Ciao Filippo,
non mi faccio viva da tempo ma vi seguo con interesse;
nel valentinianesimo ho letto che il Limite ha una duplice funzione: di croce
quando separa l'Assoluto dal resto del Pleroma e di limite quando separa il
Pleroma dal cosmo.Poi però dice che Cristo scese sulla croce in aiuto della
sophia inferiore separando il pleroma dal cosmo e nel suo braccio verticale gli
psichici dai pneumatici.
non ho capito il senso mi sembra una contraddizione.
Grazie per le spiegazioni che vorrai fornirmi.
A seguito di un errore di impaginazione l'articolo I TIPI LUNARI risulatava
incompleto, abbiamo provveduto a modificarlo.
Ci scusiamo per il disguido.
La redazione di Lex Aurea, segnala l'uscita numero 16 della rivista
elettronica.
Significato Esoterico della Pasqua
Il simbolismo dello Specchio
Il tipo lunare
Voci - Tecniche di risveglio
Le origini dell'astrologia
Polifemo
L'origine del Tempio e la Croce di Lorena
Arte Gotica
La Sofia degli gnostici
Le due colonne
Abraxas - il simbolo
http://www.fuocosacro.com/pagine/lexaurea/lexaurea.htm
Gnosi intesa come conoscenza non lineare, non frutto di un processo dialettico-razionale, non è ovviamente proprietà privata dello gnosticismo: fenomeno storico limitato nello spazio e nel tempo.
Ogni movimento o realtà iniziatica è portatore di una propria gnosi, volendo anche la Chiesa Struttura occulta nelle propri vestimenti la gnosi, non fosse che per le inclusioni di cui è composta.
Quello che però stride è il richiamo ad una Chiesa ad una Struttura, formata da legami, fisicità, incarichi, riti e simboli, proprio in chi si definisci continuatore di una tradizione che più che sull'Ordine si fondava su di una fratellanza..........
Questo il punto, come altro è anche la tendenza sincretistica e la mala comprensione della radici a cui si dovrebbero ispirare, di queste strutture.
Visto che siamo in tema con le incongruenze delle moderne strutture gnostiche, rispetto a ciò a cui si ispirano, o si dovrebbero ispirare, ecco a voi il giuramento canonico di consacrazione della Chiesa Gnostica Apostolica.
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“ Io, N E, eletto dalla Chiesa Gnostica Apostolica, da ora e per sempre, sarò fedele a questa Chiesa, ai suoi insegnamenti che sono quelli definiti dalla sua professione di fede alle decisioni del suo Alto-Sinodo. Non contribuirò, né con consiglio, né con consenso, né con l'azione, a qualsiasi cosa che sia ostile a questa Chiesa o ai suoi pastori. Sui segreti che potranno essermi confidati, non farò mai alcuna rivelazione, né a parole, né con scritti. Presterò sempre aiuto a assistenza ai suoi membri, religiosi e laici.
“ Veglierò per conservare, difendere, aumentare, promuovere diritti, onori, privilegi, autorità di questa stessa Chiesa e dei suoi vescovi. Non parteciperò né ad un progetto, né ad un atto, né ad un accordo, che si prepari contro di essa o essi, macchinazioni ostili, danni fisici o morali e se scopro tali imprese, mi ci opporrò con tutte le mie forze, dandone subito avviso al suo Alto-Sinodo. Osserverò e farò osservare con tutta la mia autorità le regole, gli usi e gli insegnamenti di questa Chiesa, come preciserò presto. Combatterò e perseguirò con tutte le mie forze i seguaci di organizzazioni sataniche o anticristiane, i propagandisti e chi pratica la magia e la stregoneria , i profanatori di cose sante, senza odio ma anche senza debolezza.
“ Certo che l'umanità non possa salvarsi senza la fede che tiene, professa, predica e insegna qualsiasi Chiesa del Cristo, depositaria della successione dei santi apostoli, mi sforzerò di compiere la missione affidata dal Signore a detti apostoli: "Essendo stata data ogni potenza in cielo e sulla Terra, andate dunque e istruite tutti i popoli, battezzateli in nome del Padre, del Figlio e dello Spirito, insegnate loro ad osservare tutto ciò che vi ho ordinato. Poiché, ecco, io sono con voi per sempre, fino alla consumazione dei cicli ...." (Matteo XXVIII, 18-20).
“ Tuttavia, sapendo dalla lettura degli stessi santi vangeli che la dottrina cristiana è stata trasmessa alle masse in parabole e che esistono parecchi modi d'interpretazione della dottrina stessa, riconosco espressamente l'esistenza di un esoterismo cristiano e il valore delle sue rivelazioni, costituenti ciò che santi dottori, come Clemente d'Alessandria e Origene Adamantius hanno chiamato la Gnosi. Sul piano generale e comune a tutte le Chiese del Cristo, manterrò la credenza in un solo e unico Dio, Eterno, Onnipotente, Esistente in Sé e con Sé, manifesto in tre "aspetti" o Persone divine, e cioè il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.
“ Diffonderò e difenderò la dottrina generale di queste stesse Chiese sull'Incarnazione, la Passione, la Morte, la Resurrezione e l'Ascensione di Nostro Signore Gesù Cristo, l'Unione ipostatica delle due Nature, divina e umana, la divina Maternità della santissima Vergine Maria così come la Sua Concezione, fuori dal Peccato Originale, cose ammesse, credute e professate dalle antiche scuole gnostiche stesse. Conserverò come elementi didattici di partenza un Corpus scritturale detto "Scrittura sacra", composta di testi diversi, raggruppati in due categorie, dette Vecchio e Nuovo Testamento, insieme comprendente i libri ritenuti e ammessi definitivamente come canonici dalla chiesa latina nel suo concilio di Trento e costituenti per la Chiesa Gnostica Apostolica gli elementi esoterici della Gnosi. “ Riterrò inoltre, come elementi complementari del mio insegnamento, per permettere a volte un certo chiarimento dei libri sopradetti, una serie di testi antichi detti “apocrifi”, perché accordo a questi testi il carattere iniziatico che hanno posseduto un tempo, significando in effetti apocrifo letteralmente: segreti, misteriosi, nascosti. Riconosco che questa lista è, a seguito di possibili scoperte archeologiche ulteriori, non limitata. Sosterrò che questi testi d'origine palestinese, siriaca, aramaica, copta, araba, egiziana, etc., contengono per lo gnostico, dei racconti che, pur non essendo necessariamente storici ed essere a volte anche puramente mitici, permettono nondimeno di appurare, verificare, sviluppare o completare l'esoterismo dei testi detti canonici. A questo titolo, questi racconti possono diventare degli insegnamenti.
