Non ce l'ha fatta Silvio Murri, l'operaio Ilva rimasto vittima di un grave infortunio sul lavoro. Ieri mattina è morto, dopo dieci giorni di agonia nella Rianimazione dell'ospedale SS. Annunziata. Si allunga così, il tragico bilancio di incidenti nel centro siderurgico: due morti in meno di due mesi.
I familiari di Silvio Murri hanno autorizzato il prelievo di organi, conclusosi a notte inoltrata ad opera delle equipe mediche di Taranto, Torino, Siena e Lecce. Sono stati espiantati cuore, fegato, reni e cornee. Le attività sono state coordinate dall'Unità locale per le attività di prelievo e trapianto dell'Asl Ta/1, guidata dal dottor Michele Lonoce.
Proprio venerdì scorso, Fim, Fiom, Uilm, hanno effettuato uno sciopero di 24 ore sui temi della sicurezza sul lavoro.
Un'agonia di dieci giorni. Poi la morte. Non ce l'ha fatta Silvio Murri, lo sfortunato operaio Ilva di 38 anni, rimasto vittima lo scorso 21 maggio, di un grave incidente nel reparto Glt/pont.
Alle 8 di ieri mattina è intervenuta la morte cerebrale. Il trauma cranico riportato nella caduta da un'altezza di circa otto metri, lo ha stroncato. Da alcuni giorni, in seguito ad un peggioramento delle sue condizioni, l'uomo era sotto la stretta osservazione dei rianimatori del Ss. Annunziata e del Coordinamento locale per il prelievo ed il trapianto di organi dell'Asl Ta/1, presieduto dal dottor Michele Lonoce.
Alle 14 si è chiuso il periodo di “osservazione” ed è stata attivata la procedura per il consenso all'espianto. Un “sì” immediatamente accordato con grande generosità dalla moglie di Murri. Prima dell'avvio dell'operazione, è stata chiesta ed ottenuta anche l'autorizzazione del pubblico ministero di turno, Annamaria Fasano.
Sul corpo di Murri è stato effettuato un prelievo multiorgano. Il lavoro delle quattro equipe di specialisti è terminato a notte inoltrata. I medici del “Vito Fazzi” di Lecce sono intervenuti per i reni. I cardiochirurghi del policlinico “Lescotte” di Siena per il cuore e quelli de “Le Molinette” di Torino per il fegato. Le cornee sono state, invece, espiantate dagli oculisti del Ss.Annunziata di Taranto.
Un intervento complesso, per la cui riuscita fondamentale è stato il contributo dei rianimatori, della Chirurgia vascolare, del medico legale, della Neurologia dell'ospedale ionico e del servizio psicologico che fa capo al Dipartimento di salute mentale dell'Asl Ta/1.
Per Silvio Murri un epilogo drammatico, ma carico di speranza per quelle persone che torneranno a condurre una esistenza normale, grazie ai suoi organi. Un dramma umano, quello della famiglia, che si intreccia con il dramma sociale di una fabbrica per l'ennesima volta teatro di un incidente mortale.
L'infortunio è avvenuto il 21 maggio scorso nel reparto Glt/pont, nell'area Accieria uno. Murri, assunto da meno di due anni in Ilva, con la mansione di ponteggiatore, insieme ad altri due colleghi era salito sull'impalcatura alzata circa un mese fa per ripristinare un sollevatore. All'improvviso il ponteggio ha ceduto, scaraventando i tre lavoratori al suolo. Murri ha avuto la sfortuna di cadere urtando la testa, mentre gli altri due se la sono cavata con ferite lievi.
Si tratta del secondo infortunio mortale avvenuto nello stabilimento siderurgico nell'arco di due mesi mese. Un tragico bilancio che ha spinto i sindacati ad una decisa accelerazione sul versante della sicurezza che ha portato a scioperi ed incontri con la direzione aziendale.
Agitazioni culminate, venerdì scorso, ad una settimana dall'incidente, in uno sciopero di 24 ore che ha coinvolto l'intero stabilimento Ilva. Le tute verdi hanno incrociato le braccia chiedendo, attraverso Fim, Fiom, Uilm un impegno concreto dell'azienda sui temi della sicurezza in fabbrica. Uno sciopero che ha avuto il consueto strascico di polemiche sulle adesioni. Secondo i sindacati l'adesione è stata buona, ma stando alle cifre fornite dall'azienda non ha superato il 16%.
