Anno VIII Numero 256
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SOMMARIO
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10 SETTEMBRE 2006
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1.ISCRIVITI
ALL'ASLO
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Fotocopiato
ASLO
Associazione per la liberazione degli operai
Scopo
dell’Associazione
è
la liberazione degli operai dalla sottomissione economica, politica e
sociale in cui questa società li costringe.
Gli
operai sono sottoposti ad una moderna forma di schiavitù. Sono
costretti a vendere le loro braccia ad un padrone che per arricchirsi
li consuma nelle fabbriche e nei più disparati luoghi di lavoro.
Vivono una vita a malapena sopportabile finché gli affari del padrone
vanno bene, cadono sotto la soglia di povertà appena una crisi si fa
sentire, perdono il lavoro, vengono licenziati, utilizzati
saltuariamente, supersfruttati, licenziati.
Nelle
fasi di sviluppo economico la loro condizione sembra migliorare, si
propaganda l’idea che ormai gli operai si trovino in una situazione
di graduale ma inarrestabile miglioramento: ma basta una crisi e tutto
torna in discussione, in forse. Ogni piccola conquista viene travolta,
i diritti di cui tanto si parlava cadono uno ad uno sotto i colpi di
nuove leggi e regolamenti. Gli operai si ritrovano a fare i conti con
la dura realtà di essere schiavi moderni.
La
distanza economica e sociale fra gli operai, i produttori diretti a
salario, e i padroni che li impiegano diventa un abisso. Trovarsi al
limite della povertà di fronte alla ricchezza che le classi superiori
possono disporre ed esibire fa della società moderna, la società del
più profondo contrasto fra le classi che la storia abbia prodotto.
Operai
che vi siete resi conto
della
situazione sociale in cui vi trovate a vivere e non siete più
disposti a sopportare oltre, aderite all’Associazione, decidete di
dare, sulla base delle vostre possibilità, un contributo diretto alla
causa dell’emancipazione vostra e degli operai che in ogni parte del
mondo vivono la stessa condizione.
Attraverso
l’Associazione
ogni
operaio si addestra a lottare in quanto operaio, non più individuo
fra individui ma come componente di una classe sociale che si va
ricostituendo in tutto il mondo, la classe degli operai.
L’Associazione
,
nei luoghi di lavoro, nei sindacati, nel campo della politica, ovunque
sostiene ed organizza la lotta indipendente degli operai contro i
governi dei padroni, contro i padroni al governo.
Attraverso
l’Associazione
ogni
operaio non è più una marionetta nelle mani dei partiti dei ricchi
che lo usano per andare al governo e per ringraziarlo poi con una
legislazione antioperaia fatta a misura degli interessi dei padroni.
L’Associazione
collega
gli
operai di tutti i luoghi di lavoro per la difesa della condizioni
salariali e normative. Una rete per rimettere l’attività sindacale
nelle mani degli operai stessi, per scalzare dalle poltrone dirigenti
e funzionari sindacali che della svendita degli interessi immediati
degli operai ai padroni hanno ricavato privilegi e buone rendite.
Attraverso
L’Associazione
gli
operai si preparano ad attuare un’azione politica indipendente che
punta direttamente alla questione essenziale: chi deve avere il
potere? I padroni o gli operai?
Compagni
che non venite dalle fila operaie aderite all’Associazione, in
questa scelta c’è la consapevolezza che se un rivolgimento radicale
è necessario per rimettere su nuove basi la società, tale
rivolgimento si attuerà solo con la liberazione degli operai dallo
sfruttamento.
Operai
militate nell’Associazione, nessuno ci libererà dalla nostra
condizione di sfruttati se non noi stessi. Associatevi.
Il
giornale dell’Associazione è:
OPERAI
CONTRO
Per
aderire scrivere a: adesioni@...
;
oppure,
operai.contro@...
oppure,
operaicontro@...
oppure
scrivere: Via Falck 44, 20099 Sesto San Giovanni (Mi).
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| 2,L'IMPERIALISMO
ITALIANO |
L’imperialismo
italiano alla ricerca di un proprio ruolo nel
Mediterraneo
Operazioni
militari
Senza i se e senza i
ma
Assieme
a Francesi, spagnoli, 3000 soldati italiani partono per
il Libano, dietro la foglia di fico della bandiera
dell’ONU.
Prima
questione. Da
dove inizia la storia del contrasto fra Israele e i
palestinesi o Israele e gli hezbollah ? Dai due soldati
fatti prigionieri da questi ultimi o dai razzi
israeliani su Gaza? Oppure dallo Stato d’Israele
rubato ai palestinesi o piuttosto dalla dominazione
inglese? Ognuno scelga secondo i suoi interessi. Noi
scegliamo quello dei popoli oppressi. La storia comincia
con l’oppressione dei palestinesi ad opera della
borghesia israeliana, ancora in corso.
Seconda
questione. Dal
punto di vista militare l’azione di hezbollah al
confine di Israele aveva il compito di alleggerire la
pressione giornaliera dell’esercito israeliano contro
i palestinesi nei territori. Uno stillicidio di morti
fra i civili coperto da un semplice “erano militanti
di hamas”, che è un partito politico liberamente
eletto, al governo, dai palestinesi. L’ONU è forse
intervenuto contro quest’aggressione a mano armata,
qualcuno ha imposto un freno alla borghesia israeliana?
Nessuno. Gli hezbollah, nelle cui file militano tanti
profughi palestinesi in Libano, hanno fatto ciò che
potevano per contenere l’esercito israeliano sul
fronte del Nord.
Terza
questione.
L’esercito israeliano attacca il sud del Libano, pensa
ad un’azione rapida contro coloro che considera
quattro straccioni. Il colpo non gli riesce e non ha
altra scelta che accanirsi: bombarda e distrugge
villaggi ed interi quartieri, deve impaurire la
popolazione, colpire gli sciti, bambini e donne. Ma,
hezbollah resiste, i loro missili continuano a cadere,
più l’aviazione israeliana bombarda strade e ponti più
la resistenza reagisce. L’esercito israeliano è di
fronte ad una scelta per farla finita: invadere il
libano, farne terra bruciata e seppellire tutto e tutti.
Entrano in ballo gli USA e i Francesi. C’è l’Iraq
con la guerra in corso e il governo fantoccio guidato
dagli sciti. Un governo, che a malapena riesce a coprire
l’occupazione militare americana e che la distruzione
dei quartieri sciti di Beirut mette ancora più in
difficoltà. C’è la Francia, per i legami storici col
Libano non può permettere che venga messa in
discussione l’integrità territoriale del paese e
chiede all’ONU che Israele venga fermata.
Quarta
questione.
Cosa c’è di meglio per la borghesia israeliana uscire
dall’angolo in cui si era messa
accettando il cessate il fuoco con l’impegno
che al confine Nord, in Libano, si dispieghi una forza
militare che impedisca agli hezbollah di agire? Israele
si può di nuovo occupare senza rischi dei palestinesi
di Gaza, colpirli dove e come vuole. Il confine Nord è
presidiato da 15000 uomini a nome dell’ONU. La
borghesia israeliana esce dall’angolo, ha distrutto
infrastrutture, ammazzato migliaia di persone, ma non è
successo niente, si ritira, anche se mantiene il blocco
navale. Il popolo libanese, i profughi palestinesi non
subiranno per ora più i bombardamenti ma dovranno
assistere impotenti agli assassini mirati, all’uso dei
carri armati dei missili contro i loro fratelli
palestinesi dei territori.
Quinta
questione.
L’Italia si inserisce nel gioco militare e come sempre
la storica ambiguità è d’obbligo. Manda 3000 soldati
con lo scopo dichiarato di affiancare l’esercito e le
popolazioni libanesi mentre in realtà dovrà coprire le
spalle all’esercito israeliano che potrà con tutte le
sue forze occuparsi dei
palestinesi senza l’incognita degli hezbollah.
Dietro i soldati in campo, naturalmente gli affari della
ricostruzione che dovranno dividersi con i padroni
francesi.
