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HermesHestia |
n.
7-02 |
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I labili confini dell'e-book L’e-book sta raggiungendo la maturità.
E lo fa in sordina, per tentativi, facendo capolino sullo schermo dei nostri
personal computer prima ancora che su device appositi. Ma bibliomani e lettori
su carta possono stare tranquilli, l’e-book non è, come molti
sostengono, la fine del libro cartaceo. HermesHestia
si occupa del problema in due puntate. Nella prima si cercherà di capire che
cos’è un e-book, nella seconda si focalizzerà, invece, la sua
situazione attuale e i possibili sviluppi. Innanzitutto occorre definire cosa si intenda per electronic book
(e-book). Il termine ha due significati. Da una parte designa un testo in un
formato digitale che graficamente riecheggi la forma libraria (1).
Dall’altra indica uno strumento elettronico, simile ad un palmare, ma dalla fattezze richiamanti un libro, che consenta la
memorizzazione, la lettura e l’elaborazione (almeno parziale) di testi
in formato digitale (2). Che cos’ha di tanto eccezionale il
libro elettronico? Essendo privo d’ingombro
l’e-book elimina i costi di magazzino e di trasporto. Al contempo un testo in formato digitale può
essere elaborato senza difficoltà. Manuali ed enciclopedie elettroniche possono
essere aggiornati facilmente e in maniera economica.
Gli attuali strumenti tecnologici permettono di simulare e rendere più
efficaci ed immediate le manipolazioni del testo. Si possono aggiungere
commenti, segnalibri, collegare i testi fra loro, copiarne ed incollarne
citazioni in maniera immediata, compiere ricerche automatiche sulla sintassi
o sugli usi lessicali e numerose altre funzioni utili per il lettore ed
essenziali per il ricercatore o lo studente. Una riflessione più a largo raggio è che, su
una scala internazionale, sarebbe a disposizione dei paesi più poveri (ma
anche dei ceti svantaggiati nei paesi ricchi) la possibilità di costruirsi
estese biblioteche (3), con i conseguenti miglioramenti alla qualità di vita
che il sapere (sia tecnico che umanistico) comporta. Una biblioteca,
ovviamente, non risolve in concreto e nell’immediato nessun problema
particolare, ma può essere un fattore catalizzante per promuovere lo sviluppo
e la formazione. Nessuno vieta di essere ottimisti. Il formato digitale, come tutte le cose,
comporta anche delle limitazioni. L’ergonomia di uno schermo e di un
portatile sono inferiori a quelle di un libro (4) .
Al momento è più comodo l’uso della carta stampata, che viene letta in maniera più veloce (5), non richiede batterie
per funzionare e non è da cambiare ogni 5 o 6 anni come accade per gli
strumenti elettronici. Se l’e-book costringe a rinunciare a tutto questo non avrà grande affermazione sul mercato. Si prospetta, però, un cambiamento di abitudini. Uno schermo non potrà mai mostrare le pagine
ingiallite di un vecchio e caro libro dell’infanzia, né acquisirà il
valore affettivo di cui si carica col tempo l’oggetto materiale accanto
al quale viviamo. È frequente una certa diffidenza verso lo strumento
informatico, che inesplicabilmente si blocca, va in crash senza apparenti
motivi (8). Per molti il device tecnologico è
opaco, non permette di capire quali siano i suoi
meccanismi e le sue logiche. Ma l’uomo è un
animale flessibile. Il concetto di usabilità degli
artefatti sta prendendo piede e le nuove generazioni sono sempre più
assuefatte al computer. L’e-book è dunque in procinto di
sostituirsi al libro, con l’inevitabile fatalità che accompagna le
ultime novità tecnologiche presentate dai mass media? L’artefatto e-book, si rivela complesso, come complessi sono i fenomeni sociali che da
esso e intorno ad esso si sviluppano. Per una panoramica sulla situazione
attuale e sui possibili sviluppi si rimanda alla seconda parte sempre su HermesHestia. Note (2) Si
tratta di manufatti simili ai palmari, ma spesso monofunzionali, dotati di
possibilità di collegarsi a Internet. Alcuni esempi
sono “REB 1100 e 1200 di Gemstar, Franklin eBookMan […], go Reader e
Kidz-book dell’italiana IPM” (tratto da
“I nuovi strumenti del comunicare”, Gianfranco Bettetini, Nicoletta Vittadini,
Barbara Gasparini e Stefania Garassini,
Bompiani, 2001) (3) non
appena parve palesarsi la possibilità di una diffusione digitale del sapere
su scala globale, nacquero i primi progetti che
tentarono di attuarla. Un esempio è il progetto Gutenberg,
nato nel 1971 (http://www.gutenberg.net), con
l’obiettivo di mettere in rete, scaricabili gratuitamente i testi principali
della cultura mondiale. (4)
“Un libro si carica istantaneamente; ha una visualizzazione a elevato contrasto e alta risoluzione, sia con una luce
intensa che in penombra; consente un accesso veloce a qualsiasi pagina;
fornisce un immediato feedback visivo e tattile a proposito della posizione
all’interno del testo; può ospitare con facilità delle annotazioni; non
ha bisogno di batterie, né di alimentazione; ha un packaging
robusto. Un computer portatile non ha nessuna di queste caratteristiche. Se
il libro fosse stato inventato dopo il portatile lo
si sarebbe accolto come un’enorme innovazione.” (5) Cristina
Cacciari “Psicologia del linguaggio”, (6)Una
possibile soluzione alternativa, se proprio non si gradisce lo schermo, è
fornita da inchiostro e carta elettronici. Si tratta di tecnologie allo
studio presso lo Xerox Parc
di Palo Alto e il Media Lab del Mit.
Si tratta di minuscole sfere bianche e nere presenti all’interno del
foglio, cariche elettricamente, che un’adeguata scarica elettrica può
disporre a formare una qualunque forma e quindi un qualunque insieme di
lettere. (7)
sono allo studio batterie che si basano sulle microturbine.
Senza entrare nei dettagli esse funzionano con lo stesso gas degli accendini
ed una goccia di esso basta per due ore di autonomia
di un portatile attuale. (“La legge di Moore”
e-book scaricabile presso http://www.apogeonline.com/Ebook) (8) Steve Krug, Don’t Make Me Think (9) I newsgroup che trattano di testi di qualunque tipo sono
innumerevoli e permettono di interagire con un numero di persone estremamente superiore a quelle normalmente accessibili
nel proprio stretto contesto spazio-temporale. Un esempio può essere trovato
su http://www.lspace.org. L’opinione
dell’autore è che comunque questa socialità mediata dal digitale vada
integrata con le normali interazioni interpersonali, faccia a faccia e non, e
non sostituita ad esse, affinché il contesto sociale mantenga una dimensione
adatta all’individuo. Bibliografia Bettetini G., Garassini
S., Gasparini B., Vittadini
N., I nuovi strumenti del comunicare,
Bompiani 2001. Alcune
risorse web sull’e-book http://www.openebook.com il sito del
consorzio che si occupa della definizione di standard per gli e-book. |
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