“ Conserverò, sosterrò, diffonderò come commenti realmente gnostici, l'opera totale di Origene Adamantius, Dottore della Chiesa e quella di Clemente d'Alessandria, considerando in effetti quanto la dottrina orale abbia potuto perpetuarsi facilmente fino ad essi, poiché sono i discepoli immediati dell'apostolo Marco che hanno costituito la celebre catechesi di Alessandria, che sono questi discepoli diretti che istruirono Panteno, maestro di Clemente e lui stesso maestro primitivo di Origene. Sosterrò e diffonderò che, con il Santissimo Sacramento dell'Eucarestia, il Cristo, Nostro Signore ci fa partecipare, al di là del tempo e dello spazio e con uno dei più profondi misteri della fede cristiana, al suo Sacrificio e che Egli vi è veramente e sostanzialmente presente come nell'Ultima Cena.
“ Manterrò i sette sacramenti istituiti da Lui per la salvezza del genere umano e la sua progressiva santificazione, il culto onorifico dei santi e degli angeli, creature privilegiate costituenti il divino Pleroma, l'autorità delle tradizioni cattoliche, delle Sacre Scritture, senza eccezione alcuna, i poteri sacramentali venuti dai santi apostoli e ne assicurerò la loro rimessa e la loro perpetuazione. Combatterò l'errore che vuole che Dio possa creare le anime umane semplicemente come conseguenza dell'unione carnale dell'uomo e della donna e quella che vuole che queste anime possano nascere, poco a poco, da sole, da embrioni materiali. Per contro, insegnerò la preesistenza delle anime, prima della Caduta, come una sorta di popolo, così e come hanno creduto e insegnato nei primi secoli dalla Chiesa, la maggior parte dei suoi illustri dottori, Clemente, Origene e Agostino, tra gli altri.
“ Allo stesso modo, combatterò l'errore che vuole che Dio possa aver creato degli esseri, angeli o uomini, sapendo in anticipo, nella Sua onniscienza infinita ciò che non avrebbero mancato di commettere nell'ambito dell'errore e che nondimeno, Egli li abbia così votati in anticipo, ad una eterna sofferenza. Per contro, insegnerò e difenderò l'Apocatastasi, quale Clemente, Origene, Gerolamo, Gregorio di Nissa, Gregorio di Naziance e numerosi e santi dottori l'anno affermata, vale a dire che questi esseri, dopo aver espiato i loro errori col passare del tempo e forse in altre "creazioni" o "mondi" verranno poco a poco sul cammino della Salvezza finale e saranno, un giorno, con questa recipe stessa, integrati in seno al divino Pleroma.
“ Allo stesso modo e, di fronte ad altre eresie ancora più esecrabili, negherò e combatterò l'errore che vuole che il Cristo si sia incarnato più volte quaggiù e che possa ritornare di nuovo, sotto forma umana, attenendomi in questo alle sacre Scritture e agli Scritti degli apostoli. Lo stesso, negherò e combatterò l'eresia altrettanto esecrabile che pretende che un altro presunto salvatore o messia qui sia venuto all'inizio di certi cicli puramente cosmici e che un nuovo "dio" possa essere atteso per l'epoca presente o per la prossima. E questo, in virtù degli insegnamenti tradizionali delle Scritture e degli apostoli.
“ E lo stesso inoltre, negherò e combatterò quest'altro errore per cui certi eretici ammettono e presentano la divina umanità del Cristo, limitando al solo ambito sociale e politico, terapeutico e filantropico, il divino messaggio ch'Egli portò e sigillò col suo sangue, proprio come quell'altro errore che vuole ch'Egli sia stato solo un "iniziato", avendo ricevutole Sue conoscenze e i Suoi poteri da insegnanti umani o angelici. Come contropartita, affermerò che la liberazione delle anime dalla schiavitù degli arconti e del Principe di questo mondo è stata lo scopo essenziale e forse unico dell'Incarnazione e che i miracoli ch'Egli ha potuto fare durante il suo breve passaggio quaggiù non hanno avuto altro scopo che provare la Sua divinità, il Suo carattere di Messia annunciato dai profeti e non di guarire alcuni semplici infermi malati. Così Dio mi sia di aiuto.”
Messia: Dall’ebraico masiah, unto, è un termine usato nell’Antico Testamento quale attributo dei re o del sommo sacerdote, in quanto unti dal Signore (I Samuele 10, 1; 16, 13; ecc.). Secondo i Profeti, il M. è inviato da Dio per realizzare un’epoca di felicità per Israele, ed il trionfo definitivo della religione di Jahweh (Isaia 8, 1-7). In epoca postesilica (dopo Mosé) la missione del M. assume carattere essenzialmente nazionale, di ristabilimento della libertà di Israele, e determina la corrente religiosa del messianesimo (v:). Secondo le scuole rabbiniche, il M., discendente di Davide, sarà preceduto dal profeta Elia, e riporterà gli Ebrei nella loro terra, realizzando un rinnovamento dell’umanità in un’epoca di prosperità, pace e felicità universale. Nel giudaismo moderno non ortodosso il M. è identificato con un’idea di giustizia universale. Nel Nuovo Testamento Gesù Cristo è considerato M., discendente del re Davide. Gli si riferiscono passi vetero-testamentari, come Genesi 3, 14 ss.; 9, 25 ss.; 12,1 ss.; Salmi 2, nonché 6 ed 8; Isaia 11, 1 s.; soprattutto 49-57.