Sesta
questione. Chi
manda il contingente è il governo di centrosinistra
diretto da Prodi. I pacifisti di governo si sono subito
allineati, la spedizione in Libano è armata, sparerà
se è necessario, ma non fa la guerra. Il sublime
ripudio della violenza come base della guerra che ha
tanto riempito i cieli di Assisi è andato a farsi
benedire. Prodi ha preso la palla al balzo per
ristabilire un ruolo dell’imperialismo italiano nel
mediterraneo, un ruolo in qualche modo formalmente
autonomo dagli USA e nell’ambito dell’unità
europea. Avere soldati nei teatri di guerra prepara
buoni affari per la ricostruzione e sono un sostegno
agli industriali impegnati nelle produzioni militari. La
tanto decantata autonomia dagli usa che tanto è servita
a Prodi per differenziarsi da Berlusconi è in realtà
una formalità, è innegabile che l’intervento in
Libano gli è stato chiesto tramite l’ONU dagli Stati
Uniti e da Israele. La troppa fretta di correre ha messo
il governo italiano nel rischio di doverci andare da
solo. Prodi, ha dovuto faticare per convincere gli altri
europei, la Francia per prima; i francesi conoscono bene
la situazione e sanno che l’equilibrio al confine
libano-israeliano dipende dalla questione palestinese e
dalle vicende irachene. Tant’è, i francesi hanno
voluto conservare il comando sul terreno.
In
conclusione.
Coloro che fanno più impressione sono i rappresentanti
di sinistra, di Rifondazione che sono al governo:
mandano soldati sotto la bandiera di fico dell’ONU a
svolgere una guerra di posizione, per gli interessi dei
padroni italiani e della borghesia israeliana, senza
pudore ed ombra di dubbio.
Che
non fossero comunisti
si sapeva, ma che diventassero sostenitori
dell’azione militare dell’imperialismo italiano in
Medio Oriente lo stanno ampiamente dimostrando in questi
giorni.
Associazione per la
Liberazione degli Operai
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| 3.
IL COSTO DELLA MISSIONE |
La missione è partita. In Italia, per
sanare il deficit dello stato, Schioppa promette lacrime e
sangue per gli operai. Ma quanto costa la missione
dell'imperialismo Italiano? Per le pensioni si promettono tagli,
i salari sono già tagliati, per la sanità si aumenteranno i
ticket.
Per il 2006 l'art. 2 del decreto della missione in Libano
autorizza la spesa di 186 milioni e 881.868 euro per la
partecipazione del contingente italiano alla nuova missione
Unifil, come ridefinita dalla risoluzione 1701 dell'Onu.
Quanto costeranno i soldati nel 2007?
Parisi risponde: "bisognerà sostanzialmente
moltiplicare per tre il costo di questi 4 mesi, quindi 600
milioni di euro e questo è il rilievo complessivo, al lordo dei
rimborsi dell'Onu". Gli oneri complessivi (tra cui anche i
30 milioni per interventi di cooperazione allo sviluppo
(sostegno alle imprese dei padroni italiani, e non solo)
ammontano a 219 milioni e mezzo.
Per il 2006: si provvederà con il boom delle entrate
fiscali.
CORSI DI ARABO PER MILITARI, 2,4 MLN PER BASE ONU
BRINDISI.
Il decreto stanzia quasi 75 mila euro "per lo
svolgimento di corsi di introduzione alla lingua e alla cultura
araba a favore del personale impiegato nella missione"
militare. Previsti anche 2,4 milioni per potenziare le
infrastrutture della base logistica Onu di Brindisi.
Chi dovrà pagare queste spese? Lo stato. A chi chiederà
lo stato i soldi? Agli operai
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4.
AFGHANISTAN
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In Afghanistan i soldati italiani sono
impegnati in una missione di pace .
La sinistra borghese ha rifinanziato la
missione per il 2007. La destra borghese,
Berlusconi in testa, ha votato a favore. Le
facce da culo dei comunisti borghesi (da
Diliberto a Bertinotti) dicono di aver
votato per il rifinanziamento per salvare il
governo: cioè per salvare le sedie su cui
poggiano il loro culo. Gli Afghani
probabilmente non sanno che i soldati
italiani sono in missione di pace. I soldati
italiani con quelli USA e Inglesi sono
impegnati in feroci rastrellamenti e azioni
di rappresaglia contro la resistenza Afghana.
In una strada di Farah una bomba esplode al
passaggio di un convoglio militare italiano.
Sui giornali italiani scoppia il finimondo.
Come ci sparano? Sono quei mostri dei
Talebani. Poi l'annuncio trionfante che
nell'azione di rappresaglia sono stati
uccisi 300 Talebani. Che lo voglia o no la
sinistra borghese italiana in Afghanistan la
guerra va avanti da più di quattro anni. La
situazione in Afghanistan è simile a quella
in Iraq. Il cosidetto governo del pupazzo
Karzai non riesce a controllare nemmeno
Kabul. A scanso di equivoci per le truppe
italiane in Afghanistan come in Iraq si
applica il codice il Codice penale
militare di guerra. Altro che pace.
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5.GIOVANI
OPERAI
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E' LA PRECARIETA' CHE UCCIDE I GIOVANI OPERAI!
Lo Slai Cobas si stringe al dolore della famiglia di
Luca Vertullo, il giovane lavoratore interinale di 22 anni, ucciso
da un rimorchio al Porto di Ravenna.
Quello che per l'amministrazione comunale, l'Autorità portuale, la
Sapir, è il fiore all'occhiello per aumentare i profitti per i
padroni locali, il Porto di Ravenna è invece un luogo ad altissimo
rischio per i lavoratori che da tempo denunciano, inascoltati, i
pesanti ritmi di lavoro, la fatica, i tempi di consegna e l'alto
rischio per la loro sicurezza.
Gli investimenti annunciati dell'Autorità portuale per il triennio
2006-2008 non riguardano affatto la sicurezza ma servono a
potenziare il traffico container : la competività tanto cara ai
padroni viene pagata con la fatica dei lavoratori. E oggi sono i
giovani, in affitto, sottopagati, precari, la nuova realtà operaia
spinta nell'ingranaggio del sistema di sfruttamento. Un sistema che
qualche anno fa ha ucciso un giovane operaio del Sud alla
Marcegaglia e oggi Luca Vertullo, "Fagiano", al Porto di
Ravenna.
Sentire parlare ancora una volta di "dramma",
"tragedia", "ennesima sciagura", serve a poco e
crea confusione.
Siamo stanchi di demagogia, di solite parole a vuoto dopo la morte
sui luoghi di lavoro.
Il presidente della Compagnia portuale, Rubboli, ha detto
chiaramente che "il lavoro viene svolto in base agli accordi
sindacali e alle normative esistenti". Proprio queste
normative, infatti, permettono ai padroni di impiegare un ragazzo di
soli 22 anni a fare lavori che i lavoratori più anziani rifiutano,
senza formazione, come fosse al fronte di guerra, con pressanti
ritmi di lavoro, mezzi meccanici in movimento e camion sovraccarichi
per rispettare i tempi di consegna! "Il più anziano tra questi
giovani operai è stato assunto a luglio", ha denunciato un
collega del povero Luca. E' la famigerata legge Biagi che permette
ai nuovi caporali, le agenzie interinali, lo sfuttamento senza
limiti dei lavoratori. I sindacati ed i politici che si strappano le
vesti dopo l'ennesimo omicidio bianco nei luoghi di lavoro
dovrebbero portare fino in fondo le denuncie del lavoratori. Ma non
lo fanno perchè sono parte del sistema di sfruttamento dei
lavoratori.
Certo che non è giusto morire per il lavoro, ma senza cancellare
una volta per tutte la precarietà della condizione di tanti giovani
lavoratori senza diritti e tutele, se, più chiaramente, non viene
immediatamente cancellata la legge Biagi, sono tutte parole vuote
che non cambiano le cose.
Al tempo stesso lanciamo quì la proposta che sta portando avanti lo
SLAI COBAS di Taranto riguardo la fabbrica della morte, l'ILVA di
Taranto: e cioè di una postazione fissa dell'Ispettorato del
Lavoro, all'interno del Porto di Ravenna in questo caso.
