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Anno VIII Numero 264
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SOMMARIO
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5 NOVEMBRE 2006
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1.ISCRIVITI
ALL'ASLO
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Fotocopiato
ASLO
Associazione per la liberazione degli operai
Scopo
dell’Associazione
è
la liberazione degli operai dalla sottomissione economica, politica e
sociale in cui questa società li costringe.
Gli
operai sono sottoposti ad una moderna forma di schiavitù. Sono
costretti a vendere le loro braccia ad un padrone che per arricchirsi
li consuma nelle fabbriche e nei più disparati luoghi di lavoro.
Vivono una vita a malapena sopportabile finché gli affari del padrone
vanno bene, cadono sotto la soglia di povertà appena una crisi si fa
sentire, perdono il lavoro, vengono licenziati, utilizzati
saltuariamente, supersfruttati, licenziati.
Nelle
fasi di sviluppo economico la loro condizione sembra migliorare, si
propaganda l’idea che ormai gli operai si trovino in una situazione
di graduale ma inarrestabile miglioramento: ma basta una crisi e tutto
torna in discussione, in forse. Ogni piccola conquista viene travolta,
i diritti di cui tanto si parlava cadono uno ad uno sotto i colpi di
nuove leggi e regolamenti. Gli operai si ritrovano a fare i conti con
la dura realtà di essere schiavi moderni.
La
distanza economica e sociale fra gli operai, i produttori diretti a
salario, e i padroni che li impiegano diventa un abisso. Trovarsi al
limite della povertà di fronte alla ricchezza che le classi superiori
possono disporre ed esibire fa della società moderna, la società del
più profondo contrasto fra le classi che la storia abbia prodotto.
Operai
che vi siete resi conto
della
situazione sociale in cui vi trovate a vivere e non siete più
disposti a sopportare oltre, aderite all’Associazione, decidete di
dare, sulla base delle vostre possibilità, un contributo diretto alla
causa dell’emancipazione vostra e degli operai che in ogni parte del
mondo vivono la stessa condizione.
Attraverso
l’Associazione
ogni
operaio si addestra a lottare in quanto operaio, non più individuo
fra individui ma come componente di una classe sociale che si va
ricostituendo in tutto il mondo, la classe degli operai.
L’Associazione
,
nei luoghi di lavoro, nei sindacati, nel campo della politica, ovunque
sostiene ed organizza la lotta indipendente degli operai contro i
governi dei padroni, contro i padroni al governo.
Attraverso
l’Associazione
ogni
operaio non è più una marionetta nelle mani dei partiti dei ricchi
che lo usano per andare al governo e per ringraziarlo poi con una
legislazione antioperaia fatta a misura degli interessi dei padroni.
L’Associazione
collega
gli
operai di tutti i luoghi di lavoro per la difesa della condizioni
salariali e normative. Una rete per rimettere l’attività sindacale
nelle mani degli operai stessi, per scalzare dalle poltrone dirigenti
e funzionari sindacali che della svendita degli interessi immediati
degli operai ai padroni hanno ricavato privilegi e buone rendite.
Attraverso
L’Associazione
gli
operai si preparano ad attuare un’azione politica indipendente che
punta direttamente alla questione essenziale: chi deve avere il
potere? I padroni o gli operai?
Compagni
che non venite dalle fila operaie aderite all’Associazione, in
questa scelta c’è la consapevolezza che se un rivolgimento radicale
è necessario per rimettere su nuove basi la società, tale
rivolgimento si attuerà solo con la liberazione degli operai dallo
sfruttamento.
Operai
militate nell’Associazione, nessuno ci libererà dalla nostra
condizione di sfruttati se non noi stessi. Associatevi.
Il
giornale dell’Associazione è:
OPERAI
CONTRO
Per
aderire scrivere a: adesioni@...
;
oppure,
operai.contro@...
oppure,
operaicontro@...
oppure
scrivere: Via Falck 44, 20099 Sesto San Giovanni (Mi).
prima
pagina
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| 2,
I REDDITI E LE LORO FONTI |
I
redditi e le loro fonti, così Marx titolava
l’ultima sezione, la settima del III libro del
Capitale, Critica dell’economia politica.
Capitale-profitto guadagno d’imprenditore,
terra-rendita fondiaria, lavoro-salario erano le
formule più usate dall’economia volgare per
giustificare i redditi fondamentali della società. Le
fonti venivano e vengono posti come indipendenti, il
capitale fornisce il reddito per la classe dei
capitalisti e i loro agenti, la terra il reddito alla
classe dei proprietari fondiari e il lavoro alla
classe operaia. Il nesso interno è nascosto, ognuno
ha il reddito che si merita. La critica di Marx
dimostra tutt’altro, il nesso interno evidenzia come
i tre redditi abbiano la stessa fonte, lo sfruttamento
del lavoro salariato ad opera del capitale.
Cogliamo
l’occasione per questa precisazione in un momento in
cui redditi, ricchezza, equità riempiono giornali e
trasmissioni televisive. La ricchezza può sollevare
invidia o tentativi di emulazione, ma solo per chi la
vede come proprietà accumulata da altri soggetti
indipendenti da loro. Altre reazioni solleva la
scoperta che questa ricchezza, che periodicamente si
evidenzia, e che rappresenta una minima parte di
quella a disposizione dei borghesi, è stata prodotta
dagli operai. La scoperta terribile che l’unica
fonte di questi redditi è il plusvalore estorto alla
classe operaia.
