Chiunque volesse inviare dei lavori per Lex Aurea o per la rivista Abraxas, può
farlo al seguente indirizzo email:
lexaurea@...
Cordialmente
la redazione
[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]
> Per quanto a noi interessa, può rilevarsi un utile viatico >per la nostra
operatività intima.
Fa parte di quello che viene chiamato, in alcuni contesti, lo yoga del sonno. In
particolare un utilizzo del sogno di questo genere aiuta per l'esplorazione e
maggior conoscenza del proprio mondo interiore, inoltre perpepisce i messaggi di
cui il sogno è portatore, attraverso il linguaggio del simbolo. Detto in altro
modo può essere un altro modo per ascoltare la voce del Maestro Interiore.
Cari saluti
Pino
------------------------------------------------------
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Pax Pleroma,
C.G.Jung ( che ha scritto anche su simbolismo e gnosticismo ), ha fornito un
nuovo indirizzo operativo per l'ineterpretazione dei sogni, e quindi per meglio
comprendere la psicologia dell'uomo, che si manifesta "anche" nel mondo onirico
( e aggiungo in forma non mediata dalla materialità del quotidiano ). Questa
nuova metodologia, che si discosta dalla riduzione del fatto onirico a mera
espressione del sessuale, si fonda sul racconto del sogno stesso,
dall'individuazione di elementi simbolici e narrativi attraverso le libere
associazioni. In questo modo viene ricostruito un quadro drammatico del sogno
stesso, dando ad esso maggiore spessore. A ciò si aggiunge l'individuazione di
tramiti fra il sogno ed elementi della vita quotidiana. E' rilevante in questa
fase individuare il giusto contesto, dove per giusto si intende una enumerazione
né restrittiva né amplificativa degli elementi del quotidiano da utilizzare.
Ciò che assume rilievo è anche la sfera culturale e religiosa dell'uomo, in
quanto espressione di simboli, archetipi, narrazioni che hanno contribuito a
creare un substrato sia psicologico che immaginifico ove attingere.
Per quanto a noi interessa, può rilevarsi un utile viatico per la nostra
operatività intima.
[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]
Pax Pleroma,
E' interessante notare come i tre sinottici concordano pienamente nel tramandare
(tradizione), come il velo del TEMPIO si squarciò nel momento della morte di
Gesù Cristo.
Matteo 27:51 Ed ecco il velo del tempio si squarciò in due da cima a fondo, la
terra si scosse, le rocce si spezzarono,
Marco 15:38 Il velo del tempio si squarciò in due, dall'alto in basso.
Luca 23:45 Il velo del tempio si squarciò nel mezzo.
Ma cos'era il Velo del Tempio, e cosa mai era il Tempio stesso.. Il Tempio
rappresentava il luogo sacro dell'ebraismo, il luogo deputato alla classe
sacerdotale ove sacrificare al Dio Ignoto, la cui rappresentazione è proprio
quella del Velo.
Velo che si contrappone fra l'uomo ebreo e il Divino, a rappresentare non solo
l'inconoscibilità della fonte, ma il necessario asservimento alla sua legge, in
una fede del fare, dove gli unici intermediari sono proprio i sacerdoti.
In questa fase di riflessione voglio esimermi ed esimervi dalla questione
simbolica, sperando che qualcuno di voi la introduca di cosa può rappresentare
anche il velo, preferendo una maggiore linearità...
I tre evangelisti sono concordi nel porre in relazione postuma, la morte di Gesù
Cristo e il velo scisso. Vorrei far notare come anche il Vangelo di Luca,
posteriore ai primi due, ripropone tale evento.... Proprio a significare un
importanza cruciale a tale episodio.
Ora non possiamo non considerare negativa ( per la tradizione ebraica
sacerdotale ) tale relazione.
L'immanenza del simbolo del velo, viene "deflorata" dalla trascendeza
dell'assunzione in cielo da parte del Cristo, e con essa viene giudicata in
negativo non solo il potere sacerdotale, ma un intero popolo che ha
costantemente rifiutato i profeti, arrogandosi un diritto solamente in base ad
un vuoto simulacro ed una sterile ripetizione.
Lo squarcio del velo, la scissione del velo, rappresenta il nuovo che nasce, ed
indica psicologicamente la rottura fra cristianesimo ed ebraismo, ma anche
all'interno dell'ebraismo fra coloro che decisero di perseguire la loro
tradizione,e coloro che invece abbracciarono il cristianesimo.
A poi.........
[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]
Chiesto nuovamente alla Bar Ilan il licenziamento di Toaff
Pubblicato da linotype su Febbraio 16th, 2007
Adesso tutti sperano in un ritorno alla normalità. L'università Bar Ilan dopo i
comunicati di questi due giorni, in uno dei quali criticava apertamente Ariel
Toaff, ha chiuso le porte agli estranei. Il professor Toaff, rettore del
dipartimento di storia, è tornato nel suo ufficio per la prima volta dallo
scoppio delle polemiche. Chi era presente dice che è stato accolto da
espressioni di simpatia da studenti e colleghi del dipartimento. E' anche vero
che nessuno nè in Israele, nè alla Bar Ilan ha praticamente letto il libro, che
qui non è arrivato perché pubblicato solo in italiano. E' probabile che Toaff ne
abbia portate alcune copie per i colleghi e non è escluso che una discussione
più ampia possa avvenire tra qualche giorno nel senato accademico. Lì si capirà
meglio quali sono le intenzioni dell'ateneo nei confronti del suo docente. Per
ora Toaff non parla, è irrintracciabile in facoltà, sul cellulare e a casa.
Le questioni aperte
In attesa che tutti si possano esprimere, restano però alcune questioni aperte.
Il libro di Toaff ha provocato reazioni molto dure, come tutti sanno,
soprattutto negli Usa e in Italia. Difficile che la comunità di Roma possa ora
nascondere l'affronto sotto il tappeto. Un po' meno clamore si è registrato in
Israele, dove sui giornali la vicenda è stata seguita con toni più contenuti.
Ciò non significa che il quadro resti complesso, e tutt'altro che superato. La
Bar Ilan qualche conto dovrà farlo e anche in tempi brevi. L'università aveva
detto due giorni fa: "Vista l'entità del danno provocato al popolo ebraico ci
attendiamo da Toaff che si assuma le responsabilità personali del caso e si
adoperi a riparare". Un gesto, insomma. E Toaff lo ha fatto. Ha fermato la
pubblicazione e ha deciso di devolvere i proventi del libro alla Anti Defamation
League di New York. Ma nessuno può dire se questo sia sufficiente
Chi vuole mandare a casa Toaff
C'è però chi continua a spingere per licenziare subito Toaff. Si tratta di
pressioni esercitate sui dirigenti dell'università da finanziatori privati,
soprattutto americani. Loro chiedono sanzioni, in realtà l'obiettivo è di
mandare il docente a casa. Il consigliere per le realzioni esterne del
presidente della Bar Ilan Moshe Kaveh, Yerah Tal ha detto: "Persone che non
fanno parte del mondo accademico e docenti di altre università ci hanno chiesto
di licenziare il professor Toaff, ma noi non prendiamo in considerazione questa
ipotesi". Le sanzioni, spiega in pratica Yerah Tal, andrebbero contro il
principio dell'autonomia accademica. E' ovvio che Yerah Tal è un diplomatico.
L'università deve pensare alle sue casse, i finanziamenti americani ne sono un
pilastro, sacrificare con una buona uscita Ariel Toaff, per il bene dell'ateneo,
non dovrebbe essere così difficile. A questo si aggiunga che Toaff è a tre anni
dalla pensione, dunque tutta la partita si può giocare facilmente.
Toaff conta sull'appoggio dei suoi studenti
Per Toaff il punto di forza, in questo momento, sono i suoi studenti. Secondo
Haaretz il professore è considerato dai colleghi del dipartimento un docente di
grande valore, con buoni rapporti con gli studenti. Qualcuno com'è noto lo
chiama il rabbino rosso, perchè ha opinioni di sinistra e ha ricevuto una
educazione rabbinica, questa ovviamente non è certo una colpa, è da considerarsi
invece un gesto d'affetto.
