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#247 Da: egocreanet <egocreanet@...>
Data: Lun 31 Mag 2004 12:53 pm
Oggetto: Decreto Urbani, effetti collaterali (indesiderati?)
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HermesHestia :: newsletter di EGOcreaNet romagna

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Decreto Urbani, effetti collaterali (indesiderati?)


Alessandro Ronchi

18 Maggio 2004.
Credo che in molti, tra gli utilizzatori abituali della rete, ricorderanno questa data. Io credo, inoltre, che non saranno i soli.
Nello stesso giorno, infatti, è stato convertito in legge il Decreto Urbani, che introduce la pena del carcere per chi scambia file illeciti su internet “per trarne profitto”, e sono stati approvati i brevetti software europei, anche se necessitano di un'ulteriore passaggio per la conferma definitiva.

Lo stesso giorno, involontariamente, verrà ricordato anche per la prima mobilitazione politica seria di massa ottenuta sfruttando internet ed i nuovi strumenti di comunicazione a nostra disposizione. L' onorevole Gabriella Carlucci, relatrice per la Commissione Cultura, Scienza ed Istruzione della Camera, ammette che la discussione avvenuta in parlamento sul decreto è stato il testo più letto della storia della nostra Repubblica.

Su queste due nuove minacce per l'utilizzo della rete, venute in essere lo stesso giorno molto probabilmente non a caso, hanno già scritto tanti quotidiani online ed altrettanti portali di informazione, tra i quali è importante citare Quintostato e Punto Informatico. Sulla carta stampata, invece, pochissimi interventi degni di essere letti e troppi articoli scritti a quattro mani con i veri autori del decreto Urbani (AGIS, ANEC, etc.).

Quello che è stato analizzato senza la dovuta attenzione, invece, è il rovescio della medaglia che il Decreto Urbani ed i brevetti software europei hanno prodotto, all'interno del complesso rapporto tra cittadini e politica. Migliaia di persone, semplici cittadini o gruppi organizzati in associazioni, hanno partecipato ad uno scorcio di vita politica del nostro paese. Si sono interessati ad un problema, l'hanno seguito con attenzione, si sono documentati ed hanno partecipato all'organizzazione di una difesa di una legge che a loro pareva ingiusta. Spinti dalla mancanza di buon senso del legislatore che equipara le pene per l'utilizzo del peer to peer senza fini di lucro alle violenze familiari a minori, molti si sono dati da fare.

Hanno parlato, discusso, proposto ed infine appoggiato una linea politica unitaria. In aggiunta, non lo hanno fatto perché volevano sostenere l'illegalità delle violazioni di Copyright che avviene ogni istante su Internet, ma per difendere la certezza del diritto e per proporre soluzioni alternative, alcune delle quali già in vigore in altri paesi del mondo.

Questo è solo il primo passo per arrivare ad una democrazia più partecipativa, dove i cittadini interessati ad un certo problema possano attivarsi per risolverlo, accanto alle istituzioni politiche ed alle strutture di rappresentanza esistenti. Il prossimo, a mio parere, è un maggiore coinvolgimento in termini numerici dei cittadini, ottenuto sia come conseguenza dei primi successi di questi esperimenti, sia grazie ad una maggiore localizzazione sul territorio di questi progetti.

Oltre a grandi temi di politica nazionale, quindi, dovranno farsi spazio anche grandi problemi di origine locale, discussi e promossi da persone che condividono tra di loro una vicinanza territoriale, oltre agli stessi modi di partecipare alla vita politica in rete. Sarà quindi di vitale importanza, nel prossimo futuro, la creazione di piccole reti di cittadini che abitano le stesse città, perché la partecipazione di rete possa all'occasione tramutarsi in mobilitazione fisica e scelta dei propri rappresentanti politici anche in base all'ascolto che questi dimostrano di dare ai discorsi promossi “dal basso”.

Questi nuovi strumenti richiederanno tempo, risorse e sicuramente dovranno procedere per tentativi, al fine di trovare le giuste metodologie. Allo stesso tempo ritengo che porteranno grossi miglioramenti a tutti i processi di concertazione politica e forse riusciranno a riportare il giusto entusiasmo dei cittadini nei confronti della gestione della cosa pubblica, perso forse anche a causa dei “vecchi” metodi di comunicazione di massa.

