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I: operai contro   Elenco di messaggi  
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I: operai contro





Dom 29 Ott 2006 8:15 am

fabioprincipale
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30 OTTOBRE 2006

OPERAI

CONTRO

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GIORNALE PER LA CRITICA, LA LOTTA, L'ORGANIZZAZIONE DEGLI OPERAI CONTRO LO SFRUTTAMENTO

Anno VIII Numero 263

SOMMARIO

30 OTTOBRE 2006

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1.ISCRIVITI ALL'ASLO

Fotocopiato 

ASLO
  Associazione per la liberazione degli operai

Scopo dell’Associazione è la liberazione degli operai dalla sottomissione economica, politica e sociale in cui questa società li costringe.

Gli operai sono sottoposti ad una moderna forma di schiavitù. Sono costretti a vendere le loro braccia ad un padrone che per arricchirsi li consuma nelle fabbriche e nei più disparati luoghi di lavoro. Vivono una vita a malapena sopportabile finché gli affari del padrone vanno bene, cadono sotto la soglia di povertà appena una crisi si fa sentire, perdono il lavoro, vengono licenziati, utilizzati saltuariamente, supersfruttati, licenziati.

Nelle fasi di sviluppo economico la loro condizione sembra migliorare, si propaganda l’idea che ormai gli operai si trovino in una situazione di graduale ma inarrestabile miglioramento: ma basta una crisi e tutto torna in discussione, in forse. Ogni piccola conquista viene travolta, i diritti di cui tanto si parlava cadono uno ad uno sotto i colpi di nuove leggi e regolamenti. Gli operai si ritrovano a fare i conti con la dura realtà di essere schiavi moderni.

La distanza economica e sociale fra gli operai, i produttori diretti a salario, e i padroni che li impiegano diventa un abisso. Trovarsi al limite della povertà di fronte alla ricchezza che le classi superiori possono disporre ed esibire fa della società moderna, la società del più profondo contrasto fra le classi che la storia abbia prodotto.

Operai che vi siete resi conto della situazione sociale in cui vi trovate a vivere e non siete più disposti a sopportare oltre, aderite all’Associazione, decidete di dare, sulla base delle vostre possibilità, un contributo diretto alla causa dell’emancipazione vostra e degli operai che in ogni parte del mondo vivono la stessa condizione.

Attraverso l’Associazione  ogni operaio si addestra a lottare in quanto operaio, non più individuo fra individui ma come componente di una classe sociale che si va ricostituendo in tutto il mondo, la classe degli operai.

L’Associazione , nei luoghi di lavoro, nei sindacati, nel campo della politica, ovunque sostiene ed organizza la lotta indipendente degli operai contro i governi dei padroni, contro i padroni al governo.

Attraverso l’Associazione  ogni operaio non è più una marionetta nelle mani dei partiti dei ricchi che lo usano per andare al governo e per ringraziarlo poi con una legislazione antioperaia fatta a misura degli interessi dei padroni.

L’Associazione collega  gli operai di tutti i luoghi di lavoro per la difesa della condizioni salariali e normative. Una rete per rimettere l’attività sindacale nelle mani degli operai stessi, per scalzare dalle poltrone dirigenti e funzionari sindacali che della svendita degli interessi immediati degli operai ai padroni hanno ricavato privilegi e buone rendite.

Attraverso L’Associazione gli operai si preparano ad attuare un’azione politica indipendente che punta direttamente alla questione essenziale: chi deve avere il potere? I padroni o gli operai?

 

Compagni che non venite dalle fila operaie aderite all’Associazione, in questa scelta c’è la consapevolezza che se un rivolgimento radicale è necessario per rimettere su nuove basi la società, tale rivolgimento si attuerà solo con la liberazione degli operai dallo sfruttamento.

 

Operai militate nell’Associazione, nessuno ci libererà dalla nostra condizione di sfruttati se non noi stessi. Associatevi.