[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]
Toaff pronto a riscrivere le parti contestate del suo libro
Pubblicato da linotype su Febbraio 18th, 2007
Il caso Toaff, nonostante la furia contestatrice non si sia del tutto placata,
si sta lentamente normalizzando. Il professore è tornato nelle aule della Bar
Ilan e ha ripreso in mano il suo libro per cercare di correggere , smussare,
riscrivere quei punti che hanno provocato l'ondata d'indignazione. C'è da
registrare ancora il commento di Massimo Introvigne, direttore del Centro Studi
sulle Nuove Religioni: "E' sul piano della storia e della sociologia storica,
non della politica e della libertà accademica, che ci aspettiamo che Toaff
ammetta di avere fatto ricorso a una metodologia non solo discutibile, ma
sbagliata". E aggiunge: "Toaff vorrebbe rovesciare gli ultimi cinquant'anni di
storiografia e di sociologia storica sostenendo che l'accusa del sangue,
l'accusa cioè rivolta agli ebrei dal Medioevo fino ai giorni nostri di
sacrificare bambini cristiani per cibarsi ritualmente del loro sangue non è un
mito antisemita ma corrisponde a quanto effettivamente praticato dal medioevo al
1500 da un gruppo di ebrei ashkenaziti". Un argomento che lo studioso ha
trattato già nel 2004 in "Cattolici, antisemitismo e sangue". A Toaff contesta
anche il modo con cui il professore ha chiesto il ritiro del suo libro: "Lo ha
fatto dicendo che questo era dovuto ad interpretazioni distorte che ne avrebbero
dato i giornali. E non basta. Sarebbe certo positivo se un libro di storia mal
fatto smettesse di circolare e fare danni, ma il rischio è che Toaff, anzichè
rispondere alle critiche rivoltegli sul piano scientifico da tutti gli storici e
i sociologi italiani che si sono occupati dell'accusa del sangue, e che hanno
letto il suo libro criticandolo senza nessuna distorsione, cerchi di spostare il
dibattito sul piano politico della libertà accademica, che non e' mai stata in
questione".
[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]
Gesù e incomprensibilità del messaggio cristiano torna
all'indice
Un tentativo di lettura giudaica della figura di Gesù - e di tale tentativo si
sono date sopra soltanto alcune tematiche essenziali - si trasforma, perciò, nel
recupero di un'autenticità che probabilmente diviene utile, nell'attuale fase di
rinnovamento esegetico, agli stessi Cristiani, o che, per lo meno, rende
possibile il colloquio su punti di comune interesse religioso.
È evidente che, in un'analisi ebraicamente condotta, non possono non essere
denunziate, almeno per i loro tratti più importanti, le cadenze del messaggio
che, già presenti nella trasmissione originaria o ad essa sovrapposte (e
l'individuazione della diversità di tali livelli può essere solo oggetto di
analisi condotte da studiosi cristiani), divengono incomprensibili per la
tradizione ebraica.
Vi è, cioè, nei testi evangelici, un Gesù che parla ebraicamente e un Gesù che
parla un linguaggio radicalmente diverso da quello consacrato nella tradizione.
Con Paolo si verifica la netta rottura fra Ebraismo e predicazione cristiana
nella misura in cui egli sottopose i materiali evangelici e le sue fonti
bibliche e rabbiniche ad una radicale rielaborazione che li adattava alle
esigenze teologiche e missiologiche della comunità nascente e e dell'espansione
del messaggio presso i Gentili, con la conseguenza che l'originario modulo del
messaggio veniva a perdere le sue connotazioni giudaicamente accessibili.
L'affermazione che, fino all'avvento di Gesù, il genere umano si trovava sotto
il dominio del peccato, la conseguente dottrina del peccato originale, l'idea
della redenzione attraverso Gesù, quale unica via di liberazione dal peccato,
capovolgono interamente le strutture del discorso originario ebraico. Nel
sostenere il contrasto inconciliabile fra fede e legge, nel dare un nuovo
significato alla dimensione ebraica di emunah attraverso l'intermediazione greca
di pistis, nell'accentuare il dualismo carne-spirito, Paolo accoglie ideologie
giudeo-ellenistiche e, per quanto riguarda la legge, schemi romani, che
influenzano il suo pensiero non meno della Torah e dei Profeti: ed era fatale
che gli Ebrei finissero con il volgergli le spalle.
Ma il livello di rottura fra i due tipi di discorso sembra essersi verificato,
oltre che in Paolo, anche nell'Evangelo di Giovanni che testimonia la pressione
ideologica giudeo-ellenistica già prorompente in tanti ambiti, contemporanei e
precedenti, nella realtà culturale semitica. La teologia "trinitaria",
l'equiparazione crescente dei termini Gesù = Vita = Messia = Figlio di D-o =
D-o, la teologia incarnazionistica (quest'ultima come sviluppo speculativo del
tema morte-resurrezione che nei Sinottici appare soltanto come narrazione di
tipo storico-midrashico) interrompono la comunicabilità del discorso dal punto
di vista ebraico, poiché contrastano con le linee tradizionali bibliche e con la
stessa esperienza ebraica del divino.
In questo caso va chiarito che il problema dell'incidenza ellenizzante sul
messaggio evangelico non può essere evitato mettendo in parallelo i temi della
cristologia neotestamentaria con una sezione parziale della precedente
tradizione giudaica (letteratura sapienziale, teologie giudeo-ellenistiche),
assunta erroneamente come rappresentativa del modulo antico-testamentario,
secondo l'impostazione che informa, per esempio, la notevole opera di F. M.
Braun (Jean Le Théologien, II. Les Grandes Traditions d'Israel. L'accord des
Écritures d'après le quatrième Evangile, Parigi 1964).
Indubbiamente in Giovanni residuano motivi ebraici di autentica qualità
"sinottica", e quindi di accessibilità giudaica, ma altri e ben prevalenti
motivi (la teologia del Logos e della Sapienza, il dualismo mondo-cielo, la
nozione di eternità come eone, la tendenza allegorizzante, il ricalco della
figura di Gesù su quella dell'archiereo) sono suggestioni recepite da un
Giudaismo già ellenizzante (si pensi a Filone e ad alcune componenti apocrife,
con tutte le complesse componenti platoniche, iranico-gnostiche e misteriche),
che di per se stesso e nel suo proprio autonomo sviluppo costituisce già una
deviazione dall'Ebraismo.
Se si fa riferimento a quella dimensione ellenizzata di Giudaismo, è
indubbiamente possibile individuare le matrici "giudaiche" di Giovanni, il quale
resta, tuttavia, nei temi indicati, non comunicabile come non erano comunicabili
le sue fonti quando irruppero, come "elementi contaminanti" (Talmud Megillah 7a;
Toseftah Yadayim 2:14) all'interno della tradizione biblica.
__________________
- bSanhedrin 34b - Gregorius Magnus (1:7:8)
Abraham Joshua Heschel: "La Bibbia non è la storia del popolo ebraico, ma la
storia di D-o che cerca l'uomo giusto" (L'uomo non è solo)
[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]
http://linotype.wordpress.com/2007/02/21/ariel-toaff-a-peso-doro-nelle-aste-di-e\
-bay/
Se in casa avete Pasque di sangue di Ariel Toaff non infilatelo nella
spazzatura. Tenetelo prezioso, come se lo amaste. E non sarà facile, ma il
saggio di Toaff vale tanto oro quanto è stato pesante il disprezzo dell'intera
comunità ebraica internazionale. Le sei copie arrivate all'asta di eBay sono
valutate tra i 100 e i 300 euro, contro i 25 del prezzo di copertina. In questo
caso alle 14,40 di oggi il prezzo d'asta era di circa 180 euro. L'editore Il
Mulino, che ha sospeso la diffusione del libro su richiesta dello stesso Toaff
il 15 febbraio scorso, ne aveva stampate 3 mila copie e si apprestava ad una
robusta ristampa. E sempre l'editore, attraverso l' associazione di cultura e
politica Il Mulino è intervenuto ancora nel dibatitto di queste settimane:
"L'associazione pur contribuendo attraverso i suoi organi alla definizione delle
linee di politica culturale delle istituzioni da essa controllate, e dunque
anche della società editrice Il Mulino, non interferisce con le singole scelte
editoriali. Ciononostante, al di là del giudizio di merito che solo la comunità
scientifica ha il compito di formulare, essa non può esimersi dal manifestare il
più netto rifiuto degli appelli alla censura e delle espressioni di linciaggio
morale che sono state indirizzate all'autore, gravemente lesive del principio di
libertà dell'indagine scientifica e della manifestazione del pensiero su cui si
regge, sin dall'illuminismo, la nostra civiltà".