Se vogliamo innescare la miccia di questi nuovi modi di fare, dobbiamo iniziare a sostenere all'interno delle stesse istituzioni le persone più sensibili, che dimostrino il giusto interesse verso le proposte dei cittadini volte ad aumentare la partecipazione politica dal basso. Facendo arrivare un segnale chiaro a chi avrà il compito di rappresentarci, sia in Europa che nelle nostre città, a partire dal 12 e dal 13 Giugno.

http://www.aronchi.org
Vivi un'altra Forlì http://www.aronchi.org/forli
Open Polis: http://www.aronchi.org/wiki
Il fiore del cactus http://www.aronchi.org/blog
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Gabriele Garavini


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#246 Da: Gabriele Garavini <gab.garavini@...>
Data: Sab 6 Dic 2003 6:31 pm
Oggetto: L'egemonia televisiva
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Contravvenendo a una consuetudine editoriale della nostra Newsletter, pubblichiamo in questo numero un testo già uscito recentemente sulla grande stampa, in particolare su "la Repubblica" del 4 dicembre. Questo a motivo non solo del rumore entropico che caratterizza ormai da tempo il flusso comunicativo dei mass-media, in cui anche le migliori riflessioni vengono affogate, tecnicamente si potrebbe dire vengono messe in palinsesto, nel frame distorsivo della spazzatura circostante, ma in questo caso proprio per l'incisività e l'originalità del commento di Michele Serra.

Con la sua peculiare prosa impressionistica e icastica, in poche righe enuclea uno dei più straordinari cambiamenti dell'Italia recente. Un vero e proprio mutamento antropologico, a tutt'oggi poco capito, e non certo l'ultimo motivo dell'incapacità dell'arcipelago democratico nell' affrontare la sfida dell'Egemonia televisiva, come si è venuta realizzando dall'unico attrattore di coesione culturale avutosi nell'Italia degli ultimi vent'anni. Una coesione che, come giustamente fa rilevare Serra, è fondata sul far denaro, o forse ancor più sull'esibirlo, tra l'altro in tal senso, quanto di più lontano dalla classica etica calvinista del lavoro capitalistico.

E anche chi come noi ripone profonda fiducia nella cultura della rete, a differenza di certe posizioni fondamentaliste, non  può non avvertire che quest'ultima si origina da un mondo di vita, che non ha nulla di asettico, ma è intersecato dai diversi processi comunicativi e di potere che si giocano sul tessuto sociale.
Non ci può essere alcun dubbio che al di sopra di un deserto mediatico, quale ci avviamo ad avere in Italia, non può fiorire e proliferare nessuna cultura digitale realmente innovativa e creatrice. In questo pendolo spaventoso che è ormai il mondo globalizzato degli ultimi mesi, il nostro paese si avvia ad essere ogni giorno sempre più sconnesso, scollegato, off-line, secondo un processo che aveva già perfettamente delineato nei suoi libri Manuel Castells.

 

L'EGEMONIA TELEVISIVA

Michele Serra

Per capire come mai in Italia si litighi tanto attorno alla televisione, ben al di là della ricca predazione berlusconiana sul mercato dei media, e perfino al di là del pur nevralgico dibattito sulla libertà d'espressione e di informazione, basta sintonizzarsi, a notte alta, su qualche replica della vecchia Rai, in qualche nicchia satellitare.


Quella televisione era il contrario di questa. Come la riforma, come il dirigismo Iri sull'economia, esprimeva una vocazione pedagogica e un'aspirazione sociale. Si rivolgeva agli ex contadini per alfabetizzarli e affrancarli dal dialetto, ai nuovi ceti medi urbani per acculturarli. Divulgava Manzoni e Cronin, Omero e Dostoevskij, Collodi e Simenon. I comici come Walter Chiari e Fo erano affabulatori torrenziali, i modi e i tempi erano quelli del teatro. E, come diceva Gaber, arrivava al sabato sera televisivo solo chi aveva già superato da anni l'esame del pubblico. Quella televisione, per dirla in breve, esprimeva una classe dirigente, dunque una gerarchia (censura compresa, ovviamente).

La tv commerciale, fin dal suo nascere, è stata antigerarchica. Ha annullato nel volgere di pochi anni la divisione tradizionale tra protagonisti e pubblico, fungendo da potentissimo moltiplicatore dei modi di dire e di pensare del nuovo ceto dei consumatori. Una specie di basic-television, populista e impulsiva quanto il monopolio pubblico era stato precettoso e azzimato, demagogica e impolitica quanto la Rai lottizzata era un (discusso) simulacro della democrazia dei partiti. Da veicolo di orientamento politico e digrezzamento culturale, con Mediaset la tv diventa pura rappresentazione dell'entusiasmo produttivo-consumistico del secondo boom.

Che questa rivoluzione dei gusti, dello stile, del linguaggio, della natura stessa del piccolo schermo fosse dirompente, specchio della rivoluzione piccolo borghese che stava spazzando via il tradizionale duopolio borghesia/classe operaia (e relativi valori) nel quale l'Italia Repubblicana era nata e cresciuta, apparve chiaro fin dai primi passi della tv berlusconiana. Ha perfettamente ragione chi sostiene che la vera discesa in campo fu di parecchio antecedente a quella finalmente politica del '94: quando Berlusconi fonda un partito, la sua base è già plasmata e orientata da palinsesti esplicitamente, allegramente devoti alla way of life sudamericana della nuova Italia affrancata da ansie culturali e remore solidaristiche.