I
livelli di reddito non dicono niente sulla sua fonte
originaria, anzi lo fanno discendere direttamente dal
“lavoro” che ogni soggetto compie: il libero
professionista, il giudice, il piccolo imprenditore,
il manager industriale, il parlamentare, 100mila, 200
mila euro l’anno… per indicare solo quella parte
di reddito dichiarato al fisco. Per interesse diretto
nessuno indaga sul come sia possibile che una parte
della società possa disporre di una fetta così
rilevante di ricchezza, qualcuno deve averla prodotta
da qualche parte ricevendone in cambio quel tanto che
serve per sopravvivere mentre il sovrappiù viene
ridistribuito socialmente secondo i rapporti economici
che dominano questa società. A meno che si pensi che
il manager industriale o il gioielliere producano col
loro lavoro le centinaia di migliaia di euro l’anno
che si intascano. Certo nelle tabelle dei redditi la
differenza risulta solo quantitativa e sulla
differenza quantitativa si può svolgere l’eterna
lotta fra chi vuole una distribuzione più equa
contro chi difende i redditi alti per esserseli
guadagnati col proprio lavoro. In sostanza rimarrà
tutto come prima a meno che non si esaurisca la fonte
di tutti i redditi, lo sfruttamento degli operai, ma
solo una
rivoluzione sociale può operare un rivolgimento nella
distribuzione della ricchezza. Oppure, in mala fede o
per necessità strumentale, come quella del governo
Prodi, si parla di equità fiscale, e solo perché con
la finanziaria si tolgono circa 700 euro all’anno a
chi ne dichiara 100mila, mentre nella sostanza
aumentano i prezzi dei servizi gestiti dallo Stato.
Anche un solo euro d’aumento delle spese sanitarie,
delle tasse locali pesano come un macigno sui salari
degli operai.
In
realtà la differenza quantitativa manifesta una
situazione antagonistica dei rapporti sociali: gli
operai vengono sfruttati per mantenere tutta la
piramide, e più la piramide si innalza più loro
vengono sfruttati, l’allargamento della ricchezza é
condizione della loro povertà. Ma per cogliere questo
significato della scala dei redditi bisogna andare
oltre l’apparenza, oltre l’immagine dei più o
meno fortunati cittadini. Certo è che i cittadini
fortunati non hanno nessun interesse ad andare oltre
l’apparenza mentre per gli operai è assolutamente
necessario, tocca a loro andare contro questa
rappresentazione fenomenica in cui il loro reddito
viene dalla vendita del loro lavoro come quello di
chiunque altro, per cui se sono nella parte bassa
della piramide è solo un dato del destino.
Il
problema è che gli operai non vendono del lavoro al
padrone, ma la forza per fare il lavoro, non sono
liberi professionisti anche se di grado inferiore, o
artigiani possessori di propri mezzi di produzione per
quanto miserabili, gli operai hanno da vendere solo le
braccia e in questa società se non la vendono ad un
capitalista non sanno cosa farsene. La compera di
questa forza di lavoro permette al capitalista di
usarla per produrre un profitto: fra il valore pagato
per questa forza e il valore che produce nel processo
di produzione c’è una differenza di cui il padrone
si appropria gratuitamente. Questa ricchezza viene poi
ridistribuita socialmente attraverso leggi di mercato
ai compartecipanti, leggi di mercato che fanno
sembrare ad ogni soggetto che il suo reddito è
prodotto da lui medesimo. Il prezzo del lavoro del
manager sarà quello del mercato del lavoro di
direzione, quello del giudice altrettanto, ecc…
Ma
ormai noi sappiamo che i redditi superiori a quelli
medi degli operai nascondono ben altro che una
semplice distribuzione sperequata della ricchezza,
nascondono l’espropriazione degli operai fatta
direttamente dal capitale che li impiega, il furto di
lavoro non pagato di una buona parte della popolazione
finisce nelle tasche di un’altra parte, minoritaria
ma significativa, dietro la scala dei redditi si
nasconde la società divisa in classi.
Ai
borghesi che si lamentano di qualche balzello, non
facciamo nessun discorso morale, non diciamo di
vergognarsi, tanto non lo farebbero, gli ricordiamo
solo che a cominciare dal padrone che ci sfrutta, ad
arrivare fino a loro ci sono debitori di tutte le
ricchezze che accumulano e che prima o poi, per un
processo storico ineludibile, saranno costretti a
restituire. Espropriare gli espropriatori è ancora il
nostro programma.
E.A. ottobre 2006
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| 3.
PALESTINA |
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Tempo addietro è partita l'ennesima missione di pace italiana.
Destinazione Libano. Il ministro degli esteri D'Alema prometteva che
sarebbero finiti i guai anche per i palestinesi. I comunisti borghesi in
parlamento e fuori erano tutti felici. Vedrete quello che i soldati
italiani faranno quando si tratta di una vera missione di pace. E'
passato un mese e non solo non sono finiti i guai per i palestinesi ma
sono aumentati. L'esercito israeliano protetto alle spalle dai soldati
della missione di pace ONU ha potuto spiegare tutta la sua forza e
violenza assassina contro i Palestinesi. Ogni giorno, giornali e
televisione, riportano i dati dei palestinesi uccisi. Prima gli
israeliani raccontavano che erano tutti terroristi. Poi la storiella non
reggeva più e hanno iniziato a menarla con i guerriglieri di Hamas.
Poi, quando le donne e i bambini uccisi sono diventati molti, hanno
iniziato a parlare di scudi umani. Ma qual'è veramente la situazione?