Il giornale dell’Associazione è:  OPERAI CONTRO

 

Per aderire scrivere a: adesioni@...

oppure, operai.contro@... 

oppure, operaicontro@...

oppure scrivere: Via Falck 44, 20099 Sesto San Giovanni (Mi).



prima pagina
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2, I REDDITI E LE LORO FONTI

I redditi e le loro fonti, così Marx titolava l’ultima sezione, la settima del III libro del Capitale, Critica dell’economia politica. Capitale-profitto guadagno d’imprenditore, terra-rendita fondiaria, lavoro-salario erano le formule più usate dall’economia volgare per giustificare i redditi fondamentali della società. Le fonti venivano e vengono posti come indipendenti, il capitale fornisce il reddito per la classe dei capitalisti e i loro agenti, la terra il reddito alla classe dei proprietari fondiari e il lavoro alla classe operaia. Il nesso interno è nascosto, ognuno ha il reddito che si merita. La critica di Marx dimostra tutt’altro, il nesso interno evidenzia come i tre redditi abbiano la stessa fonte, lo sfruttamento del lavoro salariato ad opera del capitale.

Cogliamo l’occasione per questa precisazione in un momento in cui redditi, ricchezza, equità riempiono giornali e trasmissioni televisive. La ricchezza può sollevare invidia o tentativi di emulazione, ma solo per chi la vede come proprietà accumulata da altri soggetti indipendenti da loro. Altre reazioni solleva la scoperta che questa ricchezza, che periodicamente si evidenzia, e che rappresenta una minima parte di quella a disposizione dei borghesi, è stata prodotta dagli operai. La scoperta terribile che l’unica fonte di questi redditi è il plusvalore estorto alla classe operaia.

I livelli di reddito non dicono niente sulla sua fonte originaria, anzi lo fanno discendere direttamente dal “lavoro” che ogni soggetto compie: il libero professionista, il giudice, il piccolo imprenditore, il manager industriale, il parlamentare, 100mila, 200 mila euro l’anno… per indicare solo quella parte di reddito dichiarato al fisco. Per interesse diretto nessuno indaga sul come sia possibile che una parte della società possa disporre di una fetta così rilevante di ricchezza, qualcuno deve averla prodotta da qualche parte ricevendone in cambio quel tanto che serve per sopravvivere mentre il sovrappiù viene ridistribuito socialmente secondo i rapporti economici che dominano questa società. A meno che si pensi che il manager industriale o il gioielliere producano col loro lavoro le centinaia di migliaia di euro l’anno che si intascano. Certo nelle tabelle dei redditi la differenza risulta solo quantitativa e sulla differenza quantitativa si può svolgere l’eterna lotta fra chi vuole una distribuzione più equa  contro chi difende i redditi alti per esserseli guadagnati col proprio lavoro. In sostanza rimarrà tutto come prima a meno che non si esaurisca la fonte di tutti i redditi, lo sfruttamento degli operai, ma solo  una rivoluzione sociale può operare un rivolgimento nella distribuzione della ricchezza. Oppure, in mala fede o per necessità strumentale, come quella del governo Prodi, si parla di equità fiscale, e solo perché con la finanziaria si tolgono circa 700 euro all’anno a chi ne dichiara 100mila, mentre nella sostanza aumentano i prezzi dei servizi gestiti dallo Stato. Anche un solo euro d’aumento delle spese sanitarie, delle tasse locali pesano come un macigno sui salari degli operai.

In realtà la differenza quantitativa manifesta una situazione antagonistica dei rapporti sociali: gli operai vengono sfruttati per mantenere tutta la piramide, e più la piramide si innalza più loro vengono sfruttati, l’allargamento della ricchezza é condizione della loro povertà. Ma per cogliere questo significato della scala dei redditi bisogna andare oltre l’apparenza, oltre l’immagine dei più o meno fortunati cittadini. Certo è che i cittadini fortunati non hanno nessun interesse ad andare oltre l’apparenza mentre per gli operai è assolutamente necessario, tocca a loro andare contro questa rappresentazione fenomenica in cui il loro reddito viene dalla vendita del loro lavoro come quello di chiunque altro, per cui se sono nella parte bassa della piramide è solo un dato del destino.

