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I: operai contro





Lun 22 Gen 2007 7:55 am

fabioprincipale
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22 GENNAIO 2007

OPERAI

CONTRO

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Vai all' ASSO       

http://www.operaieteoria.it/

www.operai.net 

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GIORNALE PER LA CRITICA, LA LOTTA, L'ORGANIZZAZIONE DEGLI OPERAI CONTRO LO SFRUTTAMENTO

Anno IX Numero 272

SOMMARIO

22 GENNAIO 2007

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1.ISCRIVITI ALL'ASLO

Fotocopiato 

ASLO
  Associazione per la liberazione degli operai

Scopo dell’Associazione è la liberazione degli operai dalla sottomissione economica, politica e sociale in cui questa società li costringe.

Gli operai sono sottoposti ad una moderna forma di schiavitù. Sono costretti a vendere le loro braccia ad un padrone che per arricchirsi li consuma nelle fabbriche e nei più disparati luoghi di lavoro. Vivono una vita a malapena sopportabile finché gli affari del padrone vanno bene, cadono sotto la soglia di povertà appena una crisi si fa sentire, perdono il lavoro, vengono licenziati, utilizzati saltuariamente, supersfruttati, licenziati.

Nelle fasi di sviluppo economico la loro condizione sembra migliorare, si propaganda l’idea che ormai gli operai si trovino in una situazione di graduale ma inarrestabile miglioramento: ma basta una crisi e tutto torna in discussione, in forse. Ogni piccola conquista viene travolta, i diritti di cui tanto si parlava cadono uno ad uno sotto i colpi di nuove leggi e regolamenti. Gli operai si ritrovano a fare i conti con la dura realtà di essere schiavi moderni.

La distanza economica e sociale fra gli operai, i produttori diretti a salario, e i padroni che li impiegano diventa un abisso. Trovarsi al limite della povertà di fronte alla ricchezza che le classi superiori possono disporre ed esibire fa della società moderna, la società del più profondo contrasto fra le classi che la storia abbia prodotto.

Operai che vi siete resi conto della situazione sociale in cui vi trovate a vivere e non siete più disposti a sopportare oltre, aderite all’Associazione, decidete di dare, sulla base delle vostre possibilità, un contributo diretto alla causa dell’emancipazione vostra e degli operai che in ogni parte del mondo vivono la stessa condizione.

Attraverso l’Associazione  ogni operaio si addestra a lottare in quanto operaio, non più individuo fra individui ma come componente di una classe sociale che si va ricostituendo in tutto il mondo, la classe degli operai.

L’Associazione , nei luoghi di lavoro, nei sindacati, nel campo della politica, ovunque sostiene ed organizza la lotta indipendente degli operai contro i governi dei padroni, contro i padroni al governo.

Attraverso l’Associazione  ogni operaio non è più una marionetta nelle mani dei partiti dei ricchi che lo usano per andare al governo e per ringraziarlo poi con una legislazione antioperaia fatta a misura degli interessi dei padroni.

L’Associazione collega  gli operai di tutti i luoghi di lavoro per la difesa della condizioni salariali e normative. Una rete per rimettere l’attività sindacale nelle mani degli operai stessi, per scalzare dalle poltrone dirigenti e funzionari sindacali che della svendita degli interessi immediati degli operai ai padroni hanno ricavato privilegi e buone rendite.

Attraverso L’Associazione gli operai si preparano ad attuare un’azione politica indipendente che punta direttamente alla questione essenziale: chi deve avere il potere? I padroni o gli operai?

 

Compagni che non venite dalle fila operaie aderite all’Associazione, in questa scelta c’è la consapevolezza che se un rivolgimento radicale è necessario per rimettere su nuove basi la società, tale rivolgimento si attuerà solo con la liberazione degli operai dallo sfruttamento.

 

Operai militate nell’Associazione, nessuno ci libererà dalla nostra condizione di sfruttati se non noi stessi. Associatevi.

Il giornale dell’Associazione è:  OPERAI CONTRO

 

Per aderire scrivere a: adesioni@...

oppure, operai.contro@... 

oppure, operaicontro@...

oppure scrivere: Via Falck 44, 20099 Sesto San Giovanni (Mi).



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2. PACIFISTI E DOPPIOGIOCHISTI