Occorre che le testimonianze e le denunce dei lavoratori portuali
abbiano un sindacato che li porti avanti: lo SLAI COBAS è pronto a
raccoglierle e a trasformarle in vertenze.
Allo stesso tempo facciamo appello ai delegati più combattivi ad
esprimersi chiaramente per la cancellazione della Legge Biagi, al
Porto come altrove.
Non deve passare la rassegnazione della fatalità degli incidenti,
degli omicidi bianchi. Lottare per la sicurezza si può e si deve.
E' ora di finirla con il terrorismo padronale, con il loro sistema
di potere nei luoghi di lavoro, con le loro leggi.
SLAI COBAS per il Sindacato di classe di Ravenna
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6.MEDIORIENTE
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PER
IL DIBATTITO
Da Joseph
Halevi
Invio con il
permesso di pubblicarlo e farlo circolare (ho
deciso non esprimermi più per ora sul
manifesto in materia di medioriente perchè la
situazione interna del giornale è troppo
contorta ed è inutile litigare e rompere
amicizie e rapporti umani stabiliti da circa
un ventennio. Di conseguenza sul MO mi
esprimerò liberamente inviando di tanto in
tanto dei pezzi dando la facoltà di
utilizzarli liberamente).
Sul
medioriente e la sinistra italiana
La sinistra italiana ufficiale, quella che
sta al governo e quella che l'appoggia di fatto
dall' esterno, come il manifesto, si trova
davanti alla situazione mediorientale come
un'imbarcazione di fronte ad un visibilissimo
scoglio ma senza un equipaggio capace di
effettuare la manovra di aggiramento. Il
motore che spinge il natante verso lo schianto
è la missione UE/ONU così come è stata
concepita ed attuata. Quando i soldati UE/ONU si
troveranno maggiormente coinvolti nel conflitto
- coinvolgimento fisicamente iniziato con
l'attentato a Sidone - vi sarà un duro scontro
tra Francia ed Italia, quest'ultima rimarrà da
sola nei fatti e la sinistra entrerà in un mare
di ricriminazioni ed accuse reciproche. Infatti
la Francia cercherà di salvare i suoi interessi
in Libano ed in Siria mentre l'Italia seguirà
la linea pro-americana di D'Alema cosa che
Parigi ostacolerà. Indipendentemente dallo
scatenamento della prossima guerra da parte di
Israele, la Francia non permetterà al comando
italiano della forza UE/ONU di espletare le sue
funzioni.
Per capire la dinamica che si sta mettendo in
moto alla frontiera del Libano con Israele
bisogna avere un'idea chiara di che cosa sia
stata questa fase del conflitto che dura dal
1948.
Non è stato Israele ad iniziare quest'ultima
guerra al Libano semplicemente perchè Tel Aviv
aveva pianificato un'altra data. Ha ragione il
capo di Hezbollah, Nasrallah, a dichiararsi
sorpreso della reazione israeliana alla cattura
dei due soldati, perchè le sue previsioni erano
corrette. Israele aveva effettuato varie manovre
militari preparatorie ma il momento
di apertura dello scontro veniva calibrato in
rapporto alla pressione USA sull'Iran ed al
rifiuto di quest'ultimo di cedervi. E' evidente
che tale pressione era destinata ad entrare in
una fase acuta DOPO il rifiuto di Tehran di
soggiacere alla richiesta USA/ONU di sospendere
tutte le sue attività in materia nucleare. La
data scadeva in Agosto per cui è evidente che
la tensione sarebbe montata da Settembre in poi,
periodo in cui Hezbollah prevedeva l'inizio del
conflitto da parte di Israele e penso che così
la pensassero i governanti ed i militari
israeliani. La guerra al Libano ed a
Hezbollah era programmata con gli Usa come parte
dello scontro con l'Iran.
Le cose non sono andate così per via della
situazione interna in Israele e per la guerra
condotta contro la popolazione di Gaza in
funzione dell'occupazione della Cisgiordania. La
destra politica israeliana accusava Olmert di
non condurre un guerra efficace sebbene avesse
ricevuto luce verde da tutte le parti, non solo
da parte degli Usa ma anche da parte dell'
Unione Europea. Infatti la decisione dell'UE di
boicottare il governo palestinese legalmente
eletto ha accelerato la determinazione
distruttiva di Israele. Tuttavia l'establishment
capitalistico-militare di Israele si vedeva
estromesso dalla sua posizione di comando in
quanto - per la prima volta da tanti anni -
l'esecutivo del paese era formato da persone che
non provengono, ad eccezione di Peres, dalla
casta prodotta dal complesso militare e dei
servizi di sicurezza. Ogni occasione era buona
per attaccare l'incompetenza militare di
Olmert e Peretz sebbene questi volessero
devastare Gaza in perfetta continuità con la
politica dei passati governi. La cattura da
parte di un commando di Hamas di un militare
isrealiano ha spezzato la schiena ad Olmert. Dal
punto di vista militare l'operazione di Hamas
era alquanto complessa dato che si trattava di
scavare un tunnel, attaccare delle posizioni
fortificate, penetrarle e catturare dei soldati.
Da quel momento la destra politica e
l'establishment militare non ha mollato la
pressione su Olmert. Quando Hezbollah ha
effettuato un'operazione simile - probabilmente
in solidarietà con i palestinesi di Gaza e per
mettere pressione su Israele di liberare i
palestinesi ed i libanesi (tutti terroristi
ovviamente mentre i soldati che occupano
territori che dovrebbero essere evacuati secondo
le risoluzioni dell'ONU sono completamente
pacifici) che vengono regolarmente rapiti da
anni - è scattata, d'accordo con gli USA,
la guerra al Libano. Per il governo Olmert
si trattava di mostrare alla destra politica che
era capace di reagire e di imporre la forza
deterrente di Israele aumentandone l'importanza
agli occhi degli USA per via del colpo che
l'azione israeliana avrebbe apportato alla
Siria. La prima cosa che Bush ha detto a Blair
durante la conversazione al microfono è proprio
questa ' they have to get Syria..'.
Sia
Washington che Tel Aviv pensavano che
acchiappare al volo l'occasione della guerra che
si presentava in maniera anticipata non avrebbe
cambiato il risultato: governo filo Usa-Israele
in Libano, isolamento totale e mortale (per il
regime) della Siria, eliminazione di Hezbollah,
quindi chiusura definitiva della questione del
Golan occupato dal 1967 e della striscia di
terra di confine tra Libano e Siria anch'essa
occupata da Israele. Proprio perchè gli USA ed
Israele pensavano che le cose sarebbero andate
in tal modo, si opponevano a qualsiasi
intervento dell'ONU ed a qualsiasi tregua.
Anzi, come sottolineato in un'ottima
corrispondenza di Robert Fisk, quando Israele si
accorse della sua incapacità a sopraffare
Hezbollah attaccò la postazione ONU -
uccidendone i militari - che da anni
monitorava e registrava le azioni nella zona
agendo quindi da importante testimonianza
pubblica (forza UE/ONU di oggi: de te fabula
narratur). Ho già osservato che il boicottaggio
da parte dell'UE del governo palestinese
legalmente eletto è stato un fattore importante
nell' accelerazione della guerra contro la
popolazione di Gaza da parte di Israele.
Analogamente la riunione di Roma del 26 non è
stata un fallimento. E' stata invece
un'autorizzazione ad andare avanti nei
bombardamenti contro le popolazioni civili del
Libano. D'Alema può negarlo quanto vuole ma per
almeno una settimana ministri israeliani
andavano ripetendo alla radio che la riunione di
Roma avevo dato 'or iarok' (luce verde) per
continuare. L'impatto in tal senso della
riunione di Roma è stato talmente importante da
essere ripetuto dalla BBC la quale mandava in
onda anche le dichiarazioni in ebraico dei
ministri israeliani. La riunione di Roma ha
quindi svolto un ruolo criminale nei confronti
della popolazione del Libano merdionale e la
decisione di inviare truppe UE/ONU si innesta
sulla linea tenuta a Roma.