Lo strappo identitario è storico. Ha anche i suoi meriti: l'ipocrisia cattolica e il moralismo comunista (ah, quel Berlinguer che boccia la tv a colori...) erano una griglia malsopportata, e anacronistica, per un paese secolarizzato e avido di benessere, in fondo passato in una sola generazione (con conseguenti traumi da crescita forzata) dalla penuria al benessere. Ma nella volgarità formale e sostanziale dell'estetica berlusconiana, in quell'ingordigia vanesia e incauta, da quattrino facile, da successo disinvolto, un pezzo di Italia ha individuato da subito, per istinto, per carattere, un nuovo conformismo acritico e aggressivo, antipolitico e anticulturale.

L'antiberlusconismo, come il berlusconismo, è di molto antecedente a Forza Italia. E a vedere la Rai prima spiazzata, poi spaesata, infine sciaguramente convinta di poter concorrere con Mediaset non cercando nuove differenze (o rimarcando le antiche), ma scimmiottandone i format e lo stile, è nato uno dei segni forti, forse il più forte di tutti, che una nuova egemonia era instaurata, quella del consumo e del denaro come soli valori forti. In fondo alla china (o in cima alla scalata vittoriosa, a seconda dei punti di vista) la Gasparri benedice un aspetto mediatico nel quale il servizio pubblico è stato dapprima snaturato culturalmente, poi assoggettato ai vincitori. I malumori e l'autentico sdegno di mezzo paese attorno a questa sinistra uniformità non corrispondono solamente ai famosi "timori per il pluralismo", che pure ispirano una legittima ansia.

Descrivono anche, lo smacco e il lutto per una identità perduta, la paura di non trovare più, sullo schermo domestico, qualcosa che rassomigli alla storia e ai gusti degli sconfitti, l'amarezza per una capitolazione storica, quella della Rai-Rai, tv pubblica e cioè preservata almeno in parte dalla mediazione dell'audience, la Rai nella quale si era assunti, mica un secolo fa, dopo un colloquio con Pasolini o Zavoli o Eco, e adesso ha stabilito il suo Fort Alamo presso i giochini ameni di Bonolis, e nel suo quartiere generale, ci si perdoni lo schematismo, vede sedere lo stato maggiore del nemico.

Temendo il Tapiro d'Oro come supremo affronto, gavettone interno alla stessissima compagnia di giro, quella che ha deciso che la tv non serve per fare gli italiani, come credevano forse pateticamente i vecchi dirigenti pubblici, ma serve per fare i soldi, come credono tutti, esattamente tutti, nell'anno primo dell'Era Gasparri, anno ennesimo dell'Era Berlusconiana.

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#17 Da: "gabriele" <gab.garavini@...>
Data: Mar 25 Feb 2003 6:11 pm
Oggetto: Le nuove teorie della mente
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Le nuove teorie della mente
e le Nuove Tecnologie
una promessa per migliorare i processi di insegnamento/apprendimento
(prima parte)

Learning is the process that produces memory
the driving force in the cultural evolution of mankind

Paolo Manzelli

 

Considerazioni introduttive
Il cervello è un sistema di apprendimento che modifica le sue capacità di integrazione delle aree deputate ad elaborare memoria e pensiero in funzione delle possibilità di comunicazione e di interazione con l'ambiente.
Infatti dato che l'apprendimento produce memorie, non bisogna ritenere che esista un cervello predisposto fin dalla nascita ad esercitare una univoca modalità di eleborazione della informazione, proprio in quanto la formazione cerebrale è flessibile e si struttura costruendo sistemi di memorizzazione integranti le varie zone di attività cerebrali, al fine di dare una risposta proattiva in modo plastico che, in relazione alle possibilità genetiche della specie umana, si differenzia a seconda della dinamica della comunicazione, e gli permette di interconnettersi, interagire con l'ambiente esterno da cui riceve informazione. Ciò fa comprendere come la qualità dell'intelligenza di un individuo viene a dipendere prevalentemente da una relazione con l'ambiente comunicativo storicamente determinato, e che quindi lo sviluppo della plasticità cerebrale risulta essere indispensabile per l'evoluzione umana.

 

In sostanza l'uomo non nasce intelligente, ma lo può diventare se viene educato in modo adeguato ad esercitare la comunicazione del proprio pensiero ed attitudini, nel contesto epocale di sviluppo dei sistemi di comunicazione.

A partire da tale assunto, è importante analizzare quali siano oggi le strategie di formazione ed utilizzazione del sistema mnemonico cerebrale che risultano necessarie per attuare il confronto del flusso dei dati informativi, selezionandoli opportunamente, per esercitare una modifica significativa dell'apprendimento pregresso, tale che favorisca la plasticità delle potenziali caratteristiche intellettuali di un individuo e della società in divenire.

A tale scopo è utile ricordare che le tipologie della memoria individuale possono essere così riassunte.