[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]
Gesù e il Cristianesimo in alcuni scrittori e pensatori moderni torna
all'indice
Samuel Hirsch (1815-1889), uno dei maggiori esponenti dell'idealismo
postkantiano nella filosofia ebraica, nel suo libro Die Religionsphilosophie der
Juden (1842: primo ed unico volume dell'opera progettata Das System der
religioesen Anschauung der Juden) esamina ampiamente la figura di Gesù. Hirsch
afferma che con il suo insegnamento Gesù non intese mai trascendere il Giudaismo
e parlò sempre secondo gli schemi del farisaismo più autentico.
Egli, però, sviluppandola, dilata a tal punto questa tesi da negare che Gesù
avesse mai preteso di essere il messia. Con l'esempio della sua vita e con il
suo messaggio, Gesù avrebbe inteso soltanto esortare gli uomini a seguirlo verso
il raggiungimento della perfezione morale, che li avrebbe portati ad essere dei
veri "figli di D-o".
Vari anni dopo, Franz Rosenzweig (1886-1929), nel suo principale libro Der Stern
der Erloesung (Friburgo, 1921, Heidelberg 1954/3 - pubblicato anche in Italiano
col titolo La stella della redenzione) e nei saggi successivi (Zweistromland.
Kleinere Schriften zur Religion und Philosophie, Berlino 1926; Kleinere
Schriften, Berlino 1937; ristampa a cura di K. Thieme, Friburgo 1963), esalta
nella stessa misura Ebraismo e Cristianesimo, come le vere religioni dell'amore.
Partendo da tali presupposti anche nella valutazione di Gesù, tenta di smussare,
forzando spesso il suo ragionamento, le differenze dottrinarie fra Giudaismo e
religione di Cristo. Per Rosenzweig la fede nella redenzione assorbe e congloba
in sé la fede tradizionale nel Messia: secondo la dottrina ebraica il messia
dovrebbe ancora venire, mentre per il Cristianesimo il messia, pur essendo già
venuto nella persona di Gesù, dovrebbe ritornare in futuro.
La tesi del rabbino livornese Elia Benamozegh (1822-1900), l'ultimo illustre
cabbalista italiano, si basa sulla convinzione che Gesù appartenesse alla setta
degli Esseni, che avrebbero costituito, a loro volta, una corrente ascetica
all'interno del farisaismo (Morale juive et morale chrétienne, Parigi 1867;
Firenze 1952/2; Israel et l'Humanité, Parigi 1914 - tradotto in Italiano; Storia
degli Esseni, Firenze 1865).
Per Martin Buber (v.) esiste una contrapposizione fra Gesù e farisaismo da una
parte, rappresentanti dell'autentica ideologia ebraica, ed il talmudismo, Paolo
e Giovanni, dall'altra, che ne costituiscono una deviazione di tipo
intellettualistico. Questa tesi è stata aspramente attaccata soprattutto per le
profonde differenze che Buber, senza valida argomentazione, postulava fra
farisaismo e talmudismo.
Claude Goldsmid Montefiore scrisse in due volumi The Synoptic Gospels (Londra
1927), un commento agli Evangeli di Matteo, Marco e Luca. L'opera di Montefiore,
esponente dell'Ebraismo riformato in Inghilterra, rivela notevoli difetti, primo
fra tutti un giudizio frettoloso e quasi sempre errato del Giudaismo
tradizionale. Per Montefiore Gesù si riduce ad un ebreo riformato ante litteram
ed il suo messaggio si inserisce polemicamente nell'aspro dibattito fra
Giudaismo ortodosso e Giudaismo riformato di quegli anni.
Qualche anno dopo, le tesi di Montefiore vengono paradossalmente sviluppate da
Firedrich Korner (n. 1897) nell'opera Ein Weg vom Christentum zum juedischen
Volk, Vienna, 1931, il cui sforzo è teso a conciliare la propria appartenenza al
popolo ebraico, ed il rifiuto al battesimo inteso come atto di viltà e di
tradimento, con l'accettazione della sostanza dell'insegnamento di Gesù.
L'indole dello scritto del Korner è personale e soggettiva, il principale
assillo dell'autore consistendo nella ricerca di un'intesa tra quelle due forze
spirituali che sente vive in sé.
Il libro ebraico più noto ed importante su Gesù resta il Jeshu mi-Nazeret di
Josef Klausner (1874-1958; Gerusalemme 1922; traduzione inglese Londra 1925, New
York 1953; traduzione tedesca Berlino 1930, 1952/3; traduzione francese Parigi
1933), scritto in polemica con l'opera di Montefiore. Klausner, professore
all'Università Ebraica di Gerusalemme, è esponente della corrente nazionalista e
sionista, e tale tendenza si riscontra marcatamente nella sua valutazione della
figura di Gesù, che nondimeno è affrontata con vivo acume, con scrupolosa
imparzialità e con accurata documentazione, sia per quanto concerne le fonti
rabbiniche sia per quelle cristiane.
Da un'analoga prospettiva di tipo nazionalistico la figura di Gesù è affrontata
da Edmond Fleg (1874-1963; Jesus raconté par le juif errant, Parigi 1953), poeta
e drammaturgo francese. Anche se l'impostazione del libro è fantastica e non
storica, nondimeno esso costituisce un documento interessante di un'appassionata
indagine personale.
Infine Leo Baeck, uno degli epigoni della Wissenschaft des Judentums in
Germania, agli inizi di questo secolo si occupò diffusamente dei rapporti tra
Giudaismo e Cristianesimo delle origini. Postuma è stata pubblicata una raccolta
di suoi saggi sull'argomento (Judaism and Christianity, Filadelfia 1958). La
trattazione del problema che fa il Baeck è assai precisa e le tesi che ne
emergono suggestive e plausibili. La tradizione evangelica appartiene - secondo
Baeck - all'ambiente culturale ebraico con tutte le sue peculiarità e partecipa
delle sue caratteristiche, anzi, è parte integrante di questa tradizione.
Tuttavia insieme con gli elementi comuni alle due tradizioni, un concetto base
distingue quella cristiana ed influisce decisamente sul suo ulteriore sviluppo,
ed è la credenza in Gesù come messia. Ma è solo con Paolo che si compie il
divorzio tra Ebraismo e Cristianesimo, con l'introduzione nella tradizione
cristiana di importanti elementi del mondo greco-romano.
[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]
Gesù e il Cristianesimo nel pensiero ebraico medievale torna
all'indice
L'esame della figura di Gesù da parte di studiosi ebrei ha corrisposto molto
spesso ad un travisamento dei dati essenziali della cultura ebraica, sollevati
dal loro quadro naturale e stemperati in un contesto a loro estraneo.
Le opere che si sono andate producendo sono state perlopiù espressione di
opinioni individuali, rimaste praticamente senza seguito nell'Ebraismo, mentre
la maggioranza delle correnti giudaiche ha adottato la tradizionale politica di
evitare la discussione sull'argomento. Resta perciò utile il richiamo a quei
maestri e scrittori che occasionalmente hanno investito questi temi di
relazione, dando loro personali interpretazioni e soluzioni.
Sa'adiah Gaon è il primo autore ebreo ad esaminare diffusamente la dottrina
cristiana nel Sefer Emunot we-De'ot (2:5). Con sottile argomentazione egli
contesta le costruzioni filosofiche intorno alla divinità di Gesù, ed in
particolare il dogma della trinità.
Contro la stessa teoria, considerata come contraria alla ragione ed al principio
dell'unità di D-o, si appuntano le critiche di Jehudah ha-Levi nel Kuzari (1:5).
Il poeta spagnolo afferma che tanto il Cristianesimo, quanto l'islam, pur
essendo partiti da concezioni di fondo ebraiche, non le hanno poi sviluppate
conseguentemente. Comunque Cristianesimo ed Islam sono da considerarsi stadi
preparatori alla venuta del Messia, con la quale ritorneranno a far parte
integrante dell'unico albero di Israele (4:11:23).
Tale opinione è condivisa da Maimonide, che così scrive nel _Jad ha-Chazaqah_
(Hilkhot Melakhim 11:4): "Gli insegnamenti del Nazareno e dell'Ismaelita
(Maometto, NdAT) servono al proposito divino di preparare la venuta del messia,
che verrà inviato per rendere perfetto il mondo, mediante il culto di D-o con un
solo spirito. Essi infatti hanno diffuso le parole della Scrittura e la legge
della verità in tutto il mondo, e, qualunque errore vi sia nel loro
insegnamento, torneranno alla perfetta verità con l'avvento dell'era
messianica".
