Teodosio I
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Sul rovescio di questa moneta, coniata sotto Valentiniano II, sono rappresentati
Valentiniano e Teodosio, entrambi con un'aureola.
Flavio Teodosio (Cauca (Segovia),11 gennaio 347 - Milano, 17 gennaio 395),
conosciuto anche come Teodosio I e Teodosio il Grande, fu imperatore romano dal
379 fino alla sua morte. Era figlio di Teodosio il Vecchio, funzionario
imperiale di rango elevato. Teodosio fu l'ultimo imperatore romano a regnare su
un impero unificato. Gli imperatori che ereditarono da lui il potere si
spartirono l'impero, che in seguito non fu mai più governato da un solo uomo. È
passato alla storia anche per aver reso il Cristianesimo religione ufficiale di
stato dell'Impero Romano.
Teodosio I
Dopo che Teodosio era stato costretto a ritirarsi nella natia Spagna,
probabilmente in seguito ad una sconfitta delle sue legioni da parte dei Sarmati
in Mesia, sul finire dell'anno 374, e dopo la morte del padre, giustiziato
l'anno successivo, nulla si sa di lui fino a quando, nel 378, in seguito alla
morte dell'imperatore Valente nella Battaglia di Adrianopoli, l'imperatore
Graziano lo nominò co-Augusto d'Oriente. Dopo il 392, a seguito della morte
dell'imperatore Valentiniano II, da lui sostenuto contro tutta una serie di
usurpatori, Teodosio governò come imperatore unico, sconfiggendo l'usurpatore
Flavio Eugenio nella Battaglia del Frigido, del 6 settembre 394. Dalla prima
moglie Elia Flacilla ebbe due figli, Arcadio e Onorio, ed una figlia, Pulcheria.
Dalla seconda moglie, Galla, figlia dell'imperatore Valentiniano I e sorella di
Valentiniano II, ebbe una figlia, la famosissima Galla Placidia, madre del
futuro imperatore Valentiniano III.
Indice
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a.. 1 Rapporti diplomatici con i Goti
b.. 2 Guerre civili nell'Impero
c.. 3 Teodosio, mecenate delle arti
d.. 4 La religione cristiana diventa religione di Stato
e.. 5 Voci correlate
a.. 5.1 Le donne di Teodosio
f.. 6 Collegamenti esterni
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Rapporti diplomatici con i Goti
Imperatore Teodosio I
Durante il regno di Teodosio le regioni orientali rimasero relativamente
tranquille. I Goti, insieme ai loro alleati, si erano insediati stabilmente nei
Balcani ed erano motivo di continuo allarme. La tensione crebbe a poco a poco,
tanto che, a un certo punto, l'imperatore associato Graziano rinunciò a
mantenere il controllo delle provincie illiriche e si ritirò a Treviri, allora
compresa nel territorio della Gallia. Questa manovra aveva lo scopo di
consentire a Teodosio di portare avanti senza intralci le successive operazioni
militari. Un motivo di grave debolezza degli eserciti romani del tempo era
legato alla pratica di arruolare contingenti fra le popolazioni barbare e farli
combattere contro altri barbari, loro fratelli. Teodosio fu costretto a mettere
un freno a questa pericolosa abitudine, inviando le nuove reclute nel lontano
Egitto, con la necessaria e costosa conseguenza di doverle rimpiazzare con leve
di più affidabili romani nelle altre provincie dell'impero. Nonostante ciò si ha
notizia di improvvise defezioni di contingenti barbari e dei frequenti rovesci
militari che ne furono conseguenza.
Un pezzo della colonna di Teodosio I
Graziano inviò alcuni generali per liberare l'Illiria dai Goti, consentendo a
Teodosio di entrare finalmente a Costantinopoli il 24 novembre del 380, al
termine di una campagna militare durata due anni. Il 3 ottobre 382 fu stipulato
con i Goti stessi, o perlomeno con quelli che erano scampati alla guerra, un
trattato che li autorizzava a stanziarsi lungo il corso del Danubio, che allora
costituiva il confine dell'impero, e più precisamente nella diocesi di Tracia, e
di godervi un'ampia autonomia. In seguito molti di loro avrebbero militato
stabilmente nelle legioni romane, altri avrebbero partecipato a singole campagne
militari in qualità di federati, altri ancora, riuniti in bande di mercenari,
avrebbero continuato a cambiare alleanza, finendo col diventare un motivo di
grande e perdurante instabilità politica per tutto l'impero. Negli ultimi anni
del regno di Teodosio uno dei capi goti emergenti, Alarico I, partecipò alla
campagna che Teodosio condusse nel 394 contro il rivale Eugenio, per poi
rivoltarsi contro Arcadio, figlio di Teodosio e suo successore in Oriente,
subito dopo la morte dello stesso Teodosio.