Memoria Episodica a breve termine - in quanto essa non va ad attivare ampie zone di integrazione cerebrale, ma rende attive preferenzialmente soltanto le aree prefrontali predisposte per orientare l'attenzione immediata degli eventi; pertanto non incide sul recupero cosciente dei ricordi, così che l'informazione ricevuta rimane solo come traccia non elaborata da estesi processi di integrazione cerebrale, che ne faciliterebbero il rintracciamento; quindi l'informazione permane a livello di memoria implicita difficilmente evocabile.

Memoria Procedurale - è una memoria di lavoro a medio termine che permette di mantenere informazioni per una data attività delle relazioni corpo/mente, come ad esempio saper andare in bicicletta, ciò in quanto essa attiva preferenzialmente una particolare strategia di integrazione che include i lobi prefrontali, passando il coinvolgimento di alcune aree del sistema limbico e infine si focalizza nell'attivazione del cervelletto, in quanto quest'ultimo è deputato a presiedere all'esercizio di alcune forme attitudinali di comportamento.

Memoria Semantica - memoria a lungo termine, proprio in quanto implica l'attivazione di ampie aree corrispondenti all’insieme degli emisferi cerebrali superiori; essa viene rafforzata dalle emozioni e pertanto implica nella sua evocazione il coinvolgimento di una vasta area cerebrale comprensiva di ampie zone dell’area prefrontale e della corteccia cerebrale ed infine del sistema limbico.

La capacità di risposta proattiva del cervello viene quindi a dipendere dal confronto del flusso dei dati informativi con l'articolazione delle memorie individuali, di conseguenza ciò va a connettersi con le modalità con cui viene codificato nell'apprendimento, al fine di poter fornire nuove significazioni del pensiero e del comportamento, relative all'informazione ricevuta, attuando una rinnovata elaborazione del ricordo.
Le varie forme di intelligenza, relative alla capacità di pensare, vengono pertanto a dipendere essenzialmente dalle modalità di elaborazione della informazione in significati, che si esercita nel dare sviluppo alla memoria semantica. Dunque l'evoluzione biologica tende ad espandere flessibilmente i campi d'interazione neuronali favorendo quelle capacità di apprendimento che corrispondono ad una riorganizzazione delle aree di integrazione delle attività mnemoniche in modo da favorire le potenzialità di comunicazione sociale di pensiero ed azioni in una determinata epoca.

Quanto sopra appartiene ad una strategia di sviluppo cerebrale sostanzialmente valida per ogni epoca, ma dato che oggigiorno i flussi di informazione crescono costantemente, il compito dell'innovazione educativa consiste in grande misura nell'ottimizzare i processi di elaborazione cerebrale al fine di renderne più dinamica e flessibile l'organizzazione neuronale delle funzioni cerebrali predisposte alla memorizzazione ed elaborazione significativa del pensiero.
Infine è importante considerare come sulla trasformazione in atto delle funzioni della memoria, abbia oggigiorno un forte impatto il nuovo scenario del cambiamento nel sistema educativo, ottenibile mediante l'utilizzazione appropriata delle moderne tecnologie di comunicazione, per attuare un rinnovamento delle conoscenze finalizzato allo sviluppo della futura società della Economia della Conoscenza.

Tappe di sviluppo della Intelligenza Connettiva

Indubitabilmente è necessario constatare il netto contrasto tra l'esigenza di favorire una più flessibile plasticità cerebrale e gli ormai antiquati metodi di istruzione ripetitiva, che sono stati sistematicamente organizzati per il trasferimento di conoscenze preconfezionate, allo scopo principale di trasformare la memoria individuale episodica ( a breve termine ) in memoria semantica (a lungo termine) perseguendo una sostanziale modalità classica del “Repetita Iuvant”. Il tradizionale sistema di istruzione è stato impostato sostanzialmente per far prevalere la dominanza di una memoria fondata sul consenso acritico a strutture logiche gerarchizzanti proprie del passato; pertanto ha teso a favorire la memoria dell'essere anziché quella del divenire, sulla base del rafforzamento ripetitivo di una identità culturale mistificante in quanto statica, anziché favorire la conoscenza di una continua re-identificazione della formazione dinamica della memoria con il variare dell’ambiente comunicativo. Oggigiorno tale antiquata metodologia di apprendimento è in crisi, proprio in quanto viviamo nell'evolversi di una trasformazione dell'informazione e del sapere che è propria del passaggio tra la società industriale e quella post-industriale della Economia della Conoscenza.

In questa transizione molte conoscenze pregresse divengono rapidamente obsolete, per cui le modalità di apprendimento ripetitivo tendono a divenire in gran parte non più utilizzabili; ciò comporta la necessità di una riflessione coscientemente attenta alle nuove potenzialità di utilizzazione plastica dei percorsi di integrazione cerebrale delle memorie semantiche, quelle cioè che permettono di dare significato innovativo anche all'evolversi delle metodologie di comunicazione interattiva, generando modelli mentali della realtà appropriati ed ottimizzati nei confronti dell’ambiente reticolare in cui fluisce la comunicazione di informazione nel “World Wide Web” tramite la utilizzazione di internet.

