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ABRAXAS (www.fuocosacro.com)   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #649 di 857 |
"l'uccello combatte per uscire dall'uovo. L'uovo è il mondo. Chi vuole nascere
deve distruggere il mondo. L'uccello vola a dio. Il nome del dio è Abraxas " -

Herman Hesse, Demian



Introduzione



Come un fiume carsico che emerge più volte durante il suo corso verso il mare,
affiorando agli occhi di ignari, occasionali, o ignoranti osservatori, così
Abraxas da quasi duemila anni emerge continuamente nello spazio esoterico, da un
lato irridendo coloro che hanno cercato di sopprimerlo attraverso il rogo e
l'ostracismo, e dall'altro lasciando stupiti o istupiditi coloro che sono
avvezzi a considerare i simboli esoterici come pezzi intercambiabili di un unico
puzzle.

Troviamo l'incisione della parola Abraxas e della fantastica figura che lo
rappresenta su pietre, gemme, manoscritti e sigilli. Gnostici, Vescovi, Priori
Templari, cabbalisti, massoni e occultisti si sono fregiati di tale sigillo, o
strumento: chi per il riconoscimento, chi per l'operatività, e chi per entrambe.

Giova sempre ricordare come in alcune messe che traggono libera ispirazione
dallo gnosticismo alessandrino, spesso Abraxas viene invocato affinchè offra
conoscenza e grazia ai fedeli.

Ancora alcuni vogliono che la parola magica ABRACADRABA, altro non sia che una
particolare trascrizione di Abraxas. La rinveniamo per la prima volta nel Liber
medicinalis ( secondo terzo secolo ), ad opera di Sereno Damonico, medico
gnostico discepolo di Basilide. Suggerendo quindi una etimologia non ebraica
della parola magica in oggetto, vista l'ostilità verso il patrimonio spirituale
e religioso ebraico, considerati espressione demiurgica, di Basilide.



Inquadramento gnostico



Come anticipato l'ambito gnostico da cui è emerso Abraxas è riconducibile a
Basilide, maestro alessandrino del primo secolo dopo cristo ( ancora una volta è
da notare la coincidenza temporale assoluta fra cristianesimo religioso e
cristianesimo gnostico, suggerendo quanto meno la compresenza di almeno due o
tre radici cristiane ), la cui scuola, a carattere iniziatico, ebbe un'ampia
diffusione in tutto il bacino del mediterraneo.
Alcuni brevi cenni alla gnosi basilidiana, rimando ad altre trattazioni più
specifiche in materia, sono il dualismo fra spirito e materia, la creazione di
questo mondo da parte di un Demiurgo coincidente con il Dio ebraico, la presenza
di 365 cieli che sovrastano questo nostro mondo, e che devono essere risaliti,
attraverso adeguate parole di passo, per poter giungere alla liberazione.

Sul Trono del cielo più alto siede Abraxas, associando ad ogni lettera ( in
greco ), un numero ( A=1, B=2, R=100,A=1,X=60,A=1,S=200 ) otteniamo 365.
Ovviamente ci riferiamo quindi ai giorni dell'anno solare, in un ciclo di
vita-crescita-morte-rinascita nel quale l'influenza divina si dispiega, e dal
quale l'uomo gnostico si deve sottrarre. Abraxas è quindi colui che regge
l'ultimo dei cieli, quello più alto, dove lo spirito è oramai liberato
dall'influenza della materia, e si connatura come Divinità Solare ( è il simbolo
del Sole che contraddistingue l'ultimo cielo), al pari di Mitrha ed Horus, in un
ciclo di compimento che vede l'uomo unico protagonista, e la meccanica natura
come antagonista. Si vuole che le lettere che compongono il nome di Abraxas
siano la radice del nome dei sette angeli che hanno creato il mondo, oppure che
il nome di questa divinità gnostica altro non sia che quello divino dispiegato.
Sono invece sicuramente fantasiosi, o frutto di pochezza culturale, i tentativi
cabbalistici di associare Abraxas ad Abramo (Abraham ), purtroppo, per loro, la
natura fortemente antiebraica della gnosi Basilidiana, la connaturazione solare
e spirituale di Abraxas, mal si conciliano con l'ibrido spirituale Abramo,
legato alla terra, al desidero e alla dualità conflittuale ( Isacco ed Ismael ),
ma come ben sappiamo di forzatura in forzatura tutto può essere piegato a
piacimento.