Il problema è che gli operai non vendono del lavoro al padrone, ma la forza per fare il lavoro, non sono liberi professionisti anche se di grado inferiore, o artigiani possessori di propri mezzi di produzione per quanto miserabili, gli operai hanno da vendere solo le braccia e in questa società se non la vendono ad un capitalista non sanno cosa farsene. La compera di questa forza di lavoro permette al capitalista di usarla per produrre un profitto: fra il valore pagato per questa forza e il valore che produce nel processo di produzione c’è una differenza di cui il padrone si appropria gratuitamente. Questa ricchezza viene poi ridistribuita socialmente attraverso leggi di mercato ai compartecipanti, leggi di mercato che fanno sembrare ad ogni soggetto che il suo reddito è prodotto da lui medesimo. Il prezzo del lavoro del manager sarà quello del mercato del lavoro di direzione, quello del giudice altrettanto, ecc…    

Ma ormai noi sappiamo che i redditi superiori a quelli medi degli operai nascondono ben altro che una semplice distribuzione sperequata della ricchezza, nascondono l’espropriazione degli operai fatta direttamente dal capitale che li impiega, il furto di lavoro non pagato di una buona parte della popolazione finisce nelle tasche di un’altra parte, minoritaria ma significativa, dietro la scala dei redditi si nasconde la società divisa in classi.

Ai borghesi che si lamentano di qualche balzello, non facciamo nessun discorso morale, non diciamo di vergognarsi, tanto non lo farebbero, gli ricordiamo solo che a cominciare dal padrone che ci sfrutta, ad arrivare fino a loro ci sono debitori di tutte le ricchezze che accumulano e che prima o poi, per un processo storico ineludibile, saranno costretti a restituire. Espropriare gli espropriatori è ancora il nostro programma.

E.A. ottobre 2006

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3. ONORE E GLORIA

Alle gioventù delle periferie d’Europa in rivolta per riscattarsi dall’abbrutimento e dalla povertà.

 

Con le macchine bruciano l’ultimo sogno che li teneva legati al sistema dello scambio: una vita contro merci scadenti e di second’ordine.

Con i capannoni, le palestre e i supermercati bruciano un futuro da schiavi che in quei luoghi si produce e riproduce.

Ridendo degli appelli alla calma dei buoni assistenti sociali si sono sbarazzati di coloro che li vogliono integrare nelle galere dei loro padri.

Nemmeno i preti mussulmani sono riusciti a fermarli. Così hanno dimostrato la loro indipendenza da ogni strumentale definizione.

Hanno costretto i governi a parlare e ad agire chiaro. Il ministro in doppiopetto chiama feccia la gioventù che gli permette con la propria miseria di fare la bella vita. Sarà costretto a chiedere scusa.

Il governo ha ordinato il coprifuoco e li riconosce così, suo malgrado, come un nemico temibile. Combattendo per strada si sono imposti sulla scena politica senza mediazione, di slancio. Fanno tremare tanti riformatori sociali a poco prezzo.

La realtà del capitalismo maturo li ha spinti alla rivolta, la stanno conducendo e non si fermano, aspettano che l’incendio si allarghi. Vogliono piegarli con la forza non ce la faranno.

La loro ribellione non viene dal mondo delle idee, trova ragione e materia prima in un territorio sociale che si chiama sfruttamento, estraniazione, per questo è inarrestabile. Produrrà anche un programma il rifiuto a condurre una vita sottomessa per far arricchire le classi superiori.

Gli operai impoveriti, gli irregolari del lavoro a salario, i disoccupati possono andare fieri dei loro figli, la gioventù delle periferie Europee li stanno riscattando da una vita di sfruttamento.

Tutto sembrava sotto controllo, ognuno sembrava soddisfatto della posizione sociale che occupava; era solo apparenza.

Il fuoco porta un nuovo messaggio, la piramide va rovesciata.

 Associazione per la Liberazione degli Operai

 

Novembre 2005

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4.CONSIDERAZIONI SULLA FINANZIARIA

Pubblichiamo queste considerazioni non perchè d'accordo in tutto con l'autore, ma per il dibattito

Considerazioni sulla Finanziaria

(sulla base delle notizie disponibili al 22 ottobre 2006)

Gianni Rigacci

 

1 Secondo la Corte dei Conti “la manovra lorda per il 2007 risulta pari a 33,4 miliardi, dei quali 14,8 destinati al contenimento del disavanzo mentre i restanti 18,6 sono utilizzati per interventi sullo sviluppo, per misure di equità sociale e per altre esigenze di spesa molto differenziate…ma inderogabili”. Fra questi interventi c’è il cuneo, le nuove aliquote Irpef ma anche il rinnovo di contratti pubblici e le missioni militari.

Sempre secondo la Corte dei Conti, le maggiori entrate dovrebbero aggirarsi fra i 20 e i 22 miliardi, due terzi della manovra; se poi gli enti territoriali ricorreranno alla leva fiscale non è da escludere di arrivare, con le entrate, all’80% del totale della manovra.

