[cross-postato su Longevismo
http://it.groups.yahoo.com/group/longevismo/?yguid=192100655]
Sono andato a ripescare questa vecchia thread sul resveratrolo e, in
particolare, sulla quantita' di resveratrolo necessaria ad ottenere
benefici, perche' la rivista della Life Extension Foundation (il cui
ultimo numero e' stato appena messo on-line
http://www.lef.org/magazine/mag2007/mag2007_03.html ) contiene un
articolo al proposito.
Contrariamente a quanto sembra emergere dallo studio citato nel
thread originale, cioe' che sarebbe necessario assumere l'equivalente
di 100 o piu' bottiglie di vino rosso/die (vedi sotto) la LEF
sostiene di aver condotto un esperimento (su topi) in cui l'insieme
dei geni attivati da dosi molto piu' piccole e' *simile* all'insieme
di geni attivati dalla restrizione calorica. L'articolo si chiude,
(come al solito...) con un accenno ai loro prodotti, suggerendo che
un dosaggio fra i 20 e 100mg/die sia sufficiente.
What Dose of Resveratrol Should Humans Take?
By Dr. Xi Zhao-Wilson, PhD
http://www.lef.org/magazine/mag2007/mar2007_report_resveratrol_04.htm
Ciao,
Fabio
--- In Estropico@yahoogroups.com, "Estropico" <estropico@...> ha
scritto:
>
> Che il vino rosso contenga resveratrolo e che il resveratrolo
faccia
> bene lo sappiamo. Questo studio sembra indicare che faccia
> particolarmente bene agli obesi. Ecco (qui sotto) la selezione di
> GoogleNews al proposito. Quello che non ho trovato nei media
> italiani e' che la dose usata e' stata l'equivalente di 100
(cento!)
> bottiglie di vino rosso al giorno... Da un articolo riportato su
> Sci.life-extension: http://groups.google.com/group/sci.life-
> extension/browse_thread/thread/4440584b116f16bd/c776b3b19d64e265?
> hl=en#c776b3b19d64e265
>
> Ciao,
> Fabio
>
> http://news.google.com/news?hl=it&ned=it&ie=UTF-
> 8&ncl=http://www.ilgiornale.it/a.pic1%3FID%3D130664
>
> Vino rosso: il topo obeso vive di più
> L'Unità - 5 ore fa
> Il topo mangia molti grassi. Molti più della quantità consigliata
> per rimanere in buona salute. Diventa obeso e tuttavia non si ...
>
> Il vino rosso arma anti-obesità
> il Giornale - 15 ore fa
> Il vino rosso arma contro l'obesità. Il segreto sarebbe nel
> resveratrolo, una molecola il cui effetto favorevole alla
> longevità ...
>
> MOLECOLA DEL VINO ROSSO RIDUCE I RISCHI DELL'OBESITA'
> ANSA - 1 nov 2006
> ROMA - Nel vino rosso si nasconde il segreto per contrastare gli
> effetti di una dieta scorretta, troppo ricca di grassi, e quindi le
> conseguenze del sovrappeso ...
>
> Il vino rosso combatte l'obesità
> The Instablog - 10 ore fa
> Oltre ad avere effetti benefici sulla longevità, il vino rosso ha
> anche la facoltà di combattere le conseguenze dell'obesità. ...
>
> Salute: Lo Studio, Vino Rosso 'Annienta' Danni Da
> Yahoo! Italia Notizie - 11 ore fa
> Roma, 2 nov . (Adnkronos Salute) - Vino rosso elisir di salute per
> le buone forchette. Il resveratrolo che contiene, e che è ormai ...
>
> Vino rosso riduce rischi obesita
> Studiocelentano.it - 22 ore fa
> ROMA, 1 NOV - Nel vino rosso si nasconde il segreto per contrastare
> gli effetti di una dieta scorretta e quindi le conseguenze del
> sovrappeso. ...
>
Immortali -- Francesca Fini, Italia, 2006, DV CAM, 38'
Domenica 11 marzo, ore 18.00
Cinema Gnomo Via Lanzone 30/A, Milano
Tramite la sospensione crionica dopo la morte il corpo viene preservato
a 196 gradi sotto zero, con la speranza che la tecnologia del futuro
sia in grado di riportarlo in vita e curarlo da qualsiasi male,
compresa la vecchiaia.
Il blog della regista, con trailer, etc
http://immortali-immortals.blogspot.com/
[dalla lista crionica: http://it.groups.yahoo.com/group/crionica-
ibernazione ]
Ciao,
Fabio
Ho appena scoperto (e non ancora letto) il testo della presentazione
di Vernor Vinge ad un semimario della Long Now Foundation, in cui
Vinge descrive una serie di scenari alternativi. Da qualche parte in
rete dev'esserci anche un filmato della presentazione.
What If the Singularity Does NOT Happen
http://www-rohan.sdsu.edu/faculty/vinge/longnow/
Ciao,
Fabio
Stefano Vaj ha scritto:
> Questione interessante. Due soluzioni possibili: secondo la meno
> probabile, la legge sui DiCo potrebbe inasprire il proibizionismo in
> materia di fecondazione extra-uterina, secondo la più probabile la
> "dichiarazione" resa per ottenere assistenza medica al riguardo potrebbe
> comportare qualche conseguenza in materia di "DiCo involontario"...
Bisogna dire però che il dpr 223/1989 di cui parlavo è naturalmente già in
vigore, a prescindere dai DiCo (che nella forma attuale mi sembra difficile
possano essere approvati dal Parlamento). Esso comporta un obbligo di
dichiarare ogni nuova convivenza a fini affettivi, e può quindi già oggi
costituire un ostacolo -- benché forse non insormontabile -- allo
sfruttamento del bug della l. 40 scovato da Giancarlo.
Giuseppe
-------------------------------------------
Giuseppe Regalzi
Roma
http://bioetiche.blogspot.com/
On 2/27/07, Giuseppe Regalzi <imieigruppi@...> wrote:
> Però bisogna vedere se si può eludere la dichiarazione all'ufficio di
> anagrafe di cui all'articolo 13, comma 1, lettera b), del decreto del
> Presidente della Repubblica 30 maggio 1989, n. 223, recentemente venuto
> sotto i riflettori grazie alla disgraziata legge sui DiCo...
Questione interessante. Due soluzioni possibili: secondo la meno
probabile, la legge sui DiCo potrebbe inasprire il proibizionismo in
materia di fecondazione extra-uterina, secondo la più probabile la
"dichiarazione" resa per ottenere assistenza medica al riguardo
potrebbe comportare qualche conseguenza in materia di "DiCo
involontario"...
Stefano Vaj
>> giancarlos ha scritto:
> Non essendo prescritto che la convivenza duri da un tot di tempo (potrebbe
> essere cominciata anche il giorno prima, e finire il giorno dopo), è
> quindi sufficiente una semplice dichiarazione (fittizia).
> Giuseppe:
Però bisogna vedere se si può eludere la dichiarazione all'ufficio di
anagrafe di cui all'articolo 13, comma 1, lettera b), del decreto del
Presidente della Repubblica 30 maggio 1989, n. 223, recentemente venuto
sotto i riflettori grazie alla disgraziata legge sui DiCo...
giancarlo:
Beh, in astratto, chi si organizza per una eterologa, o anche una donna
single che volesse un figlio, anche dopo i DiCo potrebbe comunque accordarsi
col donatore per formalizzare una convivenza temporanea e fittizia.. sempre
che non sia già sposata, ovviamente..
ciao,
GC
VALORI E SECOLARIZZAZIONE NEL DIRITTO PENALE
9-10 marzo 2007
Facoltà di Giurisprudenza
Aula "Bartolomeo Cipolla"
via Carlo Montanari 9 - Verona
http://www.giurisprudenza.univr.it/documenti/Iniziativa/dall/dall745327.pdf
Segnalo questo convegno per i veronesi o chi nei dintori. Io penso di
andarci. Molti sono i temi che sono stati affrontati di recente in lista..
Il termine laicità, certamente tra quelli emblematici
della modernità, è entrato da tempo anche nel
lessico dei penalisti. Con laicità del diritto penale
si contrassegnano normalmente due diverse problematiche:
da un lato, si intende evidenziare come
l'edifi cio giuridico-penale - essendo presieduto da
principi propri - si caratterizzi per l'autonomia rispetto
ai valori afferenti alle varie concezioni morali
e religiose diffuse nella società; d'altro lato, emerge
l'orientamento dell'intervento penale a valori mondani,
temporali e "terreni" con fi nalità preventive,
generali o speciali. L'orientamento dell'intervento
penale a fi nalità "laiche" di prevenzione costituisce
oggi "imperativo categorico" liberale imprescindibile
per qualsiasi sistema penale, anche internazionale.