In un primo tempo USA e Tel Aviv non volevano
tregue di sorta. Ma quando si resero conto che
l'esercito era impantanato nel Libano merdionale,
la stessa Rice si affrettò a dire che urgeva
una tregua. Guardiamo la questione dal lato
degli USA. Più l'esercito israeliano si
impantanava, più Israele bombardava i civili,
tanto più entrava in crisi il rapporto sciiti
iracheni (di Al Sistani) e gli USA. Anche la
Rice finì per capirlo. Dal lato USA la guerra
produceva gli effetti opposti: rafforzava
Hezbollah in tutto il Libano, nonchè la Siria e
l'Iran indebolendo quel po' di rapporto che c'è
tra leadership sciita ed occupanti USA in Iraq.
Guardiamo ora la situazione dal lato dei
governanti israeliani. E' sbagliato pensare che
avrebbero continuato a bombardare. Con
l'esercito che subiva perdite crescenti, senza
essere capaci di interrompere il lancio dei
razzi tramite i bombardamenti dell' aviazione
sui civili (come mezzo di pressione e di
terrore), Tel Aviv si trovava di fronte ad una
popolazione che nel nord del paese era
terrorizzata. Questa popolazione voleva che
l'esercito continuasse fino in fondo in
un'offensiva che non poteva sostenere se non con
una guerra totale che avrebbe coinvolto anche la
Siria e che comunque non avrebbe potuto
effettuare dal tipo di schieramento che aveva
alla frontiera del Libano meridionale. In
effetti per soddisfare le richieste di una
popolazione terrorizzata il governo avrebbe
dovuto interrompere le operazioni correnti sul
fronte del Libano, ritirarsi, riorganizzare le
truppe e gli schieramenti e ripartire. Più o
meno come sta pianificando di fare ora con la
tregua con l'obiettivo dichiarato di accelerare
lo scontro USA-Israele contro l'Iran. Ma
iniziare tale manovra di rientro da soli durante
la guerra avrebbe significato perdere ogni
posizione di contrattazione politica mostrando
di ritirarsi senza alternativa. L'avrebbero
fatto comunque per salvare e riorganizzare
l'esercito (PERCHE' ERA SALTATO TUTTO IL
DISPOSITIVO) e calmare la popolazione, senza
l'ONU. Tuttavia per gli USA era importante
salvare Israele politicamente e diluire il
ritiro facendo mantenere all'esercito un piede
nel Libano meridionale facendolo apparire come
un ritiro pianificato nell'ambito di una tregua
duratura. Il prezzo di questo premio ad Israele
malgrado la sua sconfitta lo deve pagare
l'Europa.
Ecco
quindi che abbiamo la Rice che comincia a dire
che urge una tregua e l'invio di una forza di
separazione. Ma è una tregua per la nuova
guerra, non per porre termine all'occupazione
che porrebbe anche termine alle azioni contro le
forze israeliane. Questa risoluzione dell'ONU -
talmente mal concepita dalla Francia che perfino
un governo filofrancese come quello di Beirut
l'aveva rifiutata in una prima istanza -
vorrebbe vincolare Libano, Siria e Hezbollah
senza porre il vincolo fondamentale ad Israele
che è quello di procedere all'evacuazione delle
alture del Golan ed alla striscia di Shaba.
Tale azione fa soltanto risaltare
l'atteggiamento unilaterale da parte dell'Europa
e degli USA nei confronti del problema del MO e
soprattutto nell'attuazione delle risoluzioni
dell'ONU: vincolanti per gli arabi, non
vincolanti per Israele. Permette quindi ad
Israele di pianificare con ordine assieme agli
USA la nuova guerra in cui l'Italia si troverà
coinvolta in pieno.
Joseph Halevi
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7.
LA SINISTRA E I MIGRANTI
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CONTINUAVANO A CHIAMARLA "LA
SINISTRA"
Secondo il ministro dell'interno Giuliano Amato la
responsabilità della ripresa degli sbarchi dei migranti a
Lampedusa non è di un Sistema iniquo come questo, che per
assicurare profitti sempre maggiori ai soliti noti, devasta
interi continenti e porta alla fame e alla miseria miliardi
di persone, ma di quelli che lui definisce "trafficanti
di carne umana".
Sia chiaro che noi non siamo teneri con questi personaggi
che si arricchiscono sulle miserie di persone, che per un
briciolo di speranza, sono costrette a disfarsi di quel poco
che gli era rimasto, per raggiungere i lidi della speranza,
ma per essere più precisi, vogliamo chiamare quei loschi
personaggi col loro vero nome, e cioè nuovi caporali; e
visto che non sono personaggi isolati, ma ormai organizzati
in maniera sistematica, li potremmo chiamare "Adecco
dell'immigrazione".
Infatti, se, come dice il Ministro Amato, i migranti sono
disposti ad attraversare il deserto per raggiungere le coste
libiche, vuol dire che non sono deportati dal loro Paese, e
che quindi i "traghettatori" non sono negrieri,
che vanno a prelevare di forza quei poveri cristi, per
venderli a qualche schiavista di professione, ma
semplicemente loschi personaggi, che seguendo le regole del
mercato capitalista mettono in rapporto la domanda di
"merce-mano d'opera" con l'offerta della medesima,
insomma quello che una volta facevano i caporali nel
meridione, e che oggi, in forma legalizzata fanno ovunque le
agenzie interinali, che però non vengono accusate di essere
trafficanti di carne umana; anzi, secondo qualche
procuratore della repubblica sono "il Potere economico
dello Stato".
E di fatto non c'è alcuna differenza tra i mediatori di
regime-Potere economico dello Stato e "i trafficanti di
carne umana"
Infatti cosa fanno le agenzie interinali? Mettono a
disposizione delle imprese milioni di persone e a condizioni
sempre più favorevoli alle imprese, che sempre più
riescono a decidere non solo le condizioni economiche del
rapporto di lavoro, ma anche la durata del medesimo. E
naturalmente su questa "mediazione" le Adecco
varie si arricchiscono!
N.B. Abbiamo messo tra virgolette il termine mediazione
perché di fatto non esiste la mediazione, visto che con le
nuove Leggi (Treu, Biagi ecc.) i lavoratori sono sempre più
ricattabili e quindi non hanno alcun potere contrattuale.
E cosa fanno invece "i trafficanti di carne
umana"? Mettono a disposizione delle imprese milioni di
persone a condizioni sempre più favorevoli alle imprese.
Nessuna differenza quindi tra "il Potere economico
dello Stato" e "i trafficanti di carne
umana".
O meglio due differenze ci sono, ma non sono differenze nate
dalla cattiveria dei traghettatori: sono differenze dettate
dall'ordinamento del Sistema capitalistico. La prima
differenza l'abbiamo già accennata, ed è che mentre le
agenzie interinali sono state legalizzate e quindi
trafficano sugli esseri umani con l'avallo del Potere
politico, i traghettatori non sono legalizzati e quindi
agiscono nella "clandestinità". In sostanza se
domani le imprese avessero bisogno di un afflusso continuo
di migranti potremmo veder legalizzati anche quelli che oggi
vengono definiti trafficanti di carne umana e, magari, in
caso qualcuno volesse organizzare una qualche forma di
protesta contro questo traffico (un domani che sarà
legalizzato) potrebbe trovarsi incriminato per
"cospirazione contro il Potere economico dello
Stato", un pò come è successo con le agenzie
interinali legalizzate dalle leggi suddette.
La seconda differenza è dovuta dal fatto che mentre le
agenzie interinali prendono i soldi dalle imprese che
"assumono" i traghettatori prendono i soldi da chi
viene da noi a cercare uno spiraglio di sole; cioè mentre i
primi vengono pagati dai padroni, i secondi vengono pagati
dagli aspiranti lavoratori.
Qualcuno dirà che non è una differenza di poco conto, ma,
se ci pensiamo bene, non è che cambia granché, visto che
con quello che risparmiano le imprese grazie ai servigi resi
dalle Adecco varie, ci rendiamo subito conto che anche in
questo caso a pagare sono i lavoratori.