I pacifisti Italiani sono delusi. Pensavano che la pace potesse ottenersi gridando che si voleva la pace. I pacifisti avevano trovato i borghesi di sinistra, Verdi,Rifondazione e PdCI, che gli avevano detto: dateci i voti e vedrete che realizzeremo la pace. I pacifisti gli hanno dato i voti, hanno anche  eletto dei capi del loro movimento al Parlamento. Ma la pace non è venuta. Anzi più passano i giorni e con più chiarezza si vede che il governo dei borghesi di centro sinistra è per la guerra. Non per principio s'intende ma per sostenere gli interessi dei padroni italiani. Il raddoppio della base USA di Vicenza ha fatto scoppiare il problema. Berlusconi aveva dato il suo si per la base. I pacifisti si aspettavano che il governo Prodi di sinistra tirasse fuori il no. Invece Prodi ha detto si. Gli USA possono raddoppiare la loro base di Vicenza. I pacifisti si sono arrabbiati. Verdi, Rifondazione e PdCI hanno mostrato di cosa sono capaci. Minacciano Prodi che non rivoteranno i crediti di guerra per l'Afganistan. Ma neanche 6 mesi fa li hanno votati facendoci bere la storia che in definitiva era una missione di pace e che non si poteva far cadere Prodi. Ora cosa faranno? Cadrà il governo Prodi?  Il capo del doppio gioco è Bertinotti. Di fronte alle manifestazioni contro il raddoppio della base USA ha fatto una grande scoperta. Il comunista borghese Bertinotti è contrario al raddoppio della base USA, ma non per questo il governo Prodi cadrà. Una vera presa in giro. Verdi, Rifondazione e PDCI continueranno a votare crediti di guerra e missioni di guerra (Libano). I pacifisti capiranno ora che l'unico modo per lottare contro la guerra e lottare contro i padroni italiani e i loro governi di destra, sinistra o centro?

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3. TFR  ADDIO

Perché addio? Non si perde, si deve solo scegliere dove destinarlo, all’INPS o ai vari fondi. Gli amici dei lavoratori ci sanno fare, indubbiamente. Introducono cambiamenti che presentano come miglioramenti o solo come modifiche formali in modo che non sollevino nessuna obiezione sostanziale, in fondo il TFR passa solo di mano. Allo stesso modo l’abolizione della scala mobile avrebbe aperto nuove possibilità di difesa dei salari che in questi anni abbiamo ben potuto verificare. In realtà il loro obiettivo è l’utilizzo del TFR per integrare le pensioni che tendenzialmente riducono. Lo Stato deve usare i soldi per altro, per gli stipendi da capogiro dei grandi manager, per finanziare le spedizioni militari, per mantenere un ceto politico centrale e locale. Le pensioni dovranno scendere a meno della metà dell’ultimo stipendio e si capisce in che condizioni vivrà gli ultimi anni chi percepirà un miserabile salario operaio che oggi è di circa mille euro al mese. Il TFR si era sedimentato storicamente come un “malloppo” che ci apparteneva e si ritirava dal proprio padrone alla fine dell’attività lavorativa e serviva per spese straordinarie, o come fonte di riserva per eventuali spese accidentali. La pensione invece doveva servire per condurre una vecchiaia decente, fino alla fine.  Avevano funzioni diverse. Il colpo di mano di oggi fa del TFR la possibile fonte di integrazione della pensione, in parole povere dobbiamo coprire col TFR la riduzione di pensione che lo Stato mette in atto. Lo Stato risparmierà sulle pensioni mettendoci davanti al quesito: o morite di fame quando sarete pensionati o usate il vostro TFR per costruirvi una pensione integrativa. Una massa di denaro finirà nelle mani della finanza che lo investirà a suo piacimento dandoci in cambio una rendita. Una rendita  proporzionale al livello del TFR, inutile dire che per gli operai sarà comunque una miseria. Una volta che il TFR è scardinato dal rapporto fra operai e rispettivi padroni, un rapporto in cui la forza degli operai poteva veramente contare diventa qualcosa di aleatorio. Quattro soldi, che messi a disposizione del mercato finanziario finiranno per seguirne tutti i cicli con i rischi connessi, o messi in mano ad un ente statale che potrà dall’alto definirne utilizzo o modalità di liquidazione. Non ci sono dubbi che ad oggi giurino che non c’è nessun pericolo, che ci sono garanzie di ogni tipo, ma faranno presto a ricordarci che se i rendimenti calano è colpa del mercato ed una crisi non si può prevedere. Oppure che l’INPS, per risanare i conti, quell’anno non potrà saldare i TFR maturati. Se poi ci lamenteremo delle pensioni basse ci potranno sempre dire che è colpa nostra perché non abbiamo aderito ai fondi garantendoci una pensione complementare. Le assemblee fra gli operai per illustrare la riforma sono già iniziate, in nome della democrazia ci diranno che i soldi accantonati del TFR hanno già cambiato destinazione, hanno deciso loro per il nostro bene. Non solo, i funzionari sindacali si sono trasformati tutti in consulenti finanziari, ci indicheranno dove è meglio investire il TFR, e se nella gestione ci sono anche loro è ancora meglio. Il passo è compiuto, gli operai ricordino chi ha liquidato il TFR, va messo in conto al governo amico dei lavoratori.

