«Nel mezzo del cammin di nostra vita, mi ritrovai per una selva oscura,
che la diritta via era smarrita.»
(Inferno, Canto I - Dante Alighieri)
La Divina Commedia, o Commedìa originalmente, è un poema di Dante Alighieri
(diminutivo di Durante Alighieri), opera capolavoro del poeta fiorentino,
considerata la più importante testimonianza letteraria della civiltà medievale e
una delle più grandi opere della letteratura universale.
Diviso in tre cantiche (cantiche perché in epoca medievale nella corrente del
"Dolce stil novo", di cui proprio Dante ne è il massimo scrittore, i sonetti era
uso che venissero cantati come intrattenimento nelle corti medievali): Inferno,
Purgatorio, Paradiso; il poeta immagina di compiervi un viaggio ultraterreno.
Il poema, pur continuando i modi caratteristici della letteratura e dello stile
medievali (ispirazione religiosa, fine morale, linguaggio e stile basati sulla
percezione visiva e immediata delle cose), tende a una rappresentazione ampia e
drammatica della realtà, ben lontana dalla spiritualità tipica del Medioevo,
tesa a cristallizzare la visione del reale.
[modifica] Genesi e storia
Dante immagina di compiere il proprio viaggio ultramondano durante la settimana
santa del 1300: l'anno del primo giubileo.
[modifica] Storia e significato del titolo
Forse il titolo originale dell'opera è Comedìa: così Dante stesso chiama la sua
opera in Inf. XVI, 128 e in Inf. XXI, 2; inoltre, il nome di Commedia appare
usato nell'Epistola XIII, indirizzata a Cangrande della Scala, a cui il poeta
dedica il Paradiso. Purtroppo, si discute ancora sulla paternità della lettera.
In essa, comunque, vengono addotti due motivi per spiegare il titolo conferito:
un motivo di carattere letterario, secondo cui per commedìa era usanza definire
un genere letterario che da un inizio difficoltoso per il protagonista si
concludeva con un lieto fine; e un motivo di carattere stilistico, giacché la
parola commedìa indicava opere scritte in un basso linguaggio (Dante scrive in
volgare). Più che un atto di modestia da parte dell'autore (in più passi egli
denota come fosse conscio della sua grandezza e non conoscesse la "modestia"
come la intendiamo noi) egli scelse questo nome probabilmente per via del "lieto
fine" della parabola del viaggio ultraterreno, da un'inizio drammatico
(l'Inferno) al più bello dei finali: la visione di Dio nel Paradiso.
Il titolo Divina Commedia è stato per la prima volta usato da Giovanni Boccaccio
più di 70 anni dopo dell'anno di ambientazione del testo (1300), nel 1373 nella
sua biografia dantesca "Trattatello in laude di Dante", ma non divenne d'uso
comune fino a che fu adottato da Ludovico Dolce nella sua edizione a stampa del
poema nel 1554.
Non conosciamo con esattezza in che periodo Dante scrisse ciascuna delle
cantiche del suo capolavoro e gli studiosi hanno formulato ipotesi anche
contrastanti in base a prove e indizi talvolta discordanti. In linea di massima
la critica odierna colloca:
a.. L'inizio della stesura dell'Inferno nel biennio 1304-05 oppure in quello
1306-07, in ogni caso sopo l'esilio (1302). Salvo l'eccezione del riferimento la
papato di Clemente V (Inf. XIX, 81), spesso indicato come un possibile ritocco
post-conclusione, non vi si trovano accenni a fatti successi dopo il 1309. Al
1317 risale la prima menzione in un documento (un registro di atti bolognese,
con una terzina dell'Inferno copiata sulla copertina), mentre i manoscritti più
antichi che ci sono pervenuti riasalgono al 1330 circa, una decina di anni dopo
la morte di Dante.
b.. La scrittura del Purgatorio secondo alcuni si accavallò con l'ultima parte
dell'Inferno e in ogni caso non contiene riferimenti a fatti accaduti dopo il
1313. Tracce della sua diffusione si riscontrano già nel 1315-16.
c.. Il Paradiso viene collocato da 1316 al 1321, data della morte del poeta.
Non ci è pervenuta nessuna firma autografa di Dante, ma sono conservati tre
manoscritti della Commedia copiati integralmente da Giovanni Boccaccio, il quale
non si servì di una fonte originaria, ma di manoscritti a loro volta copiati. Si
deve anche immaginare che Dante si spostò molto in vita per via dell'esilio,
quindi non potendo portarsi dietro molte carte è probabile che i manoscritti
originali si disperdessero sin dalle prime diffusioni.
[modifica] Struttura
L'intera opera consta di 14233 versi totali: superiore dunque in lunghezza sia
all'Eneide virgiliana (9.896 esametri), sia all'Odissea omerica (12.100
esametri).
La Commedia è anche una drammatizzazione della teologia cristiana medievale,
arricchita da una straordinaria creatività immaginativa.
Occorre distinguere tra:
a.. struttura cosmologica
b.. struttura dottrinale
c.. struttura formale
[modifica] Struttura cosmologica
La struttura testuale della Commedia coincide esattamente con la
rappresentazione cosmologica dell'immaginario medievale. Il viaggio all'Inferno
e sul monte del Purgatorio rappresentano infatti l'attraversamento dell'intero
pianeta, concepito come una sfera, dalle sue profondità alle regioni più
elevate; mentre il Paradiso è una rappresentazione simbolico-visuale del cosmo
tolemaico.
L'Inferno era rappresentato all'epoca di Dante come una cavità di forma conica
interna alla Terra, allora concepita come divisa in due emisferi, uno di terre e
l'altro di acque. La caverna infernale era nata dal ritrarsi delle terre
inorridite al contatto con il corpo maledetto di Lucifero e delle sue schiere,
cadute dal cielo dopo la ribellione a Dio. La voragine infernale aveva il suo
ingresso esattamente sotto Gerusalemme, collocata a 90° rispetto al semicerchio
di 180° formato dalle terre emerse.
La metà marina della Terra si estendeva invece su tutta la semisfera opposta al
continente euroasiatico. Agli antipodi di Gerusalemme, e quindi al 90° della
semisfera acquea, si ergeva l'isola montagnosa del Purgatorio, composta appunto
dalle terre fuoriuscite dal cuore del mondo all'epoca della ribellione degli
angeli. In cima al Purgatorio, che peraltro era una creazione recente
dell'immaginario cristiano legata alla necessità di giustificare la dottrina
delle indulgenze, Dante colloca il Paradiso terrestre del racconto biblico, il
luogo terrestre più vicino al cielo.
Il Paradiso è strutturato secondo la rappresentazione cosmologica nata all'epoca
ellenistica con gli scritti di Tolemeo, e risistemata dai teologici cristiani
secondo le esigenze della nuova religione. Nel suo rapimento celeste dietro
l'anima di Beatrice, Dante attraversa dunque i nove cieli del cosmo
astronomico-teologico, al di sopra dei quali si distende il Pleroma infinito -
Empireo - in cui ha sede la Rosa dei Beati, posti a diretto contatto con la
visione di Dio.
Ai nove cieli corrispondono nell'Empireo i nove cori angelici che, col loro
movimento circolare intorno all'immagine di Dio, provocano il relativo movimento
rotatorio del cielo a cui ciascuno di essi è preposto - questo secondo la
dottrina dell'Atto Puro o Primo Mobile desunta dalla Metafisica di Aristotele.
La struttura cosmologica della Commedia è strettamente connessa alla struttura
dottrinale del poema, per cui la collocazione dei tre regni, e, al loro interno,
l'ordine delle anime - ovvero delle pene e delle grazie-, corrisponde a precisi
intendimenti di ordine morale e teologico.
Dante e Virgilio nell'Inferno, dipinto di William-Adolphe Bouguereau (1850)
In particolare, la topografia dell'Inferno comprende i seguenti luoghi:
un ampio vestibolo o Antiferno, dove vengono puniti coloro che nessuno vuole, né
Dio né il demonio: gli ignavi.
Il fiume Acheronte, che separa il vestibolo dall'inferno vero e proprio.
Una prima sezione costituita dal Limbo, immerso in una tenebra perenne.
Una serie di cerchi meno scoscesi in cui patiscono i peccatori incontinenti.
La città infuocata di Dite, le cui mura circondano la voragine finale.
Il cerchio dei violenti in cui scorre il fiume sanguigno del Flegetonte.
Un burrone scosceso, che dà all'ottavo cerchio, chiamato Malebolge: il cerchio
dei fraudolenti.
Il pozzo dei Giganti.
Il lago ghiacciato di Cocito, dove sono immersi i traditori.
La topografia del Purgatorio è invece così strutturata: un Antipurgatorio,
costituito da una spiaggia su cui vengono traghettate le anime dall'angelo
nocchiero che le preleva alla foce del Tevere. Specularmente all'Inferno, in
esso subiscono la loro purificazione i negligenti, i tardi cioè a pentirsi.
Ai piedi del monte, ancora parte dell'Antipurgatorio, c'è una valletta fiorita
in cui espiano i loro peccati i principi negligenti.
Il purgatorio vero e proprio è un monte scosceso, formato da ampi dirupi e
cerchi rocciosi, a ciascuno dei quali è preposto un angelo guardiano.
Sulla cima del monte c'è il Paradiso terrestre, che ha l'aspetto di una foresta
rigogliosa, popolata di figure allegoriche.
I nove cieli del Paradiso sono i sette del sistema tolemaico - Luna, Mercurio,
Venere, Sole, Marte, Giove, Saturno - più il cielo delle Stelle fisse e del
primo mobile.
[modifica] Struttura dottrinale
La struttura dottrinale coincide con l'impianto teologico-filosofico proprio
della poetica di Dante. La complessità degli schemi adottati dal poeta richiede
che la materia venga trattata in apposite voci di approfondimento.
a.. Struttura dell'Inferno (con link ai canti)
b.. Struttura del Purgatorio (con link ai canti)
c.. Struttura del Paradiso (con link ai canti)
[modifica] Cronologia
Le date in cui Dante fa svolgere l'azione della Commedia si ricavano dalle
indicazioni disseminate in diversi passi del poema.
Il riferimento principale è Inf. XXI, 112-114: in quel momento sono le sette del
mattino del sabato santo del 1300, 9 aprile. L'anno è confermato da Purg. II,
98-99, che fa riferimento al Giubileo in corso. Tenendo questo punto fermo, in
base agli altri riferimenti si ottiene che:
a.. alla mattina dell'8 aprile, venerdì santo, Dante esce dalla "selva oscura"
e inizia la salita del colle, ma viene messo in fuga dalle tre fiere e incontra
Virgilio.
a.. al tramonto, Dante e Virgilio iniziano la visita dell'Inferno, che dura
esattamente 24 ore e termina quindi al tramonto del 9 aprile. Nel superare il
centro della Terra, però, i due poeti passano al "fuso orario" del Purgatorio
(12 ore di differenza da Gerusalemme e 9 ore dall'Italia), per cui è mattina
quando essi intraprendono la risalita, che occupa tutto il giorno successivo.
a.. all'alba del 10 aprile, domenica di Pasqua (oppure del lunedì 11 aprile, a
seconda che le 12 ore di fuso orario si contino in avanti o all'indietro), Dante
e Virgilio iniziano la visita del Purgatorio, che dura tre giorni e tre notti:
all'alba del quarto giorno, 13 o 14 aprile, Dante entra nel Paradiso Terrestre e
vi trascorre la mattina, durante la quale lo raggiunge Beatrice.
a.. a mezzogiorno, Dante e Beatrice salgono in cielo. Da qui in avanti non vi
sono più indicazioni di tempo, salvo che nel cielo delle stelle fisse
trascorrono circa sei ore (Par. XXVII, 79-81). Considerando un tempo simile
anche per gli altri cieli, si ottiene che la visita del Paradiso duri due-tre
giorni. L'azione terminerebbe quindi il 15 o 16 aprile.
[modifica] Tematiche e contenuti
Il viaggio ultramondano è compiuto fra l'8 ed il 15 aprile (Settimana Santa) del
1300 (primo Giubileo). personale universale (redenzione dell'umanità)
a.. Autobiografico: redenzione dell'anima del poeta dopo il periodo di
traviamento (selva oscura)
b.. Redenzione politica: l'umanità con la guida della ragione (Virgilio) e
dell'impero raggiunge la felicità naturale (Paradiso Terrestre = giustizia e
pace)
c.. Redenzione religiosa: la guida della fede (Beatrice), porta alla felicità
soprannaturale (Paradiso)
Dante rappresenta cielo e terra, ma la terra trova nel poema una
rappresentazione nuova, una profonda comprensione della realtà umana. In Dante è
presente un modo nuovo e disincantato di percepire la storia, il racconto
storico abbraccia il corso dei secoli con la storia dell'impero romano e
cristiano, delle lotte fiorentine tra Bianchi e Neri, una larga considerazione
prospettica della storia della Chiesa e della storia contemporanea del Papato.
L'osservazione della natura è accurata e armoniosa, accentuata nel suo valore
prospettico, ricca e determinata. Le note geografiche e visive si succedono.
Il paragone è lo strumento con cui il poeta ritrae il reale mediante un
intreccio di notazioni varie e reali. La natura dantesca scaturisce sempre da un
riferimento personale ed è, non di rado, attratta nell'orbita drammatica della
rappresentazione. Tutto in Dante ha un valore soggettivo, il poema non è solo la
storia dell'anima cristiana che si volge a Dio, ma anche la vicenda personale di
Dante, inestricabilmente intrecciata agli avvenimenti che narra. Dante è sempre
attore e giudice.
Il carattere autobiografico prevale nella poesia rende Dante, la profezia
religiosa e politica, si sviluppa su un terreno di esperienze personali,
dichiaratamente espresse, e di aspirazioni precise. Dante sovrappone la profezia
ai fatti concreti e non li dimentica, né insegue sogni vaghi e irrealizzabili di
rinnovamento come i profeti medievali, infatti il suo vagheggiamento di un
rinnovamento religioso, morale e politico ha obiettivi ben precisi: una
ritrovata moralità della Chiesa, la restaurazione dell'Impero, la fine delle
lotte civili nelle città.
L'allegoria è il fondamento del poema ed è il segno più scoperto del suo
medievalismo; il mondo è raffigurato suddiviso: da un lato la realtà storica e
concreta, dall'altro il sopramondo, ossia il significato della realtà storica
trasferita sul piano morale e su quello ultraterreno. Il costante riferimento al
sopramondo attesta, la subordinazione medievale di ogni realtà a un fine morale
e religioso.
Siffatta subordinazione è rigida e imperante e nell'assoluto valore
dell'allegoria, nella fedeltà ai modi e allo stile ereditati dalla letteratura
precedente è il medievalismo di Dante.
[modifica] Modelli e fonti
[modifica] Lingua e stile
Dante non si può scindere dalla tradizione poetica provenzale, come dalla poesia
provenzale non si può separare lo Stil Nuovo di cui Dante fu insigne
rappresentante. Stile e linguaggio danteschi derivano da modi caratteristici
della letteratura latina medievale: la giustapposizione sintattica (brevi
elementi successivi) cesure, stacchi, uno stile che non conosce la fluidità e il
modo mediato e legato dei moderni. Dante ama l'espressione concentrata, il
rilievo visivo e rifugge dai legami logici, il suo linguaggio è essenziale.A
differenza di Petrarca che utilizzava un linguaggio puro e semplice
caratterizato da un ristrettissimo numero di parole, un unilinguismo.