Il concetto di laicità che appare conforme al
dettato costituzionale - in particolare al tessuto di
principi posti a tutela delle libertà, individuali e collettive
- è innanzitutto quello di garanzia e implementazione
del maggior numero possibile di interessi.
La piena consapevolezza che il pluralismo rappresenta
un valore, anziché un fattore disgregante,
impone di edifi care un assetto ordinamentale tale da
garantire la possibilità di sviluppo e di libero gioco
di tutti (ove praticabile), ovvero del maggior numero
di punti di vista. Le nuove sfi de poste dalla moderna
società laica, pluralista e multiculturale richiedono
al diritto penale di individuare beni giuridici radicati
nelle scienze empiriche, senza contrapporre un
diritto penale laico ad un diritto penale cattolico.
Diversi sono i settori in cui più immediata e diretta
sembra emergere una rilevanza giuridico-penale
dell'idea della laicità: dagli ambiti di confl itto tra
la libertà religiosa (o di professione e propaganda
ideologica) e diritti individuali, in cui il diritto penale
è chiamato a tutelare il sentimento religioso o
morale, la libertà religiosa o ideologica, agli ambiti
giuridici a caratterizzazione etica, in cui il diritto
penale deve confrontarsi con delicati temi al centro
del dibattito bioetico (procreazione medicalmente
assistita, aborto, statuto giuridico dell'embrione e
del feto, eutanasia). La convivenza delle differenti
istanze culturali, ideologiche ed etiche all'interno
della società moderna solleva le problematiche tipiche
del multiculturalismo, del pluralismo e dei limiti
di tolleranza all'interno di una società che intende
comunque tutelare i diritti inalienabili della persona
(si pensi soltanto alle attuali questioni relative
al negazionismo o alle mutilazioni genitali femminili).
Occorre allora evidenziare l'importanza di un
corretto bilanciamento tra esercizio delle libertà
fondamentali e rango degli interessi sacrifi cati. La
laicità contrassegna il diritto penale del cittadino,
orientato alla mera delimitazione delle reciproche
sfere di libertà dei cittadini, e rimanda a quei principi
della Carta Fondamentale della Repubblica che
costituiscono pilastri dell' edifi cio costituzionale e le
direttrici dell'intero ordinamento giuridico: uguaglianza,
libertà, legalità, materialità e offensività,
sussidiarietà, personalità della responsabilità penale,
rieducazione.
giancarlos ha scritto:
> Non essendo prescritto che la convivenza duri da un tot di tempo (potrebbe
> essere cominciata anche il giorno prima, e finire il giorno dopo), è
> quindi sufficiente una semplice dichiarazione (fittizia).
Però bisogna vedere se si può eludere la dichiarazione all'ufficio di
anagrafe di cui all'articolo 13, comma 1, lettera b), del decreto del
Presidente della Repubblica 30 maggio 1989, n. 223, recentemente venuto
sotto i riflettori grazie alla disgraziata legge sui DiCo...
Ciao,
Giuseppe
-------------------------------------------
Giuseppe Regalzi
Roma
http://bioetiche.blogspot.com/
La legge 40 è nata male, ed è stata scritta male. Soprattutto si pone in
contrasto con tante altre fonti normative, sia di pari livello (altre leggi
ordinarie) che sovraordinate (costituzione).
In una legge scritta male e poco coerente, è facile che ci siano dei "bug", che
possono essere sfruttati per
neutralizzare - almeno in parte - alcuni divieti.
Ad esempio, il divieto di fecondazione eterologa e per donne single.
All'art. 5 (requisiti soggettivi), si legge: "1. Fermo restando quanto
stabilito dall'articolo 4, comma 1, possono accedere alle tecniche di
procreazione medicalmente assistita coppie di maggiorenni di sesso diverso,
coniugate o conviventi, in età potenzialmente fertile, entrambi viventi."
L'impianto della legge, per essere coerente, avrebbe forse dovuto escludere
le coppie "conviventi", o almeno prevedere la dimostrazione di una certa
stabilità della convivenza. Tuttavia non l'ha fatto.
Infatti, all'art. 12, si legge: "3. Per l'accertamento dei requisiti di cui
al comma 2 il medico si avvale di una dichiarazione sottoscritta dai
soggetti richiedenti.
Non essendo prescritto che la convivenza duri da un tot di tempo (potrebbe
essere cominciata
anche il giorno prima, e finire il giorno dopo), è quindi sufficiente una
semplice dichiarazione (fittizia).
Evidentemente questa possibilità si apre solo alle persone non sposate.
ciao,
Giancarlo
[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]
Sul sito di Le Scienze:
L'illusione dell'unicità umana
http://lescienze.espresso.repubblica.it/recensione/L_illusione_dell_u
nicita_umana/1295505
Detto in una riga, il dolce sogno da cui si propone di svegliarci
l'ultimo libro di Daniel Dennett, direttore del Center of Cognitive
Studies alla Tufts University nel Massachusetts e tra i maggiori
filosofi della mente viventi, è il sogno che ci sia qualcosa, in
ognuno di noi, che nessun robot potrà mai riprodurre. Con questo
volume, che raccoglie per lo più i testi di conferenze e lezioni
tenute in giro per il mondo dalla fine degli anni novanta, Dennett
torna sul tema dello studio scientifico della coscienza 15 anni dopo
Consciousness explained (in italiano Coscienza. Che cos'è), del 1991.
Come già in quel libro (ribattezzato malignamente da qualche critico
Consciousness ignored) Dennett ribadisce, con un tono più sferzante
del solito, che non c'è proprio nessun ostacolo che impedisca di
spiegare la coscienza - la capacità che ognuno di noi ha di «sentire
se stesso» e insieme di riflettere sulle proprie percezioni, di
richiamare ricordi, di immaginare eventi mai avvenuti - come un
qualunque fenomeno biologico.
Il filosofo statunitense rifiuta da sempre di condividere il
pessimismo di molti colleghi, che vedono qui un Problema Difficile
(maiuscole di Dennett), per il quale la nostra scienza non avrebbe
strumenti adatti. Ed è particolarmente allergico all'argomento per
cui, visto che nessuno può entrare nella testa di un altro, la
coscienza non può essere studiata in terza persona come facciamo per
qualunque altro fenomeno.
No, la coscienza per Dennett non è un oggetto misterioso, non ha
niente di magico, non è pura soggettività inaccessibile
dall'esterno. Al contrario è prodotta dai neuroni come la
circolazione del sangue è prodotta dal cuore. È un fenomeno
fisiologico che si può mettere sotto il microscopio. Basta
accontentarsi di studiarne gli effetti visibili e trattare il
racconto che ognuno di noi può fare della propria coscienza come un
qualunque dato sperimentale.
La teoria di Dennett, esposta negli ultimi capitoli, è che la
coscienza sia l'equivalente, tra i neuroni, della fama. Degli
innumerevoli stimoli percettivi e rappresentazioni che continuamente
invadono il nostro cervello alcuni, in virtù della loro somiglianza
con stimoli passati o della loro importanza per la sopravvivenza,
vengono ripresi e riecheggiati da molti circuiti neuronali diversi,
e diventano «famosi» all'interno del cervello. Sono quelli gli
stimoli di cui siamo coscienti, mentre gli altri, non abbastanza
famosi, rimangono sottotraccia. Tutto qui: nessuna regia, nessun
centro incaricato di coordinare l'intera squadra dei neuroni che
possa essere considerato la «sede» della coscienza e del soggetto.
Se con questo temiamo di assomigliare troppo a dei robot,
facciamocene una ragione: sfidando quello che è un tabù per la
maggior parte dei filosofi, Dennett scrive chiaro e tondo che, se
creassimo un robot capace di fare esattamente tutto quello che
facciamo noi (elaborare gli stessi stimoli, ricordare, anticipare
eventi futuri, dire di essere cosciente) dovremmo considerarlo
cosciente proprio come noi. Ci resterebbe l'impressione che «gli
manchi qualcosa», ma sarebbe solo un'illusione. Appunto, un dolce
sogno.
Il libro è a tratti troppo concentrato sulle polemiche filosofiche,
quasi personali, che hanno contrapposto Dennett ad alcuni colleghi
dopo la pubblicazione di Consciousness Explained. Ed è penalizzato
dalla sua origine, un assemblaggio di lezioni che ritornano più
volte da angoli diversi sullo stesso argomento.