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4.SENTENZE DI GUERRA

Quando si prepara una guerra la legge deve adeguarsi

Sconfessata la distinzione ideologica fra  «terroristi» e «guerriglieri»

di Margherita Nanetti

(ANSA) - E' bastato poco tempo ai giudici della I Sezione penale della Cassazione - quattro ore, compresa la pausa pranzo - per decidere che è da rifare il processo d' appello per i tre nordafricani (Abdelaziz Bouyahia, Ali' Toumi e Mohamed Daki) assolti, tra molte polemiche, dall' accusa di terrorismo internazionale sia in primo grado dal Gup Clementina Forleo (24 gennaio 2005), sia in secondo grado dai giudici dela Corte di Assise e d' Appello di Milano (28 novembre 2006). I magistrati di piazza Cavour si chiusi in camera di consiglio poco prima di mezzogiorno e ne sono usciti attorno alle quattro del pomeriggio. Considerando che hanno emesso sentenze anche su altri procedimenti, è evidente che la decisione sui tre presunti appartenenti alle fila del terrorismo islamico è stata presa senza contrasti. E questo nonostante la procura della Suprema Corte - nella requisitoria del sostituto procuratore generale, Vittorio Meloni - avesse chiesto la conferma delle assoluzioni dal reato più grave, e il rigetto del ricorso presentato dalla procura della Corte di Assise e di Appello di Milano firmato dal giudice, Laura Bertolè Viale. ''Non sono dispiaciuto per la sentenza della Cassazione perché, se ho sbagliato, mi fa piacere, ed è giusto, che venga corretto'', ha commentato il giudice Santo Belfiore, presidente della terza corte d'assise d'appello di Milano che a novembre scorso decise l' assoluzione.

Mentre il gip Clementina Forleo, il giudice che per prima prosciolse Daki e gli altri due tunisini coimputati, distinguendo nelle sue motivazioni il concetto di terrorismo da quello di guerriglia, si è limitata ad osservare che ''trattandosi di un annullamento con rinvio per difetto di motivazione della sentenza d'appello, allo stato questa pronuncia non riguarda la mia sentenza''. Reagisce con stupore Mohamed Daki, raggiunto telefonicamente a Casablanca. ''Non capisco il motivo della sentenza della Cassazione, io sono innocente - dice - In primo grado e' stato un solo giudice a decidere ma all'appello erano otto i giudici che hanno esaminato il mio caso. E adesso tutto questo non conta? Mi trovo in questa situazione solo perché avrei ospitato della gente per due giorni.. questo mi succede solo perché non sono nessuno". Il suo difensore, avvocato Vainer Burani, ha detto ''Aspetto di leggere le motivazioni: rifaremo il processo, ma mi sembra singolare che la Cassazione abbia ribaltato ben due sentenze assolutorie''.

La relazione davanti ai giudici di Piazza Cavour - la cui difficoltà era del quinto livello, su una scala che arriva fino all' ottavo - è stata svolta dal consigliere Giovanni Silvestri, che, ora, ha trenta giorni di tempo per depositare le motivazioni. Ad avviso degli 'ermellini', come si è appreso da indiscrezioni, ci sono ''vizi di motivazione'' nel ragionamento seguito dai giudici dell' appello per escludere la concretezza dell' accusa di terrorismo internazionale, punita dall' art. 270/bis del codice penale introdotto dopo l'attentato alle Torri Gemelle di New York. Proprio sulla configurabilità di questo reato, la I sezione penale ha, recentemente, tracciato - in almeno tre diverse sentenze - un orientamento giurisprudenziale severo che mira a perseguire questo crimine anche se il progetto terrorista - in genere un attentato a obiettivi americani o alleati - non viene portato a termine, o esiste solo a uno stato molto embrionale.

In poche parole, il verdetto di oggi, non è una 'mosca bianca', e conta già altri precedenti dello stesso segno con i quali la Suprema Corte ha preso le distanze dalle sentenze dei giudici di merito che avevano assolto le attività di ''resistenza'', alle forze d' occupazione, anche nell' ipotesi di vittime civili. Attualmente - secondo quanto ha reso noto l' avvocato Gabriele Leccisi - solo Toumi si trova ancora in carcere, mentre Bouyahia ha ottenuto l' applicazione dell'indulto ed e' uscito dalla prigione. Daki, invece, si trova in Marocco dove è stato espulso dopo aver scontato la condanna, per ricettazione di documenti falsi, inflittagli in primo grado e pari a un anno e quattro mesi. In appello fu assolto del tutto anche da questa imputazione. Gli altri coimputati, invece, sono stati ritenuti colpevoli di associazione a delinquere finalizzata a procurare documenti falsi ai clandestini e violazione delle norme sull' immigrazione. Gli era stata inflitta la condanna a tre anni di reclusione e 14 mila euro di multa.

La decisione della Cassazione ha subito suscitato reazioni. Per Armando Spataro, procuratore aggiunto di Milano, e' la conferma di ''quanto la Procura aveva dichiarato a suo tempo, e cioè che ci si trovava di fronte a sentenza sbagliata''. Alfredo Mantovano (An) ritiene che ''implicitamente rende merito alla saggezza di chi, come Pisanu, da ministro dell'Interno del precedente Governo, dispose l'espulsione di Daki perché pericoloso per la sicurezza italiana, nonostante giudici fantasiosi avessero (sbagliando, come riconosce la Cassazione) escluso che fosse un terrorista". Di ''bel giorno per la giustizia" parla il leghista Roberto Calderoli. "E' stata annullata la tanto discussa sentenza del gup Clementina Forleo - aggiunge - Peccato, però, che il signor Daki, nel frattempo, al posto di soggiornare nelle patrie galere sia stato espulso e adesso sia uccel di bosco e dunque in grado di fare danni in qualche altra parte del mondo". Per Isabella Bertolini (Forza Italia) la sentenza ''e' una buona notizia: dà ragione a chi ritiene che la prevenzione e la lotta al terrorismo siano priorità per il nostro paese e smentisce la sentenza di assoluzione motivata con una discutibile distinzione tra 'guerriglieri' e 'terroristi'''.

