La redazione segnala l'uscita numero 17 della rivista elettronica LEX AUREA
Lilith La civiltà teotihuacana Il culto fallico nell’antichità Ciclo Mestruale: sangue e magia Fonte Battesimale della Basilica San Frediano Scienza ed Esoterismo Ex Oriente Lux Melki-Tsedeq Il Codice da Vinci" "cui prodest"? Stanislas de Guaita La Croce Kabbalistica
Pax Pleroma,
Anche se è azione inconsueta per il sottoscritto, ritengo necessario
informare i vari frequentatori del web ring, del risultato, dimostrabile ed
effettivo, raggiunto dal numero 16 di Lex Aurea (
www.fuocosacro.com/pagine/lexaurea/lexaurea.htm )
Nel mese di Aprile è stata scaricata da 3.915 utenti, e nel mese di Maggio
da ben 2.409 utenti, lasciando a chi lo vorrà effettuare il computo totale.
Lex Aurea da sempre si è caratterizzata per un approccio "aperto" al grande
mistero chiamato Uomo, e tale indirizzo sarà garantito anche in futuro. Un
approccio aperto frutto delle varietà degli estensori dei vari articoli;
persone con un diverso sentiero alle spalle e un diverso percorso avanti a
loro.
Ritengo questo, alla gratuità della rivista, il punto di forza della
rivista.
Avrei piacere che chiunque desideri inviare un lavoro per la rivista, o per
il sito, ad utilizzare tranquillamente questo indirizzo di posta
elettronica: lexaurea@... .
E avrà sicuramente risposta....
Cordialmente
Filippo Goti
Chiacchiera con i tuoi amici in tempo reale!
http://it.yahoo.com/mail_it/foot/*http://it.messenger.yahoo.com
"Noi abbiamo sognato il mondo. Lo abbiamo sognato resistente, misterioso,
visibile, ubiquo nello spazio e fermo nel tempo; ma abbiamo ammesso nella
sua architettura tenui ed eterni interstizi di assurdità, per sapere che è
finto"
Con questa affermazione, uno dei più grandi scrittori e filosofi,
contemporanei Jorge Luis Borges, definisce il proprio concetto di mondo, e
unitamente ad esso di realtà.
Il nostro concetto di realtà è pretenziosamente oggettivo, concreto,
muscolare, tattile, misurabile, relazionabile, argomentabile,
dialetticamente espressivo ed esprimibile. Osserviamo la natura, e da essa
traiamo verità rapportabili, e riportabili, su ogni piano: fisico,
psicologico, animico.
Osserviamo che tutto nasce, e allora deduciamo, ed indichiamo come verità,
che tutto abbia un'origine, in una sorta di multi level procreativo ( poco
importa se sessuato, assessuato, spirituale, o quanto altro ) ....
Salvo poi, come indicato dal Borges, in questo ordito di armonia e
perfezione matematica, rimanere basiti innanzi all'orrore della nostra
transitorietà, alla non spiegazione di come mai il lettore di questo libro
chiamato vita, non abbia una risposta certa alla propria perduranza. Ecco
quindi il dilemma del male, del bene, del movimento, del tempo, dello
spazio, e quello che tutto ciò comporta: la solitudine delle
solitudini............
Ciò che è sintomatico, di questa vera e propria ansia, o patologia, è la
trasposizione della stessa in ambito spirituale, dove eminenti conoscitori
di cose occulte propongono teoremi ( Karma, Dharma, Paradiso, Inferno,
Purgatorio, Reincarnazione, Amore Universale, Evoluzione ) per spiegare in
modo matematico e a prova di dubbio alcuno il perchè della vita, e di quella
sconvenienza chiamata morte.
Il funzionamento di tali costrutti è in definitiva molto semplice. Una serie
di assiomi, in se e per se indimostrabili, che trovano giustificazione l'uno
nell'altro, come quella folla ( folle ) in autobus che mancando appigli
certi, si sorregge solo in virtù del numero e della compattezza.
Riempiendo la mente del lettore, e del presunto praticante, con nozioni,
seppur auliche, inducono a credere che tutto è rivelato, allontanando invece
la soluzione, ponendola ai margini, e di fatto intellettualizzando lo
spirituale, così come è stato intellettualizzato il fisico.
Quando poi viene fatto notare loro, che tale complesso di teoremi, norme e
leggi, fa difetto della prova provata, essi precipitano nel limbo
dell'emotività...................