> > Testo Articolo > Il big bang all'origine del cristianesimo
> «Papà, che prove abbiamo della resurrezione di Gesù?». Basta una domanda come questa, per metterti fuori gioco. Non si può rispondere con un discorso, non si può raccontare una favoletta. La domanda diretta e concreta di un bambino costringe a riflettere, esige una risposta altrettanto concreta e diretta. Per molti ormai la Pasqua è la «festa della primavera», l'occasione per sacrosante rimpatriate con parenti e amici o per qualche gita fuori porta. I «segni», gli «indizi» di quanto accaduto in quella notte misteriosa di duemila anni fa, una buia notte d'aprile in una marginale provincia dell'impero romano, anche da chi crede sono considerati scontati o comunque non interessanti. Non trovano spazio nelle omelie. La fede è troppo spesso presentata come un atto cieco, quasi irrazionale, frutto di un autoconvincimento che ci si deve fabbricare dentro di sé, magari leggendo il Vangelo. E questa insistenza fa venire in mente l'ossessivo protagonista che suscitava repulsione in una poesia > > di Giorgio Caproni: «Gridava come un ossesso./ "Cristo è qui! È qui!/ Lui! Qui tra noi! Adesso!/ Anche se non si vede!/ Anche se non si sente!"/ La voce, era repellente».Quale distanza incolmabile tra questa posizione e la semplicità dei primi testimoni di quell'avvenimento destinato a cambiare la storia dell'umanità. Ecco la «prova». Sono i volti, il cambiamento accaduto in quel pugno di seguaci rimasti schiantati dalla morte del loro messia sulla croce. La paura delle donne davanti alla tomba vuota, il primo dubbio della Maddalena, la corsa al sepolcro di Pietro e Giovanni che «vide e credette», l'incredulità di Tommaso soddisfatta dallo stesso Gesù. Sulle umane certezze di simili testimoni, gente pratica, abituata a gestire le barche da pesca, non «visionari» o «mistici» pronti a farsi rapire dall'estasi, hanno ironizzato gli intellettuali di tutti i tempi. Eppure proprio quelle iniziali incertezze, che i Vangeli non tacciono, confermano che quello dei primi testimoni non è stato > > uno sforzo religioso, ma un arrendersi alla realtà, alle cose così come erano di fatto. Solo un evento reale, imprevisto e imprevedibile dopo il fallimento del Calvario poteva vincere le umanissime obiezioni di quel gruppetto di ebrei prima impauriti e prostrati. E farne degli instancabili testimoni di un annuncio inaudito. Ha scritto il cardinale Giacomo Biffi: «A dare il primo impulso alla storia cristiana non c'è qualcosa che può essere rubricato come soggettivo. Non c'è un'intuizione perspicace, una teoria geniale, un'esperienza psicologica, una fantasia estetica, un'autosuggestione, un'elaborazione consolante. Niente di tutto questo: c'è un fatto... Solo un ritorno fisico e palpabile del corpo vivo di Gesù poteva vincere il trauma di quel cadavere scrutato con occhi inorriditi, perché ogni altra forma di ritorno o rinvenimento non avrebbe cambiato niente, un Gesù che fosse stato uno spettro non avrebbe raggiunto lo scopo».Nessuno dei quattro Vangeli canonici descrive il momento > > della resurrezione. Quei racconti sono basati sui fatti vissuti dai testimoni, e non ci sono testimoni ad aver visto ciò che accadde nel sepolcro quella notte. I testimoni raccontano invece di aver trovato prima la tomba vuota e poi di aver incontrato il Nazareno nuovamente vivo: hanno potuto mettere il dito sulle sue piaghe, mangiare pesce arrostito insieme a lui. Non si può fare così con un fantasma, non accade questo nei fenomeni di psicosi collettiva. Nei discepoli è avvenuto l'esatto contrario di quanto accade ai visionari: questi ultimi passano dall'esaltazione al dubbio, quelli sono passati dal dubbio iniziale alla fede arrendendosi a un fatto. L'indizio forse più significativo di quanto successo quella notte fuori dalle mura di Gerusalemme è ciò che è accaduto dopo. Sta nell'enorme differenza di atteggiamento di quel gruppetto di seguaci di Gesù, prima sbandati e atterriti, poi instancabili annunciatori del Vangelo della resurrezione, disposti a sacrificare la loro vita per > > questo annuncio. Lo storico deve ammettere di non essere in grado di spiegare come si sia «prodotta» in quel gruppuscolo di discepoli che il venerdì santo avevano visto miseramente fallire, in modo infamante, le loro attese e le loro speranze, la fede nella resurrezione di Cristo. Lo storico deve riconoscere, come ha scritto il biblista Giuseppe Barbaglio, «in tutta onestà intellettuale di non essere in grado di precisare di più la genesi della fede di Pietro e compagni espressa nella formula antichissima: "Dio lo ha resuscitato dai morti"». Tra i dati storici imprescindibili nell'accostarsi al racconto evangelico, c'è questa cesura. Una cesura inspiegabile tra la sera del venerdì e la mattina della domenica di quell'aprile dell'anno 30 della nostra era. C'è un prima e un dopo. Non si spiega altrimenti perché questi poveri seguaci del Nazareno, umiliati, impauriti e sconfitti, si siano improvvisamente trasformati in instancabili annunciatori della sua resurrezione, capaci di diffonde > > re quella notizia nel mondo, disposti a sacrificare la propria vita per questo annuncio. C'è un big bang all'inizio del cristianesimo, senza il quale ciò che è accaduto dopo non ha spiegazione. > > >
Messianesimo: Detto anche Messianismo, definisce una corrente religiosa ebraica, caratterizzata dalla aspettazione e dalla speranza in un futuro di felicità e di gloria, quando Dio realizzerà la propria opera di riscatto attraverso l’intervento di un suo inviato, il Messia (v.), e l’instaurazione del suo potere supremo nel mondo (Regno di Dio). Durante l’antico regno ebraico, la figura del Messia si sviluppa in netto contrasto con i successori di Davide: così l’empietà di Achaz (II Re 16, 2 ss.) dà al profeta Isaia l’occasione di annunciare un Messia in rapporti di intimità con Dio (Isaia 2, 4); le disillusioni del ritorno dall’esilio sono compensate dalla visione di una Gerusalemme futura illuminata dalla gloria del Messia (Isaia 69, 7). Con la dominazione persiana (539-531 a.C.) il vero M. sembra accantonato, mentre le speranze in un avvenire migliore vengono riportate ad una specie di acceso nazionalismo, che si prospetta nell’instaurazione del Regno di Dio senza alcuna mediazione. Durante la persecuzione di Antioco IV Epifane, (168-167 a.C.) s’incomincia a concepire un regno dove Dio riunisce tutti quelli che avranno avuto fede in Lui: questo regno è dominato da un personaggio enigmatico, "simile ad un figlio dell’uomo", il quale riceve la sua investitura direttamente da Dio. La letteratura giudaica extrabiblica e postbiblica (Enoch, IV Esedra) adotta un nuovo genere letterario, l’apocalisse, già utilizzato dall’autore di Daniele (7, 13-14): il Messia guida la lotta contro le potenze del Male, e la sua vittoria finale viene associata alla resurrezione del genere umano, al giudizio finale ed alla successiva instaurazione del nuovo mondo, con una nuova Genesi ed un nuovo Patto. Gli Apostoli ed i primi cristiani credettero che la resurrezione di Gesù Cristo (v.) provasse la verità delle sue affermazioni: egli era cioè il Messia atteso e, proprio con la sua comparsa, cominciano a realizzarsi i tempi messianici. Allo stesso modo, altri testi vetero testamentari vengono interpretati ad usum evangelii: Gesù, nato dalla vergine Maria, corrisponde all’annuncio della vergine che avrebbe partorito il Messia (Isaia 9, 1-6; 11, 1-9); la nascita di Gesù a Betlemme è stata annunciata da Michea (5, 1-5); il regno del Messia viene descritto nei Salmi (22, 30 ss.); il suo sacerdote ancora nei Salmi (110); la passione di Gesù, annunciata in Isaia, mostra che il Messia instaurerà un regno in cui la sofferenza avrà il primo posto e la gloria umana non potrà essere accolta. L’elemento di trascendenza insito nel M. trova la sua massima espressione nel supremo atto di fede: Gesù Cristo è "figlio di Dio". Anche se molti sacerdoti ebrei aderirono alla fede cristiana (Atti 6, 7), la massa del popolo si rifiutò di credere in Gesù, e continuò ad attendere la venuta di un Messia. Fra i più celebri rappresentanti del nuovo M. vi fu Bar Kokheba, capo della seconda rivolta giudaica (132-135 d.C.). Alcuni messia vennero riconosciuti nel corso dei secoli: Abraham Abulafia di Saragozza (XIII secolo); Dawid Re’ubeni (XVI secolo); Shabbetay sebi (XVII secolo) e Ya’aqob Frank (XVIII secolo). Anche la liturgia giudaica attuale è tutta pervasa dall’attesa messianica. Per estensione si dice M. anche ogni tipo di dottrina ed ideologia che susciti negli adepti una sorta d’attesa escatologica, analoga al M. propriamente detto.