Dopo la seconda guerra mondiale i padroni occidentali hanno favorito
l'emigrazione degli ebrei in Palestina. Prima al pari della borghesia
tedesca ne avevano tentato l'eliminazione. La Palestina non era un
deserto, era abitata dai palestinesi. Gli ebrei hanno tentato in tutti i
modi di scacciarli, ma non ci sono riusciti. Così oggi in Palestina
troviamo lo stato d'Israele. Dopo quarant'anni di lotta del popolo
Palestinese i borghesi di tutto il mondo hanno dovuto riconoscere che
una parte della Palestina era dei palestinesi. Ma il riconoscimento era
solo formale. Per i padroni israeliani lo stato palestinese doveva
essere solo un grande campo di concentramento i cui costringere i
palestinesi. E qualcuno poi osa anche sdegnarsi della lotta dei
Palestinesi. I palestinesi sono chiusi da una parte dall'esercito dei
padroni egiziani dall'altra da quello dei padroni israeliani. Anzi gli
israeliani per essere più tranquilli stanno costruendo un muro intorno
alla Palestina. In Palestina sta nascendo la più grande e crudele
prigione del mondo. E' la Torre di Babele delle prigioni. Prima o poi
crollerà. Che diranno allora i borghesi di sinistra italiani? prima pagina
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4.
PARAM
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Mi chiamavo Param. Ero nato a
Jaipur in India 47 anni fa. Avevo 17
anni quando partii dall'India
per venire in Europa per lavorare e
sopravvivere. Ho lavorato in
Germania, Francia e Italia. Ho
lavorato tanto. Io sono nato povero
ma anche sfortunato. Tutta la vita
mi sono dovuto curare il diabete.
Pensavo che prima o poi il diabete
mi avrebbe ucciso. Ma non è stato
così. Un mese fa, di venerdì il 13
Ottobre, sono andato all'ospedale
San Raffaele di Milano per una
visita di controllo. Il pomeriggio
mi hanno rimandato a casa. Mi hanno
detto di ritornare il Lunedì per un
esame del cuore sotto sforzo. Ora
gli ospedali hanno queste procedure:
ricoverano il meno possibile. Le
aziende sanitarie devono
risparmiare. Io quell'esame del
cuore non lo farò mai più e
l'azienda sanitaria ha risparmiato
il costo del ricovero e dell' esame.
Sono morto la sera dello
stesso Venerdì 13 Ottobre per
un edema polmonare causato dalle mie
coronarie.
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5.DA
OPERAI A OPERAI
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SABATO
11 NOVEMBRE
ASSEMBLEA
OPERAIA DI SOLIDARIETA’
PER
L’EX DELEGATO RSU AVIO
PEPPE
IANNACCONE
Il
suo stesso sindacato, la FIOM, lo ha dimesso dalla RSU dell’AVIO perché si
è rifiutato di firmare un accordo che costringeva gli operai a lavorare anche
il sabato.
Nonostante
la mobilitazione di centinaia di delegati e operai, la FIOM, in spregio al suo
stesso statuto, non lo ha reintegrato ancora nel ruolo che gli spetta.
Peppe
Iannaccone è un operaio “combattivo” e, come decine di altri compagni,
invece di essere considerato dal sindacato un’avanguardia il cui esempio è
da seguire, viene isolato e dimesso dai suoi incarichi sindacali. Il gioco è
da anni lo stesso: isolare gli operai combattivi nel sindacato, per poi
corromperli oppure, se ciò non riesce, espellerli. E’ il destino che è
toccato a tanti operai, che, separati l’uno dall’altro, sono stati
incapaci di ingaggiare una lotta seria contro i borghesi che dirigono i
sindacati.
Questa
volta però l’operazione non è passata sotto silenzio. I suoi compagni di
fabbrica e molti operai e delegati di altre fabbriche, hanno sostenuto la
campagna di solidarietà lanciata dalla RSU dell’INNSE di Milano.
Gli
operai hanno cominciato a discutere su come difendere i propri interessi e
come collegare gli operai “combattivi” delle varie fabbriche.
Da
operai ad operai
Sabato
11 partecipiamo compatti all’assemblea nella sala
“Borsellino”
di Pomigliano d’Arco (NA), via Locatelli,12.
Organizziamoci
sui nostri interessi, oltre le sigle, tra gli operai
delle
diverse fabbriche. Per un sindacalismo operaio.
Milano,
03/11/2006
RSU
INNSE MILANO
Per contatti e informazioni: assemblea_iannaccone
@yahoo.com
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6.
PALESTINA LIBERA
|
PalestinaLibera
- voce di ISM (International Solidarity Movement)
Italia http://www.ism-italia.it
Il 18 novembre a Roma manifestazione
nazionale per la Palestina
ISM-Italia
Dichiarazione di adesione alla manifestazione di
Roma del 18 novembre 2006
Gli avvenimenti di questo orribile 2006 in Medio
Oriente confermano la convergenza sempre piu'
stretta dei progetti USA-UE con quelli dello
Stato di Israele.
L'aggressione israeliana al Libano, concordata e
sostenuta dal governo americano con la
complicita' attiva dei governi europei e quella
passiva dei governi arabi 'moderati', e' stata
una tappa ulteriore della guerra iniziata in
Afghanistan e proseguita in Iraq, della pulizia
etnica in Palestina iniziata nel 1947, e' stata
una tappa verso la guerra che ora minaccia Iran
e Siria.
