Entra
Nuovo su Yahoo! Gruppi? Registrati
Dipendenti_ILVA · Dipendenti ILVA
? Già Iscritto? Entra su Yahoo!

Suggerimenti

Lo sapevi che...
Puoi cercare nel gruppo tutti i messaggi inviati.

Messaggi

  Messaggi Aiuto
Avanzata
I: operai contro   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #611 di 720 |
I: operai contro





Dom 8 Ott 2006 9:08 am

fabioprincipale
Offline Offline
Invia email Invia email

9 OTTOBRE 2006

OPERAI

CONTRO

Vuoi entrare in contatto con noi?

Vai all' ASSO       

http://www.operaieteoria.it/

www.operai.net 

SCRIVICI

GIORNALE PER LA CRITICA, LA LOTTA, L'ORGANIZZAZIONE DEGLI OPERAI CONTRO LO SFRUTTAMENTO

Anno VIII Numero 260

SOMMARIO

9 OTTOBRE 2006

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1.ISCRIVITI ALL'ASLO

Fotocopiato 

ASLO
  Associazione per la liberazione degli operai

Scopo dell’Associazione è la liberazione degli operai dalla sottomissione economica, politica e sociale in cui questa società li costringe.

Gli operai sono sottoposti ad una moderna forma di schiavitù. Sono costretti a vendere le loro braccia ad un padrone che per arricchirsi li consuma nelle fabbriche e nei più disparati luoghi di lavoro. Vivono una vita a malapena sopportabile finché gli affari del padrone vanno bene, cadono sotto la soglia di povertà appena una crisi si fa sentire, perdono il lavoro, vengono licenziati, utilizzati saltuariamente, supersfruttati, licenziati.

Nelle fasi di sviluppo economico la loro condizione sembra migliorare, si propaganda l’idea che ormai gli operai si trovino in una situazione di graduale ma inarrestabile miglioramento: ma basta una crisi e tutto torna in discussione, in forse. Ogni piccola conquista viene travolta, i diritti di cui tanto si parlava cadono uno ad uno sotto i colpi di nuove leggi e regolamenti. Gli operai si ritrovano a fare i conti con la dura realtà di essere schiavi moderni.

La distanza economica e sociale fra gli operai, i produttori diretti a salario, e i padroni che li impiegano diventa un abisso. Trovarsi al limite della povertà di fronte alla ricchezza che le classi superiori possono disporre ed esibire fa della società moderna, la società del più profondo contrasto fra le classi che la storia abbia prodotto.

Operai che vi siete resi conto della situazione sociale in cui vi trovate a vivere e non siete più disposti a sopportare oltre, aderite all’Associazione, decidete di dare, sulla base delle vostre possibilità, un contributo diretto alla causa dell’emancipazione vostra e degli operai che in ogni parte del mondo vivono la stessa condizione.

Attraverso l’Associazione  ogni operaio si addestra a lottare in quanto operaio, non più individuo fra individui ma come componente di una classe sociale che si va ricostituendo in tutto il mondo, la classe degli operai.

L’Associazione , nei luoghi di lavoro, nei sindacati, nel campo della politica, ovunque sostiene ed organizza la lotta indipendente degli operai contro i governi dei padroni, contro i padroni al governo.

Attraverso l’Associazione  ogni operaio non è più una marionetta nelle mani dei partiti dei ricchi che lo usano per andare al governo e per ringraziarlo poi con una legislazione antioperaia fatta a misura degli interessi dei padroni.

L’Associazione collega  gli operai di tutti i luoghi di lavoro per la difesa della condizioni salariali e normative. Una rete per rimettere l’attività sindacale nelle mani degli operai stessi, per scalzare dalle poltrone dirigenti e funzionari sindacali che della svendita degli interessi immediati degli operai ai padroni hanno ricavato privilegi e buone rendite.

Attraverso L’Associazione gli operai si preparano ad attuare un’azione politica indipendente che punta direttamente alla questione essenziale: chi deve avere il potere? I padroni o gli operai?

 

Compagni che non venite dalle fila operaie aderite all’Associazione, in questa scelta c’è la consapevolezza che se un rivolgimento radicale è necessario per rimettere su nuove basi la società, tale rivolgimento si attuerà solo con la liberazione degli operai dallo sfruttamento.

 

Operai militate nell’Associazione, nessuno ci libererà dalla nostra condizione di sfruttati se non noi stessi. Associatevi.

Il giornale dell’Associazione è:  OPERAI CONTRO

 

Per aderire scrivere a: adesioni@...

oppure, operai.contro@... 

oppure, operaicontro@...

oppure scrivere: Via Falck 44, 20099 Sesto San Giovanni (Mi).



prima pagina
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2, LA FINANZIARIA DI D'ALEMA
D'Alema è una persona seria.

D'Alema ha dichiarato che la Finanziaria è equa e che la famiglia media in un anno avrà 500 - 600 euro in più in busta paga. Per famiglia media s'intende un lavoratore che guadagna al netto 1200 euro al mese e che ha moglie e due figli a carico. Con 1200 euro al mese con moglie e due figli a carico vuol dire 50 euro in più al mese in busta paga. C'è da fare follie. Solo l'aumento di luce e gas gli porteranno via oltre 400 euro l'anno. Poi ci sono i tichet sanitari, l'aumento dell'ICI e dell'IRPEF Comunale e Regionale, l'aumento della tassa della spazzatura, l'aumento della tassa sull'auto, l'aumento del costo del cibo. Alla fine dell'anno si troverà con oltre 1500 euro in meno. Altro che 500 euro in più in busta paga alla fine dell'anno. Se per sfortuna in famiglia lavorano in due allora sono guai. 

 D'Alema ha lo stipendio da deputato, l'indennità di ministro, può mantenersi una barchetta, ha la casa che paga quasi niente, ha il barbiere gratis, i viaggi gratis, ecc....

D'Alema si che è una persona seria.

Ma chi è un giovane operaio che cosa avrà in più? Non ha la detrazione per moglie e figli a carico, dovrà pagare l'aumento di gas e luce,dovrà pagare i tichet sanitari, dovrà pagare l'aumento dell'ICI e dell'IRPEF Comunale e Regionale, dovrà pagare l'aumento della tassa della spazzatura, dovrà pagare l'aumento della tassa sull'auto, l'aumento del costo del cibo. Alla fine dell'anno si troverà con oltre 2000 euro in meno sulla busta paga. 

D'Alema ha lo stipendio da deputato, l'indennità di ministro, può mantenersi una barchetta, ha la casa che paga quasi niente, ha il barbiere gratis, i viaggi gratis, ecc....

D'Alema si che è un..............................

 

pagina

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

3. CAPRI
 Tommaso Padoa-Schioppa,  difende, davanti ai giovani industriali riuniti a Capri, la sua Finanziaria.

 

«Sopra 75 mila euro di reddito ci sono meno del 2% dei contribuenti. Quindi non condivido la critica di vendetta sociale» fatta da più parti alla manovra ha detto Padoa-Schioppa. 

Padoa Schioppa ha ragione il governo della sinistra borghese non mette le mani nelle tasche degli industriali. Il governo della sinistra borghese è al loro servizio. 

A questo proposito il ministro, parlando alla platea dei giovani di Confindustria, ha fatto riferimento tra l'altro alla spesa sanitaria, che «nel 2007 sarà un pò più bassa che nel 2006, e che proseguirà cosi». 

La sanità pubblica in Italia serve solo a pagare i medici e gli infermieri, ora il governo agli operai gliela farà  pagare ancora più cara.

Tommaso Padoa-Schioppa e i giovani industriali non potevano scegliere un posto migliore di Capri per ridere alle spalle degli operai

prima pagina

 

 

 

 

 

 

 

 

 

4. TRE ANNI

Con la sinistra borghese al governo, i padroni italiani finanziano le loro guerre per tre anni
 
il presidente del Senato Franco Marini, dopo l’accordo sulla giustizia tra maggioranza e minoranza, auspica che avvenga lo stesso per la Finanziaria.

 Perché questo accordo tra maggioranza e minoranza? 

L ’articolo 118 della Finanziaria provvede a stabilire 3 miliardi per i prossimi tre anni per il finanziamento delle missioni militari all'estero

I borghesi di sinistra di PRC e PDCI temono di perdere completamente la faccia. Hanno già votato il finanziamento delle missioni militari all'estero per un anno. Se votassero la finanziaria  approverebbero il finanziamento per tre anni. 

Come farebbero a prenderci per il culo per tre anni?

 


prima pagina

 

 

 

 

 

 

 

 

5.ASSUNTI TUTTI: DAVVERO

ASSUNTI TUTTI ASSUNTI DAVVERO
 
VENERDI’ 6 OTTOBRE
 
SCIOPERO DEI PRECARI DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E APPALTI
MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA
ORE 9.30 PIAZZA DELLA REPUBBLICA
 
 
FINANZIARIA: SCOPERTO L’IMBROGLIO
LE BUGIE DEL GOVERNO PRODI SULLA STABILIZZAZIONE DEI PRECARI DELLA P.A. HANNO LE GAMBE CORTE!!
 
E’ ora di fare chiarezza su numeri e risorse indicate nella legge Finanziaria decisa dal Governo Prodi per la stabilizzazione dei lavoratori precari della P.A.
 
