza democratica?
Forse al generale Jean ( anche lui naturalmente aspeniano) attuale
capo della SOGIN (società gestione impianti nucleari) nonché
scrittore di testi come " L'uso della forza: Se vuoi la Pace
comprendi la guerra" e molto vicino politicamente agli ambienti di
estrema destra. A lui fra l'altro è affidato il compito di
individuare i "siti" per lo smaltimento dei rifiuti e appaltare le
opere di costruzione necessarie, come ricorda la pagina web a questo
indirizzo.

Preferisco fermarmi qui, è finita la carta per la stampante ma i
links su Google per Aspen sembrano infiniti, quasi come quelli per
la voce "massoneria". Speriamo bene.


Linkografia:

http://www.aspeninstitute.it
http://www.nwo.it/aspen_genna.html
http://fondazione.camera.it/attivita/824/850/868/880/second.asp
http://www.kelebekler.com/occ/vaticano3.htm
http://www.panorama.it/italia/politica/articolo/ix1-A020001037221
http://www.archivionucleare.com/index.php/2006/03/22/patto-
energetico-aspen-institute-italia
http://www.mclink.it/com/inform/art/06n10214.htm
http://www.difesa.it/SMD/CASD/Istituti+militari/CeMISS/dettaglio-
news.htm?DetailID=3108
http://stopimperialism.be/American_Enterprise_Institute.php
http://www.fisicamente.net/index-200.htm
http://www.criticalpoint.it/news.php?cod=679

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11.LE PRIGIONI SEGRETE DEGLI USA

Incaricato dal Consiglio d'Europa di investigare sulle carceri segrete della CIA, lo svizzero Dick Marty reagisce all'ammissione di George W. Bush riguardo la loro esistenza.

Il presidente americano ha ammesso mercoledì che alcuni sospetti terroristi erano stati interrogati fuori dal territorio statunitense. Marty vuole ora che tutti i paesi europei – compresa la Svizzera – dicano la verità in merito.

 

Lo scorso mese di novembre, il senatore Dick Marty è stato nominato relatore speciale del Consiglio d'Europa per investigare sull'esistenza di prigioni segrete della CIA nell'Europa dell'Est.

Nel suo rapporto, pubblicato il 7 giugno, concludeva che 14 paesi europei si erano resi complici degli Stati Uniti in una "rete" di abusi dei diritti umani. Alcuni paesi, tra cui la Svizzera, erano stati coinvolti attivamente o passivamente nella detenzione o nel trasferimento di prigionieri.

Mercoledì, il presidente americano George W. Bush ha ammesso la detenzione di presunti terroristi fuori dagli Stati Uniti e ha affermato che la CIA non interromperà queste attività.

Intanto, a Ginevra, il Comitato internazionale della Croce Rossa ha indicato che nei prossimi giorni potrà rendere visita ai 14 detenuti (tra cui uno stratega degli attentati dell'11 settembre del 2001) trasferiti a Guantanamo dalle prigioni segrete della CIA.

 

swissinfo: L'ammissione di Bush riguardo le prigioni segrete spingerà gli altri governi implicati a fare altrettanto?

 

Dick Marty: Innanzitutto vorrei sottolineare che sono sempre stato convinto dell'esistenza delle prigioni segrete della CIA in Europa.

Il fatto che l'amministrazione americana abbia ammesso per la prima volta la detenzione di prigionieri all'estero - ai quali è stato riservato un trattamento alquanto autoritario durante gli interrogatori – costituisce a mio parere una ragione supplementare per spingere i governi europei a fare il loro dovere e a chiarire ciò che è accaduto sul loro territorio. Siamo infatti ancora lontani dal conoscere tutta la verità.

 

swissinfo: Visto che nel suo rapporto per il Consiglio d'Europa lei afferma che gli aerei della CIA hanno sorvolato lo spazio aereo elvetico, questo dovere di fare chiarezza concerne anche il governo svizzero?

 

D.M.: Tale incombenza concerne tutti i Paesi – inclusa la Svizzera – i cui aeroporti, infrastrutture o spazio aereo sono serviti chiaramente al programma segreto di detenzione della CIA.

 

swissinfo: Lo scorso mese di febbraio, Berna ha rinnovato l'autorizzazione di sorvolo della Svizzera agli aerei ufficiali statunitensi fino alla fine del 2006. Alla luce dell'ammissione di George W. Bush, occorre modificare questa decisione?

 

D.M.: Ritengo che la Svizzera abbia rinnovato troppo rapidamente queste autorizzazioni. Basta consultare gli atti della magistratura italiana (documenti peraltro accessibili) per rendersi conto che esiste tutta una serie di indizi che indicano che lo spazio aereo elvetico è stato impiegato per il trasporto di almeno un detenuto sequestrato illegalmente.

La Confederazione avrebbe dovuto esigere formalmente dal governo americano delle spiegazioni in merito. Si è invece accontentata della dichiarazione verbale di un funzionario dell'amministrazione di George W. Bush.