Sempre in ambito cabbalistico, e ancora ciò va preso con estremo beneficio di
inventario in quanto non si accorda alla radice gnostica basilidiana, si vuole
che le prime tre iniziali di ABRAXAS, indicassero le tre parole ebraiche Ab
(Padre), Ben (Figlio) Ruach (Spirito), raccogliendo quindi in tale divinità
l'origine della trina manifestazione divina. Per i lettori che non si lasciano
trascinare dalle infatuazioni sincretistiche, apparirà macchinosa come per
giungere a tale convergenza, sia necessario traslitterare le lettere ebraiche in
greco, addentrandosi in un gioco intellettuale da cui è possibile trarre ogni
risultanza.

Quello che sicuramente possiamo affermare, è come il supremo sette (uno degli
attributi di Abraxas, in relazione ai sette angeli/eoni emanati, il quali hanno
formato il mondo e i cieli ), può essere considerato la suprema Mente, da cui è
scaturita ogni creazione. La mente dove per immota casualità, o per mota
causalità, ha preso forma un'idea, trovando in essa germe di sostanza ogni duale
attributo, in quanto separata dall'oceano quintessenziale in cui si trovava
indistintamente immersa.



Il profilo simbolico di Abraxas



Abraxas appare come una figura fantastica dalla testa di gallo, il tronco di
uomo, e due serpenti come gambe. In alcuni sigilli lo ritroviamo armato di
frusta, in altri di arco, e quasi sempre provvisto di scudo. Un essere quindi
fantastico, frutto di un'ardita composizione simbolica, che ricorda altri esseri
legati al sacro e al mondo mitologico ( Melusina, Ippogrifo, Chimera, ecc... )

Tali rappresentazione altro non sono che la traslazione su di un piano
immaginifico di un vettore, o veicolo, che unisce il mondo dei fenomeni umano al
mondo spirituale, in altri termini una raffigurazione dinamica di un concetto
non afferrabile nella sua interezza, attraverso il pensiero dialettico
razionale. Vi è un termine psicopombo che forse può aiutarci a comprendere il
significato di questo Immaginario, un termine che indica degli animali in grado
di traghettare l'uomo conscio, verso le profondità dell'uomo inconscio, a tale
genere di rappresentazione afferisce Abraxas ? Oppure è egli stesso l'inconscio
manifesto ?



La testa di Abraxas è quella di un gallo, simbolicamente questo animale è legato
al mattino, e al Sole. Esso rappresenta la vigilanza, l'attenzione, e nel
cristianesimo esoterico la resurrezione. Il gallo è quindi colui che saluta il
Primo Sole, che emerge dalle tenebre, ad indicare quindi la volontà protesa
verso lo Spirito occultato, ma possiamo anche leggervi l'annuncio della venuta
del Cristo, e del cambiamento fra una fase di ignoranza (notte), ad una fase di
conoscenza (giorno). Al canto del gallo non sta bene farsi trovare ancora
immersi nel sonno della ragione, per non rischiare come San Pietro, che il
torpore e l'inebriamento delle emozioni ci conducano a testimoniare il falso, su
ciò che in realtà siamo, o dovremmo essere.



Le gambe rappresentano l'elevazione e la possanza: il fondamento su cui si regge
tutta l'opera umana. Esse sono, per ovvia constatazione, il basamento o
piedistallo necessario, per elevarsi e tendere al cielo, se salde a terra
permettono all'uomo di protendersi verso l'alto, è attraverso di esse che
traiamo forza dall'elemento terra, ma che subiamo anche la forza dell'elemento
aria.

In Abraxas le game sono sostituite da due corpi di serpente. Un simbolo questo
che ritroviamo in innumerevoli culture iniziatiche, rappresentante sia l'energia
nella sua forma pura, senza condizionamenti ne indirizzo, nella bivalenza di
cura e di morte, ma anche una conoscenza arcana, profonda ed abissale. E' utile
ricordare come nell'immaginario gnostico il serpente rappresenti oltre alla
primitiva e superiore conoscenza sul bene e sul male, capace di liberare l'uomo
dalla d'orata prigionia demiurgica nel Paradiso Terreste, anche la potenza
sessuale al suo stato primordiale. E' infatti attraverso il bionomio
sesso-conoscenza, che lo gnostico comprende la genesi, e fonda la propria opera.



La frusta è antico simbolo egizio di potere, di dominazione, di punizione,
legato a divinità del tempo, nell'Antica Roma la frusta era appesa ai carri di
trionfo, mentre il Grecia era simbolo dei Dioscuri. La frusta riassume in se lo
scettro ( potere ) e il cappio ( punizione ). L'associazione scudo frusta,
indica la completezza di Abraxas in grado di dispiegare il proprio supremo
potere, ed immune ad ogni altro potere.