[modifica] Studi e Fonti
Sull'istruzione di Dante la ricerca è tuttora aperta; quasi sicuramente non
frequentò regolarmente un'istituzione di studi superiori, e tuttavia la sua
opera dimostra perfetta conoscenza delle discipline delle Arti, insegnate come
base comune a tutte le facoltà universitarie. È stata avanzata l'ipotesi di suoi
contatti con un gruppo di filosofi averroisti bolognesi. Quasi sicuramente
studiò la poesia toscana, nel momento in cui la Scuola poetica siciliana, un
gruppo culturale originario della Sicilia, stava cominciando ad essere
conosciuta in Toscana. I suoi interessi lo portarono a scoprire i menestrelli ed
i poeti provenzali e la cultura latina.
Evidente è la sua devozione per Virgilio (Tu se' lo mio maestro e 'l mio
autore,/ tu se' solo colui da cu'io tolsi/ lo bello stilo che m'ha fatto onore,
Inferno v. 79 canto I)) anche se la Divina Commedia mette in gioco una complessa
tradizione classica e cristiana esaltando la cultura del Nostro; volendo
ricordare alcune fonti si può iniziare dal verso 32 dell'Inferno "Io non Enea,
io non Paulo sono" in cui sono presentati i due testi chiave sui quali si basa
la sua opera: l'Eneide, (in particolare il canto VI) e la seconda Lettera ai
Corinzi di s.Paolo, là dove racconta del suo rapimento estatico.
Numerosi altri testi agiscono sulla fantasia di Dante, dal Commentario di
Macrobio al Somnium Scipionis (su una parte del libro VI della Repubblica di
Cicerone), in cui viene narrata la visione delle sfere celesti e la dimora delle
grandi anime, all'Apocalisse di S. Giovanni, come la meno nota Apocalisse
apocrifa di s.Paolo (condannata da S.Agostino, ma molto diffusa nel basso
Medioevo) che contiene alcune descrizioni delle pene infernali e la prima
generica definizione dell'esistenza del Purgatorio. Il tema della visione ebbe
grande fortuna nel Medioevo, e molti di questi racconti d'esperienze mistiche
erano note a Dante, come la Navigatio sancti Brendani, la Visio Tungdali e i
Dialoghi di s.Gregorio Magno. Anche la coeva escatologia ebraica sembra essere
stata presente a Dante: in particolare, si pensa abbia potuto leggere le opere
di Hillel da Verona, che trascorse gli ultimi anni della sua vita a Forlì,
morendovi poco prima dell'arrivo di Dante in quella città.
Molto spesso è Dante, presentandoci i vari autori nella sua opera, a lasciarci
una visione superficiale della sua biblioteca, ad esempio, nel cielo del Sole
(canti X e XII) del Paradiso incontra due corone di spiriti sapienti, e tra
questi mistici, teologi, canonisti, filosofi troviamo Ugo di San Vittore,
Graziano, Pietro Lombardo, Gioacchino da Fiore, ecc.
Altre fonti più recenti e di più superficiale incidenza nella Divina vanno
considerati i rozzi poemetti di Giacomino da Verona (De Ierusalem coelesti e De
Babilonia civitate infernali) il Libro delle tre scritture di Bonvesin de la
Riva, con la descrizione dei regni dell'al di là.
Sulla biblioteca classica di Dante dobbiamo per la gran parte accontentarci di
deduzioni interne ai suoi testi, delle citazioni dirette e indirette che essi
contengono; possiamo affermare che accanto al nome di Virgilio compaiono Ovidio,
Stazio e Lucano, cui seguono i nomi di Tito Livio, Plinio, Frontino, Paolo
Orosio, che già erano presenti, con l'aggiunta di Orazio e l'esclusione di
Stazio, nella Vita Nuova (XXV, 9-10), così ci accorgiamo che questi erano i
poeti più diffusi e più letti nelle scholae medievali lasciando aperta l'ipotesi
di una loro frequentazione da parte di Dante.
[modifica] Questioni teologiche
[modifica] Cattolicesimo
Molti teologi e critici letterari nel corso dei secoli hanno ipotizzato
l'ispirazione divina della Divina Commedia e la realisticità del viaggio
oltremondano. Da notare, secondo storici novecenteschi, l'attinenza tra
l'Inferno dantesco e quello che sarebbe stato visto dai pastorelli
dell'Apparizione di Fatima. In prospettiva più larga, si è notevolmente
discusso, nel Novecento, sulla possibilità che Dante considerasse se stesso un
profeta, e ritenesse di aver veramente ricevuto una visione del mondo
oltremondano. A favore dell'ipotesi, si sono pronunziati, tra gli altri, Etienne
Gilson, Bruno Nardi e Raffaello Morghen; contro, permane ancora l'autorità di
Michele Barbi.
[modifica] Le "fonti islamiche"
Un capitolo a sé merita quella che a suo tempo è stata una dibattutissima
questione riguardante un'ipotetica ispirazione tratta da Dante dai vari "Libri
della Scala" (ossia "della Scalata [al Cielo]") di elaborazione islamica. Nel
suo viaggio mistico notturno (isra') narrato nel Corano, Maometto avrebbe avuto
l'opportunità di vedere dapprima le pene inflitte ai dannati, raggruppati in
"gironi" infernali e sottoposti a una pena logicamente connessa in qualche
misura, seppure a contrario, con il delitto o il peccato commesso. A tale
esperienza sarebbe poi seguita la sua ascesa (mi'raj) attraverso i sette cieli
fino ad arrivare al cospetto di Dio. Questi isra e miraj produssero un enorme
interesse nel mondo islamico e un vasto quantitativo di libri sull'argomento.
Dalle originali redazioni in lingua araba si ebbero presto le prime versioni nei
volgari della lingue romanze derivate dal latino.
Dante potrebbe aver avuto conoscenza diretta di questi libri, ed è quindi
possibile che ne sia rimasto in qualche modo influenzato, senza nulla levare
alla grandezza della sua poesia e all'ispirazione schiettamente cristiana del
suo capolavoro in versi. L'ipotesi - inizialmente avanzata dal grande studioso
Miguel Asín Palacios - suscitò ovviamente acceso scandalo fra i dantisti, ma,
nell'immediato secondo dopoguerra, accorse in aiuto dell'ipotesi tanto
osteggiata la dottrina di Enrico Cerulli, il massimo esperto di cultura
etipoistica nell'Italia dell'epoca e uno dei massimi studiosi dell'Islam.
Cerulli riuscì a rintracciare i tramiti fra le versioni in volgare castigliano e
le versioni in volgare toscano del XIII secolo, identificando nel notaio
Bonaventura da Siena l'autore della traduzione toscana, forse nota al Sommo
Poeta. L'ipotesi ha ricevuto però dure critiche, in particolare da parte di
Bruno Nardi.
http://it.wikipedia.org/wiki/Divina_Commedia
[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]
Chi desideri collaborare alla rivista Lex Aurea (
http://www.fuocosacro.com/pagine/lexaurea/lexaurea.htm ) , può inviare i propri
lavori legati a tematiche, filosofiche, esoteriche, storiche, psicologiche e
mitologiche, al seguene indirizzo
lexaurea@...
[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]
In questi giorni il sito www.fuocosacro.com che ospita questa lista, sta subendo
delle trasformazioni.
E' stata creata la sezione ALCHIMIA E SIMBOLO, che ospita alcune sottosezioni (
immagini alchemiche generiche - testi alchemici - contributi in merito alla
tradizione alchemica - studi massonici - simboli e simbolismo - astrologia
tarocci ed architettura )....
Chiunque desideri contribuire inviando materiale e monografie, può
tranquillamente inviarlo al seguente indirizzo email:
fuocosacroinforma@...
[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]
In questi giorni il sito www.fuocosacro.com che ospita questa lista, sta subendo
delle trasformazioni.
E' stata creata la sezione GALLERIA ESOTERICA, che ospita la sezione Personaggi,
Movimenti Esoterici e Contributi. (
http://www.fuocosacro.com/pagine/simbastrologia/simbolismo.htm )
Tale sezione è dedicata a uomini e donne, strutture e movimenti, e analisi dei
loro lavoro, che hanno contribuito al pensiero esoterico. La sezione è
largamente incompiuta e chiunque desideri contribuire inviando materiale e
monografie, può tranquillamente inviarlo al seguente indirizzo email:
fuocosacroinforma@...
[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]
Secondo le tesi di questo saggio, le multiformi declinazioni della religione
cristiana che conosciamo nacquero da un originale credo che Ehrmann chiama
proto-ortodosso (da non confondere con l'attuale cristianesimo ortodosso di rito
greco), che uscì vincitore da una strenua battaglia scritturale contro i
variegati cristianesimi del II e III secolo. Ciascuna di queste religioni
cristiane possedeva i propri credo e le proprie sacre scritture, che nei secoli
furono disperse e dimenticate con l'imporsi del canone del Nuovo Testamento.
Quanto sarebbe diversa la cultura occidentale se avessero vinto i Marcioniti, o
gli Ebioniti, o una delle molte correnti del cristianesimo gnostico?
Se è vero che tra cattolici romani, chiese evangeliche, greci ortodossi,
telepredicatori fondamentalisti e innumerevoli sette sparse in ogni angolo del
globo il cristianesimo odierno non manca certo di varietà, potrà sorprendere i
più lo scoprire che tutte queste forme di culto derivano da un'unica variante di
cristianesimo impostasi tra il II ed il IV secolo su una miriade di
cristianesimi concorrenti, la cui eterogeneità riesce senza sforzo a far
impallidire le differenze attuali.
Molti di questi cristianesimi sono ignoti al mondo d'oggi per la semplice
ragione che con l'imporsi di una visione dominante, i testi sacri alle fazioni
di minoranza vennero riformati, proscritti, perduti, i loro seguaci perseguitati
e dispersi. Come colpo di grazia, la parte vittoriosa riscrisse la storia della
controversia, minimizzando la drammaticità degli scontri dottrinali, e
dipingendo i suoi avversari come schegge impazzite e deviate dalla (presunta)
retta fede predicata in origine da Cristo e dagli apostoli. Fu una vittoria
totale e relativamente rapida, tanto che già al concilio di Nicea (325 d.C.)
tutti avrebbero certamente concordato nel bollare di eresia quegli altri gruppi.
Bart Ehrmann, preside del dipartimento di studi religiosi all'Università del
North Carolina, presenta in questo bel saggio una panoramica di queste
originarie interpretazioni del cristianesimo, ricostruendo il credo di ciascuna
sulla base delle poche certezze storiche giunte fino a noi: in genere,
abbastanza paradossalmente, proprio quelle opere che i padri della chiesa
scrissero per confutare le tesi 'eretiche'. In casi più rari ma più interessanti
possiamo contare su fonti dirette, quali i cosiddetti testi apocrifi, come il
protovangelo di Giacomo, il vangelo copto di Tommaso, gli atti di Paolo e Tecla,
il vangelo gnostico di Giuda di recentissima scoperta (così recente che in
questo libro di fine 2005 non è citato, ma ne consigliamo la lettura
nell'edizione integrale edita da National Geographic).
C'è una domanda che sottende a tutto questo studio dei cristianesimi antichi: e
se fosse andata diversamente? Se il canone di scritture che conosciamo
contenesse il vangelo di Tommaso invece di quello di Matteo? Se la lettera di
Barnaba avesse prevalso sulla lettera di Giacomo? I cristiani potrebbero non
aver mai avuto un 'Vecchio' Testamento, oppure, se si fosse imposto un altro
gruppo, non avrebbero mai avuto un 'Nuovo' testamento, e studierebbero il
Pentateuco. Non sono implicazioni di poco conto se consideriamo, ad esempio, che
ciò che alimentò in prima istanza i sentimenti antisemiti fu proprio la
competizione tra l'interpretazione cristiana e l'interpretazione ebraica delle
Scritture. Niente competizione, niente antisemitismo?
Che non si tratti di domande oziose, ce ne rendiamo immediatamente conto se
proviamo ad immaginare cosa sarebbe accaduto se l'Impero Romano non avesse mai
adottato il cristianesimo come religione ufficiale, che non sarebbe diventata la
cultura dominante del medioevo europeo, del rinascimento, dei giorni nostri. Gli
abitanti dell'Occidente oggi potrebbero essere politeisti come i greci ed i
romani, il cristianesimo relegato a una nota a piè di pagina nella storia del
mondo. Se l'impero si fosse convertito ad una forma diversa di cristianesimo? La
storia avrebbe intrapreso sentieri che a malapena possiamo riuscire ad
immaginare. Se poi consideriamo l'innegabile influenza che la dottrina cristiana
ebbe sul Profeta dell'Islam (se non altro per semplice contrapposizione) e
proviamo a ipotizzare una religione musulmana alternativa, ci vediamo costretti
ad allontanare la tastiera colti da vertigine.
Alcune implicazioni della vittoria dei proto ortodossi gettano una luce diversa
sulla nostra concezione del cristianesimo. Per esempio, l'insistenza
sull'accettazione del dolore come veicolo di salvezza è naturale in una
religione che venera un Dio crocifisso, ma secondo la corrente docetista, che
considerava Gesù come un essere completamente divino, incapace pertanto di
soffrire e morire, oppure secondo gli gnostici, che non ponevano la morte e la
resurrezione di Cristo al centro della loro dottrina, le cose sarebbero molto
diverse. Avessero vinto questi ultimi, la battaglia delle sacre scritture, ci
sarebbero state tramandate certamente molte meno storie di martiri cristiani.
Il libro, diviso in tre sezioni, inizia con lo studio di quattro testi
rappresentativi del panorama teologico dei primi secoli: il vangelo di Pietro;
gli atti di Tecla, compagna dell'apostolo Paolo; il vangelo di Giuda Tommaso,
presunto fratello gemello di Gesù; una versione del vangelo di Marco non
emendata da alcuni brani di influenza carpocraziana. Nella seconda parte passa
ad esaminare in dettaglio le credenze di alcuni gruppi protocristiani tra cui
gli Ebioniti, i Marcioniti e le innumerevoli declinazioni della Gnosi. Nella
terza sezione Ehrmann presenta un quadro dei conflitti dottrinali e delle
dinamiche che portarono in gruppo proto ortodosso alla vittoria finale e alla
composizione del canone in ventisette libri del Nuovo Testamento.
Che piaccia o no, viviamo in un'epoca in cui la religione 'organizzata' fatica a
fornire risposte esaurienti agli interrogativi dell'esistenza. Il successo di
libri discussi e discutibili come il 'Codice da Vinci' non fa che confermare il
diffuso bisogno di trovare risposte personali a queste domande. È interessante
scoprire che la cristianità ha conosciuto fin dalle sue origini questa profonda
tensione alla ricerca della verità. Sospettiamo che una maggiore consapevolezza
di ciò potrebbe portare più tolleranza e rispetto reciproco in questa valle di
lacrime.
Patrizio Gerbino
Autore: Bart D. Ehrmann
Ed. Carocci
Pag. 365 Euro 28,40
[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]
Invio alla Vostra attenzione una proposta di pubblicazione che ho
inviato a diverse case editrici con un compendio di alcune mie
riflessioni.
Volevo sentire i Vostri commenti e/o critiche...sempre ben accette
per avvicinarsi alla Verità liberandoci dai nostri errori e/o
pregiudizi.
