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#768 Da: "FuocoSacroInforma" <fuocosacroinforma@...>
Data: Lun 12 Feb 2007 9:08 am
Oggetto: ABRAXAS 2
fuocosacroinforma@...
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La redazione di Abraxas ( periodico digitale dedicata allo gnosticismo storico )
informa che è disponibile il numero 2 della rivista, al seguente link

http://www.fuocosacro.com/pagine/abraxas/ABRAXAS2.pdf

Indice:

Stele

Il Privilegio della Prostituta
La Croce nei tempi cristiani e precristiani
Commento al Loghion 7 del Vangelo di Maria
L'Albero della Gnosi
Una conoscenza che salva
L'Inno della Perla
La Donna nello Gnosticismo
Monologo di Satana all'uomo
Cristianesimo e Gnosticismo
Simon Mago



[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]

#767 Da: "MilleNomi" <millenomi@...>
Data: Lun 29 Gen 2007 7:36 pm
Oggetto: Omnia per ipsum facta sunt;
millenomi@...
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"Omnia per ipsum facta sunt; et sine ipse factum est nihl, quod factum est."

E' la forma latina di un celebre passo del Vangelo di San Giovanni ( il
discepolo prediletto del Cristo ). Passo talmente importante che viene citato da
S.Agostino ( un tempo manicheo e poi dottore della Chiesa di Roma ), proprio per
scardinare il distinguo gnostico fra un Dio Cattivo ( identificato con il Dio
degli Ebrei ), e un Dio buono ( Il Dio del Cristo, il Dio di Giovanni ).

Genesis concordat cum Evangelio.
2. "Moyses enim dicit" inquiunt "In principio fecit Deus caelum et terram nec
nominat Filium per quem facta sunt omnia, cum Ioannes dicat: In principio erat
Verbum, et Verbum erat apud Deum, et Deus erat Verbum. Hoc erat in principio
apud Deum. Omnia per ipsum facta sunt, et sine ipso factum est nihil" 5. Hoccine
contrarium est, an potius sibimetipsi contrarii sunt, qui ea quae non
intellegunt, caecitate reprehendere quam pietate quaerere maluerunt? Quid enim
dicturi sunt, cum ipsum "principium" Filium Dei esse respondero, in quo Deum
fecisse caelum et terram Genesis loquitur? An forte hoc probare non potero, cum
de ipso Novo Testamento, cui velint nolint fracta superbiae cervice subduntur,
testes mihi praesto esse cognoscam? Ait enim Dominus incredulis Iudaeis: Si
crederetis Moysi, crederetis et mihi; ille enim de me scripsit 6. Cur ergo non
ipsum Dominum intellegam in quo principio fecit Deus Pater caelum et terram?
Nam: In principio fecit Deus caelum et terram 7, Moyses utique scripsit, quem de
Domino scripsisse ipsius Domini voce firmatur. An forte non est etiam ipse
principium? Neque hinc dubitare oportebit, loquente Evangelio, ubi Iudaei cum a
Domino quaesissent quis esset, ipse respondit: Principium, quia et loquor vobis.
Ecce in quo principio fecit Deus caelum et terram. Caelum ergo et terram fecit
Deus in Filio, per quem facta sunt omnia et sine quo factum est nihil, ut etiam
Evangelio concordante cum Genesi, secundum Testamenti utriusque consensum
teneamus hereditatem, litigiosasque calumnias exheredatis haereticis
relinquamus. (TRACTATUS CONTRA MANICHAEOS )

Non è qui mio desiderio confutare il celebre Dottore S.Agostino, la cui vita
privata andrebbe però approfondita visto che possiamo associarla più all'abilità
del ginnasta, che al rigore dell'asceta. Anche se volendo il Dio dell'antico
testamento è un Dio del fare, e quello di Giovanni un Dio del pensiero.

Ciò che è interessante proporvi è come questo passo del Vangelo, non è stato
casualmente scelto da Agostino, per la sua confutazione del Manicheismo (
dottrina che ben conosceva avendovi fatto parte ), ma scientemente trattato, in
quanto campo di scontro teologico con vari maestri gnostici.

Conosciamo come la traduzione corrente sia:

Giovanni 1:3 tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato
fatto di tutto ciò che esiste.

Ma esiste anche un'altra versione, una versione gnostica:

" Il tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui il niente di ciò che
esiste è stato fatto "

Il niente è questo mondo.

Cordialmente

Filippo


[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]

#766 Da: "ilezai" <megatherion666@...>
Data: Lun 22 Gen 2007 4:05 pm
Oggetto: Ogg: LUMI SU ADONAI
megatherion666@...
Invia email Invia email
 
--- In Gnosticismo@yahoogroups.com, "TRUESEARCH"
<truesearch1965@...> ha scritto:
>
> Lumi su Adonai
>
> -------------------------------------------------------------------
-------------
>
> Mi inserisco su questo Forum per chiedervi lumi su di una teoria,
apparsa in un libro italiano cattolico.
> Adonai viene identificato con Lucifero, Dio della Gnosi e della
Massoneria. A prova di ciò sono addotte le varie combinazioni
cabbalistiche osservate sia nei rituali del Rito Scozzese Antico ed
Accettato, sia, e di questo si tratta in primo luogo, nei simboli
apparsi nel progeto della "nuova chiesa" per S. Padre Pio,
progettata da Renzo Piano.
> Qui qualsiasi Trinità (= numero 3) viene ricondotta a 666 (ovvio
significato) ed il ragionamento prosegue identificando una trinità
gnostica, composta da Uomo-Dio, Uomo-Re e Dio-Corpo, che, nella
versione riservata agli alti iniziati, si traduce in una ostituzione
di Cristo in croce con Lucifero in croce, di Cristo Buon Pastore con
Lucifero Buon Pastore, e via dicendo.
>
> Non sono del tutto digiuno di teologia cristiana e ricordo di aver
appreso che, secondo lo Gnosticismo, Adonai era un' emanazione
imperfetta (ma non diabolica) der Dio Principio Primo. Essendo
imperfetto, Adonai creò un mondo imperfetto (ma non caotico, come
tende a dimostrare l' autore) ed appena con Cristo, Prima Emanazione
del Dio Principio Primo, fu ristabilita la re-ligio tra uomini e Dio.
>
> Le implicazioni di questa differenza d' interpretazione sono
notevoli, dato che un' equiparazione di Adonai a Lucifero porterebbe
alla demonizzazione del popolo ebraico e, per conseguenza, alla
conferma dell' accusa di deicidio.
>
> Vi sarei molto grato per un' opinione netta e comprensibile su
questa discrepanza tra quello che credevo di sapere ed i fatti nuovi
che sto leggendo.
>...................................................................
Salve,
dalle ultime traduzioni dei geroglifici di Tell el-Amarna,risulta
che la religione Ebraica deriva da quella Egiziana.
In tal caso Adonai= Aton-Ay.Dove Ay è il nome del Faraone che ha
preceduto Akhenaton.

Vedi :"I segreti dell'Esodo"di Roger e Messod Sabbah.

Shalom.

Samuel.

#765 Da: "MilleNomi" <millenomi@...>
Data: Mar 16 Gen 2007 12:10 pm
Oggetto: Re: Templari e gnosticismo
millenomi@...
Invia email Invia email
 
Pax Pleroma

Indubbiamente templari e templarismo è argomento assai di moda negli ultimi
anni, capace assieme allo gnosticismo di essere lievito o fermento per
discussioni e ipotesi varie e variegate.

Però.. Nella tua lettera parli di filosofia gnostica, e questo mi lascia un
poco perplesso, perchè in tanti ( forse troppi ) anni che mi occupo di
gnosticismo non ho mai riscontrato l'esistenza di una filosofia gnostica.
Ciò è da attribuirsi alla natura composita del fenomeno gnosticismo (termine
successivo al fenomeno ) con cui si definivano ( da parte dei non gnostici )
una serie di comunità, scuole, movimenti, che avevano dei tratti in comune,
ma non certo una filosofia. Basti pensare a quanto separa Carpocrate, da
Valentino, gli Ofiti da Marcione, Mani da Basilide, ecc... ecc...

Ricordiamoci sempre che i templari erano un ordine monastico, e come tale
rispettava una "regola", il fondamneto di tale ordine si trovava all'interno
della Chiesa Cattolica. Posso sicuramente ammettere che i templari, avessero
una predilezione per il Vangelo di Giovanni, ma allo stato attuale delle
cose si ferma qui la certezza storica.
----- Original Message -----
From: <aresha75@...>

----- Original Message -----
From: <aresha75@...>

#764 Da: "MilleNomi" <millenomi@...>
Data: Mar 16 Gen 2007 2:08 pm
Oggetto: Re: LUMI SU ADONAI
millenomi@...
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Pax Pleroma,

Interessante messaggio, oserei dire molto curioso.

La tradizione gnostica non è riconducibile ad un'unica realtà comunitaria,
scolastica (nel senso filosofico greco) o iniziatica; ma come detto altrove
ad un insieme di movimenti spirituali, misterici e iniziatici che avevano
elementi comuni. Fra questi elementi non rientra certamente ne la
trattazione di ADONAI ne la venerazione di Lucifero.

Nel piccolo testo edito da TEA "LA GNOSI E IL MONDO", sono raccolti tre
manoscritti della scuola gnostica barbelotiana, ( fra cui un apocrifo
attribuito a Giovanni ) dove alcuni "nomi" del Dio Vetero Testamentario,
sono attribuiti al Demiurgo e ai suoi figli ( gli Arconti ). Ciò ad indicare
una rottura critica fra lo gnosticismo cristiano, e l'ebraismo; rottura che
"apparentemente" non ha riguardato le due massime espressioni religiose
derivate dal cristianesimo.

Però.... ( c'è sempre un però ) alcune scuole gnostiche il problema
dell'ebraismo neppure lo sollevavano, preferendo occuparsi di altro, ma in
linea generale possiamo concordare sul rifiuto dell'antico testamento e
dell'ebraismo, attitudine questa non limitata al solo e cosidetto
gnosticismo.

Venendo alla "polemistica", vorrei dire che mi fa sorridere un testo
cattolico, che si rifugia nella cabala o per meglio dire nella GHEMATRIA,
che affonda le proprie origini nella tradizione ebraica ( anche se non
talmudica ), e per lungo tempo osteggiata sia dagli ebrei talmudici che
dalla stessa Chiesa Cattolica, come arte magica, o commercio con il maligno.

Sicuramente in alcune tradizioni la figura di Lucifero viene vista come di
colui che porta la luce, ora sorvolando sulla massoneria su cui non amo
pronunciarmi, vorrei limitarmi allo gnosticismo.

In alcuni testi gnostici ( si veda il Vangelo di Giuda ) alcune figure
dell'Antico Testamento acquisiscono interesse "morale" in quanto si
ribellano al Dio Ebraico, considerato "fattore" di questo mondo, ma come
detto in precedenza questo filone non è uno degli elementi caratterizzanti
tutto lo gnosticismo.

#763 Da: "TRUESEARCH" <truesearch1965@...>
Data: Mer 3 Gen 2007 1:18 am
Oggetto: LUMI SU ADONAI
truesearch1965@...
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Lumi su Adonai

--------------------------------------------------------------------------------

Mi inserisco su questo Forum per chiedervi lumi su di una teoria, apparsa in un
libro italiano cattolico.
Adonai viene identificato con Lucifero, Dio della Gnosi e della Massoneria. A
prova di ciò sono addotte le varie combinazioni cabbalistiche osservate sia nei
rituali del Rito Scozzese Antico ed Accettato, sia, e di questo si tratta in
primo luogo, nei simboli apparsi nel progeto della "nuova chiesa" per S. Padre
Pio, progettata da Renzo Piano.
Qui qualsiasi Trinità (= numero 3) viene ricondotta a 666 (ovvio significato) ed
il ragionamento prosegue identificando una trinità gnostica, composta da
Uomo-Dio, Uomo-Re e Dio-Corpo, che, nella versione riservata agli alti iniziati,
si traduce in una ostituzione di Cristo in croce con Lucifero in croce, di
Cristo Buon Pastore con Lucifero Buon Pastore, e via dicendo.

Non sono del tutto digiuno di teologia cristiana e ricordo di aver appreso che,
secondo lo Gnosticismo, Adonai era un' emanazione imperfetta (ma non diabolica)
der Dio Principio Primo. Essendo imperfetto, Adonai creò un mondo imperfetto (ma
non caotico, come tende a dimostrare l' autore) ed appena con Cristo, Prima
Emanazione del Dio Principio Primo, fu ristabilita la re-ligio tra uomini e Dio.

Le implicazioni di questa differenza d' interpretazione sono notevoli, dato che
un' equiparazione di Adonai a Lucifero porterebbe alla demonizzazione del popolo
ebraico e, per conseguenza, alla conferma dell' accusa di deicidio.

Vi sarei molto grato per un' opinione netta e comprensibile su questa
discrepanza tra quello che credevo di sapere ed i fatti nuovi che sto leggendo.

#762 Da: "MilleNomi" <millenomi@...>
Data: Mar 16 Gen 2007 11:42 am
Oggetto: Re: ]Le ultime parole di Gesù: il ripudio del Padre?
millenomi@...
Invia email Invia email
 
Pax Pleroma Sabato,

Personalmente traggo tre considerazioni dalla famosa frase dello scandola di
Gesù Cristo, che mi prometto di allargare.

1. La prima considerazione è di ambito iniziatico. Dove sostengo, già da
tempo,. come l'illuminazione ultima non possa essere raggiunta in vita, ma
in verità in morte o in punto di more. E lasciò così intendere e
preannunciare, non esplicitandolo, il mio pensiero in merito alla frase di
Gesù.

2. La non alterazione sostanziale dei Vangeli. Se una qualasiasi struttura
avesse voluto presentarsi come monolitica attestazione di una fede suprema,
ed intermediare fra Dio e l'uomo, sicuramente avrebbe omesso tale scabrosa
circostanza. Che impone una riflessione "intellettuale" e non una mera
attestazione di fede ( che anzi viene posta in discussione ).

3. A mio avviso tale frase, in ambito gnostico, apre la discussione sul
concetto di divinità e sulla presenza di più Enti.

A presto



----- Original Message -----
From: ing. Sabato Scala
  Le ultime parole di Gesù: il ripudio del Padre?

#761 Da: aresha75@...
Data: Mer 10 Gen 2007 4:58 am
Oggetto: Templari e gnosticismo
aresha75@...
Invia email Invia email
 
Vorrei esporre una mia tesi sul simbolo dell'Ordine. Bè io penso che "i due
uomini sullo stesso cavallo" (punto di partenza delle abominevoli accuse di
"sodomia" rivolte ai monaci guerrieri)stiano ad indicare l'esistenza all'interno
dell'ordine di un sotto o forse contro-ordine, che abbia abbracciato un
cristianesimo diverso rispetto a quello professato dalla Chiesa Cattolica, ossia
lo gnosticismo-catarismo.
A mio avviso l'ordine altro non era che un "riparo dorato", un originario gruppo
di 9 uomini (forse appartenenti al Priorato di Sion)che con il riconoscimento
-anzi probabilmente servendosi della benedizione- della Chiesa Cattolica,
riuscirono a raggiungere Gerusalemme e ad installarsi nel Tempio di Salomone, da
dove partirono alla ricerca dei testi gnostici e dell'antica conoscenza
astronomica egizia. Lo stesso Tempio di Salomone probabilmente custodiva molti
testi, il cui possesso era ritenuto fondamentale dai creatori dell'Ordine ( o se
si accoglie la tesi del Priorato di Sion, da i loro superiori che li li avevano
inviati).
Insomma i cavalieri templari, o almeno parti di essi, avevano abbracciato la
filosofia gnostica. E proprio questa corrente era la dominante all'interno
dell'ordine, anche se pochi in realtà conoscevano il fine e il  "vero" credo

Aresha

#760 Da: sabato.scala@...
Data: Lun 15 Gen 2007 7:19 pm
Oggetto: Le ultime parole di Gesù: il ripudio del Padre?
sabato.scala@...
Invia email Invia email
 
Carissimi,

le ultime parole di Gesù sulla croce "Elì, Elì, lema sabactani" che
scandalizzarono persino Luca tanto da spingerlo ad eliminare il riferimento ad
esse nel suo Vangelo trovano forse proprio in Luca la spiegazione del motivo
principale dello scandalo.