Se leggendolo avrete ogni tanto una sensazione di déjà vu (uno dei
più caratteristici effetti di coscienza, che Dennett discute
mostrando come possa essere spiegato per via fisiologica) non
temete. I vostri neuroni non c'entrano, il problema è che parti del
testo si ripetono in diversi capitoli. Ma Sweet Dreams offre
comunque una via stimolante e accessibile per avvicinarsi a un
problema che, come ha scritto recentemente « The Economist», è per
la scienza di questo inizio di XXI secolo quello che era la
relatività all'inizio del XX. Un problema che sta ancora aspettando
il suo Einstein.
di Nicola Nosengo
Sweet dreams. Illusioni filosofiche sulla coscienza, Daniel C. Dennet
Raffaello Cortina, Milano, 2006 / pp. 200 / euro 19,50
Stefano Vaj wrote:
> On 2/23/07, Guglielmo Piombini <g.piombini@...> wrote:
>
>> Può anche darsi che il clima terrestre si sia un po' riscaldato negli ultimi
>> anni, ma variazioni del genere sono già accadute in passato. Invece del
>> folle progetto di pianificare politicamente il clima da qui a cent'anni
>> (quando non
>> sappiamo neanche se prendere l'ombrello per andare al lavoro!)
>> sarebbe meglio che i governi lasciasssero le persone libere di adattarsi ai
>> cambiamenti, in modo che possano, ad esempio, inventare nuove tecnologie per
>> fronteggiare il caldo,
>> spostarsi geograficamente, impiantare nuove colture e così via.
>
> Rispondo anche al msg precedente.
>
> Continuo personalmente a non avere un'opinione precisa sull'incidenza
> della presenza umana sull'ipotizzato riscaldamento globale, ma mi pare
> un'idea singolarmente anti-transumanista che il fenomeno andrebbe
> considerato diversamente a seconda che sia "colpa" nostra o meno.
>
> D'altra parte, mi pare assolutamente che questo certamente *non* è il
> periodo più caldo che abbia conosciuto il pianeta, neppure nel periodo
> in cui era presente la nostra specie.
>
> Resta da vedere se la cosa ci piaccia o no. Se non ci piacesse, non
> vedrei nulla di male nella tentazione di manipolare il clima, e di
> sicuro non in conseguenza del fatto che potremmo fare dei disastri se
> calcolassimo male le conseguenze delle nostre scelte. Tali disastri
> non sono ovviamente impossibili, ma neppure più probabili dei disastri
> connessi a mutamenti assolutamente "naturali".
>
> Il transumanismo significa esattamente assumersi le responsabilità
> della nostra natura e di quella del mondo intorno a noi.
Clap!!! clap!!! clap!!!
Mirco
Nuovo articolo nella sezione Esodestini di Estropico:
Ecocatastrofismo. L'ecocatastrofista ha torto, ma se accetta la
soluzione nucleare gli si potrebbe anche dare ragione, di Carlo
Pelanda.
http://www.estropico.com/id297.htm
Il dato e' che gli insediamenti umani si sono adattati a una
configurazione del pianeta che non e' stabile e che questi sono
vulnerabili a variazioni ambientali estreme, piuttosto probabili.
Un'eruzione vulcanica potrebbe far durare l'inverno per decenni. Una
variazione dell'orbita potrebbe desertificare o ghiacciare tutto in
poco tempo. Come evitare catastrofi? Lo stato della tecnologia non
permette di sperare di controllare, nei prossimi secoli, la fisica
terrestre e del sistema solare. Ma promette di poter ridurre la
vulnerabilita' degli habitat alle variazioni climatiche isolandoli da
queste. In mezzo al ghiaccio o nel deserto, se climatizzata una
citta' lavora lo stesso. Il punto da cui partire allora e' che, pur
essendo risibile, l'ecocatastrofismo sollecita attenzioni utili per
avviare la strategia di artificializzazione. Facciamo un test: il
modo piu' serio per ridurre le emissioni e' quello di generare piu'
energia attraverso il nucleare e meno utilizzando gli idrocarburi.
Avere piu' energia a basso costo e' il supporto di base per ogni
sistema di ecologia artificiale (ciclo dell'acqua attraverso la
desalinizzazione; citta' totoclimatizzate, reingegnerizzazione del
territorio eccetera). Se i verdi e gli ecocatastrofisti sosterranno
la soluzione nucleare noi razionali non li sbertucceremo piu'.
Voltiamo pagina: contratto?
On 2/23/07, Guglielmo Piombini <g.piombini@...> wrote:
> Può anche darsi che il clima terrestre si sia un po' riscaldato negli ultimi
> anni, ma variazioni del genere sono già accadute in passato. Invece del
> folle progetto di pianificare politicamente il clima da qui a cent'anni
> (quando non
> sappiamo neanche se prendere l'ombrello per andare al lavoro!)
> sarebbe meglio che i governi lasciasssero le persone libere di adattarsi ai
> cambiamenti, in modo che possano, ad esempio, inventare nuove tecnologie per
> fronteggiare il caldo,
> spostarsi geograficamente, impiantare nuove colture e così via.
Rispondo anche al msg precedente.
Continuo personalmente a non avere un'opinione precisa sull'incidenza
della presenza umana sull'ipotizzato riscaldamento globale, ma mi pare
un'idea singolarmente anti-transumanista che il fenomeno andrebbe
considerato diversamente a seconda che sia "colpa" nostra o meno.
D'altra parte, mi pare assolutamente che questo certamente *non* è il
periodo più caldo che abbia conosciuto il pianeta, neppure nel periodo
in cui era presente la nostra specie.
Resta da vedere se la cosa ci piaccia o no. Se non ci piacesse, non
vedrei nulla di male nella tentazione di manipolare il clima, e di
sicuro non in conseguenza del fatto che potremmo fare dei disastri se
calcolassimo male le conseguenze delle nostre scelte. Tali disastri
non sono ovviamente impossibili, ma neppure più probabili dei disastri
connessi a mutamenti assolutamente "naturali".
Il transumanismo significa esattamente assumersi le responsabilità
della nostra natura e di quella del mondo intorno a noi.
Stefano Vaj
----- Original Message -----
From: Stefano Vaj
To: Estropico@yahoogroups.com
Sent: Thursday, February 22, 2007 8:25 PM
Subject: Re: [Estropico] Riscaldamento globale e allevamento bestiame
>Se invece andassimo verso un periodo più freddo, o al limite un'era
>glaciale come ipotizzato negli anni settanta, le conseguenze sarebbero
>inverse?
>La Groenlandia pare fosse davvero verde, non solo nella propaganda
>vichinga. L'ecosistema terrestre ne è stato danneggiato? :-/
Può anche darsi che il clima terrestre si sia un po' riscaldato negli ultimi
anni, ma variazioni del genere sono già accadute in passato. Invece del
folle progetto di pianificare politicamente il clima da qui a cent'anni
(quando non
sappiamo neanche se prendere l'ombrello per andare al lavoro!)
sarebbe meglio che i governi lasciasssero le persone libere di adattarsi ai
cambiamenti, in modo che possano, ad esempio, inventare nuove tecnologie per
fronteggiare il caldo,
spostarsi geograficamente, impiantare nuove colture e così via.
Inoltre, in genere i periodi caldi sono stati migliori per l'umanità di
quelli freddi. Alcuni sostengono che, per adesso, la temperatura leggermente
più elevata abbia dato dei vantaggi. Si legga ad esempio questo
recente articolo di Antonio Gaspari:
FINE DELL'ERA GLACIALE
di Antonio Gaspari
Tratto da Il Domenicale del 13 gennaio 2007
C'è un'unica industria che gli ecologisti, iettatori e catastrofisti, non
vogliono chiudere: quella della paura. È bastato un inverno con temperature
superiori alla media per scatenare scenari apocalittici. Le cassandre Verdi
urlano: la Terra è rovente, stiamo per entrare nell'anno più caldo del
millennio, i ghiacci si scioglieranno, i mari si solleveranno, rischiamo
l'invasione
di insetti, i campi agricoli diventeranno deserti, fame, carestie e malattie
colpiranno l'umanità. E molti sono quelli che si esercitano a prevedere
quale sarà l'anno in cui la vita scomparirà definitivamente dalla Terra
Eppure, se si ha il coraggio e la serenità di guardare la realtà senza
subire la propaganda ecologista, è facile constatare che l'inverno mite
apporta notevoli benefici alla qualità della vita e al benessere ambientale.
Un inverno meno freddo, per esempio, riduce le spese e i consumi di
combustibili utilizzati per il riscaldamento delle abitazioni e degli
edifici pubblici e privati. In termini economici la riduzione dei consumi
sta favorendo il calo del prezzo del greggio sui mercati internazionali. Dal
punto di vista ambientale, invece, il minor consumo di combustibili, riduce
le emissioni gassose e la produzione di polveri. Sul versante della sanità,
i medici sostengono che a causa della clima mite, l'influenza di stagione
per questo inverno, è stata messa fuori gioco.