> Vi inoltro, sicuro che molti di voi già lo conosceranno, il >credo (sigh) di
una autodefinitasi Chiesa Gnostica, tanto in >auge fra massoni e martinisti.
Ho letto e riletto i vari "credo" inviati...
Probabilmente a causa di limiti che mi derivano dalla personale storia personale
e psichica e dal percorso attraverso cui sono fino ad ora transitato, non riesco
a trovarli di alcuna utilità per la pratica, nè provo alcuna risonanza.
Mi paiono strutture mentali, una sorta di vademecum per delimitare una
appartenenza, parametri psicologici per definire una identificazione in una
struttura collettiva di uomini. Non ci trovo molto di differente nella sostanza
da una qualunque carta costituzionale...
Vorrei, come già Omjoi, far notare un vero e proprio ossimoro, una
contraddizione insanabile tra i due termini "credo" e "gnostico". A mio avviso,
la Gnosi è soprattutto un modo di approciare la conoscenza esattamente opposto
alla credenza: questa costruisce l'edificio della conoscenza sulle fondamenta di
uno o più presupposti dati veri per fede, quella integra conoscenza, conosciuto
e conoscente in una identità che occorre sperimentare per "sapere"...
Cari saluti a cui vorrei aggiungere auguri per una Pasqua colma di quiete e di
Sole
Pino
Uovo dei filosofi: Denominazione che l’Alchimia attribuisce al grande vaso della Natura, nel quale avvengono tutti i processo della Grande Opera (v.). Nella Libera Muratoria l’espressione designa il Gabinetto di Riflessione (v.), in cui il profano si accinge a liberarsi dei Metalli (v.) prima di avviarsi alla Cerimonia dell’Iniziazione (v.). Secondo van Leppen (Art et Alchimie, 1966), l’U. filosofico, "Centro e fulcro dell’Universo, accoglie nel suo guscio gli elementi vitali, allo stesso modo come il vaso ermeticamente chiuso accoglie l’essenza dell’opera. Il vaso doveva essere come l’uovo, covato per consentire la trasformazione dei vari elementi. Il calore si ottiene dal fuoco concentrato nell’Atanor (v.). Di poi si procede alla distillazione, per ottenere l’elisir, oppure la trasmutazione in oro od in altri metalli preziosi. Dall’insieme degli elementi nasce dunque il figlio della filosofia, cioè l’oro, ovvero la saggezza". Nell’Alchimie mediterranienne (1963), G.E. Monod riporta la descrizione dell’U. filosofico rinvenuta in un antico libro di Alchimia, in cui si legge: "Ecco ciò che gli antichi dicono sull’uovo: alcuni lo chiamano la pietra di rame, altri la pietra eterea, altri ancora la pietra che non è pietra, oppure la pietra egizia, o l’immagine del mondo".
Pasqua: Festività religiosa, celebrata sia dagli Ebrei che dai Cristiani. La P. ebraica commemora il passaggio (Pesah) del Mar Rosso, e cade il 14 ed il 15 del mese di Nisan (marzo-aprile), ha la durata di sette giorni. Vi si riconoscono due diversi riti: l’uccisione dell’agnello col cui sangue si tingevano gli stipiti delle porte, l’arrostimento della vittima ed il pasto consumato in forma rapida (Esodo 12, 2-11), e la festa degli azzimi e delle primizie (Levitico 23, 9-14). Il primo suggerisce un’antica festa di pastori, con il rito del sangue per tenere lontani dal gregge e dalla casa i demoni ed i malanni; il secondo una festa propiziatoria agricola per l’inizio del raccolto. Le due feste, fuse, acquistarono poi significato storico-religioso, in cui l’uscita dall’Egitto venne simboleggiata nell’agnello (sostituzione dei primogeniti d’Israele nella decima piaga), nell’azzimo e la fretta del pasto (rapido abbandono dell’Egitto. La P. divenne così la festa della liberazione e della libertà (Esodo 23, 15; 34, 18). La P. ebraica viene tuttora celebrata con la cena pasquale, il cui elemento essenziale è il pane azzimo (v.). La P. cristiana invece, nei primi anni del cristianesimo ricordava sia l’istituzione dell’Eucarestia (il giovedì della settimana di passione) che la morte e la Resurrezione di Cristo. Nel 325 il Concilio di Nicea, in base ad un passo di Paolo (I Corinzi 5, 7) stabilì per tutti i cristiani la festa mobile, per cui la ricorrenza da allora cadde tra il 22 marzo ed il 25 aprile, nella prima domenica dopo il plenilunio successivo al 21 marzo: Molte chiese orientali però continuano a celebrare la Pasqua rispettando il calendario giudaico, ma festeggiando il 14 nisan, vigilia di quella ebraica e giorno della crocifissione di Gesù (Giovanni 18, 28; 19, 14 e 31); in seguito però prevalse il carattere di festa della Resurrezione. I cristiani che nel II secolo seguivano tale uso erano chiamati Quartodecimani oppure Quattuordecimani.