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5. POLVERI DI GUERRA

E' più di due anni che USA e Europa minacciano l'Iran per l'arricchimento dell'uranio. Israele lo usa nessuno ha da ridire

Polveri di guerra, uranio a Beirut

 
Flaviano Masella
17 gennaio 2007

 

TROVATO URANIO ARRICCHITO NEL FILTRO DEL CARBURATORE DI UN'AMBULANZA A BEIRUT


Dopo le analisi dei campioni del cratere nella città di Khiam, nel Sud del Libano, raccontati da una precedente inchiesta di Rainews24, nuovi rilevamenti segnalano la presenza di polveri di Uranio arricchito a Beirut . Questa volta si tratta dell' analisi realizzata su un filtro del carburatore di un'ambulanza nella zona sud della città. I prelievi realizzati da due ricercatori inglesi, Day Williams e Cris Busby, e analizzati da due diversi laboratori inglesi (tra questi il prestigioso laboratorio di Harwell utilizzato dal Ministero della Difesa Britannico) hanno confermato la presenza di Uranio arricchito.
TROVATO ANCHE URANIO NELL'URINA DI UNO DEI CAMPIONI ANALIZZATI


Il ricercatore inglese Day Wiliams ha raccolto a Beirut anche campioni di urina di persone che hanno operato nelle zone colpite dai bombardamenti, uno di questi ha mostrato la presenza di uranio.

ANCHE L'UNEP HA TROVATO PRESENZA DI URANIO IN TUTTI I SITI ESAMINATI MA HA VALUTATO CHE SI TRATTASSE DI URANIO NATURALE
Anche l'UNEP, l'agenzia ambientale delle Nazioni Unite, ha svolto analisi sui campioni del cratere di Khiam e ha trovato concentrazione di Uranio dieci volte superiore alla norma. Ha anche analizzato altri 24 siti dove ha rilevato la presenza di Uranio ma ha valutato che si trattasse di Uranio naturale.

SIA NELLA FORMA PIU' RADIOATTIVA CHE IN QUELLA IMPOVERITA LE POLVERI DI URANIO SONO ALTAMENTE TOSSICHE
Le polveri di Uranio sia che si tratti di polveri di uranio arricchito, impoverito o naturale, se respirate o ingerite sono altamente tossiche e le aeree che ne sono contaminate sono ad alto rischio . Le zone coinvolte sono non lontane dall'area di azione del contingente militare italiano nel sud del Libano. Rainews24 ha raccolto le preoccupazioni dei libanesi che vivono nelle zone colpite, ha rintracciato l' autoambulanza contaminata, ha intervistato uno dei guidatori, ha intervistato i due ricercatori inglesi che hanno raccolto e fatto analizzare i campioni radioattivi, ha intervistato lo scienziato libanese che ha lanciato l'allarme sulla radioattività a Khiam , ha verificato lo stato delle analisi svolte dall'Unep .

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6. NIGERIA

L’ultimo intervento sociale dell’ENI

in Nigeria, 269 morti bruciati

E intanto si vuol far passare come banditi chi si oppone alle rapine realizzate dalle multinazionali nel Delta del Niger

 

Lo scoppio dell’oleodotto del quartiere Abule Egba di Lagos ha provocato 269 vittime, tutti poveri che si sono buttati su una perdita delle tubazioni per recuperare un po’ di petrolio e con esso un po’ di cibo per sfamarsi.

Una cortina di silenzio s’è stesa sul fatto, cancellato da televisioni e giornali. L’ENI in Italia è potente. E’ proibito chiedersi dove finiscono i soldi pompati col petrolio, cosa ci fa l’ENI in Nigeria, perché tanta miseria e morte intorno ai pozzi così ricchi, perché i nigeriani devono rischiare la vita per mangiare, perché non hanno nemmeno l’ospedale per curarsi.

 

Parlano di lotta alla fame e al sottosviluppo, ma intanto intascano profitti miliardari. Solo nel 2005, l’italiana ENI, che investe, insieme alla Shell, all’Elf e alla Chevron, da oltre quaranta anni nel Delta del Niger, ha dichiarato un utile netto di 8.788 milioni di Euro, mentre oltre 20 milioni di abitanti del Delta vivono con meno di un dollaro al giorno.

 

Dichiarano di perseguire lo sviluppo sostenibile, ma per estrarre 2,5 milioni di barili di petrolio al giorno distruggono e saccheggiano interi territori, scacciandone gli abitanti.

 

Difesa dell’ambiente, ma per risparmiare sui costi di estrazione bruciano per 24 ore al giorno i gas naturali, inquinando così l’aria di tutta la regione.

 

Tutela dei lavoratori, ma gli operai locali, approfittando della fame e della disperazione degli abitanti, sono i peggio pagati, con salari bassissimi.