Le grandi autorità rabbiniche rav Gershom di Magonza (morto nel 1040), rav
Shelomoh ben Yitzchaq (Rashi) e la sua scuola, i Tossafisti francesi nel 12°
Secolo ('Avodah Zarah 2a), Shelomoh ben Aderet di Barcellona nel 13° Secolo,
Yitzchaq ben Sheshet nel 14° Secolo (Sheelot we-Teshuvot, n. 119). Josef Qaro e
Mosheh Isserles nel 16° Secolo dichiarano che i Cristiani debbono essere
considerati "Proseliti della Porta" e non come idolatri, nonostante il culto
delle immagini da loro praticato.
Ancora più esplicito è Josef Jaabez vittima delle persecuzioni in Spagna (1492),
nel suo Maamar ha-Ahedut. Dopo aver manifestato il suo apprezzamento per i
concetti cristiani di creazione, rivelazione e resurrezione, egli va tanto oltre
da affermare che "se non fosse stato per queste nozioni cristiane, forse noi
stessi avremmo potuto vacillare nella nostra fede, durante la lunga dispersione"
(III).
Lo stesso punto di vista è condiviso dal suo contemporaneo Yitzchaq Arama
('Aqedat Yitzchaq 88) e da Eli'ezer Ashkenazi nel suo Ma'aseh ha-Shem, scritto
in Turchia nel 14° Secolo e pubblicato ad Amsterdam nel 1758. Egli tra l'altro
scriveva: "Il cristianesimo è stato dato come parte della religione ebraica
dagli apostoli al mondo dei gentili, ed il suo fondatore ha reso le leggi morali
ancora più rigide di quelle contenute nel mosaismo .... I Cristiani non hanno il
dovere, che hanno invece gli Ebrei, di osservare le leggi di Mosè, né peccano
nell'indirizzare altri uomini a D-o, anche se attraverso il concetto trinitario.
Essi infatti riceveranno il premio da D-o per aver diffuso la fede in lui presso
popoli che mai avevano udito il suo nome" (Resen Mate 15b e Lechem ha-Shamayim
a. Av. v. 17).
Va inoltre menzionato Leone del Bene (Jehudah Asael Me-ha-Tov) che nel suo
Kissot le-Bet Dawid, raffronta il Cristianesimo con la religione dell'Islam,
sottolineando la superiorità del primo sul secondo, nonostante la sua credenza
nel dogma trinitario (24, 26, 46, 48). Particolarmente critico nei confronti del
Cristianesimo è, invece, il filosofo Chasdaj Crescas, nel suo trattato spagnolo
sulla dottrina cristiana (1396). Egli denunzia l'irrazionalità delle idee del
peccato originale, della trinità, dell'incarnazione, della verginità di Maria e
della transustanziazione. Crescas studia, poi, il rapporto fra tevilah
nell'Antico Testamento. e battesimo nel Nuovo Testamento partendo dai seguenti
tre assiomi:
1. La ragione non può essere forzata nel Credo;
2. D-o stesso non può alterare le leggi della verità a priori e della ragione;
3. La giustizia di D-o deve comprendere tutti i suoi figli.
Shim'on ben Zemach Duran (1361-1440), nella sua opera principale Magen Avot,
tende a sottolineare come Gesù, in base alle sue stesse affermazioni, mai intese
abrogare la Torah. Dopo aver evidenziato la contraddittorietà di molti degli
insegnamenti attribuiti dagli Evangeli a Gesù, ne deduce che l'opposizione ai
valori del Giudaismo da parte del Cristianesimo si deve attribuire all'opera di
determinate correnti sorte fra i suoi seguaci. Il filosofo Josef Albo, in
'Iqqarim (3:25), critica severamente la dogmatica cristiana e sottolinea con
particolare enfasi il fatto che i miracoli non possono mai essere chiamati a
testimoniare della validità di un determinato credo, dato che ogni religione li
rivendica a proprio favore.
Tale considerazione verrà ampliata ed ulteriormente approfondita da Moses
Mendelssohn nella sua polemica con Lavater (Gegenbetrachtungen ueber Bonnets
Palingenesie, Francoforte sul Meno, 1770, VII, p. 91-ss.).
[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]
Pax Pleroma Ærman,
In questi giorni ho avuto modo di parlare con diverse persone, variamente
impegnate nel mondo dell'esoterismo, attorno a questo piccolo fenomeno di
ABRAXAS, di cui ribadisco il primo ad essere stupito è il sottoscritto. Da
questi cari corrispondenti mi sono giunte le seguenti utili riflessioni, che
ti (vi) porgo.
Con ogni probabilità il "pendolo" dell'interesse sta nuovamente oscillando,
molti delusi o interdetti dall'oriente si interrogano oggi attorno alle
proprie radici culturali, alla storia che ha determinato la struttura in cui
essi si trovano ad agire ed operare. Ecco quindi nascere l'interesse per
tematiche appartentemente antiche, ma che in realtà sono sempre attuali.
Credo ( a prescindere l'operatività che possiamo e che traiamo dall'"etica
gnostica", e che è fatto privato o di fratellanza ), compito sia quello di
presentare senza contrapposizione, un pensiero "eterodosso", che mostri le
diverse sensibilità, espressioni, e qualità di ciò che si agita nella
profondità del cuore pulsante di quei fenomeni inadeguatamente chiamati
gnosticismo e cristianesimo.
Cordialmente
Filippo
----- Original Message -----
From: mplatos
Per quello che può valere il mio parere in questo contesto, sono
pienamente d'accordo con te.
Piero (Ærman)
--- In Gnosticismo@yahoogroups.com, "Filippo" <lachimera70@...> ha
scritto:
>
> Pax Pleroma,
>
> Perdonate l'inconsueta mail, ma devo dirmi stupito del numero di
lettori di www.fuocosacro.com che hanno scaricato il numero 2 di
Abraxas.
>
> Nei pochi giorni in cui la rivista è a disposizione sono stati
1.146, la tal cosa mi fa ritenere che vi possa essere uno spazio per
la pacata esposizione delle espressioni del pensiero gnostico,
lontana dai clamori del sensazionalismo.
> Personalmente ritengo che sia proprio il sensazionalismo, il
protagonismo, e l'utilizzo improprio dello gnosticismo ( come
avversario alla religione ) che hanno portato i maggiori sfregi, la
più profonda confusione su ciò che era.
>
Sono d'accordo con te.
Consentimi la familiarità del "tu" che non vuole essere una
ineducazione nei tuoi confronti ma solamente una forma espressiva
fraterna.
Chiarito ciò, scrivevo che sono perfettamente d'accordo con le tue
riflessioni e conseguenti considerazioni a cui sei giunto.
Il mio parere potrebbe essere uno come tanti e quindi più o meno
corretto, ma se ciò può farti piacere (così come sono sicuro che lo
sarà), le tue conclusioni sulla meditazione sono (in altre parole ma
di identico significato) una parte della sintesi dei capitoli "la
conversione", "il siginificato del dolore", ecc.. Ultimi capitoli del
libro "Come ricordare le vite passate" (1994, B.I.S. edizioni)
scritto dal dott. C. Jinarajadasa già Presidente della Società
Teosofica.
L'argomento del libro, contrariamente a quello che il titolo lascia
intendere, è sulle fasi pratiche dell'evoluzione karmika e relativi
effetti a livello individuale e nei rapporti con la vita.
Quello che tu percepisci come (e ti autodefinisci) <senza nuove
emozioni> sono, invece, proprio delle <nuove emozioni> proprio perchè
diverse da come possiamo comunemente intenderle a livello <animale>.
Spero di esserti stato d'aiuto e ti saluto.
Piero (Ærman)
--- In Gnosticismo@yahoogroups.com, "Mario Guarracino"
<marioguarracino@...> ha scritto:
>
> P. C.
> ----- Original Message -----
> From: Mario Guarracino
> To: giuntina@...
> Cc: Mario Guarracino
> Sent: Thursday, February 15, 2007 5:05 PM
> Subject: Re: Sul lettino della dialisi: meditazioni.