L'obiettivo e' quello di spezzare la volonta' di
resistenza dei popoli che si oppongono alla
realizzazione dei progetti di controllo
strategico della regione e di espropriazione
delle sue risorse.
Un obiettivo perseguito con ogni mezzo:
* la ferocia della guerra post-fordista e
nanotecnologica(1)
* la distruzione sistematica delle risorse e
delle infrastrutture
* il boicottaggio economico e finanziario
* l'uso scientifico della menzogna mediatica
* l'applicazione ipocrita e sistematica di due
pesi e di due misure (il cosiddetto 'double
standard')
Il progetto di dominio non ha ottenuto i
successi sperati, e dichiarati con eccessivo
anticipo(2), le forze di occupazione sono
impantanate sia in Irak che in Afghanistan,
l'esercito israeliano si e' scontrato con una
resistenza popolare inattesa in Libano, la
popolazione palestinese non accetta, malgrado
mesi di blocco politico economico e la
brutalita' senza precedenti dell'escalation
militare, di cedere al ricatto della fame e del
terrorismo israeliano e mostra di non voler
rinunciare ai suoi diritti nazionali legittimi.
Ma la posta in gioco per l'Occidente e per lo
Stato di Israele e' tale che la guerra totale
condotta contro i popoli non si arrestera' a
causa delle difficolta' incontrate.
In questa situazione e' nostro dovere, morale e
politico, sostenere senza esitazioni e senza
riserve, la resistenza dei popoli aggrediti.
Come ha scritto Ilan Pappe, 'Solo due movimenti
in questa area resistono contro Israele e gli
USA. Tristemente per le persone di sinistra,
come me, non vengono dalla 'nostra scuola', ma
noi dobbiamo avere rispetto per la loro
determinazione e per la loro volonta' nel
resistere alla occupazione e alla
colonizzazione. Questi movimenti sono Hamas and
Hizbollah'(3).
Abbiamo costituito ISM-Italia nel gennaio del
2006 a partire dalla constatazione non
solo delle 'reticenze' assai diffuse a sostenere
i diritti storici dei Palestinesi, il diritto al
ritorno dei profughi, il diritto a resistere
all'occupazione e alla colonizzazione sionista
della Palestina, ma anche del rifiuto di aderire
all'appello della societa' civile palestinese
del 9 luglio 2005 al boicottaggio,
disinvestimenti e sanzioni contro lo stato
israeliano e alle richieste nello stesso senso
dei dissidenti radicali israeliani.(4)
A marzo, dopo i fatti di Gerico, ISM-Italia
aveva espresso profonda meraviglia e
preoccupazione per le reiterate prese di
posizione dei partiti maggiori del
centro-sinistra e il silenzio delle grandi
organizzazioni sindacali, che hanno di fatto
cancellato dalla loro agenda il problema
Palestina, facendo proprie le equazioni
'Israele = democrazia' e
'Palestinesi = terrorismo + fondamentalismo
islamico', passando da una ambigua posizione di
equidistanza a una posizione di netto appoggio
allo Stato di Israele e denunciava
l'emersione in modo preoccupante di un
inquinamento prodotto, anche a sinistra,
dalle teorie dei neocons
americani e l'emergere di una strisciante
cultura neocoloniale, di una deriva a destra
pericolosa perche' alimenta indirettamente
quello stesso 'scontro di civilta'' che a parole
tutti sembrano deprecare.
Se e' doveroso fare i conti con la crisi del
pacifismo 'prêt a' porter', occorre anche avere
l'onesta' intellettuale di riconoscere che la
crisi non risparmia nessuno.
Gli scarsissimi, se non nulli, risultati
politici ottenuti stanno a dimostrarlo.
Vanno anche riconsiderate le forme di azione: le
marce, le veglie per la pace, gli appelli, il
sovrapporsi disordinato di 'campagne' non
sembrano avere alcuna efficacia per promuovere
una alternativa.
Sempre a marzo ISM-Italia aveva sostenuto che
solo un insieme di atti individuali di
responsabilita' morale e politica puo' portare
alla definizione di un movimento di solidarieta'
con la lotta di liberazione nazionale
palestinese, nuovo nelle indicazioni politiche,
- denunciare, per impedirla, la pulizia etnica
in corso - nuovo nelle pratiche operative,
diffuse negli spazi della cittadinanza e
continue nei tempi dell'impegno, nuovo perche'
rinuncia ad ogni delega ad organizzazioni la cui
ambiguita' ha avuto e ha effetti negativi e
paralizzanti.
Affermazione che ISM-Italia estende a tutti i
campi di mobilitazione.
ISM- Italia rinnova il suo impegno a:
* organizzare la partecipazione italiana alla
campagna di boicottaggio internazionale di
Israele
* contribuire alla partecipazione italiana alle
campagne dell'ISM in Palestina
* promuovere l'informazione sulla situazione
palestinese
Con queste motivazioni ISM-Italia aderisce alla
manifestazione di Roma del 18 novembre 2006
indetta da Forumpalestina.
ISM-Italia, 3 novembre 2006
(1) 'In una guerra di questo tipo (quelle in
Libano, a Gaza e in Cisgiordania, nda), e'
necessario poter utilizzare una tecnologia
completamente nuova, come la nanotecnologia -
una nuova dimensione, e non semplicemente un
miglioramento delle tecnologie esistenti', 'Upgrading
war, privatizing peace' di Shimon Peres, Haaretz
31 08 06
(2) 'Mission accomplished', ebbe a dire G.W.Bush
il 2 maggio 2003 dalla tolda della Abraham
Lincoln al largo del Golfo Persico, una
portaerei spinta da due reattori nucleari. Ma
nel solo mese di ottobre sono morti in Iraq 105
soldati americani mentre il numero totale dei
morti della coalizione e' di 3.058. I morti
iracheni, che come e' noto non si contano ma si
'stimano', secondo una ricerca recentissima,
supererebbero i 600.000.