 

Rispetto dei diritti umani, ma la polizia privata al soldo delle multinazionali e le forze armate nigeriane reprimono ogni tentativo, anche pacifico, di ribellarsi all’oppressione, assassinando e torturando oppositori, bruciando interi villaggi. Solo poche briciole dei profitti intascati vengono restituiti dalle multinazionali alla borghesia nigeriana, a patto che questa tenga a bada col terrore le popolazioni locali.

 

Questo è il vero volto del “codice di comportamento”, della “responsabilità sociale d’impresa” tanto decantati dall’ENI. Solo barbarie e sfruttamento.

 

E’ merito indiscusso dei rivoltosi nigeriani l’aver smascherato con la loro lotta le menzogne dell’amministratore delegato dell’ENI, Paolo Scaroni, e del governo italiano. Compito immediato degli operai italiani è sostenere la lotta delle popolazioni del Delta del Niger.

Un popolo che opprime altri popoli non sarà mai libero.

Se lasceremo libero il governo e le multinazionali italiane di opprimere e sfruttare in Nigeria, saremo anche noi più schiavi, nelle fabbriche, sotto il dominio dei padroni.

Associazione per la Liberazione degli Operai

fip   30/12/06                                                                                                        Per contatti scrivere: Via Falck, 44 20099 Sesto San Giovanni (MI)

http://www.asloperaicontro.org                                         http://www.operaicontro.it                                      e-mail:  operai.contro@...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

7. IL BARATRO DEL CONFLITTO TOTALE

 13.1.2007
Moni Ovadia
Se l’escalation dovesse proseguire, il baratro del conflitto totale si aprirebbe sotto i nostri piedi
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La grande stampa anglosassone ha l’indiscutibile merito della chiarezza. Quando è necessario evita l’uso di perifrasi e congeda l’abituale understatement britannico. Giovedì 11 gennaio, The Independent, ha titolato a piena pagina: “Il ritorno di Terminator” e con la stessa schiettezza ha proseguito nel sottotitolo: “Così dentro il cimitero dell’Iraq, George Bush, comandante in capo, sta per inviare altri 21.000 dei suoi soldati. La marcia della follia continua…”. Il Terminator che siede alla Casa Bianca, non mostra nessun segno di resipiscenza. Nessuna catastrofe, nessun fallimento lo inducono ad un’analisi critica.
 
Le migliaia di innocenti vittime irachene, il sangue dei tremila e più soldati statunitensi morti per le sue bugie, l’evidente disfatta e l’impossibilità di realizzare i suoi progetti, l’aumento esponenziale delle attività terroristiche, sono per lui semplici dettagli. Bush riuscirà a fare rimpiangere a tutto il mondo il periodo della guerra fredda, l’equilibrio del terrore che ha impedito il peggio. Ma non basta. Da che questo presidente ha assunto la sua carica, si è impegnato a riattizzare la vocazione militarista, ha dato fiato al pensiero reazionario che vuole dividere il mondo in impero del male e impero del bene e ha devastato il terreno della politica. Pretende di imporre al miliardo di mussulmani, un modello di società estraneo e di impiantarlo con tecniche da laboratorio con un delirio di onnipotenza degno del dottor Mabuse. Uomini di ben altro calibro, da Napoleone in avanti, hanno fallito in tentativi simili.
Milioni e milioni di arabi e musulmani non hanno la minima intenzione di sottomettersi ad un progetto di sedicente democrazia portata con le armi, si opporranno con ogni mezzo e finiranno per avere ragione della potenza occupante come sempre accade alla fine e faranno polpette dei governi impostigli, anche se è la superpotenza a imporli.
 
Il senatore democratico Edward, ha già dichiarato che l’Iraq è il Vietnam di Bush e non è difficile prevedere che in Afganistan, la bandiera stelle e strisce farà la stessa fine del vessillo rosso con la falce e martello dell’Unione Sovietica.
E se l’escalation dovesse proseguire, pur di fare quadrare il cerchio fino a prevedere l’uso dell’arma nucleare, il baratro del conflitto totale si aprirebbe sotto i piedi di ciascuno di noi in questo piccolo pianeta.
In questo clima inaugurato dal cow-boy texano, il ricorso alla bomba atomica, magari tattica, viene preso in considerazione da altri. Alcune sere fa, la nostra televisione pubblica ha trasmesso un’agghiacciante intervista con lo storico israeliano Benny Morris, che con piglio asciutto da esperto serio di conflitti dell’aria mediorientale, spiegava che il governo israeliano avrebbe dovuto considerare di distruggere gli impianti nucleari iraniani non con un attacco convenzionale - che non otterrebbe lo scopo di privare l’Iran della capacità di proseguire il suo programma di arricchimento dell’uranio - ma con un attacco nucleare che toglierebbe a quel paese per anni la possibilità di fabbricare un ordigno atomico.
 