Invero troppo spesso in questa complessa situazione di trasformazione culturale ci troviamo come una crisalide che continui a ragionare come il bruco, invece di cercar di comprendere il proprio futuro di farfalla.

Pertanto ancora riesce difficile far comprendere quale sia, e quale importanza abbia, il fattore che agisce da focus della complessa trasformazione epocale; è opportuno quindi analizzare l'effetto catalitico del processo che risiede essenzialmente nella esternalizzazione della memoria ripetitiva nel sistema di rete dei computer in internet. A diretta conseguenza di ciò, gli obiettivi ed i modelli educativi dell'apprendimento contemporaneo debbono trovare strategie creative adeguate a superare la vecchia logica del Repetita Iuvant, tradizionalmente impostata per attuare ed orientare la trasformazione delle memorie a breve termine in memorie semantiche a lungo termine.

E' attualmente possibile infatti realizzare un passaggio diverso di trasformazione della memoria episodica individuale in memoria semantica comunicativa, in modo da utilizzare appropriatamente il processo di esternalizzazione della memoria in rete telematica interattiva, ponendo in sinergia una ampia condivisione di conoscenze, non più centrata sull'apprendimento individuale (learner centered training), ma su network collaborativi finalizzati alla costruzione di una intelligenza connettiva distribuita in rete (learning teams centered e-education).

Quanto sopra favorisce lo sviluppo di una rinnovata tipologia di Intelligenza Connettiva che in pratica viene ad essere la risultante della composizione della Intelligenza Sociale Collettiva e della Intelligenza Creativa Individuale, che sono state tenute separate dalla interposizione di attività di organizzazione del conoscere e dell'apprendere, svolta sistematicamente in due tempi distinti che hanno corrisposto alla seguente sequenza - a) preorganizzazione del sapere a determinati scopi - b) successivo trasferimento di conoscenze preconfezionate.

Oggigiorno in rete telematica interattiva estesa al World Wide Web, la conoscenza viene dinamizzata in una azione proattiva e trans-disciplinare, agente sempre più da vicino al tempo reale, mediante l'organizzazione di sistemi di net-Learning on demand, basati sull'utilizzazione proattiva delle nuove tecnologie della comunicazione interattiva a supporto digitale, finalizzata alla realizzazione di e.learning objects.

In antitesi alle moderne strategie di innovazione della gestione delle conoscenze in rete telematica interattiva, ricordiamo come ogni precedente sistema di comunicazione mediatica, ottenuto tramite la composizione di libri, ed altre forme di carta stampata, o più di recente tramite programmi della radio e della la televisione, siano stati fondati su un flusso di informazione unidirezionale, pre-organizzato centralmente. Quanto sopra comporta l'esistenza di un centro di emissione che organizza ed orienta la conoscenza collettiva trasmettendola ad un elevato numero di ascoltatori, che loro malgrado si comportano come ricettori passivi isolati, dato che in ogni sistema unidirezionale di informazione viene sostanzialmente limitata ogni possibile reciprocità nella comunicazione.
In tal modo si manipola la intelligenza collettiva, in maniera che tutti partecipino alle stesse rappresentazioni, emesse e ripetute dal centro di organizzazione, raggiungendo in tal modo il fine di rafforzare ed orientare selettivamente la memoria episodica in memoria semantica a lungo termine, allo scopo precipuo di pre-organizzare e mantenere un ordine costituito secondo le volontà del potere centrale.

Il limite di tale sistema unidirezionale di informazione, consiste proprio nel fatto che limitando la proattività nelle costruzione del sapere, non è stato storicamente possibile dare sviluppo ad una intelligenza connettiva che sarà la reale premessa di una effettiva democrazia culturale, la quale potrà svilupparsi nel prossimo futuro, sulla base di una costruzione coscientemente interattiva e quindi non più gerarchizzata della condivisione del sapere.

Dobbiamo oggi constatare però che la realizzazione di cambiamento propria di un'epoca di trasformazione sociale ed economica nella quale stiamo vivendo, per quanto già abbia a disposizione lo strumento tecnologico di comunicazione interattiva, si sviluppa in un contesto formativo nel quale sono ancora carenti le competenze ed abilità necessarie per generare una ampia integrazione tra reti tecnologiche e reti sociali. Pertanto lo strumento internet va considerato ancora come una condizione necessaria, ma non sufficiente, per attuare un rapido cambiamento cognitivo ed acquisire quelle raffinate capacità e professionalità innovative, proprie nella gestione creativa delle conoscenze nel www, che ripresentano l'effettiva esigenza primaria per organizzare lo sviluppo della futura società della Economia della Conoscenza.