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Guerre civili nell'Impero
Divisione dell'Impero Romano al tempo di Teodosio I. 395
La guerra scatenata da Eugenio, i cui eserciti marciavano al grido di Ercole
invincibile, rappresentò l'ultimo tentativo di restaurare, almeno in una parte
dell'impero, gli antichi culti religiosi ormai messi in discussione
dall'avanzata del Cristianesimo.
Teodosio offre una corona di alloro al vincitore - Bassorilievo alla base
dell'obelisco dell'Ippodromo di Istanbul
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Teodosio, mecenate delle arti
Nel 390 Teodosio fece trasportare dall'Egitto a Costantinopoli l'obelisco di
Karnak. Questa immensa preda di guerra si erge tuttora nell'Ippodromo, la grande
arena dotata di una lingua pista per le corse dei cavalli, che fu un tempo il
centro pulsante della vita pubblica e politica di Costantinopoli, nonché il
luogo in cui spesso scoppiarono tumulti popolari. L'erezione dell'enorme
monolito costituì uno sforzo titanico per la tecnologia dell'epoca, che aveva
fatto grandi progressi anche grazie alla produzione di apparati bellici per gli
assedi delle città. L'obelisco, ornato dal simbolo della divinità solare Helios,
fu in un primo tempo spostato da Karnak ad Alessandria, sulle ali
dell'entusiasmo popolare per l'affermazione del Cristianesimo verso la metà del
secolo, e lì rimase per tutto il tempo di una generazione, immagazzinato nei
depositi del porto, mentre si cercava affannosamente di trovare il modo di
imbarcarlo per spedirlo a Costantinopoli. La soluzione trovata alla fine non fu
soddisfacente, tanto è vero che l'obelisco si spezzò durante il trasporto.
Il grande basamento di marmo bianco (vedere l'illustrazione) è interamente
ricoperto di bassorilievi che raffigurano la corte imperiale riunita al gran
completo per festeggiare il trionfo dell'ingegneria che consentì la
realizzazione di questa opera ciclopica. Quattro zoccoli in porfido rosso
staccano la parte celebrativa dal blocco di base, con decorazioni narrative
storiche ed incisioni testuali che appaiono quindi scisse dal metastorico
celebrativo superiore: Teodosio e la famiglia imperiale sono separati dal
pubblico, composto interamente da nobili, e si trovano in un palco imperiale
sormontato da un'ampia copertura, simbolo del loro rango reale. Il naturalismo,
caratteristica tradizionale delle arti figurative romane, cede qui il passo ad
un'arte di tipo più simbolico: il concetto di ordine, dignità e lignaggio,
raffigurato mediante schiere serrate di volti umani, tende a soppiantare la
prosaica rappresentazione della vita quotidiana, tipica della ritrattistica
pagana. Nella base con raffigurazioni storiche appare un esempio di
cancellazione (damnatio_memoriae) di un prefetto.
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La religione cristiana diventa religione di Stato
Teodosio I.
A quanto pare Teodosio apparteneva ad una famiglia che professava il Credo
niceno che si contrapponeva all'Arianesimo. La circostanza è confermata dal
fatto che, solo due giorni dopo essere giunto a Costantinopoli, Teodosio, con un
atto che non mancò di produrre una violenta reazione, espulse dalla città il
vescovo ariano Demofilo di Costantinopoli, affidando la conduzione delle chiese
cittadine a Gregorio Nazianzo, il patriarca della piccola comunità locale che
praticava il credo niceno. Teodosio era appena stato battezzato dal vescovo
Acolio di Salonicco (allora chiamata Thessalonica), mentre era gravemente
ammalato, come era usanza nei primi tempi del Cristianesimo.