 

swissinfo: Gli americani hanno dichiarato che nessun aereo con a bordo dei prigionieri diretti verso le carceri segrete della CIA ha sorvolato la Svizzera. Dopo le rivelazioni di Bush queste affermazioni sono ancora credibili?

 

D.M.: No. Credo che in questo affare, così come è accaduto per la guerra in Iraq, ci sono state raccontate molte bugie. Occorre quindi mostrarsi particolarmente severi ed esigenti nel richiedere al governo americano delle spiegazioni.

 

swissinfo: Pensa che l'amministrazione Bush fornirà ulteriori dettagli sul suo programma di detenzione o sull'ubicazione delle prigioni segrete in Europa?

 

D.M.: No. Bush ha ammesso l'esistenza di prigioni segrete solo perché messo sotto pressione dal Consiglio d'Europa, dal Parlamento europeo, dalle organizzazioni per i diritti umani, dai media e dalle autorità giudiziarie americane.

 

swissinfo: Continuerà la sua attività investigativa?

 

D.M.: Lo scorso mese di giugno, l'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa ha deciso che l'inchiesta deve continuare. Sono pronto ad assumere questo incarico, ma non nelle attuali condizioni, senza mezzi a disposizione.

Finora potevo contare sull'aiuto di un giovane collaboratore. Ma il suo mandato non è stato prolungato. Una decisione grottesca se si pensa all'importanza dell'inchiesta.

Intervista swissinfo, Adam Beaumont
Traduzione e adattamento, Anna Passera

 

 

CONTESTO

 

Nel novembre 2005, l''Ong americana Human Rights Watch ha denunciato rapimenti illegali di presunti terroristi in Europa e la loro detenzione in carceri segrete in alcuni paesi europei da parte della CIA.

Pochi giorni dopo, il Consiglio d'Europa ha affidato a Dick Marty, presidente della commissione dei diritti umani dell'organo europeo, il compito di elaborare un rapporto su questa vicenda.

Il senatore svizzero ha presentato il 7 giugno scorso un rapporto che accusa 14 paesi europei di aver aiutato i servizi segreti americani in attività illegali sul proprio territorio.

Anche la Svizzera viene criticata per aver rinnovato il permesso annuale di volo per gli aerei non commerciali americani fino alla fine dell'anno.

 

 

FATTI & CIFRE

 
  • L'Ufficio federale dell'aviazione civile ha confermato che 6 aerei CIA sospetti sono atterrati in Svizzera.
  • Altri 76 voli USA, che si pensa siano stati utilizzati dalla CIA, hanno attraversato i cieli elvetici tra il 2001 e il 2006.
  • Erano registrati come voli non-commerciali.
 
 

 

 

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12. MANGANELLI DI SINISTRA

Il manganello (strumento di diverse misure e materiale) da sempre è  un'arma utilizzata in ogni paese contro gli autori delle proteste. Ma parliamo dell'Italia. Le squadracce fasciste nel Nord e centro dell'Italia lo utilizzavano contro gli operai e gli oppositori del regime. Al Sud e specialmente in Puglia si usavano le " mazze" contro i braccianti. Dalla fine della seconda guerra mondiale, i famosi "celerini" ne fecero ampio uso. Poi è passato migliorato e perfezionato nella dotazione offensiva della Polizia di Stato. Oggi con la vittoria del centro sinistra si fa un passo avanti nel progresso. Il ds De Luca sindaco di Salerno ha emesso una ordinanza per armare i vigili urbani di manganelli. I vigili urbani armati di manganelli dovranno mantenere l'ordine pubblico. De Luca ha detto che non se ne può più di ubriachi, posteggiatori abusivi e proteste. Viva i manganelli della sinistra borghese.

 

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__________ Informazione NOD32 1.1488 (20060413) __________ Questo messaggio è stato controllato dal Sistema Antivirus NOD32 http://www.nod32.it index 3 ...
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9 Lu 2006
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... Da: operai [mailto:operai@...] Inviato: domenica 10 settembre 2006 15.50 A: dario.comotti@... Oggetto: operai contro __________ Informazione...
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11 Set 2006
7:56 am

index 24 SETTEMBRE 2006 OPERAI CONTRO Vuoi entrare in contatto con noi? Vai all' ASSO http://www.operaieteoria.it/ www.operai.net SCRIVICI GIORNALE PER LA...
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24 Set 2006
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8 Ott 2006
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29 Ott 2006
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... Da: operai [mailto:operai@...] Inviato: domenica 26 novembre 2006 20.56 A: dario.comotti@... Oggetto: operai contro __________ Informazione...
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26 Nov 2006
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... Da: operai [mailto:operai@...] Inviato: sabato 9 dicembre 2006 21.35 A: Dario Comotti Oggetto: operai contro __________ Informazione NOD32 1913...
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9 Dic 2006
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14 Gen 2007
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index 22 GENNAIO 2007 OPERAI CONTRO Vuoi entrare in contatto con noi? Vai all' ASSO http://www.operaieteoria.it/ www.operai.net SCRIVICI GIORNALE PER LA...
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