Allo stesso modo non è vero che flora e fauna soffriranno per l'inverno più
mite, al contrario ne beneficeranno. Luce e calore favoriscono la vita,
freddo e buio la limitano. Con inverni più miti, i volatili appartenenti a
specie rare si fermano a svernare in Italia. Anche i trasporti beneficiano
dell'inverno mite. Meno neve, ghiaccio e nebbie rendono più sicura la guida
degli automezzi e riducono i rischi e il numero di incidenti.
In termini globali, poi, se il riscaldamento proseguirà, si può pensare di
aprire la rotta che collega l'Atlantico al Pacifico passando attraverso
l'arcipelago
artico, il mitico passaggio a Nord Est. In questo caso, i commerci tra New
York e Tokio si avvantaggeranno di 7000 chilometri in meno di viaggio, con
una enorme riduzione dei consumi di combustibile e nuove opportunità
economiche per le coste e i territori attualmente impraticabili a causa
delle bassissime temperature: le coste di Alaska, Canada, Russia, Svezia,
Finlandia, Norvegia, Danimarca, Islanda e Groenlandia, potrebbero liberarsi
in parte dai ghiacci, favorendo la vita e lo sviluppo non solo di attività
lavorative, ma anche di una rinnovata e arricchita biodiversità.
L'afa del Mesozoico
Invece, l'ideologia ecologista tratta l'aumento della temperatura come il
più catastrofico degli eventi. La storia del nostro pianeta però dimostra
altro: la vita di flora e fauna e quella dell'uomo, si è sempre sviluppata
in periodi più caldi di quello odierno. Durante il Mesozoico, (da 245 a 65
milioni di anni fa) quando la Terra era popolata dai dinosauri ed erano
sorti enormi boschi di conifere, la temperatura era di circa dieci gradi
superiore a quella odierna. L'uomo di Similaun (datato 5.500 a.C.) faceva
parte di una popolazione di cacciatori e pastori che viveva sulle Alpi a
quote comprese tra i 2-3000 metri di altitudine, vestendo abiti leggeri.
Secondo i paleontologi che hanno studiato la civiltà camuna, giunta al suo
massimo sviluppo attorno al 3000 a.C., in quel tempo il clima in Val
Canonica era subtropicale umido. Nella primavera del 218 a.C. Annibale
attraversò le Alpi con 40.000 uomini e numerosi elefanti. Non esistevano
gallerie, e di certo non c'era neve sui passi alpini. In tempi più recenti
tra l'XI e il XIV secolo si verificò un marcato ritiro dei ghiacci della
Groenlandia. La temperatura era tanto alta che era possibile coltivare la
vite persino in Inghilterra e in Norvegia.
Insomma, anche in periodi molto caldi, non si sono verificate le catastrofi
di cui oggi si paventa l'arrivo. Una grande parte della comunità scientifica
internazionale sostiene inoltre che non è affatto dimostrato che sia la
nostra civiltà con le sue attività lavorative e le emissioni di anidride
carbonica a determinare il riscaldamento del pianeta.
In un convegno che si è svolto in settembre al Royal Insititute of
Technology (KTH) di Stoccolma, ma che ha avuto meno eco delle profezie
dell'Unione
Europea, un gruppo di climatologi di fama internazionale ha stilato un
documento in cui vengono sollevati molti dubbi circa la teoria del
riscaldamento globale, indicando le linee di ricerca da seguire per
comprendere e valutare l'attuale fase. Al convegno hanno partecipato circa
120 esperti provenienti da 11 Paesi, tutti docenti di istituzioni tra le più
prestigiose del mondo,
Gli scienziati registrano che il pianeta sta vivendo dal 1860 in un periodo
relativamente mite, ma non esistono prove sufficienti per dimostrare che ciò
sia causato delle attività umane. Ricordano che tra il 1940 e il 1970 c'è
stato un raffreddamento, il che contraddice la teoria secondo cui la
temperatura cresca parallelamente all'aumento dell'anidride carbonica.
Appena 0,3 gradi di aumento
I dati disponibili mostrano che dal 1970 la temperatura media del pianeta è
cresciuta di circa 0,3 gradi centigradi, ma secondo i climatologi riuniti a
Stoccolma ciò sarebbe da imputare a fenomeni naturali e in particolare alle
variazioni dei cicli solari unite ad altri fenomeni complessi come il calore
terrestre e l'influenza degli oceani, la cui conoscenza è parziale, e che
per ora non sono stati presi in considerazione nei modelli di calcolo
normalmente utilizzati.
I sostenitori della teoria del riscaldamento globale dicono invece che la
terra abbia la febbre perché le attività umane producono troppi gas serra,
soprattutto anidride carbonica. Gli scienziati replicano sostenendo che di
tutti i gas serra la CO2 rappresenta appena il 2%. E casomai bisognerebbe
studiare l'andamento del vapore acqueo che ne rappresenta il 90%.
In ogni caso le attività umane influiscono solo per il 4% del totale
dell'anidride
carbonica emessa in atmosfera. Il 96% della CO2 è infatti di origine
naturale. Basti pensare ai vulcani. In una sola eruzione il Monte Merapi in
Indonesia ha emesso una colonna di anidride carbonica alta più di tremila
metri. E i vulcani in attività nel pianeta sono almeno 1500. Quindi se il
problema è la CO2, non è certo il contributo antropico a determinare il
clima.
Per aver un'idea delle dimensioni delle forze in campo, gli scienziati
ricordano che la terra ottiene luce e calore dal sole, una stella in
continua esplosione termonucleare, il cui raggio è più di 100 volte quello
della terrestre e la cui massa è 743 volte quella totale di tutti i pianeti
che gli girano attorno. Ogni pur piccola variazione della temperatura e
delle radiazioni del sole hanno un effetto immediato e significativo
sull'intero
sistema solare, sul sistema climatico e di regolazione della temperatura
terrestre.
Per questo motivo, gli scienziati più seri e cauti hanno affermato che le
politiche che prevedono la Carbon Tax e la riduzione delle emissioni sono
costose, inefficienti e ininfluenti sul sistema globale. Inoltre, è giusto
accennarlo, tali politiche spesso sono sostenute soltanto per motivi
ideologici e spesso nascondono non sempre limpidi fini commerciali.
> Se invece andassimo verso un periodo più freddo, o al limite un'era
>glaciale come ipotizzato negli anni settanta, le conseguenze sarebbero
>inverse?
Tenendo presente che neanche finire dentro cubetti di ghiaccio mi piacerebbe
molto, ritengo che un era glaciale abbia delle peculiarità diverse dal
riscaldamento:
1) siamo in grado di stabilire che è una cosa che si è già verificata nel
passato, e quindi nei limiti del possibile non sarebbe una conseguenza di un
intervento umano, ma un evento indipendente.
Al contrario il riscaldamento è qualcosa di nuovo e non previsto il che è molto
più seccante e/o preoccupante
2) è molto più difficile sopportare il freddo che il caldo: per raffreddare
qualcosa hai bisogno di energia che a sua volta per essere prodotta genera
calore;
a riscaldare basta poco (o cmq di meno) invece, il problema poteva esistere 1000
anni fà, ma sicuramente non oggi.
esempio banale: le serre vengo comunemente utilizzate per coltivare piante che
necessitano di più calore, ma non è affatto comune trovare serre climatizzate in
senso contrario......
detto ciò personalmente mi trovo abbastanza bene con il clima, diciamo odierno
,ma in generale 5-6 gradi di differenza nell'arco di una vita come previsto da
alcuni (ok le previsioni sono molto variabili) sarebbe veramente notevole.
e sopratutto un effetto non programmato che forse è anche peggio....
>La Groenlandia pare fosse davvero verde, non solo nella propaganda
>vichinga. L'ecosistema terrestre ne è stato danneggiato? :-/
i romani dicevano anche che in sicilia c'erano i boschi ovunque, ma le cose sono
in contrasto fra loro. utilizzare racconti orali è poco indicativo.
Stefano Vaj <stefano.vaj@...> ha scritto:
On 2/22/07, isokazi@... <isokazi@...> wrote:
>
> c)sul fatto se sia negativo o meno, da ingegnere direi che è sempre negativo
l'aumento di entropia, da abitante del mondo dico che è negativo perchè rende
vaste zone del pianete meno consone all'abitazione umana e di conseguenza causa
una riduzione della superficie in un mondo già sovrapopolato e inoltre può
indirettamente essere causa di flussi migratori che non sono mai positivi.
Se invece andassimo verso un periodo più freddo, o al limite un'era
glaciale come ipotizzato negli anni settanta, le conseguenze sarebbero
inverse?