Il Governo Prodi in realtà non  ha stanziato neanche un euro  per la stabilizzazione dei lavoratori precari della Pubblica Amministrazione
 
· La Finanziaria del precedente Governo Berlusconi aveva stanziato risorse sufficienti a stabilizzare circa 5000 precari, ( il famoso provvedimento dell’ex Ministro Baccini) inoltre era stato istituito un Fondo finalizzato alle assunzioni di personale a tempo indeterminato per gli ani 2005,2006, 2007 per tutto il Pubblico Impiego.
 
· Il Governo Prodi ,con la Finanziaria appena approvata dal Consiglio dei Ministri, non ha fatto che confermare le ridicole disposizioni del precedente Governo, oltre che stornare dal Fondo per le assunzioni nel Pubblico Impiego una somma sufficiente a stabilizzare circa 1000 lavoratori precari, per un totale generale di circa  6000 precari.
 
· Così come nella Scuola dove il piano di stabilizzazione dei lavoratori precari, definito dal Governo Prodi, non rimpiazzerà neanche tutti i docenti che andranno in pensione dall’anno prossimo.
 

E’ questa la stablizzazione definitiva dei precari?
E’ questa la chiusura definitiva del problema precariato nella P.A.?
 
Tutto questa operazione è stata propagandata alla grande con l’appoggio di giornali e televisioni e con il plauso di Cgil Cisl Uil che non hanno perso tempo a comunicare ai precari che “ è tutto a posto”
 
CONTRO L’IMBROGLIO DELLA FINANZIARIA
PER L’ASSUNZIONE DI TUTTI I PRECARI DELLA P.A.
 

 

Prima pagina

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

6. GIUSEPPE IANNACCONE


Mi sono convinto di fare un ricorso al “Collegio di Verifica della FIOM Nazionale” contro la mia espulsione dalla RSU dell’Avio.

Mi sono convinto prima di tutto perché è giusto farlo, è giusto coinvolgere le strutture centrali della FIOM rispetto ad un atto di prevaricazione attuato dalla segreteria provinciale di Napoli, su indicazione di alcuni individui della FIOM presenti nella RSU dell’Avio che hanno voluto accanitamente un provvedimento contro la mia persona.

Io sono convinto delle mie ragioni, che sono poi le ragioni degli operai, e se devo effettivamente rimanere fuori dalla RSU, deve essere la FIOM nazionale a dirlo. Deve essere la FIOM nazionale a dire che in questo sindacato non c’è più posto per gli operai combattivi, ma solo per coloro che si allineano alle richieste padronali.

Sono convinto nel sostenere le mie ragioni anche per la solidarietà che mi è stata dimostrata da tanti operai metalmeccanici, non solo dell’Avio, che hanno firmato l’appello dell’RSU INNSE di Milano alla segreteria FIOM per la mia riammissione nella RSU.

Nel ricorso affermo che la mia espulsione è illegittima rispetto alle stesse regole dello Statuto della FIOM.

Primo, perché lo Statuto della FIOM, diversamente dagli altri sindacati “rappresentativi”, stabilisce che l’incarico di delegato RSU per la quota di un terzo deve essere assegnata “secondo il criterio delle maggiori preferenze accordate dai lavoratori/ci” e io sono il quarto per numero di voti, quindi il posto di delegato spetta a me.

Secondo, la mia destituzione si configura come un provvedimento disciplinare, ma nessuna procedura disciplinare è mai stata avviata nei miei confronti.

Terzo, nessuna regola dello Statuto della FIOM imponeva a me, o agli altri delegati FIOM, di firmare per forza l’accordo sui turni dopo la vittoria dei SI al referendum. Sono stati Santorelli e gli altri a volerlo fare, ma non erano obbligati a farlo. Né, quindi, potevano obbligare me.

Quarto, io non posso essere sostituito nella RSU nei sei mesi precedenti le nuove elezioni per le rappresentanze sindacali unitarie e, questo, sempre per l’Accordo FIM-FIOM-UILM di regolamentazione sulla costituzione e il funzionamento delle Rappresentanze Sindacali Unitarie e la democrazia nei luoghi di lavoro del 14 Dicembre 1993.

Ma, infine, io non posso ammettere che si possa procedere ad una ripetizione a catena dei referendum, e quindi della famigerata democrazia nei luoghi di lavoro, fino a quando non si ottiene il risultato che chiude poi il capitolo. E’ questa la motivazione che ha guidato la mia condotta. Non ritengo di essere un burattino nelle mani di qualcuno, e tanto meno la stessa cosa vale per i lavoratori.

Questa mia battaglia può essere sembrata una battaglia individuale, ma non lo è affatto, perché ho voluto far capire che, quando si ritiene che qualcosa non è giusta, bisogna mettersi in discussione e dimostrare la giustezza delle proprie azioni. La capacità delle persone è un qualcosa che si valuta, ma che non può non essere sorretta dalla coerenza, perché altrimenti si finisce di essere dei falsi ideologi, e soprattutto dei falsi “rappresentanti dei lavoratori”.

La mia espulsione dalla RSU dell’Avio è quindi, anche alla luce delle stesse regole fondamentali della FIOM, un atto illegittimo.

 

.

Napoli, 06/10/2006                                                                    FIRMA

                                                                                    Giuseppe Iannaccone

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

7. LA SINISTRA E I MIGRANTI

CONTINUAVANO A CHIAMARLA "LA SINISTRA"