Gesù si rivolge a colui che aveva sempre chiamato "Padre" per laprima ed unica
volta non chiamandolo più tale ma Elì ovvero utilizzanto l'antica desinenza
destinata a Dio: El.

Il richiamo al Salmo 22 che inizia proprio con queste parole
http://www.riforma.net/salmi/turoldo/tur022/index.htm
non ci aiuta a capire il perchè le ultime parole siano proprio queste.

Il Salmo richiama in maniera chiarissima ciò che era successo a GEsù e Gesù ci
fa sapere di averlo letto e di essere perfettamente cosciente di quanto stava
per accadergli ma probabilmente, anzi quasi certamente, in quel momento si
chiede dov'è il Dio che nel Salmo scrive per mezzo del profeta:

Sl 22,21 Dal suo povero dio non toglie
Mai lo sguardo, e il grido d'aiuto
Egli ascolta e sempre esaudisce.

Fatto stà, però, che sembra rinnegare il termine PAdre perchè si chiede : quale
padre lascerebbe un figlio nelle mani di lupi affamati fatto in pezzi e privo di
alcun conforto o abbraccio?

Eppure in quelle parole GEsù rinnega il Padre perchè il suo dubbio é carico di
mancanza di fede ovvero di fiducia in quell che Dio nel Salmo fa scrivere al
profeta.

L'Ultimo atto di GEsù é, quindi, innegabilmente una perdita di fede nel dubbioed
un rinnegamento di Elì quale Padre.

La salvezza, qui, si esplica con la morte: queto é, almeno stando ai fatti,
l'aiuto che GEsù riceve ma che non lava il peso drammatico di un fallimento
quale ultimo pensiero dell'uomo sulla croce.

Tralasciando l'aspetto esegetico, lo storico, che può a differenza del fedele,
interpetrare le parole per quello che sono, deve chiedersi come e perchè gli
Evangelisti decisero di riportarle. In Matteo la giustificazione é chiara: tutti
i richiami della passione fanno riferimento alla profezia del servo sofferente
(divizione delle vesti, mani bucate, ecc...) e Matteo, legato alla
interpterazione profetica, é convinto che il richiamo di GEsù sulla croce sia
quello a questa profezia: ma questa non é, chiaramente, nè uan profezia
messianica ma ha, comunque, una chiusura escatologica nell'annuncio dlela
nascita di un nuovo popolo.

Sl 22, 31. La salvezza sarà annunciata
A un popolo prossimo a nascere:
si dirà: "Questo ha fatto il Signore".

Marco riprende Matteo e traduce ai greci il contenuto di quelle parole in
Aramaico e, come sempre, superficiale nella lettura e nella interpretazione non
comprende appieno il riferimento come del resto non si comprende affatto perchè
MAtteo, fermo restando il legame al Salmo, ritiene sia necessario riportare
questa frase.

Sembra quasi che Matteo, conscio dello scandalo e del fallimento che quella
frase determina nei fedeli, voglia darne una rilettura preannunciando il futuro
del nuovo popolo.

REsta il fatto che, umanamente, le parole sono un disperato ripudio del
messaggio di una intera vita e la coscienza della domanda che ripeto: quale
Padre amorevole non soccorrerebbe il figlio sbranato senza sua colpa e senza
motivo? E ancora: QUale salvezza é la morte se non la dichiarazione divina della
inutilità di questa vita se non come prova?

Ma se fosse solo una prova cosa devono aver pensato i fedeli del tempo di fronte
al fallimento della prova da parte di GEsù? Se Gesù perde la sua fede ha fallito
la prova e chetipo di salvataggio ed amorevolezza é quella di un Padre che salva
il figlio sulla crocedopo il fallimento dellaprova suprema di fede non dandogli
la possibilità di redimersi ma facendolo morire?

Eppure colui che risorge é un uomo che ha perso la fede e che ha fallito la
prova: esegeticamente é un elemento assai imbarazzante, ma storicamente é un
elemento centrale poichè é difficile capire cosa deve aver tenuto insieme il
gruppo dei discepoli a fronte di un fallimento simile.

Ci sarebbe da chiedersi se, effettivamente, fu data una possibilità di redimersi
all'uomo sulla croce ovvero non facendolo morire ma facendolo apparire morto
come in ambito gnostico si sotenne e come si sostiene in alcune tesi più o meno
moderne neognostiche.

Ad ogni modo é difficile glissare su queste ultime parole che lo si voglia o no
sono, chiaramente, un testamento e mi piacerebbe conoscere il parere, non
storico-esegetico dell'amico Salvatore Capo.

Saluti,

Sabato Scala

#759 Da: "tsadik_il_giusto" <tsadik@...>
Data: Lun 15 Gen 2007 11:06 am
Oggetto: Re: Ogg: Sacrificio e rimettere i peccati del mondo
tsadik_il_gi...
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Invia email Invia email
 
>Salve,
>anche se fosse vera l'assurdità del peccato e della liberazione dai
>peccati,Gesù non avrebbe affatto salvato l'Umanità dal peccato ma
>solo gli Europei,gli Americani e gli Australiani.
>Cinesi,Indiani,Buddhisti del Sud Est Asiatico e Musulmani non
>vogliono saperne nè di Gesù nè della sua salvezza.

Mi sorge un dubbio: l'uomo è avulso dal peccato perchè non sa cos'è o
piuttosto perchè non vuole saperlo?

Alla prima domanda si può rispondere adottando testi egizi come "Le
istruzioni di Amenemope" e l'inesauribile e grandiosa Torah.
Sopratutto con l'ultimo testo, in particolar modo in Genesi e
Levitico, si fa capire all'essere umano cosa è giusto e cosa non lo
è, nonostante le sfumature storiche relative a quei precetti.

Alla seconda domanda sarebbe d'uopo rispondere che nessuno è dio di
se stesso ne mai diventerà un dio. I Cainiti ed i Carpocraziani erano
abili a riabilitare qualsivoglia figura negativa ed annunciavano il
sordido postulato che << data la prigionia dell'anima nel corpo essa
deve provare tutte le sensazioni possibili, soggiacere ad ogni
passione, sprofondare nell'abisso dell'immoralità reincarnandosi più
volte sino, un giorno, a liberarsi completamente delle pastoie della
materia>>.

Gesù, sacrificandosi sulla croce, ha tolto la pesante coltre
demoniaca che offuscava la via del ritorno al Regno dei Cieli.

Gesù è considerato il ventiduesimo Buddah ed è altamente rispettato,
con il nome di Issa, nella religione Maomettana.

Solo l'ateismo, il relativismo e l'immarcescibile paganesimo sputano
vergognosamente sul nome di Gesù detto il Cristo.

Alessandro.

#758 Da: "tsadik@..." <tsadik@...>
Data: Lun 15 Gen 2007 10:51 am
Oggetto: Re: Ogg: Sacrificio e rimettere i peccati del mondo
tsadik_il_gi...
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>Salve,
>anche se fosse vera l'assurdità del peccato e della liberazione dai
>peccati,Gesù non avrebbe affatto salvato l'Umanità dal peccato ma
>solo gli Europei,gli Americani e gli Australiani.
>Cinesi,Indiani,Buddhisti del Sud Est Asiatico e Musulmani non
>vogliono saperne nè di Gesù nè della sua salvezza.

Mi sorge un dubbio: l'uomo è avulso dal peccato perchè non sa cos'è o
piuttosto perchè non vuole saperlo?

Alla prima domanda si può rispondere adottando testi egizi come "Le istruzioni
di Amenemope" e l'inesauribile e grandiosa Torah. Sopratutto con l'ultimo testo,
in particolar modo in Genesi e Levitico, si fa capire all'essere umano cosa è
giusto e cosa non lo è, nonostante le sfumature storiche relative a quei
precetti.

Alla seconda domanda sarebbe d'uopo rispondere che nessuno è dio di se stesso
ne mai diventerà un dio. I Cainiti ed i Carpocraziani erano abili a riabilitare
qualsivoglia figura negativa ed annunciavano il sordido postulato che << data la
prigionia dell'anima nel corpo essa deve provare tutte le sensazioni possibili,
soggiacere ad ogni passione, sprofondare nell'abisso dell'immoralità
reincarnandosi più volte sino, un giorno, a liberarsi completamente delle
pastoie della materia>>.

Gesù, sacrificandosi sulla croce, ha tolto la pesante coltre demoniaca che
offuscava la via del ritorno al Regno dei Cieli.

Gesù è considerato il ventiduesimo Buddah ed è altamente rispettato, con il
nome di Issa, nella religione Maomettana.

Solo l'ateismo, il relativismo e l'immarcescibile paganesimo sputano
vergognosamente sul nome di Gesù detto il Cristo.

Alessandro.

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[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]

#757 Da: "Tamber" <tamber1967@...>
Data: Sab 13 Gen 2007 1:05 am
Oggetto: Ancora Vangelo di Giuda
tamber1967@...
Invia email Invia email
 
Ma che sarebbe sto vangelo di Giuda che sarebbe stato ritrovato? Ne parleranno
domenica su sky.
Pare che S.Ireneo di Lione lo attribuisse agli eretici caminiti.
Visto che qui gli eretici abbondano...
Qualcuno potrebbe ragguagliarci

#756 Da: "krishna7143" <kantaishi@...>
Data: Dom 14 Gen 2007 6:49 pm
Oggetto: Ogg: Insegnamento del Cristo esoterico
krishna7143
Offline Offline
Invia email Invia email
 
--- In Gnosticismo@yahoogroups.com, marco mastorna <viero@...> ha
scritto:
>
> Il giorno mer, 03/01/2007 alle 14.35 +0100, Filippo ha scritto:
> .. Si dice che i nazareni furono trucidati dagli stessi ebrei
ortodossi,
> in quanto portatori di diversa credenza. A mio parere la loro
eredità si
> è incarnata nei Mandei ( i cristiani di San Giovanni )... ecc..
ecc..
> ecc.
> >
>
> Nei quadri del  Raffaello si potrebbe affermare che la Madonna ha
due
> bambini, c'è Gesù e quasi sempre il Battista bambino ....
> Visto mai che l'artista volesse porre qualche accento
di "difficile"
> digeribilità?
>
>
> viero
...................................................................
Salve,
lo scorso Luglio ero al British Museum di Londra e,davanti al
quadro"La vergine delle rocce"di leonardo,uno della comitiva mi ha
chiesto:
"Ma dov'è questa Vergine?"
E io risposi:"Non c'è!"
Infatti nel quadro si vede Giovanni Battista bambino con la madre
Elisabetta e Gesù con alle spalle un angelo.

Saluti.

Krishna.
>
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>

#755 Da: "Pesce Sacro" <pescesacroAO@...>
Data: Dom 14 Gen 2007 5:40 am
Oggetto: La falsità dell'espressione "giudaico-cristiano"
pescesacroAO@...
Invia email Invia email
 
La falsità dell'espressione "giudaico-cristiano"

--------------------------------------------------------------------------------

Da moltissimo tempo si cercq di far rientrare le parole e i gesti di Gesù
nell’ambito dell’ebraismo perché così facendo i primi cristiani tentavano di
rivendicare una certa antichità e quindi autorevolezza del Cristianesimo
rispetto agli antichi culti e di dare risposta a tutti quei pagani che
accusavano il Cristianesimo di essere troppo giovane e di avere poca
autorevolezza. Oggi questa espressione assume nuove prospettive, appartiene a
quell’opera di negazione delle differenze, in qualsiasi campo, ritenuta
indispensabile per far diventare l’Europa tutt’uno con il mondo dell’Antico
Testamento (che include ovviamente anche l’Islamismo... ovvero il Giudaismo
spiegato agli Arabi). Ma questo significa tradire ed uccidere Gesù, tradire e
uccidere il Cristianesimo delle origini, negare la sua natura esoterica ed
iniziatica, tradire e uccidere la storia dell’Occidente.

Riflettiamo un momento su alcune delle principali caratteristiche delle parole e
dei gesti di Gesù per comprendere quale “salto” culturale Gesù abbia compiuto
nei confronti del mondo egiziano, ebraico ed arabo nel quale si trovava a
vivere, e come questo “salto” potesse realizzarsi soltanto nel contesto
culturale romano ed in generale ellenistico. Gesù nega che i rituali abbiano
qualsiasi valore di per sé perché l’unica cosa che conta è l’intenzione e la
volontà della persona: è già qui il concetto romano di persona,
quell'individualità dell'esperienza religiosa tipica delle religioni arie (per
esempio il Buddhismo) ed è già qui la forza della “parola” individuale, che non
ha bisogno di essere ripetuta. “Le vostre parole siano: sì sì, no no” ha un
senso solo perché Gesù si trova in mezzo a persone che viceversa non danno
potere di verità alla parola. Il “patto” degli Ebrei e dei Musulmani col loro
Dio ha bisogno di un fortissimo segno sul corpo, la mutilazione dell’organo più
potente che gli uomini possiedano: il pene. La differenza fra chi è circonciso
(ebrei e musulmani) e chi non lo è, consiste appunto nella forza della sola
parola di colui che afferma di essere cristiano: il battesimo “non si vede”, si
tratta di un segno mistico altamente spirituale che ricorda i riti di
purificazione delle genti Arie nel Gange.

Se non è necessaria la mutilazione del pene per poter stringere un patto con
Dio, le donne si sentono più vicine al divino, con la parola, con la volontà.
Quale spiegazione potrebbe trovare il fatto che già nei primissimi processi di
condanna dei cristiani, siano presenti moltissime donne? Se si pensa che le
donne nel mondo orientale antico, così come oggi, non contavano nulla (come oggi
nel mondo islamico), non possedevano nessun ruolo sociale, si comprende bene
quale immenso salto culturale fosse stato compiuto nel momento in cui venivano
processate e condannate nello stesso processo e con la stessa condanna degli
uomini.

Dunque, è assurdo tentare falsificazioni ed inganni. O si rispetta la verità
della storia, oppure, se ci si vergogna di essere cristiani o più semplicemente
di vivere - laici o no - in un contesto religioso-sociale molto più ellenistico
che giudaico, è meglio tacere... o professarsi gnostici!

#754 Da: "krishna7143" <kantaishi@...>
Data: Dom 14 Gen 2007 6:54 pm
Oggetto: Ogg: Sacrificio e rimettere i peccati del mondo
krishna7143
Offline Offline
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--- In Gnosticismo@yahoogroups.com, "devel "devel32@... ha scritto:
>
> Il catechismo della Chiesa dice che Gesù Cristo figlio di Dio è
morto in croce per liberare l'uomo dal peccato. Come può il
sacrificio di una persona mondare l'umanità da secoli e secoli di
peccati ? Eppure su questo si fonda la religione.
>
> Devel
>....................................................................
.
Salve,
anche se fosse vera l'assurdità del peccato e della liberazione dai
peccati,Gesù non avrebbe affatto salvato l'Umanità dal peccato ma
solo gli Europei,gli Americani e gli Australiani.
Cinesi,Indiani,Buddhisti del Sud Est Asiatico e Musulmani non
vogliono saperne nè di Gesù nè della sua salvezza.

Saluti.

krishna.

#753 Da: "Labirinto della Mente" <labirintodellamente@...>
Data: Gio 4 Gen 2007 5:52 am
Oggetto: Forse questo accadde ai Perfetti Catari.
labirintodellamente@...
Invia email Invia email
 
"Di quei mali, che per daimonico destinotoccano ai mortali, con animo calmo,
senza ira sopporta la tuaparte pur alleviandoli, per quanto ti é dato: e ricorda
che non estremi sono quelli dalla Moira riservati al Saggio."

"Allora, lasciato il corpo, salirai al libero etere. Sarai un iddio immortale,
incorruttibile, invulnerabile."
                                       Pitagora, Versi Aurei



Forse questo accadde ai Perfetti Catari.

