Riceviamo e volentiari pubblichiamo una lettera di un operaio della Ceva, una delle tante società del mondo Fiat, che fa un interessantissimo resoconto di uno sciopero spontaneo che per qualche ora ha bloccato la linea della produzione. Si tratta di un piccolo ma significativo episodio di lotta di classe che ha visto gli operai rompere per una volta tanto le gabbie sindacali e porsi in prima linea in difesa dei propri interessi.La rabbia accumulata in questi lunghi anni durante i quali hanno dovuto subire pesantissimi attacchi alle proprie condizioni salariali e di lavoro, con ritmi produttivi sempre crescenti, è esplosa in maniera incontrollata creando, seppur per pochissimo tempo, del panico tra i delegati sindacali e la direzione dell’azienda.Ma come giustamente si segnala nella lettera non basta lottare per difendere gli immediati interessi economici, occorre far crescere tra gli operai quella coscienza di classe capace di trasformare i singoli episodi di lotta in battaglie politiche per mettere in discussione l’intero sistema capitalistico. Ma per far questo è necessario ricostruire il partito rivoluzionario che sappia rappresentare e sintetizzare tutte le istanze provenienti dal mondo del lavoro per tradurle in tattica e strategia politica.