Secondo il ministro dell'interno Giuliano Amato la responsabilità della ripresa degli sbarchi dei migranti a Lampedusa non è di un Sistema iniquo come questo, che per assicurare profitti sempre maggiori ai soliti noti, devasta interi continenti e porta alla fame e alla miseria miliardi di persone, ma di quelli che lui definisce "trafficanti di carne umana".
Sia chiaro che noi non siamo teneri con questi personaggi che si arricchiscono sulle miserie di persone, che per un briciolo di speranza, sono costrette a disfarsi di quel poco che gli era rimasto, per raggiungere i lidi della speranza, ma per essere più precisi, vogliamo chiamare quei loschi personaggi col loro vero nome, e cioè nuovi caporali; e visto che non sono personaggi isolati, ma ormai organizzati in maniera sistematica, li potremmo chiamare "Adecco dell'immigrazione".
Infatti, se, come dice il Ministro Amato, i migranti sono disposti ad attraversare il deserto per raggiungere le coste libiche, vuol dire che non sono deportati dal loro Paese, e che quindi i "traghettatori" non sono negrieri, che vanno a prelevare di forza quei poveri cristi, per venderli a qualche schiavista di professione, ma semplicemente loschi personaggi, che seguendo le regole del mercato capitalista mettono in rapporto la domanda di "merce-mano d'opera" con l'offerta della medesima, insomma quello che una volta facevano i caporali nel meridione, e che oggi, in forma legalizzata fanno ovunque le agenzie interinali, che però non vengono accusate di essere trafficanti di carne umana; anzi, secondo qualche procuratore della repubblica sono "il Potere economico dello Stato".
E di fatto non c'è alcuna differenza tra i mediatori di regime-Potere economico dello Stato e "i trafficanti di carne umana"
Infatti cosa fanno le agenzie interinali? Mettono a disposizione delle imprese milioni di persone e a condizioni sempre più favorevoli alle imprese, che sempre più riescono a decidere non solo le condizioni economiche del rapporto di lavoro, ma anche la durata del medesimo. E naturalmente su questa "mediazione" le Adecco varie si arricchiscono!
N.B. Abbiamo messo tra virgolette il termine mediazione perché di fatto non esiste la mediazione, visto che con le nuove Leggi (Treu, Biagi ecc.) i lavoratori sono sempre più ricattabili e quindi non hanno alcun potere contrattuale.
E cosa fanno invece "i trafficanti di carne umana"? Mettono a disposizione delle imprese milioni di persone a condizioni sempre più favorevoli alle imprese. Nessuna differenza quindi tra "il Potere economico dello Stato" e "i trafficanti di carne umana".
O meglio due differenze ci sono, ma non sono differenze nate dalla cattiveria dei traghettatori: sono differenze dettate dall'ordinamento del Sistema capitalistico. La prima differenza l'abbiamo già accennata, ed è che mentre le agenzie interinali sono state legalizzate e quindi trafficano sugli esseri umani con l'avallo del Potere politico, i traghettatori non sono legalizzati e quindi agiscono nella "clandestinità". In sostanza se domani le imprese avessero bisogno di un afflusso continuo di migranti potremmo veder legalizzati anche quelli che oggi vengono definiti trafficanti di carne umana e, magari, in caso qualcuno volesse organizzare una qualche forma di protesta contro questo traffico (un domani che sarà legalizzato) potrebbe trovarsi incriminato per "cospirazione contro il Potere economico dello Stato", un pò come è successo con le agenzie interinali legalizzate dalle leggi suddette.
La seconda differenza è dovuta dal fatto che mentre le agenzie interinali prendono i soldi dalle imprese che "assumono" i traghettatori prendono i soldi da chi viene da noi a cercare uno spiraglio di sole; cioè mentre i primi vengono pagati dai padroni, i secondi vengono pagati dagli aspiranti lavoratori.
Qualcuno dirà che non è una differenza di poco conto, ma, se ci pensiamo bene, non è che cambia granché, visto che con quello che risparmiano le imprese grazie ai servigi resi dalle Adecco varie, ci rendiamo subito conto che anche in questo caso a pagare sono i lavoratori.
Ma poi anche ammesso che questa sia una differenza, non è una differenza dovuta alla cattiveria di certa gente, ma alle regole di mercato: gli aspiranti lavoratori hanno bisogno di essere traghettati e si rivolgono a chi è disposto a farlo, e siccome non esiste una concorrenza in questo tipo di lavoro mentre esiste una grande concorrenza fra chi vuole usufruire di questo tipo di lavoro è logico che il prezzo è fissato da chi non ha concorrenti.
TUTTO SECONDO LE REGOLE DI MERCATO, quindi!!!
Ma allora perché questa differenza di trattamento fra questi due esempi di trafficanti di carne umana?
La risposta è come al solito nell'anarchia del Capitale, che ha bisogno di deregulation per ristabilire il dominio delle Imprese sul Lavoro, e quindi legalizza i caporali chiamandoli agenzie interinali, ma poi si ritrova ad invocare altre regole quando a causa di questa deregulation si ritrova con un'offerta di lavoro che non riesce più a gestire.
Ma un'altra risposta su questa differenza di trattamento sta nel fatto che il Capitale, sempre per ristabilire il proprio dominio nella Società ha bisogno di frantumare l'esercito nemico, e cioè dei lavoratori, il Proletariato insomma.
Ed allora ha bisogno di incrementare la guerra tra poveri, ha bisogno di convincere la parte del proletariato in attività (soprattutto quello autoctono) che le loro condizioni di vita sono peggiorate non perché le imprese, per aumentare i profitti precarizzano il lavoro, ma perché ci sono i migranti che rubano il lavoro e quindi devono fronteggiare il nuovo nemico, che minaccia la loro sicurezza. E siccome non possono sul serio dire (come faceva qualche leghista non molto tempo fa) che bisogna prendere a cannonate le imbarcazioni dei migranti, addossano tutto ai "trafficanti di carne umana".
Sanno benissimo che questo problema è irrisolvibile, ma almeno lo usano mediaticamente.
Tutto secondo copione, quindi, almeno per chi, come noi, non pensava certo che i sinistri di governo avrebbero avuto un approccio diverso al problema. Ma l'intervento di Amato dovrebbe far pensare chi pensava che cacciando il nano di Arcore, ci sarebbe stato un futuro di pace, di cooperazione, di solidarietà.
E' vero: in mezzo a queste dichiarazioni il ministro di polizia ha fatto pure la sua dichiarazione "di sinistra" e cioè che la soluzione sta nel ridurre le disparità tra paesi ricchi e paesi poveri, ma questa è una dichiarazione di intenti in mezzo a quelle altre che sono dichiarazioni programmatiche. E le dichiarazioni di intenti sono un po come l'ONU, che sulla carta è la massima espressione di Potere internazionale, mentre, come si sa, non conta un cazzo.
Ma poi cosa vuol dire ridurre le distanze?
Vuol dire che bisogna ridurre i profitti delle imprese, o che tocca avvicinare (al ribasso) le condizioni di vita dei proletari nel mondo? Se la risposta è come al solito la seconda che ho detto, allora niente di nuovo sotto i ponti: lo stanno già facendo, non solo con le agenzie interinali, e cioè con i trafficanti di carne umana legalizzati, ma anche con nuove leggi tipo la Bolkenstein, che introduce il principio secondo cui il rapporto di lavoro non viene fissato secondo i regolamenti vigenti nel Paese dove si produce, ma secondo i regolamenti vigenti nel Paese dove è ufficialmente ubicata l'impresa.
Ma in questo caso il problema non si risolve, perché se uno vive in Africa e muore di fame o di guerra o di ambedue, non si preoccupa del fatto che in Italia i lavoratori guadagnano di meno: lui guadagna di meno in ogni caso!!! e quindi...
Ridurre le disparità: ma come può un Sistema che è fondato proprio sulle disparità muoversi in quest'ottica? Ma sul serio qualcuno crede in questa favola ultramoderna? Al massimo questo Sistema pensa a delocalizzare qualche impresa da quelle parti, anzi già lo fanno, visto che (remember Nike?) già molte multinazionali producono in quei Paesi coi subappalti, che gli assicurano ancora più profitti con le condizioni di lavoro schiavistiche utilizzate.
Ma questo non riduce le disparità, semplicemente assicurano alle Imprese profitti ancora maggiori!!!
E quindi le traversate proseguono e proseguiranno. E naturalmente verrà incrementato il pattugliamento delle coste, che non diminuirà il flusso delle navi, ma ridurrà il numero degli sbarcati, visto che quelli che si salveranno dalle condizioni della traversata rischieranno (ed è successo anni fa con la Sibilla nell'Adriatico, ed in questi giorni al largo di Lampedusa) di essere speronati "per sbaglio"(?) dai pattugliatori.
Nessuna soluzione possibile dunque, almeno in un mondo dominato da questo Sistema.
Semmai se una soluzione di sinistra esiste è quella di cominciare una volta per tutte a studiare quali strumenti usare per abbattere questo Sistema, perché solo un Sistema basato non sul profitto e sul denaro, ma sui bisogni e il soddisfacimento di questi bisogni può non ridurre, ma azzerare le disparità. Solo un Sistema altro può eliminare le guerre, la miseria la devastazione di interi continenti e soprattutto può garantire

PACE SOLIDARIETA' LIBERTA'

huambo
L'Avamposto degli Incompatibili

 

 

prima pagina

 

 

 

 

 

 

 

 

 

8. RICORSO IANNACCONE

Al Collegio di Verifica della FIOM Nazionale

e p. c. Alla Segreteria Nazionale FIOM

 

Cari compagni,

Mi chiamo Iannaccone Giuseppe e sono nato a Napoli il 20/05/1977. Sono un operaio dell’Avio di Pomigliano d’Arco (NA), tesserato alla Fiom con tessera n° 2112631 e sono stato delegato RSU per la quota dell’1/3 in quanto sono risultato nell’ultima elezione il quarto dei votati FIOM.

Ultimamente, sono stato destituito dall’incarico con comunicazione all’azienda firmata dal Segretario Provinciale in data 02/06/2006 e sostituito dall’operaio Della Greca Giuseppe, che è risultato sempre nelle ultime elezioni RSU il quinto dei votati nella lista FIOM.

Né tale decisione, né i motivi che l’hanno determinata mi sono mai stati ufficialmente comunicati, tanto che io, ignaro della situazione, ho anche usufruito dei regolari permessi sindacali come RSU durante tutto il mese di giugno, esponendomi ad eventuali ritorsioni aziendali. Sembra però che la mia destituzione come RSU sia legata alla mia decisione di non sottoscrivere l’accordo del 13/04/2006 tra FIM, UILM, FISMIC e Avio sull’introduzione dei 17 turni, accordo contro cui si era schierata ufficialmente la FIOM , ma che era passato a maggioranza col referendum del 12/05/2006.

CHIEDO AL COLLEGIO DI VERIFICA

ai sensi dell’art. 28 dello Statuto di svolgere indagini e controlli sulle procedure e sugli atti della segreteria provinciale della FIOM di Napoli che hanno portato alla mia destituzione da RSU in relazione alla loro rispondenza alle norme statutarie e regolamentari.

CHIEDO INOLTRE AL COLLEGIO DI VERIFICA

l’annullamento totale dell’atto di destituzione del sottoscritto dall’incarico di RSU FIOM operato dalla segreteria provinciale di Napoli, per i seguenti motivi:

1.     Secondo le Norme comportamentali in merito alle RSU quota 1/3 di nomina FIOM allegate allo Statuto, essendo io il quarto dei votati della lista FIOM nell’elezioni dell’attuale RSU ed essendo 4 i delegati FIOM presenti in tale RSU (3 eletti ed 1 per la quota di 1/3 di nomina sindacale) è mio pieno diritto svolgere tale incarico che, proprio secondo tali Norme, viene affidato secondo “il criterio delle maggiori preferenze accordate dai lavoratori/ci”.

2.     L’atto della mia destituzione si configura di fatto come un provvedimento disciplinare, senza che però sia stata attivata nei miei confronti formalmente nessuna procedura disciplinare. In questo modo l’erogazione della sanzione non è opera del Comitato di Garanzia competente ed è stata preclusa al sottoscritto ogni possibilità di difendersi e di ricorrere al secondo grado di giudizio previsto dallo Statuto.

3.     In nessun caso il mio comportamento è mai stato passibile di azione disciplinare. La decisione di non sottoscrivere l’accordo tra le altre sigle sindacali e l’azienda, accordo contro cui la stessa FIOM si era schierata, invitando a votare NO al referendum, non è in nessun caso una violazione dello Statuto, in particolare del punto e) dell’art. 7, in quanto tale punto fa esplicito riferimento a piattaforme formalizzate e ad accordi conseguenti e, per l’accordo in questione, manca sia la formalizzazione della piattaforma (anzi la stessa piattaforma di contrattazione di secondo livello del 14/12/2004 pone la questione del superamento del sabato lavorativo unilateralmente imposto dall’azienda) sia l’accordo da parte della FIOM. In nessun modo il risultato referendario in questione pone dunque l’obbligo al singolo delegato FIOM di sottoscrivere tale accordo. Vale qui la pena di ricordare i punti 4.2 e 4.3 della Delibera Regolamentare N. 4 della CGIL in cui si parla precisamente, in situazioni particolari, del “divieto, per la nostra organizzazione, della presentazione della piattaforma o sottoscrizione dell'accordo, anche in presenza dell'esercizio pieno della democrazia di mandato”.