Grazia: Nel senso di favore o benevolenza, il termine ha assunto significati specifici sia nella teologia che nel diritto. In teologia si intende originariamente il "nuovo ordine provvidenziale", la nuova economia della salute e della salvezza come dono divino; in senso più specifico è l’ordine instaurato dal Cristo, grazie al quale l’uomo è giusto, o l’impulso divino perché l’uomo operi in ordine alla salvezza soprannaturale. Tanto nel primo senso (G. santificante) quanto nel secondo (G. attuale) si tratta di un elemento di cui l’uomo interiormente dispone grazie a Cristo, di cui però avverte solo gli effetti. Intorno al concetto di G. si svolge un complesso dibattito che occupa l’intera storia della teologia cristiana. Il processo di fondo è quello della necessità dell’intervento divino per la salvezza umana, che comporta la definizione della natura del peccato originale, e dei concetti di libertà e predestinazione. Dopo la controversia pelagiana, la questione della predestinazione è presente in Wyclif ed Hus, e diventa poi uno dei centri tematici della Riforma: Lutero e Calvino tendono in proposito a limitare al massimo l’ambito della libera iniziativa dell’essere umano. Il concetto di G. viene anche usato nell’estetica, soprattutto nella poetica classica. In diritto viene definita G. l’eliminazione parziale o totale della pena, accordata dal Capo dello Stato. Secondo l’art. 87 della Costituzione, il Presidente della Repubblica può concedere e commutare pene. Con la stessa formula l’art. 9 dello Statuto Albertino (1848) attribuiva al sovrano il potere di clemenza in senso ampio: amnistia, indulto e G. individuale. Attualmente, in base all’art. 79 della Costituzione, il Presidente della Repubblica ha la sola facoltà della G. individuale, mentre l’adozione dell’indulto e dell’amnistia è competenza esclusiva del Parlamento. Y (Massoneria) Il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, su istanza dei Fratelli condannati con sentenza definitiva dalla Giustizia massonica (v.), può: a) concedere la G., limitatamente ai casi di condanna alla censura semplice ed alla censura solenne; b) promuovere il giudizio di revisione del processo davanti alla Corte Centrale (Art. 32. lett. o, della Co.). La domanda di G. è diretta al Gran Maestro ed è presentata al Collegio Circoscrizionale dei maestri venerabili, cui il condannato apparteneva all’epoca della pronuncia della sentenza di primo grado, unitamente alla copia autentica della sentenza di condanna. Il Collegio Circoscrizionale trasmette la domanda al gran Maestro, corredata del proprio parere e di quello del Maestro Venerabile della Loggia di appartenenza del Fratello istante anche all’epoca dei fatti (Art. 210 del Regolamento del Grande Oriente d’Italia). Il Gran Maestro, nel concedere la G. nei casi previsti dall’art. 32, o, della Costituzione, stabilirà con relativo decreto le condizioni e le modalità per il godimento della G. stessa (Art. 211 del Reg. dell’Ordine).
Affascinante il carico mitologico che ci proviene dalla mezzaluna fertile, non dobbiamo fra le altre cose dimenticare che in tale territori si sono sviluppati sia lo Zoroastrismo, sia uno gnosticismo di matrice iranica profondamente diverso da quello Alessandrino.
Formato su di una dualità, fra due principi irriconducibili ed irriducibili ( la luce e le tenebre ) in perenne lotta fra loro, e a cui tanto deve il tardo frutto gnostico del catarismo.
----- Original Message -----
From: "Filippo" <lachimera70@...>
To: "fuocosacro" <fuoco_sacro@yahoogroups.com>;
<gnosticismo@yahoogroups.com>
Sent: Sunday, May 14, 2006 10:00 PM
Subject: FuocoSacro Cabbala e Gnosticismo Storico, il diverso paradigma.
> Nello gnosticismo il Demiurgo non è espressione diretta della stessa
> sostanza, e della volontà, dell'Origine. Il Demiurgo è frutto di un errore
> della Sophia (Sapienza), che intorpidita da un'emozione ha dato vita ad
> una
> "pressione" nel Pleroma, che ha generato la caduta pneumatica.
Non so quanto possa interessare, però nei prini miti dell'Iran si parla di
Zurvan, ovvero del Tempo, di essenza divina.
In un libro acquistato a Bologna mentre tornavo da Motrano così si racconta:
"Quando nulla esisteva e non c'erano né i Cieli né la Terra, né altre
creature di qualsiasi genere, esisteva uno chiamato Zurvan, simile a un
grande Dio, il cui nome significa alche "Sorte" o "Fortuna".
Per mille anni aveva offerto sacrifici al fine di avere, forse, un figlio,
che avrebbe chiamato Ohrmazd e che avrebbe fatto i Cieli e la Terra.
Ma un giorno quell'uno, chiamato Zurvan si mise a riflettere si spinse a
dire: "Quale utilità potrà avere il sacrificio che io offro? Riuscirò ad
avere mio figlio Ohrmazd? Oppure compio inutilmente questi sforzi?"
E mentre faceva questa riflessione Ohrmazd e Ahriman - lo Spirito
distruttore - furono concepiti.
Ohrmazd aveva preso vita per i sacrifici durati mille anni, Ahriman per il
dubbio di un istante".