I
n ogni caso il processo di trasformazione volto alla formazione di una nuova intelligenza connettiva mediante processi di net-learning per la costruzione di conoscenza condivisa è ormai irreversibile ; già assistiamo infatti all'inizio di una metamorfosi della memoria semantica da un focus individuale fenotipico ad una predominanza genotipica distribuita, quale frutto composito dell'intero genere umano interagente nel www.

 


 


Web links

1) Cervello http://www.milkonline.com/sale/cervello/brain50.jpg
2) P.Manzelli, Digital Creativity: http://www.edscuola.it/archivio/lre/creadig.html
3) P.Manzelli, e.learning e Memoria : http://www.edscuola.it/archivio/lre/luce.html

4) P.Manzelli, identità creatività produttiva http://www.edscuola.it/archivio/lre/identita.html
5) P.Manzelli, NET-Learning : http://www.edscuola.it/archivio/lre/reticolari.html
6) P. Manzelli, Pregiudizi Cognitivi : http://www.edscuola.it/archivio/lre/precognit.html
7) P.Manzelli, Economia della Conoscenza: http://www.edscuola.it/archivio/lre/societa.html

8) Intelligenza Connettiva, http://www.mediamente.rai.it/home/bibliote/intervis/d/dekerc05.htm

9) Intelligenza Collettiva: http://server.forcom.unito.it/~crediti/gruppo8/intcoll.htm

10) Meta-biology,: http://www.brembs.net/

 

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#16 Da: "Gabriele Garavini" <gab.garavini@...>
Data: Dom 5 Gen 2003 4:47 pm
Oggetto: Vecchi vincoli e nuove opportunità nell'anno di fronte a noi
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Vecchi vincoli e nuove opportunità nell'anno di fronte a noi
Gabriele Garavini

Un anno si è chiuso, parte di una fase di transizione in diversi ambiti, e segnatamente per le tecnologie digitali e le trasformazioni socio-culturali da esse portate, su cui insistono le periodiche riflessioni in queste pagine elettroniche. Per noi è una verifica e una conferma degli snodi teorici in cui ci siamo posti con la newsletter e con l'attività complessiva di Egocreanet, non certo perchè le cose siano più facili, semmai il contrario.

Intendo qui fare un giro d'orizzonte, rapido quanto si voglia, partendo dall'economia. Pesano sulle prospettive prossime le conseguenze del primo attacco terroristico dell'era globale, su cui si è troppo presto straparlato di “evento storico” senza aspettare che la storia svolgesse le sue trame, e rispetto a cui non si sono ancora colti gli autentici effetti sul mondo occidentale. E' di questi giorni la notizia che la tortura ha fatto la sua ricomparsa tra le pratiche spiacevoli ma “necessarie”, non tra i residui del fortunatamente scomparso regime talebano, ma tra coloro che dovrebbero essere gli eredi migliori della civiltà illuministica. E l'imminente guerra all'Iraq a questo punto sembra l'ultimo anello di una catena con cui i paesi occidentali si vincolano da soli. Non merita ripescare consunti schematismi sull'oppressione del Sud, il prezzo sarà alto anche per le democrazie occidentali, e non certo solo per i poveri del Sud e del Nord. Le crisi, specie quando si girano in recessione o peggio in depressione, come allarmato ci avvisa da tempo Paul Krugman (1), tranquillizzano le rendite di posizione, favoriscono i trust indebolendo la concorrenza, diminuiscono il potere dei consumatori e l'efficacia dei mercati.

Parrebbe dunque che la spinta democratizzante impressa dalla ventata di New-economy venga seppellita definitivamente sotto le bombe “umanitarie”. Gli anelli si concatenano: l'esito deludente del processo anti-Microsoft, il nuovo vigore dei cartelli oligopolistici più tradizionali (petrolifero, chimico, farmaceutico), lo strisciante abbandono di interesse da parte dei governi per l'innovazione tecnologica ed economica, persino negli Stati Uniti che ne erano stati la culla culturale e politica.
Nel filo del discorso mi accorgo di affrontare ora una vicenda perfettamente all'incrocio tra economia e tecnologia; un robusto anello di quella catena è dato dalla lotta furibonda, senza esclusione di colpi, anche illegittimi quando non illegali, che le Corporations della musica stanno conducendo contro la diffusione delle reti peer-to-peer per la condivisione di files tra privati, viste come mortale minaccia al loro business. Campagne di stampe, cause legali contro singoli, sembra persino azioni di danneggiamento tecnologico dei computer connessi in questi sistemi alla pari
.
Sempre a livello di quell'intersezione, troviamo la questione del computing cosiddetto “affidabile”, sostenuto dal consorzio TCPA/Palladium di cui abbiamo già parlato su questi bit (2), e che se pur non ancora operativo, sembra la chiusura perfetta della catena. Molti altri sono gli anelli di cui è costituita, ma a questo punto con amarezza mi sovviene che Doug Englebart, quando negli anni '60 per primo metteva a punto il mouse e le interfacce grafiche, credeva di operare per l'ampliamento dell'intelligenza umana. Qui al massimo ingrassiamo i bilanci, peraltro non sempre nitidi, dei colossi dell'info-tainment .