Il sette, come le lettere che ne compongono il nome, è il numero fondamentale
che regola la manifestazione ( sette i colori, sette le note, sette i giorni
della settimana, sette i vizi, sette le doti, le direzioni, ecc... ). Il sette è
l'incontro fra il 4 ( gli elementi ), e il 3 ( numero delle tre forze: positiva,
negativa, e neutra, ma anche del divino ), la geometria esoterica ci suggerisce
che la comunione fra il quadrato e il triangolo, frutta il pentagono ( l'uomo
realizzato ).



Possiamo vedere anche i tre elementi zoologici che compongono Abraxas (
serpenti, tronco umano, e testa di gallo ), come la necessaria cooperazione fra
l'elemento inconscio-atavico ( la forza sessuale del serpente nella sua duplice
natura di elevazione ed abbattimento ), l'elemento conscio-razionale ( il corpo
umano e l'ordine con cui sostiene gli strumenti di dominio e difesa ), e
l'istanza divina solare che armonizza, trasmuta ed eleva gli elementi inferiori,
ma necessari.





Abraxas e C.G. Jung



Uno degli aspetti meno conosciuto del pensatore C.G.Jung è la sua passione
innata per il simbolismo e l'immaginifico, che spesso si estrinsecava attraverso
il perseguimento di pratiche sicuramente poco ortodosse per il mondo scientifico
ed accademico di allora, come di oggi.



Pratiche che potremmo definire oscillanti fra la medianicità, il sogno lucido, e
l'evocazione, e che nel 1916 diedero frutto nel libro i Septem Sermones ad
Mortuos, stampato e diffuso privatamente da Jung, alla cerchia ristretta di
conoscenti. Lo stesso studioso narra come tale opera è nata di getto, attraverso
la scrittura automatica, in uno stato di trance dove Jung si identifica con
Basilide. Questo stato di possessione è preceduto da fenomeni paranormali che
investano la casa e i figli dell'analista: presenze spiritiche, trilli di
campanello, sogni inquietanti, che hanno esatto termine, nel momento in cui
Basilide-Jung inizia a scrivere. Facile intravedere in questi fenomeni
un'incursione ( evocazione ) nella nostra dimensione, di istanze ataviche o di
vere e propri fenomeni psichici, o forse più semplicemente, ma non meno
inquietante per l'uomo razionale, dell'affioramento dell'inconscio, o porzioni
inconscie, sul piano manifesto.



Senza volere commentare i sette sermoni, che già varrebbe un lungo lavoro,
propongo i passi dove si parla di Abraxas, in modo da meglio chiarire la
collocazione di questa chimera nel pensiero di Jung-Basilide.



L'effettività li unisce. Quindi l'effettività è al di sopra di loro ed è un Dio
sopra Dio, poiché nel suo effetto unisce pienezza e vuotezza.
Questo è un Dio che voi non avete conosciuto, perché gli uomini lo hanno
dimenticato. Noi lo chiamiamo col nome suo ABRAXAS. Esso è più indistinto ancora
di Dio e del demonio.
Per distinguere Dio da lui, chiamiamo Dio Helios o sole.
Abraxas è effetto. Niente gli sta opposto se non l'ineffettivo; perciò la sua
natura effettiva si
dispiega liberamente. L'inefettivo non è, e non resiste. Abraxas sta al di sopra
del sole e al dì sopra del demonio. E' probabilità improbabile, realtà irreale.
Se il pleroma avesse un essere, Abraxas sarebbe la sua manifestazione.



Il sole ha un effetto definito, e così pure II demonio. E quindi ci appaiono
molto più effettivi
di Abraxas che è indefinito. E' forza, durata, mutamento

"Ma Abraxas pronuncia la parola santificata e maledetta che è vita e morte
insieme. Abraxas genera verità e menzogna, bene e male, luce e tenebra, nella
stessa parola e nello stesso atto. Perciò Abraxas è terribile. E' splendido come
il leone nell'attimo in cui abbatte la preda. E' bello come un giorno di
primavera. Si, è il grande Pan in persona e anche il piccolo. E' Priapo.
E' il mostro del mondo sotterraneo, un polipo dalle mille braccia, nodo
intricato di serpenti alati, frenesia. E' l'ermafrodito del primissimo inizio.
E' il signore dei rospi e delle rane che vivono nell'acqua e calpestano la
terra, che cantano in coro a mezzogiorno e a mezzanotte. E' la pienezza che si
unisce col vuoto. E' il santo accoppiamento, E' l'amore e il suo assassinio, E'
il santo e il suo traditore, E' la luce più splendente del giorno e la notte più
oscura della follia, Vederlo significa cecità, Conoscerlo è malattia, Adorarlo è
morte, Temerlo è saggezza, ..." ( C.G. Jung )