Mi sovviene un passo di Filippo (13-14): "Gli arconti vollero ingannare l'uomo,
perché essi videro che egli aveva la stessa origine di quelli che sono
veramente buoni. [.] Perché essi hanno deliberato di prendere l'uomo libero
e fare di lui un loro schiavo, per sempre.
Vi sono Potenze che dànno [questo] all'uomo, no volendo che egli [sia
salvo,] per poter diventare [suoi dominatori]. Perché se l'uomo [è loro
schiavo] vengono fatti sacrifici e si offrono animali alle Potenze. [Queste]
sono coloro a cui vengono offerti animali. E ciò che essi hanno offerto è
bensì vivo, ma dopo che l'hanno offerto, muore. Quanto all'uomo, fu offerto
morto a Dio, ed è vissuto."
Pax Pleroma,
Solo apparentemente questo passo tratto dal Vangelo di Filippo, potrebbe
sembrare una condanna verso le religioni del passato, a favore della nuova
religione cristiana.
In prima istanza dobbiamo tener conto che lo gnosticismo non afferisce ad
una dimensione religiosa (mesoterica), ma di gnosi ( dove l'aspetto
intimistico e privativo, tende ad essere esclusivo rispetto ad ogni
manifestazione ). In seconda istanza dobbiamo ricordare come numerose
comunità gnostiche siano entrate in confronto dialettico con la nascente
Chiesa Struttura ( latina o ellenica ), proprio in virtù della propensione a
tradurre in gesti e cenni materiali, i misteri dell'Ineffabile.
Ancora...... Ciò che possiamo sicuramente affermare è come lo gnosticismo
proponese una netta critica alla religione del sangue ebraica, infatti
l'identificazione del Demiurgo con il Dio dell'Antico Testamento è una
costante. Del resto non poteva uno gnostico che rimanere disgustato dal
ropporto di carne, sangue, e cieca ubbidenza che unisce l'ebreo al suo Dio,
ed è bene ricordare che lo stesso San Paolo si impegnò a cercare ( per fini
di contingenza politica ) di saldare il cristianesimo con l'ebraismo.
Precipitando però una dimensione spirituale, in una dimensione di simboli,
uomini, passioni e convenienze.
Del resto perchè mai uno gnostico ( pneumatico ) dovrebbe ricorrere a riti e
simboli, per celebrare un divino che non riconosce come tale ?
Lo gnosticismo ha dimensione privativa e intimistica, non mi stancherò mai
di repeterlo, è la vera rottura che propugna è quella con il mondo dei
fenomeni, ritenuti non adeguati ed ingannevoli per risolvere il mistero
uomo, a cui può e deve essere data soluzione solamente attraverso un atto di
volontà che si connaturi in una ricerca introspettiva.
Dobbiamo semplicemente prendere atto che non esiste solamente una visione
che vede Creatore, Creatura e Creazione unite in modo affettivo, funzionale,
ed ontologico, ma anche una visione che nega tutto ciò. E se apparentemente
essa appare come separativa, essa è in realtà non duale, in quanto non
confonde il mondo dei fenomeni con quello dello spirito. Suggerendo una
risposta diversa al trinomio vita-conoscenza-coscienza.
L'iniziazione al mondo dei fenomeni non avrà e non potrà mai avere adeguata
fine, per la semplice ragione che anche l'uomo stesso è un fenomeno, di cui
è ignota estensione estendibilità ed origine, questo lo gnosticismo
suggerisce.
Del resto attiene alla degenerescenza moderna, di un male inteso
tradizionalismo o tradizione, che esista una Tradizione che si manifesta
(semplicemente) nel mondo naturale, un certo appiattimento legato al
disperato bisogno dell'uomo di credere nella forma, più che nell'essenza.
Visto che è dalla forma che egli si relaziona con altre forme.
Troppo complicato ritenere che Platone e Valentino, parlano di due cose
diverse ?
Esicasti:Termine derivato dal greco ‘Hsucastai, a sua volta connesso a hsucia, quiete, tranquillità, che definisce i seguaci di una dottrina (esicasmo) di carattere ascetico-mistico, diffusa nel cristianesimo orientale, specialmente fra i monaci del monte Athos (v.). L’esicasmo comprende elementi contemplativi che si richiamano al mondo indiano. Gli E. so proponevano di raggiungere l’estasi, capace di ammetterli ad un’introspezione in grado di renderli partecipi della gloria divina, attraverso la prolungata contemplazione dell’ombelico (onfaloscopia), accompagnata dalla recita di espressioni iterate (giaculatorie, come «Signor Gesù Cristo, abbi pietà di noi»). Tipico prodotto dell’ascetismo sinaitico e, più generalmente, del misticismo orientalizzante, la dottrina degli E. fu al centro di vivaci polemiche tra Gregorio Palamàs (ed i palamiti) ed il monaco Barlaam il Calabrese, dividendo l’impero bizantino per circa un decennio (1341-1351).
