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Vecchi vincoli e nuove opportunità nell'anno di fronte a noi   Elenco di messaggi  
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HermesHestia
newsletter sulla civiltà digitale

n. 10-03
pubblicata da
EgoCreaNet romagna

Vecchi vincoli e nuove opportunità nell'anno di fronte a noi
Gabriele Garavini

Un anno si è chiuso, parte di una fase di transizione in diversi ambiti, e segnatamente per le tecnologie digitali e le trasformazioni socio-culturali da esse portate, su cui insistono le periodiche riflessioni in queste pagine elettroniche. Per noi è una verifica e una conferma degli snodi teorici in cui ci siamo posti con la newsletter e con l'attività complessiva di Egocreanet, non certo perchè le cose siano più facili, semmai il contrario.

Intendo qui fare un giro d'orizzonte, rapido quanto si voglia, partendo dall'economia. Pesano sulle prospettive prossime le conseguenze del primo attacco terroristico dell'era globale, su cui si è troppo presto straparlato di “evento storico” senza aspettare che la storia svolgesse le sue trame, e rispetto a cui non si sono ancora colti gli autentici effetti sul mondo occidentale. E' di questi giorni la notizia che la tortura ha fatto la sua ricomparsa tra le pratiche spiacevoli ma “necessarie”, non tra i residui del fortunatamente scomparso regime talebano, ma tra coloro che dovrebbero essere gli eredi migliori della civiltà illuministica. E l'imminente guerra all'Iraq a questo punto sembra l'ultimo anello di una catena con cui i paesi occidentali si vincolano da soli. Non merita ripescare consunti schematismi sull'oppressione del Sud, il prezzo sarà alto anche per le democrazie occidentali, e non certo solo per i poveri del Sud e del Nord. Le crisi, specie quando si girano in recessione o peggio in depressione, come allarmato ci avvisa da tempo Paul Krugman (1), tranquillizzano le rendite di posizione, favoriscono i trust indebolendo la concorrenza, diminuiscono il potere dei consumatori e l'efficacia dei mercati.

Parrebbe dunque che la spinta democratizzante impressa dalla ventata di New-economy venga seppellita definitivamente sotto le bombe “umanitarie”. Gli anelli si concatenano: l'esito deludente del processo anti-Microsoft, il nuovo vigore dei cartelli oligopolistici più tradizionali (petrolifero, chimico, farmaceutico), lo strisciante abbandono di interesse da parte dei governi per l'innovazione tecnologica ed economica, persino negli Stati Uniti che ne erano stati la culla culturale e politica.
Nel filo del discorso mi accorgo di affrontare ora una vicenda perfettamente all'incrocio tra economia e tecnologia; un robusto anello di quella catena è dato dalla lotta furibonda, senza esclusione di colpi, anche illegittimi quando non illegali, che le Corporations della musica stanno conducendo contro la diffusione delle reti peer-to-peer per la condivisione di files tra privati, viste come mortale minaccia al loro business. Campagne di stampe, cause legali contro singoli, sembra persino azioni di danneggiamento tecnologico dei computer connessi in questi sistemi alla pari
.
Sempre a livello di quell'intersezione, troviamo la questione del computing cosiddetto “affidabile”, sostenuto dal consorzio TCPA/Palladium di cui abbiamo già parlato su questi bit (2), e che se pur non ancora operativo, sembra la chiusura perfetta della catena. Molti altri sono gli anelli di cui è costituita, ma a questo punto con amarezza mi sovviene che Doug Englebart, quando negli anni '60 per primo metteva a punto il mouse e le interfacce grafiche, credeva di operare per l'ampliamento dell'intelligenza umana. Qui al massimo ingrassiamo i bilanci, peraltro non sempre nitidi, dei colossi dell'info-tainment .

Non si tratta tanto di concludere che le promesse della tecnologia erano solo le proiezioni utopistiche di qualche fanatico, oramai fuori moda dopo aver rimesso i piedi sulla dura realtà. Piuttosto vorrei riprendere qui le considerazioni di Manuel Castells, il maggiore studioso della network society, quando sostiene che nello spazio dei flussi i rapporti di potere non vengono soppressi, ma agiscono secondo la nuova logica informazionale, per cui le elites dominanti utilizzano la loro posizione per collegare centri e snodi alla dinamica del loro potere, generando così nuove forme di esclusione e nuovi territori separati dal “solco” digitale. Così parecchi distretti del nostro paese, anche nel tanto declamato Nord-est, stanno lentamente arretrando, pur nel benessere materiale (3).