Ma poi anche ammesso che questa sia una differenza, non è
una differenza dovuta alla cattiveria di certa gente, ma
alle regole di mercato: gli aspiranti lavoratori hanno
bisogno di essere traghettati e si rivolgono a chi è
disposto a farlo, e siccome non esiste una concorrenza in
questo tipo di lavoro mentre esiste una grande concorrenza
fra chi vuole usufruire di questo tipo di lavoro è logico
che il prezzo è fissato da chi non ha concorrenti.
TUTTO SECONDO LE REGOLE DI MERCATO, quindi!!!
Ma allora perché questa differenza di trattamento fra
questi due esempi di trafficanti di carne umana?
La risposta è come al solito nell'anarchia del Capitale,
che ha bisogno di deregulation per ristabilire il dominio
delle Imprese sul Lavoro, e quindi legalizza i caporali
chiamandoli agenzie interinali, ma poi si ritrova ad
invocare altre regole quando a causa di questa deregulation
si ritrova con un'offerta di lavoro che non riesce più a
gestire.
Ma un'altra risposta su questa differenza di trattamento sta
nel fatto che il Capitale, sempre per ristabilire il proprio
dominio nella Società ha bisogno di frantumare l'esercito
nemico, e cioè dei lavoratori, il Proletariato insomma.
Ed allora ha bisogno di incrementare la guerra tra poveri,
ha bisogno di convincere la parte del proletariato in
attività (soprattutto quello autoctono) che le loro
condizioni di vita sono peggiorate non perché le imprese,
per aumentare i profitti precarizzano il lavoro, ma perché
ci sono i migranti che rubano il lavoro e quindi devono
fronteggiare il nuovo nemico, che minaccia la loro
sicurezza. E siccome non possono sul serio dire (come faceva
qualche leghista non molto tempo fa) che bisogna prendere a
cannonate le imbarcazioni dei migranti, addossano tutto ai
"trafficanti di carne umana".
Sanno benissimo che questo problema è irrisolvibile, ma
almeno lo usano mediaticamente.
Tutto secondo copione, quindi, almeno per chi, come noi, non
pensava certo che i sinistri di governo avrebbero avuto un
approccio diverso al problema. Ma l'intervento di Amato
dovrebbe far pensare chi pensava che cacciando il nano di
Arcore, ci sarebbe stato un futuro di pace, di cooperazione,
di solidarietà.
E' vero: in mezzo a queste dichiarazioni il ministro di
polizia ha fatto pure la sua dichiarazione "di
sinistra" e cioè che la soluzione sta nel ridurre le
disparità tra paesi ricchi e paesi poveri, ma questa è una
dichiarazione di intenti in mezzo a quelle altre che sono
dichiarazioni programmatiche. E le dichiarazioni di intenti
sono un po come l'ONU, che sulla carta è la massima
espressione di Potere internazionale, mentre, come si sa,
non conta un cazzo.
Ma poi cosa vuol dire ridurre le distanze?
Vuol dire che bisogna ridurre i profitti delle imprese, o
che tocca avvicinare (al ribasso) le condizioni di vita dei
proletari nel mondo? Se la risposta è come al solito la
seconda che ho detto, allora niente di nuovo sotto i ponti:
lo stanno già facendo, non solo con le agenzie interinali,
e cioè con i trafficanti di carne umana legalizzati, ma
anche con nuove leggi tipo la Bolkenstein, che introduce il
principio secondo cui il rapporto di lavoro non viene
fissato secondo i regolamenti vigenti nel Paese dove si
produce, ma secondo i regolamenti vigenti nel Paese dove è
ufficialmente ubicata l'impresa.
Ma in questo caso il problema non si risolve, perché se uno
vive in Africa e muore di fame o di guerra o di ambedue, non
si preoccupa del fatto che in Italia i lavoratori guadagnano
di meno: lui guadagna di meno in ogni caso!!! e quindi...
Ridurre le disparità: ma come può un Sistema che è
fondato proprio sulle disparità muoversi in quest'ottica?
Ma sul serio qualcuno crede in questa favola ultramoderna?
Al massimo questo Sistema pensa a delocalizzare qualche
impresa da quelle parti, anzi già lo fanno, visto che (remember
Nike?) già molte multinazionali producono in quei Paesi coi
subappalti, che gli assicurano ancora più profitti con le
condizioni di lavoro schiavistiche utilizzate.
Ma questo non riduce le disparità, semplicemente assicurano
alle Imprese profitti ancora maggiori!!!
E quindi le traversate proseguono e proseguiranno. E
naturalmente verrà incrementato il pattugliamento delle
coste, che non diminuirà il flusso delle navi, ma ridurrà
il numero degli sbarcati, visto che quelli che si salveranno
dalle condizioni della traversata rischieranno (ed è
successo anni fa con la Sibilla nell'Adriatico, ed in questi
giorni al largo di Lampedusa) di essere speronati "per
sbaglio"(?) dai pattugliatori.
Nessuna soluzione possibile dunque, almeno in un mondo
dominato da questo Sistema.
Semmai se una soluzione di sinistra esiste è quella di
cominciare una volta per tutte a studiare quali strumenti
usare per abbattere questo Sistema, perché solo un Sistema
basato non sul profitto e sul denaro, ma sui bisogni e il
soddisfacimento di questi bisogni può non ridurre, ma
azzerare le disparità. Solo un Sistema altro può eliminare
le guerre, la miseria la devastazione di interi continenti e
soprattutto può garantire
PACE SOLIDARIETA' LIBERTA'
huambo
L'Avamposto degli Incompatibili
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8.
POLITICA A COLAZIONE
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Parte il confronto sulla nuova politica dei redditi
Il 5 settembre scorso nel corso di una "colazione" a
Palazzo Chigi tra Prodi
ed i segretari di Cgil, Cisl e Uil, convocata per
l'illustrazione (a
colazione ??) delle linee guida della legge finanziaria si è in
realtà
fissata l'agenda della prossima concertazione tra governo e
parti sociali.
Scarse le notizie sul dettaglio dell'incontro ma tutto lascia
pensare che
non solo di metodo si sia discusso, anche se è chiaro che lo
scopo immediato era quello da una parte di rassicurare i
Sindacati sul loro ruolo e potere concertativo e dall'altro
chiarire al Governo che nulla si sarebbe potuto fare senza un più
stabile riconoscimento della struttura sindacale come
"soggetto politico".
Così è che gli scarni commenti a latere dell'incontro (anche a
fronte della
probabile decisione governativa di stralciare il capitolo
pensioni dalla
finanziaria per affidarlo ad un tavolo concertativo separato ma
contestuale
alla finanziaria) sono tutti positivi:
Per Raffaele Bonanni (Cisl).. «il paese ha bisogno di un
messaggio
rassicurante, non di docce scozzesi. Per questo abbiamo detto al
presidente del Consiglio che serve una discussione pacata, che
punti a rilanciare lo sviluppo. Forzature di altro tipo non sono
positive e non ci aiutano a camminare nel modo giusto»
Per Epifani (Cgil) ... «Abbiamo fatto il quadro dei problemi
aperti. Ora si
sono determinate le premesse per avviare subito dei tavoli di
confronto».
Tavoli che dovrebbero partire già dalla prossima settimana. In
uno si
discuterà di sviluppo e, nel secondo, di politica dei redditi.
Manca ora da sapere con quali obiettivi Cgil Cisl Uil intendono
affrontare
questi tavoli (a cui ovviamente si aggiungerà anche il tavolo
sulla
previdenza) che, senza mandato alcuno, hanno già deciso di
aprire.
L'unica cosa certa è che le recenti polemiche sulla finanziaria
hanno in
parte ridimensionato un poco, e solo per ora, le accelerazioni
liberiste
presenti nel Governo (anche se non ne hanno messo in discussione
gli
obiettivi) ed hanno portato i sindacati a vedersi riconosciuto
il loro ruolo
concertativo. Una concertazione (lo dice la parola stessa) che
permetterà ai sindacati di concertare i nuovi interventi sulla
previdenza e di concertare
le nuove norme di regolazione della contrattazione. Tutte cose
che ci
caricano di preoccupazione viste le posizioni fin cui espresse.
