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ABRAXAS IL SIMBOLO (www.fuocosacro.com)   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #648 di 857 |
Premessa



In un lavoro precedente (Abraxas apparso nel numero 15 di Lex Aurea), ho
affrontato l'origine del mito di Abraxas, la sua nascita in ambito
esclusivamente alessandrino, e come questa divinità gnostica, la cui conoscenza
era ristretta ad un piccolo gruppo iniziatico, è riuscita a preservarsi nel
corso dei secoli, affiorando a più riprese nella tumultuosa storia
dell'esoterismo occidentale. Non è quindi intenzione di questo lavoro
ripercorrere le linee guida che sono alla base della storia di Abraxas, bensì
quello di approfondirne lo studio simbolico.





La domanda



Il presente lavoro nasce in realtà da una domanda, o meglio una constatazione,
di un mio corrispondente. Osservando una raffigurazione di Abraxas ebbe a dire:"
I serpenti al posto delle gambe, non infondono un senso di stabilità alla
figura" . Il tono di voce rivelava un misto di ammirazione e di sconcerto,
innanzi a questa figura così contraddittoria, ed avvolta dai veli del mistero e
del tempo. Posso ben comprendere lo sgomento di colui che poco avvezzo allo
gnosticismo si trova davanti Abraxas, un'immagine apparentemente composita, che
sfida e rompe la razionalità e la logica di cui siamo forgiati. Apparentemente
composita, dicevo, in quanto in realtà Abraxas sviluppa un'inquietante armonia,
dove i singoli elementi, se colti nell'insieme, non presentano nessun punto di
frattura, se non nella mente di chi osserva.... Ed è sicuramente questo
l'effetto simbolico ricercato: silenziare tramite l'orrore e l'assurdo la sfera
logica-dialettica, in modo che altro tipo di funzione e processo
percettivo-cognitivo possa emergere.



Approfondimento simbolico



L'impatto visivo di Abraxas è assurdo. Due serpenti in movimento reggono un
tronco di uomo avvolto in una corazza, le braccia agitano uno scudo e una
frusta, mentre una testa di gallo sembra sfidare il mondo intero.

La storia del simbolo ha definito tali immagini chimere, composizioni fantasiose
e perverse che creano uno stato di disagio in chi le osserva, quasi una sorta di
sovvertimento dell'ordine del reale. Ed è infatti dall'irreale, dalla terra che
sta oltre le forme che affiorano Abraxas, la Chimera, la Melusiana,
l'Ippogrifo, il Pegaso, e gli altri "capricci" della storia metafisica umana.
Dobbiamo però immediatamente precisare la definizione di irreale, in questo
contesto, ha solamente il valore di non tangibilità, o in altre parole di non
sensibile o sensoriale effetto, visto che comunque la nostra mente, il nostro
cuore, e anche le nostre viscere ne sono inesorabilmente colpite. E' su questo
"colpo effettivo" che tutto il lavoro sui simboli trova fulcro e ragione. Il
simbolo, qui non mi dilungherò, è energia concentrata nel minor segno, come la
parola di potere (mantra) è la maggior energia concentrata nel minor suono.

In Abraxas abbiamo simbolo e parola di potere, coese e indissolubili.



Abraxas ci appare come fluttuante, mentre si erge, minaccioso, su due serpenti.
Come è possibile trovare slancio, forza e possanza ergendosi senza l'ausilio di
gambe o zampe ? Sono infatti le gambe il perno attraverso il quale l'uomo si
eleva dalla polvere, ed è sempre attraverso le gambe che l'uomo trova movimento
eretto ( il potere di vincere la forza della terra, la capacità di elevarsi
verso il cielo ).

Il serpente è simbolo iniziatico universale. Lo ricordiamo nella tradizione
orientale ad indicare i cicli della manifestazione, e l'energia vitale
dell'uomo, come in quella egiziana emblema della regalità e del potere, in
numerosi culti come manifestazione dell'energia sessuale. Annotiamo anche come
nell'antichità era simbolo sia della Saggezza che proviene dal divino, sia come
il sottile male che può cogliere improvvisamente. In Abraxas sembra accogliere,
nella sua voluta indeterminatezza, tutti questi significati aggiungendovi quello
della conoscenza, che in ambito gnostico deriva dal serpente "liberatore"
dell'uomo dalla schiavitù del Eden.



Indubbiamente in ambito gnostico, l'immaginario del serpente si lega
principalmente a questi passi della genesi:



Genesi 3:1 Il serpente era la più astuta di tutte le bestie selvatiche fatte dal
Signore Dio. Egli disse alla donna: «È vero che Dio ha detto: Non dovete
mangiare di nessun albero del giardino?».

Genesi 3:2 Rispose la donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino
noi possiamo mangiare,

Genesi 3:4 Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto!

Genesi 3:13 Il Signore Dio disse alla donna: «Che hai fatto?». Rispose la donna:
«Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato».

Genesi 3:14 Allora il Signore Dio disse al serpente:

«Poiché tu hai fatto questo, sii tu maledetto più di tutto il bestiame e più di
tutte le bestie selvatiche; sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai per
tutti i giorni della tua vita.