Concilio: Denominazione della riunione legittima dei vescovi cattolici per deliberare in materia ecclesiastica. Può essere ecumenico, provinciale, metropolitano e plenario. Si contano 21 C. ecumenici: 1) Niceno I (325) contro l’arianesimo; 2) Costantinopolitano (381) contro i macedoniani; 3) Efesino (431) contro Nestorio, 4) Calcedonese (451) contro il monofisismo; 5) Costantinopolitano II (553) contro i tre Capitoli; 6) Costantinopolitano III (680-81) contro il monotelismo; 7) Niceno II (787) contro gli iconoclasti; 8) Costantinopolitano IV (869) contro Fozio; 9) Lateranense I (1123) contro la simonia ed il nicolaismo, e per sancire l’indipendenza della Chiesa dal potere temporale; 10) Lateranense II (1139) contro lo scisma di Pierleoni; 11) Lateranense III (1179) per ratificare la pace con Federico Barbarossa; 12) Lateranense IV (1215), oltre a condannare le più importanti eresie medievali, precisa alcune norme disciplinari; 13) di Lione I (1245) con la scomunica di Innocenzo IV contro Federico II; 14) di Lione II (1274) per l’unione delle Chiese romana e greca; 15) di Vienne (1311-12), indetto dal primo papa avignonese, Clemente V, per la scomunica dei Templari; 16) di Costanza (1414-18) per porre fine allo scisma d’Occidente; 17) di Firenze (1439-43) per l’unione della Chiesa greca; 18) Lateranense V (1512-17) per la riforma della Chiesa; 19) di Trento (1545-63) contro la Riforma protestante e per la Controriforma cattolica; 20) Vaticano I (1869-70) per sancire l’infallibilità del papa; 21) Vaticano II (1962-659, sotto i papi Giovanni XXIII e Paolo VI, l’unico con carattere esclusivamente pastorale, "espressione della preoccupazione della Chiesa per l’uomo". Vi fu anche un C. di Basilea (1431-49), considerato ecumenico solo fino alla fine della sua XXV sessione (1433-.37). Gli atti dei C. sono stati raccolti in collezioni dette Conciliari. Y (Buddhismo) Riconosce come legittimi solo i primi quattro dei suoi cinque C.: 1) di Rajagriha (180 a.C.), indetto subito dopo l’ascesa del Buddha sakyamuni nel Nirvana, e presieduto dal discepolo Mahakasyapa, cui parteciparono, con 500 altri monaci, anche Ananda che si occupò dei discorsi di Buddha (sutra) ed Upali dei trattati disciplinari (vinaya); 2) di Vaisali (377 a.C.) con la condanna dei monaci procacciatori di ricchezze; 3) di Pataliputra (341 a.C.), indetto dopo un grande scisma, tentò di riconciliare la maggioranza (mahasamghika) e gli anziani conservatori (sthavira); 4) di Pataliputra II (249 a.C.), sotto il re Asoka, con la condanna dei sarvastivadin, fautori di violenze, che furono spretati, dopo un’assemblea a Ceylon (89 a.C.), dove vennero redatti i testi pali (Tripitaka), si tenne un ulteriore C.: il 5° del Kashmir (prima metà del II secolo d.C.), in cui fu compilato il canone sanscrito dei sarvastivadin, presieduto da Afvaghosa, sotto l’imperatore kushana Kaniska: vi si gettarono anche le basi del primo buddhismo mahayana (v.). Y (Massoneria) Il C., l’inglese Council, definisce la camera criptica del Rito Americano (v.) o di York.
Lutero Martino: Dal nome tedesco di Martin Luther, teologo e riformatore (1483-1546), fondatore del Luteranesimo (v.). Sacerdote dell’Ordine degli Agostiniani eremitani ed osservanti, secondo la tradizione nel 1517 affisse alla porta della cattedrale di Colonia le sue famose 95 tesi, proponendovi la pubblica discussione sulla campagna di indulgenze predicata dal domenicano J. Tetzel per la costruzione di san Pietro. Egli respingeva il valore delle indulgenze ottenute per denaro ed applicabili anche alle anime del Purgatorio, riprendendo il concetto di penitenza come metanoia (v.) e, pur cercando di scindere la responsabilità dei predicatori da quella del pontefice, sottintendevano severe critiche alla Chiesa. Minacciato di scomunica con la bolla Exsurge domine (1520) M., forte della diffusa ostilità popolare nei confronti del papato, dell'appoggio armato dei potenti cavalieri tedeschi e della protezione dell'Elettore, rispose dando pubblicamente alle fiamme sia la bolla che i testi del diritto canonico (1520), dopo aver pubblicato dall'agosto all'ottobre precedenti tre trattati programmatici della sua Riforma. Punti fondamentali dei primi due sono la dottrina del sacerdozio universale dei credenti, la negazione del monopolio pontificio nell'interpretazione delle sacre scritture, l'interpretazione dipendente unicamente dalla fede e nella convocazione del concilio, l'attacco contro la tirannide papale, che trae la sua sola ragione d'essere dall'amministrazione dei sacramenti. Questi, ridotti a tre, Battesimo, Penitenza ed eucarestia, non sono oggettivi segni efficaci di grazia, ma traggono la loro validità unicamente dalla fede di chi li riceve. Infine M. nega la dottrina della Messa come sacrificio. Fu infine condannato definitivamente per eresia nel 1521, con la bolla Decet Romanum Pontificem. Nel 1525 contrasse matrimonio con l'ex suora Katharina von Bora, che gli diede sei figli. Organizzò poi la Chiesa nazionale tedesca posta, in contrasto con l'idea iniziale del sacerdozio universale, sotto la tutela dei principi territoriali. Infine dedicò i suoi ultimi anni di vita alla predicazione ed all'insegnamento
Luteranesimo: Termine tradotto dal tedesco Luthertum, impiegato per indicare complessivamente la dottrina religiosa elaborata dal riformista Martin Lutero (v.), la teologia sviluppata dai suoi successori e l'insieme delle Chiese evangeliche derivate dalla Riforma luterana. Dopo la morte di Lutero il L., ottenuto il riconoscimento da parte di Carlo V (Dieta di Augusta del 1555), sulla base del principio del cuius regio eius religio, per cui i sudditi dovevano aderire alla religione del sovrano, si diffuse in quasi tutti gli stati germanici e nei Paesi scandinavi: in Danimarca (1536), in Norvegia (1547) ed in Svezia (1527-40). Successivamente l'espansione del L. fu contrastata dalla penetrazione del calvinismo (v.) nei paesi bassi e nelle Fiandre, del calvinismo e di altre correnti riformate in Ungheria, Polonia, Boemia e Moravia, e dalla controriforma (v.). Nella seconda metà del XVII secolo esso si trovò limitato alla Germania orientale e settentrionale, ed ai paesi scandinavi. Dottrinalmente, dopo la morte di Martin Lutero, le polemiche circa il valore delle opere per la salvezza e la schiavitù dell'arbitrio umano tra melantoniani ed i seguaci rigidi, e la cosiddetta disputa osiandrina sull'essenza della giustificazione, diedero luogo a parecchie scissioni, cui si cercò di rimediare con le formule di concordia, culminanti nel Libro di concordia (1581). In epoca moderna, contro la rigida ortodossia, tendenze riformiste sono state rappresentate dal pietismo (XVII secolo) e dal protestantesimo liberale nei secoli XVIII e XIX (Ritschl e Harnack). Nel mondo d'oggi i luterani sono circa 70 milioni, diffusi in Germania, Scandinavia e Stati Uniti, intercollegati nella Federazione luterana mondiale.