4.     La decisione del sottoscritto di non sottoscrivere l’accordo, malgrado l’opinione opposta degli altri 3 RSU FIOM si configura in questo caso come un normale esercizio del diritto di lotta interna, ampiamente garantito dallo Statuto stesso e in nessun caso punibile con una sanzione disciplinare o con un atto di destituzione operato in aperta violazione dello Statuto.

5.     L’atto di sostituzione dell’RSU Iannaccone con Della Greca Giuseppe è formalmente nullo in quanto l’RSU attuale è alla scadenza del suo mandato, per cui non è più possibile operare sostituzioni, che secondo l’art. 9 dell’Accordo FIM-FIOM-UILM di regolamentazione sulla costituzione e il funzionamento delle Rappresentanze Sindacali Unitarie e la democrazia nei luoghi di lavoro del 14 Dicembre 1993 sono esplicitamente escluse nei 6 mesi precedenti la fine del mandato.

 

Fiducioso di una risposta in tempi brevi che mi consenta di continuare la battaglia a favore degli operai nel posto che mi spetta come delegato RSU, Vi saluto,

 

Napoli 05/10/2006                                                                                                    FIRMA

Giuseppe Iannaccone

 

prima pagina

 

 

 

 

 

 

 

 

9. L'OPPORTUNISMO INFURIA

                            

Notiziario del Campo Antimperialista ... 2 ottobre 2006 ... http://www.antiimperialista.org

1. L’OPPORTUNISMO INFURIA/ LA COERENZA MANCA/SUL PONTE SVENTOLA BANDIERA BIANCA
Riflessioni critiche sulla manifestazione del 30 settembre a Roma

Poteva andare peggio. Diecimila persone hanno partecipato alla manifestazione nazionale del 30 settembre a Roma. Certo, il boicottaggio di coloro che a vario titolo hanno deciso di nascondersi sotto la sottana del governo Prodi ha avuto un peso rilevante. Ma non solo per questo la manifestazione non e’ stata di massa come sarebbe stato necessario. Le centinaia di migliaia di persone che fino a un anno fa calcavano le piazze contro la guerra, non sono soldatini che ubbidiscono al comando dei commisari politici del Presidente (della Camera). E’ vero che questa volta D’Alema, memore delle sue tragiche e impopolari scelte nel conflitto iugoslavo, e’ stato piu’ abile nella comunicazione. Un’attenta regia mediatica ha saputo effettivamente presentare una decisione militarista infame come “equivicina missione di pace”. Ma neanche questo spiega tutto. Molti degli assenti non hanno effettivamente condiviso i contenuti forti della manifestazione, tra cui la condanna dell 1701 e la solidarieta’ con le Resistenze. L’opinione oggi maggioritaria tra coloro che per anni si sono generosamente mobilitati per la pace e’ che la missione in Libano, se non e’ proprio di pace, non e’ comunque come quelle del precedente governo. E poi, queste Resistenze non scherzano, sono combattenti, ammazzano gente, hanno anch’esse le mani sporche di sangue.  La cultura della non-violenza e’, purtroppo, oramai egemone, e questa cultura impedisce non solo di guardare in faccia la cruda realta’, stronca la possibilita’ di un movimento di massa che sia solidale con chi combatte contro imperialismo e sionismo. Il solo movimento di massa che oggi come oggi possa darsi in Italia e’ dunque quello del “letargo”, del tanto deprecato sonno della ragione e delle volonta’.
Il fatto che assieme a noi, altri tra i promotori avessero pronosticato questo esito sciagurato, non poteva, di per se’, fare premio. I processi di disincanto, della delega e dell’esodo dell’impegno politico sono piu’ forti delle piu’ azzeccate previsioni. V’e’ poi un’altra causa del movimento per il letargo di massa, la sindrome del “governo amico”. Essa e’ la conseguenza di una patologia seria: l’antiberlusconismo sfegatato da ultras per cui, mentre le scoreggie del Cavaliere facevano una puzza malefica, quelle odierne di Prodi sarebbero invece profumate. Questo ci conduce ad un altro punto dell’analisi: il bipolarismo ha irretito anche I  tanti a cui non piace affatto. Il bipolarismo e’ considerato come una calamita’ naturale contro cui nulla si puo’ ormai.
Di questo e altro parlava dunque la manifestazione del 30 settembre, mica solo della 1701! Chi e’ sceso in piazza ha detto un No sonoro non solo alla poltica estera di D’Alema, ha detto No tondo tondo al governo, al bipolarismo e quindi alla drammatica deriva della sinistra “radicale”. Per questo, pero’, essa e’ stata davvero importante: ha chiamato a raccolta le forze reali dell’opposizione non solo antimperialista ma pure anticapitalista. Se ci sara’ una futura opposizione a Prodi e al bipolarismo oligarchico, alla deriva borghese delle sinistre, essa maturera’ anche grazie alla coraggiosa manifestazione del 30 settembre.
Ci domandiamo: il blocco di forze politiche che con spirito unitario ma combattivo ha percorso le strade di Roma si allarghera’? Accrescera’ la sua influenza? Sapra’ dare vita ad una nuova e inclusiva opposizione anticapitalista? Cio’ dipendera’ da molti fattori, uno di questi e’ se questo blocco resistera’ agli attacchi divisori, alle sirene del ceto politico governista, come pre alle apparentemente piu’ rassicuranti pulsioni settarie. Se osera’ scommettere e investire sul proprio futuro.
E’ cio’ che ci auguriamo.


prima pagina

 

 

 

 

 

 

10. TAGLIO DELLE PENSIONI


 

COMUNICATO STAMPA

NO ALL'ENNESIMO TAGLIO DELLE PENSIONI

NO ALL'AUMENTO DELL'ETA' PENSIONABILE



Apprendiamo che Cgil-Cisl-Uil e governo hanno sottoscritto un memorandum per la riforma del sistema previdenziale in cui si definiscono gli obbiettivi relativi all'aumento dell'età pensionabile e la riduzione del coefficiente di calcolo in relazione all'età.

Obbiettivi che definiscono come condiviso un nuovo e pesante taglio delle pensioni.

Cgil-Cisl-Uil hanno firmato senza nessun mandato, né di organizzazione, né tanto meno delle lavoratrici e dei lavoratori.

Chiediamo che le organizzazioni sindacali ritirino la firma, sospendano qualsiasi trattativa con il governo e chiedano il mandato con una consultazione vincolante nei luoghi di lavoro.



CGIL-CISL-UIL RITIRINO LA FIRMA E CHIEDANO IL MANDATO ALLE LAVORATRICI ED AI LAVORATORI



Lunedì 9 ottobre ore 11.30 conferenza stampa presso Sala Parentelli Palazzo d'Accursio p.zza Maggiore, 6 Bologna


Lunedì 9 ottobre ore 14.30 Assemblea autoconvocata

presso sala Parentelli Palazzo d'Accursio p.zza Maggiore, 6 Bologna



Primi firmatari


1)     Roberto Santi Direttivo Filcams-Cgil E.R.

2)     Marco Tartari RSU Ipercoop-Nova Bologna

3)     Gianluca Muzzu RSU Ipercoop-Nova Bologna

4)     David Muñoz RSU Coop Adriatica Bologna

5)     Teresa Plescia RSU Coop Adriatica Bologna

6)     Giulio Tiberio Direttivo FP-Cgil Bologna

7)     Andrea Tesini Direttivo CdLM-Bologna

8)     Luca Montebugnoli RSU Eurodent Bologna

9)     Davide Bacchelli Direttivo CdLM-Bologna

10) Luciano Monari Direttivo CdLM-Bologna

11) Orlando Maviglia RSU Minarelli Bologna

12) Gianplacido Ottaviano RSU Bonfiglioli Bologna

13) Gianpietro Montanari RSU Cesab Bologna

14) Roberto Bozzi RSU Fatro Bologna

15) Stefano Bozzi RSU Fatro Bologna

16) Ferruccio Benedetto Direttivo Fiom-Bologna

17) Marco Odorici RSU KPL Packaging Bologna

18) Maurizio Patelli RSU KPL Packaging Bologna

19) Giuseppe Gambardella RSU Frigosec Bologna

20) Raffaella Rondolini  Direttivo Cgil-E.R.