#752 Da: marco mastorna <viero@...>
Data: Ven 5 Gen 2007 8:36 am
Oggetto: Re: Insegnamento del Cristo Esoterico
viero@...
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> (...)
>
> Quando i discepoli chiedono a Ges il perch del suo parlare in parabole, lui
> risponde che lo fa affinch essi pur odendo non odano e non intendano e non si
> convertano.
> Ma i suoi discepoli avrebbero capito perch a loro era dato di comprendere.
> Se ne pu evincere che un insegnamento segreto a questi era stato impartito.
> Fermo restando che tutto questo  perfettamente inquadrabile in un ambiente
> ebraico, dove era fatto espresso divieto di trasmettere gli insegnamenti della
> Torah ai non ebrei, e che anche i mistici ebrei, i pii (gli hassidim) di certo
> praticavano rituali estatici (la cabala ne  un esempio ) si pu ipotizzare un
> collegamento con i testi gnostici nei quali linsegnamento  prettamente a
> carattere iniziatico e non per il grande pubblico?
>
>
     -----------------


C'è però un elemento che non viene quasi mai considerato.
Lo si ritrova ...  sia nella mistica speculativa di S.Giovanni della
Croce, (salita al Monte Carmelo), sia nell' opera monumentale della
Weil. (ed in molti altri)

Cerco di sintetizzare...

l'aspetto "aristocratico" della trasmissione del messaggio iniziatico
non riguarda propiamente l' esclusione di alcuni e l' elezione di altri
da parte di un maestro riconosciuto tale.
Piuttosto il fatto che ...non tutto te stesso è adatto a ricevere il
messaggio...  .
Solo una parte della "cosa" che definiamo anima è adatta ad accogliere
quelle "parole".
L' altra parte tenderebbe ad utilizzarlo per fini che attendono il
sociale, a cristallizzare questa "creatura" in una concretezza che si,
può essere utilizzata per il "bene" comune, ma che al contempo smette di
vivere e svilupparsi nell' ambito sovrannaturale.

Il -segreto- non è quindi un segreto criptico ma semplicemente una
nozione fisiologica che attiene la divisione di se stessi in "due" parti
distinte, una delle quali è la sola capace di innalzarsi, l'altra parte:
l'intelligenza "...è adatta solo a compiti servili..."(Weil).

Frasi del tipo  ... non sappia la destra...
Oppure ...perché udendo non odano....   Non date le perle ai
porci...ecc...
Attendono, non all'esclusione degli uni rispetto ad altri ma
all' esclusione di una parte di se stessi rispetto ad un'altra.

Questo attiene  meglio alla deontologia o se vogliamo alla "democrazia",
attiene meglio   all'autogiudizio , ai sentimenti di buona fattura che
limitano l'erudizione, il nozionismo  ai compiti che gli sono relegati
impedendogli di andare oltre.



viero



viero











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#751 Da: marco mastorna <viero@...>
Data: Gio 4 Gen 2007 10:04 am
Oggetto: Re: Re: Insegnamento del Cristo esoterico
viero@...
Invia email Invia email
 
Il giorno mer, 03/01/2007 alle 14.35 +0100, Filippo ha scritto:
.. Si dice che i nazareni furono trucidati dagli stessi ebrei ortodossi,
in quanto portatori di diversa credenza. A mio parere la loro eredità si
è incarnata nei Mandei ( i cristiani di San Giovanni )... ecc.. ecc..
ecc.
>

Nei quadri del  Raffaello si potrebbe affermare che la Madonna ha due
bambini, c'è Gesù e quasi sempre il Battista bambino ....
Visto mai che l'artista volesse porre qualche accento di "difficile"
digeribilità?


viero

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#750 Da: "Filippo" <lachimera70@...>
Data: Mer 3 Gen 2007 1:35 pm
Oggetto: Re: Insegnamento del Cristo esoterico
lachimera70@...
Invia email Invia email
 
Pax Pleroma,

Certo essere citato, seppur all'interno della nostra lista, mi crea una sorta di
imbarazzo in quanto le mie "ipotesi" attorno al cristianesimo si reggono è vero
su questioni storiche, ma in massima parte sul quel "buono" "senso" che dovrebbe
accompagnarci.

Personalme ritengo che sia più facile parlare di cristianesimo per chi non
proviene da ambito cristiano, piuttosto che per questo nostro occidente.
Difficile trovare espressioni di intelletto che non appiettite su i due estremi
opposti:

Il cristianesimo come innesto in ambito ebraico ( anche se poi si dovrebbe
discorrere pacatamente attorno alla questione della legge Mosaica ), oppure
cristianesimo cattolicesimo. Eppure senza scomodare i soliti noti, e rimanendo
in ambito esoterico Guenon stesso aveva detto che sul cristianesimo delle
origini vi è il più assoluto velo, L.C.S poneva l'accento su come cristianesimo
e cattolicesimo sono due espressioni diverse, ed Evola un distinguo fra forme
religiose e forme spirituali.

Tornando a questo nostro Cristo, parrebbe che la città di Nazareth al tempo
della sua nascita non fosse ancora stata fondata, e che comunque non avvesse
quei connotati da urbe tali da potere identificare qualcuno. I Nazzareni erano
una comunità che aveva dimora presso il Giordano, e qualcuno potrebbe leggere il
battesimo di Gesù come una sua ammissione a tale gruppo religioso o iniziatico
che dir si voglia.. Si dice che i nazareni furono trucidati dagli stessi ebrei
ortodossi, in quanto portatori di diversa credenza. A mio parere la loro eredità
si è incarnata nei Mandei ( i cristiani di San Giovanni )... ecc.. ecc.. ecc.

Un caro corrispondente mi aveva chiesto dove reperire informazioni attorno alla
tesi delle origini politeiste degli ebrei. Anche questo è un argomento visibile,
ma per qualche strano gioco-giogo trova poco interesse... La risposta è facile
nei libri di storia mediorientali, tenendo presente che gli ebrei hanno vissuto
come nomadi erranti fra Egitto, Fenicia e Babilonia, e nella stessa Bibbia si
accenna al loro antico Politeismo, quando si parla del Vitello D'oro.

Cordialmente

Filippo

[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]

#749 Da: petrellafabio1@...
Data: Mar 2 Gen 2007 3:58 pm
Oggetto: Re: Insegnamento del Cristo Esoterico
petrellafabio1@...
Invia email Invia email
 
Caro Labirinto della Mente,
in effetti hai toccato un tema per me molto interessante (e
labirintico). Per uno strano caso (?) di sincronicità ho avuto uno
scambio di mail, direi molto poco soddisfacente almeno per me, con il
prof. Pesce proprio sull'argomento.
Senza entrare nel cuore del problema esoterico mi sono limitato ad
osservare che nel suo libro, per quanto vi siano qua e là piccoli
cenni (e la tua citazione ne è un esempio), emerge una figura di Gesù
troppo (almeno dal mio punto di vista) allineato con il pensiero
farisaico.
L'equivalenza Gesù=ebreo=fariseo non regge….
Non solo ma dire, come fanno Pesce e Augias, che Gesù è nato a
Nazareth, senza nemmeno citare tutte le ipotesi, per niente campate
per aria, che egli sia chiamato Nazareno non perché nato a Nazareth
(e poi, anche se fosse, Nazareth si potrebbe chiamare così proprio
perché vi abitavano i Nazareni), ma perché era un Nazareno.
Se così fosse la prospettiva sarebbe ben diversa, perché al di là (o
insieme a) degli aspetti mistico-esoterici di derivazione hassidica,
vi sarebbe il filone essenico, che per altri versi si ipotizza essere
presente nella storia (evangelica e non) di Gesù.
Vi è poi una dimostrazione `a posteriori' che ho fornito a Pesce, sul
quale lui non ha fatto commenti, ovviamente, e che lega gli sviluppi
teologici del Cattolicesimo non tanto all'Ebraismo quanto a quello
che Filippo (Goti) chiama Cristianesimo pre-Gesù, cioè a quel filone
religioso che passa attraverso l'Egitto, i culti mosaici, i gruppi
cananei-fenici e che conserva nel Divino un'immagine doppia maschile
e femminile.
Tale immagine con le riforme sacerdotali di Esdra-Anaania, svolte
proprio in contrasto con i culti cananei, scompare nell'ebraismo
ortodosso, lasciando a quel dio, ancora immaturo (come dice Filippo,
totemico), Jahvè, il grave fardello di incarnare la divinità degli
ebrei, con tutto quanto ne conseguirà: distruzione dello stato
d'Israele, diaspora, fondazione della psicanalisi, Olocausto e chi
più ne ha ne metta……
Dunque i grandi sacerdoti ebrei avevano fatto (per ingordigia o per
ignoranza?) il passo più lungo della gamba…..un culto solare puro era
impossibile….-traggo spunto dalla lettura di Bachofen, il Matriarcato-
e infatti ecco che per realizzare una religione più incarnabile
nella realtà storica del tempo prende le forme un culto che si fonda
ancora sulla divinità femminile (la Madonna in tutte le sue parti,
Bianche e Nere), come forse doveva essere la dottrina esoterica
seguita appunto da Gesù.
FP

#748 Da: "Gestione Liste" <fuocosacroliste@...>
Data: Mer 3 Gen 2007 11:59 am
Oggetto: Le liste di discussione di www.fuocosacro.com
fuocosacroliste
Offline Offline
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Il sito www.fuocosacro.com offre alcuni luoghi di discussioni, alcuni ad
indirizzo generale ed altri ad indirizzo particolare.

La lista fuoco sacro, si occupa in generale di spirtualità, esoterismo, e tutto
ciò che riguarda il rinascimento dell'uomo.
La lista gnosticismo, si occupa di gnosticismo storico, cristianesimo, e
neognosticismo
La lista astrologia esoterica, si occupa di temi inerenti l'astrologia
La lista estratti gnostici samaeliani, è una lista di inoltro di un messaggio al
giorno tratto dall'insegnamento di Samael Aun Weor.
La lista Aurora, del pensiero di Aurobindo e Mere
Lex Aurea, è la lista di distribuzione della rivista di www.fuocosacro.com

Per maggiori informazioni ed iscrizioni:


http://www.fuocosacro.com/pagine/liste/liste.htm

[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]

#747 Da: labirintodellamente@...
Data: Lun 1 Gen 2007 11:16 am
Oggetto: Insegnamento del Cristo Esoterico
labirintodellamente@...
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Pensate che fra gli insegnamenti del Cristo ci fossero trasmissioni di
esperienze esoteriche rivolte solo a pochissimi dei suoi?

In Inchiesta su Gesù, pag. 184 Mauro Pesce così scrive a proposito dell’episodio
della trasfigurazione:

“mi domando, influenzato anche dalle ricerche di mia moglie, …… , se non ci
troviamo di fronte ad una vera e propria forma di trasmissione di esperienze
esoteriche ad un ristrettissimo gruppo di seguaci …..”

A proposito dell’episodio della trasfigurazione anche Morton Smith scrive:


“Una quantità di prove secondarie- non probatorie ma di certo non prive di
valore- tende a corroborare l’ipotesi che Gesù durante la sua vita asserisse
d’esser asceso al cielo.
Queste storie di ascensione erano popolari nel pensiero dell’epoca in
particolare tra i giudei. Una mezza dozzina di pseudoepigrafici dell’Antico
Testamento attribuiscono ai loro eroi di averi visitato i cieli. Non vi sono
pertanto dubbi che l’idea fosse ben nota a Gesù. Più importante è il fatto che
un metodo per conseguire l’esperienza tramite auto-ipnosi (presentata come
magia, ma che comportava l’attesa di eventi, la recitazione di formule
ripetitive, il guardare fisso il sole (forse) la regolazione del respiro (cfr.
Papiro Magico di Parigi secialmente 530-40). Lo stesso rito include istruzioni
per <<valersi di un altro iniziato così che lui solo possa udire le cose che gli
vengono dette… e se desideri mostrargli (le cose viste) >>… abbiamo qui il tipo
di mezzi coi quali Gesù potrebbe aver introdotto i propri iniziati nel Regno di
Dio e potrebbe aver dato loro esperienze come la trasfigurazione che li
preparavano a vederlo risorto dai morti e, colla loro venerazione, a far lui
<<Salvatore del mondo>>”
http://digilander.libero.it/sabato/deificazione.htm


Quando i discepoli chiedono a Gesù il perché del suo parlare in parabole, lui
risponde che lo fa affinchè essi pur odendo non odano e non intendano e non si
convertano.
Ma i suoi discepoli avrebbero capito perché a loro era dato di comprendere.
Se ne può evincere che un insegnamento segreto a questi era stato impartito.
Fermo restando che tutto questo è perfettamente inquadrabile in un ambiente
ebraico, dove era fatto espresso divieto di trasmettere gli insegnamenti della
Torah ai non ebrei, e che anche i mistici ebrei, i pii (gli hassidim) di certo
praticavano rituali estatici (la cabala ne è un esempio ) si può ipotizzare un
collegamento con i testi gnostici nei quali l’insegnamento è prettamente a
carattere iniziatico e non per il grande pubblico?

#746 Da: "Edicola" <servizioedicola@...>
Data: Mer 3 Gen 2007 11:21 am
Oggetto: Officium Laudes
servizioedicola@...
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Officium Laudes :

Gloria Dei vivens homo. Le parole di sant'Ireneo (S. Irenaei
Adversus Haereses, IV, 20, 7: Sch 100/2, 648-649) uniscono
profondamente la gloria di Dio con l'autorealizzazione
dell'uomo. «Non nobis, Domine, non nobis, sed nomini tuo da gloriam»
(Sal 113 B [114-115], 1): ripetendo spesso queste parole del
Salmista, ci rendiamo conto che il «realizzare se stessi» nella vita
ha un riferimento ed un fine trascendenti, contenuti nel concetto
di «gloria di Dio»: la nostra vita è chiamata a diventare officium
laudis.

#745 Da: "Edicola" <servizioedicola@...>
Data: Mer 3 Gen 2007 7:58 am
Oggetto: In memoria di Ioan Petru Culianu, assassinato
servizioedicola@...
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18.12.2006
       In memoria di Ioan Petru Culianu, assassinato
       di Gerolamo Cardano

       Un omicidio ancora irrisolto, simile a quello di Litvinenko

       L'assassinio dell'ex colonnello del Kgb Alexander Litvinenko e la
contaminazione da Po210 di altre persone, ha riportato alla ribalta le attività
illecite dei servizi segreti dell'Est.

       Si è riparlato della analogie con il caso del dissidente bulgaro Markov,
ucciso a Londra nel 1978 con una microsfera contenente ricina, che gli fu
iniettata con la punta di un ombrello.

       Ci pare, però, che nessuno abbia ricordato l'esecuzione d'uno studioso
rumeno, una sorta di figlio adottivo dell'Italia, avvenuta quindici anni fa.

       Si chiamava Ioan Petru Culianu ed era nato nel 1950 a Jassy in Moldavia,
in una famiglia della piccola nobiltà. Studiò a Bucarest, sviluppando un
profondo interesse per il Rinascimento, con un particolare accento sui suoi
risvolti mistici.

       Quando fu assassinato aveva solo 41 anni, ma era già considerato uno dei
maggiori conoscitori del pensiero di Marsilio Ficino, di Giordano Bruno e di
Pico della Mirandola e della storia delle religioni. Scrisse anche dei profondi
saggi di filosofia orientale, sui Veda indiani e sui mandala tibetani. Alcuni
fra i suoi libri sono ancora in stampa in vari Paesi e in Romania sta diventando
una sorta di eroe, perché vi stanno stampato tutte le sue opere, prima proibite,
in una edizione di trenta volumi.

       Già durante i suoi anni d'università la Securitate (i servizi segreti
rumeni) aprì una pratica su di lui, che si ingrossò con il passare degli anni.
Lo interrogarono varie volte per forzarlo a diventare un loro informatore, ma
senza successo. Nonostante fosse uno dei giovani più promettenti di Romania e
avesse già pubblicato dei buoni articoli e un dizionario rumeno-sanscrito, si
trovò senza sbocchi professionali, perché non volle piegarsi ai loro ricatti.

       Nel 1971 Culianu vinse una borsa di studio offerta dall'Università di
Siena, ma le autorità gli negarono il visto d'uscita. L'anno successivo ne vinse
un'altra offerta dal ministero degli esteri italiano, ma di nuovo la Securitate
lo sgambettò, facendo in modo che andasse a insegnare nella scuola elementare
d'un paesino. Non domo, ritentò con l'Università di Perugia e questa volta,
forse per una svista o in risposta alle sue preghiere, il visto arrivò e con il
batticuore poté salire su un aereo diretto a Fiumicino.

       Al termine del suo semestre di studi a Perugia si trovò di fronte al
dilemma di dover rientrare per vivere sotto a quel regime, oppure restare in
Italia, dove però non aveva alcun mezzo di sostentamento. Preso dalla
disperazione tentò di entrare in un monastero e di farsi frate, ma dopo tre
settimane rinunciò.

