|
TCPA/Palladium
sicurezza per i
potenti e controllo per le nostre vite
Mauro Sandrini
Torniamo ancora su Palladium,
che dall’articolo di settembre, è apparso come
questione scottante su molte pubblicazioni. L’intervento di Sandrini, relatore al Linux Day
di Forlì, mostra le conseguenze di ampio quadro sul
modello dell’economia digitale che si andrebbe affermando, con le
inevitabili conseguenze sulla libertà sostanziale dei cittadini, che in
questi orientamenti di ingegneria sociale, ormai non sono nemmeno più utenti,
ma semplici consumatori.
-----------
L'economia è in crisi, i mercati sono alle prese con la difficoltà di uscire
da una recessione più lunga del previsto. [...] Questa
volta la situazione è diversa: sono i mercati IT, quelli più tecnologici ed
avanzati, ad essere in crisi: i due attori principali, Intel
e Microsoft, dominanti nei rispettivi settori sanno di non poter più crescere
come hanno fatto fino ad ora. I loro mercati di riferimento sono praticamente saturi e stanno per divenire mercati di
sostituzione (è un po' quello che è successo alle automobili qualche decennio
fa: l'auto, e il pc con il software, si cambia solo
per sostituire il modello vecchio. Per i produttori diventa più difficile: i
clienti sono più esigenti e hanno meno bisogno di acquistare).
I consumatori più di tot computer, cioè di tot microprocessori e di tot sistemi operativi non
possono acquistare. Quello che, invece, continueranno
a fare, è vedere film, acquistare musica, leggere libri. Tutti beni che, in
vari modi, sempre più vengono distribuiti in formato
elettronico. Il nuovo mercato di riferimento diventa quello, immenso, dei
beni digitali. Tra questi il segmento più ricco è quello degli infoprodotti da consumare nel tempo libero (entertaiment): video, musica, giochi. Il TCPA/Palladium serve per incontrare questa esigenza:
fornire un sistema che impedisca la copia di beni digitali e, soprattutto,
fornisce una modalità sicura
per la commercializzazione degli infoprodotti. Chi
gestirà questo sistema sarà il vincitore della nuova fase.[...]
Di cosa è fatto il TCPA/Palladium?
Il nucleo del TCPA è un chip che controlla lo stato
del computer all'avvio, in gergo viene denominato chip "Fritz". In pratica il chip Fritz
verifica che sulla macchina siano installate esclusivamente applicazioni
certificate secondo lo standard TCPA. Se è così il computer
viene per così dire 'certificato' come affidabile e si avvia con questo
bollino blu che gli permette di utilizzare le applicazioni software in esso
installate e, anche, di accedere in modo 'sicuro' ad applicazioni e servizi
in rete.
Per esempio: se il mio computer è in regola secondo il sistema Tcpa/Palladium posso collegarmi
al sito di Disney per scaricare un'applicazione, un
film o quant'altro. Questo perchè
il server di Disney sa che Tcpa/Palladium ha dichiarato affidabile
il mio computer e sa quindi di potersi fidare
di me. Se ho installato sul mio pc applicazioni
dichiarate non affidabili dal TCPA allora questo mi viene
impedito in quanto il mio pc non è più 'sicuro'. In
questo modo la possibilità di fare copie illegali viene
impedita a priori. Le applicazioni che lo consentirebbero, infatti, non
sarebbero fra quelle ammesse dal TCPA/Palladium e
la loro presenza sulla macchina renderebbe il computer stesso non affidabile e quindi non in grado di
colloquiare con applicazioni che invece lo sono.
Il punto, però, è che tutte le politiche di affidabilità/sicurezza vengono impostate/gestite da
remoto dal produttore del bene che noi abbiamo acquistato. In questo scenario
se scarico un programma che sia opensource, e
quindi in modalità perfettamente legale, a meno che
questo programma sia a sua volta certificato come TCPA-compatibile,
esso rende 'inaffidabile' il mio pc. Poiché il processo di certificazione delle applicazioni
non è gratuito, significa dover rinunciare alle tantissime applicazioni
libere disponibili in rete.[...]
Secondo i fautori del TCPA/Palladium il futuro che
ci aspetta sarà:
- più sicuro
- senza virus informatici
- senza pedofili in giro per la rete
- senza ladri di carte di credito su Internet
- senza la possibilità di copiare software e musica e libri e.. tutto.
L'elenco completo si trova nella faq del consorzio
TCPA (www.trustedcomputing.org/docs/TPM_QA_071802.pdf).
Per ognuna di queste e altre affermazioni esistono delle dimostrazioni della
loro non veridicità fatte da vari studiosi. Di questi il più completo è
quello di Ross Anderson,
professore a Cambridge (UK), che insieme ad una
spiegazione esaustiva del TCPA/Palladium, ne
sviscera tutti gli aspetti, anche quelli meno evidenti (la traduzione
italiana su www.complessita.it/tcpa).[...]