21) Simona Bolelli Rsu Sps Modena

22) Paolo Brini Rsu Smalti Modena

23) Francesco Santoro Rsu Terim Modena

24) Piero Ficiarà Rsu Terim Modena

25) Bougaleb Bouchcha Rsu Terim Modena

26) Giuliano Cocco Rsu Terim Modena

27) Renzo Ferri Rsu Ferrari Modena

28) Paolo Ventrella Direttivo Fiom-Mo Ferrari

29) Daniele Manzini Rsu Ferrari Modena

30) Elvisi Fischetti Rsu Ferrari Modena

31) Silvano Merighi Rsu Ferrari Modena

32) Remo Di Legge Direttivo Fiom-Mo Tekmea

33) Fabrizio Bertoni Rsu Ferrari Modena

34) Sauro Palazzi Rsu Ferrari Modena

35) Giovanni Parente Rsu Ferrari Modena

36) Iannicelli Rsu Ferrari Modena

37) Ambrosino Fortunato Rsu Ferrari Modena

38) Giuffrida Santo Rsu Ferrari Modena

39) Giuseppe Riccio Rsu Ferrari Modena

40) Giuseppe Bianca Rsu Ferrari Modena

41) Claudio De Cicco Rsu Maserati Modena

42) Giuseppe Violante Direttivo Fiom-Mo Maserati

43) Giovanni Iozzoli Rsu PFB Modena

44) Simone Morselli Rsu PFB Modena

45) George Galli Rsu PFB Modena

46) Maurizio Cocerio Rsu New Holland Modena

47) Santo Carderopoli Rsu Autogru PM Modena

48) Michele Roncaglia Rsu Smalti Modena

49) Leonardo Roverati Rsu Smalti Modena

50) Giovanni Colletta Rsu GSM Modena

51) Renato Guarino Rsu Atos Spa Modena

52) Antonio Serena Rsu Sirti Modena

53) Ugo Bertinelli Rsu Sma

54) Gianni Pistonesi RSU Sig. Manzini Parma

55) Biancamaria Ianni RSU Simonazzi

56) RSU Mingazzini Parma

57) Cinzia Dondi RSU Wittur

58) Antonio Oriolo RSU Metalsider Ravenna

59) Antonio Luordo FP

60) Giona Di Giacomi Direttivo Cgil-E.R.



 Per contatti: Roberto Santi cell. 349.8421347






 


 

--
  Newsletter di del sito Rete28aprile.it
  web: http://www.rete28aprile.it
  Iscrizioni: retenews-subscribe@...
  Cancella: retenews-unsubscribe@...

prima pagina

 

 

 

 

 

 

11.ASSEMBLEA

 

Con la complicità di Cgil-Cisl-Uil
Prodi, Bertinotti e D’Alema
RUBANO LA LIQUIDAZIONE,
tagliano servizi sociali e pensioni,
mantengono il precariato,

AUMENTANO LE SPESE MILITARI


Dopo le belle parole della campagna elettorale, il Governo Prodi ha varato una finanziaria che colpisce come al solito lavoratori e pensionati.

 

In cambio di pochi euro al mese in busta paga per il cuneo fiscale e di qualche propagandistico provvedimento come quello contro chi possiede i Suv (nel mentre aumentano tutti gli altri bolli auto), ARRIVA UNA MAREA DI SOLDI AI PADRONI, e sui soliti lavoratori e pensionati piove una stangata peggiore di quelle fatte da Berlusconi:


  • PENSIONI – Il giorno prima del varo della finanziaria, Governo e Cgil-Cisl-Uil si sono accordati che taglieranno le pensioni a marzo: chi ha 35 anni di contributi, se andrà in pensione prima dei 60 anni, avrà taglieggiata la pensione stessa.
    Da subito salta una finestra per andare in pensione.

·        TFR – Anche Bertinotti e Ferrero sono saliti sul carro dei fondi pensione; dare un po’ di Tfr all’Inps (ma allora perché non ci teniamo la normale pensione Inps?) è solo fumo negli occhi per nascondere che eliminano la liquidazione e danno i nostri soldi agli speculatori di Borsa. E la somma tra la pensione pubblica taglieggiata e il fondo pensione privato non eguaglierà neanche la vecchia pensione Inps!


·        SANITA’ – Ticket a volontà, anche su prestazioni ospedaliere. Vogliono introdurre i fondi sanitari privati (assicurazioni) come per le pensioni e come negli Usa, ove chi non ha soldi sufficienti non è curato e lo lasciano crepare.


·        PRECARIATO – L’eliminazione del precariato è stata lasciata alla campagna elettorale. Rimangono sia la legge Treu (lavoro in affitto, ecc...) che la legge 30 (lavoro a progetto, ecc..), e vengono zittiti gli stessi ispettori del lavoro che un mese fa hanno ordinato all’Atesia di Roma (call center del gruppo Cos con 5.000 precari) di stabilizzare tutti i lavoratori.


·        ENTI LOCALI e PUBBLICO IMPIEGO – I grossi tagli ai fondi per i comuni e la pubblica amministrazione peseranno non solo su chi lavora in quei comparti (taglio organico e pochi soldi per i contratti) ma -con il taglio dei servizi sociali- su tutti i lavoratori e i pensionati.
AUMENTANO INVECE LE SPESE PER L’ESERCITO E LE GUERRE.


·        FISCO – A lavoratori e pensionati, alleggeriti di 100 con la stangata di cui sopra, viene restituito 5 con aliquote e detrazioni fiscali. Da decenni le tasse sono pagate solo da lavoratori e pensionati, e da anni non hanno più neanche il fiscal drag (calcolo dell’inflazione): per dare un colpo a un’evasione fiscale e contributiva di almeno 250 miliardi di € all’anno bisognava introdurre una tassa sui grandi patrimoni e sulle grandi ricchezze; dire che “anche i ricchi piangono” perché si è cambiata qualche virgola sul fisco vuol dire prendere in giro chi paga le tasse!               E per di più c’è il via libera ad aumentare l’Irpef regionale e comunale!
Sui padroni invece piovono decine di miliardi di € con il cuneo fiscale, la legge 488, i rimborsi Iva per le auto aziendali (13 mld di € in tre anni solo questo!), ecc.. ecc..
E’ una vergogna! Basti dire che, solo nei primi sei mesi del 2006, le sole prime 30 società quotate alla Borsa di Milano hanno avuto 23,6 miliardi di € di utili netti (+ 27,7% sul 2005) e oltre 10 volte tanto di ricavi (utile netto meno ammortamenti e tasse).


 


Ø     ORGANIZZIAMO ASSEMBLEE IN TUTTI I POSTI DI LAVORO E CITTA’


Ø     PREPARIAMO PER NOVEMBRE UNA MOBILITAZIONE GENERALE UNITARIA


28 OTTOBRE – MILANO - ASSEMBLEA NAZIONALE


Esecutivo Nazionale       SLAI COBAS


 


prima pagina

 

 

 

 

 

 

 

12. L'IMPERO SI E' FERMATO A BAGDAD

PER IL DIBATTITO

Il "Nuovo Secolo Statunitense", così come lo hanno progettato gli estensori del famoso documento del settembre 2000 [1] che definiva le linee guida dell'espansionismo militare americano, rischia di essere molto breve e avere un epilogo inglorioso. L'attivismo bellico dell'amministrazione Bush che, riaffermando la propria egemonia militare ed acquisendo il controllo su scala globale dei flussi dell'energia, intende stabilire una indiscussa sovranità sulle risorse economiche mondiali e con essa la necessaria universalizzazione del proprio modello politico, non sta procedendo secondo le previsioni. Dopo l'infelice campagna afghana, la cui conclusione è ancora lontana e che non permette ai suoi promotori di trarre alcun significativo vantaggio, l'aggressione all'Iraq si sta trasformando in una guerra di lunga durata e di esito incerto, evidenziando la mancanza di profondità di visione della strategia americana.