Ringraziando Piero per il lavoro di traduzione che sta svolgendo, vorrei sottolineare le profonde affinità fra il vangelo di Giuda, fino a qui tradotto e proposto, e il Vangelo di Maria.
In questo vangelo ( scaricabile da www.fuocosacro.com ) è a Maria che Cristo ha trasmesso degli insegnamenti segreti, ed è contro di lei che inizialmente alcuni degli altri apostoli si scagliano.
Sapendo che giuda stava riflettendo su quel che è eccelso Gesù gli disse <<Allontanati dagli altri e ti parlerò dei misteri del Regno. È possibile per te conseguirlo ma è necessario un gran penare. Qualcun altro dovrà rimpiazzarti in modo che i dodici [discepoli] possano di nuovo addivenire alla completezza con il loro dio>>.
Giuda gli disse << Quando mi dirai queste cose, quando verrà il grande giorno dell'alba luminosa per la generazione?>>
Vi inoltro, sicuro che molti di voi già lo conosceranno, il credo (sigh) di una autodefinitasi Chiesa Gnostica, tanto in auge fra massoni e martinisti.
Quello che è rilevante risiede nella contraddizione in termini fra Chiesa di mattoni e Chiesa Spirituale, fra credere e conoscere.
Quello che è buffo è come il Credo Apostolico, abbia nei fatti molti minor atti di fede, di questo credo.
Io credo nella Unità del Tutto, nel Propator principio di ogni esistenza come in una impersonale ineffabile e non rivelata entità, esistente da sé e in sé supremo potere, saggezza ed amore primordiale, che nessuno ha mai visto ma la cui forza e potere creativo é costituto dal perenne ritmo della Creazione.
Io credo in un solo mediatore, il Logos Pantokrator, Dio dall’inizio e riconciliatore da tutta l'eternità che discende dalla essenza fino alla sostanza per la nostra reintegrazione.
Io credo in Maria, Myriam, Isis o Colei che non ha nome, la cui concezione e nascita si rivela nella fertilità della Natura.
Io credo nel Paracleto, nostra signora lo Spirito Santo, energia ineffabile, ineffabile e inesprimibile che illumina, vivifica e santifica le anime dei saggi.
Io credo nel mistero del Demiurgo.
Io credo nella Chiesa Superiore, trascendente, conservata nelle anime pure, nella gerarchia bianca rappresentata dalla vera fraternità Rosa+Croce, che ha la sua espressione nella santa Gnosi e nella sua Chiesa.
Io credo ed affermo che la nostra legge è la luce, l'amore, la vita, la libertà, la giustizia, la gloria.
La nostra parola sacra è: Colui che non ha nome!
Io credo nella comunione delle anime purificate, come credo nel pane materiale che si trasforma in sostanza spirituale.
Io credo nel Battesimo della sapienza che realizza il miracolo di renderci umani.
Io credo, conosco e riconosco la essenzialità della mia vita come un tutto senza fine nel tempo e che comprende un una orbita trascendente il tempo e lo spazio.
La redazione di Lex Aurea, segnala l'uscita numero 15 della rivista
elettronica.
Significato Esoterico della Pasqua
Il simbolismo dello Specchio
Il tipo lunare
Voci - Tecniche di risveglio
Le origini dell'astrologia
Polifemo
L'origine del Tempio e la Croce di Lorena
Arte Gotica
La Sofia degli gnostici
Le due colonne
Abraxas - il simbolo
http://www.fuocosacro.com/pagine/lexaurea/lexaurea.htm
Il giorno 13/apr/06, alle ore 16:07, Filippo ha scritto:
Pax Pleroma,
Sperando che la cosa possa interessare, invio i due Credo che hanno segnato il passaggio dalla Chiesa degli Apostoli a quella Romano Cattolica.
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Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili ed invisibili. Credo in un solo Signore, Gesù Cristo, unigenito Figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli: Dio da Dio, luce da luce, Dio vero da Dio vero, generato, non creato, della stessa sostanza del Padre; per mezzo di Lui tutte le cose sono state create. Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo, e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo. Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto. Il terzo giorno è risuscitato, secondo le Scritture, è salito al cielo, siede alla destra del Padre. E di nuovo verrà, nella gloria, per giudicare i vivi e i morti, e il suo regno non avrà fine. Credo nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita, e procede dal Padre e dal Figlio. Con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato, e ha parlato per mezzo dei profeti. Credo la Chiesa, una, santa, cristiana, e apostolica. Professo un solo battesimo per il perdono dei peccati. Aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà. Amen.
(Credo niceno-costantinopolitano)
Io credo in Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra. E in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore, il quale fu concepito di Spirito Santo, nacque da Maria vergine, patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto; discese agli inferi; il terzo giorno risuscitò da morte, salì al cielo, siede alla destra di Dio Padre onnipotente; di là verrà a giudicare i vivi e i morti. Credo nello Spirito Santo, la santa Chiesa cristiana, la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la risurrezione dei morti, la vita eterna. Amen.
(Credo degli apostoli)
Carissimo Filippo,
la cosa è stata molto gradita, fra le altre cose il credo degli apostoli è quello utilizzato dal parroco della chiesa di mio figlio per la messa domenicale dedicata ai bambini. Visto che sei entrato in argomento sapresti mica indicarmi le differenze dottrinali fra i due enunciati? Sono infatti molto curioso di inquadrare il nostro parroco in quanto lo trovo molto attento al simbolismo.
Personalmente non vedo, e neppure, intravedo il problema. L'errore comune è il ritenere che lo gnosticismo cristiano, quello autentico, e le religioni di derivazione cristiana ( fra cui quella cattolica ), fossero concorrenti sullo stesso piano.
Così non era.
I testi cosidetti gnostici, anche se sarebbe necessario sgrossare da questa definizione gli apocrifi del nuovo testamento, non hanno e non vogliono avere valenza universale, ma essere riservati a quei pochi che si riconoscono maggiormente in un processo di conoscenza individuale e individualizzata, piuttosto che in un processo di fede.
In altri termini il rapporto con il divino nel primo caso è intimistico e introiettato, nel secondo il divino è posto come Ente esterno.
Conoscenza e legge, o meglio conoscenza della legge, e sottomissione della legge.
Inoltre... Quello che a noi appare come un roboante coacervo di immagini fantasiose, altro non è e vuole essere che un espediente comunicativo, riservato a coloro che su tali immagini e simboli operavano.
Inoltre... Vorrei ricordare come la stessa Chiesa Cattolica delle origini, come del resto l'attuale, era ben lungi da rappresentare quel monolitico complesso dottrinale e docetico, accogliendo al suo interno una varietà di posizioni ( Palagio, Ario, Valentino, le lotte iconoclaste, ecc... ecc...