>
>
>
>
> Sul lettino della dialisi ... meditazione:
> Se l'uomo conoscesse quanta difficoltà comporta il
<conoscersi>, non sarebbe nemmeno lontanamente sfiorato dall'idea
(presuntuosa e fasulla!) di poter conoscere l'Altro! Conoscersi
significa, infatti, essere completamente consapevole del proprio
<sentire>, che avviene nell'ATTIMO che si vive. "Il Regno è qui, ora,
ma va continuamente riafferrato!" -Dice un'antica massima-.
> Io, in verità, comincio solo oggi -alla <tenera> età di 74
anni!- ad avere una sicura conoscenza del mio sentire dell'ATTIMO,
tanto che sono stufo di me, perché non mi colpiscono emozioni nuove.
Conoscersi sufficientemente, infatti, significa in certo modo anche
<morire>, perché il nuovo, che è quello che ci vitalizza, (<l'esultò
di gioia> -Lc 10,21-, per capirsi!) ci tocca sempre più raramente,
tanto che sono addirittura grato a chi mi fa una scorrettezza, perché
mi consente di scoprire, per un attimo, qualcosa del mio <sentire>
che ancora non conoscevo!
> Conoscere, poi, l'Altro è cosa addirittura impossibile, perché
bisognerebbe chiedere all'Altro cosa senta, in quell'attimo!
> Eppure quanti, pur non conoscendo ancora bene se stessi, si
illudono di conoscere, presuntuosamente L'ALTRO!! E si litiga tanto,
anche per questo.
> Chi mi vorrà dare il suo parere, su questo mio convinto
pensiero, fatto nelle lunghe ore di noia, sul lettino della
<dialisi>?
> Con un GRAZIE anticipato,
> Mario G. (l'annoiato del vivere senza nuove <emozioni>!)
>
> [Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]
>
Miracolo: Fatto di esperienza che si sottrae al corso normale delle leggi della
natura, e che viene interpretato filosoficamente mediante il ricorso ad una
causa trascendente (v.). Il M. è un fenomeno che interessa le scienze, la
filosofia e la religione. La scienza si limita ad accertare i fatti ed a
rilevare l'aspetto di tutta l'eccezionalità del caso in esame, stabilendo la
cosiddetta veritas historica. Ma solo la filosofia può dimostrare la possibilità
del m., cioè il suo senso trascendente e l'ambito di significato del tutto
distinto dalla verità scientifica (veritas philosophica) in cui esso si colloca.
Infine la religione spiega il significato positivo del m., il suo valore
salvifico, collocandolo nella Storia della Salvezza, indicandone cioè l'economia
entro la Rivelazione (veritas relativa). Y (Letteratura) Nell'ambito
dell'agiografia medievale, si dice M. la narrazione delle azioni compiute da un
santo in vita ed in morte oppure, in generale, le biografie dei santi, composte
per lo più a scopo edificante e solo raramente con intenti storici. Derivate
dall'agiografia furono le raccolte di miracula che, soprattutto nel XII-XIV
secolo, costituirono una cospicua parte del bagaglio di exempla a cui
attingevano i predicatori. Infine per M. si intende un genere di teatro
religioso medievale, ben distinto dal "mistero" e dalla nostra sacra
rappresentazione, perché trae i suoi temi non dalla Bibbia ma dalle vite dei
santi. La distinzione è sottile: ad esempio in Inghilterra miracle play è un
termine usato dagli storici come sinonimo di mistery play. Sono ascrivibili a
questo genere, soprattutto in Francia dove il termine ebbe forse un più preciso
significato, il Jeu de Saint-Nicolas (1200) di Jean Bodel, il Miracle de
Theophile (1261) di Rutebeuf, e la serie dei quaranta Miracles de Notre-Dame di
autori anonimi, scritti tra il 1339 ed il 1382.
[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]
Per quello che può valere il mio parere in questo contesto, sono
pienamente d'accordo con te.
Piero (Ærman)
--- In Gnosticismo@yahoogroups.com, "Filippo" <lachimera70@...> ha
scritto:
>
> Pax Pleroma,
>
> Perdonate l'inconsueta mail, ma devo dirmi stupito del numero di
lettori di www.fuocosacro.com che hanno scaricato il numero 2 di
Abraxas.
>
> Nei pochi giorni in cui la rivista è a disposizione sono stati
1.146, la tal cosa mi fa ritenere che vi possa essere uno spazio per
la pacata esposizione delle espressioni del pensiero gnostico,
lontana dai clamori del sensazionalismo.
> Personalmente ritengo che sia proprio il sensazionalismo, il
protagonismo, e l'utilizzo improprio dello gnosticismo ( come
avversario alla religione ) che hanno portato i maggiori sfregi, la
più profonda confusione su ciò che era.
>
> Grazie per l'attenzione..
>
> Cordialmente
>
> Filippo
>
> [Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]
>
Modalismo: Nome attribuito ad un'eresia antitrinitaria del II secolo, originata
in Asia Minore da Noeto e diffusa poi in Africa ed in Italia da Prassea nel III
secolo. I suoi seguaci ritenevano che in Dio ci fosse una sola persona
indivisibile (Monade, v.), e che i gli appellativi di Padre, Figlio e Spirito
Santo servissero soltanto ad indicare diverse manifestazioni o modi (di qui il
nome della setta) della sostanza divina: in quanto creatore del mondo è Verbo,
in quanto si rivela nell'Antico Testamento è Padre, nell'incarnazione è Figlio,
e come santificatore è Spirito Santo. Questo a differenza della dottrina della
Chiesa, per la quale le tre Persone della Trinità sono uguali e distinte. La
dottrina viene anche denominata Patripassionismo, o Monarchismo, od ancora
Sabellianismo, dal nome del religioso libico Sabellio, che favorì la diffusione
a Roma della dottrina tra il 210 ed il 240 ca.
[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]
Messaliani: Setta ascetica cristiana dell'Asia Minore (metà IV secolo) diffusasi
dalla Mesopotania in Siria, Armenia ed Egitto. Denominati anche massaliani,
euchiti od eufemiti, i M. conducevano una vita solitaria o cenobitica, dedita
esclusivamente alla preghiera, la sola pratica (sostenevano) capace di scacciare
il diavolo che ogni essere umano porta in sé, come conseguenza del peccato
originale, peccato che non verrebbe allontanato nemmeno attraverso il battesimo.
Tale tesi eretica venne condannata durante il sinodo di Side, in Panfilia (390)
ed il concilio di Efeso (431). I M. sopravvissero fino al X secolo, ed
influenzarono il sufismo (v.) musulmano.
[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]
Pax Pleroma,
Perdonate l'inconsueta mail, ma devo dirmi stupito del numero di lettori di
www.fuocosacro.com che hanno scaricato il numero 2 di Abraxas.
Nei pochi giorni in cui la rivista è a disposizione sono stati 1.146, la tal
cosa mi fa ritenere che vi possa essere uno spazio per la pacata esposizione
delle espressioni del pensiero gnostico, lontana dai clamori del
sensazionalismo.
Personalmente ritengo che sia proprio il sensazionalismo, il protagonismo, e
l'utilizzo improprio dello gnosticismo ( come avversario alla religione ) che
hanno portato i maggiori sfregi, la più profonda confusione su ciò che era.
Grazie per l'attenzione..
Cordialmente
Filippo
[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]
Beh,ho letto il post e devo dire che sto riflettendo,condividendo in parte
quello che e' stato scritto....
essendo un povero libero muratore marchigiano,non riesco a dire la mia cosi
di getto...ci sto pensando
:.Dante Cesauri
----- Original Message -----
From: "Mario Guarracino" <>
To: "Gnosticismo GNOSTICISMO" <Gnosticismo@yahoogroups.com>
Cc: "Mario Guarracino" <marioguarracino@...>
Sent: Friday, February 16, 2007 12:23 AM
Subject: [Gnosticismo] Re: Sul lettino della dialisi: meditazioni.
P. C.
----- Original Message -----
From: Mario Guarracino
To: giuntina@...
Cc: Mario Guarracino
Sent: Thursday, February 15, 2007 5:05 PM
Subject: Re: Sul lettino della dialisi: meditazioni.
Sul lettino della dialisi ... meditazione:
Se l'uomo conoscesse quanta difficoltà comporta il <conoscersi>, non
sarebbe nemmeno lontanamente sfiorato dall'idea (presuntuosa e fasulla!) di
poter conoscere l'Altro! Conoscersi significa, infatti, essere completamente
consapevole del proprio <sentire>, che avviene nell'ATTIMO che si vive. "Il
Regno è qui, ora, ma va continuamente riafferrato!" -Dice un'antica
massima-.