A mettere in crisi la potenza egemone del capitalismo mondiale e a fermare i suoi disegni di moderna colonizzazione planetaria non è una forza militare istruita e diretta da oligopoli internazionali e non è la coalizione delle rappresentanze politiche ad essi soggetta, non è l'Europa dell'euro con il suo nuovo modello di difesa e i sui eserciti mercenari, non è la più sofisticata e abile diplomazia continentale di vecchia tradizione imperiale-coloniale – vale a dire quella francese – non è la tanto invocata quanto geneticamente primomondista ONU. Ad avere disarcionato l'alfiere della democrazia esportata con le armi, pregiudicando concretamente la già programmata estensione della guerra preventiva ad altri Paesi del Medioriente e creando effettivi ostacoli alla ricomposizione del fronte imperialista euroatlantico contro i Paesi del sud del mondo, è stata la prevedibile, ma non prevista, Resistenza armata irachena. Una Resistenza predisposta da tempo, lungamente preparata, frutto politico della storia di una rivoluzione.
Uno degli scopi di questo scritto è appunto quello di dare un quadro sintetico ma intelligibile di questa storia.
Era evidente che l'aggressione all'Iraq apriva una prospettiva di guerra generalizzata condotta dal cartello petrolifero-militare americano per l'egemonia globale. Una guerra che avrebbe investito le centrali dell'economia europea, costringendole a difendere le proprie prospettive di crescita, legate tanto ad un conveniente accesso al petrolio mediorientale quanto alle possibilità di espansione della moneta e della capacità di investimento diretto all'estero. La rete di corridoi petroliferi gestita dai consorzi europei, che ha nei Paesi dell'Europa dell'Est la sua principale direttrice di estensione, e il sistema di infrastrutture logistiche ad essa collegate, risulterebbero inoperanti e sterili in assenza di una capacità reale di contenere l'influenza economica e politica statunitense nelle aree in via di sviluppo del Medioriente e dell'Asia Centrale alle quali quei corridoi sono destinati a connettersi.
Giganti concorrenti tra loro, i consorzi della finanza e dell'economia di Stati Uniti ed Europa hanno un nemico in comune: l'autodeterminazione dei popoli che intendono stabilire e mantenere la sovranità sulle proprie risorse (non rinunciando allo sviluppo delle proprie capacità produttive), piuttosto che perseguire una crescita monodimensionale strettamente dipendente dalle richieste di rifornimento energetico, di materie prime e manifatture a basso prezzo da parte delle economie capitaliste occidentali.
Non bisogna dimenticare che nei Paesi nei quali, grazie alla sete occidentale di oro nero e ai profitti che ne derivano tanto per gli investitori in Occidente quanto per una ristrettissima classe proprietaria araba, l'economia è stata spinta sul binario unico della produzione ed esportazione di petrolio, invariabilmente povertà e degrado sociale e ambientale sono cresciuti in modo esponenziale in pochi anni.
Georges Corm, ex ministro delle Finanze della Repubblica Libanese, esprime con chiarezza e semplicità questa situazione: "In Oriente la 'ricchezza' petrolifera distrugge nel disordine il tessuto sociale, crea deficit alimentari gravi e una dipendenza pressoché totale rispetto alla produzione petrolifera, mettendo delle economie scheletriche in una situazione di estroversione totale verso i Paesi sviluppati, in particolare occidentali, e dunque in una posizione di assoluta vulnerabilità. (...) Il mondo arabo, sino alla metà degli anni sessanta, era esportatore netto di prodotti alimentari. Nel 1980, importa più della metà dei prodotti che consuma". [2]
La politica petrolifera dell'Iraq, invece, ha inteso salvaguardare le risorse nazionalizzate ed investirne la rendita in infrastrutture, diversificazione produttiva e redistribuzione sociale della ricchezza: non poteva quindi che confliggere con i disegni del capitalismo occidentale. Per quanto interessi contingenti abbiano indotto i governi occidentali a scegliere alternativamente atteggiamenti di relativa tolleranza o di radicale intransigenza verso il regime iracheno, è "necessario" per tutti gli oligopoli del capitale transnazionale, siano essi concentrati negli Stati Uniti come in altre potenze occidentali, che l'Iraq cessi di essere un Paese indirizzato al socialismo.
L'ex Segretario di Stato americano Henry Kissinger, in merito, si era espresso così: "Il rovesciamento del regime iracheno e, come minimo, lo sradicamento delle sue armi di distruzione di massa, avrebbe anche potenziali benefici politici: il cosiddetto mondo popolare arabo potrebbe concluderne che le conseguenze negative della jihad superano qualsiasi beneficio. Potrebbe incoraggiare un nuovo corso in Siria; consolidare le forze moderate in Arabia Saudita; aumentare le pressioni per un'evoluzione democratica in Iran; dimostrare all'Autorità palestinese che l'America è seria circa la sua volontà di rovesciare tiranni e portarsi dietro una migliore bilancia nella politica petrolifera del l'Opec". [3] Non si può fare a meno di notare che Kissinger interpreta il termine jihad (guerra santa) come guerra di liberazione, le attribuisce cioè lo stesso significato che la parola ha acquistato per molta parte delle masse oppresse del mondo arabo.
Se per l'Europa è vitale mantenere un rapporto di scambio ineguale (petrolio contro tecnologia e prodotti finiti) con i Paesi in via di sviluppo, e in particolar modo con il Medioriente, per i padroni dell'economia statunitense è urgente tagliare le vie dirette di rifornimento energetico per i Paesi europei, oltre a quelle che mettono in connessione tra loro i Paesi dell'area mediorientale secondo direttrici autonome, per assicurarsi il trasferimento costante di ricchezza e il flusso ininterrotto di capitali.
Se gli Stati Uniti, potenza egemone sul piano militare, scelgono la via della ricolonizzazione manu militari della Mesopotamia prima e del Grande Medioriente in prospettiva, gli europei non possono che intraprendere la via della trattativa per una ricolonizzazione morbida, Washington permettendo. Il voto negativo all'ONU dei rappresentanti dei governi francese e tedesco in merito alla guerra contro l'Iraq trova in questo la sua ragione. Analogamente nelle pressioni dei vertici degli apparati finanziari e militari-industriali, interessati tra l'altro agli affari della "ricostruzione", si scoprono le ragioni del successivo cedimento di fronte all'occupazione dell'Iraq.
Quanto all'Italia, il cui attuale governo di centro-destra si presta volentieri a tener mano al disegno statunitense di spaccare il già difficoltoso processo di unificazione europea, la sua classe imprenditoriale non prova imbarazzo a far passare come "interesse nazionale" il suo proprio interesse ad entrare nella spartizione della torta mediorientale attraverso il ruolo significativo che le banche nazionali si sono aggiudicate per la gestione del credito nella fase post-bellica.
Partecipe a tutti gli effetti dell'aggressione, avendo inviato i propri servizi di intelligente militare a condurre operazioni coperte in appoggio alle forze militari anglo-americane durante le prime fasi della guerra, l'Italia è stata la base logistica fondamentale per la guerra aerea e i bombardamenti ed è parte attiva dell'occupazione. L'Italia potrà ritirare gran parte delle sue truppe, in caso di cambio di governo, senza turbare la sensibilità dell'iperpotenza dominante: lascerà infatti sul terreno, insieme a contingenti del "nuovo esercito iracheno" addestrate dai suoi istruttori militari, tecnici e consiglieri, inquadrati nella NATO e legati dall'accordo di cooperazione bilaterale militare fresco di firma secondo l'intesa del giugno 2004 nell'ambito della MultiNational Force (MNF) che agisce sul terreno. E rimangono a disposizione per il proseguimento delle avventure belliche le oltre 140 basi militari americane e NATO sul territorio italiano. Contrariamente a quanto si vuole far credere, il governo italiano è stato pienamente complice del genocidio in Iraq.
Non c'è stato dunque nessun asse europeo realmente deciso a contrastare l'attuazione della guerra preventiva (o guerra infinita, guerra al terrorismo, guerra contro tutte le dittature, come di volta in volta è stata definita), come grande parte della sinistra occidentale ha voluto credere o ha finto di credere. C'è stato piuttosto un riposizionamento delle maggiori potenze in vista di futuri confronti interimperialistici che, opponendo interessi dei diversi blocchi del Primo Mondo, coinvolgeranno Paesi del cosiddetto Terzo Mondo. Come nota Sergio Finardi "in un mondo multipolare di potenze nucleari, la guerra convenzionale è possibile solo perché la politica e i legami economici la consentono". [4]
Solamente la diplomazia francese, con le sue manovre nel Consiglio di Sicurezza dell'ONU, ha ottenuto una significativa vittoria: non ha certo fermato la guerra, ma è riuscita a debellare il cosiddetto "unilateralismo" dell'establishment statunitense imponendo in agenda il "multilateralismo" delle potenze concorrenti.
Non si è formato però un vero asse russo-franco-tedesco di opposizione all'aggressione, asse che, se fosse esistito, avrebbe potuto mettere in atto misure di pressione diplomatica e militare per impedirla (come era avvenuto durante gli anni della "Guerra fredda"). Ed avrebbe anche controbattuto con un'informazione corretta e razionale alla megalitica campagna di disinformazione, studiata e fatta diffondere su tutti i media del pianeta dalle centrali della propaganda bellica statunitense. La diffamazione sistematica, giunta sovente ai livelli del grottesco da trivio, del sistema politico iracheno e del suo governo, l'occultamento delle ragioni della storia, la mistificazione della cultura e della coscienza nazionale delle popolazioni arabe, sono state invece promosse dalle TV e dalla stampa di tutto il mondo democratico e dei suoi satelliti. Sostenitori e oppositori della guerra, organizzazioni della destra e della sinistra, maggioranze silenziose e "pacifisti" hanno così condiviso lo stesso immaginario collettivo: per tutti Saddam Hussein è diventato il "male assoluto" e il popolo iracheno una vittima afona e incapace di esercitare l'autodeterminazione, una vittima cui portare la democrazia con le bombe o con il cosiddetto dialogo costruttivo. Per alcuni settori della sinistra, la Resistenza armata, pure se legittima, sarebbe "responsabile di atti terroristici" o, quanto meno, non sarebbe portatrice di valori (occidentali) di libertà; per altri, la "resistenza del popolo iracheno", considerata fuori da ogni contesto storico e politico, è diventata un soggetto virtuale ridisegnato in base ai propri modelli.
Tra gli intenti di queste pagine c'è quello di contribuire a ripristinare alcune linee interrotte nella trasmissione della storia e di dare conto di fatti e presupposti che la manipolazione mediatica ha nascosto o alterato.
Prima vittima della mala informazione è stato il movimento contro la guerra che, fuorviato dalla manipolazione mediatica, ha mancato di raggiungere un importante obiettivo, quello cioè di costruire attorno al popolo iracheno un fronte di solidarietà consapevole.
Il 15 febbraio 2003, un mese prima dell'inizio dell'aggressione armata statunitense contro l'Iraq, 110 milioni di persone manifestavano nelle piazze di tutto il mondo contro la guerra che si annunciava. [5] In Italia quel giorno più di 4 milioni di manifestanti hanno invaso le piazze: le stime della questura di Roma ammettevano una partecipazione di 3 milioni di persone nella sola capitale.
L'avversione spontanea che larga parte della società italiana provava di fronte al massacro programmato della popolazione irachena e la spinta propulsiva che questo sentimento ampiamente condiviso esercitava sulla disponibilità individuale alla mobilitazione rappresentavano un grandissimo potenziale che la sinistra nel suo complesso, e quella istituzionale in particolare, avrebbe potuto raccogliere se si fosse fatta carico delle istanze espresse.
Il fatto che la sinistra istituzionale abbia invece deciso di condurre un'opposizione di facciata, di limitarsi ad una condanna di principio dell'unilateralismo americano, di introdurre contenuti ambigui (no alla guerra e al terrorismo), di promuovere il disimpegno delle organizzazioni dei lavoratori e di guidare il riflusso del movimento, rinunciando così a capitalizzarne l'impulso emotivo, evidenzia come, dietro questa scelta, non stia semplicemente una valutazione opportunistica riguardo ad una propria futura collocazione all'interno della compagine governativa, ma un preciso indirizzo strategico.
L'assunzione, da parte delle sinistre europee, del principio della difesa del sistema democratico, cioè del pluralismo politico parlamentare, come carattere peculiare proprio e irrinunciabile, porta necessariamente alla difesa dell'egemonia dei Paesi cosiddetti democratici su quelli che sviluppano sistemi diversi, ma non per questo necessariamente meno democratici. Questo atteggiamento, che delegittima ogni forma di autodeterminazione dei popoli che non passi per il filtro dell'ordine sociale configurato nelle democrazie occidentali, produce inevitabilmente una frattura con le lotte antiegemoniche che questi conducono in contrasto con l'Occidente capitalista.
Il punto di vista secondo il quale "la democrazia è un bene in sé", facendo astrazione dal processo storico che l'ha prodotta, subordina questa sinistra al progetto capitalista di espansione illimitata del suo modello economico e politico e limita il terreno della contraddizione a questioni di modalità di intervento. Il risultato è che se, e non sempre, si condanna l'opzione armata, si promuove invece, senza alcuna remora, quella della pressione economico-finanziaria e diplomatica.
All'interno della contraddizione tra il modello di espansione statunitense, fondato sull'egemonia militare e sull'intervento armato diretto nelle aree di crisi (e cioè contro i Paesi che intendono sottrarsi al suo dominio) e quello europeo, incentrato sulla mediazione politica in funzione della assimilazione progressiva dei Paesi e dei mercati esteri oggetto dei propri flussi di investimento, la "sinistra" opta per un sostegno alla forma di ingerenza europea. Ciò equivale, in definitiva, a schierarsi in difesa degli interessi della propria borghesia, rinnegando ogni riferimento teorico alla critica del capitalismo e dell'imperialismo e abbandonando il principio e la pratica dell'unità tra le lotte dei lavoratori e quelle dei popoli oppressi.
Al di là della buona o cattiva fede di uomini politici o giornalisti che hanno occultato i fatti e le ragioni della storia, diffuso informazione falsa e subornato le coscienze - politici e giornalisti ai quali, peraltro, non va riconosciuta alcuna presunzione di innocenza - questa scelta di campo della sinistra è alla base dell'adesione all'operazione mediatica di demonizzazione del regime iracheno, dei suoi rappresentanti e delle minoranze che hanno assunto posizioni a sostegno alla Resistenza.
La Resistenza irachena sta invece impegnando sul terreno, da quasi tre anni, il più potente esercito del pianeta e gli impedisce di acquisire il controllo del territorio, ha dimostrato di avere l'appoggio di massa della popolazione, non è stata indebolita né dal tentativo statunitense di "irachenizzazione" del conflitto tramite l'addestramento e l'impiego di corpi militari arruolati tra le fazioni collaborazioniste, né dall'artificio tattico delle elezioni svolte sotto occupazione militare che si è dimostrato un infelice espediente giuridico per dare copertura formale agli occupanti attraverso l'insediamento di un governo fantoccio. Come ricorda Fulvio Grimaldi [6], "analoghe elezioni vennero tenute durante la guerra in Vietnam, a supporto dei fantocci fascisti di Saigon: non fornirono né sovranità, né autogoverno, né fermarono la Resistenza, né ne impedirono la vittoria (anche allora si era ubriacata l'opinione pubblica con la fanfara dell'83% dei votanti), contro la violenza dei terroristi Vietcong".
Il progetto statunitense è quello di ridisegnare la carta geopolitica del Medioriente tagliando le linee regionali di interscambio e isolando così gli uni dagli altri i Paesi mediorientali, per realizzare un grande mercato comune dal Marocco all'Afghanistan – il cosiddetto Grande Medioriente – che metta tutte le vie di transito dell'energia sotto tutela americana e faccia afluire il petrolio del Kirkuk al terminale israeliano di Haifa, per parlare solo della parte più appariscente di questo piano. Ma la realizzazione di questo progetto, che prevede un attacco preventivo contro la Siria e l'Iran e la liquidazione definitiva della "questione paletinese", dovrà aspettare: l'esercito degli Stati Uniti è inchiodato in Iraq.
Oggi, nel momento in cui la Resistenza ha la forza per mettere gli Stati Uniti nella condizione di dover cambiare le proprie strategie di conquista del mondo arabo, oggi, nel momento in cui si prospetta l'urgenza di una soluzione alternativa al proseguimento dell'occupazione, si cerca di mettere in campo una nuova operazione per escludere da un futuro assetto dell'Iraq le forze progressiste e quelle che realmente guidano la lotta armata. Le agenzie statunitensi e le diplomazie europee sono entrambe impegnate nella costruzione di "referenti politici della Resistenza" pronti a trattare in suo nome, pronti cioè ad approfittare delle vittorie militari della Resistenza unico interlocutore legittimo per un eventuale negoziato in quanto soggetto storico che porta avanti la guerra di liberazione nazionale contro le potenze che hanno aggredito e occupato il Paese senza peraltro sconfiggerlo per sottrarle la vittoria politica e guadagnarsi una fetta di potere democraticamente garantito dagli accordi di spartizione tra le grandi potenze.
Entro questa prospettiva, la Casa Bianca privilegia alcune tra le fazioni più reazionarie e oscurantiste, quelle legate agli aspiranti califfi delle correnti islamiche, che siano o meno integrate nell'attuale governo fantoccio. Dei resto le dirigenze dei "rnondo islamico", nella storia dell'ultimo secolo, sono sempre state alleate agli interessi capitalisti e imperialisti, ai quali sono legate gran parte delle loro fortune finanziarie, e sono organicamente interne al processo di estensione planetaria dello sfruttamento dei popoli e dei lavoro. La sharia (legge isiamica) non contraddice il principio dei profitto privato.
Grazie alla protezione angio americana, nelle città irachene le milizie isiamico fondamentaliste filo iraniane, ma anche di ispirazione whaabita, impongono con il terrore la legge isiamica e praticano l'assassinio sistematico dei sostenitori dei vecchio ordinamento politico e dei nazionalismo progressista.
Le democrazie europee sono invece orientate a trattare con le componenti laiche di opposizione al governo baathista, spesso sinceramente ostili all'imperialismo americano e autenticamente avverse all'occupazione, ma provenienti nella maggior parte dei casi dall'emigrazione di lunga data, del tutto estranee alla Resistenza armata e prive di qualsiasi rappresentatività all'interno del Paese. Loro obiettivo primario non può che essere, anche quando non si tratti di autentici traditori, quello di recuperare per sé e per la propria corrente un posto al sole in una futura compagine governativa. Il loro programma per un futuro Iraq liberato è fondato in effetti quasi esclusivamente sull'istituzione di un sistema pluripartitico e sulla democrazia politica. I loro sponsor europei, cui fa riferimento la sinistra socialdemocratica italiana, non rinuncerebbero del resto a sviluppare una certa influenza in materia di politica economica, gestione delle risorse, condizionamento del credito, servitù militari. Non rinuncerebbero, in altre parole, ad una propria politica imperialista.
La pacificazione prefigurata dagli anglo-americani, cioè un nuovo assetto politico che realizzi un improbabile patto federativo liquidando la sovranità nazionale irachena e completando la distruzione del suo modello sociale multietnico e multiconfessionale, non può che passare attraverso lo scontro per la spartizione del potere e del territorio tra consorterie settarie, attraverso la radicalizzazione delle azioni armate del separatismo curdo e, soprattutto, attraverso pratiche brutali per ottenere la sottomissione della popolazione.
Non si può definire questo scenario "guerra civile", come fa praticamente tutta la stampa italiana. Descrivere così la proliferazione di conflitti tra fazioni che gli occupanti hanno interesse a scatenare può solo avere come scopo quello di equiparare le forze combattenti della Resistenza, che sono invece del tutto estranee a queste rivalità, alle milizie dei partiti collaborazionisti, in modo da poter sostenere che tutte le parti politiche in causa, sia resistenti che compromesse con gli aggressori, hanno uguali titoli da far valere in una futura ricomposizione dello o degli Stati iracheni.
Non possiamo predire se, in una guerra di lunga durata, la Resistenza irachena potrà prevalere sul complesso degli interessi delle grandi potenze occidentali e delle luogotenenze locali. E non possiamo nemmeno prevedere oggi se la competizione tra i diversi modelli dell'islam politico, cui la guerra in Iraq ha fornito un primo terreno di confronto, riuscirà ad annullare le conquiste, in termini di progresso sociale e indipendenza politica, frutto della rivoluzione in una parte del mondo arabo (in Iraq come in Siria, Palestina, Libano, Libia, e come era stato in Algeria), secolarizzato e indirizzato verso il socialismo.
Possiamo però mantenere fermo un punto di vista critico che ci permetta di riconoscere la differenza tra le forze che sono espressione del grado di autonomia, maturità politica ed evoluzione sociale raggiunta nella sua storia dalla società irachena, laica e multietnica, e quelle fazioni che sono il prodotto dei regimi islamici reazionari legati agli interessi del capitalismo occidentale o creazione dei servizi segreti e delle diplomazie occidentali.
In Iraq questa differenza coincide in larga parte con la divergenza tra la scelta collaborazionista delle dirigenze filo-occidentali e islamiche e quella, oggettivamente antimperialista, delle forze resistenti impegnate a contrastare, sul proprio territorio, il progetto di ricolonizzazione di vaste aree del pianeta portato avanti non solo dalla destra neocon [7] americana (peraltro perfettamente integrata nella linea di continuità storico-ideologica che ha informato i governi degli Stati Uniti), ma perseguito anche dalle altre potenze capitaliste concorrenti con l'impero americano.
La guerra per il controllo delle aree strategiche ha preso l'avvio in Medioriente, ma promette di estendersi ben oltre i confini del Golfo Persico e di coinvolgere tutto l'Occidente in una serie di aggressioni ai Paesi non normalizzati prima, e a quelli coinvolti nel ridisegno della mappa dell'economia mondiale poi. Comunque venga mascherata - guerra al terrorismo, guerra di civiltà, guerra contro l'islam radicale - questa guerra vede in prospettiva contrapposti gli interessi delle ristrette élites dirigenti dei Paesi a capitalismo avanzato a quelli dei popoli dei Paesi esportatori di energia e di materie prime e produttori di beni e di merci. All'interno di questo già inquietante scenario, il confronto interno tra diversi blocchi imperialisti, confronto al quale l'abile diplomazia francese ha aperto la strada mettendo in discussione l'egemonia statunitense e riportando all'ordine del giorno il sistema dell'equilibrio multipolare tra potenze comparabili per livello di sviluppo e aggressività dell'economia espansionista, non può escludere l'opzione armata.
L'onere del conflitto ricade già sulle condizioni di vita e di lavoro delle popolazioni dei Paesi "avanzati", non soltanto nei termini economici dello sfruttamento del lavoro (abbattimento del monte-salari, precarizzazione, restrizione dei diritti, cancellazione progressiva della spesa sociale), ma anche nei termini di una accresciuta soggezione delle classi subalterne agli indirizzi politici dell'economia di guerra.
I guasti prodotti dalle politiche di delocalizzazione (conseguenti alla neocolonizzazione delle aree sottratte all'influenza sovietica e all'intensificazione dello sfruttamento nelle regioni a sviluppo dipendente dell'America Latina, dell'Asia e dell'Africa), cioè disgregazione sociale, insicurezza sul territorio e peggioramento della qualità della vita, cominciano già a manifestarsi.
In Paesi come l'Italia, soggetti a pesanti servitù militari regolate anche da clausole segrete in ambito NATO, il danno derivante dall'aumento della spesa militare e dal riorientamento della produzione dall'ambito civile a quello militare è già evidente, ma i rischi possono essere anche peggiori.
Se le popolazioni occidentali possono ottenere dal processo di ricolonizzazione un temporaneo vantaggio nei termini di una maggiore disponibilità di beni di consumo a basso costo, il prezzo da pagare potrebbe, nel tempo, rivelarsi molto alto.
I "popoli ribelli" oggetto dell'attacco imperialista hanno cominciato ad opporre una inevitabile, e forse irriducibile, resistenza: non è detto che questa si trasformi in una forza capace di determinare il corso degli eventi nella storia, ma è certamente l'unica forza reale credibile che oppone le ragioni dell'umanità a quelle del profitto.