Benny Morris giustifica la sua idea con l’assoluta certezza che l’Iran si prepari a lanciare la bomba su Israele non appena l’avrà fabbricata perché i leader fanatici iraniani sono così fanatici e pazzi al puntò da non preoccuparsi minimamente se il loro paese sarà raso al suolo da una prevedibile rappresaglia.
Il mondo intero manifesterebbe esecrazione nei confronti di Israele e pazienza, ma almeno lo Stato Ebraico sarebbe salvato dall’olocausto nucleare.
Ho avuto modo di conoscere personalmente Benny Morris a Milano in occasione di un incontro sul dramma israelo-palestinese, al quale ero stato invitato come moderatore. Morris è uno storico serio; la sua opera, Vittime, pubblicata in Italia nel 2001, è una pietra miliare.
Ma dopo lo scoppio della seconda intifada, sembra aver perso la testa imboccando le posizioni più oltranziste fino ad arrivare a queste dichiarazioni che mi paiono farneticanti. Ha perso la testa al punto di definire esecrazione, l’incubo da terza guerra mondiale in cui il mondo precipiterebbe se Israele facesse uso dell’arma atomica contro l’Iran. L’”esecrazione” costringerebbe israeliani, ebrei, statunitensi e occidentali in genere, a rifare la civiltà occidentale in bunker sotterranei e il pianeta diventerebbe un inferno di odio e morte.
 
Diamoci da fare tutti perché il prossimo presidente Usa sia almeno un politico pragmatico che faccia ritornare la superpotenza al senso della politica. Altrimenti l’”esecrazione” ci seppellirà tutti.
 


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8. KOSOVO

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Kosovo «indipendenza limitata», dal bastone alla carota
 

Tommaso Di Francesco

«Senza un pieno coinvolgimento europeo della Serbia, è possibile il rischio di un nuovo e pericoloso focolaio di instabilità» nei Balcani. L'allarme alla conferenza sui Balcani di ieri mattina alla Farnesina è del sottosegretario agli esteri Famiano Crucianelli, secondo il quale le elezioni in programma tra pochi giorni in Serbia, e soprattutto la definizione relativa al futuro status del Kosovo, sono uno «snodo di rilievo». Per Crucianelli la scelta del governo è di «non porre pregiudiziali verso questa o quella soluzione, quanto piuttosto di operare affinchè eventuali imposizioni della comunità internazionale o autorizzazioni implicite a "autodeterminarsi" non appaiano come l'epilogo asimmetrico del lavoro di questi anni». Chiaro il riferimento ai problemi che potrebbe comportare l'indipendenza del Kosovo, sostenuta da una parte della comunità internazionale. Crucianelli ha chiesto «certezze negli standard», ma non parlava degli standard democratici - rispetto delle minoranze, metodo non violento che in Kosovo non ci sono. La scelta sembra fatta, col fiato sul collo della Nato preoccupata, per ora, delle sole proteste albanesi. Dunque è sotto ricatto che la comunità internazionale si avvia a concedere una indipendenza etnica. Naturalmente, con «un rafforzamento della prospettiva europea per tutti». L'Europa incerta di sé, si fa miraggio.
«Mi auguro che dopo le elezioni in Serbia sia più forte di prima la coalizione democratica», ha affermato il ministro dell'interno, Giuliano Amato, aggiungendo di non credere «che sia possibile raggiungere una soluzione per il Kosovo senza il consenso serbo». «Non credo - ha aggiunto Amato - che il Kosovo riuscirà ad essere multietnico. Riuscirà ad essere monoetnico con forti enclave serbe protette». Il ministro dell'interno non crede al piccolo Kosovo Stato membro della Unione europea. «Entrambi (Serbia e Kosovo) devono capire che non possono essere completamente indipendenti. Il Kosovo è troppo piccolo per entrare in Europa». Paesi «di quella taglia ne abbiamo già, e ci bastano», ha perfino scherzato, invitando gli Stati dell'area ad associarsi sul modello del Benelux. Ma non c'era già la Jugoslavia federale - che ora tutti chiamano «Balcani occidentali» ha polemizzato l'ex ambasciatore Miodrag Lekic - che tutti, Europa compresa, hanno contribuito a devastare?
A 10 giorni dalla presentazione del rapporto sullo status finale del Kosovo da parte dell'inviato dell'Onu Martti Ahtisaari, il ministro degli esteri Massimo D'Alema - sette anni fa tra i leader della guerra «umanitaria» - ha osservato come sull'argomento ci si muove «tra diverse legittime esigenze che dobbiamo cercare di contemperare», da un lato «mettendo sul tavolo corposi incentivi per la Serbia», dall'altro «dicendo ai leader kosovari che l'indipendenza sarà con limitazioni» e che la provincia dovrà continuare a tenere conto di una presenza internazionale. «È evidente - apre D'Alema - che non c'è alcun realismo nella difesa serba della sovranità sul Kosovo, che non c'è più e in alcun modo potrebbe essere ristabilita. È un simulacro, una non realtà». Allo stesso tempo, «è difficile arrivare ad una soluzione che non sia concordata», osserva il ministro paventando un possibile veto in seno al Consiglio di sicurezza dell'Onu di qualcuno dei membri permanenti. Ieri Belgrado ha reso noto che Putin - preoccupato del «precedente» per il Caucaso - ha comunicato al premier Kostunica la volontà di «porre il veto russo» sulla risoluzione. E «il primo degli incentivi per il governo di Belgrado» potrebbe essere per D'Alema «la ripresa del negoziato per un Accordo di stabilizzazione e associazione, la cui finalizzazione sarebbe condizionata alla piena collaborazione con il Tribunale dell'Aja».
Tira una brutta aria. E ieri poi nessuno ha risposto alla domanda insistente: che fine hanno fatto migliaia di miliardi investiti dalla cooperazione internazionale in Kosovo?

Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it/)

17 gennaio 2007

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9. ANTIAMERICANISMO?

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10. IL  CUNEO

GENNAIO AMARO IN BUSTA PAGA

Il già esiguo beneficio del cuneo fiscale svapora del tutto.

A Roma un operaio perde fino a 200 euro l’anno.

Effetto governo dell’Unione: buste paga in picchiata. Sarà sgraditissima la sorpresa per molti lavoratori italiani, tra meno di due settimane, quando andranno a leggere il netto in busta. Se l’esecutivo, infatti, per difendere la finanziaria aveva preannunciato aumenti o perlomeno un pareggio, la delusione dei salariati sarà invece cocente: alcune tipologie di dipendenti - soprattutto i single e chi risiede in città come Roma - avranno addirittura uno stipendio inferiore a quello di dicembre. Si calcola ad esempio che nella capitale, a causa soprattutto delle tasse addizionali locali, si potranno perdere fino a 200 euro l’anno, per nulla compensate dall’effetto cuneo fiscale (l’abbattimento di 5 punti delle tasse sul lavoro deciso con la manovra).
L’allarme buste paga è stato lanciato ieri dal segretario nazionale della Fiom Cgil Giorgio Cremaschi, che ha elaborato un primo caso esemplare, quello di un operaio turnista con un terzo livello dei metalmeccanici. Per capirci, il tipico operaio medio della Fiat di Mirafiori: 20 mila euro lordi l’anno, che fanno circa 1200 euro netti al mese. Se portiamo questo operaio tipo, ad esempio a Roma, vedremo che a causa del recente inasprimento tributario deciso da Regione e Comune, andrà a perdere oltre 200 euro l’anno. Questo perché l’Irpef comunale è aumentato dell’0,3%, quello regionale dello 0,5%, e in più bisogna aggiungere lo 0,3% di aumento dei contributi previdenziali, deciso sempre in finanziaria per tutti i lavoratori dipendenti: risultato, un aggravio dell’1,1% su un lordo di 20 mila euro. Fanno poco più di 200 euro in meno, una bella fregatura.
Le detrazioni del cuneo fiscale compenseranno questa perdita? Poco o nulla, e comunque il vantaggio sarà di una qualche rilevanza solo per chi ha notevoli carichi familiari. Come aveva intuito il manifesto con l’ormai nota copertina «Presi per il cuneo», e come aveva sottolineato con una certa chiarezza - unico tra i big del sindacato - Luigi Angeletti della Uil («il cuneo per i lavoratori è evaporato»), per alcune tipologie di dipendenti l’effetto cuneo è talmente evanescente e minimale da andare addirittura in perdita a causa delle addizionali locali. Torniamo all’operaio-tipo da 20 mila euro annui: Cremaschi calcola che se è single, con il taglio del cuneo «guadagna» al netto rispetto al 2006 la cifretta di 75 euro l’anno. Somma spazzata via dai 200 euro di addizionali locali, e da qui l’effetto shock in busta paga: a gennaio questo operaio si ritroverà circa 10 euro in meno rispetto al dicembre 2006
  

Antonio Sciotto - manifesto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

11. FIAT MELFI

Solo gli operai possono difendere se stessi

 

Tonino Innocenti è stato licenziato dalla Sata per la sua attività sindacale, senza compromessi, al servizio dei compagni.

Donato Auria è stato tra i protagonisti della lotta dei 21 giorni e ha “costruito” Alternativa Sindacale in fabbrica.

Oggi leggiamo sulla “Voce Operaia” accuse infamanti nei loro confronti da parte della dirigenza di Alternativa Sindacale.

Tonino Innocenti un venduto. Donato Auria un traditore. Due tra i compagni più conosciuti e stimati della Sata, additati agli operai in questo modo con la calunnia e senza un fatto.

Perché? Nessuna spiegazione logica. L’unico motivo è che Donato Auria è un operaio che si è permesso di ragionare con la propria testa e Tonino Innocenti si è schierato al suo fianco. In Alternativa Sindacale il pensiero è bandito. Gli operai che si permettono di ragionare in modo indipendente devono essere espulsi, massacrati di infamie e di calunnie. In Alternativa Sindacale vale solo il “Pensiero Unico” del segretario, V. F. Rosa. Evidentemente, per questo membro della piccola borghesia per condizione sociale e per concezioni, gli operai non hanno né la capacità, né tantomeno il diritto di pensare in proprio.

Questo personaggio ha prima dirottato gli operai combattivi in un’organizzazione politica vicina al partito di un reazionario come Di Pietro, Unità Popolare, poi ha praticamente distrutto Alternativa Sindacale che ha rappresentato un tentativo importante di organizzazione operaia.