La Groenlandia pare fosse davvero verde, non solo nella propaganda
vichinga. L'ecosistema terrestre ne è stato danneggiato? :-/
Stefano Vaj
---------------------------------
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[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]
Se ne sta parlando sulla lista Crionica-ibernazione:
http://it.groups.yahoo.com/group/crionica-ibernazione/
Sarei interessato a idee, opinioni e suggerimenti sia su questa lista
che su quella dedicata specificamente alla crionica, ma chi volesse
contribuire direttamente alla nascente "cosa" crionica e' pregato di
iscriversi alla lista crionica-ibernazione.
Ecco il messaggio che ha dato il via al tutto e la relativa thread
(gli archivi sono aperti anche ai non iscritti):
http://it.groups.yahoo.com/group/crionica-ibernazione/message/38
Visto il recente interesse (il cortometraggio "Immortali" e
l'intervista di Canale 5 http://estropico.blogspot.com/2007/02/11-
febbraio-2007-crionica-ibernazione.html) vorrei sapere se pensiate
sia giunta l'ora di mettere in piedi una Societa' Italiana per la
Crionica (o simile).
L'idea sarebbe di creare un punto di riferimento e di incontro per
tutti coloro che fossero:
- iscritti a una qualsiasi organizzazione crionica
- interessati a far parte di una rete di supporto (nazionale e/o
regionale)
- interessati alla crionica e in cerca di ulteriori informazioni
(giornalisti inclusi)
- interessati a diffondere in Italia l'idea della crionica
- interessati a cambiare la situazione legale della crionica in Italia
Io sto trasformando Estropico.com in un "portale" transumanista e nel
corso del 2007 creero' una sezione interamente dedicata alla crionica
(al momento e' inclusa nella sezione Longevita' estrema, insieme alla
life-extension: http://www.estropico.com/id117.htm). La nuova sezione
potrebbe fare da sito per la nascente organizzazione.
Agli inizi non sarebbe nemmeno indispensabile avere lo status legale
di associazione culturale o che altro.
Che ne dite?
Ciao,
Fabio
On 2/22/07, isokazi@... <isokazi@...> wrote:
>
> c)sul fatto se sia negativo o meno, da ingegnere direi che è sempre negativo
l'aumento di entropia, da abitante del mondo dico che è negativo perchè rende
vaste zone del pianete meno consone all'abitazione umana e di conseguenza causa
una riduzione della superficie in un mondo già sovrapopolato e inoltre può
indirettamente essere causa di flussi migratori che non sono mai positivi.
Se invece andassimo verso un periodo più freddo, o al limite un'era
glaciale come ipotizzato negli anni settanta, le conseguenze sarebbero
inverse?
La Groenlandia pare fosse davvero verde, non solo nella propaganda
vichinga. L'ecosistema terrestre ne è stato danneggiato? :-/
Stefano Vaj
Che un riscaldamento globale sia in atto non mi sembra neanche piu'
in discussione, i punti dolenti sono quali ne siano le cause e cosa
possiamo fare.
Al di la' di tutto questo, pero', la mia preoccupazione principale e'
che un movimento sostanzialmente anti-crescita e con forti tendenze
anti-progresso sia riuscito a sfruttare questo fenomemo a sostegno
della propria teoria "Uomo = cancro che divora il pianeta"
(semplicizzo brutalmente - lo so anch'io che ci sono anche
ambientalisti non fondamentalisti...) il che non promette nulla di
buono per un futuro estropico...
Comunque, circa le possibili cause del fenomeno, segnalo un recente
articolo del Times da un ex editore del New Scientist, secondo il
quale l'ortodossia imperante sul riscaldamento globale va' sfidata
(vedi sotto).
L'autore ricorda che si tratta di un fenomeno molto complesso e che
mentre ci sono molti esempi di riscaldamento (che ricevono molta attenzione da
giornali, etc) ci sono anche molti esempi di raffreddamento che sono visti come
non politicamente corretti e vengono quindi ignorati. Esempi: quest'inverno ci
sono state perdite da un miliardo di dollari per le gelate nei vigneti della
California; nella parte orientale dell'antartico i pinguini arrivano per metter
su famiglia nove giorni piu' tardi di quanto facessero 50 anni fa; lo strato di
ghiaccio artico e' in calo dal 1978, ma e' cresciuto dell'8% negli oceani del
sud del pianeta.
L'esperimento a cui si riferisce nel titolo ha a che fare con
l'influenza dei raggi cosmici sulla formazione di nuvole, che pare
sia stata dimostrata in un esperimento. Se confermata, tale influenza
potrebbe rendere inutili le varie iniziative anti-effetto-serra...
Ultima cosa: per coincidenza sto proprio per mettere sul sito un
articolo di Carlo Pelanda sul tema dell'ecocatastrofismo.
Ciao,
Fabio
February 11, 2007
An experiment that hints we are wrong on climate change
Nigel Calder, former editor of New Scientist, says the orthodoxy
must be challenged
http://www.timesonline.co.uk/tol/news/uk/article1363818.ece
When politicians and journalists declare that the science of global
warming is settled, they show a regrettable ignorance about how
science works. We were treated to another dose of it recently when
the experts of the Intergovernmental Panel on Climate Change issued
the Summary for Policymakers that puts the political spin on an
unfinished scientific dossier on climate change due for publication
in a few months' time. They declared that most of the rise in
temperatures since the mid-20th century is very likely due to man-
made greenhouse gases.
The small print explains "very likely" as meaning that the experts
who made the judgment felt 90% sure about it. Older readers may
recall a press conference at Harwell in 1958 when Sir John
Cockcroft, Britain's top nuclear physicist, said he was 90% certain
that his lads had achieved controlled nuclear fusion. It turned out
that he was wrong. More positively, a 10% uncertainty in any theory
is a wide open breach for any latterday Galileo or Einstein to storm
through with a better idea. That is how science really works.
Twenty years ago, climate research became politicised in favour of
one particular hypothesis, which redefined the subject as the study
of the effect of greenhouse gases. As a result, the rebellious
spirits essential for innovative and trustworthy science are greeted
with impediments to their research careers. And while the media
usually find mavericks at least entertaining, in this case they
often imagine that anyone who doubts the hypothesis of man-made
global warming must be in the pay of the oil companies. As a result,
some key discoveries in climate research go almost unreported.
Enthusiasm for the global-warming scare also ensures that heatwaves
make headlines, while contrary symptoms, such as this winter's
billion-dollar loss of Californian crops to unusual frost, are
relegated to the business pages. The early arrival of migrant birds
in spring provides colourful evidence for a recent warming of the
northern lands. But did anyone tell you that in east Antarctica the
Adélie penguins and Cape petrels are turning up at their spring
nesting sites around nine days later than they did 50 years ago?
While sea-ice has diminished in the Arctic since 1978, it has grown
by 8% in the Southern Ocean.
So one awkward question you can ask, when you're forking out those
extra taxes for climate change, is "Why is east Antarctica getting
colder?" It makes no sense at all if carbon dioxide is driving
global warming. While you're at it, you might inquire whether Gordon
Brown will give you a refund if it's confirmed that global warming
has stopped. The best measurements of global air temperatures come
from American weather satellites, and they show wobbles but no
overall change since 1999.
That levelling off is just what is expected by the chief rival
hypothesis, which says that the sun drives climate changes more
emphatically than greenhouse gases do. After becoming much more
active during the 20th century, the sun now stands at a high but
roughly level state of activity. Solar physicists warn of possible
global cooling, should the sun revert to the lazier mood it was in
during the Little Ice Age 300 years ago.
Climate history and related archeology give solid support to the
solar hypothesis. The 20th-century episode, or Modern Warming, was
just the latest in a long string of similar events produced by a
hyperactive sun, of which the last was the Medieval Warming.
The Chinese population doubled then, while in Europe the Vikings and
cathedral-builders prospered. Fascinating relics of earlier episodes
come from the Swiss Alps, with the rediscovery in 2003 of a long-
forgotten pass used intermittently whenever the world was warm.
What does the Intergovernmental Panel do with such emphatic evidence
for an alternation of warm and cold periods, linked to solar
activity and going on long before human industry was a possible
factor? Less than nothing. The 2007 Summary for Policymakers boasts
of cutting in half a very small contribution by the sun to climate
change conceded in a 2001 report.
Disdain for the sun goes with a failure by the self-appointed
greenhouse experts to keep up with inconvenient discoveries about
how the solar variations control the climate. The sun's brightness
may change too little to account for the big swings in the climate.
But more than 10 years have passed since Henrik Svensmark in
Copenhagen first pointed out a much more powerful mechanism.