Note:
[1] II Project for the New American Century (PNAC), fondato da esponenti neoconservatori (neocoservativ o neocon) nella primavera del 1997 durante il periodo dell'amministrazione Clinton, è un istituto collegato alle istituzioni della Difesa e dei servizi segreti, al partito repubblicano ed al Council on Foreign Relations (CFR), ente che ha grande influenza nella formulazione della politica estera americana. Scopo dichiarato del PNAC è promuovere la leadership globale degli Stati Uniti. Nel settembre 2000, pochi mesi prima dell'inizio del mandato di George W. Bush alla presidenza, il PNAC pubblicava il suo programma "Rebuilding America's Defenses" che delinea la strategia per stabilire l'egemonia americana sul pianeta supportata dalla superiorità militare e tecnologica, impedire l'emergere di qualsiasi potenza mondiale o regionale in grado di competere con gli Stati Uniti, e per esercitare azioni armate preventive contro qualunque nazione o organizzazione venisse avvertita come una minaccia per gli interessi statunitensi nel mondo. Il testo della National Security Strategy, documento adottato dalla Casa Bianca nel settembre 2000, ne ha acquisito le direttive. Presidente del PNAC è William Kristol; altri estensori del progetto sono Robert Kagan, Devon Gaffney Cross, Bruce P. Jackson and John R. Bolton. Tra i sottoscrittori figurano Dick Cheney, Donald Rumsfeld e Paul Wolfowitz. (cfr.