Buongiorno Direttore,
il mio nome è Alessandro ho 29 anni e abito a Milano da cinque anni.
Sono nato in Sardegna e per motivi sia lavorativi che di crescita
interiore ho preso la ferma decisione di trasferirmi nel -come lo
chiamiamo simpaticamente noi isolani- continente.
L'ho fatto, non tanto per tentare la cieca fortuna, ma quanto per
comprendere a fondo le immense possibilità che la Vita (immenso dono
del Signore) può offrire ad ognuno di noi, se intesa nel suo nocciolo
più sincero.
Ho incontrato nel mio periglioso cammino ideologie, musiche, mode e
divertimenti ma niente di veramente autentico e duraturo; come
l'alchimista con la lanterna in mano mi affannavo a rintracciare
quella Pietra Filosofale, quel "quid", quella pietra d'angolo che
ogni essere umano dovrebbe anelare a scoprire e che spesso non fa e
cioè DIO.
Mi sono reso conto gradatamente che era la Divinità che andavo a
setacciare fra immensi e fangosi torrenti di materialismo à gogo, tra
parodie di insegnamenti mistici e messinscene risibili di dibattiti
socio-politici. Trovare le soluzioni al Male imperante nel mondo mi
ha reso curioso ma sul chi va là, tenace ma non cocciuto, desideroso
del Bene ma mai utopista; diverse traversie si sono affastellate
confusamente in questi cinque anni portandomi a fare serie e profonde
considerazioni sull'Uomo e sulle sue soventi azioni abominevoli prive
di qualsiasi giustificazione politica, economica e figuriamoci
religiosa.
Mi sono chiesto ardentemente se la soverchiante preponderanza del
Male, sia esso relativo o assoluto, sia un prodotto malsano e
perverso della psiche di noi bipedi onnivori oppure una sorta di
invisibili e avviluppanti fasce di Van Allen metafisiche, inventate
dall'Antico Nemico di Dio per destabilizzare e sovvertire il lodabile
poema della creazione universale.
Mi sono caricato di ardui ed annosi quesiti che già altri nei
millenni, nei secoli e negli anni hanno avuto l'ardire di porre
addirittura anche alla maestosa Sfinge di Giza.
Ma anch'essa, pur rimanendo muta a testimoniarci il silente accordo
che il Creatore del Cielo e della Terra ha stipulato con l'universo
tutto e con qualsivoglia essere vivente, mi ha dato felici
intuizioni : cerchiamo con cuore puro e troveremo, amiamoci come Dio
ci ama, comprendiamo la Natura, abbracciamo con il pensiero il Bene,
teniamo in una mano la giustizia e nell'altra la misericordia, la
Verità è fra noi in simboli, immagini e metafore ergo sfrondiamole di
ogni pusillanime e faziosa interpretazione per contemplarle nella
loro immediata semplicità e straordinaria magnificenza. Afferriamo
l'Ineffabile con il poderoso quaternario ermetico :
Dio (Intelletto in quanto pensante), Dio (Padre in quanto demiurgo),
Dio (Energia in atto) e
Dio (Buono in quanto Creatore di tutte le cose).
Interiorizziamo la triade Pensiero-Parola-Azione per come l'aveva
trattata esaurientemente il profeta Zarathustra e spingiamoci oltre :
attraverso il pensiero si da forma all'evoluzione ordinando la
materia che si ha intorno ognuno attraverso le proprie capacità ed il
personale livello di consapevolezza; con l'Amore e le Idee che Dio ci
ha donato, prendiamo coscienza dei limiti da oltrepassare e quelli da
rispettare e prendiamo parte a questa immensa Opera.
Per fare un esempio non certo astruso, l'immortalità fisica è una
delle barriere da non violare e, ahimè, in passato certi alchimisti e
oggigiorno numerosi scienziati, spodestando Dio dal suo trono di
gloria eterna hanno tentato e azzarderanno sempre più in futuro
questa venefica strada.
Un conto è la coscienza serena del limite e un altro conto è lo
sclerotico limite della coscienza.
Nel primo caso studiamo, riflettiamo ed accettiamo le leggi
dell'esistenza umana escludendo la computazione passiva del Male come
elemento costitutivo ed eterno di questo mondo; nel secondo caso
poniamo un pesante paraocchi alla nostra mente e una cappa di
grigiore alla nostra anima, prostrandoci a Mammona, alla silhouette,
alle tenebre esteriori, alle diete sbilanciate, alle cattiverie al
prossimo ben lanciate e a tutti quei gadgets ed optional che
infestano la vita nel terzo millennio.
Per ricollegarmi al ternario prima citato, esso ci può dare lo spunto
per capire come nell'universo non ci sia niente che sia frutto del
caso o del caos e non vi è nulla di meccanico ma tutto è
organicamente connesso.Tutto pensa nell'universo : possono cambiare i
fonemi, i simboli o le manifestazioni tangibili eppure non c'è una
sola parte del tutto che non emetta forme di comunicazione verso le
altre.
Senza quella triade tutto ciò che conosciamo non sarebbe mai venuto
all'esistenza; se il pensiero, partendo solamente da Dio, non si
tramutasse prima in Logos e poi in azione concreta, non darebbe a
tutte le cose reali la possibilità di nascere, vivere e morire e
questo piano dimensionale non sussisterebbe cosicché tutto sarebbe
eterno.
L'uomo e l'universo, in questo caso nella sua accezione letterale
latina di "tutto intero", sono un limite che tende ad infinito senza
mai raggiungerlo; è la perfettibilità in espansione che la matematica
applicata alla teologia ci dimostra, tramite l'idea di due principi o
insiemi differenti ma complementari che si attirano vicendevolmente
in questa immensa dimensione e/o funzione analitica che parte e che
porta comunque al buon Dio Pantocratore.
L'algebra, prezioso dono dei saraceni, ci viene in aiuto per
afferrare, seppur per un flebile secondo, la presenza
dell'Ineguagliabile nel tutto : il numero uno elevato all'ennesima
potenza da sempre lo stesso valore, Dio elevato a qualsivoglia
potenza da sempre se stesso e ciò significa che è perfetto e permea
del suo inattaccabile spirito le cose visibili ed invisibili. Tutti
gli esseri viventi sono composti da un'unità divina e da una terrena
cioè 1+1 = 2; metaforicamente parlando e traendomi fuori dalle
tradizioni esoteriche per un secondo, il numero due rappresenta il
codice binario di ogni conglomerato vivente, uomo compreso. Di
conseguenza 2x (cioè ogni essere che si slancia o eleva verso nuove
evoluzioni ) mi porta a cifre differenti da quella di partenza ma
riconducibili tuttavia al numero due che ne è la loro base; è
evidente allora che l'uomo deve elevarsi a potenza senza mai
dimenticare che la sua unità eterna è Dio e il suo esser transeunte è
l'altra metà terrena.
Tra Dio e la sua realizzazione visibile si interpone, come un
pilastro portante ed importante, il fattore tempo in cui ogni azione
è dilatabile o effettuabile all'infinito, e perciò da Einstein
denominato relativo proprio in funzione della massa e della velocità
della luce. Esonerandoci dall'elencare le formule matematiche e i
passaggi logici che ci hanno fatto approdare all'E=mc2, conveniamo su
quest'assioma perché ci fa intravedere le interminabili possibilità
che ha un lillipuzziano granello di materia, più o meno condensato,
di diventare qualsiasi cosa trasformandosi appunto nel tempo. Come
scanditi da un orologio stellare i singoli capitoli di questo libro
universale possono diventare essi stessi un nuovo universo, un
ennesimo tomo della saga, con la sua genesi, espansione,
proliferazione e contrazione. E' il respiro di Dio che alberga dentro
e fuori di noi, nelle galassie, nelle quasar e persino nei tanto
temuti ma indispensabili buchi neri; dico indispensabili, perché
credo all'esistenza della loro controparte chiamata buchi bianchi che
insieme operano come una sorta di portone d'entrata e di uscita per
la materia e l'energia.
Questo sistema binario è l'emblema perfetto della curvatura spazio-
temporale, teoricamente un raggio di luce può essere risucchiato in
un punto ben preciso dell'universo ed essere espulso in un altro
senza che questo comporti un tragitto ed un intervallo temporale
misurabili con qualsivoglia sistema metrico. Questa sorta di imbuto,
impossibile da immaginare nella configurazione a 4 dimensioni
attuale, somiglia in modo sorprendente al numero 8, quindi alla
clessidra e in ultima istanza al tempo. La clessidra, come i buchi
neri e bianchi, fa scorrere della materia da un luogo ad un altro;
solo che questa, quasi a lontana immagine e somiglianza del nostro
imbuto stellare, riesce a quantificare un lasso di tempo appena
trascorso senza deformarlo. Il buco nero, invece, imprigionando il
vettore più rapido e, si credeva, imprendibile, raggio di luce, alla
cui velocità il tempo rallenta sino a fermarsi, è un condotto
siderale che trasla energia e Vita generando nuovi universi con i
loro eoni, i loro millenni, i loro secoli ma inibendoli al suo
interno. Impropriamente posso dire che il passaggio cosmico appena
descritto trasferisce anche il Tempo, con la maiuscola perché ente e
non più semplice vettore; ma non nel momento dell'azione, in cui si
annulla sul bordo del buco nero chiamato per l'appunto orizzonte
degli eventi, ma unicamente nel momento in cui viene "vomitato" fuori
dal buco bianco insieme alla materia e all'energia. In parole povere
i buchi bianchi e neri sono il corriere espresso dello spazio
che "mette in sonno" la merce trasportata per farla risvegliare una
volta arrivata a destinazione. Si è ipotizzato che, un buco nero
gigante avente milioni di masse solari di grandezza potrebbe avere le
dimensioni del nostro sistema solare e una densità media pari a
quella dell'acqua. Immediatamente, caro Direttore, il pensiero non
può che correre all'inveterato brodo primordiale del Nun e alla
cosmogonia egizia che, pur avendo tratto spunto dal maestoso fiume
Nilo e dalle sue possenti piene con il risorgere poi della Terra
dalle Acque, ancora oggi mi stupisce per la sua
anticipazione "pedissequa" delle moderne teorie sulla nascita del
cosmo. E se per un attimo crediamo che i sacerdoti egizi avessero
avuto ben più che una geniale intuizione ma una certezza nel
tratteggiare il Nun come sconfinata massa liquida da cui prese il là
e venne, teologicamente e fisicamente, all'esistenza il dio Ra?
E se la risposta fosse in quella tanto visitata Camera del Re in cui
alcune persone hanno avuto degli strani fenomeni di sbalzi
temporali,in cui gli orologi mostravano un tempo trascorso di pochi
minuti ed invece erano passate varie ore con tanto di custodi
imbufaliti venuti a cercarle?
Quella camera è realmente una capsula spazio-temporale? E' davvero un
cronovisore che permette, attraverso l'elasticità del tempo, di
visionare o presenziare ad eventi che diventa persino difficile
chiamare arcaici talmente affondano le loro radici in eoni distanti
anni-luce da noi?
Mi verrebbe da dire, caro Direttore, "ai posteri l'ardua sentenza",
ma io voglio essere qui e ora fra quei posteri e non demandare
all'infinito questioni cosi spinose ed infatti sono alla cerca,
simbolo quanto mai azzeccato, del mio Graal sia con la Fede che con
la Conoscenza.
Per tornare al discorso del tempo, credo fermamente che senza di esso
e del consequenziale Panta Rei, la nostra vita potrebbe assomigliare
al percorso di una particella atomica in moto circolare uniforme con
variabili di campo nulle e quindi senza nessuno stimolo per
effettuare un cambiamento. Da ciò si evince come e perché il tempo è
di capitale importanza per apportare delle variazioni al vissuto di
ogni essere vivente; senza di esso sarebbe l'immobilità, la
sedimentazione, in una sola parola la Non-Vita in una dimensione,
come la nostra, che scorre e che deve continuare a fluire nella
direzione della perfettibilità.
Lo Zervanismo poneva particolare attenzione al Tempo. In tali
dottrine, sgorgate prorompenti dallo zoroastrismo classico, il dio
Zervan viene dipinto sia come colui che presiede alle vie che
conducono al beato e misterioso aldilà e, sia nella sua funzione di
tempo. Come signore delle ere aveva due principali appellativi :
Zervan Akarana, tempo infinito e daregho xvadata, tempo lungamente
autonomo, il secondo deriva dal primo durando 12.000 anni per essere
riassorbito nuovamente dallo Zervan Akarana.
La religione zervanita fa discendere dal concetto eterno ed
intangibile di Tempo Infinito i due mastodontici principi del bene e
del male e cioè Ahura Mazda e Angra Mainyu meglio conosciuto come
Ahriman. Per essere più precisi quest'ultimo nasce da un dubbio
venuto a Zervan in merito alla possibilità che, generando un tempo ed
uno spazio finiti sia nell'essenza che nella forma, si insinuasse uno
spirito di disordine caos e morte. Possiamo dire che già Zervan
contiene in se ogni potenzialità e dobbiamo pertanto accostarlo, con
la scala adatta chiaramente, all'anthropos universale che ha il seme
del tutto dentro di se avendo la libertà di manifestarsi con pensieri
e azioni differenti. A cagione degli attacchi menzogneri
dell'aggressore Ahriman ecco che il Tempo Infinito ha dovuto
istituire un termine all'universo ed un susseguente giudizio di tutte
le anime coinvolte in questa vorticosa e avvolgente esistenza
terrena. Per il tramite della emanazione a lui più simile, cioè Ahura
Mazda, comunica all'uomo che proprio quest'ultimo è il reale spirito
di Verità da cui deriva la Sapienza proprio in virtù del suo rimanere
fedele alla Luce del padre Zervan. Tutte le creature derivano da lui
come primo effetto, per creazione o per emanazione, come il chiarore
deriva dalla lucentezza, la lucentezza dallo splendore e lo splendore
dalla luce. Ahriman non è eterno né mai lo sarà perché la sua
malvagità trova posto solo nella limitazione dello spirito e nel
misconoscere la Potenza delle potenze che, nonostante il dubbio,
imperturbabile lo ha ammesso alla Vita.
Per certi aspetti la filosofia che sottintende il dualismo appena
espresso è nettamente conciliante, porta ogni uomo a vivere con vera
speranza ogni singolo attimo incurante del male che l'iniquo ed
oscuro Ahriman può ideare nella sua perversità; tiene la mente di
ognuno di noi orientata verso un punto cardinale che, esulando la
normale rosa dei venti, indica la via verso un Dio di luce
infinita.
La Natura è figlia del Tempo e la storia è sempre lo stesso fiume ma
non è mai la stessa acqua. Con queste due frasi, schiette come un
vino novello, significhiamo l'idea di tempo in quanto relativo.
Infatti è in relazione ad ogni anima, ed allo spirito in essa
contenuto, la quale ha la possibilità di accorciare o allungare tutta
una serie di generazioni, crescite e corruzioni che le fissità eterne
non permetterebbero; cosicchè da tutto ciò sorge spontaneamente il
concetto di evoluzione ed evoluzionismo applicato a tutti i livelli
di esistenza di questo mondo.
Da stimoli esterni e da spinte interne mai sopite si è sviluppato un
tenace percorso che ha trasmutato semplici scimmie in laboriosi e ,
si spera sempre più, intelligenti homo sapiens-sapiens.