Io, in verità, comincio solo oggi -alla <tenera> età di 74 anni!- ad
avere una sicura conoscenza del mio sentire dell'ATTIMO, tanto che sono
stufo di me, perché non mi colpiscono emozioni nuove. Conoscersi
sufficientemente, infatti, significa in certo modo anche <morire>, perché il
nuovo, che è quello che ci vitalizza, (<l'esultò di gioia> -Lc 10,21-, per
capirsi!) ci tocca sempre più raramente, tanto che sono addirittura grato a
chi mi fa una scorrettezza, perché mi consente di scoprire, per un attimo,
qualcosa del mio <sentire> che ancora non conoscevo!
Conoscere, poi, l'Altro è cosa addirittura impossibile, perché
bisognerebbe chiedere all'Altro cosa senta, in quell'attimo!
Eppure quanti, pur non conoscendo ancora bene se stessi, si illudono di
conoscere, presuntuosamente L'ALTRO!! E si litiga tanto, anche per questo.
Chi mi vorrà dare il suo parere, su questo mio convinto pensiero, fatto
nelle lunghe ore di noia, sul lettino della <dialisi>?
Con un GRAZIE anticipato,
Mario G. (l'annoiato del vivere senza nuove <emozioni>!)
[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]
Link utili di Yahoo! Gruppi
P. C.
----- Original Message -----
From: Mario Guarracino
To: giuntina@...
Cc: Mario Guarracino
Sent: Thursday, February 15, 2007 5:05 PM
Subject: Re: Sul lettino della dialisi: meditazioni.
Sul lettino della dialisi ... meditazione:
Se l'uomo conoscesse quanta difficoltà comporta il <conoscersi>, non sarebbe
nemmeno lontanamente sfiorato dall'idea (presuntuosa e fasulla!) di poter
conoscere l'Altro! Conoscersi significa, infatti, essere completamente
consapevole del proprio <sentire>, che avviene nell'ATTIMO che si vive. "Il
Regno è qui, ora, ma va continuamente riafferrato!" -Dice un'antica massima-.
Io, in verità, comincio solo oggi -alla <tenera> età di 74 anni!- ad avere
una sicura conoscenza del mio sentire dell'ATTIMO, tanto che sono stufo di me,
perché non mi colpiscono emozioni nuove. Conoscersi sufficientemente, infatti,
significa in certo modo anche <morire>, perché il nuovo, che è quello che ci
vitalizza, (<l'esultò di gioia> -Lc 10,21-, per capirsi!) ci tocca sempre più
raramente, tanto che sono addirittura grato a chi mi fa una scorrettezza, perché
mi consente di scoprire, per un attimo, qualcosa del mio <sentire> che ancora
non conoscevo!
Conoscere, poi, l'Altro è cosa addirittura impossibile, perché bisognerebbe
chiedere all'Altro cosa senta, in quell'attimo!
Eppure quanti, pur non conoscendo ancora bene se stessi, si illudono di
conoscere, presuntuosamente L'ALTRO!! E si litiga tanto, anche per questo.
Chi mi vorrà dare il suo parere, su questo mio convinto pensiero, fatto
nelle lunghe ore di noia, sul lettino della <dialisi>?
Con un GRAZIE anticipato,
Mario G. (l'annoiato del vivere senza nuove <emozioni>!)
[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]
La redazione di Lex Aurea, comunica che è disponibile il numero 21 della
rivista, al seguente link:
http://www.fuocosacro.com/pagine/lexaurea/lexaurea.htm
RUBRICA:
L'Oro di Saturno
Frammenti
Gnosticismo Arte Perduta
Antrophos
Il Sole dell'Est
ARTICOLO:
Cristianesimo e Religione
Sulle Forme Pensiero
Appunti Sulla Bhagavadgita
Sibi ( Usinara) e la Colomba
L'Ultima Cena di Leonardo da Vinci
La Folla, Le Palme
Butoh, La Danza delle Tenebre
Il Tipo Venusiano
LETTURA:
I Giganti e Il Mistero delle Origini
La redazione di Abraxas ( periodico digitale dedicata allo gnosticismo storico )
informa che è disponibile il numero 2 della rivista, al seguente link
http://www.fuocosacro.com/pagine/abraxas/ABRAXAS2.pdf
Indice:
Stele
Il Privilegio della Prostituta
La Croce nei tempi cristiani e precristiani
Commento al Loghion 7 del Vangelo di Maria
L'Albero della Gnosi
Una conoscenza che salva
L'Inno della Perla
La Donna nello Gnosticismo
Monologo di Satana all'uomo
Cristianesimo e Gnosticismo
Simon Mago
[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]
"Omnia per ipsum facta sunt; et sine ipse factum est nihl, quod factum est."
E' la forma latina di un celebre passo del Vangelo di San Giovanni ( il
discepolo prediletto del Cristo ). Passo talmente importante che viene citato da
S.Agostino ( un tempo manicheo e poi dottore della Chiesa di Roma ), proprio per
scardinare il distinguo gnostico fra un Dio Cattivo ( identificato con il Dio
degli Ebrei ), e un Dio buono ( Il Dio del Cristo, il Dio di Giovanni ).
Genesis concordat cum Evangelio.
2. "Moyses enim dicit" inquiunt "In principio fecit Deus caelum et terram nec
nominat Filium per quem facta sunt omnia, cum Ioannes dicat: In principio erat
Verbum, et Verbum erat apud Deum, et Deus erat Verbum. Hoc erat in principio
apud Deum. Omnia per ipsum facta sunt, et sine ipso factum est nihil" 5. Hoccine
contrarium est, an potius sibimetipsi contrarii sunt, qui ea quae non
intellegunt, caecitate reprehendere quam pietate quaerere maluerunt? Quid enim
dicturi sunt, cum ipsum "principium" Filium Dei esse respondero, in quo Deum
fecisse caelum et terram Genesis loquitur? An forte hoc probare non potero, cum
de ipso Novo Testamento, cui velint nolint fracta superbiae cervice subduntur,
testes mihi praesto esse cognoscam? Ait enim Dominus incredulis Iudaeis: Si
crederetis Moysi, crederetis et mihi; ille enim de me scripsit 6. Cur ergo non
ipsum Dominum intellegam in quo principio fecit Deus Pater caelum et terram?
Nam: In principio fecit Deus caelum et terram 7, Moyses utique scripsit, quem de
Domino scripsisse ipsius Domini voce firmatur. An forte non est etiam ipse
principium? Neque hinc dubitare oportebit, loquente Evangelio, ubi Iudaei cum a
Domino quaesissent quis esset, ipse respondit: Principium, quia et loquor vobis.
Ecce in quo principio fecit Deus caelum et terram. Caelum ergo et terram fecit
Deus in Filio, per quem facta sunt omnia et sine quo factum est nihil, ut etiam
Evangelio concordante cum Genesi, secundum Testamenti utriusque consensum
teneamus hereditatem, litigiosasque calumnias exheredatis haereticis
relinquamus. (TRACTATUS CONTRA MANICHAEOS )
Non è qui mio desiderio confutare il celebre Dottore S.Agostino, la cui vita
privata andrebbe però approfondita visto che possiamo associarla più all'abilità
del ginnasta, che al rigore dell'asceta. Anche se volendo il Dio dell'antico
testamento è un Dio del fare, e quello di Giovanni un Dio del pensiero.
Ciò che è interessante proporvi è come questo passo del Vangelo, non è stato
casualmente scelto da Agostino, per la sua confutazione del Manicheismo (
dottrina che ben conosceva avendovi fatto parte ), ma scientemente trattato, in
quanto campo di scontro teologico con vari maestri gnostici.
Conosciamo come la traduzione corrente sia:
Giovanni 1:3 tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato
fatto di tutto ciò che esiste.
Ma esiste anche un'altra versione, una versione gnostica:
" Il tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui il niente di ciò che
esiste è stato fatto "
Il niente è questo mondo.
Cordialmente
Filippo
[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]
--- In Gnosticismo@yahoogroups.com, "TRUESEARCH"
<truesearch1965@...> ha scritto:
>
> Lumi su Adonai
>
> -------------------------------------------------------------------
-------------
>
> Mi inserisco su questo Forum per chiedervi lumi su di una teoria,
apparsa in un libro italiano cattolico.