"Abraxas è il Dio duro a conoscere. Il suo potere è il più grande perché l'uomo
non lo vede. Del sole egli vede il summum bonum, del demonio l'infimum malum; ma
di Abraxas la VITA, indefinita sotto tutti gli aspetti, che è la madre del bene
e del male..Duplice è il potere di Abraxas. Ma voi non lo vedete, perché ai
vostri occhi gli opposti in conflitto di questo potere si annullano.Ogni cosa
che chiedete supplicando al Dio sole genera un atto del demonio. Ogni cosa che
create col Dio sole dà al demonio il potere di agire. Questo è il terribile
Abraxas."" .

Jung propone quindi un Abraxas come la causa prima di ogni manifestazione, e al
contempo come materia informe, prima di ogni ordine e forma, almeno nel senso
percepito e percepibile dall'umana ragione. Un elemento ( nel senso di
elementare ed inscindibile ) dove pensiero, volontà, e oggetto di essi, trovano
coesistenza in una completa comunione, non spiegabile attraverso altro che
simboli.

Abraxas, in Jung-Basilide, è posto ben oltre il mondo tridimensionale dei
fenomeni, esso è la radice del tutto, e di ogni dualità, in quanto il tutto
altro non è che un aspetto scisso o percepito del suo dinamismo.



Curiosità Templare



Non sono molti i sigilli templari che sono giunti a noi, attraversando le pieghe
del tempo. Molti sono stati distrutti, o semplicemente perduti, successivamente
alla sospensione dell' Ordine da parte del Papa Clemente V.

Uno dei sigilli superstiti porta inciso la sagoma di Abraxas, prendendone quindi
il nome, o in alternativa quello di "Gemma Gnostica". Storicamente viene fatto
risalire al Precettore di Francia Andre' de Coloors, 1215 circa, riportante il
motto: "SECRETUM TEMPLI". Il "dio gnostico" di Basilide lo ritroviamo anche sui
sigilli appartenuti a Luigi VII, da Margherita di Fiandra, con la frase incisa
Sigillum Secreti, dall' dai Vescovi di Canterbury e di Chichester, e da altri
prelati. Tutti questi sigilli hanno una collocazione temporale che non pare
superi i primo due decenni del 1200.

Possiamo avanzare due lecite ipotesi, attorno al perché Abraxas apparisse in
sigilli ufficiali di Vescovi, Arcivescovi, Priori di un ordine monastico, e
nobili.

La prima è come una certa conoscenza simbolica gnostica, fosse diffusa in un
modo maggiore di quanto solitamente si pensa, e come anche strati della Chiesa
Cattolica, antagonista millenaria dello gnosticismo, fossero permiabili ad essa.
Ciò non significa necessariamente che vi fosse un corpo unico di conoscenza o
una elitaria comunità cristiana esoterica, ma solamente che elementi gnostici
decontestualizzati erano utilizzati da persone che provenivano da una tradizione
ad essi avversa.

La seconda ipotesi che dobbiamo prendere in considerazione, è come una
fratellanza gnostica basilidiana fosse presente in tale periodo, e raccogliesse
al suo interno anche elementi rilevanti della Chiesa Cattolica, indicando come
lo gnosticismo sia sopravvissuto nei secoli proprio occultandosi nella viva
carne del suo persecutore.

Oppure che è la gnosi l'ultimo ed estremo segreto, che alcuni occultano
attraverso l'ortodossia e i dogmi.



La pratica con Abraxas, riflessioni volutamente incompiute



Come colui che si trova all'ombra profonda di una stanza, immerso nella folla, e
intravede dai contorni di una porta il filtrare di una luce. Decide di elevarsi
e camminare sulla teste urlanti, piuttosto che impegnarsi in spinte, e
pressioni.

Giunto alla porta, aperta e varcatone il passo, si trova in un altro spazio
anch'esso buio, ma di una luce nera diversa, e vuoto.

Fino al giungere estremo di una voce, che lo accompagna la dove dei fenomeni vi
è la radice, per poi all'improvviso precipitare nuovamente nella prima delle
stanze.