Cominciava l'avventura dell'uomo che si lanciava mente e corpo alla
scoperta del mondo e di ciò che, forse come del resto ci domandiamo
anche oggi, stava dietro alle quinte di questa superba realizzazione
scenica. Senza la proverbiale curiosità che lo contraddistingue, non
avrebbe fatto altro che ripetere a menadito la vita, sia pure
importante nel suo genere, della scimmia; del resto ci sentiamo
diversi da questi buffi primati per il fatto che andiamo oltre i veli
di ciò che ci appare battendo essenzialmente due ampie vie : quella
empirico-scientifica e quella spirituale-religiosa.
In effetti questo tragitto è stato reso possibile da un'inconscia e,
poi, sempre più palese tendenza a diventare ciò che potremo essere e
non ad essere ciò che siamo. Accontentandoci dei nostri bassi istinti
ci fermeremo come una vecchia auto priva di revisioni ed invece
proseguendo in modo intraprendente ma non ambizioso, verso la bontà e
l'amore sincero rinsalderemo il nostro legame con l'Inestinguibile
per riportare finalmente il Regno dei Cieli in questa violenta valle
di lacrime.
I nostri progenitori ci hanno lasciato un grande testamento : con il
tempo c'è la possibilità di maturare e di voltarsi indietro per
evidenziare gli errori compiuti da essi e da noi stessi, proprio
perché spesso li commettiamo a nostra volta senza neanche rendercene
conto. In più c'è la grande facoltà di cui l'uomo si dimentica
facilmente e cioè " Conoscere è ricordare ", la quale ci dà favolose
chance sulle possibilità di esportare nei nostri tempi idee e
filosofie valide magari più di due millenni fa.
Dio ha istituito nella sua inesprimibile perfezione una inesauribile
ed immensa equazione che sorregge le sorti di tutti i livelli di
esistenza sin qui affrontati e conosciuti. Quando parlo di livelli di
vita intendo da quella al Suo cospetto sino alla nostra e ad altre
che, bontà nostra, ancora non avvertiamo neanche come possibili.
Questa elaborata espressione matematica che si fonda su principi
metafisici permette e promette infinite soluzioni senza che un
risultato sia eguale ad un altro proprio perché la ciclicità va vista
sotto una cornice solamente oggettiva ed associata appunto a quel
fiume in cui non scorre però mai la stessa acqua. Questo è stato un
più che giusto architrave per far poggiare una visione del mondo che
andasse oltre il semplice secolo e che ci permettesse di spiegare
fatti giusti o sbagliati avvenuti in tempi quasi mitici; quindi sino
a che contempleremo il fatto che bisogna aggiungere sempre nuova
acqua a questo fiume immane staremo entro gli argini anche se ci
sembrerà di ricompiere cose gia fatte da altri, altrimenti è ovvio
che chi ha sempre nicchiato e maledetto la potenza di Dio avrà la
meglio scompaginando tutto e, di conseguenza, versando liquami
maleodoranti per insudiciare il corso degli eventi.
In pratica la storia è fatta sia di accadimenti incantevoli come di
eventi esecrabili ed entrambi scaturiscono da forze di volontà che
sostanzialmente ricorrono in modo tambureggiante, con modalità
analoghe, senza però mai essere ripetitive; ed ecco che si comprende
la metafora del fiume in guisa del fatto che tutte le scelte umane,
possibili ed immaginabili, combinate e incastonate fra loro danno
l'ampiezza dello spettro della Vita e noi in quanto singole anime
apportiamo nuova linfa a questo sconfinato corso d'acqua.
Mi accingo adesso, a Dio piacendo, a spiegare più semplicemente
quanto detto : ogni forma di vita ha delle funzioni specifiche che,
pur essendogli proprie, non sono mai statiche ma in continuo
cambiamento anche se possono occorrere diversi milioni di anni; in
effetti pur ripetendo movimenti ed attività che gli sono peculiari
non smette mai di interagire con l'habitat circostante per apprendere
informazioni che gli permettono un suo graduale o subitaneo sviluppo
e quindi un passaggio ad uno stadio di vita e conoscenza più
progredito.
L'uomo negli ultimi cento anni ha introdotto numerosissimi
cambiamenti nella propria vita e nell'ecosistema ( alcuni giusti
altri notevolmente meno ), gli organismi monocellulari hanno
abbisognato di molto più tempo per variazioni molto più
infinitesimali e ciò non li squalifica visto che sono lo zoccolo duro
della vita terrestre.
La sostanziale differenza è che hanno capacità conoscitive,
intellettive e di sviluppo notevolmente diverse dalle nostre. Se
un'ameba viene sezionata essa si riproduce per partenogenesi, se noi
umani veniamo tagliati a metà ci stanno già sotterrando sotto un
metro di terra fresca. Il cane riesce ad udire suoni che noi non
possiamo, ha un intestino più resistente e meno delicato del nostro
però basta pochissimo alcool per mandarlo al tappeto invece noi che,
ingurgitiamo fin troppi vini e liquori, ci sfidiamo in sfiancanti ed
assurde gare di virilità etilica altrimenti appariamo delle
donnicciole da schernire. Noi che siamo fanatici del movimento
schizofrenico e del non stare mai con le mani in mano, avremo molto
da imparare sulla staticità degli alberi che senza chiedere nulla in
cambio, attraverso il meraviglioso processo della fotosintesi
clorofilliana, ci regalano Km3 di vitale ossigeno. Un cospicuo numero
di mezze figure saccenti che si occupano di edilizia, dovrebbero
prendere lezioni dei metodi di costruzione usati delle rondini per il
loro nido o dai castori per la loro tana. Il bradipo che tanto ci fa
sghignazzare dalle risate per la sua proverbiale flemma e lentezza
sceglie con cura le foglie da mangiare ed almeno sa con certezza cosa
sta ingerendo, noi invece abbiamo già la guerra a tavola e siamo solo
armati di forchetta e coltello. Noi che invidiamo quei ridicoli cloni
massmediatici che in tutte le salse ci impongono solo perché hanno,
udite udite, glamour, classe e glutei e sono solo glassa che copre
una spaventosa voragine di ignavia e ignoranza,dovremmo fissare nelle
mente l'immagine dello spaurito piccolo di gnù che, nato in mezzo
alla dura savana, cerca di ergersi sulle sue gracili zampine aiutato
dalla madre e dopo alterne fatiche ed insuccessi riesce nel suo
intento senza mai abbattersi e va incontro alla Vita con semplicità e
gaiezza. Il paguro riutilizza i gusci proprio perché nulla va
sprecato ma solo trasformato e noi ci indispettiamo se non abbiamo
tutto di nostra proprietà.
Dopo questa, spero efficace, carrellata di esempi arrivo finalmente e
con gioia a dire che : " Tutto è indispensabile e niente è inutile o
privo di valore nella Vita".
Frasi come questa fanno storcere il naso a numerosissime persone
incatenate da una difettosa massima massimalista che afferma invece
che : "Nessuno è indispensabile". In parole povere il contrario; ma
se stiamo attenti alle persone che proferiscono questo disgustoso
peto verbale, sono loro a sentirsi i primi della classe a cui non si
potrà mai rinunciare pena l'interdizione da tutti i favori le questue
i postriboli e le corna fino a quel momento elargiti con calcolata
astuzia.
L'uomo talora è una brutta bestiaccia incorreggibile e senza un Dio
pieno di Amore e vicino ai suoi problemi sarebbe ancora più smarrito
in un continuo piroettare e prostrarsi al principe di questo mondo ed
ecco quindi che, conoscere gli ingegnosi geroglifici e i solidi
archetipi con cui Dio ha manifestato la sua infinita e sapiente
Opera, è la chiave stessa per comprendere il passato, il presente ed
il futuro di noi stessi e della realtà fin troppo caotica che ci
circonda.
Potrebbero apparire considerazioni affrettate o poco meditate, ma le
assicuro che le mie riflessioni corrono per tutta la lunghezza della
storia umana spinte dalla ricerca strenua e puntigliosa di quegli
emblemi, quel Mondo delle Idee di platonica memoria, di quelle spesso
sofferte rappresentazioni di un'armonia celeste che, alcuni e sono
sempre di meno, sperano di trasferire sulla Terra.
A tal proposito mi riecheggia nella mente il verbo fluente e
conciliante del buon Trismegisto
" Come in alto così in basso", una proposizione semplice ma con un
effetto sicuramente prolungato dai secoli nei secoli dal segreto in
essa racchiuso.
E' un inno alla concordanza fra gli opposti anche se questi, in
apparenza, possono stridere come un treno in una brusca frenata
durante un temporale crepitante di tuoni minacciosi.
E' un invito cortese ma fermo a non dimenticarsi che le virtù
celesti, non sono racchiuse in uno scrigno nascosto in un lontano
aldilà, ma possono essere presenti già fra noi qualora le cercassimo
e le applicassimo nel nostro vivere quotidiano.
E' una legge confortante perché ci fa sentire la presenza di Dio qui
e ora senza nessuna intermediazione ed è la matrice stessa
dell'evoluzione della coscienza umana.
E' l'espressione più gioiosamente sconcertante che illustra l'unità
di tutti gli esseri, i quali crediamo
separati e a se stanti, solo perché fraintendiamo la distinzione
esteriore di un corpo materiale da un altro.
E' però un monito per coloro che vogliono sovvertire l'ordine di
questi addendi metafisici, la cui somma non è certo la stessa visto
che c'è una peculiare differenza tra il partire prima dall'alto
invece che dal basso; infatti le virtù e la benevolenza che reggono
le sorti del continuum spazio-temporale provengono dall'alto, da Dio,
e non da altre entità capricciose che possono popolarne il sottobosco.
Insisto su quest'ultimo pensiero perché è necessario, oggi come ieri,
riconoscere che la sorgente della ideazione, fondazione e
realizzazione in fieri di tutti i livelli di esistenza è
spiritualmente in alto e il suo ammirevole Spirito è planato in modo
mite e soave nel vorticoso Nun per dare inizio all'esistenza.
Concludo la parentesi su Ermete avvertendo nel suo celebre motto una
serena raccomandazione a spiritualizzare la materia con una Fede
incrollabile ma non certo dogmatica e materializzare lo spirito con
una Conoscenza intuitiva ma precisa dei processi naturali.
All'ultima affermazione tengo molto visto che penso fermamente che i
nostri antichi progenitori, quando hanno cominciato a sollevare il
capo verso l'alto, hanno osservato sempre più interessati il
movimento dei due più grandi luminari visibili – Sole e Luna – poi si
sono specializzati nel visionare quel luccicante vestito di
paillettes che ricopriva tutte le notti la loro esistenza.
Hanno notato e mandato a memoria che certi puntini luminosi avevano
ed hanno un incredibile ripetitività nel loro passaggio al calar
delle tenebre….dopo un certo tempo ecco che il piccolo diamante
ritornava nella sua posizione di partenza.
Siamo giunti infine a delineare, in notti sicuramente più limpide
delle nostre, strabilianti rette che congiungevano altri piccoli
lumicini, che per magia giravano come una sorta di ruota e si
riproponevano quando la Natura andava in letargo oppure risorgeva.
Erano nate le costellazioni con i loro miti e le loro figure. Era
nato il calcolo del tempo su scala più vasta ed era sorto altresì un
primo abbozzo della fondamentale arte della Geometria.
Faccio questa affermazione perché convinto del fatto che gli uomini
hanno individuato tra le moltitudini di stelle nel cielo, le prime
figure fondamentali di questa materia quali : il Quadrilatero, il
Cerchio ed il Triangolo. Dalla loro manipolazione ecco sorgere altre
razionalizzazioni come il quadrato, il rettangolo, l'ellisse, il
trapezio, il pentagono ed il rombo; tutte figure che verranno
immediatamente trasferite in ambito costruttivo dando il là a edifici
maestosi come le piramidi di Teotihuacan e Giza, le mura di Cuzco, le
ziqqurat, i nuraghi, il santuario di Borobudur, l'Osireion, il Tempio
di Gerusalemme, le cattedrali gotiche, e mille altri su cui non mi
pronuncio per ovvi motivi di spazio su codesta pagina.
Comprendiamo quindi come attraverso l'osservazione dei moti celesti e
del mutuo rapporto fra certi astri siamo pervenuti prima ad
un'elaborazione, nel nostro atavico immaginario, di forme il più
possibile attinenti a quanto scrutato, successivamente ad
un'astrazione di dette forme su di un piano sicuramente oggettivo,
iniziando cosi a farle diventare patrimonio inscindibile di tutta
l'umanità.
Un passo successivo è stato tridimensionalizzare (mi sa che è un
neologismo mi scuserà) quanto estrapolato dal Cosmo e la cosa che ci
appare oggi di una banalità sconcertante, cosi non deve essere stata
per i nostri intraprendenti avi.
Uno dei segreti per afferrare questo scatto evolutivo risiede in quel
generoso e amorevole dono che l'Altissimo ci ha regalato : la
procreazione. In effetti basta osservare la crescita del proprio
pargolo per vedere in lui l'enorme mole di scoperte e conoscenze per
cui sono occorsi millenni, svilupparsi in un tempo relativamente
breve e portarsi avanti lanciate verso nuove frontiere da
oltrepassare.
Vediamo nel bambino il tentativo, prima stentato e poi più deciso, di
delineare la realtà circostante servendosi all'inizio di un sistema
spaziale con due soli assi cartesiani e cioè X-Y, poi introdurre
quasi autonomamente quell'asse Z che fa sì che ci sia stata la
nascita di nobili arti come l'Architettura ed il Disegno. Ed è solo
grazie al nostro veicolo di trasmissione più piccolo, cioè il DNA e
agli insegnamenti di uomini avveduti e saggi, che siamo riusciti a
trasmettere ai posteri tutto questo bagaglio di conoscenze e
competenze e senza queste due costanti saremo rimasti allo stato
brado. Faccio queste affermazioni perché un cospicuo numero di anime
oggi sta confondendo l'Età dell'oro con un ritorno ad uno stato semi-
selvaggio travestito da simbiosi sciamanico-ambientalista con la
terra. Fin troppi gruppi pseudo-esoterici predicano il "come back"
socio-culturale e cultuale a quell'istinto materialista ed idolatrico
che ha come emblema l'Arcadia e annessa dea madre (madre mia non
credo), senza ricordare come l'Incommensurabile ha posto dei seri ma
non angusti limiti ai nostri slanci fisici più bassi dandoci un
miliardesimo di miliardesimo del suo Nous e del suo Amore, che per
noi umani però sono più che sufficienti ad affrontare questa ed altre
centinaia di vite che ci capiterà di vivere se ne saremo veramente
degni.
La dea è la ciclicità delle cose che ha bisogno di valvole di sfogo
come lo hieros gamos, le cacce, i deliri e gli orrendi sbranamenti
delle baccanti di turno, le sordide orge e le evirazioni in onore
(quale non lo so) di Cibele. E' un inno alla precarietà
dell'esistenza nell'ignoranza del divenire, è la rinuncia ad ogni
crescita spirituale ed intellettuale mascherandosi dietro il circolo
apparentemente vizioso di morte e rinascita della vegetazione, è un
materialismo aberrante che fa declinare il capo al tramestio dello
status quo delle cose senza possibilità di rinnovamento, è l'apoteosi
dell'instabilità, del caos con rari attimi di sollievo; è la madre
non più consorte-genitrice ma malvagia matrigna senza regole.