> Adonai viene identificato con Lucifero, Dio della Gnosi e della
Massoneria. A prova di ciò sono addotte le varie combinazioni
cabbalistiche osservate sia nei rituali del Rito Scozzese Antico ed
Accettato, sia, e di questo si tratta in primo luogo, nei simboli
apparsi nel progeto della "nuova chiesa" per S. Padre Pio,
progettata da Renzo Piano.
> Qui qualsiasi Trinità (= numero 3) viene ricondotta a 666 (ovvio
significato) ed il ragionamento prosegue identificando una trinità
gnostica, composta da Uomo-Dio, Uomo-Re e Dio-Corpo, che, nella
versione riservata agli alti iniziati, si traduce in una ostituzione
di Cristo in croce con Lucifero in croce, di Cristo Buon Pastore con
Lucifero Buon Pastore, e via dicendo.
>
> Non sono del tutto digiuno di teologia cristiana e ricordo di aver
appreso che, secondo lo Gnosticismo, Adonai era un' emanazione
imperfetta (ma non diabolica) der Dio Principio Primo. Essendo
imperfetto, Adonai creò un mondo imperfetto (ma non caotico, come
tende a dimostrare l' autore) ed appena con Cristo, Prima Emanazione
del Dio Principio Primo, fu ristabilita la re-ligio tra uomini e Dio.
>
> Le implicazioni di questa differenza d' interpretazione sono
notevoli, dato che un' equiparazione di Adonai a Lucifero porterebbe
alla demonizzazione del popolo ebraico e, per conseguenza, alla
conferma dell' accusa di deicidio.
>
> Vi sarei molto grato per un' opinione netta e comprensibile su
questa discrepanza tra quello che credevo di sapere ed i fatti nuovi
che sto leggendo.
>...................................................................
Salve,
dalle ultime traduzioni dei geroglifici di Tell el-Amarna,risulta
che la religione Ebraica deriva da quella Egiziana.
In tal caso Adonai= Aton-Ay.Dove Ay è il nome del Faraone che ha
preceduto Akhenaton.
Vedi :"I segreti dell'Esodo"di Roger e Messod Sabbah.
Shalom.
Samuel.
Pax Pleroma
Indubbiamente templari e templarismo è argomento assai di moda negli ultimi
anni, capace assieme allo gnosticismo di essere lievito o fermento per
discussioni e ipotesi varie e variegate.
Però.. Nella tua lettera parli di filosofia gnostica, e questo mi lascia un
poco perplesso, perchè in tanti ( forse troppi ) anni che mi occupo di
gnosticismo non ho mai riscontrato l'esistenza di una filosofia gnostica.
Ciò è da attribuirsi alla natura composita del fenomeno gnosticismo (termine
successivo al fenomeno ) con cui si definivano ( da parte dei non gnostici )
una serie di comunità, scuole, movimenti, che avevano dei tratti in comune,
ma non certo una filosofia. Basti pensare a quanto separa Carpocrate, da
Valentino, gli Ofiti da Marcione, Mani da Basilide, ecc... ecc...
Ricordiamoci sempre che i templari erano un ordine monastico, e come tale
rispettava una "regola", il fondamneto di tale ordine si trovava all'interno
della Chiesa Cattolica. Posso sicuramente ammettere che i templari, avessero
una predilezione per il Vangelo di Giovanni, ma allo stato attuale delle
cose si ferma qui la certezza storica.
----- Original Message -----
From: <aresha75@...>
----- Original Message -----
From: <aresha75@...>
Pax Pleroma,
Interessante messaggio, oserei dire molto curioso.
La tradizione gnostica non è riconducibile ad un'unica realtà comunitaria,
scolastica (nel senso filosofico greco) o iniziatica; ma come detto altrove
ad un insieme di movimenti spirituali, misterici e iniziatici che avevano
elementi comuni. Fra questi elementi non rientra certamente ne la
trattazione di ADONAI ne la venerazione di Lucifero.
Nel piccolo testo edito da TEA "LA GNOSI E IL MONDO", sono raccolti tre
manoscritti della scuola gnostica barbelotiana, ( fra cui un apocrifo
attribuito a Giovanni ) dove alcuni "nomi" del Dio Vetero Testamentario,
sono attribuiti al Demiurgo e ai suoi figli ( gli Arconti ). Ciò ad indicare
una rottura critica fra lo gnosticismo cristiano, e l'ebraismo; rottura che
"apparentemente" non ha riguardato le due massime espressioni religiose
derivate dal cristianesimo.
Però.... ( c'è sempre un però ) alcune scuole gnostiche il problema
dell'ebraismo neppure lo sollevavano, preferendo occuparsi di altro, ma in
linea generale possiamo concordare sul rifiuto dell'antico testamento e
dell'ebraismo, attitudine questa non limitata al solo e cosidetto
gnosticismo.
Venendo alla "polemistica", vorrei dire che mi fa sorridere un testo
cattolico, che si rifugia nella cabala o per meglio dire nella GHEMATRIA,
che affonda le proprie origini nella tradizione ebraica ( anche se non
talmudica ), e per lungo tempo osteggiata sia dagli ebrei talmudici che
dalla stessa Chiesa Cattolica, come arte magica, o commercio con il maligno.
Sicuramente in alcune tradizioni la figura di Lucifero viene vista come di
colui che porta la luce, ora sorvolando sulla massoneria su cui non amo
pronunciarmi, vorrei limitarmi allo gnosticismo.
In alcuni testi gnostici ( si veda il Vangelo di Giuda ) alcune figure
dell'Antico Testamento acquisiscono interesse "morale" in quanto si
ribellano al Dio Ebraico, considerato "fattore" di questo mondo, ma come
detto in precedenza questo filone non è uno degli elementi caratterizzanti
tutto lo gnosticismo.
Lumi su Adonai
--------------------------------------------------------------------------------
Mi inserisco su questo Forum per chiedervi lumi su di una teoria, apparsa in un
libro italiano cattolico.
Adonai viene identificato con Lucifero, Dio della Gnosi e della Massoneria. A
prova di ciò sono addotte le varie combinazioni cabbalistiche osservate sia nei
rituali del Rito Scozzese Antico ed Accettato, sia, e di questo si tratta in
primo luogo, nei simboli apparsi nel progeto della "nuova chiesa" per S. Padre
Pio, progettata da Renzo Piano.
Qui qualsiasi Trinità (= numero 3) viene ricondotta a 666 (ovvio significato) ed
il ragionamento prosegue identificando una trinità gnostica, composta da
Uomo-Dio, Uomo-Re e Dio-Corpo, che, nella versione riservata agli alti iniziati,
si traduce in una ostituzione di Cristo in croce con Lucifero in croce, di
Cristo Buon Pastore con Lucifero Buon Pastore, e via dicendo.
Non sono del tutto digiuno di teologia cristiana e ricordo di aver appreso che,
secondo lo Gnosticismo, Adonai era un' emanazione imperfetta (ma non diabolica)
der Dio Principio Primo. Essendo imperfetto, Adonai creò un mondo imperfetto (ma
non caotico, come tende a dimostrare l' autore) ed appena con Cristo, Prima
Emanazione del Dio Principio Primo, fu ristabilita la re-ligio tra uomini e Dio.
Le implicazioni di questa differenza d' interpretazione sono notevoli, dato che
un' equiparazione di Adonai a Lucifero porterebbe alla demonizzazione del popolo
ebraico e, per conseguenza, alla conferma dell' accusa di deicidio.
Vi sarei molto grato per un' opinione netta e comprensibile su questa
discrepanza tra quello che credevo di sapere ed i fatti nuovi che sto leggendo.
Pax Pleroma Sabato,
Personalmente traggo tre considerazioni dalla famosa frase dello scandola di
Gesù Cristo, che mi prometto di allargare.
1. La prima considerazione è di ambito iniziatico. Dove sostengo, già da
tempo,. come l'illuminazione ultima non possa essere raggiunta in vita, ma
in verità in morte o in punto di more. E lasciò così intendere e
preannunciare, non esplicitandolo, il mio pensiero in merito alla frase di
Gesù.
2. La non alterazione sostanziale dei Vangeli. Se una qualasiasi struttura
avesse voluto presentarsi come monolitica attestazione di una fede suprema,
ed intermediare fra Dio e l'uomo, sicuramente avrebbe omesso tale scabrosa
circostanza. Che impone una riflessione "intellettuale" e non una mera
attestazione di fede ( che anzi viene posta in discussione ).