(Il messaggio è stato troncato perché superiore a 64k)
Inoltra Messaggio #611 di 720 |
Espandi messaggi Autore Disponi per data

index 4 DICEMBRE 2005 OPERAI CONTRO Vuoi entrare in contatto con noi? Vai all' ASLO http://www.operaieteoria.it/ www.operai.net SCRIVICI GIORNALE PER LA...
Fabio Principale
fabioprincipale
Offline Invia email
6 Dic 2005
10:37 pm

... Da: operai [mailto:operai@...] Inviato: venerdì 2 giugno 2006 9.33 A: dario.comotti@... Oggetto: operai contro __________ Informazione NOD32...
Fabio Principale
fabioprincipale
Offline Invia email
2 Giu 2006
9:40 am

index 19 GIUGNO 2006 OPERAI CONTRO Vuoi entrare in contatto con noi? Vai all' ASSO http://www.operaieteoria.it/ www.operai.net SCRIVICI GIORNALE PER LA...
Fabio Principale
fabioprincipale
Offline Invia email
18 Giu 2006
12:40 pm

... Da: operai [mailto:operai@...] Inviato: lunedì 3 luglio 2006 15.49 A: dario.comotti@... Oggetto: operai contro __________ Informazione NOD32...
Fabio Principale
fabioprincipale
Offline Invia email
3 Lu 2006
6:10 pm

__________ Informazione NOD32 1.1488 (20060413) __________ Questo messaggio è stato controllato dal Sistema Antivirus NOD32 http://www.nod32.it index 3 ...
Fabio Principale
fabioprincipale
Offline Invia email
9 Lu 2006
10:25 pm

... Da: operai [mailto:operai@...] Inviato: domenica 10 settembre 2006 15.50 A: dario.comotti@... Oggetto: operai contro __________ Informazione...
Fabio Principale
fabioprincipale
Offline Invia email
11 Set 2006
7:56 am

index 24 SETTEMBRE 2006 OPERAI CONTRO Vuoi entrare in contatto con noi? Vai all' ASSO http://www.operaieteoria.it/ www.operai.net SCRIVICI GIORNALE PER LA...
Fabio Principale
fabioprincipale
Offline Invia email
24 Set 2006
9:20 pm

index 9 OTTOBRE 2006 OPERAI CONTRO Vuoi entrare in contatto con noi? Vai all' ASSO http://www.operaieteoria.it/ www.operai.net SCRIVICI GIORNALE PER LA...
Fabio Principale
fabioprincipale
Offline Invia email
8 Ott 2006
9:09 am

index 30 OTTOBRE 2006 OPERAI CONTRO Vuoi entrare in contatto con noi? Vai all' ASSO http://www.operaieteoria.it/ www.operai.net SCRIVICI GIORNALE PER LA...
Fabio Principale
fabioprincipale
Offline Invia email
29 Ott 2006
9:16 am

... Da: operai [mailto:operai@...] Inviato: domenica 26 novembre 2006 20.56 A: dario.comotti@... Oggetto: operai contro __________ Informazione...
Fabio Principale
fabioprincipale
Offline Invia email
26 Nov 2006
8:21 pm

... Da: operai [mailto:operai@...] Inviato: sabato 9 dicembre 2006 21.35 A: Dario Comotti Oggetto: operai contro __________ Informazione NOD32 1913...
Fabio Principale
fabioprincipale
Offline Invia email
9 Dic 2006
11:08 pm

... Da: operai [mailto:operai@...] Inviato: domenica 14 gennaio 2007 22.12 A: dario.comotti@... Oggetto: operai contro __________ Informazione...
Fabio Principale
fabioprincipale
Offline Invia email
14 Gen 2007
10:30 pm

index 22 GENNAIO 2007 OPERAI CONTRO Vuoi entrare in contatto con noi? Vai all' ASSO http://www.operaieteoria.it/ www.operai.net SCRIVICI GIORNALE PER LA...
Fabio Principale
fabioprincipale
Offline Invia email
22 Gen 2007
7:59 am
Avanzata

Copyright ? 2009 Yahoo! Tutti i diritti riservati.
La Tua Privacy - Testo aggiornato - Condizioni generali di utilizzo del servizio - Linee guida - Aiuto

?