Una precisazione: i 14,8 miliardi destinati al contenimento del disavanzo servono a portare il deficit dal 4,8 (una previsione molto discussa) al 2,8% a fine 2007.

Sull’entità totale della manovra è avvenuto una specie di giallo: in un primo momento è tornata a 34,7 miliardi, pare per qualche conto mal fatto, e ci è rimasta anche dopo lo sconto di 1 miliardo concesso ai sindaci. Ora pare sia cresciuta a 40 miliardi per via del rimborso dell’IVA, dopo l’intervento dell’Europa, relativo alle auto aziendali acquistate negli anni scorsi e sulle quali lo stato non aveva concesso l’esenzione. Si tratta di una cifra consistente, intorno ai 14 miliardi di euro da spalmare in più anni, che va a beneficio di parecchi; rigorosamente escluse le famiglie dei lavoratori dipendenti e quelle dei pensionati che vivono della loro pensione (a conferma che l’Europa sta sempre dall’altra parte). Secondo Il sole 24 ore, molto attento alla vicenda, la manovra è a quota 46 miliardi perché ci va aggiunta la manovrina d’estate. Non sbagliando.

 

2 La proposta di stabilizzazione del debito avanzata da numerosi economisti e sostenuta da Alfonso Gianni è stata ignorata. Ignorata anche quella del ministro Ferrero di spalmare su due anni la manovra (rientrare nei parametri di Maastricht a fine 2008 e non a fine 2007). Dopo che il ministro Padoa Schioppa aveva annunciato la riduzione della manovra di 5 miliardi, da 35 a 30, dalla sinistra era stata avanzata la proposta di ridurre ulteriormente la cifra a 25-26 miliardi di euro. Una proposta un po’ confusa visto che in una Finanziaria si sommano entrate e uscite (basta pensare alle auto aziendali dette sopra). L’intento era comunque chiaro: ignorata anche quella, più delle altre due.

 

3 Il ridisegno delle aliquote Irpef è il cosmetico di questa Finanziaria 2007, il fiore all’occhiello. E’ il capitolo che presenta le maggiori novità rispetto a tutte le Finanziarie precedenti, comprese, naturalmente, quelle degli anni di Berlusconi.

Sono stati fissati nuovi scaglioni di reddito, riscritte le aliquote, cancellata la no tax area sostituita da detrazioni. L’eliminazione della no tax area garantisce una maggior progressività alla tassazione: prima tutti i redditi usufruivano di una cifra, uguale per tutti, esentasse; con le detrazioni oltre un certo reddito sparisce la quota esentasse. Se da un lato questo nuovo metodo premia l’equità dall’altro danneggia perché fa aumentare, a parità di reddito, le addizionali dell’Irpef introdotte da comuni e Regioni

Cercare di arrivare, coi mezzi di cui dispone il singolo analista, ad una valutazione complessiva dell’intera manovra è praticamente impossibile: c’è il single, ci sono le famiglie, le persone a carico, le detrazioni… un puzzle inestricabile. 

L’unica strada per arrivare ad un giudizio complessivo è affidarsi agli studi di chi ha gli strumenti per farli.  Che sono, comunque, da interpretare.

E allora, secondo l’Isae (un istituto pubblico non governativo), la sola rimodulazione Irpef dovrebbe portare vantaggi al 60,3% delle famiglie, svantaggi al 25,8%, mentre per il 13,9% l’impatto sarà neutro.

Se si tiene conto, invece, di tutte le nuove misure fiscali introdotte dalla Finanziaria (oltre all’Irpef, le addizionali locali e i contributi), sempre secondo l’Isae, ne trarranno benefici solo il 48,5%, svantaggi il 45,5%, mentre sarà neutra per il restante 6%. L’Isae non ha tenuto conto degli assegni familiari.

L’Istat ha fatto un’altra simulazione: ha messo assieme la manovra Irpef e le modifiche degli assegni familiari (ma non le addizionali locali né l’aumento dei contributi). Viene fuori che avranno 263 euro in media l’anno 16 milioni di famiglie, mentre 4,8 milioni perderanno una media di circa 400 euro l’anno. La manovra dovrebbe far uscire dal limite fissato della povertà relativa 140 mila famiglie su 2,6 milioni.