Augurissimi affettuosi a tutti per le festività pasquali
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Messaggio originale----
Da: jessod53@...
Data: 11-apr-2006 23.34
A: <Gnosticismo@yahoogroups.com>
Ogg: [Gnosticismo] AUGURI
Oltre il tempo, dove il sentire si eterna, un caro saluto José
Ricordate la settimana enigmistica ? In quanto tempo riuscite a trovare le differenze ?
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Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili ed invisibili. Credo in un solo Signore, Gesù Cristo, unigenito Figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli: Dio da Dio, luce da luce, Dio vero da Dio vero, generato, non creato, della stessa sostanza del Padre; per mezzo di Lui tutte le cose sono state create. Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo, e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo. Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto. Il terzo giorno è risuscitato, secondo le Scritture, è salito al cielo, siede alla destra del Padre. E di nuovo verrà, nella gloria, per giudicare i vivi e i morti, e il suo regno non avrà fine. Credo nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita, e procede dal Padre e dal Figlio. Con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato, e ha parlato per mezzo dei profeti. Credo la Chiesa, una, santa, cristiana, e apostolica. Professo un solo battesimo per il perdono dei peccati. Aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà. Amen.
(Credo niceno-costantinopolitano)
IL CREDO
Credo in un solo Dio, Padre Onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili. Credo in un solo Signore Gesù Cristo unigenito figlio di Dio nato dal Padre prima di tutti i secoli. Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato, non creato, dalla stessa sostanza del Padre. Per mezzo di Lui tutte le cose sono state create. Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo. Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto e il terzo giorno è resuscitato secondo le Scritture ed è salito al Cielo e siede alle destra del Padre e di nuovo verrà nella gloria per giudicare i vivi e i morti ed il suo Regno non avrà fine. Credo nello Spirito Santo che è Signore e dà la vita e procede dal Padre e dal Figlio e con il Padre ed il Figlio è adorato e glorificato e ha parlato per mezzo dei profeti. Credo la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica. Professo un solo battesimo per il perdono dei peccati e aspetto la resurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà. Amen
Sperando che la cosa possa interessare, invio i due Credo che hanno segnato il passaggio dalla Chiesa degli Apostoli a quella Romano Cattolica.
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Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili ed invisibili. Credo in un solo Signore, Gesù Cristo, unigenito Figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli: Dio da Dio, luce da luce, Dio vero da Dio vero, generato, non creato, della stessa sostanza del Padre; per mezzo di Lui tutte le cose sono state create. Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo, e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo. Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto. Il terzo giorno è risuscitato, secondo le Scritture, è salito al cielo, siede alla destra del Padre. E di nuovo verrà, nella gloria, per giudicare i vivi e i morti, e il suo regno non avrà fine. Credo nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita, e procede dal Padre e dal Figlio. Con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato, e ha parlato per mezzo dei profeti. Credo la Chiesa, una, santa, cristiana, e apostolica. Professo un solo battesimo per il perdono dei peccati. Aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà. Amen.
(Credo niceno-costantinopolitano)
Io credo in Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra. E in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore, il quale fu concepito di Spirito Santo, nacque da Maria vergine, patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto; discese agli inferi; il terzo giorno risuscitò da morte, salì al cielo, siede alla destra di Dio Padre onnipotente; di là verrà a giudicare i vivi e i morti. Credo nello Spirito Santo, la santa Chiesa cristiana, la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la risurrezione dei morti, la vita eterna. Amen.
Uomo: L'essere umano, che le Sacre Scritture dicono creato ad immagine e somiglianza di Dio, è ritenuto la più evoluta tra le creature che popolano l'universo. Ricorrendo al principio ermetico, secondo il quale il microcosmo si identifica nel macrocosmo, per cui il piccolo è identico al grande, va notato che fin dall'antichità greca classica, in particolare da Pitagora e Platone in poi, viene riconosciuta l'esistenza di una realtà superiore, popolata di energie invisibili, presente oltre la natura visibile e sensibile. L'universo era stato fin da allora suddiviso in una terna di diverse manifestazioni, comprendenti un piano materiale, un piano psichico ed un piano spirituale, secondo una peculiare gerarchia rimasta inalterata per millenni, fino al tardo medioevo. A ciascun piano corrisponde un peculiare aspetto, ovvero un diverso stato: · stato di non manifestazione, rappresentante la Possibilità Universale, · stato di manifestazione informale, o sottile, rappresentante l'Anima del Mondo, · stato di manifestazione formale, o grossolano, ovvero quello del mondo della sostanza del corpo fisico.L'uomo era collocato al centro del "cosmo", data l'identità degli elementi componenti entrambi. In analogia all'armonia caratteristica del cosmo e dell'uomo, anche a quest'ultimo furono assegnate tre forme esistenziali: al mondo materiale corrispose il corpo fisico, al mondo psichico l'anima, al mondo eterico lo spirito. Da ciascuna natura (o mondo, livello, piano) nacque una disciplina di studio, rispettivamente fisica, psicologia e metafisica. Tale ripartizione era caratteristica di ogni dottrina tradizionale, anche se ciascuna dottrina si differenziava nell’ampiezza dei confini di ciascun piano. Presente nelle tradizioni asiatiche, caratterizza anche quella ebraica, come dimostrato dall'inizio della Genesi, dove l'anima vivente è raffigurata come unione del corpo con il soffio dello spirito. Questa ripartizione ternaria fu adottata da Platone, e le correnti filosofiche latine neoplatoniche tradussero i termini greci nous (nous), psyche (psiché) e soma (soma), con gli equivalenti Spiritus, Anima e Corpus. La tradizione cristiana ereditò la ripartizione, come riportato all'inizio del Vangelo di Giovanni, fondamento dell'esoterismo occidentale, ove la terna Verbum, Lux et Vita corrisponde ai tre mondi citati: spirituale, psichico e fisico (o corporale). San Paolo, nella sua prima lettera indirizzata ai Tessalonicesi, dice testualmente " E lo stesso Dio custodisca tutta la vostra persona, spirito, anima e corpo, senza macchia". Sant'Ireneo, nel De