Come ho scritto oggi, in altra mail, dobbiamo ben intenderci sull'estensione che vogliamo dare alla parola gnostico. Per lo gnosticismo di matrice alessandrina la Fonte, il mondo pneumatico, è posto oltre l'Abisso e il Silenzio ( della mente ), e sicuramente avulso al mondo dei fenomeni.
Infatti c'è un brano, riconducibile alla scuola valentiniana dove questi gnostici sostengono che è inutile celebrare i misteri dell'ineffabile attraverso mezzi e strumenti di questo mondo.
Per quanto riguarda il Demiurgo, gli gnostici ben lo conoscevano attraverso la constatazione di ciò che era e ciò che non era la manifestazione.
In raffronto a tutte le vie presenti nel panorama attuale, considero quella gnostica sicuramente la più attiva e diretta risposta all'esigenza dell'uomo di conoscersi, senza troppi ed inutili fronzoli.
Cordialmente
Filippo
Carissimo Filippo,
correggimi se sbaglio, per gli gnostici storici Dio, quello vero, trascendente, inarrivabile, inconoscibile e non il Demiurgo, era un alieno, ovviamente non nel senso si extraterrestre ma di totalmente avulso da ciò che noi riteniamo materiale e quindi terrestre, tanto da considerare il suo messaggero o tutto ciò che da lui deriva, quindi anche la nostra scintilla interiore, come straniero. E proprio sulla figura dello straniero sono state scritte delle pagine bellissime da autori gnostici.
----- Original Message ----- From: Filippo To: REGNO ; gnosticism@yahoogroups.com Sent: Monday, May 15, 2006 2:12 PM Subject: FuocoSacro L'errore della Sophia
Pax Pleroma
Qaule fu l'errore della Sophia ?
Nell'apocrifo di Giovanna si afferma esclusivamente che l'Eone era 'preda delle passioni'. Queste passioni lo portarono inizialmente a volersi unire direttamente con l'Origine, con la Fonte di vita, ma respinta ( La Sophia) dall'eone LIMITE, venne spinta ai margini del Pleroma, dove generò (Jaldabaoth) senza la collaborazione con il proprio compagno ( gli eoni gnostici formano delle sigizie ).
L'ipostasi ( il parto ) della Sophia, fu il Demiurgo Jaldabaoth, che diede origine al mondo inferiore, alla manifestazione. Una manifestazione formata da cieli fra loro concentrici, e ognuno di essi presieduto da un arconte ( figlio di Jaldabaoth ), espressione di una qualità o abilità degradata, in quanto fine a se stessa, oppure in quanto divisa e separativa.
Si evidenziano adesso due domande:
Perché Sophia era preda delle passioni? Come può un Eone, figlio dell'Assoluto, essere preda delle passioni? Come nasce la passione?
E' mia convinzione che quando parliamo di gnosticismo, anche gli adetti ai lavori, spesso sono preda di una certa confusione. I Padri della Chiesa nelle loro confutazioni alle eresie, indicavano con il termine gnosticismo solamente alcune comunità o scuole, e non come oggi facciamo tutti i fenomeni di eresia o deviaziona o alternatività rispetto alla Chiesa ellenica e alla Chiesa Latina. Per i Padri della Chiesa gli gnostici erano coloro, in ambito apparentemente o realmente cristiano, ponevano la Conoscenza come unica via di "salvezza" e/o "redenzione".
Quanto sopra sia per cercare di ridurre l'ambito della ricerca, sia per dare una probabile risposta alle domande di cui sopra.
La caduta pneumatica, le passioni della Sophia, la generazione maledetta di Jaldabaoth, possono essere viste come un grandioso affresco cosmogonico ed escatologico, di traduzione dall'unità alla moltitudine, e del precipitare da un armonioso universo di quiddità, ad un universo di cause ed effetti. In questo non differenziandosi poi molto, se non nella froma, da cosmogonie analoghe. Del resto la stessa domanda potrebbe essere riproposta per il cattolicesimo: come può Lucifero essersi ribellato al Dio Padre ?
La risposta che mi sono dato, è come lo gnosticismo ( specie quello Alessandrino ), non abbia in se delle istanze separative sotto il profilo ontologico ( generazione-creazione-causa-effetto), ma di fenomeni. In realtà il parlare di Fonte-Sophia-Jaldabaoth-Uomo, non parla di entità fra loro separate irriconducibili o irriducibili, ma bensì di stati dell'essere degenerativi, osservati e cristallizzati in un cosmo privo della variabile tempo.
E' pur sempre l'uomo-demiurgo che crea per il solo gusto di creare, è pur sempre l'uomo-sophia che si lascia divorare dalle passioni, è pur sempre l'uomo-cristo che procede in una missione autoredentrice e autosalvifica, è pur sempre l'uomo-fonte che opera una reintegrazione.