In numerose scuole gnostiche, ed Abraxas non finiremo mai di ricordarlo
afferisce a tale patrimonio iniziatico, abbiamo un rovesciamento della gerarchia
dei "valori cosmogonici, morali e sociali". Rovesciamento determinato dalla
convenzione che la manifestazione tutta, sia null'altro che un errore ad opera
di una potenza intermedia ( Il demiurgo identificato nel Dio dell'Antico
Testamento ), ed è quindi dal serpente, che si pone arrotolato all'Albero della
Vita fra Adamo ed Eva, che trova inizio e fine la libera condizione umana nella
speculazione gnostica.

Quindi se nella nascente teologica cristiana-romana e cristiana-ellenica, legata
a dogmatismi e alla sfera della legge, il serpente viene legato
indissolubilmente al maligno tentatore dell'ordine edenico, trova collocazione
nell'immaginario gnostico come salvatore dell'uomo dalla prigionia demiurgica.

Non è forse il serpente la più infida delle creature, in virtù del suo strano
muoversi, del suo essere privo di zampe, dei suoi movimenti repentini, del
freddo del suo corpo, e del pericolo mortale del veleno ? Il serpente è da
sempre un animale legato alla notte e alla terra, un animale che incute maggior
timore di qualsiasi altro, in quanto incarna la diversità dall'uomo e dal regno
animale. Sulla terra striscia e si nasconde, ed è durante la notte, mentre
dormiamo, che maggiormente temiamo la sua aggressione. In ambito magico la forma
serpente rappresenta un'ente che proviene da un altro piano manifestativo,
portatore di una velenosa conoscenza, che "uccide" l'indegno, l'impuro, ed
elargisce dono-potere al meritevole.

Nella cosmogonia egizia il serpente è colui che striscia fuori da Nu ( l'Abisso
egizio ), cristallizzandosi nella Monade Solare, da cui tutto ebbe inizio. Il
serpente è quindi un'intelligenza che proviene da "altro", da un non luogo, in
quanto non posto su questo piano fenometico. Un'intelligenza istintiva, non
mediata da nessuna ragione o remora, volta a creare o distruggere senza
compromesso: rappresentando al contempo sia la Bestia, sia la la conoscenza
della Bestia.







Il tronco è umano è avvolto in una corazza, posto fra i serpenti e il gallo
sembra come sperduto. Essa è un simbolo di guerra e di protezione. Essa avvolge
il corpo del soldato, donando sicurezza, e permettendo che ogni fibra del suo
essere sia protesa a colpire l'avversario. Indubbiamente la corazza, unita allo
scudo e all'arco o alla frusta ( che spesso accompagnano Abraxas, come simboli
di potere effettivo e personale ), richiama ad una lotta in corso o avvenire. E'
Abraxas un simbolo di movimento di cambiamento, di effetto non mediato da causa
precedente, ed è quindi effetto e causa, e come senza ipocrisia sappiamo ogni
cambiamento è un atto di volontà, che rompe una quiete precedente. Questo ci
suggerisce Abraxas, questo e non solo. Sorge adesso la lecita domanda di quale
volontà stiamo parlando, e la risposta va ricercata nel cuore, in questo muscolo
involontario da sempre indicato come fulcro della vita fisica e spirituale
dell'uomo, sede dell'anima: del vettore attraverso il quale muoverci fra i piani
grossolani e sottile. I serpenti, duplici, al plesso solare, il tronco umano e
l'armatura al plesso cardiaco, mentre la testa di gallo nella zona
intracigliare. Come ad indicare chiaramente che la le armi ( scudo e flagello )
devono essere sorrette dalla forza atavica del serpente, dal pensiero superiore
del gallo e dalla volontà pura del cuore: dalla purezza che in esso alberga e da
esso si manifesta. I due serpenti contrapposti, che tirano la figura in due
direzioni opposte, sono si simbolo di movimento, ma potenziale, ed è quindi
solamente dalle braccia e dagli utensili che sollevano le uniche possibilità di
sicura azione. E' nel cuore ciò che è in alto ( intelletto ) e ciò che è in
basso ( atavismo ), che avviene la sintesi suprema. Un apparato che deve essere
protetto da ogni intromissione, da ogni intrusione esterna ed estrema.
L'armatura isola il guerriero dal mondo esterno, preservando gli organi dai
colpi, quindi il simbolo dell'armatura indica la capacità di isolamento e
preservazione spirituale dalla caducità delle cose. Al contempo il sostituire
alla carne ( in se e per se caduca ), lo scintillante metallo, è indicativo di
una , in una fulgente ed immodificabile spiritualizzazione della stessa. Quindi
questo tronco, avvolto in una corazza, non è il tronco dell'uomo avvolto nelle
luci e nelle tenebre del creato, ma dell'uomo antico, imperituro e
inattaccabile. Non siamo quindi posti, noi, sulla vetta di un'evoluzione, ma
nella fase discendente di un'involuzione spirituale, o nella migliore delle
ipotesi alcuni stanno lentamente rialzando lo sguardo verso il cielo.