Nella sua foga distruttiva ha addirittura chiesto alla Sata di dimettere dalla RSU il delegato Ferrentino che si è schierato con Innocenti e Auria. Come se Ferrentino l’avesse eletto lui direttamente e non gli operai che l’hanno votato. Neanche la FIOM, che non difese Tonino Innocenti e non evitò che lo licenziassero, ha fatto cose del genere nei confronti dei delegati che fuoriuscirono e che in seguito dettero vita ad Alternativa Sindacale.

Dall’alto del suo “Pensiero Unico”, il segretario Rosa pontifica sulla “Voce Operaia” che: “Sono gli operai che hanno bisogno del sindacato e non il contrario”. La stessa posizione dei sindacati filo aziendali, Fismic in testa, per i quali gli operai non contano niente, ma sono solo “merce di scambio” da tenere sotto controllo quando si tratta con il padrone.

E’ una brutta esperienza, ma anche questo serve agli operai per raggiungere l’indipendenza politica e sindacale.

Impariamo la lezione: non deleghiamo più la difesa dei nostri interessi a chi per vanità o per difendere i propri privilegi è contro di noi. Organizziamoci tra operai, tra gente che vive la stessa condizione di sfruttamento, aldilà delle parrocchie sindacali. Solo così abbiamo la possibilità di difendere noi stessi.

Associazione per la Liberazione degli Operai

Sez. di Napoli       fip 16/01/07                                                                           Per contatti scrivere: Via Falck, 44  

                                                                                                                                 20099 Sesto San Giovanni (MI)

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12. FIAT AVIO

Un accordo di svendita

 

 

L’accordo del 21 dicembre 2006 rappresenta l’atto ufficiale con cui si sancisce la chiusura del reparto Revisioni, il resto sono chiacchiere per tranquillizzarci che sottovalutano la stessa portata negativa dell’accordo.

 

Quanti sono gli esuberi?

L’accordo volutamente non è chiaro su questo. A monte dei 250 dichiarati, quelli che possono partire sono molti di più, dipende dalle interpretazioni che si vorranno dare all’accordo.

Sono 90 da collocare in mobilità. A questi sono da aggiungere quelli da mettere a CIGS, che l’accordo indica in “non più di duecento”. Quindi altri 200.

60 lavoratori (sono altri?) saranno interessati da corsi di formazione con “fondi messi a disposizione dalla Regione”. 20 lavoratori saranno trasferiti “nei siti di Pomigliano e Acerra”. Questi ultimi chi sono? Sono forse sindacalisti e loro clienti delle Revisioni che saranno spostati in reparti produttivi per conservare il posto?

Un ulteriore passo dell’accordo recita: bisogna “favorire la disponibilità dei lavoratori della DRC di espletare la propria prestazione lavorativa in trasferta presso altri siti produttivi” e saranno altre partenze!

A quanti arriviamo con il conteggio? Dai 250 esuberi si può passare a 290, 350 e oltre. Ci danno i numeri per poter fare quello che vogliono!

 

La cassa integrazione.

Con la mediazione dei “politici” e l’impegno del sindacato, la procedura di “CIGS per cessazione di attività” è stata trasformata in “CIGS per riorganizzazione/riconversione di 24 mesi”. E’ un’altra presa in giro! Lo stesso accordo richiama gli “impegni presi dal governo … per il ripristino delle attività di manutenzione dello stabilimento di Brindisi”. Noi chiediamo: cosa c’entra Brindisi con Pomigliano? Tutti capiscono che se Brindisi avrà un ulteriore sviluppo, a maggior ragione la Revisione a Pomigliano è morta e sepolta.

 

Gli interinali rimangono.

E’ sembrato strano a molti come mai i ragazzi interinali sono rimasti. Qualche sindacalista si è anche vantato che l’accordo difende i giovani. Menzogne. A noi fa piacere che i ragazzi rimangano, il futuro delle lotte è nelle loro mani, ma gli interinali non sono stati toccati per due motivi:

1) Perché alla produzione, con la nuova organizzazione del lavoro che si sta attuando, serve carne fresca per gli alti ritmi che si prevedono.

2) L’azienda ha preferito togliersi dai piedi lavoratori con contratti a tempo indeterminato, ora che si è creata l’occasione. Quelli a contratto determinato, gli interinali, può espellerli sempre, ogni volta che vuole. Per togliere all’azienda questa arma e per difendere veramente i giovani bisognava e bisogna ottenere l’assunzione a tempo indeterminato degli interinali.

 

I soldi per la mobilità.

Qualcuno, pur di andarsene, vede bene la mobilità. Ma non tutto quello che luccica è oro. Con la mobilità si perdono molti soldi e dal secondo anno ancora di più (-20%), inoltre i soldi che vengono dati sotto la voce tfr sono un misero contentino.

 

Per firmare questo pessimo accordo ci sono voluti 10 RSU e 2 “esperti sindacali” Dodici parassiti che grazie alla svendita degli operai possono continuare a non lavorare. Ci serve sul serio questa gente? O è arrivato il momento di toglierci di dosso queste sanguisughe?

Associazione per la Liberazione degli Operai

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