Sull'abolizione dello scalone ormai più nessuno dice nulla
(quindi di fatto
c'è ormai chiara una certa disponibilità a concertare tempi e
modi di un
innalzamento dell'età pensionabile). Rimangono le perplessità
sindacali sui
disincentivi, ma si rimane sfumati sulla chiusura delle
"Finestre" e sulla
necessità di mettere mano a qualche risparmio. Di fatto la
concertazione
sindacale mira a dare fiato alla previdenza integrativa (quella
dei fondi
chiusi), di fatto senza una vera piattaforma per il rilancio
della
previdenza pubblica sulla quale è ormai chiara la disponibilità
a concertare
qualche altro arretramento.
Sulla nuova politica dei redditi rimangono diverse le
valutazioni in casa
sindacale (la Cisl punta alla territorializzazione e la Cisl a
mantenere
integra sul piano formale l'attuale struttura concedendo
comunque spazi alla
territorializzazione) ma tutti concordano di rimanere
nell'ambito di una
contrattazione predeterminata su vincoli decisi a priori, quindi
nell'ambito
di una moderazione sindacale entro i limiti dell'inflazione
programmata o
parametri similari.
L'accellerazione data alla convocazione delle nuove sessioni
concertative fa saltare inoltre tutti i bei propositi
precedentemente spesi dalla Cgil
(prima una proposta unitaria, poi al confronto con i lavoratori,
solo dopo
al tavolo), tant'è che già si avvia il tavolo senza che si
sappia su quale
posizione andranno i sindacati e senza che i lavoratori siano
neppure stati
sentiti ed avvisati.
Sembra che quindi tutti siano stati presi dalla grande fretta
affinchè
(stralcio o meno) si vada ad un accordo sulle pensioni, non in
finanziaria
ma contestualmente alla finanziaria (per dare a questa quella
credibilità
chiesta dall'Europa e dalla nostra più nostrana Confindustria).
La stessa
fretta riguarda le nuove regole sulla contrattazione che devono
essere
stabilite contestualmente alla concertazione sulle così dette
"politiche di
sviluppo" che poi altro non sono (basta guardarsi intorno)
che trasferimenti
si risorse a sostegno della profittabilità di impresa.
Intanto di legge 30 se ne parla sempre meno se non per dire che
vanno limate alcune oscenità.
La nostra fine ed intelligente burocrazia sindacale (paga dei
riconoscimenti
formali che il nuovo governo le riconosce) farebbe bene a sapere
da subito
che nessun tavolo potrà essere aperto senza prima aver definito
una
piattaforma sindacale complessiva e senza avere avuto su questa
un mandato a trattare da parte dei lavoratori.
Già siamo incazzati perchè il Governo non rispetta la sua
piattaforma
elettorale , ma cominciamo ad essere preoccupati maggiormente se
la Cgil non darà coerenza conseguente alle sue conclusioni
congressuali.
Chi aveva detto che la concertazione era finita ???
8 settembre 2006
Il Coordinamento RSU
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9.SPAGNA
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SPAGNA: MERCADONA CERCA DI
"LIQUIDARE" GLI SCIOPERANTI CHE RESTANO
UNITI, URGE SOLIDARIETA' INTERNAZIONALE
Lavoratori ed iscritti del
sindacato spagnolo anarco-sindacalista CNT-AIT sono in
sciopero nel centro logistico del supermercato
Marcadona da oltre 150 giorni.
E' uno degli scioperi più
lunghi in Catalogna negli ultimi decenni. L'agitazione
riguarda il territorio nazionale, ma è a Barcellona
lo scontro più importante e difficile.
Per cui occorre la
solidarietà di tutti.
Mercadona è grosso e
potente. A guardia del centro logistico vi è una
forza di sicurezza paramilitare (20 ufficiali di
polizia della "Guardia Civil"); riesce a
indurre il governo locale a proibire le manifestazioni
sindacali; sa manipolare le notizie per la stampa.
Ad ogni modo, con la lotta
ed incessanti iniziative si era quasi giunti ad un
accordo accettabile con i rappresentanti
responsabili della proprietà, che mettesse fine allo
sciopero. Ma, Mercadona voleva le dimissioni di tutti
gli scioperanti in cambio di una liquidazione di
300.000 euro. L'assemblea generale degli scioperanti
ha respinto con sdegno questo tentativo della
compagnia di comprare a suon di migliaia di euro il
diritto di sciopero e la dignità dei lavoratori.
A questo punto occorre
riprendere gli sforzi per esercitare una maggiore
pressione sulla proprietà. Va ricordato che lo
sciopero iniziò dopo il licenziamento (dichiarato
illegittimo dal tribunale del lavoro) di 3
lavoratori e nella piattaforma vi erano anche il
riconoscimento della CNT quale soggetto
sindacale, pause-pranzo retribuite e tuteta
della salute sul posto di lavoro.
Le nostre iniziative non
si limiteranno alla Spagna. Occorre far conoscere
questa lotta e mobilitare i lavoratori in tutto il
mondo.
Anche se Marcadona esiste
solo in Spagna, occorre la massima solidarietà
internazionale.
Per messaggi di solidarietà:
cnt@....
e cnt@....
Per messaggi di protesta:
Mercadona, S.A.
CIF:A-46-103834
C/ Valencia, nº 5
Tavernes Blanques
VALENCIA - C.P.46016, SPAIN
oppure presso l'ambasciata
ed i consolati spagnoli e gli istituti di cultura
spagnola;
per donazioni agli
scioperanti ed alle loro famiglie: BIC (Swift):
CAIXESBBXXX 2100 1183 3501 0050 5773
CNT-AIT / Segreteria
Permanente del Comitato Nazionale
(traduzione e adattamento a
cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali)
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10.
ASPEN INSTITUTE
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di
Stefano
Olivieri
Al numero civico 49 di piazza SS. Apostoli a Roma, molto
vicino alla
sede nazionale dell'Unione, c'è una associazione che ha
fra i suoi
iscritti la crema dell'Italia che conta. Politica,
finanza,
economia, giornalismo, e tutta l'industria a cominciare
dai media.
Vi trovate dentro il vecchio ministro dell'economia
Tremonti ma
anche il nuovo, Tommaso Padoa Schioppa. Il meglio
dell'industria
italiana, delle banche e delle assicurazioni, non c'è
settore che
manchi all'appello: dalle Generali alla Fincantieri, da
Confindustria alla Rai a Mediaset; da Pirelli alle Poste
Italiane,
dalla società Autostrade all'Enel, dalla Fiat alla IBM
Italia, dalla
Italtel alla Banca nazionale del lavoro, impossibile
enumerare tutte
le adesioni, visto che la Aspen accoglie
indifferentemente persone
fisiche e giuridiche, singoli pezzi grossi e società
intere. E
questo solo per rimanere nel bel paese, perché se
appena facciamo
capolino fuori dai nostri confini i nomi diventano
pesantissimi, da
Condy Rice al "filantropo" Soros, dalla
Albright a Kissinger.
Ma che cosa è Aspen e chi sono, soprattutto che cosa
vogliono fare
gli "aspeniani"? Non è una domanda oziosa
perché, seppure con grande
discrezione, l'Aspen Institute italiano è diventato
negli ultimi
tempi sede di dibattiti politico economici che, data la
levatura dei
personaggi che circolano lì dentro, rischiano di
condizionare o
quanto meno influenzare scelte e decisioni dello stesso
esecutivo.
Perché è membro Aspen anche Romano Prodi naturalmente,
e perfino il
presidente della Repubblica Napolitano, vecchio
comunista. Ma allora
che paura c'è? - direte voi - se dentro ci sta tutta la
destra e la
sinistra che conta, tutt'al più tenteranno l'inciucio.
Ipotesi
legittima ripresa fra l'altro da "Panorama"
nella sua pagina web con
il titolo "Grande coalizione? Ci lavorano
all'Aspen" e sotto una
bella immagine di Enrico Letta che molti indicano come
successore di
Tremonti nella presidenza di Aspen Italia.
