Pubblichiamo
queste considerazioni
non perchè d'accordo
in tutto con l'autore,
ma per il dibattito
Considerazioni
sulla Finanziaria
(sulla
base delle notizie
disponibili al 22
ottobre 2006)
Gianni
Rigacci
1
Secondo
la Corte dei Conti
“la manovra lorda
per il 2007 risulta
pari a 33,4 miliardi,
dei quali 14,8
destinati al
contenimento del
disavanzo mentre i
restanti 18,6 sono
utilizzati per
interventi sullo
sviluppo, per misure
di equità sociale e
per altre esigenze di
spesa molto
differenziate…ma
inderogabili”. Fra
questi interventi c’è
il cuneo, le nuove
aliquote Irpef ma
anche il rinnovo di
contratti pubblici e
le missioni militari.
Sempre secondo la Corte dei Conti, le maggiori entrate dovrebbero
aggirarsi fra i 20 e i
22 miliardi, due terzi
della manovra; se poi
gli enti territoriali
ricorreranno alla leva
fiscale non è da
escludere di arrivare,
con le entrate,
all’80% del totale
della manovra.
Una precisazione: i 14,8 miliardi destinati al contenimento del disavanzo
servono a portare il
deficit dal 4,8 (una
previsione molto
discussa) al 2,8% a
fine 2007.
Sull’entità totale della manovra è avvenuto una specie di giallo: in
un primo momento è
tornata a 34,7
miliardi, pare per
qualche conto mal
fatto, e ci è rimasta
anche dopo lo sconto
di 1 miliardo concesso
ai sindaci. Ora pare
sia cresciuta a 40
miliardi per via del
rimborso dell’IVA,
dopo l’intervento
dell’Europa,
relativo alle auto
aziendali acquistate
negli anni scorsi e
sulle quali lo stato
non aveva concesso
l’esenzione. Si
tratta di una cifra
consistente, intorno
ai 14 miliardi di euro
da spalmare in più
anni, che va a
beneficio di parecchi;
rigorosamente escluse
le famiglie dei
lavoratori dipendenti
e quelle dei
pensionati che vivono
della loro pensione (a
conferma che
l’Europa sta sempre
dall’altra parte).
Secondo Il sole 24 ore, molto
attento alla vicenda,
la manovra è a quota
46 miliardi perché ci
va aggiunta la
manovrina d’estate.
Non sbagliando.
2
La proposta di
stabilizzazione del
debito avanzata da
numerosi economisti e
sostenuta da Alfonso
Gianni è stata
ignorata. Ignorata
anche quella del
ministro Ferrero di
spalmare su due anni
la manovra (rientrare
nei parametri di
Maastricht a fine 2008
e non a fine 2007).
Dopo che il ministro
Padoa Schioppa aveva
annunciato la
riduzione della
manovra di 5 miliardi,
da 35 a 30, dalla
sinistra era stata
avanzata la proposta
di ridurre
ulteriormente la cifra
a 25-26 miliardi di
euro. Una proposta un
po’ confusa visto
che in una Finanziaria
si sommano entrate e
uscite (basta pensare
alle auto aziendali
dette sopra).
L’intento era
comunque chiaro:
ignorata anche quella,
più delle altre due.
3
Il ridisegno delle
aliquote Irpef è il
cosmetico di questa
Finanziaria 2007, il
fiore all’occhiello.
E’ il capitolo che
presenta le maggiori
novità rispetto a
tutte le Finanziarie
precedenti, comprese,
naturalmente, quelle
degli anni di
Berlusconi.
Sono stati fissati nuovi scaglioni di reddito, riscritte le aliquote,
cancellata la no
tax area
sostituita da
detrazioni.
L’eliminazione della
no
tax area
garantisce una maggior
progressività alla
tassazione: prima
tutti i redditi
usufruivano di una
cifra, uguale per
tutti, esentasse; con
le detrazioni oltre un
certo reddito sparisce
la quota esentasse. Se
da un lato questo
nuovo metodo premia
l’equità
dall’altro danneggia
perché fa aumentare,
a parità di reddito,
le addizionali dell’Irpef
introdotte da comuni e
Regioni
Cercare di arrivare, coi mezzi di cui dispone il singolo analista, ad una
valutazione
complessiva
dell’intera manovra
è praticamente
impossibile: c’è il
single, ci sono le
famiglie, le persone a
carico, le
detrazioni… un
puzzle inestricabile.