Problema è come noi siamo ciò che il nostro livello percettivo-cognitivo ci permette di essere, non di più e non di meno. Come colui che precipitato in una conca non scorge la ricca pianura attorno a lui, a differenza di colui che è seduto su di una collinetta. Non per questo la pianura non esiste.
Pax Pleroma
Qaule fu l'errore della Sophia ?
Nell'apocrifo di Giovanna si afferma esclusivamente che l'Eone era 'preda
delle passioni'. Queste passioni lo portarono inizialmente a volersi unire
direttamente con l'Origine, con la Fonte di vita, ma respinta ( La Sophia)
dall'eone LIMITE, venne spinta ai margini del Pleroma, dove generò
(Jaldabaoth) senza la collaborazione con il proprio compagno ( gli eoni
gnostici formano delle sigizie ).
L'ipostasi ( il parto ) della Sophia, fu il Demiurgo Jaldabaoth, che diede
origine al mondo inferiore, alla manifestazione. Una manifestazione formata
da cieli fra loro concentrici, e ognuno di essi presieduto da un arconte (
figlio di Jaldabaoth ), espressione di una qualità o abilità degradata, in
quanto fine a se stessa, oppure in quanto divisa e separativa.
Si evidenziano adesso due domande:
Perché Sophia era preda delle passioni? Come può un Eone, figlio
dell'Assoluto,
essere preda delle passioni?
Come nasce la passione?
E' mia convinzione che quando parliamo di gnosticismo, anche gli adetti ai
lavori, spesso sono preda di una certa confusione. I Padri della Chiesa
nelle loro confutazioni alle eresie, indicavano con il termine gnosticismo
solamente alcune comunità o scuole, e non come oggi facciamo tutti i
fenomeni di eresia o deviaziona o alternatività rispetto alla Chiesa
ellenica e alla Chiesa Latina. Per i Padri della Chiesa gli gnostici erano
coloro, in ambito apparentemente o realmente cristiano, ponevano la
Conoscenza come unica via di "salvezza" e/o "redenzione".
Quanto sopra sia per cercare di ridurre l'ambito della ricerca, sia per dare
una probabile risposta alle domande di cui sopra.
La caduta pneumatica, le passioni della Sophia, la generazione maledetta di
Jaldabaoth, possono essere viste come un grandioso affresco cosmogonico ed
escatologico, di traduzione dall'unità alla moltitudine, e del precipitare
da un armonioso universo di quiddità, ad un universo di cause ed effetti.
In questo non differenziandosi poi molto, se non nella froma, da cosmogonie
analoghe. Del resto la stessa domanda potrebbe essere riproposta per il
cattolicesimo: come può Lucifero essersi ribellato al Dio Padre ?
La risposta che mi sono dato, è come lo gnosticismo ( specie quello
Alessandrino ), non abbia in se delle istanze separative sotto il profilo
ontologico ( generazione-creazione-causa-effetto), ma di fenomeni. In realtà
il parlare di Fonte-Sophia-Jaldabaoth-Uomo, non parla di entità fra loro
separate irriconducibili o irriducibili, ma bensì di stati dell'essere
degenerativi, osservati e cristallizzati in un cosmo privo della variabile
tempo.
E' pur sempre l'uomo-demiurgo che crea per il solo gusto di creare, è pur
sempre l'uomo-sophia che si lascia divorare dalle passioni, è pur sempre
l'uomo-cristo che procede in una missione autoredentrice e autosalvifica, è
pur sempre l'uomo-fonte che opera una reintegrazione.
Problema è come noi siamo ciò che il nostro livello percettivo-cognitivo ci
permette di essere, non di più e non di meno. Come colui che precipitato in
una conca non scorge la ricca pianura attorno a lui, a differenza di colui
che è seduto su di una collinetta. Non per questo la pianura non esiste.
Cordialmente
Filippo
Il giorno 12/mag/06, alle ore 17:07, Filippo ha scritto:
Pax Pleroma Jose,
Io ritengo che il divino sia o un alieno o alienante, fino a quando l'uomo tenderà a viverlo come un qualcosa di esterno o esternalizzato. Trovo difficile argomentare sul divino, quando la nostra incapacità è talmente palese, da non essere in grado di argomentare in modo esaustivo e risolutivo sulla natura umana.
Cordialmente
Filippo
Carissimo Filippo,
correggimi se sbaglio, per gli gnostici storici Dio, quello vero, trascendente, inarrivabile, inconoscibile e non il Demiurgo, era un alieno, ovviamente non nel senso si extraterrestre ma di totalmente avulso da ciò che noi riteniamo materiale e quindi terrestre, tanto da considerare il suo messaggero o tutto ciò che da lui deriva, quindi anche la nostra scintilla interiore, come straniero. E proprio sulla figura dello straniero sono state scritte delle pagine bellissime da autori gnostici.