Interrogandosi se ciò che è accaduto, sia frutto di pazzia, ma volonteroso
l'indomani notte nell'ora di mezzo, a volgere ancora una volta il proprio
cammino la dove la coda si confonde con la testa.



Un'onda fredda e scura, che circolarmente spinge ogni cosa verso l'esterno,
lasciando affiorare, dopo una lunga attesa sul bordo del pozzo, delle immagini
perse nella fissità. In quanto è forse impossibile abbracciare la vastità che ci
racchiude, senza dover rinunciare completamente ad essere.



Conclusioni



Non è semplice offrire delle conclusioni attorno ad un argomento così complesso
e dalle sottili vibrazioni come il simbolismo e l'operatività connessa ad
Abraxas, e che concernano ad una realtà misterica di quasi duemila anni fa,
certamente non votata a quella sincretistica universalità che tanto affligge
l'esoterismo moderno.



Per quanto è emerso sotto il profilo simbolico, non possiamo soffermarci su come
Abraxas rappresenti un concetto archetipale, talmente sofisticato e astratto,
che sembra sfuggire a qualsiasi possibilità di comunicazione dialettica. Esso
raccoglie in se la terra e il cielo, il sacro e il profano, l'uomo e il divino,
il positivo e il negativo, il maschile e il femminile, la materia e lo Spirito,
l'evoluzione e l'involuzione. Tali coppie non vivono, e neppure convivono, nella
loro separatività, e neppure formano un equilibrio grottesco, ma bensì sono
presenti ad uno stato potenziale, su di un piano superiore, non legato a fattori
come percezione e cognizione, soggetto ed oggetto, ma di totale fusione.



Ecco quindi Abraxas afferire alla totalità e alla complementarità, di questo
mondo superiore di cause prime, ma anche essere l'artefice delle cause che sul
nostro piano produrranno effetti. Del resto la bestialità/lunarità - umanità -
bestialità/solarità ci suggeriscono che cogliamo l'una o l'altra solamente per
un difetto percettivo-cognitivo, e che tale scissione decade nel momento in cui
abbracciamo la complessa unicità del simbolo e dell'uomo.



Abraxas si colloca quindi prima di ogni effetto, e prima di ogni causa essendo
esso stesso causa ed oggetto in potenza. La chiave Abraxas, ci porta a
dichiarare come tutto il nostro mondo del fare e del pensare è da un lato
parziale, e dall'altro lato secondario. Parziale in quanto scissione statica di
un insieme maggiore, particola separata da noi stessi di un continuo, che altro
non è che uno sviluppo aperto di qualsiasi forma chiusa, e dall'altro secondario
perchè frutto di agenti e agiti che si pongono su di un altro piano
dell'idea-formazione.



Volendo identificare Abraxas con questo Altro piano dell'idea-formazione, esso è
il nucleo occulto, avvolto dal mondo interiore e dal mondo esteriore. Dove in un
locus atemporale e multidimensionale, coesistono le infinte volontà
dell'uomo-dio. Locus da noi solamente percepito nella sua esteriorità, in quanto
posto oltre l'abisso e il silenzio che separa la nostra
comprensione-compressione legata alle quattro dimensioni e all'emersione delle
idee.

Nei fatti ognuno di noi è l'espressione ultima di Abraxas, e ogni nostro atto è
la creazione o la distruzione di un mondo, che in se non è che una delle
dimensione finite, che compongono le multidimensioni infinite.

Non è forse ogni nostra azione sul piano materiale, il frutto di una scelta o
non scelta, di una volontà-riflesso su di un piano emotivo istintuale e\o
intellettuale ? Non comporta essa la creazione di una serie di eventi, e la non
creazione su questo piano di altre serie di eventi ? Che però sussistono,
coesistono ed insistono nel locus atemporale ove la volontà-riflesso è stata
partorita ?

Da Jung-Basilide:



"In questo mondo l'uomo è Abraxas, che genera o ingoia il suo mondo."



Esiste un mondo che non si genera e non si distrugge? Esso è Abraxas in quanto
ogni mondo è in esso in potenza, e non in numero. Un Abraxas superiore,
svincolato completamente da ogni azione e forma grossolana, di cui noi siamo il
caduco riflesso, ma non in cielo e neppure all'inferno va ricercato, bensì in
noi stessi.


[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]






Sab 7 Ott 2006 4:12 pm

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7 Ott 2006
4:44 pm
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