He saw from compilations of weather satellite data that cloudiness
varies according to how many atomic particles are coming in from
exploded stars. More cosmic rays, more clouds. The sun's magnetic
field bats away many of the cosmic rays, and its intensification
during the 20th century meant fewer cosmic rays, fewer clouds, and a
warmer world. On the other hand the Little Ice Age was chilly
because the lazy sun let in more cosmic rays, leaving the world
cloudier and gloomier.
The only trouble with Svensmark's idea — apart from its being
politically incorrect — was that meteorologists denied that cosmic
rays could be involved in cloud formation. After long delays in
scraping together the funds for an experiment, Svensmark and his
small team at the Danish National Space Center hit the jackpot in
the summer of 2005.
In a box of air in the basement, they were able to show that
electrons set free by cosmic rays coming through the ceiling
stitched together droplets of sulphuric acid and water. These are
the building blocks for cloud condensation. But journal after
journal declined to publish their report; the discovery finally
appeared in the Proceedings of the Royal Society late last year.
Thanks to having written The Manic Sun, a book about Svensmark's
initial discovery published in 1997, I have been privileged to be on
the inside track for reporting his struggles and successes since
then. The outcome is a second book, The Chilling Stars, co-authored
by the two of us and published next week by Icon books. We are not
exaggerating, we believe, when we subtitle it "A new theory of
climate change".
Where does all that leave the impact of greenhouse gases? Their
effects are likely to be a good deal less than advertised, but
nobody can really say until the implications of the new theory of
climate change are more fully worked out.
The reappraisal starts with Antarctica, where those contradictory
temperature trends are directly predicted by Svensmark's scenario,
because the snow there is whiter than the cloud-tops. Meanwhile
humility in face of Nature's marvels seems more appropriate than
arrogant assertions that we can forecast and even control a climate
ruled by the sun and the stars.
The Chilling Stars is published by Icon. It is available for £9.89
including postage from The Sunday Times Books First on 0870 165 8585
Guglielmo Piombini wrote:
> Ho letto parecchie cose sul riscaldamento globale, e sono giunto alla
> conclusione che sia un imbroglio colossale.
io posso solo dirti che dall'estate scorsa la diga di Ceresole è bassa
come non s'è mai vista (lago secco, Orco inesistente); a Bardonecchia
niente neve tranne quella sparata, e la Dora Riparia è un rigagnolo; a
casa mia non ho messo le coperte pesanti (mai successo in 10 anni che
abito qui) per tutto l'inverno!
Per favore, il riscaldamento c'è. Se poi sia colpa dell'uomo, ok, questo
è questionabile.
E anch'io sono quasi-ingegnere e a favore del progresso!
--
Ciao, Dario il Grande (522-485 a.C.)
ho scritto un bel pò quindi sono curioso
di sentire le osservazioni in merito
e le vostre considerazioni :)
-Rmc
Non saprei. Temo che certe emissioni
gassose un qualche effetto lo abbiano.
Un qualche effetto di aumento della
varianza statistica del clima, se così
si può dire.
Un link che mi sembra informato è
http://www.realclimate.org/
Quello che però ricordo (non che sia
necessariamente riferibile al
nostro soggetto, ma è comunque
interessante storicamente)
è che alla fine degli anni '50
per studiare le 'fasce' di van Allen
(interessanti per le comunicazioni,
e in genere per cose militari)
gli US fecero esplodere delle bombone
dentro le stesse 'fasce'. Il risultato
fu che alcuni satelliti in orbita furono
danneggiati ma soprattutto che le 'fasce'
di van Allen furono orribilmente straziate
e trasformate dai residui (ioni e altro)
delle stesse esplosioni. Oggi non saprei se le
fasce esistano ancora, o come siano fatte.
Credo che oggi sia difficile trovare
qualcuno (a parte i fisici spaziali)
che abbia contezza di tutto ciò.
s.
------------
On May 1, 1958, Dr. Van Allen announced the discovery at the National
Academy of Science. He had already deduced that the particles jamming the
Geiger tubes were in trapped orbits. People everywhere were closely
following space activities, and the space race was in full swing. The
discovery was given a large amount of publicity.It was clear that a
spacecraft was needed to go up and study this new phenomenon. The preceding
fall, Nicholas Christofilos had asked "What would happen if we set a
high-altitude atomic bomb off; would it inject many trapped particles? Of
course it would. So let's try it and measure what happens". Project Argus
was conceived to do just this, and was now put in motion. Van Allen proposed
to launch a satellite with better detectors to measure, without saturation,
the trapped radiation that was already up there, and to detect the electrons
injected by the atomic bomb blasts. An explicit requirement was to launch in
time to beat the moratorium on high-altitude nuclear explosions. (All
atmospheric nuclear tests would be prohibited by the 1963 Limited Test Ban
Treaty).
Personalmente ritengo:
a) che il global warming sia un fenomeno reale e di cui si sente già
pesantemente l'effetto.
c)sul fatto se sia negativo o meno, da ingegnere direi che è sempre negativo
l'aumento di entropia, da abitante del mondo dico che è negativo perchè rende
vaste zone del pianete meno consone all'abitazione umana e di conseguenza causa
una riduzione della superficie in un mondo già sovrapopolato e inoltre può
indirettamente essere causa di flussi migratori che non sono mai positivi.
ci sono poi moltissimi altri aspetti a mio parere negativi, quali estinsione
indotta di varie specie animali e vegetali etc.
Ma la cosa secondo me più preoccupante che evidenzia sono altre 2:
1)incapacità delle società umane a qualunque forma di risposta efficace
2)questo è solo una indicazione di un trend, trend che urla/bisbiglia il
collasso dell'ecosistema terrestre.
non fraintendetemi, niente roba new-age o tipo gaia , semplicemente non ritengo
che l'ecosistema possa permettere a tante persone la sopravvivenza nelle attuali
condizioni di consumo annuale.
b) questo è uno dei punti più controverso, gli USA negheranno sempre, l'EU ha
recentemente ribadito la sua posizione opposta.
sempre molto personalmente :) ritengo che si, sia colpa della razza umana,
poichè nei sistemi caotici (quali il mondo) basta un intervento limitato per
avere una risposta considerevole.
ho scritto un bel pò quindi sono curioso di sentire le osservazioni in merito e
le vostre considerazioni :)
-Rmc
Stefano Vaj <stefano.vaj@...> ha scritto:
On 2/21/07, Estropico <estropico@...> wrote:
>
> FuturePundit si occupa del contributo di noi carnivori al
> riscaldamento globale: gli allevamenti di bestiame hanno un impatto
> piu' significativo dei trasporti, con un bel 18% di gas effetto serra
> ("9 percent of all CO2 emissions, 37 percent of methane, and 65
> percent of nitrous oxide"). Nei paesi sviluppati, dal 1970 al 2002,
> il consumo pro-capite annuo di carne e' passato da 11 a 29 kg e lo
> stesso sta ora accadendo nei paesi in via di industrializzazione...
In questa lista non mi pare però si sia mai parlato del fatto a) se il
global warming è un fenomeno reale b) se è causato dall'uomo c) se
indifferentemente dalla risposta alla questione b vada giudicato in
modo negativo.
Non ho ancora idee radicate sull'argomento e sarei curioso di sentire
le opinioni di altri iscritti, se ne hanno...
Stefano Vaj
---------------------------------
L'email della prossima generazione? Puoi averla con la nuova Yahoo! Mail
[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]
Sono andato ad una conferenza all'innovaction fair di Udine sul global warming
dove c'era un tizio che lavora all'Ipcc quelli che curano i rapporti su Kyoto
(non mi ricordo il nome). Sembra certo che:
a) il global warming è un fenomeno reale. Non ci sono dubbi la Terra si sta
mediamente riscaldando.
b) E' stata data un grado di confidenza al fatto che sia l'uomo la causa questa
volta del riscaldamento. Nel terzo rapporto si diceva che era l'uomo con
probabilità del 66%. Adesso si dice che lo è con prob. tra il 90 e il 95%. Anche
perché sono stati aggiunti altri nuovi modelli e migliorati quelli precedenti e
poi è stato fatto un modello con e senza l'immissione prodotta dall'essere umano
per vedere la cosiddetta "impronta umana".
c) Per quanto riguarda se va o no giudicato in modo negativo non ne sarei certo.
Non se ne è parlato. Anzi dalle poche cose trapelate non sembra affatto negativo
(almeno per alcuni paesi tra cui USA, Canada, ecc. che estenderanno le loro
coltivazioni). Un professore di storia che era tra il pubblico ha tentato di
dimostrare che le comparse delle grandi civiltà (Egitto, Grecia, Roma)
coincidevano con global warming e questo ha permesso uno sviluppo che altrimenti
non avrebbero avuto.
