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Il software aperto nella Pubblica Amministrazione   Elenco di messaggi  
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HermesHestia
newsletter sulla civiltà digitale

n. 3-02
pubblicata da
Ego-CreaNet romagna

Il software aperto nella Pubblica Amministrazione

Riccardo Fusaroli

È giunta da poco in Parlamento una proposta di legge che contempla l’adozione di software freeware e open source nelle istituzioni e nella Pubblica Amministrazione. Quali sono i problemi che si tenta di risolvere? Nelle Pubbliche Amministrazioni al momento si fa uso di software a pagamento e si distribuisce la modulistica in formato proprietario. Entrambe le azioni sono estremamente scorrette da parte di un ente pubblico. Vediamone i motivi. I documenti digitali possono assumere diversi formati. Un file di testo, per esempio, può essere salvato con diverse estensioni: .doc, .rtf, .pdf, .asc, .mcw e altri. La differenza è che i diversi formati, nella maggior parte dei casi possono essere letti solo dal programma specifico che li ha creati. Questa situazione denota i formati proprietari.


Per poter leggere un documento con estensione .doc si ha bisogno di Microsoft Word, ma spesso non basta, per non avere problemi occorre possederne una versione uguale o più aggiornata rispetto a quella con cui è stato creato. Con Word 97 è estremamente difficile leggere un file creato con Word 2000. È facile comprendere come la distribuzione da parte di un ente pubblico di documenti in formato proprietario possa risultare scorretta. Una scelta di questo tipo obbliga gli utenti (potenzialmente l’intera cittadinanza) all’acquisto di un determinato programma a pagamento, ma non solo, anche ad un determinato sistema, quello su cui il programma gira. Nella fattispecie i formati più usati sono quelli di Microsoft Office (.doc, .xls, .mdb). Per cui se il comune distribuisce in rete, per esempio, la nuova normativa sulle tasse per la nettezza urbana probabilmente fornirà un documento come “immondizia.doc” da scaricare. Se sul computer dell’utente non è installato Microsoft Word, di versione pari o più recente rispetto a quello del comune, l’interessato non potrà leggerne il contenuto.

Una soluzione esiste ed è quella dei formati non proprietari. Da qualunque programma è possibile salvare con alcune estensioni (come .rtf) nate proprio per permettere la condivisione di documenti tra il maggior numero possibile di programmi. Si tratta solo di farci attenzione (1). Un’altra soluzione possibile, soprattutto se si vuole impedire che i propri file vengano modificati dai riceventi è disporre del programma Adobe Acrobat e trasformarli in formato .pdf. Ma qui occorre avere un lettore specifico, pur se gratuito e di grande diffusione. Inoltre Acrobat ha un costo e il pdf è formato proprietario (2).

La seconda questione riguarda l’utilizzo di programmi a pagamento ed è più complessa. Oltre ai programmi acquistabili nella corrente distribuzione commerciale (Microsoft Office per fare un esempio) esistono diversi software utilizzabili gratuitamente (tra gli altri OpenOffice), scaricabili da Internet o in distribuzione sui cd-rom delle riviste informatiche. In linea di principio si tratterebbe di una scelta migliore, che non farebbe spendere i soldi dei contribuenti nelle licenze della Microsoft o di altre grandi software-house. Si verifica, però, un ostacolo logistico. Microsoft Office è il programma più utilizzato ed è ritenuto lo standard, a tal punto che l’esame della Patente Europea per il Computer (ECDL) si basa in gran parte sulla conoscenza di questa suite. Per sostituirlo occorrerebbe costruire delle nuove competenze nei dipendenti pubblici che lo devono utilizzare. Altro problema è quello dell’assistenza. Esistono fior fior di tecnici informatici in grado di intervenire in caso di problemi (frequentissimi) in Office o per adattare le applicazioni al caso specifico. Sul versante del freeware questa competenza è assai più difficile da trovare, per la minore diffusione dei programmi, e per il fatto che dietro di essi non c’è una potenza ed una autorità pari alla Microsoft, pronta a imbastire corsi e propaganda.

Sembrerebbe che il comportamento attuale sia inevitabile, dati i costi sociali ed economici di un cambiamento. A ribaltare la situazione interviene un importante dato. Il software ora utilizzato comporta un ulteriore svantaggio, quello degli aggiornamenti. Questi escono con cadenza stabilita dalla casa produttrice, di solito seguendo i frenetici ritmi delle tecnologie informatiche. Office esce in una nuova versione circa ogni due anni. Gli aggiornamenti servono a far fronte ai miglioramenti tecnologici e alle nuove necessità sorte, ma sono estremamente costosi. Se la Pubblica Amministrazione si aggiorna, vi saranno costretti anche gran parte degli utenti, cosa quanto mai sgradevole e costosa. Anche i software freeware, in special modo gli open source, intorno ai quali si raccolgono spesso gruppi di programmatori volontari, vengono aggiornati. Ma installare la nuova versione non costa nulla. La soluzione più convincente per la Pubblica Amministrazione è offrire i documenti in formati non proprietari, indipendentemente dal software da essa utilizzato. Si tratta, in fondo, di un piccolo accorgimento.

Per quanto riguarda gli applicativi la questione non si presenta semplice. Però ci sono alcuni dati che fanno pensare. Un numero sempre maggiore di aziende private offre i propri software in licenza freeware, gratuita, o addirittura open source, cioè mette il codice sorgente a disposizione di chiunque ne sia interessato. Il guadagno viene ottenuto attraverso i servizi aggiuntivi, ovvero la personalizzazione dei programmi alle esigenze del cliente, l’assistenza, la formazione all’uso. Viene da chiedersi se non varrebbe la pena di adottare soluzioni del genere da parte delle istituzioni pubbliche. Sarebbe un servizio all’utente, un probabile calo di costi e uno stimolo allo sviluppo dei programmi gratuiti.

La direzione presa, a giudicare da un esempio recente, sembra peraltro di ben  diverso avviso; infatti se guardiamo all’indirizzo                                                                         
http://www.tesoro.it/Documentazione/Bandi/incorso/serventi_unix/503172001.doc (notare il formato del documento)  si  trova  un bando  del  Ministero del  Tesoro per la fornitura di  sistemi  Unix.  In esso  si specifica  che  il  sistema  operativo  non  dovrà appartenere alla categoria  Open Source.  Lungi dal sindacare  sull’opportunità di usare talora programmi  proprietari,  viene  da  chiedersi se  la soluzione  così  seccamente scartata sia stata vagliata con l’attenzione che meritava.

 

Note
1. Nel caso di Word è sufficiente cliccare su “Opzioni” nel menu “Strumenti”, di lì andare in “salva” e impostare “Salva file di Word come” nel formato non proprietario preferito, di solito .rtf. 2. Una soluzione di questo tipo è stata adottata dal Dipartimento di discipline di Comunicazione dell’Ateneo di Bologna. www.dsc.unibo.it

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curatore responsabile
Gabriele Garavini

 

 

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