Uno degli obiettivi fondamentali del TCPA/Palladium è di impedire la possibilità
di fare copie illegali a partire da beni digitali (software, musica, etc.).
Il diritto alla copia, in una società fondata sull'economia dell'informazione
come la nostra, diventa sempre più una linea di confine. Siamo
abituati a pensare che copiare sia male, che in questo modo si priva il legittimo
autore dei diritti derivanti dalla sua opera e che chi copia ridurrà gli
autori in fame. Questo è falso.
Il diritto d'autore difende gli interessi
degli editori, case discografiche etc, non degli
autori o, almeno, non della maggior parte di essi.
Sicuramente difende i diritti di Laura Pausini e di
Mick Jagger, certamente
non difende i diritti degli autori minori che non campano tanto dei ricavi
delle vendite di poche migliaia di cd o libri.
Questi ultimi campano.. del loro lavoro! I gruppi
musicali minori (la maggioranza dei musicisti però..)
vivono attraverso concerti e rappresentazioni non con la vendita di cd. Per
loro, anzi, la copia è funzionale alla promozione dei
loro spettacoli, che costituiscono la fonte di reddito primaria. Gli autori
di libri, di solito, hanno un'altra attività a latere
(per es. il numero medio di copie vendute di un saggio in Italia è di, circa,
mille con un ritorno per l'autore in termini di diritti fra il 5 eil 7% del prezzo di copertina) in cui mettono a frutto
le loro conoscenze nel campo professionale specifico.
Accade lo stesso per chi inventa, partecipa, utilizza applicazioni opensource. E' falso che questo distrugga i ritorni per
le aziende informatiche: è vero, invece, che si apre uno spazio nuovo. Il
singolo programmatore può costruire un'offerta molto più
ricca per i suoi clienti a partire da due elementi fondamentali: la licenza
GPL che lo tutela (e tutela pure il cliente) sulla liceità della
commercializzazione e il sostegno della comunità degli sviluppatori.
Questo diritto alla copia (e alla miglioria della copia) indotto dalla
licenza GPL ha generato un processo di innovazione
generale di cui beneficia tutta la società. (1)
Nonostante gli editori, o le case discografiche o di software, affermino il
contrario, il copiare non produce meno opportunità ma più opportunità. Ciò
che alcuni chiamano copia per altri si chiama diffusione
delle conoscenze (non è una battuta). E
se l'economia è, o sta diventando, un'economia basata sulle conoscenze,
allora queste rappresentano un bene primario che la società deve
salvaguardare, evitando che strumenti protezionistici arcaici ne limitino la
diffusione (vedi: R. Normann, Ridisegnare l'impresa, Etas 2002).[...]
Oggi i beni digitali sono una realtà. E sono facilmente divulgabili attraverso la rete. Impedire
la possibilità di copiare significa ridurre la possibilità alla nostra
società di evolvere, imparare. Esattamente quello che la
GPL ha messo al centro del movimento del free
software. Anche il software è un bene
digitale. E' stato dimostrato che copiare, modificare, migliorare,
condividere, non deprime il mercato: lo apre.
Questa è l'esperienza positiva che è necessario
sfruttare in questa lotta di poteri. Ne sentiremo di tutti i colori: che con
i nuovi computer non ci saranno più virus, che i
pedofili non potranno scambiarsi foto e incontrare bambini su Internet.
Purtroppo la verità è che il risultato di questa evoluzione
sarà la trasformazione di Internet in un grande quiz televisivo. Anche lì
esiste l'interattività, ma guidata, convogliata, al massimo ci può scappare
un 'aiutino'.
Nel campo del software oggi la battaglia tra
il mondo GNU/Linux e i sistemi operativi
tradizionali è aperta, in campo libero. Onesta.
Il TCPA/Palladium stravolge le regole del gioco:
rende la GPL inapplicabile perchè ad ogni modifica
il software dovrebbe essere 'ricertificato', e
questa ricertificazione non sarebbe economica. Con
il tasso di innovazione presente in ogni software opensource, ogni piccola modifica dovrebbe essere validata. Questo ucciderebbe il processo di innovazione intrinseco ai progetti liberi e aprirebbe
lo spazio a chi:
- è meno innovativo
- si può permettere di pagare il processo di certificazione
Non c'è bisogno di Sherlock Holmes
per scoprire chi potrebbero essere i principali beneficiari di questo
sistema.
[ripreso con tagli
da Linux Magazine, ottobre 2002]
Note
1) Uno studio approfondito degli
effetti della copia da un punto di vista legale ed economico si trova in Samuelson e Scotchmer, 'Le leggi e l'economia del Reverse
Engineering', Yale Law Journal, Maggio 2002 su: http://socrates.berkeley.edu/~scotch/re.pdf
|
newsletter di approfondimento
e riflessione
curatore responsabile
Gabriele Garavini
HermesLab
dentro e intorno alla
civiltà digitale
tecnologie, economia, educazione
|