Il giovane chierico Kargad iniziò, assieme al paladino Lyrendar, ancora un
po' scosso per la nuova ustione subita, ad ispezionare attentamente il
pavimento attorno all'altare, in cerca di una minima traccia che potesse dar
loro qualche indizio sulla sorte della piccola Maria. Essi procedevano con
estrema cura, ma il polverone rendeva il compito estremamente difficoltoso;
ormai sul punto di rinunciare e portare la sua attenzione su qualcos'altro,
Kargad colse una piccola macchia che pareva di umido, vi passò un dito e la
esaminò: senza alcun dubbio si trattava di sangue, e doveva essere per forza
fresco...
Nel frattempo, Sandir aveva estratto una freccia, e con essa aveva
prudentemente saggiato il marmo dell'altare: all'oggetto non parve accadere
alcunchè, così l'elfo si decise a toccarne la punta, che era fredda al
tatto, come sempre. Vincendo i dubbi, il giovane posò la mano sul levigato
marmo nero: esso era sgradevolmente tiepido al tatto, come se si fosse
trattato di una creatura vivente, e quel contatto procurò a Sandir un
brivido lungo la spina dorsale, ed un vago senso di malessere, che cessò non
appena egli ritrasse la mano, ma non subì nessuna ustione come invece era
capitato al buon paladino.
Il tormentato Amergyn aveva osservato questi movimenti in silenzio,
combattuto interiormente, poi si era avvicinato a sua volta all'altare. Qui,
più che mai, la sensazione di familiarità era intensa. Il giovane esaminò
con la massima attenzione le figure e le rune su di esse scolpite, ma esse
continuavano ad essergli sconosciute, finchè, trepidante, l'elfo non prese
la fatidica decisione, e posò la mano sul piano dell'altare.
Immediatamente, i contorni del mondo si fecero indistinti per lui, ed il
bardo provò la sensazione di precipitare nella stessa oscurità che l'aveva
colto poche ore prima, quando si era trovato in punto di morte. Gridò, ma
dalla gola non gli uscì alcun suono, mentre un coro di mille voci spaventose
echeggiava nella sua mente: risate, richiami, il suo nome ripetuto più e più
volte... finchè una, la stessa che già aveva udito, non le sovrastò tutte.
"Sapevo che saresti venuto..." tuonò. "Vieni... unisciti a noi..." insistè
la voce sconosciuta, mentre l'elfo si sentì invadere il corpo da un'energia
mai provata prima, oltre che da una sorda, cieca rabbia... "Accetta il dono
che ti spetta di nascita..." continuò, mentre Amergyn tentava
disperatamente di opporsi, ma inutilmente... senza che il giovane potesse
fare alcunchè, il suo corpo si irrobustì, e nella sua bocca spalancata in un
muto grido crebbero zanne affilate; le belle mani affusolate si tramutarono
in artigli letali, mentre al contempo, due grandi ali membranose spuntarono
sulla sua schiena, ed un paio di corna ricurve comparvero sulla sua fronte.
"Sì... senti il potere scorrere nelle tue vene... unisciti a noi..."
continuò ad incitarlo la voce nella sua testa, mentre il giovane,
disperatamente, si aggrappò alle cose a lui più care: Mirril, la sua dea
Hanali... e forse, proprio per la benevolenza divina, l'elfo riuscì
finalmente a staccare la mano dall'altare, e fu spinto all'indietro come se
avesse preso una scossa.
Ansimando, il giovane sconvolto cadde in ginocchio, e quando rialzò lo
sguardo, i suoi occhi, ora rossi come braci, si trovarono a fissare quelli
esterrefatti dei suoi compagni...
DM Allie
NdG: Voi altri, avete visto solo Amergyn toccare l'altare e trasformarsi,
non avete udito nessuna voce ^_^