Il sole 24 ore, dopo vari tentativi, ha pubblicato il 9 ottobre, un suo studio articolato in due capitoli: nel primo riporta le cifre complessive dell’operazione e come verrà ripartita, nel secondo gli effetti sui vari contribuenti senza tener conto, però, dei carichi di famiglia.

La cifra complessiva da distribuire è pari a 7,3 miliardi di euro che andrebbe così ripartita: ai lavoratori autonomi 1,6 miliardi, ai lavoratori dipendenti 3,8, ai pensionati 1,85 milioni di euro.

Per quanto riguarda soggetti senza carichi di famiglia, viene fuori che gli autonomi ci guadagnano in media 118 euro l’anno, i lavoratori dipendenti 60 e i pensionati 134. Fra gli autonomi, per i quali sono stati considerati i redditi medi dichiarati, pagherebbero di più solo notai, farmacisti, commercialisti, medici con proprio studio, dentisti e pochi altri.

Sempre secondo Il sole 24 ore la manovra non è a somma zero, come era stato inizialmente precisato: nel primo anno lo stato registrerà fra entrate e uscite, riferite al solo ridisegno dell’Irpef, un saldo positivo di 433 milioni che diventeranno 900 nel 2008 (serviranno ad incrementare il fondo per gli assegni familiari).

Per valutare l’effetto ridistribuivo della manovra è interessante uno studio pubblicato su il sito La voce riguardanti le famiglie suddivise in decili: non c’è decile di famiglie, fra quelle che ci guadagnano, che vede aumentare il proprio reddito oltre l’1%.  A conferma di questo studio l’Istat ha comunicato che il decimo delle famiglie più povere vedrà aumentare il proprio reddito familiare disponibile dell’0,8%, e quelle a reddito basso e medio intorno all’1%.

Che dire davanti a tutte queste cifre? Che c’è una limitata redistribuzione della ricchezza a vantaggio dei redditi bassi e medi. Che se ne avvantaggeranno, in particolare, i lavoratori autonomi considerato che gran parte di questi dichiarano redditi inferiori a quelli di un operaio. Che andrà bene anche ai lavoratori con carichi di famiglia mentre andrà male, a parità di reddito, ai single. Draghi, il Governatore della Banca d’Italia, ha portato, in proposito, un esempio molto chiaro: un lavoratore che guadagna 1.468 euro il mese netti con moglie e due figli a carico porterà a casa, in più, 230 euro l’anno.  Un single con la stessa retribuzione porterà casa, invece, 120 euro in meno. Stando alle numerose tabelle consultate ci risulta che il primo lavoratore, quello con famiglia a carico, dovrebbe essere il contribuente più fortunato di tutti. 

Per concludere. Ci pare che la questione sia parecchio ingarbugliata ma è poco credibile addebitare alla incapacità di comunicare del governo lo scarso entusiasmo popolare per questa posta della Finanziaria. Poter bere, bene che vada, una decina di caffè in più il mese (Deaglio su La stampa) è meglio che doverci rinunciare. Ma difficile generi entusiasmo.

 

4 L’interveto meno accettabile è sicuramente quello riguardante la sanità. È convinzione ancora diffusa che la sanità debba essere un diritto universale da garantire, pertanto, a tutti. Già il cittadino che è costretto a ricorrere alla sanità non può certo definirsi fortunato se poi ci si aggiunge una tassa da pagare vien da dire agli zoppi grucciate! Il governo ha deciso di non finanziare la spesa sanitaria prevista per il 2007 e ha, contemporaneamente, deciso il modo come le regioni debbano sopperire a questo taglio: previsti nuovi ticket per le visite non seguite da ricovero al pronto soccorso, un nuovo ticket per le ricette riguardanti esami e visite specialistiche. Spesa annua prevista, a detta della Turco, per ogni famiglia 44 euro (ai 3 miliardi di minor spesa complessiva si arriva con una manovra riguardante i prezzi dei farmaci praticati dall’industria del settore). La ministra ha avuto il coraggio di sostenere che è stato fatto “un vero capolavoro” che era dovere del governo (cioè suo) “salvare il sistema sanitario”. Non sarebbe male smettesse di fare capolavori e facesse quello che ha fatto qualche suo predecessore. Ultimo piccolo capolavoro: nelle regioni dove gli amministratori non riusciranno a rientrare nella spesa prevista si potranno introdurre nuovi ticket col bel risultato di scaricare sui cittadini le colpe degli amministratori.