L’unica strada per arrivare ad un giudizio complessivo è affidarsi
agli studi di chi ha
gli strumenti per
farli.
Che sono,
comunque, da
interpretare.
E allora, secondo l’Isae (un istituto pubblico non governativo), la
sola rimodulazione
Irpef dovrebbe portare
vantaggi al 60,3%
delle famiglie,
svantaggi al 25,8%,
mentre per il 13,9%
l’impatto sarà
neutro.
Se si tiene conto, invece, di tutte le nuove misure fiscali introdotte
dalla Finanziaria
(oltre all’Irpef, le
addizionali locali e i
contributi), sempre
secondo l’Isae, ne
trarranno benefici
solo il 48,5%,
svantaggi il 45,5%,
mentre sarà neutra
per il restante 6%.
L’Isae non ha tenuto
conto degli assegni
familiari.
L’Istat ha fatto un’altra simulazione: ha messo assieme la manovra
Irpef e le modifiche
degli assegni
familiari (ma non le
addizionali locali né
l’aumento dei
contributi). Viene
fuori che avranno 263
euro in media l’anno
16 milioni di
famiglie, mentre 4,8
milioni perderanno una
media di circa 400
euro l’anno. La
manovra dovrebbe far
uscire dal limite
fissato della povertà
relativa 140 mila
famiglie su 2,6
milioni.
Il
sole 24 ore,
dopo vari tentativi,
ha pubblicato il 9
ottobre, un suo studio
articolato in due
capitoli: nel primo
riporta le cifre
complessive
dell’operazione e
come verrà ripartita,
nel secondo gli
effetti sui vari
contribuenti senza
tener conto, però,
dei carichi di
famiglia.
La cifra complessiva da distribuire è pari a 7,3 miliardi di euro che
andrebbe così
ripartita: ai
lavoratori autonomi
1,6 miliardi, ai
lavoratori dipendenti
3,8, ai pensionati
1,85 milioni di euro.
Per quanto riguarda soggetti senza carichi di famiglia, viene fuori che
gli autonomi ci
guadagnano in media
118 euro l’anno, i
lavoratori dipendenti
60 e i pensionati 134.
Fra gli autonomi, per
i quali sono stati
considerati i redditi
medi dichiarati,
pagherebbero di più
solo notai,
farmacisti,
commercialisti, medici
con proprio studio,
dentisti e pochi
altri.
Sempre secondo Il sole 24 ore
la manovra non è a
somma zero, come era
stato inizialmente
precisato: nel primo
anno lo stato
registrerà fra
entrate e uscite,
riferite al solo
ridisegno dell’Irpef,
un saldo positivo di
433 milioni che
diventeranno 900 nel
2008 (serviranno ad
incrementare il fondo
per gli assegni
familiari).
Per valutare l’effetto ridistribuivo della manovra è interessante uno
studio pubblicato su
il sito La
voce riguardanti
le famiglie suddivise
in decili: non c’è
decile di famiglie,
fra quelle che ci
guadagnano, che vede
aumentare il proprio
reddito oltre l’1%.
A conferma di
questo studio l’Istat
ha comunicato che il
decimo delle famiglie
più povere vedrà
aumentare il proprio
reddito familiare
disponibile
dell’0,8%, e quelle
a reddito basso e
medio intorno
all’1%.
Che dire davanti a tutte queste cifre? Che c’è una limitata
redistribuzione della
ricchezza a vantaggio
dei redditi bassi e
medi. Che se ne
avvantaggeranno, in
particolare, i
lavoratori autonomi
considerato che gran
parte di questi
dichiarano redditi
inferiori a quelli di
un operaio. Che andrà
bene anche ai
lavoratori con carichi
di famiglia mentre
andrà male, a parità
di reddito, ai single.
Draghi, il Governatore
della Banca
d’Italia, ha
portato, in proposito,
un esempio molto
chiaro: un lavoratore
che guadagna 1.468
euro il mese netti con
moglie e due figli a
carico porterà a
casa, in più, 230
euro l’anno.
Un single con
la stessa retribuzione
porterà casa, invece,
120 euro in meno.
Stando alle numerose
tabelle consultate ci
risulta che il primo
lavoratore, quello con
famiglia a carico,
dovrebbe essere il
contribuente più
fortunato di tutti.