Sintetizzando la dicotomia oggi tanto in voga e cioè Dio (maschile)-
dea (femminile), ci troviamo di fronte all'ennesima bufala per
riportare in auge irrazionalismi e tenebrosi simulacri (come quello
che probabilmente è occultato nei dintorni di Rennes-le-chateau) per
rimettere nuovamente a soqquadro la sapienza che il Giusto ha sparso
abbondantemente nel nostro piccolo pianeta.
Proprio a Pessinunte, nell'attuale Turchia, vi era il più importante
santuario della dea Cibele, nel quale i coribanti, i curati e i
galli, le tre caste sacerdotali dei consacrati alla magna mater,
veneravano un idolo di quest'ultima che non era altro che un
voluminoso meteorite nero caduto dal cielo in illo tempore. Tutto ciò
è in curioso rapporto con la pietra nera della Kaaba che i musulmani
venerano come un dono portato dall'arcangelo Gabriele.
Infatti prima che Maometto purificasse il sito, oggetto da
lunghissimo tempo di un occhio di riguardo da parte di tutte le
popolazioni nomadi e pagane del periodo, si adorava una roccia nera
più del carbone e successivamente divenne un santuario che
raccoglieva tutti gli idoli e i feticci delle tribù locali. E'
probabile che fosse un tempio dedicato alla dea visto che
notoriamente essa non ama i luoghi geometricamente chiusi ma quelli
aperti e contrassegnati anche da semplici muretti a secco.
E' un fatto veramente curioso che oggi i fedeli maomettani,
caratterizzati da un rigido monoteismo tendente alla teocrazia
armata, girino ritmicamente e con fede sincera intorno ad un'emblema
della vecchia religione che, seppure ripulito dal profeta e da Allah,
rimane comunque un retaggio, non certo recente, di una spiritualità
che confonde la rigenerazione con lo sprofondare nell'abisso
sregolato dei cinque sensi a briglia sciolta.
Il caso di Cibele, madre di tutti gli dei che genera tutto da sola
senza una naturale controparte di sesso opposto, è lampante : in
quest'ordine di cose il maschio non ha nemmeno una misera funzione
accessoria di stallone da monta ma si annichilisce palesemente col il
mito di Attis.
Il giovane dio, con malizia e sensualità, fa impazzire ed innamorare
di se la povera dea dalle forme sontuosamente abbondanti ma ormai,
pare, un po' avanti con gli anni e forse con qualche ruga e chilo di
troppo. Il focoso ed insaziabile proto-Pan dell'anatolia si concede
più di un'avventura a luci rosse con le giovani avvenenti e, penso
certamente, più gradevoli di Cibele di quei luoghi, ma un brutto
giorno ella lo coglie in flagrante sotto un pino insieme
all'ennesima "letterina" di quel tempo. Si arrabbia, si dispera, vive
il fatto come una drammatica tragedia, è come se si vestisse a lutto,
non da più frutti, è diventata sterile spoglia e secca, tradita dal
suo giovane belloccio che fa sperticatamente da piedistallo al suo
organo sessuale.
Attis fù preso dal rimorso per tutte le sofferenze causate alla
grande madre e quindi scelse di autoevirarsi, come sommo sacrificio
espiatorio per le sue scappatelle, per riavviare la rinascita
primaverile della natura ed in questo inaspettato atto di barbarie
muore risorgendo con la vegetazione. Infatti proprio il 22 marzo, il
giorno dopo l'equinozio di primavera, veniva celebrata dai mistagoghi
della dea la festa dei dendrophori, cioè dei portatori di alberi. In
quest'occasione, che doveva ricordare l'evirazione di Attis, si
tagliava appositamente un albero di pino e lo si portava in
processione per la città con il classico finale da manicomio
criminale, con pazzoidi invasati che vaticinavano e nel frattempo
sceglievano di perdere in modo cruento la propria virilità.
Ma che razza di culto della rinascita e della resurrezione può mai
essere questo???
La ricrescita di ogni organismo del regno vegetale implica che esso
spunti, in modo geometricamente fallico ovviamente senza nessun
risvolto sessuale, dal ventre della terra e che torni a prosperare
sulla superficie del pianeta. Questi orrendi e pericolosi misteri
della venere dell'asia minore stravolgono direttamente questo
processo, culminando proprio con la cancellazione del principio
maschile ed attivo attraverso l'azione cultuale dell'abbattimento del
pino.
Apriamo una bella parentesi botanico-metafisica su quest'ultimo : il
pino è un albero sempreverde appartenente alla famiglia delle
conifere e dal medio ed estremo oriente ci giunge la notizia che esso
è visto come il vero e proprio albero della vita che rimane verde e
rigoglioso anche in tarda età ed in conclusione è altamente
considerato come simbolo della longevità e della immutabile felicità
coniugale. Insomma sino a che c'è il pino c'è speranza.
Il culto di Cibele era, è e sarà controspiritualità allo stato puro,
per usare un termine introdotto da Renè Guenon. Come si può spiegare
altrimenti l'abbattimento in veste simbolica e controiniziatica di un
albero che è di per se campione di imperturbabilità e stabilità? Come
si può interpretare diversamente il taglio di un tronco di
eccezionale resistenza come quello del pino che si allarga e si
allunga mostrando la bellezza la caparbietà e l'inflessibilità del
principio attivo che incarna?
Come si può intendere, in ultima istanza, se non come un odio
viscerale ed incomprensibile verso il maschio che vive naturalmente e
non da schiavista patriarcale, le sue funzioni sociali, sentimentali,
religiose e lavorative. La decapitazione di quel pino è il sordido
messaggio che, gli iniziati a quella orripilante arpia dal seno
prorompente, mandano a chi ha orecchie per intendere : sprofondate
nei sensi, rinunciate allo Spirito, fatevi eunuchi per il mondo, non
esiste nulla di eterno oltre il magma degli eventi se non la magna
mater stessa. Materialismo ante-litteram non trova?
Il pino è la verità, l'amore, la giustizia; la pratica di tutte
queste idee-virtù non implica soltanto una disposizione d'animo ma
uno slancio d'impeto dello spirito che ogni nostra anima racchiude.
E la dea cosa chiede di fare di questo arbusto, uno dei segni
tangibili che l'eternità esiste?
Un bel taglio proprio in corrispondenza dell'equinozio; non c'è male
davvero per festeggiare l'avvenuta rifioritura della natura ed il
ritorno alla vita di chi si è sacrificato.
Che razza di parodia di divinità è mai questa, che pretende dai suoi
accoliti la castrazione e quindi la perdita di un organo fisico che,
a rigor di logica, essa stessa ha creato essendo la genitrice del
mondo e dei suoi abitanti. Evidentemente ha le idee confuse su ciò
che ha partorito oppure vuole confonderle ad ogni essere vivente,
spacciandosi per nume tutelare perennemente e benevolmente (poverina
mi ricorda berlusconi in questa sua non richiesta iperattività) in
stato interessante, quando invece assomiglia di più ad una rancida e
purulenta vampira assettata di sangue e spirito umano. La dea mette
al mondo i suoi figli e poi li divora con noncuranza e indifferenza,
somiglia vagamente in questo suo osceno appetito al vecchio Cronos di
ellenica memoria.
Il sacrificio di se stessi è l'annichilimento dell'ego e non la
castrazione del proprio membro o la pratica inutile ed oltraggiosa
delle ierodule, inquietanti macchine da sesso prive di sentimenti. La
dea transita da un estremo all'altro : si mostra come virgo intacta
oppure è la più lasciva, è una prostituta oppure una santa, è una
levatrice oppure un'infanticida, è la più invidiata oppure la più
disprezzata e cosi via discorrendo all'infinito. Non riesco a
spiegarmi come mai, in un mondo da lei creato con leggi che tendono
all'armonia e all'equilibrio, ella non riesca a trovare, parafrasando
Battiato, un centro di gravità permanente che le permetta di non
cambiare idea sulle cose e sulla gente. La risposta è quasi ovvia :
quel centro immutabile, da cui ogni cosa visibile ed invisibile ha
tratto origine è DIO, uno e molteplice da sempre e per sempre
contemporaneamente vicino e lontano a tutto il creato.
Caro direttore, difficilmente riesco a concludere questo mio scritto,
poiché le cose che le vorrei comunicare sono cosi tante, che gli
astri nel cielo non basterebbero a contenerle. Come avrà notato, se
avrà avuto la pazienza e la cortesia di arrivare sino a questo punto,
quando il sottoscritto inizia a vergare il foglio con la penna
effonde un effluvio di argomenti che si concatenano l'uno all'altro
superando le barriere, vetuste ed ottuse, tra Religioni e Scienze.
Sono, nel mio spirito più intimo, convinto che ogni ricercatore, ma
per estensione ogni essere vivente, debba vivere con Fede e
Conoscenza il percorso che Dio gli concederà di percorrere.
D'altronde, senza per questo apparire banale, il cammino quotidiano
di ognuno di noi viene realizzato con l'ausilio di entrambe le gambe,
e non saltellando faticosamente su di una. Gli arti che dobbiamo
impiegare per deambulare armoniosamente sono la Fede in unico Dio e
la Conoscenza delle cose tangibili ed ultraterrene tenendo presente
che lo scientismo materialista è uno sterile vicolo cieco e la nera
goetia una maledetta scorciatoia per l'inferno e per il suo odioso
proprietario.
Il ricercatore indipendente si colloca a metà strada tra l'atrofica
egemonia culturale di boriosi accademici azzimati e contorti Indiana
Jones all'amatriciana irretiti dall'inspiegabile senza mai riuscire a
spiegarlo e pronti ad aggredire indiscriminatamente tutto ciò che gli
pare, solamente perché hanno una testa, una penna ed un foglio. Non
vorrei apparirLe uno strisciante conservatore ma la mia forma mentis,
e non solo la mia ci mancherebbe, è slanciata gioiosamente ma anche
prudentemente verso Dio e la sua manifestazione visibile osservata
nel microscopio o nel telescopio e quindi sono attratto da tutto ciò
che ancora non si è ben afferrato e da ciò che giace ancora
seppellito dalla terra, custodito silenziosamente in un monastero o
nascosto fra le pieghe della Natura. Tirando le somme, caro
direttore, io mi sento un ricercatore indipendente che ha Fede e
Conoscenza e che, tra mille ostacoli, cerca di tendere felicemente al
perfettibile pur sapendo di essere fallibile, e che tutto ciò, mi
auguro di tutto cuore, porti l'anima mia a conseguire un sacro e
doveroso risultato : avvicinarmi alla Verità e di conseguenza a Dio
con grande umiltà ed alacre ingegno per poterla condividere con il
prossimo.
Le confesso onestamente che mi piacerebbe poter collaborare
assiduamente con la Vostra casa editrice per poter aprire un pacifico
tavolo di confronto su concetti alti, ma avvolte irraggiungibili
nell'immediatezza, quali Dio, la Vita, il Mondo, il Bene ed il Male,
i Miti, i Misteri ed in generale la doppia via, essoterica ed
esoterica, che ogni concetto intelligibile detiene.
Mi sento pronto, con l'ottimo ausilio della Vostra casa editrice, a
fare delle incursioni tra la Scienza e la Religione puntando al loro
riavvicinamento e comunicare con chi avrà voglia di sostenere questo
pesante ma stimolante fardello di ricerca.
Erano riusciti nel poderoso intento i sacerdoti tebani e noi non
tentiamo nemmeno?
Non me la sento di gettare la spugna perché il Dio, che tutto riempie
con la sua immacolata quintessenza, non ha mai ordinato che fides et
ratio si lacerassero e viaggiassero su binari differenti.
E' l'uomo che decide, separa, impera e cade in errore. Allora
recuperiamo l'uomo attraverso il suo amabile creatore, cioè Dio. E'
necessario ritrovare il momento metafisico della caduta e
condividerlo con ogni lettore per risalire tutti insieme la china. Il
male è solo un interregno ad interim e non un anti-Dio che ha gli
stessi poteri del vero Dio che parlò ad Abramo. Credere che il sangue
di San Gennaro o i massaggi Rei-ki siano Dio equivale a vedere satana
come il nostro Prometeo giudaico-cristiano, eroico e spericolato (
Milton docet!! ), decaduto per farci evolvere dalla condizione
iniziale di pelosi primati. Fede e Conoscenza, creazionismo ed
evoluzionismo, immortalità dell'anima e ripetibilità dell'evento
empirico, cielo e terra, unicità e molteplicità e miliardi di altri
dualismi che vorrei affrontare con la Vostra casa editrice. Come
Socrate "so di non sapere" e perciò desidero il Sapere; iniziando ben
cinque anni fa ad interessarmi al sacro ed al profano non mi sarei
aspettato di arrivare a questo punto e sento già che farò la stessa
affermazione fra una decina d'anni rimembrando questi momenti.
L'indirizzo di posta elettronica è : tsadik@...
La ringrazio per l'attenzione accordatami e spero davvero tanto di
poterLa sentire al più presto.
La redazione di Lex Aurea, augurandovi buone festività, comunica che è possibile
scaricare il numero 20 della rivista, al seguente link:
http://www.fuocosacro.com/pagine/lexaurea/lexaurea.htm
Rubriche:
Frammenti
Il Sole dell'Est
Gnosticismo arte perduta
Anthropos
L'Oro di Saturno
Il Velo del Tempo
Articoli:
Sull'Alchimia
Cristianesimo ed Iniziazione
Il Pentagramma
Barcellona Esoterica
Lo Spazio Sacro
Sabala la Mucca dei Desideri
La Catena d'unione
La Legione degli Ego
Apollo e Marsia
[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]
> Pax Pleroma Sabato,
>
> La rilevanza storica del Cristo, e so che concorderai, non è legata alla
> storicità della sua figura, ma bensì agli effetti prodotti lungo la storia
> dalla sua figura.
>
> In alcuni miei, imprecisi lavori, ho cercato di divulgare in modo "piano e
> basso" come la nostra idea di cristianesimo ed ebraismo debba
> necessariamente elevarsi oltre i luoghi comuni, e la pigrizia del
> pensiero.
>
> Cos'è un ebreo ? Esiste un ebreo tipo ? Oppure più semplicemente dobbiamo
> distinguere fra ebreo mosaico sacerdotale (e poi talmudico ed ortodosso )
> da le varie correnti degli zeloti, farisei, saducei, esseni ( ma anche
> nazzareni e giacomiti ) oltre alla valanga di profeti, mistagoghi e quanto
> altro attraversava la palestina, la samaria, e quelle sabbie bagnate dal
> Sole.
>
> La tesi egizia è riportata da questo passo evangelico:
>
> Matteo 2:15 dove rimase fino alla morte di Erode, perché si adempisse ciò
> che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:Dall'Egitto ho
> chiamato il mio figlio.
>
> Non discutiamo la carne, ma lo Spirito, non discutiamo la forma, ma
> l'Ethos.
>
> E l'Ethos del Cristo non è certo quello mosaico, il suo non è un
> sottostare alla legge scritta, ma un'interpretare tale legge scritta,
> calandola nella microsfera individuale di ogni uditore, e nei fatti
> proponendo qualcosa di estremamente nuovo:
>
> Giovanni 13:34 Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli
> altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri.
>
> La legge è stata toccata, la legge mosaica è stata alterata da un nuovo
> comandamento. Basterebbe questo per mostare la diversità.