Pax Pleroma,
Volendo traggiare un parallelismo fra gnosticismo e il glifo dell'albero
sephirotico, dobbiamo prendere in considerazione come nel primo paradigma
sono gli Arconti, figli di Jaldabaoth, a dare vita alla manifestazione, nel
secondo le Sephire o Elohim.
Gli arconti sono emanti da Jaldabaoth, come le sephire sono emanata da
Kether. Jaldabaoth è il padre degli arconti, Kether è chiamta corona o
grande anziano. Attraverso le interazioni fra i vari Arconti, e le potenze
inferiore, come fra gli Elohim la manifestazione si dispiega.
Apparentemente non vi sono sostanziali differenze, del resto il sistema
gnostico si fonda su di un insieme di cieli concentrici, ognuno dei quali
governato da una potenza.
Sostanzialmente però ( ontologiciamente), il sistema cabbalistico ha molto
in comune con il pensiero platonico, e l'ente verticistico (Kether)
rappresenta il buon Demiurgo ( artigiano ) che fativamente traduce in forme,
le idee superiori ( rappresentate dai mondi superiori cabbalistici e dal
mondo dell'Uranio ).
Nello gnosticismo il Demiurgo non è espressione diretta della stessa
sostanza, e della volontà, dell'Origine. Il Demiurgo è frutto di un errore
della Sophia (Sapienza), che intorpidita da un'emozione ha dato vita ad una
"pressione" nel Pleroma, che ha generato la caduta pneumatica.
La via del ritorno nello gnosticismo non passa attraverso un processo
funzionale, uomo-manifestazione-creatore, ma bensì in un salto coscienziale
(GNOSI), attraverso un'incursione sul nostro piano manifestativo di una
istanza ad esso estranea ( Zoe nell'apocrifo di Giovanni ).
Molti cabbalisti sono invece convinti che è possibile tornare alle origini,
attraverso una risalita delle attribuzioni del glifo cabbalistico. Anche se
ci sarebbe da discutere su questo punto.
Visto che Kether è a sua volta una cristallizzazione (ipostasi) di un
elemento sottili (Lux Increata), che proviene da un punto posto oltre la
manifestazione.
Cordialmente
Filippo
Quietismo: Termine che definisce la dottrina dell’unione mistica, realizzata attraverso la pura contemplazione ed il totale abbandono della volontà in Dio, che attenua o sopprime ogni responsabilità morale. Una tendenza quietistica è rintracciabile in diversi contesti culturali e religiosi, dalla mistica buddhista allo stoicismo antico. Ma l’esplicita teorizzazione della dottrina si ha soltanto nel XVII secolo, nell’ambito di alcune correnti della Chiesa cattolica influenzate dal protestantesimo. Si ricordano il Q. panteistico di Michele Molinos, condannato da Innocenzo XI nel 1687, ed il Q. più spiritualistico di Féndon, la cui dottrina dell’amore puro e disinteressato venne condannata da Innocenzo XII nel 1699.
E' indubbiamente condivisibile quanto hai scritto, e mi permetto solamente di far notare come la mente, almeno nella sua accezione corrente, è quello strumento che presiede il governo del nostro relazionarci con l'esterno. Quindi perchè pretendere altro dalla mente ?
Spesso è rappresentata come un labirinto, proprio ad indicare la possibilità di perdersi nei suoi meandri, ma anche la necessità di attraversarla per uscire a nuova luce. Emblematica è il mito del filo di arianna.
Concludo ricordo che ciò che ci è di ostacolo, è anche di prova... Il guardino della soglia.
> La risposta è stata lapidaria:" Per evitare un trauma la >nostra mente, tenderà a tradurre ciò che i sensi percepiranno >in una forma "compatibile" con i nostri schemi ".
Ad una analisi approfondita dei meccanismi interiori, non è difficile rendersi conto che la mente ha una dinamica "esclusivista". Riesce a funzionare solamente nel suo modo, fornendo una sua immagine del reale che a lei sia funzionale e congeniale. Tutto il resto viene scartato come inquietante e pericoloso, ma effettivamente solo per lei, la mente, è inquietante e pericoloso, perchè ne diminuisce il ruolo e l'importanza. La mente tende a farci svalutare quello che proviene alla coscienza da ciò che la mente considera "inferiore", per esempio dall'istintualità, dall'affettività ecc..Analogamente tende a farci considerare inattendibile e non affidabile quanto proviene alla coscienza da ciò che è oltre la mente medesima, per esempio dall'intuizione, dall'immaginazione creativa, dall'ispirazione. A tutto comunque tende a porre vesti da lei scelte, tutto tradurre nel suo esclusivo linguaggio, tutto colorare con le proprie tinte...
Io ritengo che il divino sia o un alieno o alienante, fino a quando l'uomo tenderà a viverlo come un qualcosa di esterno o esternalizzato. Trovo difficile argomentare sul divino, quando la nostra incapacità è talmente palese, da non essere in grado di argomentare in modo esaustivo e risolutivo sulla natura umana.