 

5 Seconda voce rilevante di tagli, i trasferimenti a comuni e province per un importo pari ai 3,4 miliardi di euro e 1,8 miliardi alle Regioni. I comuni e le province sono arrivati a questa cifra dopo un duro confronto col governo riuscendo a strappare anche la possibilità di mantenere l’attuale tetto dell’indebitamento in un primo tempo drasticamente ridotto. Alle Regioni, anch’esse in ribellione, il governo non ha fatto sconti ha concesso solo di mantenere il tetto del precedente indebitamento. Nessuno obbliga, ha detto Padoa Schioppa ad aumentare le tasse “basta amministrare nel modo più economico possibile”. Ma intanto il governo ha concesso la possibilità di un incremento dell’addizionale Irpef, di istituire tributi di scopo, di introdurre una tassa di soggiorno, di gestire autonomamente il catasto. In aggiunta per i comuni in disavanzo scatteranno sanzioni automatiche di aumento dell'addizionale Irpef.

Quanto costerà a famiglia, in media, questo taglio non è difficile calcolarlo: tutti questi soldi che mancano si ripartiranno fra 20 milioni, quante sono, grosso modo, le famiglie italiane. Si può tranquillamente affermare che la spesa in più si rimangia parecchi benefici dovuti all’Irpef. Questa riduzione dei trasferimenti va ricordata a chi considera un gran successo alcuni stanziamenti previsti nella Finanziaria come quelli per gli asili nido (100 milioni) o per i non autosufficienti (altri 150 milioni dopo i 300 aggiunti nella manovra bis di giugno). Come fa osservare giustamente Il sole 24 ore varie volte, in passato, questi tipi di stanziamenti sono stati vanificati dalle riduzioni dei trasferimenti.

 

6 Il cuneo fiscale, Come ha scritto giustamente su Liberazione Sansonetti, non è certo una misura che va nel senso dell’equità la riduzione del cuneo fiscale di 5 punti visto che alle imprese andrà il 60% e il resto “doveva” andare ai lavoratori. Come tutti sanno il valore aggiunto, la ricchezza che si crea nelle imprese, si ripartisce fra le imprese e chi lavora. Ebbene, da trent’anni a questa parte, le imprese stanno aumentando, anno dopo anno, la loro quota: nel 1975 si prendevano il 29%, nel 1990 il 35%, nel 1996 il 42%, nel 2000 il 44%, oggi il 46%.  Vista la ripartizione del cuneo fiscale decisa dal governo Prodi non ci sarà da meravigliarsi se la tabella riguardante questa voce, che di solito   accompagna la Relazione annuale del Governatore della Banca d’Italia, vedrà le imprese, il prossimo anno, portare a casa uno 0,5% in più. Un risultato che consoliderà il primo posto che, in questa classifica particolare, occupano da parecchi anni i “padroni” italiani.

Il taglio dei cinque punti del cuneo porterà alle imprese, sotto forma di uno sconto sull’Irap,   2,45 miliardi nel 2007, 4,4 miliardi nel 2008 e non riguarderà banche, enti finanziari, settori regolati dei servizi di pubblica utilità.

Poiché l’Irap è una tassa che va alle Regioni per finanziare, essenzialmente, la spesa sanitaria non è chiaro il modo come lo stato restituirà, se li restituirà, questi soldi alle regioni (l’Irap era la tassa più “adatta” per introdurre il cuneo). 

Ha generato una profondissima delusione, ma è un eufemismo, il fatto che il 40% del cuneo che doveva andare ai lavoratori è compreso nella rimodulazione delle aliquote Irpef (che, come tutti sanno, non riguarda solo i cittadini lavoratori dipendenti ma tutti i cittadini contribuenti). E così i lavoratori che erano stati illusi dai benefici che sarebbero dovuti arrivare dal taglio del cuneo, si troveranno non con una riduzione ma con un cuneo più marcato visto che in Finanziaria è previsto un aumento dei contributi pensionistici (lo 0,3% in più).

Due considerazioni finali.

La prima. Poiché il regalo (permanente) riguarderà solo i lavoratori a tempo determinato dovrebbe consentire il passaggio a questa condizione di parecchi contratti oggi a tempo determinato. E’ probabile.