       A Roma spinse la porta d'una stazione di polizia e vi chiese asilo
politico. In attesa dell'approvazione venne ospitato di varie famiglie italiane,
ma fu poi mandato in un campo vicino a Latina dove visse, circondato da
criminali jugoslavi e clandestini algerini, giorni miserabili in attesa che la
nostra spietata burocrazia facesse il proprio corso.

       Alla fine ebbe un crollo psicologico: si tagliò le vene dei polsi mentre
stava in branda e lì attese la fine. Svenne e sognò una bella ragazza bionda che
lo invitava a seguirla in una foresta lussureggiante, il suo volto gli ricordava
la primavera del Botticelli. Non aveva versato acqua calda sulle incisioni e per
questo il sangue si rapprese. La bionda fu costretta a pazientare ancora per
qualche anno, ma le cicatrici erano così profonde da risultare indelebili.

       Alla fine uscì da quel campo di raccolta, iscrivendosi all'Università del
Sacro Cuore di Milano. Parlava sei lingue, non prendeva mai note, perché
ricordava tutto alla perfezione e impressionò i suoi professori, soprattutto Ugo
Bianchi, un'autorità mondiale nel campo dello gnosticismo, che fece di tutto per
aiutarlo.

       Nell'estate del 1974 andò a Parigi a incontrare Mircea Eliade, il suo
celebre connazionale e maestro spirituale. Il grande vecchio lo trattò con
fredda cortesia, ma con molto rispetto. Mentre usciva dalla porta Culianu si
volse e gli chiese: "Professore, posso venire all'Università di Chicago?".
Eliade rispose: "Certo. Possiamo organizzare".

       Amava l'Italia, ma erano note le sue simpatie per la destra e l'atmosfera
che nel 1976 si respirava nel nostro Paese, con il sequestro di Moro, le
violenze perpetrate da una sinistra becera, gli scioperi e le dimostrazioni, lo
mettevano a disagio.

       Inoltre sapeva di essere nella lista dei bersagli del regime di Ceausescu,
per via dei suoi contributi a riviste di dissidenti. Quel che ad altri pareva
paranoia, lui sapeva essere realtà: per tutta la vita gli arrivarono lettere e
telefonate minatorie, ma non andò mai alla polizia, pensando che fosse inutile.

       Nel frattempo aveva ricevuto inviti da varie università: olandesi, indiane
e francesi. Su consiglio di Eliade andò in Olanda, dove restò sino al 1983,
nonostante l'indignazione dell'ambasciatore di Romania. In Francia gli
pubblicarono importanti testi sul Medio Evo e sul rapporto fra eros e magia nel
Rinascimento, non solo, ma fu il primo a esplorare i nessi esistenti fra
stregoneria, religione e potere.

       Non dimenticò l'Italia, dove aveva molti amici: Umberto Eco, Gianpaolo
Romanato, Elemire Zolla. Alcuni fra di loro ammisero che la sua presenza
provocava strani effetti, dava un senso di: "Presa di coscienza di sé, di
euforia leggermente allucinatoria".

       Nel 1986 uscì un suo racconto allegorico, nello stile di Jonathan Swift,
che intitolò: "L'intervento degli Zorabi in Jormania" nel quale, con una
preveggenza che lascia ancora attoniti, riuscì a divinare la caduta e
l'assassinio dei coniugi Ceausescu. Scrisse che sarebbero stati giudicati da una
falsa corte di giustizia, come in effetti accadde nel 1989, e che poi si sarebbe
insediato un governo di comunisti travestiti da democratici.

       Sua sorella, che ancora viveva in Romania, aveva sposato un noto
dissidente, Dan Petrescu, che dopo la morte del Conducator divenne brevemente
ministro nel governo di Ion Iliescu.

       Gli assassini sorpresero Culianu nei bagni dell'Università di Chicago,
dove insegnava e lo uccisero con una pallottola di piccolo calibro, sparata da
una pistola Beretta, che lo centrò dietro all'orecchio. Era il 21 Maggio 1991,
il giorno dell'onomastico di sua madre, da sempre sacro ai rumeni.

       Subito cominciò una sottile opera di disinformazione da parte della
Securitate: misero in giro voci che fosse stato assassinato da elementi
dell'estrema destra, dalla guardia di ferro. Dissero che ce l'avevano con lui
perché aveva esposto il passato fascista di Eliade. Il presidente Iliescu
annunciò pubblicamente che alti ufficiali americani gli avevano garantito che
non era stato un crimine politico, ma barava.

       Il mandante fu quasi certamente Gelu Voican, capo della Securitate e vice
primo ministro, che aveva lasciato il suo posto solo un anno prima di
quell'assassinio.

       La sua fine ebbe anche uno strascico paranormale, con degli strani
fenomeni che si manifestarono tre giorni dopo la sua esecuzione. Una coppia di
giovani, che non sapevano nulla di Culianu e della Romania, ebbero delle
inspiegabili esperienze.

       David Jedlicka, 26 anni, proprietario d'uno studio di registrazione
nell'Illinois cominciò a parlare nel sonno. Era nato nello stesso giorni dello
studioso romeno, il 5 gennaio. Sua moglie, Sandy, prendeva nota di quel che il
marito mormorava. La voce diceva di chiamarsi Jessie e di dover trovare un nuovo
corpo. Lei gli chiese per chi lo stava cercando e lui rispose, per Ian Culianu.
Nelle notti seguenti la voce comunicò sempre maggiori dettagli su quanto era
successo.

       Facendo delle ricerche capirono di chi si trattava e si rivolsero alla
polizia. Dapprima gli investigatori li trattarono con incredulità, poi, notando
la precisione degli elementi che fornivano, cominciarono a sospettarli
dell'assassino. Per loro fortuna avevano un alibi di ferro e passarono il test
della macchina della verità.

       Gerolamo Cardano

http://www.ilbarbieredellasera.com/article.php?sid=16414

[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]

#744 Da: "Edicola" <servizioedicola@...>
Data: Mer 3 Gen 2007 11:15 am
Oggetto: LA DIVINA COMMEDIA
servizioedicola@...
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«Nel mezzo del cammin di nostra vita, mi ritrovai per una selva oscura,
che la diritta via era smarrita.»
      (Inferno, Canto I - Dante Alighieri)

La Divina Commedia, o Commedìa originalmente, è un poema di Dante Alighieri
(diminutivo di Durante Alighieri), opera capolavoro del poeta fiorentino,
considerata la più importante testimonianza letteraria della civiltà medievale e
una delle più grandi opere della letteratura universale.

Diviso in tre cantiche (cantiche perché in epoca medievale nella corrente del
"Dolce stil novo", di cui proprio Dante ne è il massimo scrittore, i sonetti era
uso che venissero cantati come intrattenimento nelle corti medievali): Inferno,
Purgatorio, Paradiso; il poeta immagina di compiervi un viaggio ultraterreno.

Il poema, pur continuando i modi caratteristici della letteratura e dello stile
medievali (ispirazione religiosa, fine morale, linguaggio e stile basati sulla
percezione visiva e immediata delle cose), tende a una rappresentazione ampia e
drammatica della realtà, ben lontana dalla spiritualità tipica del Medioevo,
tesa a cristallizzare la visione del reale.




[modifica] Genesi e storia
Dante immagina di compiere il proprio viaggio ultramondano durante la settimana
santa del 1300: l'anno del primo giubileo.


[modifica] Storia e significato del titolo
Forse il titolo originale dell'opera è Comedìa: così Dante stesso chiama la sua
opera in Inf. XVI, 128 e in Inf. XXI, 2; inoltre, il nome di Commedia appare
usato nell'Epistola XIII, indirizzata a Cangrande della Scala, a cui il poeta
dedica il Paradiso. Purtroppo, si discute ancora sulla paternità della lettera.
In essa, comunque, vengono addotti due motivi per spiegare il titolo conferito:
un motivo di carattere letterario, secondo cui per commedìa era usanza definire
un genere letterario che da un inizio difficoltoso per il protagonista si
concludeva con un lieto fine; e un motivo di carattere stilistico, giacché la
parola commedìa indicava opere scritte in un basso linguaggio (Dante scrive in
volgare). Più che un atto di modestia da parte dell'autore (in più passi egli
denota come fosse conscio della sua grandezza e non conoscesse la "modestia"
come la intendiamo noi) egli scelse questo nome probabilmente per via del "lieto
fine" della parabola del viaggio ultraterreno, da un'inizio drammatico
(l'Inferno) al più bello dei finali: la visione di Dio nel Paradiso.

Il titolo Divina Commedia è stato per la prima volta usato da Giovanni Boccaccio
più di 70 anni dopo dell'anno di ambientazione del testo (1300), nel 1373 nella
sua biografia dantesca "Trattatello in laude di Dante", ma non divenne d'uso
comune fino a che fu adottato da Ludovico Dolce nella sua edizione a stampa del
poema nel 1554.

Non conosciamo con esattezza in che periodo Dante scrisse ciascuna delle
cantiche del suo capolavoro e gli studiosi hanno formulato ipotesi anche
contrastanti in base a prove e indizi talvolta discordanti. In linea di massima
la critica odierna colloca:

   a.. L'inizio della stesura dell'Inferno nel biennio 1304-05 oppure in quello
1306-07, in ogni caso sopo l'esilio (1302). Salvo l'eccezione del riferimento la
papato di Clemente V (Inf. XIX, 81), spesso indicato come un possibile ritocco
post-conclusione, non vi si trovano accenni a fatti successi dopo il 1309. Al
1317 risale la prima menzione in un documento (un registro di atti bolognese,
con una terzina dell'Inferno copiata sulla copertina), mentre i manoscritti più
antichi che ci sono pervenuti riasalgono al 1330 circa, una decina di anni dopo
la morte di Dante.
   b.. La scrittura del Purgatorio secondo alcuni si accavallò con l'ultima parte
dell'Inferno e in ogni caso non contiene riferimenti a fatti accaduti dopo il
1313. Tracce della sua diffusione si riscontrano già nel 1315-16.
   c.. Il Paradiso viene collocato da 1316 al 1321, data della morte del poeta.
Non ci è pervenuta nessuna firma autografa di Dante, ma sono conservati tre
manoscritti della Commedia copiati integralmente da Giovanni Boccaccio, il quale
non si servì di una fonte originaria, ma di manoscritti a loro volta copiati. Si
deve anche immaginare che Dante si spostò molto in vita per via dell'esilio,
quindi non potendo portarsi dietro molte carte è probabile che i manoscritti
originali si disperdessero sin dalle prime diffusioni.


[modifica] Struttura
L'intera opera consta di 14233 versi totali: superiore dunque in lunghezza sia
all'Eneide virgiliana (9.896 esametri), sia all'Odissea omerica (12.100
esametri).

La Commedia è anche una drammatizzazione della teologia cristiana medievale,
arricchita da una straordinaria creatività immaginativa.
Occorre distinguere tra:

   a.. struttura cosmologica
   b.. struttura dottrinale
   c.. struttura formale

[modifica] Struttura cosmologica
La struttura testuale della Commedia coincide esattamente con la
rappresentazione cosmologica dell'immaginario medievale. Il viaggio all'Inferno
e sul monte del Purgatorio rappresentano infatti l'attraversamento dell'intero
pianeta, concepito come una sfera, dalle sue profondità alle regioni più
elevate; mentre il Paradiso è una rappresentazione simbolico-visuale del cosmo
tolemaico.

L'Inferno era rappresentato all'epoca di Dante come una cavità di forma conica
interna alla Terra, allora concepita come divisa in due emisferi, uno di terre e
l'altro di acque. La caverna infernale era nata dal ritrarsi delle terre
inorridite al contatto con il corpo maledetto di Lucifero e delle sue schiere,
cadute dal cielo dopo la ribellione a Dio. La voragine infernale aveva il suo
ingresso esattamente sotto Gerusalemme, collocata a 90° rispetto al semicerchio
di 180° formato dalle terre emerse.

La metà marina della Terra si estendeva invece su tutta la semisfera opposta al
continente euroasiatico. Agli antipodi di Gerusalemme, e quindi al 90° della
semisfera acquea, si ergeva l'isola montagnosa del Purgatorio, composta appunto
dalle terre fuoriuscite dal cuore del mondo all'epoca della ribellione degli
angeli. In cima al Purgatorio, che peraltro era una creazione recente
dell'immaginario cristiano legata alla necessità di giustificare la dottrina
delle indulgenze, Dante colloca il Paradiso terrestre del racconto biblico, il
luogo terrestre più vicino al cielo.

Il Paradiso è strutturato secondo la rappresentazione cosmologica nata all'epoca
ellenistica con gli scritti di Tolemeo, e risistemata dai teologici cristiani
secondo le esigenze della nuova religione. Nel suo rapimento celeste dietro
l'anima di Beatrice, Dante attraversa dunque i nove cieli del cosmo
astronomico-teologico, al di sopra dei quali si distende il Pleroma infinito -
Empireo - in cui ha sede la Rosa dei Beati, posti a diretto contatto con la
visione di Dio.

Ai nove cieli corrispondono nell'Empireo i nove cori angelici che, col loro
movimento circolare intorno all'immagine di Dio, provocano il relativo movimento
rotatorio del cielo a cui ciascuno di essi è preposto - questo secondo la
dottrina dell'Atto Puro o Primo Mobile desunta dalla Metafisica di Aristotele.

La struttura cosmologica della Commedia è strettamente connessa alla struttura
dottrinale del poema, per cui la collocazione dei tre regni, e, al loro interno,
l'ordine delle anime - ovvero delle pene e delle grazie-, corrisponde a precisi
intendimenti di ordine morale e teologico.


Dante e Virgilio nell'Inferno, dipinto di William-Adolphe Bouguereau (1850)
In particolare, la topografia dell'Inferno comprende i seguenti luoghi:
un ampio vestibolo o Antiferno, dove vengono puniti coloro che nessuno vuole, né
Dio né il demonio: gli ignavi.

Il fiume Acheronte, che separa il vestibolo dall'inferno vero e proprio.
Una prima sezione costituita dal Limbo, immerso in una tenebra perenne.
Una serie di cerchi meno scoscesi in cui patiscono i peccatori incontinenti.
La città infuocata di Dite, le cui mura circondano la voragine finale.
Il cerchio dei violenti in cui scorre il fiume sanguigno del Flegetonte.
Un burrone scosceso, che dà all'ottavo cerchio, chiamato Malebolge: il cerchio
dei fraudolenti.
Il pozzo dei Giganti.
Il lago ghiacciato di Cocito, dove sono immersi i traditori.

La topografia del Purgatorio è invece così strutturata: un Antipurgatorio,
costituito da una spiaggia su cui vengono traghettate le anime dall'angelo
nocchiero che le preleva alla foce del Tevere. Specularmente all'Inferno, in
esso subiscono la loro purificazione i negligenti, i tardi cioè a pentirsi.
Ai piedi del monte, ancora parte dell'Antipurgatorio, c'è una valletta fiorita
in cui espiano i loro peccati i principi negligenti.
Il purgatorio vero e proprio è un monte scosceso, formato da ampi dirupi e
cerchi rocciosi, a ciascuno dei quali è preposto un angelo guardiano.
Sulla cima del monte c'è il Paradiso terrestre, che ha l'aspetto di una foresta
rigogliosa, popolata di figure allegoriche.


I nove cieli del Paradiso sono i sette del sistema tolemaico - Luna, Mercurio,
Venere, Sole, Marte, Giove, Saturno - più il cielo delle Stelle fisse e del
primo mobile.


[modifica] Struttura dottrinale
La struttura dottrinale coincide con l'impianto teologico-filosofico proprio
della poetica di Dante. La complessità degli schemi adottati dal poeta richiede
che la materia venga trattata in apposite voci di approfondimento.

   a.. Struttura dell'Inferno (con link ai canti)
   b.. Struttura del Purgatorio (con link ai canti)
   c.. Struttura del Paradiso (con link ai canti)

[modifica] Cronologia
Le date in cui Dante fa svolgere l'azione della Commedia si ricavano dalle
indicazioni disseminate in diversi passi del poema.