3. A mio avviso tale frase, in ambito gnostico, apre la discussione sul
concetto di divinità e sulla presenza di più Enti.
A presto
----- Original Message -----
From: ing. Sabato Scala
Le ultime parole di Gesù: il ripudio del Padre?
Vorrei esporre una mia tesi sul simbolo dell'Ordine. Bè io penso che "i due
uomini sullo stesso cavallo" (punto di partenza delle abominevoli accuse di
"sodomia" rivolte ai monaci guerrieri)stiano ad indicare l'esistenza all'interno
dell'ordine di un sotto o forse contro-ordine, che abbia abbracciato un
cristianesimo diverso rispetto a quello professato dalla Chiesa Cattolica, ossia
lo gnosticismo-catarismo.
A mio avviso l'ordine altro non era che un "riparo dorato", un originario gruppo
di 9 uomini (forse appartenenti al Priorato di Sion)che con il riconoscimento
-anzi probabilmente servendosi della benedizione- della Chiesa Cattolica,
riuscirono a raggiungere Gerusalemme e ad installarsi nel Tempio di Salomone, da
dove partirono alla ricerca dei testi gnostici e dell'antica conoscenza
astronomica egizia. Lo stesso Tempio di Salomone probabilmente custodiva molti
testi, il cui possesso era ritenuto fondamentale dai creatori dell'Ordine ( o se
si accoglie la tesi del Priorato di Sion, da i loro superiori che li li avevano
inviati).
Insomma i cavalieri templari, o almeno parti di essi, avevano abbracciato la
filosofia gnostica. E proprio questa corrente era la dominante all'interno
dell'ordine, anche se pochi in realtà conoscevano il fine e il "vero" credo
Aresha
Carissimi,
le ultime parole di Gesù sulla croce "Elì, Elì, lema sabactani" che
scandalizzarono persino Luca tanto da spingerlo ad eliminare il riferimento ad
esse nel suo Vangelo trovano forse proprio in Luca la spiegazione del motivo
principale dello scandalo.
Gesù si rivolge a colui che aveva sempre chiamato "Padre" per laprima ed unica
volta non chiamandolo più tale ma Elì ovvero utilizzanto l'antica desinenza
destinata a Dio: El.
Il richiamo al Salmo 22 che inizia proprio con queste parole
http://www.riforma.net/salmi/turoldo/tur022/index.htm
non ci aiuta a capire il perchè le ultime parole siano proprio queste.
Il Salmo richiama in maniera chiarissima ciò che era successo a GEsù e Gesù ci
fa sapere di averlo letto e di essere perfettamente cosciente di quanto stava
per accadergli ma probabilmente, anzi quasi certamente, in quel momento si
chiede dov'è il Dio che nel Salmo scrive per mezzo del profeta:
Sl 22,21 Dal suo povero dio non toglie
Mai lo sguardo, e il grido d'aiuto
Egli ascolta e sempre esaudisce.
Fatto stà, però, che sembra rinnegare il termine PAdre perchè si chiede : quale
padre lascerebbe un figlio nelle mani di lupi affamati fatto in pezzi e privo di
alcun conforto o abbraccio?
Eppure in quelle parole GEsù rinnega il Padre perchè il suo dubbio é carico di
mancanza di fede ovvero di fiducia in quell che Dio nel Salmo fa scrivere al
profeta.
L'Ultimo atto di GEsù é, quindi, innegabilmente una perdita di fede nel dubbioed
un rinnegamento di Elì quale Padre.
La salvezza, qui, si esplica con la morte: queto é, almeno stando ai fatti,
l'aiuto che GEsù riceve ma che non lava il peso drammatico di un fallimento
quale ultimo pensiero dell'uomo sulla croce.
Tralasciando l'aspetto esegetico, lo storico, che può a differenza del fedele,
interpetrare le parole per quello che sono, deve chiedersi come e perchè gli
Evangelisti decisero di riportarle. In Matteo la giustificazione é chiara: tutti
i richiami della passione fanno riferimento alla profezia del servo sofferente
(divizione delle vesti, mani bucate, ecc...) e Matteo, legato alla
interpterazione profetica, é convinto che il richiamo di GEsù sulla croce sia
quello a questa profezia: ma questa non é, chiaramente, nè uan profezia
messianica ma ha, comunque, una chiusura escatologica nell'annuncio dlela
nascita di un nuovo popolo.
Sl 22, 31. La salvezza sarà annunciata
A un popolo prossimo a nascere:
si dirà: "Questo ha fatto il Signore".
Marco riprende Matteo e traduce ai greci il contenuto di quelle parole in
Aramaico e, come sempre, superficiale nella lettura e nella interpretazione non
comprende appieno il riferimento come del resto non si comprende affatto perchè
MAtteo, fermo restando il legame al Salmo, ritiene sia necessario riportare
questa frase.
Sembra quasi che Matteo, conscio dello scandalo e del fallimento che quella
frase determina nei fedeli, voglia darne una rilettura preannunciando il futuro
del nuovo popolo.
REsta il fatto che, umanamente, le parole sono un disperato ripudio del
messaggio di una intera vita e la coscienza della domanda che ripeto: quale
Padre amorevole non soccorrerebbe il figlio sbranato senza sua colpa e senza
motivo? E ancora: QUale salvezza é la morte se non la dichiarazione divina della
inutilità di questa vita se non come prova?
Ma se fosse solo una prova cosa devono aver pensato i fedeli del tempo di fronte
al fallimento della prova da parte di GEsù? Se Gesù perde la sua fede ha fallito
la prova e chetipo di salvataggio ed amorevolezza é quella di un Padre che salva
il figlio sulla crocedopo il fallimento dellaprova suprema di fede non dandogli
la possibilità di redimersi ma facendolo morire?
Eppure colui che risorge é un uomo che ha perso la fede e che ha fallito la
prova: esegeticamente é un elemento assai imbarazzante, ma storicamente é un
elemento centrale poichè é difficile capire cosa deve aver tenuto insieme il
gruppo dei discepoli a fronte di un fallimento simile.
Ci sarebbe da chiedersi se, effettivamente, fu data una possibilità di redimersi
all'uomo sulla croce ovvero non facendolo morire ma facendolo apparire morto
come in ambito gnostico si sotenne e come si sostiene in alcune tesi più o meno
moderne neognostiche.
Ad ogni modo é difficile glissare su queste ultime parole che lo si voglia o no
sono, chiaramente, un testamento e mi piacerebbe conoscere il parere, non
storico-esegetico dell'amico Salvatore Capo.
Saluti,
Sabato Scala
>Salve,
>anche se fosse vera l'assurdità del peccato e della liberazione dai
>peccati,Gesù non avrebbe affatto salvato l'Umanità dal peccato ma
>solo gli Europei,gli Americani e gli Australiani.
>Cinesi,Indiani,Buddhisti del Sud Est Asiatico e Musulmani non
>vogliono saperne nè di Gesù nè della sua salvezza.
Mi sorge un dubbio: l'uomo è avulso dal peccato perchè non sa cos'è o
piuttosto perchè non vuole saperlo?
Alla prima domanda si può rispondere adottando testi egizi come "Le
istruzioni di Amenemope" e l'inesauribile e grandiosa Torah.
Sopratutto con l'ultimo testo, in particolar modo in Genesi e
Levitico, si fa capire all'essere umano cosa è giusto e cosa non lo
è, nonostante le sfumature storiche relative a quei precetti.
Alla seconda domanda sarebbe d'uopo rispondere che nessuno è dio di
se stesso ne mai diventerà un dio. I Cainiti ed i Carpocraziani erano
abili a riabilitare qualsivoglia figura negativa ed annunciavano il
sordido postulato che << data la prigionia dell'anima nel corpo essa
deve provare tutte le sensazioni possibili, soggiacere ad ogni
passione, sprofondare nell'abisso dell'immoralità reincarnandosi più
volte sino, un giorno, a liberarsi completamente delle pastoie della
materia>>.
Gesù, sacrificandosi sulla croce, ha tolto la pesante coltre
demoniaca che offuscava la via del ritorno al Regno dei Cieli.
Gesù è considerato il ventiduesimo Buddah ed è altamente rispettato,
con il nome di Issa, nella religione Maomettana.
Solo l'ateismo, il relativismo e l'immarcescibile paganesimo sputano
vergognosamente sul nome di Gesù detto il Cristo.
Alessandro.