Come testa un gallo, ad indicare quindi l'origine e la valenza solare della
sede del pensiero e dell'intelletto. Il Gallo all'alba del chiaror di luce,
canta annunziando alle menti, ai cuori e alle anime ancora avvolte nel sudario
della notte dell'ignoranza, il sorgere del Sole ad Oriente. Ed innanzi a tale
astro luminoso che nessuna ombra potrà dilatare, confondere, sfumare ciò che si
è, o ciò che potevamo essere. Il Gallo è un testimone che avverte del
sopraggiungere dell'inevitabile, offrendo un ultimo momento ( ma quanto può
durare un momento ? ) per il catarchico cambiamento.

E' il gallo un incompiuto, un uccello che ha perso l'attitudine al volo, sospeso
fra la terra che lo trattiene a se, e il cielo che lo richiama a se. Testimone
di ciò che era, di ciò che passa, e di ciò che giunge al levarsi del Sole: di
una rinascita spirituale attraverso l'azione e l'esercizio dell'attenzione.

Ricordiamo Platone nel Timeo:" La Testa umana è l'immagine del mondo". Ciò a mio
avviso, in quanto è nella testa, nel locus psichico, che è possibile racchiudere
l'universo interno, e le varie oscillazioni dello stesso. Nei fatti la testa
magica, la luce astrale, non si deve disperdere nell'infinito, ma raccogliere (
per quanto impossibile sotto il profilo logico ), l'infinito in essa.

Lo gnosticismo alessandrino, colto e complesso rispetto a quello di matrice
iranica ( poetico ), si propone spesso con precise e ardite costruzioni
cosmogoniche, dando l'illusione al lettore, al profano, di poter quasi con la
logica, e la mera enumerazione, di poter cogliere il mistero divino (che è poi
specchio del mistero dell'uomo), illudendolo di essere giunto alla soglia del
Temp(i)o . Appena però il profano è giunto quasi a sfiorare i lembi della veste
divina, viene frustrato e abbattuto, attraverso il monito che l'Ineffabile è
avvolto dal Silenzio e dall'Abisso ( il Silenzio della Mente, l'Abisso che
separa il conscio dall'inconscio). Quasi a suggerire nei fatti che è quindi
necessario un balzo, un mostruoso perdersi della nostra dimensione umana, legata
a pesi e misure ( tanto indicativi della degenerescenza spirituale, se rinvenuti
in ambito esoterico ).

Ecco quindi la testa di gallo, come mostruosa abdicazione finale della ragione,
a favore del potere dell'immaginazione, non quindi una testa di Mostro, ma una
Testa centro di emanazione, del fulcro della capacità di essere Altro.



Conclusioni



Ecco quindi Abraxas che appare come composizione, non mediata, non diluita,
manifesta in tutta la sua potenza della Triade che compone l'Ente Superiore, a
cui l'uomo gnostico è proteso. I serpenti (due, in quanto il serpente è vita e
morte, in eterno divenire nel suo ipnotico movimento ) al plesso solare, ad
indicare la potenza tellurica degli atavismi. La corazza, lo scudo e le armi, al
plesso cardiaco, indicando la protezione e la volontà, insite nel cuore, come
espressione dell'azione creativa. Il gallo nella zona volitiva emblema del
pensiero astrale.



Il simbolo di Abraxas calato su di un piano razionale e dialettico, rappresenta
un elemento e un momento ( quindi Ente ) di rottura. Capace di lasciare
interdetto l'osservatore, che seppur non cogliendo prontamente l'essenza dello
stesso, ne intuisce la non riconducibilità e riducibilità a schemi ordinari.
Perchè mai dovrebbero i serpenti di Abraxas donare stabilità nell'interlocutore
? Essi sicuramente non furono fatti per dare movimento sulla terra, non
appartenendo Abraxas a questo piano della manifestazione. Giova sempre ricordare
come nella scuola basilidiana esso regna sull'ultimo dei 365 cieli, ed in
un'espressione piramidale ,e posto al vertice ( lo zero che diviene 1 ), della
manifestazione stessa. Abraxas sembra emergere, ed emerge, da una regione
profonda ed oscura, dove archetipi (gallo) ed agiti (serpenti) sembrano danzare
assieme, incarnandosi nel cuore dell'uomo. Ed è sicuramente più dal cuore, che
non dalla testa, o dalle viscere, che è necessario intraprendere il cammino di
conoscenza e coscienza di Abraxas.

E' nel cuore dell'uomo stesso, sotto la maschera delle apparenze, della
personalità, e di quanto manifestato e mediato all'esterno, che il simbolo di
Abraxas pulsa violentemente: è nel cuore dell'uomo che slegati da ogni principio
fisico, ideali superiori di perfezione ed armonia e le forze telluriche
primordiali sono di due cose, una cosa sola: effetto senza causa.


[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]






Sab 7 Ott 2006 4:13 pm

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MilleNomi
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7 Ott 2006
4:43 pm
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