Il riferimento principale è Inf. XXI, 112-114: in quel momento sono le sette del
mattino del sabato santo del 1300, 9 aprile. L'anno è confermato da Purg. II,
98-99, che fa riferimento al Giubileo in corso. Tenendo questo punto fermo, in
base agli altri riferimenti si ottiene che:

   a.. alla mattina dell'8 aprile, venerdì santo, Dante esce dalla "selva oscura"
e inizia la salita del colle, ma viene messo in fuga dalle tre fiere e incontra
Virgilio.
   a.. al tramonto, Dante e Virgilio iniziano la visita dell'Inferno, che dura
esattamente 24 ore e termina quindi al tramonto del 9 aprile. Nel superare il
centro della Terra, però, i due poeti passano al "fuso orario" del Purgatorio
(12 ore di differenza da Gerusalemme e 9 ore dall'Italia), per cui è mattina
quando essi intraprendono la risalita, che occupa tutto il giorno successivo.
   a.. all'alba del 10 aprile, domenica di Pasqua (oppure del lunedì 11 aprile, a
seconda che le 12 ore di fuso orario si contino in avanti o all'indietro), Dante
e Virgilio iniziano la visita del Purgatorio, che dura tre giorni e tre notti:
all'alba del quarto giorno, 13 o 14 aprile, Dante entra nel Paradiso Terrestre e
vi trascorre la mattina, durante la quale lo raggiunge Beatrice.
   a.. a mezzogiorno, Dante e Beatrice salgono in cielo. Da qui in avanti non vi
sono più indicazioni di tempo, salvo che nel cielo delle stelle fisse
trascorrono circa sei ore (Par. XXVII, 79-81). Considerando un tempo simile
anche per gli altri cieli, si ottiene che la visita del Paradiso duri due-tre
giorni. L'azione terminerebbe quindi il 15 o 16 aprile.

[modifica] Tematiche e contenuti
Il viaggio ultramondano è compiuto fra l'8 ed il 15 aprile (Settimana Santa) del
1300 (primo Giubileo). personale universale (redenzione dell'umanità)

   a.. Autobiografico: redenzione dell'anima del poeta dopo il periodo di
traviamento (selva oscura)
   b.. Redenzione politica: l'umanità con la guida della ragione (Virgilio) e
dell'impero raggiunge la felicità naturale (Paradiso Terrestre = giustizia e
pace)
   c.. Redenzione religiosa: la guida della fede (Beatrice), porta alla felicità
soprannaturale (Paradiso)
Dante rappresenta cielo e terra, ma la terra trova nel poema una
rappresentazione nuova, una profonda comprensione della realtà umana. In Dante è
presente un modo nuovo e disincantato di percepire la storia, il racconto
storico abbraccia il corso dei secoli con la storia dell'impero romano e
cristiano, delle lotte fiorentine tra Bianchi e Neri, una larga considerazione
prospettica della storia della Chiesa e della storia contemporanea del Papato.

L'osservazione della natura è accurata e armoniosa, accentuata nel suo valore
prospettico, ricca e determinata. Le note geografiche e visive si succedono.

Il paragone è lo strumento con cui il poeta ritrae il reale mediante un
intreccio di notazioni varie e reali. La natura dantesca scaturisce sempre da un
riferimento personale ed è, non di rado, attratta nell'orbita drammatica della
rappresentazione. Tutto in Dante ha un valore soggettivo, il poema non è solo la
storia dell'anima cristiana che si volge a Dio, ma anche la vicenda personale di
Dante, inestricabilmente intrecciata agli avvenimenti che narra. Dante è sempre
attore e giudice.

Il carattere autobiografico prevale nella poesia rende Dante, la profezia
religiosa e politica, si sviluppa su un terreno di esperienze personali,
dichiaratamente espresse, e di aspirazioni precise. Dante sovrappone la profezia
ai fatti concreti e non li dimentica, né insegue sogni vaghi e irrealizzabili di
rinnovamento come i profeti medievali, infatti il suo vagheggiamento di un
rinnovamento religioso, morale e politico ha obiettivi ben precisi: una
ritrovata moralità della Chiesa, la restaurazione dell'Impero, la fine delle
lotte civili nelle città.

L'allegoria è il fondamento del poema ed è il segno più scoperto del suo
medievalismo; il mondo è raffigurato suddiviso: da un lato la realtà storica e
concreta, dall'altro il sopramondo, ossia il significato della realtà storica
trasferita sul piano morale e su quello ultraterreno. Il costante riferimento al
sopramondo attesta, la subordinazione medievale di ogni realtà a un fine morale
e religioso.
Siffatta subordinazione è rigida e imperante e nell'assoluto valore
dell'allegoria, nella fedeltà ai modi e allo stile ereditati dalla letteratura
precedente è il medievalismo di Dante.


[modifica] Modelli e fonti

[modifica] Lingua e stile
Dante non si può scindere dalla tradizione poetica provenzale, come dalla poesia
provenzale non si può separare lo Stil Nuovo di cui Dante fu insigne
rappresentante. Stile e linguaggio danteschi derivano da modi caratteristici
della letteratura latina medievale: la giustapposizione sintattica (brevi
elementi successivi) cesure, stacchi, uno stile che non conosce la fluidità e il
modo mediato e legato dei moderni. Dante ama l'espressione concentrata, il
rilievo visivo e rifugge dai legami logici, il suo linguaggio è essenziale.A
differenza di Petrarca che utilizzava un linguaggio puro e semplice
caratterizato da un ristrettissimo numero di parole, un unilinguismo.


[modifica] Studi e Fonti
Sull'istruzione di Dante la ricerca è tuttora aperta; quasi sicuramente non
frequentò regolarmente un'istituzione di studi superiori, e tuttavia la sua
opera dimostra perfetta conoscenza delle discipline delle Arti, insegnate come
base comune a tutte le facoltà universitarie. È stata avanzata l'ipotesi di suoi
contatti con un gruppo di filosofi averroisti bolognesi. Quasi sicuramente
studiò la poesia toscana, nel momento in cui la Scuola poetica siciliana, un
gruppo culturale originario della Sicilia, stava cominciando ad essere
conosciuta in Toscana. I suoi interessi lo portarono a scoprire i menestrelli ed
i poeti provenzali e la cultura latina.

Evidente è la sua devozione per Virgilio (Tu se' lo mio maestro e 'l mio
autore,/ tu se' solo colui da cu'io tolsi/ lo bello stilo che m'ha fatto onore,
Inferno v. 79 canto I)) anche se la Divina Commedia mette in gioco una complessa
tradizione classica e cristiana esaltando la cultura del Nostro; volendo
ricordare alcune fonti si può iniziare dal verso 32 dell'Inferno "Io non Enea,
io non Paulo sono" in cui sono presentati i due testi chiave sui quali si basa
la sua opera: l'Eneide, (in particolare il canto VI) e la seconda Lettera ai
Corinzi di s.Paolo, là dove racconta del suo rapimento estatico.

Numerosi altri testi agiscono sulla fantasia di Dante, dal Commentario di
Macrobio al Somnium Scipionis (su una parte del libro VI della Repubblica di
Cicerone), in cui viene narrata la visione delle sfere celesti e la dimora delle
grandi anime, all'Apocalisse di S. Giovanni, come la meno nota Apocalisse
apocrifa di s.Paolo (condannata da S.Agostino, ma molto diffusa nel basso
Medioevo) che contiene alcune descrizioni delle pene infernali e la prima
generica definizione dell'esistenza del Purgatorio. Il tema della visione ebbe
grande fortuna nel Medioevo, e molti di questi racconti d'esperienze mistiche
erano note a Dante, come la Navigatio sancti Brendani, la Visio Tungdali e i
Dialoghi di s.Gregorio Magno. Anche la coeva escatologia ebraica sembra essere
stata presente a Dante: in particolare, si pensa abbia potuto leggere le opere
di Hillel da Verona, che trascorse gli ultimi anni della sua vita a Forlì,
morendovi poco prima dell'arrivo di Dante in quella città.

Molto spesso è Dante, presentandoci i vari autori nella sua opera, a lasciarci
una visione superficiale della sua biblioteca, ad esempio, nel cielo del Sole
(canti X e XII) del Paradiso incontra due corone di spiriti sapienti, e tra
questi mistici, teologi, canonisti, filosofi troviamo Ugo di San Vittore,
Graziano, Pietro Lombardo, Gioacchino da Fiore, ecc.

Altre fonti più recenti e di più superficiale incidenza nella Divina vanno
considerati i rozzi poemetti di Giacomino da Verona (De Ierusalem coelesti e De
Babilonia civitate infernali) il Libro delle tre scritture di Bonvesin de la
Riva, con la descrizione dei regni dell'al di là.

Sulla biblioteca classica di Dante dobbiamo per la gran parte accontentarci di
deduzioni interne ai suoi testi, delle citazioni dirette e indirette che essi
contengono; possiamo affermare che accanto al nome di Virgilio compaiono Ovidio,
Stazio e Lucano, cui seguono i nomi di Tito Livio, Plinio, Frontino, Paolo
Orosio, che già erano presenti, con l'aggiunta di Orazio e l'esclusione di
Stazio, nella Vita Nuova (XXV, 9-10), così ci accorgiamo che questi erano i
poeti più diffusi e più letti nelle scholae medievali lasciando aperta l'ipotesi
di una loro frequentazione da parte di Dante.


[modifica] Questioni teologiche

[modifica] Cattolicesimo
Molti teologi e critici letterari nel corso dei secoli hanno ipotizzato
l'ispirazione divina della Divina Commedia e la realisticità del viaggio
oltremondano. Da notare, secondo storici novecenteschi, l'attinenza tra
l'Inferno dantesco e quello che sarebbe stato visto dai pastorelli
dell'Apparizione di Fatima. In prospettiva più larga, si è notevolmente
discusso, nel Novecento, sulla possibilità che Dante considerasse se stesso un
profeta, e ritenesse di aver veramente ricevuto una visione del mondo
oltremondano. A favore dell'ipotesi, si sono pronunziati, tra gli altri, Etienne
Gilson, Bruno Nardi e Raffaello Morghen; contro, permane ancora l'autorità di
Michele Barbi.


[modifica] Le "fonti islamiche"
Un capitolo a sé merita quella che a suo tempo è stata una dibattutissima
questione riguardante un'ipotetica ispirazione tratta da Dante dai vari "Libri
della Scala" (ossia "della Scalata [al Cielo]") di elaborazione islamica. Nel
suo viaggio mistico notturno (isra') narrato nel Corano, Maometto avrebbe avuto
l'opportunità di vedere dapprima le pene inflitte ai dannati, raggruppati in
"gironi" infernali e sottoposti a una pena logicamente connessa in qualche
misura, seppure a contrario, con il delitto o il peccato commesso. A tale
esperienza sarebbe poi seguita la sua ascesa (mi'raj) attraverso i sette cieli
fino ad arrivare al cospetto di Dio. Questi isra e miraj produssero un enorme
interesse nel mondo islamico e un vasto quantitativo di libri sull'argomento.
Dalle originali redazioni in lingua araba si ebbero presto le prime versioni nei
volgari della lingue romanze derivate dal latino.
Dante potrebbe aver avuto conoscenza diretta di questi libri, ed è quindi
possibile che ne sia rimasto in qualche modo influenzato, senza nulla levare
alla grandezza della sua poesia e all'ispirazione schiettamente cristiana del
suo capolavoro in versi. L'ipotesi - inizialmente avanzata dal grande studioso
Miguel Asín Palacios - suscitò ovviamente acceso scandalo fra i dantisti, ma,
nell'immediato secondo dopoguerra, accorse in aiuto dell'ipotesi tanto
osteggiata la dottrina di Enrico Cerulli, il massimo esperto di cultura
etipoistica nell'Italia dell'epoca e uno dei massimi studiosi dell'Islam.
Cerulli riuscì a rintracciare i tramiti fra le versioni in volgare castigliano e
le versioni in volgare toscano del XIII secolo, identificando nel notaio
Bonaventura da Siena l'autore della traduzione toscana, forse nota al Sommo
Poeta. L'ipotesi ha ricevuto però dure critiche, in particolare da parte di
Bruno Nardi.



http://it.wikipedia.org/wiki/Divina_Commedia


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#743 Da: "LexAurea" <lexaurea@...>
Data: Sab 30 Dic 2006 1:57 pm
Oggetto: Collaborazioni con Lex Aurea
lexaurea@...
Invia email Invia email
 
Chi desideri collaborare alla rivista Lex Aurea (
http://www.fuocosacro.com/pagine/lexaurea/lexaurea.htm ) , può inviare i propri
lavori legati a tematiche, filosofiche, esoteriche, storiche, psicologiche e
mitologiche, al seguene indirizzo

lexaurea@...


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#742 Da: "FuocoSacroListe" <fuocosacroliste@...>
Data: Sab 30 Dic 2006 1:42 pm
Oggetto: ALCHIMIA E SIMBOLO
fuocosacroliste
Offline Offline
Invia email Invia email
 
In questi giorni il sito www.fuocosacro.com che ospita questa lista, sta subendo
delle trasformazioni.

E' stata creata la sezione ALCHIMIA E SIMBOLO, che ospita alcune sottosezioni (
immagini alchemiche generiche - testi alchemici - contributi in merito alla
tradizione alchemica - studi massonici - simboli e simbolismo - astrologia
tarocci ed architettura )....

Chiunque desideri contribuire inviando materiale e monografie, può
tranquillamente inviarlo al seguente indirizzo email:
fuocosacroinforma@...

[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]

#741 Da: "FuocoSacroListe" <fuocosacroliste@...>
Data: Sab 30 Dic 2006 1:47 pm
Oggetto: GALLERIA ESOTERICA
fuocosacroliste
Offline Offline
Invia email Invia email
 
In questi giorni il sito www.fuocosacro.com che ospita questa lista, sta subendo
delle trasformazioni.

E' stata creata la sezione GALLERIA ESOTERICA, che ospita la sezione Personaggi,
Movimenti Esoterici e Contributi. (
http://www.fuocosacro.com/pagine/simbastrologia/simbolismo.htm )

Tale sezione è dedicata a uomini e donne, strutture e movimenti, e analisi dei
loro lavoro, che hanno contribuito al pensiero esoterico. La sezione è
largamente incompiuta e chiunque desideri contribuire inviando materiale e
monografie, può tranquillamente inviarlo al seguente indirizzo email:
fuocosacroinforma@...

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#740 Da: "Edicola" <servizioedicola@...>
Data: Mer 27 Dic 2006 9:31 am
Oggetto: I cristianesimi perduti
servizioedicola@...
Invia email Invia email
 
Secondo le tesi di questo saggio, le multiformi declinazioni della religione
cristiana che conosciamo nacquero da un originale credo che Ehrmann chiama
proto-ortodosso (da non confondere con l'attuale cristianesimo ortodosso di rito
greco), che uscì vincitore da una strenua battaglia scritturale contro i
variegati cristianesimi del II e III secolo. Ciascuna di queste religioni
cristiane possedeva i propri credo e le proprie sacre scritture, che nei secoli
furono disperse e dimenticate con l'imporsi del canone del Nuovo Testamento.
Quanto sarebbe diversa la cultura occidentale se avessero vinto i Marcioniti, o
gli Ebioniti, o una delle molte correnti del cristianesimo gnostico?

Se è vero che tra cattolici romani, chiese evangeliche, greci ortodossi,
telepredicatori fondamentalisti e innumerevoli sette sparse in ogni angolo del
globo il cristianesimo odierno non manca certo di varietà, potrà sorprendere i
più lo scoprire che tutte queste forme di culto derivano da un'unica variante di
cristianesimo impostasi tra il II ed il IV secolo su una miriade di
cristianesimi concorrenti, la cui eterogeneità riesce senza sforzo a far
impallidire le differenze attuali.

  Molti di questi cristianesimi sono ignoti al mondo d'oggi per la semplice
ragione che con l'imporsi di una visione dominante, i testi sacri alle fazioni
di minoranza vennero riformati, proscritti, perduti, i loro seguaci perseguitati
e dispersi. Come colpo di grazia, la parte vittoriosa riscrisse la storia della
controversia, minimizzando la drammaticità degli scontri dottrinali, e
dipingendo i suoi avversari come schegge impazzite e deviate dalla (presunta)
retta fede predicata in origine da Cristo e dagli apostoli. Fu una vittoria
totale e relativamente rapida, tanto che già al concilio di Nicea (325 d.C.)
tutti avrebbero certamente concordato nel bollare di eresia quegli altri gruppi.