(3) http://www.socialistworker.co.uk/article.php?article_id=9307
(4) Come ha scritto sempre Ilan Pappe: 'Nothing
apart from pressure in the from of sanctions,
boycott and divestment will stop the murdering
of innocent civilians in the Gaza Strip. There
is nothing we here in Israel can do against it.
Brave pilots refused to partake in the
operations, two journalists - out of 150 - do
not cease to write about it, but this is it. In
the name of the Holocaust memory, let us hope
the world will not allow the genocide of Gaza to
continue', 'Genocide in Gaza' di Ilan Pappe, The
Electronic Intifada, 2 September 2006.
Come ha scritto Gideon Levy: 'La stessa cosa e'
vera per i pochi attivisti per la pace che
ancora riescono a muoversi per i territori, per
protestare e offrire assistenza alle vittime
dell'occupazione all'interno di organizzazioni
come l'International Solidarity Movement (ISM) -
che Israele combatte rendendo impossibile ai
suoi membri l'entrata attraverso i propri
confini. Sarebbe stato meglio se gli israeliani
si fossero mobilitati per combattere al posto
loro. Ma eccetto alcuni pochi e modesti gruppi,
non vi e' alcuna protesta in Israele e nessuna
reale mobilitazione. E cosi' non rimane altra
speranza che l'aiuto del resto del mondo. Il
mondo puo' aiutare Israele, in modo limitato, a
salvarsi da se stessa. In una situazione in cui
i Governi occidentali di fatto sostengono il
perdurare dell'occupazione, anche se si
dichiarano contrari, questo ruolo passa alle
organizzazioni della societa' civile. Quando un
gruppo di avvocati americani, ebrei inclusi, si
appellano al boicottaggio della societa'
Caterpillar, i cui bulldozer hanno raso al suolo
interi quartieri a Khan Yunis e Rafah,
dovrebbero essere ringraziati per questo',
Con un po' di aiuto da fuori di Gideon Levy,
Haaretz 2006 06 04
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7.
LA SINISTRA E I MIGRANTI
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CONTINUAVANO A CHIAMARLA "LA
SINISTRA"
Secondo il ministro dell'interno Giuliano Amato la
responsabilità della ripresa degli sbarchi dei migranti a
Lampedusa non è di un Sistema iniquo come questo, che per
assicurare profitti sempre maggiori ai soliti noti, devasta
interi continenti e porta alla fame e alla miseria miliardi
di persone, ma di quelli che lui definisce "trafficanti
di carne umana".
Sia chiaro che noi non siamo teneri con questi personaggi
che si arricchiscono sulle miserie di persone, che per un
briciolo di speranza, sono costrette a disfarsi di quel poco
che gli era rimasto, per raggiungere i lidi della speranza,
ma per essere più precisi, vogliamo chiamare quei loschi
personaggi col loro vero nome, e cioè nuovi caporali; e
visto che non sono personaggi isolati, ma ormai organizzati
in maniera sistematica, li potremmo chiamare "Adecco
dell'immigrazione".
Infatti, se, come dice il Ministro Amato, i migranti sono
disposti ad attraversare il deserto per raggiungere le coste
libiche, vuol dire che non sono deportati dal loro Paese, e
che quindi i "traghettatori" non sono negrieri,
che vanno a prelevare di forza quei poveri cristi, per
venderli a qualche schiavista di professione, ma
semplicemente loschi personaggi, che seguendo le regole del
mercato capitalista mettono in rapporto la domanda di
"merce-mano d'opera" con l'offerta della medesima,
insomma quello che una volta facevano i caporali nel
meridione, e che oggi, in forma legalizzata fanno ovunque le
agenzie interinali, che però non vengono accusate di essere
trafficanti di carne umana; anzi, secondo qualche
procuratore della repubblica sono "il Potere economico
dello Stato".
E di fatto non c'è alcuna differenza tra i mediatori di
regime-Potere economico dello Stato e "i trafficanti di
carne umana"
Infatti cosa fanno le agenzie interinali? Mettono a
disposizione delle imprese milioni di persone e a condizioni
sempre più favorevoli alle imprese, che sempre più
riescono a decidere non solo le condizioni economiche del
rapporto di lavoro, ma anche la durata del medesimo. E
naturalmente su questa "mediazione" le Adecco
varie si arricchiscono!
N.B. Abbiamo messo tra virgolette il termine mediazione
perché di fatto non esiste la mediazione, visto che con le
nuove Leggi (Treu, Biagi ecc.) i lavoratori sono sempre più
ricattabili e quindi non hanno alcun potere contrattuale.
E cosa fanno invece "i trafficanti di carne
umana"? Mettono a disposizione delle imprese milioni di
persone a condizioni sempre più favorevoli alle imprese.
Nessuna differenza quindi tra "il Potere economico
dello Stato" e "i trafficanti di carne
umana".