Non si tratta tanto di concludere che le promesse della tecnologia erano solo le proiezioni utopistiche di qualche fanatico, oramai fuori moda dopo aver rimesso i piedi sulla dura realtà. Piuttosto vorrei riprendere qui le considerazioni di Manuel Castells, il maggiore studioso della network society, quando sostiene che nello spazio dei flussi i rapporti di potere non vengono soppressi, ma agiscono secondo la nuova logica informazionale, per cui le elites dominanti utilizzano la loro posizione per collegare centri e snodi alla dinamica del loro potere, generando così nuove forme di esclusione e nuovi territori separati dal “solco” digitale. Così parecchi distretti del nostro paese, anche nel tanto declamato Nord-est, stanno lentamente arretrando, pur nel benessere materiale (3).

Pur nella rapsodicità di queste note, vorrei mostrare qualche altro tratto della geometria frattale di questa nostra caotica epoca. In questo caso si tratta di una trama a maglie, non una catena tuttavia, piuttosto una fragile rete, con alcuni nodi connessi debolmente, altri meglio; nel complesso una porzione della dinamica globale priva di appoggi presso i centri del potere e quindi sottoposta a una pressione, ai contraccolpi di uno scontro implacabile che altrimenti parrebbe incomprensibile.
Pensiamo alla diffusione del software Open Source, apparentemente sempre sul punto di soccombere; la spinta crescente arriva anche da luoghi del potere che cercano di disarticolarsi rispetto ad altri concorrenti, come nel caso del governo Cinese, che dovendo consapevolmente sostenere l'industria informatica nazionale, sceglie sempre più nettamente una tecnologia che gli consente ampia indipendenza dalle corporations americane. Lo stesso si dovrebbe dire della UE, ma si viene rimandati piuttosto ai governi economicamente forti, quello tedesco, e molto meno, quello francese. Senza considerare scontata la cosa, la comunità planetaria dello sviluppo Open potrebbe trovare degli alleati tattici, ad esempio tra le diverse compagnie dell'IT (IBM, Sun, Oracle, ecc.) che temono lo strapotere dei pigliatutto del mercato.

Allargando la visuale, vediamo che persino i giganti della chimica e della farmaceutica devono venire a patti; una multinazionale svizzera dell'alimentare dopo aver citato in giudizio il governo dell'Etiopia per una cifra insostenibile, ha dovuto in parte retrocedere colpita dalla tempestosa reazione dell'opinione pubblica, ormai globalizzata come, e forse più, dei suoi dirigenti. La stessa McDonald's, presa a simbolo dai no-global, sta fattivamente ristrutturando la sua immagine e i suoi prodotti (ironicamente a mio parere, sembra offrirà ... pizza!), dopo aver dovuto chiudere centinaia di ristoranti nel mondo. Cerchiamo di capirci, McDonald's non è la modernità del panino veloce ed economico, quanto l'azienda che oggi aveva raggiunto la piena applicazione del modello di produzione fordista. Ci sono poi risultati di maggior spessore, come l'azione del governo del Sudafrica per imporre condizioni commerciali meno predatorie alle multinazionali farmaceutiche per la fornitura delle medicine anti-Aids.

E' quasi un paradosso, ma uno scontro di dimensioni poco controllabili e scarsamente comprensibili si presenta anche come una grande battaglia di idee, poichè oggi l'arma del confronto è il sapere, quel sapere che diventa operativo e trae alimento dalle logiche dei circuiti di rete. Questo consente ad alcune aree del cosidetto Terzo Mondo (un altro termine ormai da congedare) di entrare da protagoniste nell'arena, oltre ai noti centri della Cina, alcune regioni indiane, sostenute dall'ottimo livello delle Università tecnologiche locali e dai contatti bidirezionali con i centri mondiali dell'innovazione e della produzione.

Come si vede la rete alternativa è tessuta di molti nodi e maglie, molti altri se ne potrebbero segnalare; dovrebbe essere chiaro tuttavia che la dislocazione dei rapporti di potere è ancora ampiamente in gioco, e l'esito sarà il frutto di mille interdipendenze. Non è dunque questa guerra contro l'Iraq, che nelle ultime ore è divenuta un po' meno probabile, il nodo decisivo, altre battaglie ci saranno, già ci sono, alcune militari, altre economiche, politiche, culturali.
La deriva dell'evoluzione prossima, delle tecnologie e della forma sociale che assumeranno, dipende da quali nodi e connessioni verranno costruiti nei prossimi tempi, da come ciascun attore, con le sue pratiche, i suoi contenuti, le sue finalità influirà sulla topologia della rete e sui tipi di flussi che scorrono impercettibilmente per ogni dove.