Bart Ehrmann, preside del dipartimento di studi religiosi all'Università del
North Carolina, presenta in questo bel saggio una panoramica di queste
originarie interpretazioni del cristianesimo, ricostruendo il credo di ciascuna
sulla base delle poche certezze storiche giunte fino a noi: in genere,
abbastanza paradossalmente, proprio quelle opere che i padri della chiesa
scrissero per confutare le tesi 'eretiche'. In casi più rari ma più interessanti
possiamo contare su fonti dirette, quali i cosiddetti testi apocrifi, come il
protovangelo di Giacomo, il vangelo copto di Tommaso, gli atti di Paolo e Tecla,
il vangelo gnostico di Giuda di recentissima scoperta (così recente che in
questo libro di fine 2005 non è citato, ma ne consigliamo la lettura
nell'edizione integrale edita da National Geographic).

  C'è una domanda che sottende a tutto questo studio dei cristianesimi antichi: e
se fosse andata diversamente? Se il canone di scritture che conosciamo
contenesse il vangelo di Tommaso invece di quello di Matteo? Se la lettera di
Barnaba avesse prevalso sulla lettera di Giacomo? I cristiani potrebbero non
aver mai avuto un 'Vecchio' Testamento, oppure, se si fosse imposto un altro
gruppo, non avrebbero mai avuto un 'Nuovo' testamento, e studierebbero il
Pentateuco. Non sono implicazioni di poco conto se consideriamo, ad esempio, che
ciò che alimentò in prima istanza i sentimenti antisemiti fu proprio la
competizione tra l'interpretazione cristiana e l'interpretazione ebraica delle
Scritture. Niente competizione, niente antisemitismo?

Che non si tratti di domande oziose, ce ne rendiamo immediatamente conto se
proviamo ad immaginare cosa sarebbe accaduto se l'Impero Romano non avesse mai
adottato il cristianesimo come religione ufficiale, che non sarebbe diventata la
cultura dominante del medioevo europeo, del rinascimento, dei giorni nostri. Gli
abitanti dell'Occidente oggi potrebbero essere politeisti come i greci ed i
romani, il cristianesimo relegato a una nota a piè di pagina nella storia del
mondo. Se l'impero si fosse convertito ad una forma diversa di cristianesimo? La
storia avrebbe intrapreso sentieri che a malapena possiamo riuscire ad
immaginare. Se poi consideriamo l'innegabile influenza che la dottrina cristiana
ebbe sul Profeta dell'Islam (se non altro per semplice contrapposizione) e
proviamo a ipotizzare una religione musulmana alternativa, ci vediamo costretti
ad allontanare la tastiera colti da vertigine.

  Alcune implicazioni della vittoria dei proto ortodossi gettano una luce diversa
sulla nostra concezione del cristianesimo. Per esempio, l'insistenza
sull'accettazione del dolore come veicolo di salvezza è naturale in una
religione che venera un Dio crocifisso, ma secondo la corrente docetista, che
considerava Gesù come un essere completamente divino, incapace pertanto di
soffrire e morire, oppure secondo gli gnostici, che non ponevano la morte e la
resurrezione di Cristo al centro della loro dottrina, le cose sarebbero molto
diverse. Avessero vinto questi ultimi, la battaglia delle sacre scritture, ci
sarebbero state tramandate certamente molte meno storie di martiri cristiani.

Il libro, diviso in tre sezioni, inizia con lo studio di quattro testi
rappresentativi del panorama teologico dei primi secoli: il vangelo di Pietro;
gli atti di Tecla, compagna dell'apostolo Paolo; il vangelo di Giuda Tommaso,
presunto fratello gemello di Gesù; una versione del vangelo di Marco non
emendata da alcuni brani di influenza carpocraziana. Nella seconda parte passa
ad esaminare in dettaglio le credenze di alcuni gruppi protocristiani tra cui
gli Ebioniti, i Marcioniti e le innumerevoli declinazioni della Gnosi. Nella
terza sezione Ehrmann presenta un quadro dei conflitti dottrinali e delle
dinamiche che portarono in gruppo proto ortodosso alla vittoria finale e alla
composizione del canone in ventisette libri del Nuovo Testamento.

Che piaccia o no, viviamo in un'epoca in cui la religione 'organizzata' fatica a
fornire risposte esaurienti agli interrogativi dell'esistenza. Il successo di
libri discussi e discutibili come il 'Codice da Vinci' non fa che confermare il
diffuso bisogno di trovare risposte personali a queste domande. È interessante
scoprire che la cristianità ha conosciuto fin dalle sue origini questa profonda
tensione alla ricerca della verità. Sospettiamo che una maggiore consapevolezza
di ciò potrebbe portare più tolleranza e rispetto reciproco in questa valle di
lacrime.

Patrizio Gerbino

Autore: Bart D. Ehrmann
Ed. Carocci
Pag. 365 Euro 28,40

[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]

#739 Da: "tsadik_il_giusto" <tsadik@...>
Data: Mer 27 Dic 2006 3:45 pm
Oggetto: RIFLESSIONI
tsadik_il_gi...
Offline Offline
Invia email Invia email
 
Invio alla Vostra attenzione una proposta di pubblicazione che ho
inviato a diverse case editrici con un compendio di alcune mie
riflessioni.
Volevo sentire i Vostri commenti e/o critiche...sempre ben accette
per avvicinarsi alla Verità liberandoci dai nostri errori e/o
pregiudizi.