O meglio due differenze ci sono, ma non sono differenze nate
dalla cattiveria dei traghettatori: sono differenze dettate
dall'ordinamento del Sistema capitalistico. La prima
differenza l'abbiamo già accennata, ed è che mentre le
agenzie interinali sono state legalizzate e quindi
trafficano sugli esseri umani con l'avallo del Potere
politico, i traghettatori non sono legalizzati e quindi
agiscono nella "clandestinità". In sostanza se
domani le imprese avessero bisogno di un afflusso continuo
di migranti potremmo veder legalizzati anche quelli che oggi
vengono definiti trafficanti di carne umana e, magari, in
caso qualcuno volesse organizzare una qualche forma di
protesta contro questo traffico (un domani che sarà
legalizzato) potrebbe trovarsi incriminato per
"cospirazione contro il Potere economico dello
Stato", un pò come è successo con le agenzie
interinali legalizzate dalle leggi suddette.
La seconda differenza è dovuta dal fatto che mentre le
agenzie interinali prendono i soldi dalle imprese che
"assumono" i traghettatori prendono i soldi da chi
viene da noi a cercare uno spiraglio di sole; cioè mentre i
primi vengono pagati dai padroni, i secondi vengono pagati
dagli aspiranti lavoratori.
Qualcuno dirà che non è una differenza di poco conto, ma,
se ci pensiamo bene, non è che cambia granché, visto che
con quello che risparmiano le imprese grazie ai servigi resi
dalle Adecco varie, ci rendiamo subito conto che anche in
questo caso a pagare sono i lavoratori.
Ma poi anche ammesso che questa sia una differenza, non è
una differenza dovuta alla cattiveria di certa gente, ma
alle regole di mercato: gli aspiranti lavoratori hanno
bisogno di essere traghettati e si rivolgono a chi è
disposto a farlo, e siccome non esiste una concorrenza in
questo tipo di lavoro mentre esiste una grande concorrenza
fra chi vuole usufruire di questo tipo di lavoro è logico
che il prezzo è fissato da chi non ha concorrenti.
TUTTO SECONDO LE REGOLE DI MERCATO, quindi!!!
Ma allora perché questa differenza di trattamento fra
questi due esempi di trafficanti di carne umana?
La risposta è come al solito nell'anarchia del Capitale,
che ha bisogno di deregulation per ristabilire il dominio
delle Imprese sul Lavoro, e quindi legalizza i caporali
chiamandoli agenzie interinali, ma poi si ritrova ad
invocare altre regole quando a causa di questa deregulation
si ritrova con un'offerta di lavoro che non riesce più a
gestire.
Ma un'altra risposta su questa differenza di trattamento sta
nel fatto che il Capitale, sempre per ristabilire il proprio
dominio nella Società ha bisogno di frantumare l'esercito
nemico, e cioè dei lavoratori, il Proletariato insomma.
Ed allora ha bisogno di incrementare la guerra tra poveri,
ha bisogno di convincere la parte del proletariato in
attività (soprattutto quello autoctono) che le loro
condizioni di vita sono peggiorate non perché le imprese,
per aumentare i profitti precarizzano il lavoro, ma perché
ci sono i migranti che rubano il lavoro e quindi devono
fronteggiare il nuovo nemico, che minaccia la loro
sicurezza. E siccome non possono sul serio dire (come faceva
qualche leghista non molto tempo fa) che bisogna prendere a
cannonate le imbarcazioni dei migranti, addossano tutto ai
"trafficanti di carne umana".
Sanno benissimo che questo problema è irrisolvibile, ma
almeno lo usano mediaticamente.
Tutto secondo copione, quindi, almeno per chi, come noi, non
pensava certo che i sinistri di governo avrebbero avuto un
approccio diverso al problema. Ma l'intervento di Amato
dovrebbe far pensare chi pensava che cacciando il nano di
Arcore, ci sarebbe stato un futuro di pace, di cooperazione,
di solidarietà.
E' vero: in mezzo a queste dichiarazioni il ministro di
polizia ha fatto pure la sua dichiarazione "di
sinistra" e cioè che la soluzione sta nel ridurre le
disparità tra paesi ricchi e paesi poveri, ma questa è una
dichiarazione di intenti in mezzo a quelle altre che sono
dichiarazioni programmatiche. E le dichiarazioni di intenti
sono un po come l'ONU, che sulla carta è la massima
espressione di Potere internazionale, mentre, come si sa,
non conta un cazzo.
Ma poi cosa vuol dire ridurre le distanze?
Vuol dire che bisogna ridurre i profitti delle imprese, o
che tocca avvicinare (al ribasso) le condizioni di vita dei
proletari nel mondo? Se la risposta è come al solito la
seconda che ho detto, allora niente di nuovo sotto i ponti:
lo stanno già facendo, non solo con le agenzie interinali,
e cioè con i trafficanti di carne umana legalizzati, ma
anche con nuove leggi tipo la Bolkenstein, che introduce il
principio secondo cui il rapporto di lavoro non viene
fissato secondo i regolamenti vigenti nel Paese dove si
produce, ma secondo i regolamenti vigenti nel Paese dove è
ufficialmente ubicata l'impresa.
Ma in questo caso il problema non si risolve, perché se uno
vive in Africa e muore di fame o di guerra o di ambedue, non
si preoccupa del fatto che in Italia i lavoratori guadagnano
di meno: lui guadagna di meno in ogni caso!!! e quindi...
Ridurre le disparità: ma come può un Sistema che è
fondato proprio sulle disparità muoversi in quest'ottica?
Ma sul serio qualcuno crede in questa favola ultramoderna?
Al massimo questo Sistema pensa a delocalizzare qualche
impresa da quelle parti, anzi già lo fanno, visto che (remember
Nike?) già molte multinazionali producono in quei Paesi coi
subappalti, che gli assicurano ancora più profitti con le
condizioni di lavoro schiavistiche utilizzate.