Il punto è che Aspen non è propriamente l'associazione
delle dame di
S. Vincenzo. Non fa beneficenza ed è lecito pensare che
persone del
calibro dei suoi membri non si riuniscano soltanto per
scambiare
quattro chiacchiere e prendere un the. C'è altro, ma è
difficile
penetrare la discreta cortina che protegge quel salotto
buono dagli
sguardi indiscreti.
Al tempo stesso non possiamo definirla una associazione
segreta, e i
suoi membri non sono incappucciati, tutt'altro: sono il
massimo che
si può pretendere dalla vipperia nazionale e
internazionale, gente
conosciutissima, fotografatissima e inseguita giorno e
notte dalla
stampa. E poi hanno addirittura un sito web da cui si può
scaricare
perfino lo statuto e approfondire identità, missione e
metodo
seguiti da Aspen Italia. E allora vediamo meglio:
Alla voce "identità" si legge: "Aspen
Institute Italia è una
associazione privata, indipendente, internazionale,
apartitica e
senza fini di lucro dedicata alla discussione,
all'approfondimento e
allo scambio di conoscenze, informazioni, valori".
Insomma pare
davvero una benemerita congregazione di supereroi che si
affannano a
migliorare questo mondaccio schifoso.
Ma andiamo avanti e alla voce "missione"
leggiamo: "la missione
dell'Istituto è la internazionalizzazione della
leadership
imprenditoriale, politica e culturale del paese e la
promozione del
libero confronto fra culture diverse, allo scopo di
identificare e
valorizzare idee, valori, conoscenze ed interessi
comuni. L'Istituto
concentra la propria attenzione verso i problemi e le
sfide più
attuali della società e della business community, e
invita a
discuterne leader del mondo industriale, economico,
finanziario,
politico, sociale, culturale in condizioni di assoluta
riservatezza
e di libertà espressiva". Come a dire venite qui e
sentitevi liberi
di esprimervi al di fuori dei condizionamenti politici e
di parte,
qui siamo tutti buoni e pensiamo soltanto a migliorare
le cose. Ci
verrebbe da chiederci come si può mettere tanta carne
al fuoco e non
buttarla poi in politica, ma lasciamo perdere per il
momento, perché
ciò che attira la nostra attenzione è il metodo
utilizzato, e
dichiarato a chiare note, dalla associazione: " Il
"metodo Aspen"
privilegia il confronto e il dibattito "a porte
chiuse", favorisce
le relazioni interpersonali e consente un effettivo
aggiornamento
dei temi in discussione. Lo scopo non è quello di
trovare risposte
unanimi o semplicemente rassicuranti, ma di evidenziare
la
complessità dei fenomeni del mondo contemporaneo e
stimolare
quell'approfondimento culturale da cui emergano valori
ed ideali
universali capaci di ispirare una leadership moderna e
consapevole.
Ecco qui. Massima riservatezza, opportunità di
stringere relazioni
interpersonali e di tessere rapporti e colloqui capaci
di ispirare
(o magari partorire direttamente) una leadership moderna
e
consapevole. A porte chiuse, naturalmente.
Il democratico che è in me sente puzza di bruciato e
cerco a questo
punto di capire come si diventa membri Aspen, e quali
requisiti
occorre soddisfare. Per facilitarmi il compito parto
dalla categoria
più facile, quella delle new entrioes, cioè i giovani.
Alla Aspen li
chiamano "Junior Fellows" e ne danno anche il
dettagliato profilo:
gli Aspen Junior Fellows sono un network internazionale
di giovani
ad alto potenziale formato dai ragazzi che hanno preso
parte ai
progetti "Aspen per la Nuova Leadership" nel
1999 e nel 2001, a cui
sono aggiunti 22 nuovi membri nel 2004". Come
abbiano fatto questi
fortunati ragazzi a partecipare a questi progetti non è
mica
spiegato, perché a questo punto è del tutto evidente
che non stiamo
parlando di corsi di formazione regionali aperti a
tutti. Qui si
costruisce la classe dirigente, diamine, mica si gioca.
Girovago un po' per il web rimuginando l'idea - un po'
inquietante a
dire la verità - di un network internazionale di
giovani rampolli
allevati fin da bambini con la pappa reale del potere.
Scopro che è
membro Aspen anche Mario Draghi, il nuovo capo della
Banca d'Italia.
E pure Lucia Annunziata - ricordiamo, ex presidente Rai
voluto dalla
sinistra a garanzia del pluralismo, che dirige
addirittura il
magazine "Aspenia". E poi anche gli ex
presidenti Cossiga e Ciampi,
Paolo Mieli, Bruno Tabacci dell'UDC molto corteggiato
dall'Unione, e
chissà quanti altri. Essere membri Aspen a questo punto
deve pur
significare qualcosa di più che avere la semplice
opportunità di
dibattere ad alto livello. Pensate che il presidente
mondiale della
associazione (la cui sede naturalmente è negli USA) è
Walter
Isaacson, che per l'Aspen ha rinunciato nientemeno alla
presidenza
della CNN.
Diciamoci la verità, non è la massoneria ma le
somiglia molto
davvero. Non ci sono cappucci e spade posate sulla testa
dei
neoiscritti, ma la cortina di discrezione che circonda
gli associati
e le loro riunioni ad altissimo livello ci destano molta
preoccupazione. Non siete convinti? Bene, provate ad
andare a questo
indirizzo web:
http://www.difesa.it/SMD/CASD/Istituti+militari/CeMISS/dettaglio-
news.htm?DetailID=3108
E' una pagina web del portale istituzionale del
ministero della
Difesa, dove si da notizia di un seminario congiunto fra
il CASD
(Centro Alti Studi per la Difesa, l'organismo di studio
di piu' alto
livello nel campo della formazione dirigenziale del
ministero
medesimo), il CEMISS (Centro Militare di Studi
Strategici), l'Aspen
Italia appunto e - udite udite! - il PNAC ( Project for
the New
American Century) l'associazione statunitense capeggiata
dai più
fanatici estremisti neoconservatori del calibro di Paul
Wolfowitz
(messo da qualche tempo a capo da Bush alla Banca
Mondiale) e di
Ronald Rumsfeld, attuale ministro della difesa
statunitense e
teorico della guerra preventiva, fra i principali
responsabili del
disastro umanitario, politico, economico e sociale dell'Irak
a
seguito della "liberazione" a opera Usa e
degli altri "willings"
(fra cui ahinoi anche l'Italia).
Chi non conosce il PNAC e le sue farneticanti teorie può
cercare
informazioni in rete. Chi lo conosce sa che al confronto
il "piano
di rinascita democratica" di Licio Gelli e della
loggia P2 sembrano
un banale gioco di ruolo per ragazzi. Venire al corrente
che
l'associazione Aspen (sulla cui trasparenza e
apartiticità nutriamo
già fortissimi dubbi) e addirittura il ministero della
difesa
italiano abbiano recentemente tenuto (per la precisione
l'11 marzo
del 2005, a palazzo Salviati, ore 10) un convegno
insieme ai teorici
della americanizzazione (anche a mano armata)
dell'intero globo
terracqueo non ci rende per niente tranquilli. E sapere
che
dell'Aspen, una associazione elitaria che dibatte a
porte chiuse,
fanno parte le persone - di destra e di sinistra - che
contano di
più nella politica italiana ci rende ancora più
inquieti. A chi
affidiamo il nostro paese, la nostra stessa sicurezza
democratica?
Forse al generale Jean ( anche lui naturalmente
aspeniano) attuale
capo della SOGIN (società gestione impianti nucleari)
nonché
scrittore di testi come " L'uso della forza: Se
vuoi la Pace
comprendi la guerra" e molto vicino politicamente
agli ambienti di
estrema destra. A lui fra l'altro è affidato il compito
di
individuare i "siti" per lo smaltimento dei
rifiuti e appaltare le
opere di costruzione necessarie, come ricorda la pagina
web a questo
indirizzo.