Buongiorno Direttore,
il mio nome è Alessandro ho 29 anni e abito a Milano da cinque anni.
Sono nato in Sardegna e per motivi sia lavorativi che di crescita
interiore ho preso la ferma decisione di trasferirmi nel -come lo
chiamiamo simpaticamente noi isolani- continente.
L'ho fatto, non tanto per tentare la cieca fortuna, ma quanto per
comprendere a fondo le immense possibilità che la Vita (immenso dono
del Signore) può offrire ad ognuno di noi, se intesa nel suo nocciolo
più sincero.
Ho incontrato nel mio periglioso cammino ideologie, musiche, mode e
divertimenti ma niente di veramente autentico e duraturo; come
l'alchimista con la lanterna in mano mi affannavo a rintracciare
quella Pietra Filosofale, quel "quid", quella pietra d'angolo che
ogni essere umano dovrebbe anelare a scoprire e che spesso non fa e
cioè DIO.
Mi sono reso conto gradatamente che era la Divinità che andavo a
setacciare fra immensi e fangosi torrenti di materialismo à gogo, tra
parodie di insegnamenti mistici e messinscene risibili di dibattiti
socio-politici. Trovare le soluzioni al Male imperante nel mondo mi
ha reso curioso ma sul chi va là, tenace ma non cocciuto, desideroso
del Bene ma mai utopista; diverse traversie si sono affastellate
confusamente in questi cinque anni portandomi a fare serie e profonde
considerazioni sull'Uomo e sulle sue soventi azioni abominevoli prive
di qualsiasi giustificazione politica, economica e figuriamoci
religiosa.
Mi sono chiesto ardentemente se la soverchiante preponderanza del
Male, sia esso relativo o assoluto, sia un prodotto malsano e
perverso della psiche di noi bipedi onnivori oppure una sorta di
invisibili e avviluppanti fasce di Van Allen metafisiche, inventate
dall'Antico Nemico di Dio per destabilizzare e sovvertire il lodabile
poema della creazione universale.
Mi sono caricato di ardui ed annosi quesiti che già altri nei
millenni, nei secoli e negli anni hanno avuto l'ardire di porre
addirittura anche alla maestosa Sfinge di Giza.
Ma anch'essa, pur rimanendo muta a testimoniarci il silente accordo
che il Creatore del Cielo e della Terra ha stipulato con l'universo
tutto e con qualsivoglia essere vivente, mi ha dato felici
intuizioni : cerchiamo con cuore puro e troveremo, amiamoci come Dio
ci ama, comprendiamo la Natura, abbracciamo con il pensiero il Bene,
teniamo in una mano la giustizia e nell'altra la misericordia, la
Verità è fra noi in simboli, immagini e metafore ergo sfrondiamole di
ogni pusillanime e faziosa interpretazione per contemplarle nella
loro immediata semplicità e straordinaria magnificenza. Afferriamo
l'Ineffabile con il poderoso quaternario ermetico :
Dio (Intelletto in quanto pensante), Dio (Padre in quanto demiurgo),
Dio (Energia in atto) e
Dio (Buono in quanto Creatore di tutte le cose).
Interiorizziamo la triade Pensiero-Parola-Azione per come l'aveva
trattata esaurientemente il profeta Zarathustra e spingiamoci oltre :
attraverso il pensiero si da forma all'evoluzione ordinando la
materia che si ha intorno ognuno attraverso le proprie capacità ed il
personale livello di consapevolezza; con l'Amore e le Idee che Dio ci
ha donato, prendiamo coscienza dei limiti da oltrepassare e quelli da
rispettare e prendiamo parte a questa immensa Opera.
Per fare un esempio non certo astruso, l'immortalità fisica è una
delle barriere da non violare e, ahimè, in passato certi alchimisti e
oggigiorno numerosi scienziati, spodestando Dio dal suo trono di
gloria eterna hanno tentato e azzarderanno sempre più in futuro
questa venefica strada.
Un conto è la coscienza serena del limite e un altro conto è lo
sclerotico limite della coscienza.
Nel primo caso studiamo, riflettiamo ed accettiamo le leggi
dell'esistenza umana escludendo la computazione passiva del Male come
elemento costitutivo ed eterno di questo mondo; nel secondo caso
poniamo un pesante paraocchi alla nostra mente e una cappa di
grigiore alla nostra anima, prostrandoci a Mammona, alla silhouette,
alle tenebre esteriori, alle diete sbilanciate, alle cattiverie al
prossimo ben lanciate e a tutti quei gadgets ed optional che
infestano la vita nel terzo millennio.
Per ricollegarmi al ternario prima citato, esso ci può dare lo spunto
per capire come nell'universo non ci sia niente che sia frutto del
caso o del caos e non vi è nulla di meccanico ma tutto è
organicamente connesso.Tutto pensa nell'universo : possono cambiare i
fonemi, i simboli o le manifestazioni tangibili eppure non c'è una
sola parte del tutto che non emetta forme di comunicazione verso le
altre.
Senza quella triade tutto ciò che conosciamo non sarebbe mai venuto
all'esistenza; se il pensiero, partendo solamente da Dio, non si
tramutasse prima in Logos e poi in azione concreta, non darebbe a
tutte le cose reali la possibilità di nascere, vivere e morire e
questo piano dimensionale non sussisterebbe cosicché tutto sarebbe
eterno.
L'uomo e l'universo, in questo caso nella sua accezione letterale
latina di "tutto intero", sono un limite che tende ad infinito senza
mai raggiungerlo; è la perfettibilità in espansione che la matematica
applicata alla teologia ci dimostra, tramite l'idea di due principi o
insiemi differenti ma complementari che si attirano vicendevolmente
in questa immensa dimensione e/o funzione analitica che parte e che
porta comunque al buon Dio Pantocratore.
L'algebra, prezioso dono dei saraceni, ci viene in aiuto per
afferrare, seppur per un flebile secondo, la presenza
dell'Ineguagliabile nel tutto : il numero uno elevato all'ennesima
potenza da sempre lo stesso valore, Dio elevato a qualsivoglia
potenza da sempre se stesso e ciò significa che è perfetto e permea
del suo inattaccabile spirito le cose visibili ed invisibili. Tutti
gli esseri viventi sono composti da un'unità divina e da una terrena
cioè 1+1 = 2; metaforicamente parlando e traendomi fuori dalle
tradizioni esoteriche per un secondo, il numero due rappresenta il
codice binario di ogni conglomerato vivente, uomo compreso. Di
conseguenza 2x (cioè ogni essere che si slancia o eleva verso nuove
evoluzioni ) mi porta a cifre differenti da quella di partenza ma
riconducibili tuttavia al numero due che ne è la loro base; è
evidente allora che l'uomo deve elevarsi a potenza senza mai
dimenticare che la sua unità eterna è Dio e il suo esser transeunte è
l'altra metà terrena.
Tra Dio e la sua realizzazione visibile si interpone, come un
pilastro portante ed importante, il fattore tempo in cui ogni azione
è dilatabile o effettuabile all'infinito, e perciò da Einstein
denominato relativo proprio in funzione della massa e della velocità
della luce. Esonerandoci dall'elencare le formule matematiche e i
passaggi logici che ci hanno fatto approdare all'E=mc2, conveniamo su
quest'assioma perché ci fa intravedere le interminabili possibilità
che ha un lillipuzziano granello di materia, più o meno condensato,
di diventare qualsiasi cosa trasformandosi appunto nel tempo. Come
scanditi da un orologio stellare i singoli capitoli di questo libro
universale possono diventare essi stessi un nuovo universo, un
ennesimo tomo della saga, con la sua genesi, espansione,
proliferazione e contrazione. E' il respiro di Dio che alberga dentro
e fuori di noi, nelle galassie, nelle quasar e persino nei tanto
temuti ma indispensabili buchi neri; dico indispensabili, perché
credo all'esistenza della loro controparte chiamata buchi bianchi che
insieme operano come  una sorta di portone d'entrata e di uscita per
la materia e l'energia.
Questo sistema binario è l'emblema perfetto della curvatura spazio-
temporale, teoricamente un raggio di luce può essere risucchiato in
un punto ben preciso dell'universo ed essere espulso in un altro
senza che questo comporti un tragitto ed un intervallo temporale
misurabili con qualsivoglia sistema metrico. Questa sorta di imbuto,
impossibile da immaginare nella configurazione a 4 dimensioni
attuale, somiglia in modo sorprendente al numero 8, quindi alla
clessidra e in ultima istanza al tempo. La clessidra, come i buchi
neri e bianchi, fa scorrere della materia da un luogo ad un altro;
solo che questa, quasi a lontana immagine e somiglianza del nostro
imbuto stellare, riesce a quantificare un lasso di tempo appena
trascorso senza deformarlo. Il buco nero, invece, imprigionando il
vettore più rapido e, si credeva, imprendibile, raggio di luce, alla
cui velocità il tempo rallenta sino a fermarsi, è un condotto
siderale che trasla energia e Vita generando nuovi universi con i
loro eoni, i loro millenni, i loro secoli ma inibendoli al suo
interno. Impropriamente posso dire che il passaggio cosmico appena
descritto trasferisce anche il Tempo, con la maiuscola perché ente e
non più semplice vettore; ma non nel momento dell'azione, in cui si
annulla sul bordo del buco nero chiamato per l'appunto orizzonte
degli eventi, ma unicamente nel momento in cui viene "vomitato" fuori
dal buco bianco insieme alla materia e all'energia. In parole povere
i buchi bianchi e neri sono il corriere espresso dello spazio
che "mette in sonno" la merce trasportata per farla risvegliare una
volta arrivata a destinazione. Si è ipotizzato che, un buco nero
gigante avente milioni di masse solari di grandezza potrebbe avere le
dimensioni del nostro sistema solare e una densità media pari a
quella dell'acqua. Immediatamente, caro Direttore, il pensiero non
può che correre all'inveterato brodo primordiale del Nun e alla
cosmogonia egizia che, pur avendo tratto spunto dal maestoso fiume
Nilo e dalle sue possenti piene con il risorgere poi della Terra
dalle Acque, ancora oggi mi stupisce per la sua
anticipazione "pedissequa" delle moderne teorie sulla nascita del
cosmo. E se per un attimo crediamo che i sacerdoti egizi avessero
avuto ben più che una geniale intuizione ma una certezza nel
tratteggiare il Nun come sconfinata massa liquida da cui prese il là
e venne, teologicamente e fisicamente, all'esistenza il dio Ra?
E se la risposta fosse in quella tanto visitata Camera del Re in cui
alcune persone hanno avuto degli strani fenomeni di sbalzi
temporali,in cui gli orologi mostravano un tempo trascorso di pochi
minuti ed invece erano passate varie ore con tanto di custodi
imbufaliti venuti a cercarle?
Quella camera è realmente una capsula spazio-temporale? E' davvero un
cronovisore che permette, attraverso l'elasticità del tempo, di
visionare o presenziare ad eventi che diventa persino difficile
chiamare arcaici talmente affondano le loro radici in eoni distanti
anni-luce da noi?
Mi verrebbe da dire, caro Direttore, "ai posteri l'ardua sentenza",
ma io voglio essere qui e ora fra quei posteri e non demandare
all'infinito questioni cosi spinose ed infatti sono alla cerca,
simbolo quanto mai azzeccato, del mio Graal sia con la Fede che con
la Conoscenza.
Per tornare al discorso del tempo, credo fermamente che senza di esso
e del consequenziale Panta Rei, la nostra vita potrebbe assomigliare
al percorso di una particella atomica in moto circolare uniforme con
variabili di campo nulle e quindi senza nessuno stimolo per
effettuare un cambiamento. Da ciò si evince come e perché il tempo è
di capitale importanza per apportare delle variazioni al vissuto di
ogni essere vivente; senza di esso sarebbe l'immobilità, la
sedimentazione, in una sola parola la Non-Vita in una dimensione,
come la nostra, che scorre e che deve continuare a fluire nella
direzione della perfettibilità.
Lo Zervanismo poneva particolare attenzione al Tempo. In tali
dottrine, sgorgate prorompenti dallo zoroastrismo classico, il dio
Zervan viene dipinto sia come colui che presiede alle vie che
conducono al beato e misterioso aldilà e, sia nella sua funzione di
tempo. Come signore delle ere aveva due principali appellativi :
Zervan Akarana, tempo infinito e daregho xvadata, tempo lungamente
autonomo, il secondo deriva dal primo durando 12.000 anni per essere
riassorbito nuovamente dallo Zervan Akarana.
La religione zervanita fa discendere dal concetto eterno ed
intangibile di Tempo Infinito i due mastodontici principi del bene e
del male e cioè Ahura Mazda e Angra Mainyu meglio conosciuto come
Ahriman. Per essere più precisi quest'ultimo nasce da un dubbio
venuto a Zervan in merito alla possibilità che, generando un tempo ed
uno spazio finiti sia nell'essenza che nella forma, si insinuasse uno
spirito di disordine caos e morte. Possiamo dire che già Zervan
contiene in se ogni potenzialità e dobbiamo pertanto accostarlo, con
la scala adatta chiaramente, all'anthropos universale che ha il seme
del tutto dentro di se avendo la libertà di manifestarsi con pensieri
e azioni differenti. A cagione degli attacchi menzogneri
dell'aggressore Ahriman ecco che il Tempo Infinito ha dovuto
istituire un termine all'universo ed un susseguente giudizio di tutte
le anime coinvolte in questa vorticosa e avvolgente esistenza
terrena. Per il tramite della emanazione a lui più simile, cioè Ahura
Mazda, comunica all'uomo che proprio quest'ultimo è il reale spirito
di Verità da cui deriva la Sapienza proprio in virtù del suo rimanere
fedele alla Luce del padre Zervan. Tutte le creature derivano da lui
come primo effetto, per creazione o per emanazione, come il chiarore
deriva dalla lucentezza, la lucentezza dallo splendore e lo splendore
dalla luce. Ahriman non è eterno né mai lo sarà perché la sua
malvagità trova posto solo nella limitazione dello spirito e nel
misconoscere la Potenza delle potenze che, nonostante il dubbio,
imperturbabile lo ha ammesso alla Vita.
Per certi aspetti la filosofia che sottintende il dualismo appena
espresso è nettamente conciliante, porta ogni uomo a vivere con vera
speranza ogni singolo attimo incurante del male che l'iniquo ed
oscuro Ahriman può ideare nella sua perversità; tiene la mente di
ognuno di noi orientata verso un punto cardinale che, esulando la
normale rosa dei venti, indica la via verso un Dio di luce
infinita.
La Natura è figlia del Tempo e la storia è sempre lo stesso fiume ma
non è mai la stessa acqua. Con queste due frasi, schiette come un
vino novello, significhiamo l'idea di tempo in quanto relativo.
Infatti è in relazione ad ogni anima, ed allo spirito in essa
contenuto, la quale ha la possibilità di accorciare o allungare tutta
una serie di generazioni, crescite e corruzioni che le fissità eterne
non permetterebbero; cosicchè da tutto ciò sorge spontaneamente il
concetto di evoluzione ed evoluzionismo applicato a tutti i livelli
di esistenza di questo mondo.
Da stimoli esterni e da spinte interne mai sopite si è sviluppato un
tenace percorso che ha trasmutato semplici scimmie in laboriosi e ,
si spera sempre più, intelligenti homo sapiens-sapiens.
Cominciava l'avventura dell'uomo che si lanciava mente e corpo alla
scoperta del mondo e di ciò che, forse come del resto ci domandiamo
anche oggi, stava dietro alle quinte di questa superba realizzazione
scenica. Senza la proverbiale curiosità che lo contraddistingue, non
avrebbe fatto altro che ripetere a menadito la vita, sia pure
importante nel suo genere, della scimmia; del resto ci sentiamo
diversi da questi buffi primati per il fatto che andiamo oltre i veli
di ciò che ci appare battendo essenzialmente due ampie vie : quella
empirico-scientifica e quella spirituale-religiosa.
In effetti questo tragitto è stato reso possibile da un'inconscia e,
poi, sempre più palese tendenza a diventare ciò che potremo essere e
non ad essere ciò che siamo. Accontentandoci dei nostri bassi istinti
ci fermeremo come una vecchia auto priva di revisioni ed invece
proseguendo in modo intraprendente ma non ambizioso, verso la bontà e
l'amore sincero rinsalderemo il nostro legame con l'Inestinguibile
per riportare finalmente il Regno dei Cieli in questa violenta valle
di lacrime.
I nostri progenitori ci hanno lasciato un grande testamento : con il
tempo c'è la possibilità di maturare e di voltarsi indietro per
evidenziare gli errori compiuti da essi e da noi stessi, proprio
perché spesso li commettiamo a nostra volta senza neanche rendercene
conto. In più c'è la grande facoltà di cui l'uomo si dimentica
facilmente e cioè " Conoscere è ricordare ", la quale ci dà favolose
chance sulle possibilità di esportare nei nostri tempi idee e
filosofie valide magari più di due millenni fa.
Dio ha istituito nella sua inesprimibile perfezione una inesauribile
ed immensa equazione che sorregge le sorti di tutti i livelli di
esistenza sin qui affrontati e conosciuti. Quando parlo di livelli di
vita intendo da quella al Suo cospetto sino alla nostra e ad altre
che, bontà nostra, ancora non avvertiamo neanche come possibili.
Questa elaborata espressione matematica che si fonda su principi
metafisici permette e promette infinite soluzioni senza che un
risultato sia eguale ad un altro proprio perché la ciclicità va vista
sotto una cornice solamente oggettiva ed associata appunto a quel
fiume in cui non scorre però mai la stessa acqua. Questo è stato un
più che giusto architrave per far poggiare una visione del mondo che
andasse oltre il semplice secolo e che ci permettesse di spiegare
fatti giusti o sbagliati avvenuti in tempi quasi mitici; quindi sino
a che contempleremo il fatto che bisogna aggiungere sempre nuova
acqua a questo fiume immane staremo entro gli argini anche se ci
sembrerà di ricompiere cose gia fatte da altri, altrimenti è ovvio
che chi ha sempre nicchiato e maledetto la potenza di Dio avrà la
meglio scompaginando tutto e, di conseguenza, versando liquami
maleodoranti per insudiciare il corso degli eventi.
In pratica la storia è fatta sia di accadimenti incantevoli come di
eventi esecrabili ed entrambi scaturiscono da forze di volontà che
sostanzialmente ricorrono in modo tambureggiante, con modalità
analoghe, senza però mai essere ripetitive; ed ecco che si comprende
la metafora del fiume in guisa del fatto che tutte le scelte umane,
possibili ed immaginabili, combinate e incastonate fra loro danno
l'ampiezza dello spettro della Vita e noi in quanto singole anime
apportiamo nuova linfa a questo sconfinato corso d'acqua.
Mi accingo adesso, a Dio piacendo, a spiegare più semplicemente
quanto detto : ogni forma di vita ha delle funzioni specifiche che,
pur essendogli proprie, non sono mai statiche ma in continuo
cambiamento anche se possono occorrere diversi milioni di anni; in
effetti pur ripetendo movimenti ed attività che gli sono peculiari
non smette mai di interagire con l'habitat circostante per apprendere
informazioni che gli permettono un suo graduale o subitaneo sviluppo
e quindi un passaggio ad uno stadio di vita e conoscenza più
progredito.
L'uomo negli ultimi cento anni ha introdotto numerosissimi
cambiamenti nella propria vita e nell'ecosistema ( alcuni giusti
altri notevolmente meno ), gli organismi monocellulari hanno
abbisognato di molto più tempo per variazioni molto più
infinitesimali e ciò non li squalifica visto che sono lo zoccolo duro
della vita terrestre.
La sostanziale differenza è che hanno capacità conoscitive,
intellettive e di sviluppo notevolmente diverse dalle nostre. Se
un'ameba viene sezionata essa si riproduce per partenogenesi, se noi
umani veniamo tagliati a metà ci stanno già sotterrando sotto un
metro di terra fresca. Il cane riesce ad udire suoni che noi non
possiamo, ha un intestino più resistente e meno delicato del nostro
però basta pochissimo alcool per mandarlo al tappeto invece noi che,
ingurgitiamo fin troppi vini e liquori, ci sfidiamo in sfiancanti ed
assurde gare di virilità etilica altrimenti appariamo delle
donnicciole da schernire. Noi che siamo fanatici del movimento
schizofrenico e del non stare mai con le mani in mano, avremo molto
da imparare sulla staticità degli alberi che senza chiedere nulla in
cambio, attraverso il meraviglioso processo della fotosintesi
clorofilliana, ci regalano Km3 di vitale ossigeno. Un cospicuo numero
di mezze figure saccenti che si occupano di edilizia, dovrebbero
prendere lezioni dei metodi di costruzione usati delle rondini per il
loro nido o dai castori per la loro tana. Il bradipo che tanto ci fa
sghignazzare dalle risate per la sua proverbiale flemma e lentezza
sceglie con cura le foglie da mangiare ed almeno sa con certezza cosa
sta ingerendo, noi invece abbiamo già la guerra a tavola e siamo solo
armati di forchetta e coltello. Noi che invidiamo quei ridicoli cloni
massmediatici che in tutte le salse ci impongono solo perché hanno,
udite udite, glamour, classe e glutei e sono solo glassa che copre
una spaventosa voragine di ignavia e ignoranza,dovremmo fissare nelle
mente l'immagine dello spaurito piccolo di gnù che, nato in mezzo
alla dura savana, cerca di ergersi sulle sue gracili zampine aiutato
dalla madre e dopo alterne fatiche ed insuccessi riesce nel suo
intento senza mai abbattersi e va incontro alla Vita con semplicità e
gaiezza. Il paguro riutilizza i gusci proprio perché nulla va
sprecato ma solo trasformato e noi ci indispettiamo se non abbiamo
tutto di nostra proprietà.
Dopo questa, spero efficace, carrellata di esempi arrivo finalmente e
con gioia a dire che : " Tutto è indispensabile e niente è inutile o
privo di valore nella Vita".
Frasi come questa fanno storcere il naso a numerosissime persone
incatenate da una difettosa massima massimalista che afferma invece
che : "Nessuno è indispensabile". In parole povere il contrario; ma
se stiamo attenti alle persone che proferiscono questo disgustoso
peto verbale, sono loro a sentirsi i primi della classe a cui non si
potrà mai rinunciare pena l'interdizione da tutti i favori le questue
i postriboli e le corna fino a quel momento elargiti con calcolata
astuzia.
L'uomo talora è una brutta bestiaccia incorreggibile e senza un Dio
pieno di Amore e vicino ai suoi problemi sarebbe ancora più smarrito
in un continuo piroettare e prostrarsi al principe di questo mondo ed
ecco quindi che, conoscere gli ingegnosi geroglifici e i solidi
archetipi con cui Dio ha manifestato la sua infinita e sapiente
Opera, è la chiave stessa per comprendere il passato, il presente ed
il futuro di noi stessi e della realtà fin troppo caotica che ci
circonda.
Potrebbero apparire considerazioni affrettate o poco meditate, ma le
assicuro che le mie riflessioni corrono per tutta la lunghezza della
storia umana spinte dalla ricerca strenua e puntigliosa di quegli
emblemi, quel Mondo delle Idee di platonica memoria, di quelle spesso
sofferte rappresentazioni di un'armonia celeste che, alcuni e sono
sempre di meno, sperano di trasferire sulla Terra.
A tal proposito mi riecheggia nella mente il verbo fluente e
conciliante del buon Trismegisto
" Come in alto così in basso", una proposizione semplice ma con un
effetto sicuramente prolungato dai secoli nei secoli dal segreto in
essa racchiuso.
E' un inno alla concordanza fra gli opposti anche se questi, in
apparenza, possono stridere come un treno in una brusca frenata
durante un temporale crepitante di tuoni minacciosi.
E' un invito cortese ma fermo a non dimenticarsi che le virtù
celesti, non sono racchiuse in uno scrigno nascosto in un lontano
aldilà, ma possono essere presenti già fra noi qualora le cercassimo
e le applicassimo nel nostro vivere quotidiano.
E' una legge confortante perché ci fa sentire la presenza di Dio qui
e ora senza nessuna intermediazione ed è la matrice stessa
dell'evoluzione della coscienza umana.
E' l'espressione più gioiosamente sconcertante che illustra l'unità
di tutti gli esseri, i quali crediamo
separati e a se stanti, solo perché fraintendiamo la distinzione
esteriore di un corpo materiale da un altro.
E' però un monito per coloro che vogliono sovvertire l'ordine di
questi addendi metafisici, la cui somma non è certo la stessa visto
che c'è una peculiare differenza tra il partire prima dall'alto
invece che dal basso; infatti le virtù e la benevolenza che reggono
le sorti del continuum spazio-temporale provengono dall'alto, da Dio,
e non da altre entità capricciose che possono popolarne il sottobosco.
Insisto su quest'ultimo pensiero perché è necessario, oggi come ieri,
riconoscere che la sorgente della ideazione, fondazione e
realizzazione in fieri di tutti i livelli di esistenza è
spiritualmente in alto e il suo ammirevole Spirito è planato in modo
mite e soave nel vorticoso Nun per dare inizio all'esistenza.
Concludo la parentesi su Ermete avvertendo nel suo celebre motto una
serena raccomandazione a spiritualizzare la materia con una Fede
incrollabile ma non certo dogmatica e materializzare lo spirito con
una Conoscenza intuitiva ma precisa dei processi naturali.
All'ultima affermazione tengo molto visto che penso fermamente che i
nostri antichi progenitori, quando hanno cominciato a sollevare il
capo verso l'alto, hanno osservato sempre più interessati il
movimento dei due più grandi luminari visibili – Sole e Luna – poi si
sono specializzati nel visionare quel luccicante vestito di
paillettes che ricopriva tutte le notti la loro esistenza.
Hanno notato e mandato a memoria che certi puntini luminosi avevano
ed hanno un incredibile ripetitività nel loro passaggio al calar
delle tenebre….dopo un certo tempo ecco che il piccolo diamante
ritornava nella sua posizione di partenza.
Siamo giunti infine a delineare, in notti sicuramente più limpide
delle nostre, strabilianti rette che congiungevano altri piccoli
lumicini, che per magia giravano come una sorta di ruota e si
riproponevano quando la Natura andava in letargo oppure risorgeva.
Erano nate le costellazioni con i loro miti e le loro figure. Era
nato il calcolo del tempo su scala più vasta ed era sorto altresì un
primo abbozzo della fondamentale arte della Geometria.
Faccio questa affermazione perché convinto del fatto che gli uomini
hanno individuato tra le moltitudini di stelle nel cielo, le prime
figure fondamentali di questa materia quali : il Quadrilatero, il
Cerchio ed il Triangolo. Dalla loro manipolazione ecco sorgere altre
razionalizzazioni come il quadrato, il rettangolo, l'ellisse, il
trapezio, il pentagono ed il rombo; tutte figure che verranno
immediatamente trasferite in ambito costruttivo dando il là a edifici
maestosi come le piramidi di Teotihuacan e Giza, le mura di Cuzco, le
ziqqurat, i nuraghi, il santuario di Borobudur, l'Osireion, il Tempio
di Gerusalemme, le cattedrali gotiche, e mille altri su cui non mi
pronuncio per ovvi motivi di spazio su codesta pagina.
Comprendiamo quindi come attraverso l'osservazione dei moti celesti e
del mutuo rapporto fra certi astri siamo pervenuti prima ad
un'elaborazione, nel nostro atavico immaginario, di forme il più
possibile attinenti a quanto scrutato, successivamente ad
un'astrazione di dette forme su di un piano sicuramente oggettivo,
iniziando cosi a farle diventare patrimonio inscindibile di tutta
l'umanità.
Un passo successivo è stato tridimensionalizzare (mi sa che è un
neologismo mi scuserà) quanto estrapolato dal Cosmo e la cosa che ci
appare oggi di una banalità sconcertante, cosi non  deve essere stata
per i nostri intraprendenti avi.
Uno dei segreti per afferrare questo scatto evolutivo risiede in quel
generoso e amorevole dono che l'Altissimo ci ha regalato : la
procreazione. In effetti basta osservare la crescita del proprio
pargolo per vedere in lui l'enorme mole di scoperte e conoscenze per
cui sono occorsi millenni, svilupparsi in un tempo relativamente
breve e portarsi avanti lanciate verso nuove frontiere da
oltrepassare.
Vediamo nel bambino il tentativo, prima stentato e poi più deciso, di
delineare la realtà circostante servendosi all'inizio di un sistema
spaziale con due soli assi cartesiani e cioè X-Y, poi introdurre
quasi autonomamente quell'asse Z che fa sì che ci sia stata la
nascita di nobili arti come l'Architettura ed il Disegno. Ed è solo
grazie al nostro veicolo di trasmissione più piccolo, cioè il DNA e
agli insegnamenti di uomini avveduti e saggi, che siamo riusciti a
trasmettere ai posteri tutto questo bagaglio di conoscenze e
competenze e senza queste due costanti saremo rimasti allo stato
brado. Faccio queste affermazioni perché un cospicuo numero di anime
oggi sta confondendo l'Età dell'oro con un ritorno ad uno stato semi-
selvaggio travestito da simbiosi sciamanico-ambientalista con la
terra. Fin troppi gruppi pseudo-esoterici predicano il "come back"
socio-culturale e cultuale a quell'istinto materialista ed idolatrico
che ha come emblema l'Arcadia e annessa dea madre (madre mia non
credo), senza ricordare come l'Incommensurabile ha posto dei seri ma
non angusti limiti ai nostri slanci fisici più bassi dandoci un
miliardesimo di miliardesimo del suo Nous e del suo Amore, che per
noi umani però sono più che sufficienti ad affrontare questa ed altre
centinaia di vite che ci capiterà di vivere se ne saremo veramente
degni.
La dea è la ciclicità delle cose che ha bisogno di valvole di sfogo
come lo hieros gamos, le cacce, i deliri e gli orrendi sbranamenti
delle baccanti di turno, le sordide orge e le evirazioni in onore
(quale non lo so) di Cibele. E' un inno alla precarietà
dell'esistenza nell'ignoranza del divenire, è la rinuncia ad ogni
crescita spirituale ed intellettuale mascherandosi dietro il circolo
apparentemente vizioso di morte e rinascita della vegetazione, è un
materialismo aberrante che fa declinare il capo al tramestio dello
status quo delle cose senza possibilità di rinnovamento, è l'apoteosi
dell'instabilità, del caos con  rari attimi di sollievo; è la madre
non più consorte-genitrice ma malvagia matrigna senza regole.
Sintetizzando la dicotomia oggi tanto in voga e cioè Dio (maschile)-
dea (femminile), ci troviamo di fronte all'ennesima bufala per
riportare in auge irrazionalismi e tenebrosi simulacri (come quello
che probabilmente è occultato nei dintorni di Rennes-le-chateau)  per
rimettere nuovamente a soqquadro la sapienza che il Giusto ha sparso
abbondantemente nel nostro piccolo pianeta.
Proprio a Pessinunte, nell'attuale Turchia, vi era il più importante
santuario della dea Cibele, nel quale i coribanti, i curati e i
galli, le tre caste sacerdotali dei consacrati alla magna mater,
veneravano un idolo di quest'ultima che non era altro che un
voluminoso meteorite nero caduto dal cielo in illo tempore. Tutto ciò
è in curioso rapporto con la pietra nera della Kaaba che i musulmani
venerano come un dono portato dall'arcangelo Gabriele.
Infatti prima che Maometto purificasse il sito, oggetto da
lunghissimo tempo di un occhio di riguardo da parte di tutte le
popolazioni nomadi e pagane del periodo, si adorava una roccia nera
più del carbone e successivamente divenne un santuario che
raccoglieva tutti gli idoli e i feticci delle tribù locali. E'
probabile che fosse un tempio dedicato alla dea visto che
notoriamente essa non ama i luoghi geometricamente chiusi ma quelli
aperti e contrassegnati anche da semplici muretti a secco.
E' un fatto veramente curioso che oggi i fedeli maomettani,
caratterizzati da un rigido monoteismo tendente alla teocrazia
armata, girino ritmicamente e con fede sincera intorno ad un'emblema
della vecchia religione che, seppure ripulito dal profeta e da Allah,
rimane comunque un retaggio, non certo recente, di una spiritualità
che confonde la rigenerazione con lo sprofondare nell'abisso
sregolato dei cinque sensi a briglia sciolta.
Il caso di Cibele, madre di tutti gli dei che genera tutto da sola
senza una naturale controparte di sesso opposto, è lampante : in
quest'ordine di cose il maschio non ha nemmeno una misera funzione
accessoria di stallone da monta ma si annichilisce palesemente col il
mito di Attis.
Il giovane dio, con malizia e sensualità, fa impazzire ed innamorare
di se la povera dea dalle forme sontuosamente abbondanti ma ormai,
pare, un po' avanti con gli anni e forse con qualche ruga e chilo di
troppo. Il focoso ed insaziabile proto-Pan dell'anatolia si concede
più di un'avventura a luci rosse con le giovani avvenenti e, penso
certamente, più gradevoli di Cibele di quei luoghi, ma un brutto
giorno ella lo coglie in flagrante sotto un pino insieme
all'ennesima "letterina" di quel tempo. Si arrabbia, si dispera, vive
il fatto come una drammatica tragedia, è come se si vestisse a lutto,
non da più frutti, è diventata sterile spoglia e secca, tradita dal
suo giovane belloccio che fa sperticatamente da piedistallo al suo
organo sessuale.
Attis fù preso dal rimorso per tutte le sofferenze causate alla
grande madre e quindi scelse di autoevirarsi, come sommo sacrificio
espiatorio per le sue scappatelle, per riavviare la rinascita
primaverile della natura ed in questo inaspettato atto di barbarie
muore risorgendo con la vegetazione. Infatti proprio il 22 marzo, il
giorno dopo l'equinozio di primavera, veniva celebrata dai mistagoghi
della dea la festa dei dendrophori, cioè dei portatori di alberi. In
quest'occasione, che doveva ricordare l'evirazione di Attis, si
tagliava appositamente un albero di pino e lo si portava in
processione per la città con il classico finale da manicomio
criminale, con pazzoidi invasati che vaticinavano e nel frattempo
sceglievano di perdere in modo cruento la propria virilità.
Ma che razza di culto della rinascita e della resurrezione può mai
essere questo???
La ricrescita di ogni organismo del regno vegetale implica che esso
spunti, in modo geometricamente fallico ovviamente senza nessun
risvolto sessuale, dal ventre della terra e che torni a prosperare
sulla superficie del pianeta. Questi orrendi e pericolosi misteri
della venere dell'asia minore stravolgono direttamente questo
processo, culminando proprio con la cancellazione del principio
maschile ed attivo attraverso l'azione cultuale dell'abbattimento del
pino.
Apriamo una bella parentesi botanico-metafisica su quest'ultimo : il
pino è un albero sempreverde appartenente alla famiglia delle
conifere e dal medio ed estremo oriente ci giunge la notizia che esso
è visto come il vero e proprio albero della vita che rimane verde e
rigoglioso anche in tarda età ed in conclusione è altamente
considerato come simbolo della longevità e della immutabile felicità
coniugale. Insomma sino a che c'è il pino c'è speranza.
Il culto di Cibele era, è e sarà controspiritualità allo stato puro,
per usare un termine introdotto da Renè Guenon. Come si può spiegare
altrimenti l'abbattimento in veste simbolica e controiniziatica di un
albero che è di per se campione di imperturbabilità e stabilità? Come
si può interpretare diversamente il taglio di un tronco di
eccezionale resistenza come quello del pino che si allarga e si
allunga mostrando la bellezza la caparbietà e l'inflessibilità del
principio attivo che incarna?
Come si può intendere, in ultima istanza, se non come un odio
viscerale ed incomprensibile verso il maschio che vive naturalmente e
non da schiavista patriarcale, le sue funzioni sociali, sentimentali,
religiose e lavorative. La decapitazione di quel pino è il sordido
messaggio che, gli iniziati a quella orripilante arpia dal seno
prorompente, mandano a chi ha orecchie per intendere : sprofondate
nei sensi, rinunciate allo Spirito, fatevi eunuchi per il mondo, non
esiste nulla di eterno oltre il magma degli eventi se non la magna
mater stessa. Materialismo ante-litteram non trova?
Il pino è la verità, l'amore, la giustizia; la pratica di tutte
queste idee-virtù non implica soltanto una disposizione d'animo ma
uno slancio d'impeto dello spirito che ogni nostra anima racchiude.
E la dea cosa chiede di fare di questo arbusto, uno dei segni
tangibili che l'eternità esiste?
Un bel taglio proprio in corrispondenza dell'equinozio; non c'è male
davvero per festeggiare l'avvenuta rifioritura della natura ed il
ritorno alla vita di chi si è sacrificato.
Che razza di parodia di divinità è mai questa, che pretende dai suoi
accoliti la castrazione e quindi la perdita di un organo fisico che,
a rigor di logica, essa stessa ha creato essendo la genitrice del
mondo e dei suoi abitanti. Evidentemente ha le idee confuse su ciò
che ha partorito oppure vuole confonderle ad ogni essere vivente,
spacciandosi per nume tutelare perennemente e benevolmente (poverina
mi ricorda berlusconi in questa sua non richiesta iperattività) in
stato interessante, quando invece assomiglia di più ad una rancida e
purulenta vampira assettata di sangue e spirito umano. La dea mette
al mondo i suoi figli e poi li divora con noncuranza e indifferenza,
somiglia vagamente in questo suo osceno appetito al vecchio Cronos di
ellenica memoria.
Il sacrificio di se stessi è l'annichilimento dell'ego e non la
castrazione del proprio membro o la pratica inutile ed oltraggiosa
delle ierodule, inquietanti macchine da sesso prive di sentimenti. La
dea transita da un estremo all'altro : si mostra come virgo intacta
oppure è la più lasciva, è una prostituta oppure una santa, è una
levatrice oppure un'infanticida, è la più invidiata oppure la più
disprezzata e cosi via discorrendo all'infinito. Non riesco a
spiegarmi come mai, in un mondo da lei creato con leggi che tendono
all'armonia e all'equilibrio, ella non riesca a trovare, parafrasando
Battiato, un centro di gravità permanente che le permetta di non
cambiare idea sulle cose e sulla gente. La risposta è quasi ovvia :
quel centro immutabile, da cui ogni cosa visibile ed invisibile ha
tratto origine è DIO, uno e molteplice da sempre e per sempre
contemporaneamente vicino e lontano a tutto il creato.