Pur nella rapsodicità di queste note, vorrei mostrare qualche altro tratto della geometria frattale di questa nostra caotica epoca. In questo caso si tratta di una trama a maglie, non una catena tuttavia, piuttosto una fragile rete, con alcuni nodi connessi debolmente, altri meglio; nel complesso una porzione della dinamica globale priva di appoggi presso i centri del potere e quindi sottoposta a una pressione, ai contraccolpi di uno scontro implacabile che altrimenti parrebbe incomprensibile.
Pensiamo alla diffusione del software Open Source, apparentemente sempre sul punto di soccombere; la spinta crescente arriva anche da luoghi del potere che cercano di disarticolarsi rispetto ad altri concorrenti, come nel caso del governo Cinese, che dovendo consapevolmente sostenere l'industria informatica nazionale, sceglie sempre più nettamente una tecnologia che gli consente ampia indipendenza dalle corporations americane. Lo stesso si dovrebbe dire della UE, ma si viene rimandati piuttosto ai governi economicamente forti, quello tedesco, e molto meno, quello francese. Senza considerare scontata la cosa, la comunità planetaria dello sviluppo Open potrebbe trovare degli alleati tattici, ad esempio tra le diverse compagnie dell'IT (IBM, Sun, Oracle, ecc.) che temono lo strapotere dei pigliatutto del mercato.

Allargando la visuale, vediamo che persino i giganti della chimica e della farmaceutica devono venire a patti; una multinazionale svizzera dell'alimentare dopo aver citato in giudizio il governo dell'Etiopia per una cifra insostenibile, ha dovuto in parte retrocedere colpita dalla tempestosa reazione dell'opinione pubblica, ormai globalizzata come, e forse più, dei suoi dirigenti. La stessa McDonald's, presa a simbolo dai no-global, sta fattivamente ristrutturando la sua immagine e i suoi prodotti (ironicamente a mio parere, sembra offrirà ... pizza!), dopo aver dovuto chiudere centinaia di ristoranti nel mondo. Cerchiamo di capirci, McDonald's non è la modernità del panino veloce ed economico, quanto l'azienda che oggi aveva raggiunto la piena applicazione del modello di produzione fordista. Ci sono poi risultati di maggior spessore, come l'azione del governo del Sudafrica per imporre condizioni commerciali meno predatorie alle multinazionali farmaceutiche per la fornitura delle medicine anti-Aids.

E' quasi un paradosso, ma uno scontro di dimensioni poco controllabili e scarsamente comprensibili si presenta anche come una grande battaglia di idee, poichè oggi l'arma del confronto è il sapere, quel sapere che diventa operativo e trae alimento dalle logiche dei circuiti di rete. Questo consente ad alcune aree del cosidetto Terzo Mondo (un altro termine ormai da congedare) di entrare da protagoniste nell'arena, oltre ai noti centri della Cina, alcune regioni indiane, sostenute dall'ottimo livello delle Università tecnologiche locali e dai contatti bidirezionali con i centri mondiali dell'innovazione e della produzione.

Come si vede la rete alternativa è tessuta di molti nodi e maglie, molti altri se ne potrebbero segnalare; dovrebbe essere chiaro tuttavia che la dislocazione dei rapporti di potere è ancora ampiamente in gioco, e l'esito sarà il frutto di mille interdipendenze. Non è dunque questa guerra contro l'Iraq, che nelle ultime ore è divenuta un po' meno probabile, il nodo decisivo, altre battaglie ci saranno, già ci sono, alcune militari, altre economiche, politiche, culturali.
La deriva dell'evoluzione prossima, delle tecnologie e della forma sociale che assumeranno, dipende da quali nodi e connessioni verranno costruiti nei prossimi tempi, da come ciascun attore, con le sue pratiche, i suoi contenuti, le sue finalità influirà sulla topologia della rete e sui tipi di flussi che scorrono impercettibilmente per ogni dove.


Note
1
) Paul Krugman, eminente economista americano, in diversi articoli pubblicati in italiano sul supplemento Affari&Finanza di Repubblica, segnala da alcuni anni la possibilità di un nuovo ciclo di stagnazione-recessione. Vedi anche Il ritorno dell'economia della depressione, Garzanti, 2001
2) vedi il numero precedente di HermesHestia, che contiene ulteriori riferimenti di approfondimento
3) la ricchissima produzione di Manuel Castells vede al suo centro un'opera, che costituisce un punto di non ritorno nell'analisi sulla società contemporanea. Riferimento ineludibile per tutti, ma evidentemente non per le primedonne del palcoscenico intellettuale italiano, che discettando di tutto, forse non trovano il tempo di leggere le 1200 pagine di Age of information, 3 voll, '96-2000. Per fortuna l'anno scorso grazie a Università Bocconi Editore sono usciti i primi due, La nascita della società in rete, e Il potere delle identità. Nei prossimi mesi è atteso con trepidazione il fondamentale conclusivo volume.

 

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Dom 5 Gen 2003 4:47 pm

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