Resurrectione, ancor più chiaramente sostiene: " Esistono tre principi dell'uomo: corpo, anima e spirito. Quello che salva e forma é lo spirito. Quello che è unito e formato è il corpo. L'intermediario tra i due è l'anima. Quest'ultima a volte segue lo spirito, e da questo viene elevata. A volte invece discende fino al corpo, sottostando agli appetiti terreni". Fu proprio per evitare il rischio pernicioso di attribuire all'anima elementi troppo corporali, come infatti fece Platone, che i dottori della Chiesa cristiana preferirono avvicinare l'anima allo spirito, fino ad arrivare a confonderli tra loro, dando origine al più semplificato dualismo corpo e anima. Da questo abbinamento nasce la persistente confusione tra psichico e spirituale, tra cui oggi, almeno per i più, continua a non esserci differenza alcuna. Rimane tuttavia il fatto che, se l'anima è la mediatrice, l'elemento catalizzatore tra il superiore e l'inferiore della natura umana, è indispensabile che tra loro esista un collegamento naturale. Per cui sia Sant'Agostino che San Bonaventura definiscono col termine "anima" il corpo sottile, mediano tra corpo fisico e spirito. Opportuno accennare come l'analisi del corpo fisico, effettuata seguendo i principi della filosofia teosofica, fondamento di dottrine, religioni e credenze passate e future, permetta di arrivare, attraverso un lungo e complesso processo, ad una classificazione. Tramite questa diventa possibile la spiegazione dei fenomeni della vita e della stessa coscienza. Lo spirito umano dispone di strumenti ed arnesi, indispensabili per realizzare l'evoluzione, ovvero il completamento conoscitivo della coscienza. Si tratta di veicoli veri e propri, che troviamo sotto riportati, con la loro corrispondenza in sanscrito, ovvero: · 1) Corpo, o veicolo rozzo, · 2) Vitalità, o Prana, · 3) Corpo astrale, o Linga Sarira, · 4) Anima animale, o Kama Rupa, · 5) Anima umana, o Manas, · 6) Animaspirituale, o Buddhi. Aggiungendo a questi sei veicoli il · Corpo etereo, o Atman, otteniamo la tipica ripartizione settenaria dell'essere umano, adottata da tutte le dottrine orientali, che implicano comunque l'assoggettamento delle creature alle leggi della "metempsicosi" (v.), per cui lo spirito deve successivamente transitare, dimorandovi, nei mondi minerale, vegetale, animale ed umano. In occidente invece s'è continuato a considerare la ripartizione ternaria, più che altro per evidenti ragioni teologiche, se non addirittura, come abbiamo visto, la sua semplificazione dualistica, tuttora vigente. Un approfondimento della ricerca nel campo della realtà invisibile, avviato proprio in occidente all'inizio del secolo scorso, ha implicato un ritorno alle origini dell'era cristiana, con l'adozione di definizioni più sofisticate, accurate e comprensibili delle "tre" diverse nature, sia universali o cosmiche che umane: · a) Corpo - Corpo fisico - Materia sensibile, · b) Anima - Corpo astrale - Mondo astrale; · c) Spirito - Corpo etereo - Mondo mentale, oppure spirituale od etereo.
Fede: Una della virtù teologali della teologia cristiana, unitamente alla Carità (v.) ed alla Speranza (v.).In generale significa una credenza basata non su esperienze empiriche o su conoscenze logicamente dimostrabili, bensì sopra una autorità superiore o comunque esterna. La credenza nei fatti rivelati da Dio è la F. religiosa, che nella teologia cristiana richiede l’intervento della Grazia (v.) divina, per cui è una virtù teologale. Per s. Agostino la F. è il credere a ciò che non si vede. In Hume la F. o Credenza è un tipo di conoscenza non razionale, dipendente dall’abitudine. Per Kant è l’accettazione di ideali (le idee della ragione, ed in particolare i postulati della ragion pratica) non dimostrabili teoreticamente, ma necessari per l’esistenza della legge morale, come le idee di Dio, libertà ed immortalità dell’anima. Y (Massoneria) Il concetto di F. è racchiuso nel simbolo detto "la scala di Giacobbe" (v.), mantenuto in uso dalla Libera Muratoria nella sola tradizione britannica. I gradini di tale scala rappresentano le virtù umane, specialmente la F., la Speranza e la Carità, ovvero l’Amore, unica prova della genuinità della F. Lo scrittore e pensatore massone Oliver, nel 1837 scriveva che "sulla scala gli angeli ascendevano e discendevano in continuazione, per ricevere comunicazioni dall’Altissimo, e per disseminare le loro commissioni eccelse sulla faccia della terra. Una straordinaria coincidenza di tradizione rispetto alla Scala Massonica, esistente in ogni parte del mondo. Tra noi questa pratica si fonda sulla forte base della F., che è il primo gradino della scala poggiante sulla parola di Dio. Essa produca una Speranza ben fondata di condividere le promesse registrate in quel Libro Sacro: e questo è il secondo gradino della scala massonica. Il terzo o gradino più perfetto è la Carità, mediante la quale raggiungiamo la cima della scala, metaforicamente parlando il regno della beatitudine, la dimora del diletto puro e permanente". Secondo il Guenon, "l’asse dell’universo è come una scala sulla quale si effettua un perpetuo movimento ascendente e discendente". Nella Scala di Giacobbe i due montanti verticali corrispondono alla dualità dell’albero della Scienza o, nella Cabala ebraica, alle due colonne esterne dell’albero sefirotico (v.). né l’uno né l’altro è dunque assiale, e la colonna di mezzo, ovvero l’asse vero e proprio, non è raffigurata sensibilmente; ma nel suo complesso la scala è unificata dai pioli che congiungono i due montanti e che, essendo posti tra questi orizzontalmente, hanno necessariamente il loro punto centrale sull’asse. La scala offre così un simbolismo completo: essa è come un ponte verticale che si eleva attraverso tutti i mondi, e permette di percorrerne l’intera gerarchia passando di piolo in piolo; nel contempo i pioli sono i mondi stessi, cioè i diversi livelli o gradi dell’Esistenza universale. Un significato evidente nel simbolismo biblico della scala di Giacobbe, lungo la quale gli angeli salgono e scendono. Gli angeli rappresentano gli stati superiori dell’essere; ad essi corrispondono quindi i pioli, il che si spiega con il fatto che la scala va considerata con la base appoggiata a terra, ovvero per noi, ed il nostro mondo è il supporto a partire dal quale si deve effettuare l’ascensione, ovvero l’evoluzione spirituale. Infine il Mazzini (v.), nel suo "Dal Concilio di Dio" del 1870, sostiene che "noi vediamo negli angeli l’anima dei giusti che vissero nella F. e morirono nella Speranza; nell’angelo custode ed ispiratore l’anima della creatura che più santamente e costantemente ci amò, riamata, sulla terra, ed ebbe per ricompensa la missione e la potenza di vegliare su di noi e giovarci: la scala tra terra e cielo, intravveduta in sogno da Giacobbe, rappresenta per noi la doppia serie ascendente e discendente delle nostre trasformazioni sulla via dell’iniziazione all’Ideale divino, e delle influenze benefiche esercitate su di noi dagli esseri cari che su quella via ci precedono".