Ma questo non riduce le disparità, semplicemente assicurano
alle Imprese profitti ancora maggiori!!!
E quindi le traversate proseguono e proseguiranno. E
naturalmente verrà incrementato il pattugliamento delle
coste, che non diminuirà il flusso delle navi, ma ridurrà
il numero degli sbarcati, visto che quelli che si salveranno
dalle condizioni della traversata rischieranno (ed è
successo anni fa con la Sibilla nell'Adriatico, ed in questi
giorni al largo di Lampedusa) di essere speronati "per
sbaglio"(?) dai pattugliatori.
Nessuna soluzione possibile dunque, almeno in un mondo
dominato da questo Sistema.
Semmai se una soluzione di sinistra esiste è quella di
cominciare una volta per tutte a studiare quali strumenti
usare per abbattere questo Sistema, perché solo un Sistema
basato non sul profitto e sul denaro, ma sui bisogni e il
soddisfacimento di questi bisogni può non ridurre, ma
azzerare le disparità. Solo un Sistema altro può eliminare
le guerre, la miseria la devastazione di interi continenti e
soprattutto può garantire
PACE SOLIDARIETA' LIBERTA'
huambo
L'Avamposto degli Incompatibili
settembre 2006
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8.
STOCK OPTION
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I giornali riportano che un'altra pioggia di
stock option sta per bagnare Marchionne e gli altri manager
FIAT. Cosa saranno mai queste stock option? Il compenso dei
manager è composto di una parte fissa (compenso base) e di una
parte variabile, della quale le stock option sono una componente
prevalente nei compensi dei dirigenti. In pratica il
Consiglio di amministrazione di un'azienda compensa i suoi
manager con una parte del lavoro non pagato agli operai.
Le stock option sono azioni conferite gratuitamente ai manager.
Più aumenta lo sfruttamento degli operai, più aumentano le
stock option ai manager. Azioni e opzioni vengono distribuite a
manager come incentivo ad aumentare lo sfruttamento degli
operai. Marchionne amministratore delegato
della FIAT ha intascato 80 milioni di euro di guadagno con le
stock option del 2004. Per il 2007-
2010 Marchionne propone uno stock option di 20 milioni di azioni
( valore per azione di 13, 37 €). 10 milioni di azioni per lui
e 10 per i manager. Il compenso dei
manager è tanto più alto quanto più grande è lo sfruttamento
degli operai. Quante stock option si è
intascato Prodi quando faceva il manager per i democristiani?
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9.
LA MANIFESTAZIONE DEI PRECARI
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Circa
centomila manifestanti. Molti i giovani precari. I partiti della sinistra
borghese tentano di annacquare la protesta.
Non
è un caso che gli esponenti politici e sindacali aprano la manifestazione e
portano uno striscione con lo slogan «Stop precarietà». Ma
questa precarietà è iniziata con il governo di centro sinistra è stata
approfondita dal governo Berlusconi. Dietro di loro una selva di bandiere
rosse del Prc, dei Cobas, della Fiom e di altre organizzazioni sindacali e
associazioni. La manifestazione è stata organizzata dall'Arci e da un numero
di sigle diverse: insieme le associazioni più disparate, dai Cobas ai Beati
costruttori di pace, dalla Fiom all'Attac.
All'iniziativa
promossa inizialmente dai sindacati hanno aderito i sinistri che sono al
governo con Prodi.Dalle minoranze Ds fino al Prc. Hanno preso in giro i
precari prima delle elezioni e tentano ora di rendere ambigua la
manifestazione.
Alla
vigilia della manifestazione, il ministro del lavoro il DS Cesare Damiano è
stato duramente contestato a Venezia. Nella manifestazione lo ricorda uno
striscione "Damiano servo dei padroni, vattene"
A
fare buon viso a cattivo gioco è il ministro degli Esteri Massimo D'Alema
sostenendo che la manifestazione «è a favore e non contro il governo: è
contro il precariato ed io la condivido». Infatti «il precariato -aggiunge -
danneggia il futuro delle giovani generazioni. E questa non è una
manifestazione avversa al ministro Damiano che sta lavorando benissimo, ma
contro il lavoro precario».
Il segretario di Rifondazione comunista Franco Giordano in prima fila,
invita il Governo «ad ascoltare le voci, i volti e le storie che sono in
piazza oggi». Giordano ha ribadito che «questa non è una manifestazione nè
contro nè a favore del Governo, è contro la precarietà. Oggi bonificare
questa vera e propria emergenza sociale è un elemento decisivo per
determinare maggiore giustizia sociale e cambiare l'asse dello sviluppo del
Paese». Giordano sottolinea che, nonostante l'assenza ufficiale della Cgil,
«sono in piazza tantissimmi aderenti al sindacato, settori significativi a
cominciare dalla Fiom».
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10.
IRAQ
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Gli
USA hanno dichiarato per Domenica 5 Novembre il coprifuoco in tutta l'Iraq.
Domenica 5 il tribunale messo in piedi dagli USA deve emettere la sentenza
contro Saddam. Gli USA hanno agito come tutti gli aggressori e i colonialisti.
Prendere il capo del paese è ammazzarlo. Gli italiani in questo sono stati
dei maestri. Ma se Bush guarda bene al risultato avuto dai colonialisti
europei si accorgerà che l'uccisione del capo non fermò la lotta contro
l'occupazione. Probabilmente è per questo che gli USA hanno paura.