Purtroppo il pubblico era completamente ideologizzato e cloroformizzato,
composto da ambientalisti della domenica, fondamentalisti del pensiero unico,
per cui tutto doveva apparire negativo e con la mano cattiva dell'uomo che rema
contro la natura buona... e tutti si aspettano che la natura si ribellerà e
provocherà una grande catastrofe che ci saremo meritati.
Sono intervenuto dicendo che su alcune montagne i ghiacciai che si sono ritirati
hanno mostrato trincee della prima guerra mondiale... c'era forse un global
warming anche allora? E come la mettiamo con Annibale che attraversò le Alpi con
gli elefanti? Era una battuta ma anche un po' per sdrammatizzare quel senso di
antropocentrismo infantile che sogna perennemente una natura alla Mulino
Bianco...
W
----- Original Message -----
From: Stefano Vaj
To: Estropico@yahoogroups.com
Sent: Wednesday, February 21, 2007 5:04 PM
Subject: Re: [Estropico] Riscaldamento globale e allevamento bestiame
On 2/21/07, Estropico <estropico@...> wrote:
>
> FuturePundit si occupa del contributo di noi carnivori al
> riscaldamento globale: gli allevamenti di bestiame hanno un impatto
> piu' significativo dei trasporti, con un bel 18% di gas effetto serra
> ("9 percent of all CO2 emissions, 37 percent of methane, and 65
> percent of nitrous oxide"). Nei paesi sviluppati, dal 1970 al 2002,
> il consumo pro-capite annuo di carne e' passato da 11 a 29 kg e lo
> stesso sta ora accadendo nei paesi in via di industrializzazione...
In questa lista non mi pare però si sia mai parlato del fatto a) se il
global warming è un fenomeno reale b) se è causato dall'uomo c) se
indifferentemente dalla risposta alla questione b vada giudicato in
modo negativo.
Non ho ancora idee radicate sull'argomento e sarei curioso di sentire
le opinioni di altri iscritti, se ne hanno...
Stefano Vaj
[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]
Ho letto parecchie cose sul riscaldamento globale, e sono giunto alla
conclusione che sia un imbroglio colossale.
Di seguito aggiungo le considerazioni che ho scritto nella prefazione alla
traduzione italiana della "Guida politicamente scorretta alla scienza" di Tom
Bethell, che uscirà nei mesi prossimi per l'editore Rubbettino.
Saluti
--------------------------------------------------------------------------------
Il riscaldamento globale, apoteosi del dirigismo
Il pubblico raramente viene messo a conoscenza delle carenze presenti nelle
teorie scientifiche che stanno alla base di importanti decisioni di politica
pubblica.[1] Il caso più grave ricordato da Bethell è probabilmente quello del
trattato di Kyoto sulla riduzione delle emissioni che provocano il cosiddetto
effetto serra. Pochi infatti sanno che le teorie che attribuiscono a cause umane
il presunto riscaldamento globale non hanno alcun fondamento scientifico sicuro,
e che l'applicazione rigorosa di questo protocollo avrebbe delle ripercussioni
devastanti sulle economie dei paesi industrializzati.[2] Secondo una stima
dell'International Council for Capital Formation in un paese come l'Italia il
raggiungimento degli obiettivi di Kyoto potrebbe causare la perdita di oltre 200
mila posti di lavoro nel 2010, mentre il prezzo dell'elettricità potrebbe salire
del 13 per cento e quello del gas del 44 per cento. Tutto questo per far
scendere di qualche grado la temperatura nel 2100!
Le politiche climatiche proposte per fronteggiare il riscaldamento globale sono
espressione di una smisurata presunzione. In realtà non si conoscono
perfettamente tutti i fattori climatici, che interagiscono in maniera complessa
e imprevedibile; le attuali tecniche di misurazione del clima non sono
pienamente affidabili; non si sa con certezza se il riscaldamento è provocato
dalle emissioni umane o dai fattori naturali; è molto difficile prevedere le
conseguenze del cambiamento climatico, calcolare con precisione l'entità dei
danni provocati dal riscaldamento globale, e comparare i costi e i benefici
delle politiche climatiche con quelli della loro assenza; infine, è fortemente
dubbio che gli obiettivi climatici possano essere realizzati per mezzo di quei
sistemi di pianificazione politico-burocratici che hanno sempre fatto fiasco in
ogni precedente occasione.[3]
Invece di richiamare responsabilmente l'attenzione su questi limiti alle nostre
conoscenze e capacità, la comunità scientifica e il sistema mediatico si sono
messi al servizio degli obiettivi politici delle classi governanti, che mirano a
espandere le regolamentazioni e i controlli burocratici sulle attività umane
private.[4] Il metodo collaudato è quello di diffondere allarmi e previsioni
catastrofiste incontrollabili.[5] Questa strategia è stata messa in atto di
recente dal governo inglese che ha commissionato all'economista Nicholas Stern
uno studio "indipendente" sull'economia del cambiamento climatico, e dall'Unione
Europea, che nel gennaio 2007 ha pubblicato lo studio Peseta sugli effetti del
riscaldamento globale. Ben pubblicizzati dagli organi d'informazione, questi
rapporti preannunciano conseguenze apocalittiche in caso di "inazione": il
rapporto Stern prevede la perdita di oltre il 20 per cento del Pil mondiale a
causa del surriscaldamento, mentre lo studio dell'Unione Europea calcola fino a
86 mila vittime per il caldo all'anno dopo il 2071. Siamo in presenza di
previsioni semplicemente assurde, non solo per ignoranza della scienza climatica
ma anche perché poggiano su ipotesi di crescita economica, consumo energetico e
avanzamento tecnologico nella produzione di energia totalmente campate in aria:
come fanno a sapere con quale tecnologia, e a quale tasso di emissioni, sarà
prodotta l'energia tra sessant'anni?
L'uso del termine "inazione", ovviamente, è del tutto fuorviante. Per "azione"
questi rapporti intendono leggi e decreti, cioè interventi del governo che
impediscano forzosamente a miliardi di individui e di imprese private di agire
secondo il proprio giudizio. L'alternativa quindi non è tra l'azione e
l'inazione, ma tra l'azione del governo e le azioni private che il primo vuole
vietare. Stando a questi studi, tutti i problemi sarebbero risolti se la
smettessimo di agire per conto nostro e lasciassimo dirigere le nostre vite ai
governi, che con sagge e oculate politiche riconvertirebbero l'intero sistema
industriale ed energetico, salvando il mondo dalla catastrofe climatica
(probabilmente con la stesso successo raggiunto dai burocrati comunisti nel far
funzionare l'economia dei loro paesi, o dai funzionari dell'ONU nel risolvere il
problema della fame nel terzo mondo).
La campagna allarmista ha finora dato i frutti sperati, se si tiene conto che
solo i contribuenti americani versano 4 miliardi di dollari all'anno nelle
tasche degli scienziati e dei burocrati che lavorano attorno al problema del
riscaldamento globale. Che ne sarebbe dei loro budget, impieghi e avanzamenti di
carriera se risultasse che l'aumento della temperatura si deve a cause naturali
che l'uomo non può controllare? Si spiega perché alcuni di loro siano arrivati
al punto di invocare licenziamenti e processi per chi non incolpa l'uomo
dell'effetto serra![6]
Come ha osservato Carlo Stagnaro, l'esperienza ci insegna invece che gli scenari
da "fine del mondo" hanno finora distolto risorse importanti da questioni reali,
per orientare l'attenzione del pubblico su rischi che generalmente si sono
rivelati inferiori alle attese o inesistenti. In questo caso l'adozione di
strategie che rallentano lo sviluppo rischia di inasprire i problemi di oggi e
crearne di nuovi per domani, sottraendo risorse al mercato e alla produzione. È
probabile che l'inventiva umana saprà affrontare anche il mutamento del clima, e
potrà farlo meglio se ai nostri discendenti lasceremo un patrimonio di capitali
e conoscenze adeguato alle dimensioni della sfida.[7]
--------------------------------------------------------------------------------
[1] Al riguardo sono da leggere: CASCIOLI R., GASPARI A., Le bugie degli
ambientalisti. I falsi allarmismi dei movimenti ecologisti, Casale Monferrato,
Piemme, 2004, pp. 75-86; e CASCIOLI R., GASPARI A., Le bugie degli ambientalisti
2. I falsi allarmismi dei movimenti ecologisti, Casale Monferrato, Piemme, 2006,
p. 15.