Gli gnostici che furono, non parlavano del divino se non in termini di ciò che non è, o attraverso superlativi talmente assurdi da essere inconcepibili. Ed infatti i valentiniani collocavano l'origine oltre l'abissio e il silenzio. ( della mente )
caro filippo messo cosi il divino potrebbe essere visto come un alieno, qualcosa ad di fuori che in qualche modo va percepito e definito. Ritengo invece che Esso è noi siamo piu di quanto pensiamo.
Alcuni anni fa mi sono imbattuto in una programma televiso che parlava del "primo contatto". Termine con cui si intende l'incontro fra l'uomo e una cultura aliena.
L'intervistatore chiede al conferenziere, come il cervello dell'uomo potrebbe reagire innanzi ad un qualcosa di assolutamente diverso nella forma.
La risposta è stata lapidaria:" Per evitare un trauma la nostra mente, tenderà a tradurre ciò che i sensi percepiranno in una forma "compatibile" con i nostri schemi ".
Interessante... Ho l'impressione che meccanismi di primo contatto siano già avvenuti.......... Basta osservare come l'uomo si è impegnato fino ad oggi a tratteggiare e a dare contenuto al divino.
Sacralità: Qualità di quanto è sacro o sacrale. La Massoneria considera la S. come condizione spirituale da introdurre nel tempio attraverso la spoliazione dai metalli, operazione cui deve sottoporsi ogni adepto nella Sala dei Passi perduti, prima di accedere ai Lavori rituali. Un'azione individuale realizzabile mediante la concentrazione e la meditazione. Con la successiva squadratura tale azione viene completata, ed il tempio diventa "consacrato". I lavori vengono poi eseguiti in quel clima diventato sacro, ed ogni sua fase dovrà rispettare appieno tale condizione, semplicemente rispettando le regole ed i principi muratori. Y (G.O.I.) Le esperienze che viviamo sono sempre legate a nostri modi di essere, dei quali possiamo essere coscienti in varia misura. Più consideriamo in profondità i modi di essere, maggiormente ci appare svelato il mistero delle profondità della Vita. É allora che compare la coscienza della S., che è un modo di considerare noi stessi in rapporto alla Vita. Vivere in coscienza la S. è un modo di essere che non dipende dagli eventi, ma piuttosto da una conquista della nostra stessa coscienza. La S., oltre a dare un particolare significato al nostro modo di essere, ci consente di entrare in sincronismo con i ritmi della Vita, facendoci concepire la Ritualità.
> La risposta è stata lapidaria:" Per evitare un trauma la >nostra mente,
tenderà a tradurre ciò che i sensi percepiranno >in una forma "compatibile" con
i nostri schemi ".
Ad una analisi approfondita dei meccanismi interiori, non è difficile rendersi
conto che la mente ha una dinamica "esclusivista". Riesce a funzionare solamente
nel suo modo, fornendo una sua immagine del reale che a lei sia funzionale e
congeniale. Tutto il resto viene scartato come inquietante e pericoloso, ma
effettivamente solo per lei, la mente, è inquietante e pericoloso, perchè ne
diminuisce il ruolo e l'importanza.
La mente tende a farci svalutare quello che proviene alla coscienza da ciò che
la mente considera "inferiore", per esempio dall'istintualità, dall'affettività
ecc..Analogamente tende a farci considerare inattendibile e non affidabile
quanto proviene alla coscienza da ciò che è oltre la mente medesima, per esempio
dall'intuizione, dall'immaginazione creativa, dall'ispirazione.
A tutto comunque tende a porre vesti da lei scelte, tutto tradurre nel suo
esclusivo linguaggio, tutto colorare con le proprie tinte...
Cari saluti
Pino
caro filippo
messo cosi il divino potrebbe essere visto come un alieno,
qualcosa ad di fuori che in qualche modo va percepito e definito.
Ritengo invece che Esso è noi siamo piu di quanto pensiamo.
----
Messaggio originale----
Da: lachimera70@...
Data: 10-mag-2006
20.31
A: "REGNO"<fuoco_sacro@yahoogroups.com>, "GNOSTICISMO"
<gnosticismo@yahoogroups.com>
Ogg: [Gnosticismo] Riflessione
estemporanea.mente.
Pax Pleroma,
Alcuni anni fa mi sono imbattuto in
una programma televiso che parlava del "primo contatto". Termine con
cui si intende l'incontro fra l'uomo e una cultura aliena.
L'intervistatore chiede al conferenziere, come il cervello dell'uomo
potrebbe reagire innanzi ad un qualcosa di assolutamente diverso nella
forma.
La risposta è stata lapidaria:" Per evitare un trauma la
nostra mente, tenderà a tradurre ciò che i sensi percepiranno in una
forma "compatibile" con i nostri schemi ".