Per concludere. Ci pare che la questione sia parecchio ingarbugliata ma
è poco credibile
addebitare alla
incapacità di
comunicare del governo
lo scarso entusiasmo
popolare per questa
posta della
Finanziaria. Poter
bere, bene che vada,
una decina di caffè
in più il mese (Deaglio
su La stampa) è meglio che doverci rinunciare. Ma difficile generi
entusiasmo.
4
L’interveto meno
accettabile è
sicuramente quello
riguardante la sanità.
È convinzione ancora
diffusa che la sanità
debba essere un
diritto universale da
garantire, pertanto, a
tutti. Già il
cittadino che è
costretto a ricorrere
alla sanità non può
certo definirsi
fortunato se poi ci si
aggiunge una tassa da
pagare vien da dire
agli zoppi grucciate!
Il governo ha deciso
di non finanziare la
spesa sanitaria
prevista per il 2007 e
ha,
contemporaneamente,
deciso il modo come le
regioni debbano
sopperire a questo
taglio: previsti nuovi
ticket per le visite
non seguite da
ricovero al pronto
soccorso, un nuovo
ticket per le ricette
riguardanti esami e
visite specialistiche.
Spesa annua prevista,
a detta della Turco,
per ogni famiglia 44
euro (ai 3 miliardi di
minor spesa
complessiva si arriva
con una manovra
riguardante i prezzi
dei farmaci praticati
dall’industria del
settore). La ministra
ha avuto il coraggio
di sostenere che è
stato fatto “un vero
capolavoro” che era
dovere del governo
(cioè suo) “salvare
il sistema
sanitario”. Non
sarebbe male smettesse
di fare capolavori e
facesse quello che ha
fatto qualche suo
predecessore. Ultimo
piccolo capolavoro:
nelle regioni dove gli
amministratori non
riusciranno a
rientrare nella spesa
prevista si potranno
introdurre nuovi
ticket col bel
risultato di scaricare
sui cittadini le colpe
degli amministratori.
5
Seconda voce rilevante
di tagli, i
trasferimenti a comuni
e province per un
importo pari ai 3,4
miliardi di euro e 1,8
miliardi alle Regioni.
I comuni e le province
sono arrivati a questa
cifra dopo un duro
confronto col governo
riuscendo a strappare
anche la possibilità
di mantenere
l’attuale tetto
dell’indebitamento
in un primo tempo
drasticamente ridotto.
Alle Regioni,
anch’esse in
ribellione, il governo
non ha fatto sconti ha
concesso solo di
mantenere il tetto del
precedente
indebitamento. Nessuno
obbliga, ha detto
Padoa Schioppa ad
aumentare le tasse
“basta amministrare
nel modo più
economico
possibile”. Ma
intanto il governo ha
concesso la possibilità
di un incremento
dell’addizionale
Irpef, di istituire
tributi di scopo, di
introdurre una tassa
di soggiorno, di
gestire autonomamente
il catasto. In
aggiunta per i comuni
in disavanzo
scatteranno sanzioni
automatiche di aumento
dell'addizionale Irpef.
Quanto costerà a famiglia, in media, questo taglio non è difficile
calcolarlo: tutti
questi soldi che
mancano si
ripartiranno fra 20
milioni, quante sono,
grosso modo, le
famiglie italiane. Si
può tranquillamente
affermare che la spesa
in più si rimangia
parecchi benefici
dovuti all’Irpef.
Questa riduzione dei
trasferimenti va
ricordata a chi
considera un gran
successo alcuni
stanziamenti previsti
nella Finanziaria come
quelli per gli asili
nido (100 milioni) o
per i non
autosufficienti (altri
150 milioni dopo i 300
aggiunti nella manovra
bis di giugno). Come
fa osservare
giustamente Il
sole 24 ore varie
volte, in passato,
questi tipi di
stanziamenti sono
stati vanificati dalle
riduzioni dei
trasferimenti.
6
Il
cuneo fiscale, Come ha
scritto giustamente su
Liberazione
Sansonetti, non è
certo una misura che
va nel senso
dell’equità la
riduzione del cuneo
fiscale di 5 punti
visto che alle imprese
andrà il 60% e il
resto “doveva”
andare ai lavoratori.
Come tutti sanno il
valore aggiunto, la
ricchezza che si crea
nelle imprese, si
ripartisce fra le
imprese e chi lavora.