>
> Cordialmente
>
> Filippo
>
> www.fuocosacro.com
>
Dai rilievi archeologici quali gli studi di Pixner e da lavori quali quelli di
J.Charlesworth e C. (Vedi "Gesù e la comunità di Qumran ed.: PIEMME") non si
possono più storicamente sollevare dubbi sulla esistenza di paralleli tra il
Gesù storico e la comunità di QUmran, ma ci sono molti elementi ( forse davvro
troppi per essere tarscurabili), che mostrano che GEsù era, nel complesso,
incompatibile con quella comunità e poteva essere, al più , considerato un
eretico per essa.
Volendo sintetizzare, é indubbio che il Background culturale , rituale fino
all'uso del calendario, del medesimo substrato esegetico, dei medesimi termini e
di una base teologica affine fa si che sia innegabile che Gesù abbia avuto
contatti con la comunità.
Il problema é, però, che la sua esegesi, l'universalismo, la sua scarsa o nulla
attenzione per la forma e la purezza ,lo pone in aperta opposizione con il succo
formale della teologia qumramiana.
Personalmente sono più portato a pensare che la libertà esegetica di GEsù lo
renda più affine alla cultura Egizia del gruppo dei terapeuti che vissero in
stretto contatto con l'humus alessandrino, che non alla ristretta e chiusa setta
Qmramiana.Del resto dei terapeuti sappiamo ben poco e per lo più grazie a Filone
Alessandrino quindi anche qui siamo nel campo della mera ipotesi che, se si
vuole, si é costretti ad avanzare per esclusione.
Andrebbero indagate a fondo, invece, i contatti con le tendeze gnostiche della
setta dei simoniani che si faceva discendere dalla predicazione del Battista.
E', infatti, assai singolare che sia Gesù, che Simon Mago, che Dositeo abbiano
intrapreso viaggi e sicuramente vissuto a lungo in Egitto.
Dopo anni di ricerche, personalmente, sono portato a pensare che Gesù facesse
parte di una di quelle fazioni dell'essenismo critico che vissero lontano dalla
patria in Egitto e che quindi assunsero caratteristiche fortemente ellenizzate.
In tutto questo va tenuto conto che la documentazione in nostro possesso offre
oggi due visioni complete e discordi:
- quella cristiana tradizionale dei Vangeli e del NT
- quella gnostica degli Scritti di Nag Hammadi e della Pistis Sophia
Manca del tutto o quasi (fatta eccezione per le Pseudo Clementine) la versione
della terza fazione, la più antica, quelal Ebionita e giudeo-cristiana che si
avvicina di certo di più alla versione originaria dell'insegnamento di GEsù.
Nel complesso, però, sarei portato a chiedermi: se da un singolo insegnamento si
traggono 3 visioni così distanti ( giudeo-cristiana a base ebraica,
gnostico-cristiana a base elelnistica, paolina ovvero cattolico-cristiana) che
cosa ha veramente detto GEsù?
Sono portato a credere che l'insegnamento, anche sulla base dei detti non
spiegati e criptici del Vangelo di Tommaso, fosse davvero misterico ed
iniziatico e che avesse più possibilità interpretative, ma che solo a pochi
iniziati (e forse nememno a loro viste le differenze tra le visioni gnostiche)
era trasmesso in forma compiuta e chiusa.
Da storico si dovrebbe riconoscere che ben poco si può dedurre sull'insegnamento
originario e sulla biografia reale di Gesù e che, comunque, un uomo per la
storia va misurato non su ciò che ha fatto davvero ma su ciò che gli altri, dopo
di lui, hanno prodotto attribuendogli pensieri ed azioni.
Infondo, per la storia, il Gesù storico é fumoso ed impercettibile mentre sono
solide e reali le correnti che a lui si rifanno.
Trovo, infine, assai singolare che queste correnti opposte e contraddittorie si
siano generate, insieme a molteplici scritti, quasi immediatamente dopo se non
addirittura contemporaneamente, alla morte di GEsù proponendo un GEsù
contraddittorio tanto da farlo apparire quasi come mitologico.
Non c'è da sbalordirsi se si sia teso subito, anche grazie alla fumosità delle
notizie, a mitizzare la figura e a costruire quella di una divinità-umana dalle
fattezze tratte da diversi tipi di mitologie.
Personalmente, consideranto Flavio il più attendibile degli storici (non
entrando nel merito del famoso Testimonium) va riconosciuto che egli ignora
quasi del tutto la figura di Gesù ma riconosce limpidamente quella del fratello
Giacomo.
Da questo sarei portato, da storico, a desumere che la figura é stata montata ad
arte a partire da un personaggio storico esistito ma forse dai contorni e dalla
personalità molto diversa da quella che ci aspettiamo e forse, sebbene
carismatica, sbiadita e quasi del tutto indefinita e con scarsissima attitudine
alla comunicatività e comunque, alla vita di sociale.
Insomma siamo di fronte ad un personaggio introverso, un pensatore misterioso e
poco comunicativo, distaccato e distaccante e, forse per questo carismatico e
contraddittorio. Un uomo con una vita privata assai chiusa all'esterno che aveva
pochi intimi selezionati tra gli stessi dodici e tra le donne, con cui davvero
comunicava.
Visto, però, quanto questi stessi intimi ci dicono e le scarse notizie che da
loro ci vengono anche in merito alla biografia (soprattutto quella precedente
gli anni publbici), e viste le contraddizioni direi che nemmno questi hanno mai
conosciuto cosa davvero quest'uomo pensava e che forse anche loro hanno vissuto
davvero poco a contatot con quello che pare più un eremita che un uomo pubblico.
Di fronte ad un uomo che muove tante persone intorno a se e di fronte alla
incapacità, anche del Sinedrio, di stabilire cosa davvero predicava nonostante
le spie sicuramente introdotte e, addirittura, che facica avesse e chi eralmente
fosse (vedi tradimento di Giuda) direi che la figura appariva già al tempo, come
uan sorta di fantasma vivente.
Un caro saluto,
Sabato Scala
Pax Pleroma Ultimus,
La questione è ampia. Non essendovi neppure neppure coincidenza di oritamenti su
cosa è nella sua essenzialità l'Alchimia, risulta difficile stabilirne
l'operatività e se essa debba essere solamente spirituale, oppure muoversi anche
attraverso pratiche fisiche.
Personalmente sarei propenso a stabilire che le pratiche alchimiche hanno
finalità esclusivamente introiettive, mentre le altre pratiche hanno finalità
proiettive... Inoltre le pratiche alchemiche avvengono all'interno
dell'alambicco, mentre quelle non alchemiche possono avvenire anche fuori
dall'alambicco.
Cordialmente
Filippo
----- Original Message -----
From: Ultimus
To: fuoco_sacro@yahoogroups.com
Sent: Saturday, December 16, 2006 1:45 PM
Subject: FuocoSacro Significato di Alchimia
>...ma anche pratiche legate ai fluidi corporali...
in questo campo non si opera solo su quelli, altrimenti ogniuno che non fa
sesso dovrebbe essere immortale o vivere più a lungo.
[Non-text portions of this message have been removed]
[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]
Pax Pleroma Pablo,
E' stata individuata "anche" nell'operatività sessuale la dimensione operativa
dell'alchimia, attraverso la valutazione di come su questo piano la vita si
propaga attraverso il sesso. Nel "mercurio" è contenuta una potenza particolare,
un'energia unica: la capacità di infondere la vita.......... Partendo da tale
osservazione, se attraverso questo particolare "liquido" su questo piano si crea
la vita, sempre con tale "liquido" opportunamente trattato e compreso si crea la
vita su di un piano più sottile...
Cordialmente
Filippo
----- Original Message -----
From: Pablo Andres Piacentini
To: fuoco_sacro@yahoogroups.com
Sent: Saturday, December 16, 2006 3:21 PM
Subject: Re: FuocoSacro Significato di Alchimia
Una versione gnostica recente:il sesso è "la funzione creatrice per mezzo
della quale l'essere umano è un vero Dio"
SAW nato nel 1917 sotto il segno dell'Acquario (Luna in Leone opposta Mercurio
in Acquario) morto il 24 Dicembre 1977 citta del Messico
se accettassimo qeusta versione sarebbe anche vero il contrario chinon fa
sesso non è vero Dio
d'altronde a me sembra di capire che Cristo fosse veicolo di temperanza in
materia sessuale, chissà, forse mi sbaglio
Ultimus <ultimus79@...> ha scritto:
>...ma anche pratiche legate ai fluidi corporali...
in questo campo non si opera solo su quelli, altrimenti ogniuno che non fa
sesso dovrebbe essere immortale o vivere più a lungo.
[Non-text portions of this message have been removed]
__________________________________________________
Do You Yahoo!?
Poco spazio e tanto spam? Yahoo! Mail ti protegge dallo spam e ti da tanto
spazio gratuito per i tuoi file e i messaggi
http://mail.yahoo.it
[Non-text portions of this message have been removed]
[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]
Pax Pleroma Ernesto,
Non ritieni che le fasi di speculazione e di operatività dovrebbero essere
presenti sempre e comunque in un esoterista, a prescindere dell'indirizzo che
persegue ?
Cosa mai è la speculazione, senza essere accompagnata dall'operatività, se non
una mera masturbazione della mente ?
Cosa mai è l'operatività, senza essere accompagnata dallo studio, se non un
procedere caotico ?
Cordialmente
Filippo
----- Original Message -----
From: Ernesto Saquella
Gli alchimisti amavano definirsi "filosofi per mezzo del fuoco".
In questa definizione è nascosta, o ri-velata, una grande verità.
La speculazione e l'operativitità devono procedere insieme, in una sorta di
matrimonio sacro.
Per quel che mi riguarda da dieci anni sto procedendo in questa direzione con
il mio lavoro.
ernesto
[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]
Pax Pleroma Devel,
Ovviamente una religione a carattere universale come quella cattolica, non
si può esimere nel dare valenza universale ai propri simboli, e fondamenti.
Ecco quindi il Cristo che diviene "salvatore" dell'intera umanità, anzi
redentore...
Ma quale peccatti o peccato rimette il Cristo ? Non certo quelli
individuali, ma il peccato originale mondandolo dalla patrimonio
dell'umanità.
Personalmente ho una visione intimistica, che vuole il Cristo, o il suo
simbolo, rendere una prospettiva temporale all'uomo, rompendo la circolarità
del tempo... Stabilendo una direzione e una prospettiva. Oltre ovviamente a
rappresentare un processo di trasformazione interiore..
Cordialmente
Filippo
----- Original Message -----
From: "devel " <devel32@...>
> Il catechismo della Chiesa dice che Gesù Cristo figlio di Dio è morto in
> croce per liberare l'uomo dal peccato. Come può il sacrificio di una
> persona mondare l'umanità da secoli e secoli di peccati ? Eppure su questo
> si fonda la religione.
Pax Pleroma Devel,
Sicuramente non possiamo escludere niente, di ciò che non ci ha visto
partecipi, e sicuramente duemila anni fa in corpo non lo eravamo.
Vorrei però portare l'attenzione non tanto al dispiegamento temporale degli
eventi, quanto piuttosto al ricco simbolismo di quelle poche pagine che sono
giunte fine a noi.
Il Vangelo di Giuda non è una novità in senso assoluto, visto che già i
Padri della Chiesa lo citavano nelle loro diatribe con le altre comunità
cristiane, e non lo è neppure in "campo" esoterico visto che in alcuni
gruppi di esoterismo cristiano veniva citato... Questo te lo posso
assicurare per esperienza diretta.
Cordialmente
Filippo
----- Original Message -----
From: "devel " <devel32@...>
To: <gnosticismo@yahoogroups.com>
Cc: <fuoco_sacro@yahoogroups.com>
Sent: Friday, December 15, 2006 12:35 PM
Subject: [Gnosticismo] Vangelo di Giuda
> Torno su di un argomento che ha affascinato il mondo alcuni mesi fa, e
> precisamente sul vangelo di Giuda. Ancora oggi penso a Gesù Cristo che
> arma la mente di Giuda, e suggerisce l'arresto, e dall'arresto il
> martirio. Un'ipotesi affascinante. Veramente possiamo escluderla dal
> panorama degli accadimenti sacri di 2.000 anni fa ?
Pax Pleroma,
Altro argomento a me molto caro è l'Alchima (o l'arte di nobilitare i
metalli ). Nel corso dei secoli abbiamo visto come alcuni davano
all'alchimia il senso di un "meccanico" trasformare il ferro-piombo in oro,
oppure la ricerca di qualche estratto metallifero o vegetale, o connubio di
entrambi, teso a garantire salute, prosperità o forse abbondanza. Altri
ancora la pongono all'origine della metallurgia, altri della
farmacologia..... Per alcuni (Faivre) l'alchima è spirituale, e i processi,
gli stadi, gli alambicchi, non sono che particole, porzioni, mutazioni
dell'uomo-alchimista.
I soffiatori e gli spirituali, ma anche coloro che ritengono come l'alchimia
non sia solo spirito, non sia solo preghiera, non sia solo meditazione, ma
anche pratiche legate ai fluidi corporali, e qui ancora a cascata, chi
sottolinea l'esigenza di trattenere in una sorta di chiusura alchemica, e
chi invece parla di "seconda cottura o elaborazione".
Un universo aperto e sconfinato.... come i punti di osservazione.....
Cordialmente
Filippo
Stigmate: Dal greco stigma, -matoz, marchio, è la denominazione del fenomeno
miracoloso nella tradizione cristiana, per cui alcuni santi portano impresse
sul proprio corpo delle piaghe simili a quelle di Cristo sulla croce. Si
tratta di vere e proprie ferite, quasi sempre in apparenza fresche e
sanguinanti, inspiegabili allorché esaminate e valutate dalla scienza
medica, analoghe a quelle inferte al corpo di Gesù Cristo nel corso della
sua crocifissione, che soltanto in rari casi compaiono sul corpo dei
mortali. Celebri sono stati i casi di San Francesco d'Assisi e del beato
padre Pio da Pietrelcina. La tradizione cristiana attribuisce anche al
demonio il potere di marchiare con S. le streghe ed altri collaboratori
diabolici. "Stigmata diaboli" per eccellenza sono invece le zone di
anestesia del corpo, oltre che i naevi, macchie pigmentate.