[2] Un recente libro di Fred Singer e Dennis Avery conferma le considerazioni di
Bethell dimostrando, con una mole schiacciante di documentazione, che in passato
la terra ha conosciuto dei cicli di riscaldamento naturale ogni 1500 anni,
dovuti essenzialmente ai raggi solari (SINGER F., AVERY D., Unstoppable Global
Warming: Every 1,500 Years, Rowman & Littlefield, 2006). Il lieve aumento di
temperature, che secondo recenti osservazioni non riguarda solo la Terra ma
l'intero sistema solare, sta producendo in realtà effetti benefici
sull'economia, sulla sicurezza, sulla salute umana e sulla natura, come scrive
GASPARI A., «Fine dell'era glaciale», Il Domenicale, 13 gennaio 2007, p. 1.
[3] Come ha documentato anche il libro curato dall'Istituto Bruno Leoni di
OKONSKI K., STAGNARO C. (cur.), Dall'effetto serra alla pianificazione
economica. Il riscaldamento globale e il dirigismo ecologico, Soveria
Mannelli-Treviglio, Rubbettino-Leonardo Facco, 2003, con prefazione di Bjørn
Lomborg.
[4] Le classi politiche sono sempre alla ricerca di pretesti per accrescere il
proprio potere e i fondi a propria disposizione, usando delle strategie
flessibili. Poiché nessuno crede più alla necessità della gestione centralizzata
dell'economia, il potere politico ha cambiato discorso, e oggi si giustifica con
la difesa dell'ambiente. L'ecologismo non è altro che la reinvenzione dello
statalismo in un'epoca in cui non è più possibile immaginare una pianificazione
economica di stile sovietico. Coloro che vogliono dominare la vita altrui oggi
non possono ricorrere all'ideologia socialista, ma possono pretendere di
disporre delle nostre libertà in nome della natura (LOTTIERI C., «Ambientalismo
contro l'Occidente», Ideazione, n. 5, 2002, p. 114).
[5] Alcune conseguenze devastanti per l'uomo e per l'ambiente provocate dalle
menzogne degli ambientalisti sono ricordate da GASPARI A., «Se crollasse la diga
delle bufale», Il Domenicale, 3 febbraio 2007, pp. 6-7.
[6] La climatologa americana Heidi Cullen ha sostenuto che la Società americana
di meteorologia dovrebbe impedire di intervenire pubblicamente a tutti i
metereologi e climatologi che negano l'importanza del contributo umano ai
cambiamenti climatici. L'ecologista Dave Roberts sempre dagli schermi TV ha
lanciato l'idea di un "processo-stile Norimberga" per gli scettici del clima.
Sempre negli USA gruppi di ambientalisti hanno promosso cause legali per
costringere le case automobilistiche a confessare eventuali contratti o rapporti
di consulenza con scienziati "scettici". In Inghilterra il direttore esecutivo
della Royal Society of Chemistry, Richard Pike, ha chiesto che vengano
modificati i libri di scienze usati come testi scolastici, accusati di essere
troppo garantisti nei confronti degli "scettici" (PROIETTI F., «Purghe e
minacce. Arrivano gli eco-inquisitori», Libero, 28 gennaio 2007, p. 21).
[7] STAGNARO C., «Perché avere riserve su Kyoto», Aspenia, n. 35, 2006, p. 205.
----- Original Message -----
From: Stefano Vaj
To: Estropico@yahoogroups.com
Sent: Wednesday, February 21, 2007 5:04 PM
Subject: Re: [Estropico] Riscaldamento globale e allevamento bestiame
On 2/21/07, Estropico <estropico@...> wrote:
>
> FuturePundit si occupa del contributo di noi carnivori al
> riscaldamento globale: gli allevamenti di bestiame hanno un impatto
> piu' significativo dei trasporti, con un bel 18% di gas effetto serra
> ("9 percent of all CO2 emissions, 37 percent of methane, and 65
> percent of nitrous oxide"). Nei paesi sviluppati, dal 1970 al 2002,
> il consumo pro-capite annuo di carne e' passato da 11 a 29 kg e lo
> stesso sta ora accadendo nei paesi in via di industrializzazione...
In questa lista non mi pare però si sia mai parlato del fatto a) se il
global warming è un fenomeno reale b) se è causato dall'uomo c) se
indifferentemente dalla risposta alla questione b vada giudicato in
modo negativo.
Non ho ancora idee radicate sull'argomento e sarei curioso di sentire
le opinioni di altri iscritti, se ne hanno...
Stefano Vaj
[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]
Il 16 febbraio Larry Page a pronunciato un discorso al Meeting Annuale
della "American Association of the Advancement of Science"
http://pimm.wordpress.com/2007/02/20/googles-larry-page-at-the-aaas-meeting-entr\
epreneurship-in-science/
"Science has a really serious marketing problem and nobody pays
attention to that since none of the marketers work for science. If all
the growth in world is due to science and technology and no one pays
attention to you, then you have a serious marketing problem."
Come non dare ragione ad una così lapalissiana, ma trascurata, verità?
I dipartimenti scientifici delle università dovrebbero investire anche
in marketing, non solo nel loro lavoro; e così anche coloro che hanno
aziende che conducono ricerca scientifica e tecnologica avanzata.
Il problema sta nel fatto che chi non investe in marketing per
promuovere scienza e tecnica in generale ha gli stessi ritorni di chi
investe, e quindi non ha un motivo economico per investire.
Mirco
On 2/21/07, Estropico <estropico@...> wrote:
>
> FuturePundit si occupa del contributo di noi carnivori al
> riscaldamento globale: gli allevamenti di bestiame hanno un impatto
> piu' significativo dei trasporti, con un bel 18% di gas effetto serra
> ("9 percent of all CO2 emissions, 37 percent of methane, and 65
> percent of nitrous oxide"). Nei paesi sviluppati, dal 1970 al 2002,
> il consumo pro-capite annuo di carne e' passato da 11 a 29 kg e lo
> stesso sta ora accadendo nei paesi in via di industrializzazione...
In questa lista non mi pare però si sia mai parlato del fatto a) se il
global warming è un fenomeno reale b) se è causato dall'uomo c) se
indifferentemente dalla risposta alla questione b vada giudicato in
modo negativo.
Non ho ancora idee radicate sull'argomento e sarei curioso di sentire
le opinioni di altri iscritti, se ne hanno...
Stefano Vaj
FuturePundit si occupa del contributo di noi carnivori al
riscaldamento globale: gli allevamenti di bestiame hanno un impatto
piu' significativo dei trasporti, con un bel 18% di gas effetto serra
("9 percent of all CO2 emissions, 37 percent of methane, and 65
percent of nitrous oxide"). Nei paesi sviluppati, dal 1970 al 2002,
il consumo pro-capite annuo di carne e' passato da 11 a 29 kg e lo
stesso sta ora accadendo nei paesi in via di industrializzazione...
Livestock Do More Global Warming Than Transportation
http://www.futurepundit.com/archives/004088.html
Ciao,
Fabio
Salve a tutti il sig. Romanato ha ragione , ma c'è molto di più......
non dimentichiamoci chi siamo e cosa siamo e perchè siamo così.
--- In Estropico@yahoogroups.com, "domenicododaro"
<domenicododaro@...> ha scritto:
>
> Questo non lo sapevo, e se fondato, è abbastanza interessante...
>
> Mirco Romanato <painlord2k@> ha scritto:
> > Il problema della violenza giovanile è, in parte, dovuto al fatto
che
> il
> > cervello dei giovani (fino ai 23 anni) non ha ancora perfettamente
> > formato una parte che si occupa di prevedere e comprendere le
emozioni
> > altrui causate da un nostro comportamento.
> > In pratica, i giovani adolescenti non sono capaci di comprendere
se
> non
> > in modo intellettuale, le reazioni emotive al loro comportamento.
> > Per questo, si basano più su un'altra area del cervello che si
occupa
> di
> > elaborare i ricordi delle azioni osservate.
> > Il che spiega abbastanza bene come mai da giovani si tenda ad
imitare
> > stupidamente altre persone che si frequentano.
> +
>
Questo non lo sapevo, e se fondato, è abbastanza interessante...
Mirco Romanato <painlord2k@...> ha scritto:
> Il problema della violenza giovanile è, in parte, dovuto al fatto che
il
> cervello dei giovani (fino ai 23 anni) non ha ancora perfettamente
> formato una parte che si occupa di prevedere e comprendere le emozioni
> altrui causate da un nostro comportamento.
> In pratica, i giovani adolescenti non sono capaci di comprendere se
non
> in modo intellettuale, le reazioni emotive al loro comportamento.
> Per questo, si basano più su un'altra area del cervello che si occupa
di
> elaborare i ricordi delle azioni osservate.
> Il che spiega abbastanza bene come mai da giovani si tenda ad imitare
> stupidamente altre persone che si frequentano.
+