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11.BUSH
NEMICO PUBBLICO
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Il nemico pubblico numero uno? Risponde al nome di George W. Bush. Il
presidente degli Stati Uniti sarebbe più pericoloso dei leader degli stati
inseriti nel famoso 'asse del male': l'iraniano Mahmoud Ahmadinejad e il
nordcoreano Kim Jong-Il. Bush risulta secondo solo ad Osama bin Laden. La
lista dei personaggi più dannosi per la pace mondiale, è stata realizzata
grazie ad un sondaggio commissionato congiuntamente dai quotidiani "Guardian"
in Gran Bretagna, "Haaretz" in Israele, la "Presse" e il
"Toronto Star" in Canada e la "Reforma" in Messico.
I risultati del sondaggio confermano, a pochi giorni dal voto di mid term per
il rinnovo del Congresso negli Stati Uniti, quello che in realtà si sapeva da
tempo, cioè che all'estero non piace e preoccupa la politica estera "da
cowboy" di Bush. Il fatto è che ora la rilevazione è stata ristretta
solo in paesi alleati chiave di Washington, schierati, come nel caso della
Gran Bretagna, in prima linea in Iraq ed Afghanistan. Guerre che solo per il 7
per cento degli intervistati britannici hanno migliorato la sicurezza globale,
mentre per il 69 per cento degli intervistati la politica americana dal 2001
ha reso il mondo meno sicuro.
Convinzione condivisa anche dalla opinione pubblica dei paesi confinanti a
nord e sud con gli Stati Uniti, dal 62 per cento dei canadesi ed il 57 dei
messicani. Ma la cosa più clamorosa è che anche in Israele, che da sempre ha
negli Stati Uniti il baluardo principale per la sua sicurezza, sta diminuendo
il numero dei sostenitori della politica Bush. Solo il 25 per cento crede che
questa aiuti la sicurezza, mentre il 36 pensa che la danneggi ed il 30 per
cento considera che nella migliore delle ipotesi Bush non ha fatto alcuna
differenza.
tratto da pEace!!!
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12.
PRODI
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Notiziario del Campo Antimperialista
... 30 ottobre 2006 ...
TU VO’ FA’ L’AMERICANO... OH
YEAH!
Perche’ Prodi, il
proconsole, scimmiotta l’imperatore
L’altro ieri il centro-sinistra ha svolto un vertice di
straordinaria importanza. Tra i proclami pronunciati uno lascera’ un segno
indelebile nella storia patria: «Dureremo cinque anni!». Un evento tanto
memorabile meritava un cerimoniale senza precedenti. Scelta per il vertice la
cornice monarchica di Villa Pamphili in Roma, si e’ voluto stupirci con una
conferenza stampa conclusiva in stile Basso Impero. L’effetto e’ stato
ottenuto facendo parlare Prodi da un palchetto di legno rialzato che anche ai
piu’ distratti osservatori ha ricordato le conferenze stampa di George W.
Bush nel giardino della Casa Bianca. Nemmeno Berlusconi era giunto a livelli
di scimmiottamento tanto demenziali. Vista l’incommensurabilita’ tra il
Presidente del consiglio italiano e quello degli Stati Uniti, l’imitazione
di Bush potrebbe sembrare solo una patetica contraffazione, una trovata di
cattivo gusto. Oppure si potrebbe ritenere che la Conferenza col palchetto
e’ stato solo uno stratagemma per ribadire che la leadership prodiana non
e’ in discussione. Noi vi vediamo anche dell’altro. Quando la politica
diventa mero spettacolo ogni segno mediatico si carica di valori simbolici,
oseremo dire metapolitici. Far parlare Prodi da un catafalco non e’ un gesto
estetico innocente, indica invece una scelta politica, allude ad una visione
del mondo. Segnala brutalmente fino a che punto l’americanismo abbia
contaminato e ammorbato la vita politica italiana e quanto, di converso,
l’europeismo sia solo una maschera mitologica. Il modello americano e’
noto. Una societa’ imperiale di tipo neo-schiavista in cui un
Presidente-monarca sta al di sopra del parlamento e incarna gli interessi di
grandi camarille finanziarie, industriali e militari votate alla tirannia
planetaria. Un sistema dispotico che obbliga le persone a scegliere tra due e
solo due partiti che non sono che complementari rappresentazioni della
medesima strafottente oligarchia capitalista; in cui la scelta dei
parlamentari avviene su liste bloccate confezionate dalla medesima oligarchia
bipartizan (primarie). Un sistema totalitario in cui il consenso e’
scientificamente telepilotato; in cui i diritti individuali sono rispettati
solo a condizione che le persone si comportino da sudditi; in cui blande forme
di disobbedienza civile sono tollerate solo in quanto non osano spingersi
ne’ a fraternizzare col nemico ne’ ad immaginare un altro mondo. In tre
parole: presidenzialismo, bipartitismo, tele-democrazia. A questo modello
allude Prodi quando si presenta megalomanicamente sul palchetto a giornalisti
e telespettatori, emarginando a latere, come pietose comparse, i capi e i
capetti della coalizione che lo sostiene —metafore sdrucite di una
democrazia che fu. Le persone di sinistra più o meno serie sono costernate.
Sapevano che le grandi aspettative di un cambio sociale erano delle balle, si
aspettavano però che almeno sul piano dello stile Prodi avrebbe segnato una
discontinuità!. Macche’! Ci siamo dovuti beccare la più squallida delle
americanate.
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