Vergine nera: Numerose sono in Europa le raffigurazioni della V considerate
sacre. Quella venerata nel santuario di Oropa (Biella) è forse la più famosa: è
alta un metro e 32 centimetri, con una coroncina di gusto gotico sul capo, ed è
in legno di cirmolo colorato in nero nelle parti scolpite. Il volto è brunito,
secondo una tipologia non rara e che si riscontra in molte parti d'Europa fra il
XII e il XIII secolo. Il volto brunito della statua potrebbe evidenziare la
volontà di tradurre figurativamente il versetto del Cantico dei Cantici "Bruna
son io e pur leggiadra, non state a guardare se io son bruna, perché mi ha
abbronzato il sole" oppure parrebbe avvalorata l'ipotesi dell'uso, soprattutto
in area Medio Orientale, di antiche statue egiziane raffiguranti soprattutto la
dea Iside, poi reimpiegate per l'adattamento al culto cristiano. Un'ultima
ipotesi vede nella brunitura del volto l'influenza esercitata dall'iconografia
di divinità galliche e romane, spesso brunite, venerate in cripte sotterranee
come taumaturgiche per la fecondità ed il parto. La V. di Oropa (fig 1) è
rappresentata in piedi, con il Bambino seduto sul braccio sinistro ripiegato. La
più recente critica ritiene che la statua possa essere stilisticamente riferita
ad un ignoto artista valdostano, e databile al finire del XIII secolo. Alcune
ipotesi scientifiche sulle ragioni del colore scuro delle V. sono: · annerimenti
per cause chimiche e temporali; · l'impiego di un particolare tipo di legno
scuro; · l'unione della tradizione bizantina con il reimpiego cristiano di
gruppi egizi in ebano; · la già citata influenza esercitata dalla iconografia di
divinità galliche e romane talvolta brune. Tra le più note V. ricordiamo: ¨ La
Madonna nera del Sacro Monte di Varese, in uno sperduto convento di Romite
Ambrosiane Qui il padre cappuccino G. B. Aguggiari, volendo agevolare il flusso
dei numerosi pellegrini, ottenne dal giudice delle strade l'autorizzazione a
costruire una nuova via che salisse comodamente al monte. Per offrire al
pellegrino spunti di preghiera durante il cammino, la strada venne trasformata
in via sacra, dove meditare sui misteri del Rosario. San Carlo Borromeo,
arcivescovo di Milano, sostenne il monumentale progetto assieme al fratello, il
ben noto cardinale Federico, e in piena controriforma ne fece un baluardo contro
il protestantesimo. ¨ La Madonna nera (fig. 2) di Tresivio (Sondrio), cui sono
state dedicate molte tabelle e quadri votivi, che testimoniano la grande
devozione dei fedeli di tutta la Valle per le numerose grazie ricevute. ¨ Nostra
Signora di Czestochowa (fig. 3), venerata nel monastero polacco costruito dal re
di Opole Ladislao sul Jasna Gora, incoronata nel 1717 dopo la vittoria
sull'esercito svedese; ¨ Santa Maria nel Santuario di Sovereto, a pochi
chilometri dal famoso Castel del Monte (Terlizzi). In esso oltre all'immagine
della V., fra le più belle in assoluto, sono visibili l'altare maggiore,
restaurato di recente, tre lastre tombali appartenenti a due cavalieri Templari
ed un chierico, e il simbolico albero dalla triplice radice. Il luogo, avamposto
Teutonico e Templare, era ed è un omphalos, dove la natura convoglia le sue
forze telluriche; ¨ Santa Maria, nell'omonima chiesa eretta in san Nicola, una
delle isole Tremiti, inserita nell'imponente fortificazione dell'Abbazia, dove
si respira ancora l'atmosfera medievale, fra simboli e segreti legati
all'adorazione di una Madonna dal colorito bruno; ¨ Nella cripta di Notre Dame
de la Mer (IX secolo) è custodita una Madonna nera, denominata Sara dai gitani,
che ogni anno si riuniscono qui da tutto il mondo a maggio per onorare e
celebrare la loro patrona; ¨ Nel complesso di Montserrat, la montagna segata
alta 1.236 metri che ha ispirato anche Wagner per il Parsifal si trova il
monastero, posto a 720 metri di altezza, fondato nel 1205 su un precedente
edificio sacro del secolo IX da Oliva, abate del monastero benedettino di
Ripoli. All'interno della Basilica di Santa Maria, edificata nel 1592, è
custodita la statua romanica della Mére de Dèu de Montserrat, la Madonna nera
patrona della Catalogna, detta la Moreneta; ¨ Degno di attenzione è il Museo
Frederic Marès, grande scultore e collezionista di arte religiosa: qui è
possibile ammirare alcune V. molto interessanti. Y (Esoterismo): La V. è
sicuramente collegata al culto di Iside (v.) con in braccio il figlio Horus (v),
diffuso fino al VI secolo sia in Oriente che in Europa, cui si riferiscono quasi
tutti i rituali iniziatici. Ne furono influenzati soprattutto i Cavalieri
dell'Ordine Templare, sensibili al fascino d'ogni dottrina esoterica, come
Sufismo ed Islam, che lo parafrasarono a fondo. Il relativo simbolo iconografico
venne introdotto nelle loro Cappelle, Chiese ed Abbazie, diffuse ovunque e
tuttora esistenti in varie località, anche africane (Alto Egitto, Etiopia,
ecc.). All'inizio venne sfruttato piuttosto diffusamente il riciclo di antiche
immagini egizie, adattate ed esibite per la venerazione, specie in antichi
templi pagani convertiti al culto cristiano. Intendeva evidenziare
simbolicamente il loro amore per la verità assoluta ed adogmatica, scevra d'ogni
servilismo e da ogni imposizione insultante le loro profonde conoscenze. Il
colore nero, che ricorda il culto del Baphomet adottato dagli Assassini (v.),
evidenzia la rilevanza dell'occulto sulle conoscenze superficiali note ai
profani. Rappresentava le perle, da negarsi sa ai cani che ai porci, ovvero al
volgo ignorante poiché non iniziato.
[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]
La redazione di www.fuocosacro.com, sperando di fare cosa utile vi segnala
che
Al seguente link:
http://www.fuocosacro.com/prova/EDIZIONI%20FUOCOSACRO.htm
Potrete trovare le indicazioni di come scaricare Lex Aurea 19 rivista
dedicata all'esoterismo e alla spiritualità, e Abraxas
LEX AUREA
Rubriche:
Frammenti
Il Sole dell'Est
Gnosticismo arte perduta
Anthropos
L'Oro di Saturno
Il Velo del Tempo
Articoli:
Max Theon
Il Tipo Mercuriale
Ego
Percorso Impersonale
Possibili Vie per la Verità
La Loggia Massonica dei Cavalieri della Croce
Il Mistero della Chiave Spezzata
La Cavalleria
al link: http://www.fuocosacro.com/pagine/lexaurea/lexaurea19.pdf
Abraxas, rivista dedicata allo gnosticismo storico:
Stele
Dositeo
Carpocrate
Genesi dello Gnosticismo Cristiano
Il Papa e il Vangelo di Tommaso
La Figura dello Straniero
Il Vangelo di Giuda
Io Sono un Dio Geloso
Dio dei Cechi
Le Tre Stele di Seth
L'Errore del Demiurgo
La Triplice Natura
http://www.fuocosacro.com/pagine/abraxas/ABRAXAS1.pdf
Torno su di un argomento che ha affascinato il mondo alcuni mesi fa, e
precisamente sul vangelo di Giuda. Ancora oggi penso a Gesù Cristo che arma la
mente di Giuda, e suggerisce l'arresto, e dall'arresto il martirio. Un'ipotesi
affascinante. Veramente possiamo escluderla dal panorama degli accadimenti sacri
di 2.000 anni fa ?
Devel
Il catechismo della Chiesa dice che Gesù Cristo figlio di Dio è morto in croce
per liberare l'uomo dal peccato. Come può il sacrificio di una persona mondare
l'umanità da secoli e secoli di peccati ? Eppure su questo si fonda la
religione.
Devel
Amici della lista,
Vorrei avere maggiori informazioni attorno alle origini della frattura fra
Chiesa Romana e Chiesa Greca, sotto il profilo storico e teologico.
Grazie
Pax Pleroma Lowsacin,
Come puoi constatare non solamente il Patriarca Bartolomeo, ha "rapporti
felici" con Benedetto XVI
http://www.rainews24.it/Notizia.asp?NewsID=66039
Ritengo che molto semplicemente questo Papa cattolico abbia una visione
politica che non investe solamente i cristiani cattolici, ma la cristianità
tutta. Del resto la necessità di uno "statuto di unità cristiana" ( con
indicazione dei fondamentali che uniscono ) è fortemente indispensabile in
un'era come la nostra dove globalizzazione (da un lato), e tensioni
etniche-religiose (dall'altro) sembrano attentare non tanto al Soglio
Pietrino, quanto alle stesse fondamenta della Croce.
Cordialmente
Filippo
a più tardi la risposta sulla tua corposa lettera
To: Gnosticismo@yahoogroups.com
Sent: Wednesday, December 13, 2006 11:04 AM
Subject: [Gnosticismo] Ogg:Papa e Patriarca, in Turchia un appello all'unità
--- In Gnosticismo@yahoogroups.com, "Filippo" <lachimera70@...> ha
scritto:
>
> Non credo che questo Papa, avesse come interesse quello di
"camuffare" Bartolomeo da Alessio, per dimostare chissà quale
comunanza di prospettive teologiche o ecumeniche. Come del resto
Bartolomeo se è appiattito su posizioni romane, un motivo ci sarà.
[cut]
Purtroppo, mi trovo ad essere in disaccordo con te.
Questo a partire dalla tua ultima frase: "c'è sempre un'alternativa di
lettura". Senza riferirmi al caso in questione, la scienza non è
frutto di opinioni o punti di vista. E questo te lo dico come
scienziato e storico. Altrimenti, scusa se porto il ragionamento
all'estremo, sarebbe giusta anche la posizione di Ahmadinejad e dei
negazionisti sulla Shoà e sarebbe legittima quella oscena farsa in
corso in Iran.
Invece, tornando al caso in oggetto (che, hai ragione, potrebbe essere
visto, nei suoi aspetti soggettivi, da varie angolazioni), come
Ortodosso (anche se tanto... "eterodosso") ti riconfermo tutto quanto
da me scritto.
Da anni assistiamo (intendo gli Ortodossi) al Vaticano che foraggia il
patriarca di Costantinopoli in cambio di una sua "disponibilità" (in
realtà sudditanza). Disponibilità che gli altri patriarchi, che non
possono essere presi per la gola, non hanno. Disponibilità che gli
stessi monaci athoniti (sottoposti all'autorità di Bartolomeo anche se
in territorio ellenico) condannano, dichiarando Bartolomeo decaduto
dalla carica patriarcale. Già alcuni monasteri athoniti, ribellatisi a
Bartolomeo, sono stati riportati alla "ragione" con l'uso della forza.
Però, uno dei maggiori monasteri (inattaccabile dal punto di vista
militare), assediato da anni, continua a resistere (vedi
http://www.esphigmenou.com/). Ovviamente la stampa occidentale non ne
parla, oppure ne parla in termini estremamente negativi: "Nel
frattempo la nostra stampa nazionale si è data un gran da fare per
dipingere questi "scismatici" nel più nero dei modi."(p.Daniele
Marletta "Persecuzioni religiose in Grecia"
http://www.orthodoxia.it/ort_persecuzioni.php).
I rapporti tra Roma e Costantinopoli mi ricordano quelli tra gli
usurpatori Carolingi e papa Leone Magno: io ti riconosco capo della
Cristianità e tu mi crei imperatore romano. Il Vaticano, con l'aiuto
della stampa, presenta Bartolomeo come guida spirituale degli
Ortodossi, in cambio Bartolomeo è sempre accomodante verso il
Vaticano. Splendido atteggiamento della Chiesa di Roma: visto che gli
Ortodossi non accettano la sudditanza a Roma (che pretende di essere
Chiesa madre e non sorella), Roma si crea una "Chiesa Ortodossa"
compiacente.
L'ecumenismo, o l'interesse di Roma verso gli altri cristiani, è
"peloso". Roma non tratta con, ad esempio, Alessio II perché dovrebbe
trattarlo da pari (da Chiesa sorella a Chiesa sorella), manda i
missionari agostiniani in Grecia e i Francescani in tutto l'est
europeo (Russia compresa), ma non accetta di far parte del Consiglio
Mondiale delle Chiese (insieme a Ortodossi, Anglicani, Luterani,
ecc.). Riconosce questo organismo, fa parte di alcuni dei suoi gruppi
di lavoro, ma non entra nel Consiglio. Questo, nonostante il tanto
sbandierato ecumenismo. Perché altrimenti dovrebbe rinunciare al suo
preteso primato sulle altre Chiese.
Dalle FAQ del sito ufficiale: "Is the Roman Catholic Church a member?
No, although there is no constitutional reason why the RCC could not
join; in fact it has never applied. The RCC's self-understanding has
been one reason why it has not joined. [cut]"
(http://wcc-coe.org/wcc/who/faq-e.html#07)
Dici che la Cristianità non perdonerebbe al papa il disinteresse verso
gli ortodossi "turchi", perché? A quale titolo dovrebbe essere lui ad
interessarsi dei Cristiani in Turchia? Consideri anche tu il papa come
capo della Cristianità? In effetti lo chiami successore di Pietro,
come se questo dicesse qualcosa a un Ortodosso. Pietro fondò la Chiesa
di Antiochia, prima di quella di Roma (ammesso che l'abbia mai fatto),
e, comunque, il Cristo non lo designò come capo della Chiesa (tranne
che per una interpretazione cattolica di un versetto evangelico).
Da ultimo. Roma aveva perso la sua importanza geopolitica, per questo
l'imperatore Costantino nel 330 spostò la capitale sul Bosforo, in
posizione molto più strategica. La sua non fu una fuga che lasciò la
sede imperiale vacante. Roma non era più sede imperiale. Difatti,
quando, alla morte di Teodosio (395), l'impero fu diviso in due zone
amministrative, Onorio stabilì la sua capitale a Milano, non a Roma.
Il patriarca di Roma (titolo che il papa ha ancora, anche se lo usa
poco) corse il rischio di finire come quello di Gerusalemme
(sopratutto dopo la caduta della parte occidentale dell'impero),
declassato all'ultimo posto nella Pentarchia. Per questo cercò in ogni
modo legittimazione, anche sostenendo gli imperatori nelle numerose
controversie tra gli stessi e i patriarchi di Costantinopoli, per
questo si oppose duramente (papa Gregorio Magno) a che l'imperatore
attribuisse al patriarca di Costantinopoli il titolo "ecumenico", che,
di fatto, lo differenziava dagli altri quattro patriarcati. Salvo poi
essere proprio Roma (papa Leone Magno), come già detto, a volersi
imporre sugli altri quattro con l'accordo con i carolingi.
Un abbraccio
Pax Pleroma lowsacin ,
Non credo che questo Papa, avesse come interesse quello di "camuffare"
Bartolomeo da Alessio, per dimostare chissà quale comunanza di prospettive
teologiche o ecumeniche. Come del resto Bartolomeo se è appiattito su posizioni
romane, un motivo ci sarà. Leggo l'intervento del Papa come la necessità di non
abbandonare i cristiani ortodossi della turchia ( poche migliaia circondati da
tolleranza scomoda ), di mostare al mondo come Roma si interessa di questi
fratelli nella fede in Cristo ( queste le parole del Papa). Come del resto si
interessa della sorte dei copti, dei marroniti, e del resto la stessa
cristianità non potrebbe perdonare al Papa il non interesse per queste comunità.
Per quanto concerne la questione degli scismi, da non cattolico e quindi non da
parte in causa, permettimi di osservare che fu l'Imperatore Romano a lasciare
vagante la sede imperiale di Roma, per rifugiarsi nella più sicura
Costantinopoli. Il Vescovo di Roma, successore di Pietro, assunse allora il
titolo di Pontefice Massimo, proprio per stabilire un'autorità vagante
sull'Europa Occidentale abbandonata a se stessa... e oserei dire ringraziamo il
cielo.
Come vedi c'è sempre un'alternativa di lettura...
Cordialmente
________________________________________
Nel messaggio sul papa in Turchia si scrive: "La celebrazione liturgica di
Benedetto XVI e del Patriarca Bartolomeo, il leader spirituale dei cristiani
ortodossi, una comunità che conta 250 milioni di fedeli nel mondo". E per tutto
l'articolo si lascia intendere l'incontro tra i capi delle Chiese cattolica e
ortodossa.