In ogni caso la morte di Murri, dopo quella di Paracolli (al Tubificio uno), ripropone in maniera urgente un capitolo rimasto a lungo aperto ed irrisolto, di fronte al quale non si può continuare a fare finta di niente.
I familiari di Silvio Murri hanno autorizzato il prelievo di organi, conclusosi a notte inoltrata ad opera delle equipe mediche di Taranto, Torino, Siena e Lecce. Sono stati espiantati cuore, fegato, reni e cornee. Le attività sono state coordinate dall'Unità locale per le attività di prelievo e trapianto dell'Asl Ta/1, guidata dal dottor Michele Lonoce.
Proprio venerdì scorso, Fim, Fiom, Uilm, hanno effettuato uno sciopero di 24 ore sui temi della sicurezza sul lavoro.
Un'agonia di dieci giorni. Poi la morte. Non ce l'ha fatta Silvio Murri, lo sfortunato operaio Ilva di 38 anni, rimasto vittima lo scorso 21 maggio, di un grave incidente nel reparto Glt/pont.
Alle 8 di ieri mattina è intervenuta la morte cerebrale. Il trauma cranico riportato nella caduta da un'altezza di circa otto metri, lo ha stroncato. Da alcuni giorni, in seguito ad un peggioramento delle sue condizioni, l'uomo era sotto la stretta osservazione dei rianimatori del Ss. Annunziata e del Coordinamento locale per il prelievo ed il trapianto di organi dell'Asl Ta/1, presieduto dal dottor Michele Lonoce.
Alle 14 si è chiuso il periodo di “osservazione” ed è stata attivata la procedura per il consenso all'espianto. Un “sì” immediatamente accordato con grande generosità dalla moglie di Murri. Prima dell'avvio dell'operazione, è stata chiesta ed ottenuta anche l'autorizzazione del pubblico ministero di turno, Annamaria Fasano.
Sul corpo di Murri è stato effettuato un prelievo multiorgano. Il lavoro delle quattro equipe di specialisti è terminato a notte inoltrata. I medici del “Vito Fazzi” di Lecce sono intervenuti per i reni. I cardiochirurghi del policlinico “Lescotte” di Siena per il cuore e quelli de “Le Molinette” di Torino per il fegato. Le cornee sono state, invece, espiantate dagli oculisti del Ss.Annunziata di Taranto.
Un intervento complesso, per la cui riuscita fondamentale è stato il contributo dei rianimatori, della Chirurgia vascolare, del medico legale, della Neurologia dell'ospedale ionico e del servizio psicologico che fa capo al Dipartimento di salute mentale dell'Asl Ta/1.
Per Silvio Murri un epilogo drammatico, ma carico di speranza per quelle persone che torneranno a condurre una esistenza normale, grazie ai suoi organi. Un dramma umano, quello della famiglia, che si intreccia con il dramma sociale di una fabbrica per l'ennesima volta teatro di un incidente mortale.
L'infortunio è avvenuto il 21 maggio scorso nel reparto Glt/pont, nell'area Accieria uno. Murri, assunto da meno di due anni in Ilva, con la mansione di ponteggiatore, insieme ad altri due colleghi era salito sull'impalcatura alzata circa un mese fa per ripristinare un sollevatore. All'improvviso il ponteggio ha ceduto, scaraventando i tre lavoratori al suolo. Murri ha avuto la sfortuna di cadere urtando la testa, mentre gli altri due se la sono cavata con ferite lievi.
Si tratta del secondo infortunio mortale avvenuto nello stabilimento siderurgico nell'arco di due mesi mese. Un tragico bilancio che ha spinto i sindacati ad una decisa accelerazione sul versante della sicurezza che ha portato a scioperi ed incontri con la direzione aziendale.
Agitazioni culminate, venerdì scorso, ad una settimana dall'incidente, in uno sciopero di 24 ore che ha coinvolto l'intero stabilimento Ilva. Le tute verdi hanno incrociato le braccia chiedendo, attraverso Fim, Fiom, Uilm un impegno concreto dell'azienda sui temi della sicurezza in fabbrica. Uno sciopero che ha avuto il consueto strascico di polemiche sulle adesioni. Secondo i sindacati l'adesione è stata buona, ma stando alle cifre fornite dall'azienda non ha superato il 16%.
In ogni caso la morte di Murri, dopo quella di Paracolli (al Tubificio uno), ripropone in maniera urgente un capitolo rimasto a lungo aperto ed irrisolto, di fronte al quale non si può continuare a fare finta di niente.