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Taranto dopo il crac mille rischiano il lavoro
Lello Parise
Scandalo bagni pubblici, in 57 per pulirne quattro
Sono cinquantasette, giovani e forti, ed erano stati arruolati da tre
imprese per detergere «quattro bagni pubblici, tanti quanti ne sono rimasti in
funzione a Taranto», precisa Giovanni Forte. Due virgola cinque manovali a
gabinetto. E ad una somma più che rispettabile: «Quattro milioni di euro». Si
avete letto bene: 1 milione per ogni vespasiano, tanto lindo quanto
dispendioso. E quindi non fate fatica a capire la ragione per cui il
commissario straordinario Tommaso Blonda alla fine dichiara il dissesto del
Comune, dove «i cannibali» come li chiama il governatore Vendola di milioni
sperperati ne mettono insieme circa trecento.
Forte è il segretario della Cgil e oggi a Roma, davanti al ministro del Lavoro
Damiano, sarà fra quelli che dovranno occuparsi pure dell´avvenire del nutrito
manipolo di sgrassatori dei water "made in Palazzo di città". Sono un
migliaio - 858, per la precisione - quelli che da un momento all´altro
rischiano di rimanere senza arte né parte. Si tratta di operai che non avevano
firmato un contratto a tempo indeterminato con l´amministrazione comunale, ma
che erano stati ingaggiati da un gruppo di aziende incaricato poi sempre
dall´amministrazione comunale, dietro evidentemente lauti compensi, di
adempiere come "esterni" ad alcuni compiti: ramazzare gli uffici o le
mense, trasportare a scuola i bambini e, appunto, fare brillare i bagni
pubblici.
Questi ultimi, ufficialmente, sono ventidue. Ma i minuziosi documenti contabili
non registrano che molti degli orinatoi nel corso di un paio di lustri - ad una
decina d´anni infatti, risale la sigla del primo accordo - , vanno in disuso. A
marzo di sette mesi fa, si prende la briga di fare un censimento l´ex
consigliere comunale dei Ds, Nello De Gregorio, che adesso «sto per aderire a
Rifondazione comunista». È puntiglioso, De Gregorio: «Scomparso il mercato
Bestat con annesso bagno, inutilizzato il bagno di piazza Garibaldi così come quello
all´interno dell´ex mercato coperto di via Anfiteatro». La cifra tuttavia - 4
milioni, rammentate? - resiste, imperterrita. Perfino se tutti e ventidue i
gabbiotti destinati ai "bisognini" andassero alla grande, ognuno di
questi costerebbe più o meno 180 mila euro. «Tanto per fare un esempio» rincara
la dose De Gregorio «la giunta comunale di Perugia il 19 maggio dell´anno
scorso ha deliberato l´affidamento dei servizi di pulizia di quattro bagni
pubblici nel centro cittadino ad un prezzo, nel triennio, di 210 mila euro».
Sghignazza, l´aspirante rifondazionista: «Non è che c´è una sorta di cessopoli
tutta tarantina dietro questa assurda vicenda?».
Ai liquidatori prossimi ad essere nominati dal capo dello Stato per pagare i
debiti accumulati e salvare il salvabile, l´ardua sentenza. Nel frattempo il
coordinatore provinciale di Forza Italia Pietro Franzoso, ex compagno di
partito dell´ex sindaco Rossana Di Bello, reclama le dimissioni di Blonda:
«Doveva attuare la terapia anti-crac già preparata». La stessa che il
commissario straordinario aveva bollato come «un bluff». Ma tant´è. Alla Di
Bello, parola della Di Bello, invece quella cura l´avevano garantita come
risolutrice dei guai economici: «Io ho la coscienza a posto. Semmai è mia solo
la responsabilità politica di quello che è successo». Sarà, ma Forte il
sindacalista scuote la testa: «No, non regge. C´è una responsabilità politica,
ma c´è anche quella etica. E la Di Bello dopo avere governato Taranto per sei
anni e mezzo, non può dire che non sapeva niente. Io l´altro giorno l´ho
ascoltata per un paio d´ore in tivù, ma poi non ce l´ho fatta più e ho cambiato
canale».
(25 ottobre 2006)