La seconda. Questi soldi dovrebbero favorire un rilancio delle spese per investimenti. Siamo pronti a scommettere, con i ritmi di crescita previsti, che non accadrà; c’è da aggiungere che l’Italia sta registrando, si può dire da sempre, la più alta quota di investimenti, in rapporto al PIL, fra i paesi europei (più anche degli Stati Uniti). Un dato troppe volte ignorato anche dalla sinistra.      

 

7 Doppio intervento sulle rendite finanziarie: titoli di stato e plusvalenze derivanti dai guadagni di borsa non saranno più tassati al 12,5% ma al 20%. Sui conti corrente la tassazione passerà dal 27 al 20% (e questa è una buona notizia anche per i redditi fissi). Non è ancora deciso ma, stando alla proposta della Commissione istituita dal governo, per quanto riguarda i titoli di stato, non ci sarà alcuna distinzione fra emissioni vecchie e nuove. Tassare tutte le rendite finanziarie con la stessa aliquota, senza adottare franchigie per le “classi meno agiate”, è una misura tutt’altro che equa perché equipara il lavoratore che va in pensione e investe la sua liquidazione in Bot a chi specula in Borsa.  Al quale, in aggiunta, è concesso di scovare in giro per il mondo occasioni di investimenti esentasse.  

 

8 Il trasferimento all’INPS del 50% degli accantonamenti annuali non optati, cioè non investiti in fondi privati, per le liquidazioni, non riguarderà, come era stato indicato in un primo momento, tutte le imprese ma solo quelle con oltre 50 addetti (è l’accordo fatto con Confindustria). L’entrata prevista, 5,5 miliardi, non dovrebbe cambiare di molto visto che verrà versato non più il 50 ma il 100%. Dovrebbero essere soldi da destinare alla opere pubbliche ma non è detto: secondo la commissione europea dovrebbero andare a ridurre il debito. Le proteste espresse fin da subito dalla Confindustria avevano chiare motivazioni politiche avendo il governo garantito tutte le dovute compensazioni (“alle imprese andranno le compensazioni già previste nel caso in cui il Tfr vada ai fondi pensione” ha detto subito il Ministro Santagata). La Confindustria ha voluto andare a vedere e ha strappato un patto che prevede, per i suoi associati che verseranno all’INPS la quota di Tfr, forse, qualcosa in più di una compensazione. Questo trasferimento è un marchingegno che ricorda, da vicino, la finanza creativa dell’ex Ministro Tremonti: secondo Draghi, in tempi brevi, al governo risulterà più conveniente finanziarsi in Bot anziché ricorrere a questo prestito forzoso.

La cosa che scandalizza è che a decidere di come impiegare i soldi dei lavoratori siano Confindustria, governo e sindacati confederali senza neanche porsi il problema di consultarli (si indigna perfino l’economista Tito Boeri, sostenitore a spada tratta dei fondi pensione privati).

Da aggiungere che viene anticipata di una anno la scelta della previdenza integrativa utilizzando il metodo del silenzio assenso, un sistema taglia gole...   

 

9 Il gran parlare dell’aumento del bollo per i Suv ha posto in secondo piano un aumento delle accise sul gasolio e un aumento del bollo tutt’altro che selettivo visto che si abbatterà su ben 30 milioni di automobilisti: la media dell’aumento, che varierà secondo il tasso di inquinamento del mezzo, è pari al 10,5% (entrata complessiva in più, 452 milioni). Chi pensa che questa tassa abbia all’origine una volontà ambientalista è… fuori strada: serve esclusivamente a far cassa. Questo non toglie che il settore auto sia il principale responsabile delle emissioni di CO2 dopo il termoelettrico. 

 

10 Dalla revisione degli studi di settore e dalle norme per contrastare l’evasione il governo si aspetta entrate pari a 8 miliardi di euro. Gli studi di settore, che verranno aggiornati ogni tre anni anziché quattro, dovrebbero far entrare 3,2 miliardi in più. E’ opinione generale che la cifra complessiva prevista sia decisamente sovrastimata. Secondo il governo, è quindi dato ufficiale, il valore aggiunto che sfugge al fisco è pari a 200 miliardi di euro l’anno. La cifra si riferisce, sicuramente, ai redditi occultati nell’ipotesi l’Italia registrasse la media di evasione europea (stando alla Cgia di Mestre, nel 2005, è stato occultata al fisco una cifra pari a 311 miliardi di euro). In alcune regioni l’entità dell’evasione è addirittura superiore alla base imponibile.