Preferisco fermarmi qui, è finita la carta per la
stampante ma i
links su Google per Aspen sembrano infiniti, quasi come
quelli per
la voce "massoneria". Speriamo bene.
Linkografia:
http://www.aspeninstitute.it
http://www.nwo.it/aspen_genna.html
http://fondazione.camera.it/attivita/824/850/868/880/second.asp
http://www.kelebekler.com/occ/vaticano3.htm
http://www.panorama.it/italia/politica/articolo/ix1-A020001037221
http://www.archivionucleare.com/index.php/2006/03/22/patto-
energetico-aspen-institute-italia
http://www.mclink.it/com/inform/art/06n10214.htm
http://www.difesa.it/SMD/CASD/Istituti+militari/CeMISS/dettaglio-
news.htm?DetailID=3108
http://stopimperialism.be/American_Enterprise_Institute.php
http://www.fisicamente.net/index-200.htm
http://www.criticalpoint.it/news.php?cod=679
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11.LE
PRIGIONI SEGRETE DEGLI USA
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Incaricato dal
Consiglio d'Europa di investigare sulle carceri segrete della CIA, lo svizzero
Dick Marty reagisce all'ammissione di George W. Bush riguardo la loro
esistenza.
Il presidente americano
ha ammesso mercoledì che alcuni sospetti terroristi erano stati interrogati
fuori dal territorio statunitense. Marty vuole ora che tutti i paesi europei
– compresa la Svizzera – dicano la verità in merito.
Lo scorso mese di novembre, il
senatore Dick Marty è stato nominato relatore speciale del Consiglio d'Europa
per investigare sull'esistenza di prigioni segrete della CIA nell'Europa
dell'Est.
Nel suo rapporto, pubblicato il 7 giugno, concludeva che 14 paesi europei si
erano resi complici degli Stati Uniti in una "rete" di abusi dei
diritti umani. Alcuni paesi, tra cui la Svizzera, erano stati coinvolti
attivamente o passivamente nella detenzione o nel trasferimento di
prigionieri.
Mercoledì, il presidente americano George W. Bush ha ammesso la detenzione di
presunti terroristi fuori dagli Stati Uniti e ha affermato che la CIA non
interromperà queste attività.
Intanto, a Ginevra, il Comitato internazionale della Croce Rossa ha indicato
che nei prossimi giorni potrà rendere visita ai 14 detenuti (tra cui uno
stratega degli attentati dell'11 settembre del 2001) trasferiti a Guantanamo
dalle prigioni segrete della CIA.
swissinfo: L'ammissione di Bush
riguardo le prigioni segrete spingerà gli altri governi implicati a fare
altrettanto?
Dick Marty: Innanzitutto vorrei
sottolineare che sono sempre stato convinto dell'esistenza delle prigioni
segrete della CIA in Europa.
Il fatto che l'amministrazione americana abbia ammesso per la prima volta la
detenzione di prigionieri all'estero - ai quali è stato riservato un
trattamento alquanto autoritario durante gli interrogatori – costituisce a
mio parere una ragione supplementare per spingere i governi europei a fare il
loro dovere e a chiarire ciò che è accaduto sul loro territorio. Siamo
infatti ancora lontani dal conoscere tutta la verità.
swissinfo: Visto che nel suo
rapporto per il Consiglio d'Europa lei afferma che gli aerei della CIA hanno
sorvolato lo spazio aereo elvetico, questo dovere di fare chiarezza concerne
anche il governo svizzero?
D.M.: Tale incombenza concerne tutti
i Paesi – inclusa la Svizzera – i cui aeroporti, infrastrutture o spazio
aereo sono serviti chiaramente al programma segreto di detenzione della CIA.
swissinfo: Lo scorso mese di
febbraio, Berna ha rinnovato l'autorizzazione di sorvolo della Svizzera agli
aerei ufficiali statunitensi fino alla fine del 2006. Alla luce
dell'ammissione di George W. Bush, occorre modificare questa decisione?
D.M.: Ritengo che la Svizzera abbia
rinnovato troppo rapidamente queste autorizzazioni. Basta consultare gli atti
della magistratura italiana (documenti peraltro accessibili) per rendersi
conto che esiste tutta una serie di indizi che indicano che lo spazio aereo
elvetico è stato impiegato per il trasporto di almeno un detenuto sequestrato
illegalmente.
La Confederazione avrebbe dovuto esigere formalmente dal governo americano
delle spiegazioni in merito. Si è invece accontentata della dichiarazione
verbale di un funzionario dell'amministrazione di George W. Bush.
swissinfo: Gli americani hanno
dichiarato che nessun aereo con a bordo dei prigionieri diretti verso le
carceri segrete della CIA ha sorvolato la Svizzera. Dopo le rivelazioni di
Bush queste affermazioni sono ancora credibili?
D.M.: No. Credo che in questo affare,
così come è accaduto per la guerra in Iraq, ci sono state raccontate molte
bugie. Occorre quindi mostrarsi particolarmente severi ed esigenti nel
richiedere al governo americano delle spiegazioni.
swissinfo: Pensa che
l'amministrazione Bush fornirà ulteriori dettagli sul suo programma di
detenzione o sull'ubicazione delle prigioni segrete in Europa?
D.M.: No. Bush ha ammesso l'esistenza
di prigioni segrete solo perché messo sotto pressione dal Consiglio d'Europa,
dal Parlamento europeo, dalle organizzazioni per i diritti umani, dai media e
dalle autorità giudiziarie americane.
swissinfo: Continuerà la sua
attività investigativa?
D.M.: Lo scorso mese di giugno,
l'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa ha deciso che l'inchiesta deve
continuare. Sono pronto ad assumere questo incarico, ma non nelle attuali
condizioni, senza mezzi a disposizione.
Finora potevo contare sull'aiuto di un giovane collaboratore. Ma il suo
mandato non è stato prolungato. Una decisione grottesca se si pensa
all'importanza dell'inchiesta.
Intervista swissinfo, Adam Beaumont
Traduzione e adattamento, Anna Passera
Nel novembre 2005, l''Ong americana Human Rights Watch ha
denunciato rapimenti illegali di presunti terroristi in Europa e la loro
detenzione in carceri segrete in alcuni paesi europei da parte della CIA.
Pochi giorni dopo, il Consiglio d'Europa ha affidato a Dick Marty, presidente
della commissione dei diritti umani dell'organo europeo, il compito di
elaborare un rapporto su questa vicenda.
Il senatore svizzero ha presentato il 7 giugno scorso un rapporto che accusa
14 paesi europei di aver aiutato i servizi segreti americani in attività
illegali sul proprio territorio.
Anche la Svizzera viene criticata per aver rinnovato il permesso annuale di
volo per gli aerei non commerciali americani fino alla fine dell'anno.
- L'Ufficio federale dell'aviazione civile
ha confermato che 6 aerei CIA sospetti sono atterrati in Svizzera.
- Altri 76 voli USA, che si pensa siano
stati utilizzati dalla CIA, hanno attraversato i cieli elvetici tra il
2001 e il 2006.
- Erano registrati come voli
non-commerciali.
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12.
MANGANELLI DI SINISTRA
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Il manganello (strumento di diverse misure e materiale)
da sempre è un'arma utilizzata in ogni paese contro gli autori delle
proteste. Ma parliamo dell'Italia. Le squadracce fasciste nel Nord e centro
dell'Italia lo utilizzavano contro gli operai e gli oppositori del regime.
Al Sud e specialmente in Puglia si usavano le " mazze" contro i
braccianti. Dalla fine della seconda guerra mondiale, i famosi
"celerini" ne fecero ampio uso. Poi è passato migliorato e
perfezionato nella dotazione offensiva della Polizia di Stato. Oggi con la
vittoria del centro sinistra si fa un passo avanti nel progresso. Il ds De
Luca sindaco di Salerno ha emesso una ordinanza per armare i vigili urbani
di manganelli. I vigili urbani armati di manganelli dovranno mantenere
l'ordine pubblico. De Luca ha detto che non se ne può più di ubriachi,
posteggiatori abusivi e proteste. Viva i manganelli della sinistra borghese.
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