Caro direttore, difficilmente riesco a concludere questo mio scritto,
poiché le cose che le vorrei comunicare sono cosi tante, che gli
astri nel cielo non basterebbero a contenerle. Come avrà notato, se
avrà avuto la pazienza e la cortesia di arrivare sino a questo punto,
quando il sottoscritto inizia a vergare il foglio con la penna
effonde un effluvio di argomenti che si concatenano l'uno all'altro
superando le barriere, vetuste ed ottuse, tra Religioni e Scienze.
Sono, nel mio spirito più intimo, convinto che ogni ricercatore, ma
per estensione ogni essere vivente, debba vivere con Fede e
Conoscenza il percorso che Dio gli concederà di percorrere.
D'altronde, senza per questo apparire banale, il cammino quotidiano
di ognuno di noi viene realizzato con l'ausilio di entrambe le gambe,
e non saltellando faticosamente su di una. Gli arti che dobbiamo
impiegare per deambulare armoniosamente sono la Fede in unico Dio e
la Conoscenza delle cose tangibili ed ultraterrene tenendo presente
che lo scientismo materialista è uno sterile vicolo cieco e la nera
goetia una maledetta scorciatoia per l'inferno e per il suo odioso
proprietario.
Il ricercatore indipendente si colloca a metà strada tra l'atrofica
egemonia culturale di boriosi accademici azzimati e contorti Indiana
Jones all'amatriciana irretiti dall'inspiegabile senza mai riuscire a
spiegarlo e pronti ad aggredire indiscriminatamente tutto ciò che gli
pare, solamente perché hanno una testa, una penna ed un foglio. Non
vorrei apparirLe uno strisciante conservatore ma la mia forma mentis,
e non solo la mia ci mancherebbe, è slanciata gioiosamente ma anche
prudentemente verso Dio e la sua manifestazione visibile osservata
nel microscopio o nel telescopio e quindi sono attratto da tutto ciò
che ancora non si è ben afferrato e da ciò che giace ancora
seppellito dalla terra, custodito silenziosamente in un monastero o
nascosto fra le pieghe della Natura. Tirando le somme, caro
direttore, io mi sento un ricercatore indipendente che ha Fede e
Conoscenza e che, tra mille ostacoli, cerca di tendere felicemente al
perfettibile pur sapendo di essere fallibile, e che tutto ciò, mi
auguro di tutto cuore, porti l'anima mia a conseguire un sacro e
doveroso risultato : avvicinarmi alla Verità e di conseguenza a Dio
con grande umiltà ed alacre ingegno per poterla condividere con il
prossimo.
Le confesso onestamente che mi piacerebbe poter collaborare
assiduamente con la Vostra casa editrice per poter aprire un pacifico
tavolo di confronto su concetti alti, ma avvolte irraggiungibili
nell'immediatezza, quali Dio, la Vita, il Mondo, il Bene ed il Male,
i Miti, i Misteri ed in generale la doppia via, essoterica ed
esoterica, che ogni concetto intelligibile detiene.
Mi sento pronto, con l'ottimo ausilio della Vostra casa editrice, a
fare delle incursioni tra la Scienza e la Religione puntando al loro
riavvicinamento e comunicare con chi avrà voglia di sostenere questo
pesante ma stimolante fardello di ricerca.
Erano riusciti nel poderoso intento i sacerdoti tebani e noi non
tentiamo nemmeno?
Non me la sento di gettare la spugna perché il Dio, che tutto riempie
con la sua immacolata quintessenza, non ha mai ordinato che fides et
ratio si lacerassero e viaggiassero su binari differenti.
E' l'uomo che decide, separa, impera e cade in errore. Allora
recuperiamo l'uomo attraverso il suo amabile creatore, cioè Dio. E'
necessario ritrovare il momento metafisico della caduta e
condividerlo con ogni lettore per risalire tutti insieme la china. Il
male è solo un interregno ad interim e non un anti-Dio che ha gli
stessi poteri del vero Dio che parlò ad Abramo. Credere che il sangue
di San Gennaro o i massaggi Rei-ki siano Dio equivale a vedere satana
come il nostro Prometeo giudaico-cristiano, eroico e spericolato (
Milton docet!! ), decaduto per farci evolvere dalla condizione
iniziale di pelosi primati. Fede e Conoscenza, creazionismo ed
evoluzionismo, immortalità dell'anima e ripetibilità dell'evento
empirico, cielo e terra, unicità e molteplicità e miliardi di altri
dualismi che vorrei affrontare con la Vostra casa editrice. Come
Socrate "so di non sapere" e perciò desidero il Sapere; iniziando ben
cinque anni fa ad interessarmi al sacro ed al profano non mi sarei
aspettato di arrivare a questo punto e sento già che farò la stessa
affermazione fra una decina d'anni rimembrando questi momenti.


L'indirizzo di posta elettronica è : tsadik@...


La ringrazio per l'attenzione accordatami e spero davvero tanto di
poterLa sentire al più presto.

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