Con l'editto di Tessalonica del 380 impose a tutti i sudditi dell'impero di
professare la fede cristiana, secondo il rito dei vescovi di Roma ed
Alessandria, editto che fu poi confermato dal successore Teodosio II con il
cosiddetto Codice Teodosiano. La nuova legge riconosceva a quelle due sedi
episcopali il primato in materia di Teologia. Va notata, tuttavia, l'influenza
dei teologi di Costantinopoli, i quali, essendo sotto la diretta giurisdizione
dell'imperatore, erano a volte destituiti e reintegrati in base al loro maggiore
o minore grado di acquiscenza ai voleri imperiali.
Dipinto su Ambrosinus e Teodosio I
Nella prima parte del suo regno Teodosio sembra aver ignorato il ruolo
semi-ufficiale che avevano ormai raggiunto il potere e l'influenza dei vescovi
cristiani; infatti si era pronunciato per la conservazione dei templi e delle
statue pagane, intesi come utili supporti alla religione di stato ufficiale. In
seguito, tuttavia, con una serie di decreti imperiali, detti, appunto, decreti
teodosiani, aveva gradualmente stabilito che tutte le feste pagane che non erano
state trasformate in festività cristiane diventavano automaticamente giorni
lavorativi (398). Nel 391 Teodosio dichiarò illegali i sacrifici cruenti ed
emise un decreto secondo cui "nessuno doveva visitare i santuari pagani, entrare
nei templi, alzare lo sguardo verso le statue degli dei". I templi furono chiusi
e dichiarati ufficialmente "abbandonati", come sentenziò il vescovo Teofilo di
Alessandria, a cui fu permesso di demolire un sito di culto pagano per erigervi
sopra una chiesa cristiana, operazione questa che dovette essere autorizzata ed
eseguita moltissime volte poiché gli archeologi hanno scoperto in tutto il
territorio dell'impero un gran numero di chiese del V secolo le cui fondamenta
poggiano sui resti di antichi templi e cripte dedicate al preesistente culto di
Mitra.
In più di un'occasione Teodosio si astenne dal reprimere gli atti violenti
compiuti dai Cristiani contro i più importanti luoghi di culto pagani. La
distruzione dell'enorme Serapeo di Alessandria e della sua famosa biblioteca ad
opera di una setta di fanatici, avvenuta all'incirca nell'anno 392 e descritta
trionfalmente nei minimi dettagli dagli esultanti cronisti cristiani dell'epoca,
fu solo il più spettacolare di una lunga serie di episodi simili. Infatti la
distruzione del più imponente tempio di Alessandria incoraggiò le più zelanti
comunità cristiane delle altre regioni dell'impero, spesso mobilitate dai
vescovi del posto, come i primi agiografi del Cristianesimo orgogliosamente
riferiscono. Con un decreto del 391 Teodosio abolì i sussidi che venivano ancora
erogati con parsimonia a favore di quanto restava del culto tradizionale
greco-romano. Il sacro fuoco eterno che le Vestali custodivano nel tempio di
Vesta nel Foro Romano fu spento, e l'ordine stesso delle Vestali sciolto. Le
pratiche del vaticinio e della stregoneria venivano severamente sanzionate.
Inoltre Teodosio si rifiutò di accogliere la richiesta dei membri pagani del
Senato di ricostruire l'Altare della Vittoria nell'aula del Senato.
Teodosio cominciò a coniare monete in cui era raffigurato mentre portava il
labaro. Secondo molti storici il deciso mutamento della politica religiosa di
Teodosio, che ebbe la sua maggiore manifestazione nei cosiddetti "Decreti
Teodosiani", fu in gran parte dovuta all'influenza di Ambrogio, vescovo di
Milano. Se la religiosità di Teodosio fosse o meno genuina non è dato sapere.
Vale la pena di ricordare che nel 390 Ambrogio aveva scomunicato Teodosio, reo
di aver ordinato il massacro di molte migliaia di abitanti di Thessalonica
(l'odierna Salonicco), per ritorsione contro l'uccisione del governatore
militare della città, e che, a seguito della scomunica, Teodosio era stato
costretto a una penitenza durata diversi mesi. In buona sostanza i decreti di
Teodosio furono emanati in risposta alle molte petizioni indirizzategli da vari
gruppi di cristiani militanti di tutto l'impero. Si narra che il vescovo
Ambrogio pronunciò l'orazione pubblica al funerale di Teodosio.
Nel 393, interpretando i Giochi Olimpici come una festa pagana, Teodosio I
decise di porre fine ad una tradizione millenaria, ripresa solo nel 1896, oltre
1500 anni dopo.
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