Una campagna di stampa ben orchestrata ha indicato nei lavoratori autonomi e nelle piccole imprese l’area della maggior evasione fiscale. Una evasione che si basa sulla mancata emissione di scontrini, ricevute e fatture fiscali. Secondo la Cgia, una indiscussa autorità in materia, questa evasione fa mancare allo stato 4 miliardi di euro l’anno. Una cifra decisamente maggiore, 7 miliardi di euro, la fanno mancare le 700 mila società di capitali esistenti nel nostro paese, metà delle quali dichiarano redditi negativi o pari a zero (e quindi non versano un euro di tasse). Per quanto riguarda le multinazionali hanno mille possibilità a disposizione per non finire nell’elenco degli evasori e neanche in quello dei contribuenti.  I buchi neri restano, comunque, l’economia sommersa, con 200 miliardi di redditi occultati e l’economia del crimine con 100 miliardi.

Visco ha promesso in cinque anni di portare l’Italia ad un livello di evasione pari a quello europeo.

La base di partenza è tutt’altro che buona. Stando ad una recente inchiesta pubblicata da Il sole 24 ore il lavoro degli organi preposti a combattere l’evasione ha scoperto, nel 2000, 18,7 miliardi di tasse non pagate (secondo le solite stime le tasse non pagate dovrebbero aggirarsi intorno ai 120-130 miliardi). A distanza di cinque anni la cifra entrata è pari a 416 milioni



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Fabio Principale
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... Da: operai [mailto:operai@...] Inviato: venerdì 2 giugno 2006 9.33 A: dario.comotti@... Oggetto: operai contro __________ Informazione NOD32...
Fabio Principale
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2 Giu 2006
9:40 am

index 19 GIUGNO 2006 OPERAI CONTRO Vuoi entrare in contatto con noi? Vai all' ASSO http://www.operaieteoria.it/ www.operai.net SCRIVICI GIORNALE PER LA...
Fabio Principale
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18 Giu 2006
12:40 pm

... Da: operai [mailto:operai@...] Inviato: lunedì 3 luglio 2006 15.49 A: dario.comotti@... Oggetto: operai contro __________ Informazione NOD32...
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3 Lu 2006
6:10 pm

__________ Informazione NOD32 1.1488 (20060413) __________ Questo messaggio è stato controllato dal Sistema Antivirus NOD32 http://www.nod32.it index 3 ...
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9 Lu 2006
10:25 pm

... Da: operai [mailto:operai@...] Inviato: domenica 10 settembre 2006 15.50 A: dario.comotti@... Oggetto: operai contro __________ Informazione...
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11 Set 2006
7:56 am

index 24 SETTEMBRE 2006 OPERAI CONTRO Vuoi entrare in contatto con noi? Vai all' ASSO http://www.operaieteoria.it/ www.operai.net SCRIVICI GIORNALE PER LA...
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24 Set 2006
9:20 pm

index 9 OTTOBRE 2006 OPERAI CONTRO Vuoi entrare in contatto con noi? Vai all' ASSO http://www.operaieteoria.it/ www.operai.net SCRIVICI GIORNALE PER LA...
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8 Ott 2006
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29 Ott 2006
9:16 am

... Da: operai [mailto:operai@...] Inviato: domenica 26 novembre 2006 20.56 A: dario.comotti@... Oggetto: operai contro __________ Informazione...
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26 Nov 2006
8:21 pm

... Da: operai [mailto:operai@...] Inviato: sabato 9 dicembre 2006 21.35 A: Dario Comotti Oggetto: operai contro __________ Informazione NOD32 1913...
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9 Dic 2006
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... Da: operai [mailto:operai@...] Inviato: domenica 14 gennaio 2007 22.12 A: dario.comotti@... Oggetto: operai contro __________ Informazione...
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14 Gen 2007
10:30 pm

index 22 GENNAIO 2007 OPERAI CONTRO Vuoi entrare in contatto con noi? Vai all' ASSO http://www.operaieteoria.it/ www.operai.net SCRIVICI GIORNALE PER LA...
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22 Gen 2007
7:59 am
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