Ebbene, da trent’anni
a questa parte, le
imprese stanno
aumentando, anno dopo
anno, la loro quota:
nel 1975 si prendevano
il 29%, nel 1990 il
35%, nel 1996 il 42%,
nel 2000 il 44%, oggi
il 46%.
Vista la
ripartizione del cuneo
fiscale decisa dal
governo Prodi non ci
sarà da meravigliarsi
se la tabella
riguardante questa
voce, che di solito
accompagna la
Relazione annuale del
Governatore della
Banca d’Italia, vedrà
le imprese, il
prossimo anno, portare
a casa uno 0,5% in più.
Un risultato che
consoliderà il primo
posto che, in questa
classifica
particolare, occupano
da parecchi anni i
“padroni”
italiani.
Il taglio dei cinque punti del cuneo porterà alle imprese, sotto forma
di uno sconto sull’Irap,
2,45 miliardi
nel 2007, 4,4 miliardi
nel 2008 e non
riguarderà banche,
enti finanziari,
settori regolati dei
servizi di pubblica
utilità.
Poiché l’Irap è una tassa che va alle Regioni per finanziare,
essenzialmente, la
spesa sanitaria non è
chiaro il modo come lo
stato restituirà, se
li restituirà, questi
soldi alle regioni
(l’Irap era la tassa
più “adatta” per
introdurre il cuneo).
Ha generato una profondissima delusione, ma è un eufemismo, il fatto che
il 40% del cuneo che
doveva andare ai
lavoratori è compreso
nella rimodulazione
delle aliquote Irpef
(che, come tutti
sanno, non riguarda
solo i cittadini
lavoratori dipendenti
ma tutti i cittadini
contribuenti). E così
i lavoratori che erano
stati illusi dai
benefici che sarebbero
dovuti arrivare dal
taglio del cuneo, si
troveranno non con una
riduzione ma con un
cuneo più marcato
visto che in
Finanziaria è
previsto un aumento
dei contributi
pensionistici (lo 0,3%
in più).
Due considerazioni finali.
La prima. Poiché il regalo (permanente) riguarderà solo i lavoratori a
tempo determinato
dovrebbe consentire il
passaggio a questa
condizione di parecchi
contratti oggi a tempo
determinato. E’
probabile.
La seconda. Questi soldi dovrebbero favorire un rilancio delle spese per
investimenti. Siamo
pronti a scommettere,
con i ritmi di
crescita previsti, che
non accadrà; c’è
da aggiungere che
l’Italia sta
registrando, si può
dire da sempre, la più
alta quota di
investimenti, in
rapporto al PIL, fra i
paesi europei (più
anche degli Stati
Uniti). Un dato troppe
volte ignorato anche
dalla sinistra.
7
Doppio intervento
sulle rendite
finanziarie: titoli di
stato e plusvalenze
derivanti dai guadagni
di borsa non saranno
più tassati al 12,5%
ma al 20%. Sui conti
corrente la tassazione
passerà dal 27 al 20%
(e questa è una buona
notizia anche per i
redditi fissi). Non è
ancora deciso ma,
stando alla proposta
della Commissione
istituita dal governo,
per quanto riguarda i
titoli di stato, non
ci sarà alcuna
distinzione fra
emissioni vecchie e
nuove. Tassare tutte
le rendite finanziarie
con la stessa
aliquota, senza
adottare franchigie
per le “classi meno
agiate”, è una
misura tutt’altro
che equa perché
equipara il lavoratore
che va in pensione e
investe la sua
liquidazione in Bot a
chi specula in Borsa.
Al quale, in
aggiunta, è concesso
di scovare in giro per
il mondo occasioni di
investimenti
esentasse.
8
Il trasferimento
all’INPS del 50%
degli accantonamenti
annuali non optati,
cioè non investiti in
fondi privati, per le
liquidazioni, non
riguarderà, come era
stato indicato in un
primo momento, tutte
le imprese ma solo
quelle con oltre 50
addetti (è
l’accordo fatto con
Confindustria).
L’entrata prevista,
5,5 miliardi, non
dovrebbe cambiare di
molto visto che verrà
versato non più il 50
ma il 100%. Dovrebbero
essere soldi da
destinare alla opere
pubbliche ma non è
detto: secondo la
commissione europea
dovrebbero andare a
ridurre il debito. Le
proteste espresse fin
da subito dalla
Confindustria avevano
chiare motivazioni
politiche avendo il
governo garantito
tutte le dovute
compensazioni (“alle
imprese andranno le
compensazioni già
previste nel caso in
cui il Tfr vada ai
fondi pensione” ha
detto subito il
Ministro Santagata).