Interessante... Ho
l'impressione che meccanismi di primo contatto siano già
avvenuti.......... Basta osservare come l'uomo si è impegnato fino ad
oggi a tratteggiare e a dare contenuto al divino.
Cordialmente
Filippo
La redazione di Lex Aurea, segnala l'uscita numero 16 della rivista elettronica.
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Alcuni anni fa mi sono imbattuto in una programma televiso che parlava del "primo contatto". Termine con cui si intende l'incontro fra l'uomo e una cultura aliena.
L'intervistatore chiede al conferenziere, come il cervello dell'uomo potrebbe reagire innanzi ad un qualcosa di assolutamente diverso nella forma.
La risposta è stata lapidaria:" Per evitare un trauma la nostra mente, tenderà a tradurre ciò che i sensi percepiranno in una forma "compatibile" con i nostri schemi ".
Interessante... Ho l'impressione che meccanismi di primo contatto siano già avvenuti.......... Basta osservare come l'uomo si è impegnato fino ad oggi a tratteggiare e a dare contenuto al divino.
<Ciao Filippo,
<non mi faccio viva da tempo ma vi seguo con interesse;
Pax Pleroma Grazia,
Ti saluto ed è sempre un piacere leggerti, ovviamente una lista che tratta
di argomenti specifici come questa, non ha la pretesa di un flusso enorme di
email.. Anche se una bella chiaccherata sullo gnosticismo antico e sul
neognosticismo mi farebbe piacere.
<nel valentinianesimo ho letto che il Limite ha una duplice funzione: di
croce quando separa l'Assoluto dal resto del <Pleroma e di limite quando
separa il Pleroma dal cosmo.
Nel apocrifo di Giovanni, trovi ancora citato il Limite, qui inteso come
Eone che ha come finalità quella di impedire che gli altri eoni si
avvicinino troppo all'Origine.
<Poi però dice che Cristo scese sulla croce in aiuto della sophia inferiore
separando il pleroma dal cosmo e nel <suo braccio verticale gli psichici dai
pneumatici.
<non ho capito il senso mi sembra una contraddizione.
<Grazie per le spiegazioni che vorrai fornirmi.
Il Cristo di Valentino non è Gesù... Ma è a sua volta un Eone un essere
completamente spirtuale...... Ritengo che con buona approssimazione intenda
quanto segue:" La Sophia inferiore rappresenta la conoscenza-coscienza che
è precipitata a causa delle emozioni e della sensualità, dando vita al
cosmo-manifestazione. La discesa del Eone Cristo stabilisce una netta
rottura, in quanto apertamente il Pleroma non riconosce come sua ipostasi il
Cosmo, e al contempo è una rottura orizzontale in quanto il Cristo si
riverbera e risuona negli gnostici e non in coloro che dalla gnosi sono
preclusi in quanto maggiormente "naturali"..
Cordialmente
Filippo
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<Vorrei chiedere come viene vissuta la sessualità in uno gnostico.
Pax Pleroma Pierre,
Forse intendevi dire come essa veniva vissuta da uno gnostico del tempo che
fu........... Visto che continuità tradizionali fra le varie scuole
gnostiche del secondo e terzo secolo dopo cristo, e le odierne non c'è.
<La domanda trova una sua origine da una cosa che mi risulta difficile
comprendere.
<Il Sesso per alcuni mistici potrebbe essere inteso come una sorta di
tentazione usata dal <Demiurgo affinché <questo mondo corrotto perpetui se
stesso.
<Da altra angolazione il sesso, privato della sua funzione comune, può
essere inteso e proteso al ricongiungimento <col Pleroma.
Un semplice lettura, o ricerca in rete, che abbia per oggetto l'introduzione
allo gnosticismo ci porta ad evidenziare una ricchezza di pensiero attorno
all'uomo e alla creazione. Il rapporto con il sesso da parte delle varie
scuole oscillava dalla ritualizzazione dello stesso, in chiave operativa o
simbolica, oppure dal rifiuto dello stesso. Spiegazione del secondo caso è
da ricercarsi nel sesso visto come fornace di nuovi involucri di carne per
racchiudere ed impriogionare le anime ( Marcione ad esempio ), nel primo
caso troviamo le inflessioni magico operative dei carpocrazioni ad esempio,
e le simboliche dei valentiniani.
<Da questi elementi contrastanti fuoriesce una costante:
<il diniego della vita.
<E' corretta questa mia interpretazione?
Permettimi. Più che diniego alla vita, indicherei come termine il rifiuto di
una visione esclusivamente naturale. In chiave naturale il sesso è lo
strumento che permette la riproduzione di una determinata specie, e
attraverso di essa della vita "naturale" stessa. Lo gnostico, ma del resto
anche l'uomo religioso monoteista, non ha una visione esclusivamente o
prettamente naturale, ma ritiene che in lui alberghi anche un qualcosa di
"diverso" : una componente divina.
Cordialmente
Filippo