Salvo poi scrivere, in fondo: "Bartolomeo ha un titolo prestigioso, ma è
esclusivamente il capo della comunità di circa 3.000 greci ortodossi rimasti a
Istanbul."
Bartolomeo è capo di 250 milioni di Ortodossi o solo di 3 mila?
In realtà solo di 3.000. Gli occidentali usano come metro la Chiesa cattolica,
che ha un capo (il papa), vicario di Dio e infallibile in materia di fede, che
ha tutto il potere nelle sue mani: sia amministrativo, sia spirituale.
La Chiesa ortodossa è diversa. Il capo della Chiesa ortodossa è Gesù Cristo, le
varie Chiese locali (Patriarcati, Katholicosati, ecc.) sono amministrate da un
vescovo con potere locale. Nessun patriarca, katholicos o altro, può mettere il
naso (a nessun titolo) nelle questioni delle altre Chiese locali. Sinodi e
Concili si occupano della guida spirituale (sia locale, sia dell'intera Chiesa
ortodossa).
Bartolomeo, in quanto patriarca della II capitale dell'Impero romano, ha diritto
al primato d'onore (che spetterebbe al papa romano, se non fosse scismatico),
ovvero: il suo nome viene prima nelle preghiere e nei documenti comuni, lui
passa prima se in presenza dei capi di altre Chiese ortodosse. Basta.
"Ecumenico" non è un titolo religioso, gli fu dato da un imperatore (titolo, tra
l'altro, contestato dagli altri patriarchi, ed es. papa San Gregorio Magno).
Bartolomeo, capo di una comunità minuscola in una mare islamico, è da anni
appiattito su posizioni romane. Non ha seguito, neppure tra i suoi stessi monaci
athoniti che, con disprezzo, lo chiamano per cognome (il clero ortodosso
rinuncia al cognome).
L'incontro del papa con Bartolomeo non ha nessuna importanza, se il papa vuole
parlare con chi realmente amministra 250 milioni di ortodossi, vada da Alessio
II. Ma troverà qualcuno un po' meno maleabile alle pretese romane, dovrà
ammettere che le Chiese ortodosse sono sorelle e non figlie della Chiesa romana.
Una cosa piccolissima, ma Woitila non ha mai voluto e Alessio non ha mai
accettato l'incontro.
Cordiali saluti.
________________________
[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]
Gnosticismo e Gnosi, sono due termini che nel linguaggio comune spesso sono
utilizzati in modo sostanzialmente uguale, generando ( consapevolmente o
inconsapevolmente ) una profonda confusione. Volendo sottolineare la
differenza di contenuto fra l'uno e l'altra, possiamo sicuramente sostenere
che lo gnosticismo fu un movimento eterogeneo, con alcuni fondamentali in
comune, di espressioni spirituali, religiose, esoteriche, e filosofiche che
si sviluppò in seno ai confini dell'impero romano, durante i primi secoli
del cristianesimo). Il termine gnosi
(dal greco ??????) non significa conoscenza in generale, ma bens? la
conoscenza intuitiva, che non passa quindi attraverso il percorso logico
dialettico dell'oggetto stesso di conoscenza ( sostanzialmente il mistero
dell'uomo, della creazione, e del Creatore ), ma alla comunione con lo
stesso.
Da quanto sopra indicato ne consegue, che mentre ogni realt? esoterica ha
una propria "gnosi", o con maggior correttezza persegue una propria gnosi
attraverso strumenti e veicoli che le sono propri, lo gnosticismo, in quanto
fenomeno, ? portatore di una propria e ben contraddistinta gnosi. E'
oltremodo doveroso precisare, che non dobbiamo confondere gli strumenti di
gnosi, con la gnosi stessa. In quanto i primi possono essere considerati
come l'attrezza necessario, al conseguimento di un beneficio, e giammai il
beneficio stesso.
Bench? lo gnosticismo si sia articolato in vari insegnamenti, comunit?, e
strutture ( fino al lambire l'aspetto religioso: Mani, Marcione e altri ),
possiamo sicuramente andare ad indicare alcuni elementi sostanziali:
1. Una radicale separazione fra il mondo dei fenomeni, e il mondo divino.
Dove il primo ? frutto dell'errore da parte di un essere spirituale
secondario, o scenario di una lotta fra due enti divini irriducibili ed
irriconducibili, e il secondo ? prevalentemente estraneo alla genesi del
primo.
2. La presenza di potenze intermedie, poste fra lo gnostico e il Pleroma o
mondo divino, che a vario titolo operano per agevolarlo ( raramente ) o
avversarlo ( nella maggior parte dei casi ) nel suo percorso di
reintegrazione spirituale.
3. Un aspetto antropologico, legato alla presenza in certi uomini del pneuma
(spirito divino) e/o della consapevolezza dello stesso.
4. Il male come frutto dell'ignoranza, e non come principio a se stante, o
frutto di un errore dell'Ente Divino, o del libero arbitrio dell'uomo.
In base a questi elementi lo gnosticismo presentava una gnosi che si
articolava in modo diverso in funzione della realt? delle comunit? in cui si
incarnava, e si traduceva, come vedremo, in pratiche magiche o ascetiche, di
rifiuto della sensorialit?, oppure di immersione in essa, ma sempre e
comunque con un'unica finalit?: il superamento dell'ignoranza dell'uomo
sull'uomo.
Lo gnosticismo si sviluppa in seno ai confini
dell'Impero Romano; ed apparentemente
può rappresentare un momento di
particolare rielaborazione di pensieri,
concetti, filosofie, e tradizioni precedenti e
preesistenti, ma in realtà è un'inflessione
che attraversa trasversalmente ogni cultura
e religione. Il tratto distintivo dello
gnosticismo è da ricercarsi nella
attribuzione all'uomo del proprio destino, e
non più ridurlo a mero esecutore o
avversario di una legge divina. Sostenendo,
come lo gnosticismo, che la Creazione tutta
non è espressione della "Fonte", e che in
essa non vi è "salvezza" o "redenzione" e
neppure è "strumento di salvezza o
redenzione", significa suggerire che nessun
legame affettivo sussiste fra uomo e il
"divino". Questo è un'autentica fonte di
scandalo e libertà. Fonte di scandalo in
quanto sovverte ogni pensiero, sia
derivante dal teismo agreste che filosofico,
attorno alla natura del cosmo, di libertà in
quanto impone all'uomo un'assoluta attività
di autoredenzione. Sgombrando il
panorama da ogni possibilità di intervento
salvifico divino, l'uomo è posto innanzi
all'ineluttabile evidenza della propria
condizione posta sotto il governo della
natura, che è espressione degli Arconti
(potenze inferiori), e impone di effettuare
un deciso sforzo su se stesso per nobilitarsi
onde evitare questo giogo.
Se gli Arconti, attraverso la natura,
traggono in prigionia lo spirito che alberga
nell'uomo, agendo sulla materia, le pulsioni
ataviche, le emozioni, allora non rimane
altro che procedere oltre la materia, gli
atavisimi e le emozioni stesse. Per assurdo
in questo contesto spiritualizzare la
materia, o despiritualizzare la materia,
trovano coesistenza, e così si spiega anche
l'apparente contraddizione delle scuole
gnostiche. Alcune delle quali caratterizzate
da un ascetismo rigido, e altre alla sfrenata
sessualità. Rifuggire dalle indulgenze e
lusinghe della materia e della sfera astrale,
oppure concedersi oltre ogni sazietà, ha il
significato di librarsi oltre il labirinto, o
6
Lex Aurea 19 - Libera Rivista di Formazione Esoterica
scavare al centro dello stesso, come Dante
che attraversa l'Inferno per giungere al
Paradiso. Nel centro, collante unico, vi è
sempre l'uomo.
La complessa simbologia gnostica (
Pleroma, Sophia, Demiurgo, Arconti,
caduta, ascesa, ecc..) cosa rappresenta se
non il dramma psicologico, l'eterno scontro
fra pensiero e materia, fra soma e fisicità,
fra sogno e desiderio che in ogni istante
divampa nell'uomo ? Non siamo noi stessi
gli incapaci Demiurghi, nel mediare
plasticamente fra pensiero e forma ? Fra
volontà e azione ? Lo gnosticismo ponendo
Dio come assolutamente altro, fuori da ogni
possibile rapporto interattivo con l'uomo,
rende adulto quest'ultimo emancipandolo
dalla figura paterna, e considerando la
Natura come matrigna, trancia il cordone
ombelicale che collega il feto alla madre.
Ciò impone all'uomo di vivere di vita
propria.
A chi si interessa di esoterismo, questo
processo dovrebbe essere ben chiaro, e
consiste nell'isolamento da parte
dell'iniziato in modo tale che emerga
qualcosa di "altro" di "profondo" dal vuoto
esterno, che come un differenziale di
pressione, impone il "passare" da uno stato
all'altro, da un luogo all'altro.
Escludi un senso, e subito si acuisce un
altro senso, escludi tutti i sensi e allora
riceverai stimoli da qualcosa che non risiede
o non risente della fenometicità. Questo
altro è il fanciullo gnostico.
Vittorio Vanni e Ginpaolo Pacenti
in collaborazione con Fiorenzo Smalzi
invitano:
Martedì 5 dicembre alle ore 21,30
presso il Caffé Letterario delle GIUBBE ROSSE
alla conferenza del Prof.Ovidio La Pera
Un'equivoco storico: cristianesimo o cattolicesimo.
e la filosofia di Louis Claude di Saint-Martin
Discussant: Vittorio Vanni
Ingresso libero e partecipazione gradita
Vittorio Vanni
cell.335.7154057
Nel messaggio sul papa in Turchia si scrive: "La celebrazione liturgica di
Benedetto XVI e del Patriarca Bartolomeo, il leader spirituale dei cristiani
ortodossi, una comunità che conta 250 milioni di fedeli nel mondo". E per tutto
l'articolo si lascia intendere l'incontro tra i capi delle Chiese cattolica e
ortodossa.
Salvo poi scrivere, in fondo: "Bartolomeo ha un titolo prestigioso, ma è
esclusivamente il capo della comunità di circa 3.000 greci ortodossi rimasti a
Istanbul."
Bartolomeo è capo di 250 milioni di Ortodossi o solo di 3 mila?
In realtà solo di 3.000. Gli occidentali usano come metro la Chiesa cattolica,
che ha un capo (il papa), vicario di Dio e infallibile in materia di fede, che
ha tutto il potere nelle sue mani: sia amministrativo, sia spirituale.
La Chiesa ortodossa è diversa. Il capo della Chiesa ortodossa è Gesù Cristo, le
varie Chiese locali (Patriarcati, Katholicosati, ecc.) sono amministrate da un
vescovo con potere locale. Nessun patriarca, katholicos o altro, può mettere il
naso (a nessun titolo) nelle questioni delle altre Chiese locali. Sinodi e
Concili si occupano della guida spirituale (sia locale, sia dell'intera Chiesa
ortodossa).
Bartolomeo, in quanto patriarca della II capitale dell'Impero romano, ha diritto
al primato d'onore (che spetterebbe al papa romano, se non fosse scismatico),
ovvero: il suo nome viene prima nelle preghiere e nei documenti comuni, lui
passa prima se in presenza dei capi di altre Chiese ortodosse. Basta.
"Ecumenico" non è un titolo religioso, gli fu dato da un imperatore (titolo, tra
l'altro, contestato dagli altri patriarchi, ed es. papa San Gregorio Magno).
Bartolomeo, capo di una comunità minuscola in una mare islamico, è da anni
appiattito su posizioni romane. Non ha seguito, neppure tra i suoi stessi monaci
athoniti che, con disprezzo, lo chiamano per cognome (il clero ortodosso
rinuncia al cognome).
L'incontro del papa con Bartolomeo non ha nessuna importanza, se il papa vuole
parlare con chi realmente amministra 250 milioni di ortodossi, vada da Alessio
II. Ma troverà qualcuno un po' meno maleabile alle pretese romane, dovrà
ammettere che le Chiese ortodosse sono sorelle e non figlie della Chiesa romana.
Una cosa piccolissima, ma Woitila non ha mai voluto e Alessio non ha mai
accettato l'incontro.
Cordiali saluti.
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[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]
Papa e Patriarca, in Turchia un appello all'unità
giovedì, 30 novembre 2006 3.39
Versione per stampa
ISTANBUL (Reuters) - Papa Benedetto XVI e il leader spirituale dei
cristiani ortodossi hanno detto oggi che i diritti della minoranza vanno
tutelati mentre l'Unione Europea si allarga e sembra disposta a sostenere
l'ingresso della Turchia se difenderà le libertà religiose.
In una dichiarazione congiunta dopo le preghiere Papa Benedetto ed
il Patriarca Bartolomeo hanno rigettato l'idea di uccidere in nome di Dio,
denunciando il terrorismo ed impegnando le loro chiese nella ricerca di un'unità
e di una condanna della violenza in Terrasanta.
Queste dichiarazioni in genere affermano principi teologici, dunque
è politicamente significativo che i due abbiano menzionato l'Unione europea, con
cui la Turchia sta negoziando per entrare a far parte del blocco.
"Abbiamo visto positivamente il processo che ha portato alla
formazione dell'Unione Europea", dice la dichiarazione, sottolineando
l'importanza che ad ogni passo vengano tutelate cultura e religione delle
minoranze .
Le due autorità religiose avevano in precedenza recitato insieme una
preghiera solenne, ribadendo l'impegno a cercare l'unità delle loro due
confessioni, per ricucire uno scisma religioso quasi millenario.
"Le divisioni che esistono fra i cristiani sono uno scandalo
mondiale e un ostacolo per la proclamazione del Vangelo", ha detto il Pontefice
durante l'omelia alla chiesa di St. George.
La celebrazione liturgica di Benedetto XVI e del Patriarca
Bartolomeo, il leader spirituale dei cristiani ortodossi, una comunità che conta
250 milioni di fedeli nel mondo, si è svolta il giorno della festa dell'apostolo
San Andrea, di cui si dice che, dopo la morte di Cristo, abbia pronunciato un
sermone nella città che ora si chiama Istanbul.
La visita di Benedetto è avvenuta tra le più strette misure di
sicurezza mai viste per un ospite straniero in Turchia. Una decina di
sostenitori del partito islamico nazionalista hanno protestato contro il Papa
all'esterno dell'Università di Istanbul, sotto lo stretto controllo delle forze
di polizia. Dozzine di nazionalisti turchi hanno protestato contro la visita del
Papa.
Il patriarca Bartolomeo ha definito il rito liturgico un altro passo
del "cammino deciso verso il ripristino completo dell'unione spirituale fra le
nostre Chiese".
Le Chiese ortodosse si governano autonomamente, rispetto alla rigida
gerarchia del cattolicesimo, con il Papa che viene eletto a leader di una
comunità di 1,1 miliardi di fedeli.
La confessione occidentale e quella orientale del Cristianesimo si
divisero nel Grande Scisma del 1054, per le differenze riscontrate su teologia e
autorità papale.
Il dialogo volto a riunire le due confessioni iniziò seriamente nel
1965, quando entrambe decisero di rimuovere la reciproca scomunica imposta nel
1054.
In qualità di Patriarca Ecumenico di Constantinopoli -- così si
chiamava Istanbul fino al 1930 -- Bartolomeo ha un titolo prestigioso, ma è
esclusivamente il capo della comunità di circa 3.000 greci ortodossi rimasti a
Istanbul.
[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]