La Confindustria ha
voluto andare a vedere
e ha strappato un
patto che prevede, per
i suoi associati che
verseranno all’INPS
la quota di Tfr,
forse, qualcosa in più
di una compensazione.
Questo trasferimento
è un marchingegno che
ricorda, da vicino, la
finanza creativa
dell’ex Ministro
Tremonti: secondo
Draghi, in tempi
brevi, al governo
risulterà più
conveniente
finanziarsi in Bot
anziché ricorrere a
questo prestito
forzoso.
La cosa che scandalizza è che a decidere di come impiegare i soldi dei
lavoratori siano
Confindustria, governo
e sindacati
confederali senza
neanche porsi il
problema di
consultarli (si
indigna perfino
l’economista Tito
Boeri, sostenitore a
spada tratta dei fondi
pensione privati).
Da aggiungere che viene anticipata di una anno la scelta della previdenza
integrativa
utilizzando il metodo
del silenzio assenso,
un sistema taglia
gole...
9
Il
gran parlare
dell’aumento del
bollo per i Suv ha
posto in secondo piano
un aumento delle
accise sul gasolio e
un aumento del bollo
tutt’altro che
selettivo visto che si
abbatterà su ben 30
milioni di
automobilisti: la
media dell’aumento,
che varierà secondo
il tasso di
inquinamento del
mezzo, è pari al
10,5% (entrata
complessiva in più,
452 milioni). Chi
pensa che questa tassa
abbia all’origine
una volontà
ambientalista è…
fuori strada: serve
esclusivamente a far
cassa. Questo non
toglie che il settore
auto sia il principale
responsabile delle
emissioni di CO2 dopo
il termoelettrico.
10
Dalla revisione degli
studi di settore e
dalle norme per
contrastare
l’evasione il
governo si aspetta
entrate pari a 8
miliardi di euro. Gli
studi di settore, che
verranno aggiornati
ogni tre anni anziché
quattro, dovrebbero
far entrare 3,2
miliardi in più. E’
opinione generale che
la cifra complessiva
prevista sia
decisamente
sovrastimata. Secondo
il governo, è quindi
dato ufficiale, il
valore aggiunto che
sfugge al fisco è
pari a 200 miliardi di
euro l’anno. La
cifra si riferisce,
sicuramente, ai
redditi occultati
nell’ipotesi
l’Italia registrasse
la media di evasione
europea (stando alla
Cgia di Mestre, nel
2005, è stato
occultata al fisco una
cifra pari a 311
miliardi di euro). In
alcune regioni
l’entità
dell’evasione è
addirittura superiore
alla base imponibile.
Una campagna di stampa ben orchestrata ha indicato nei lavoratori
autonomi e nelle
piccole imprese
l’area della maggior
evasione fiscale. Una
evasione che si basa
sulla mancata
emissione di
scontrini, ricevute e
fatture fiscali.
Secondo la Cgia, una
indiscussa autorità
in materia, questa
evasione fa mancare
allo stato 4 miliardi
di euro l’anno. Una
cifra decisamente
maggiore, 7 miliardi
di euro, la fanno
mancare le 700 mila
società di capitali
esistenti nel nostro
paese, metà delle
quali dichiarano
redditi negativi o
pari a zero (e quindi
non versano un euro di
tasse). Per quanto
riguarda le
multinazionali hanno
mille possibilità a
disposizione per non
finire nell’elenco
degli evasori e
neanche in quello dei
contribuenti.
I buchi neri
restano, comunque,
l’economia sommersa,
con 200 miliardi di
redditi occultati e
l’economia del
crimine con 100
miliardi.
Visco ha promesso in cinque anni di portare l’Italia ad un livello di
evasione pari a quello
europeo.
La base di partenza è tutt’altro che buona. Stando ad una recente
inchiesta pubblicata
da Il
sole 24 ore il
lavoro degli organi
preposti a combattere
l’evasione ha
scoperto, nel 2000,
18,7 miliardi di tasse
non pagate (secondo le
solite stime le tasse
non pagate dovrebbero
aggirarsi intorno ai
120-130 miliardi). A
distanza di cinque
anni la cifra entrata
è pari a 416 milioni