Note
1
) Paul Krugman, eminente economista americano, in diversi articoli pubblicati in italiano sul supplemento Affari&Finanza di Repubblica, segnala da alcuni anni la possibilità di un nuovo ciclo di stagnazione-recessione. Vedi anche Il ritorno dell'economia della depressione, Garzanti, 2001
2) vedi il numero precedente di HermesHestia, che contiene ulteriori riferimenti di approfondimento
3) la ricchissima produzione di Manuel Castells vede al suo centro un'opera, che costituisce un punto di non ritorno nell'analisi sulla società contemporanea. Riferimento ineludibile per tutti, ma evidentemente non per le primedonne del palcoscenico intellettuale italiano, che discettando di tutto, forse non trovano il tempo di leggere le 1200 pagine di Age of information, 3 voll, '96-2000. Per fortuna l'anno scorso grazie a Università Bocconi Editore sono usciti i primi due, La nascita della società in rete, e Il potere delle identità. Nei prossimi mesi è atteso con trepidazione il fondamentale conclusivo volume.

 

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#15 Da: "Gabriele Garavini" <gab.garavini@...>
Data: Gio 12 Dic 2002 3:55 pm
Oggetto: TCPA/Palladium, sicurezza per i potenti e controllo per le nostre vite
gabgaravini
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n. 9-02
pubblicata da
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TCPA/Palladium
sicurezza per i potenti e controllo per le nostre vite
Mauro Sandrini

Torniamo ancora su Palladium, che dall’articolo di settembre, è apparso come questione scottante su molte pubblicazioni. L’intervento di Sandrini, relatore al Linux Day di Forlì, mostra le conseguenze di ampio quadro sul modello dell’economia digitale che si andrebbe affermando, con le inevitabili conseguenze sulla libertà sostanziale dei cittadini, che in questi orientamenti di ingegneria sociale, ormai non sono nemmeno più utenti, ma semplici consumatori.
-----------

L'economia è in crisi, i mercati sono alle prese con la difficoltà di uscire da una recessione più lunga del previsto. [...] Questa volta la situazione è diversa: sono i mercati IT, quelli più tecnologici ed avanzati, ad essere in crisi: i due attori principali, Intel e Microsoft, dominanti nei rispettivi settori sanno di non poter più crescere come hanno fatto fino ad ora. I loro mercati di riferimento sono praticamente saturi e stanno per divenire mercati di sostituzione (è un po' quello che è successo alle automobili qualche decennio fa: l'auto, e il pc con il software, si cambia solo per sostituire il modello vecchio. Per i produttori diventa più difficile: i clienti sono più esigenti e hanno meno bisogno di acquistare).

I consumatori più di tot computer, cioè di tot microprocessori e di tot sistemi operativi non possono acquistare. Quello che, invece, continueranno a fare, è vedere film, acquistare musica, leggere libri. Tutti beni che, in vari modi, sempre più vengono distribuiti in formato elettronico. Il nuovo mercato di riferimento diventa quello, immenso, dei beni digitali. Tra questi il segmento più ricco è quello degli infoprodotti da consumare nel tempo libero (entertaiment): video, musica, giochi. Il TCPA/Palladium serve per incontrare questa esigenza: fornire un sistema che impedisca la copia di beni digitali e, soprattutto, fornisce una modalità sicura per la commercializzazione degli infoprodotti. Chi gestirà questo sistema sarà il vincitore della nuova fase.[...]

Di cosa è fatto il TCPA/Palladium?
Il nucleo del TCPA è un chip che controlla lo stato del computer all'avvio, in gergo viene denominato chip "Fritz". In pratica il chip Fritz verifica che sulla macchina siano installate esclusivamente applicazioni certificate secondo lo standard TCPA. Se è così il computer viene per così dire 'certificato' come affidabile e si avvia con questo bollino blu che gli permette di utilizzare le applicazioni software in esso installate e, anche, di accedere in modo 'sicuro' ad applicazioni e servizi in rete.
Per esempio: se il mio computer è in regola secondo il sistema Tcpa/Palladium posso collegarmi al sito di Disney per scaricare un'applicazione, un film o quant'altro. Questo perchè il server di Disney sa che Tcpa/Palladium ha dichiarato affidabile il mio computer e sa quindi di potersi fidare di me. Se ho installato sul mio pc applicazioni dichiarate non affidabili dal TCPA allora questo mi viene impedito in quanto il mio pc non è più 'sicuro'. In questo modo la possibilità di fare copie illegali viene impedita a priori. Le applicazioni che lo consentirebbero, infatti, non sarebbero fra quelle ammesse dal TCPA/Palladium e la loro presenza sulla macchina renderebbe il computer stesso non affidabile e quindi non in grado di colloquiare con applicazioni che invece lo sono.

Il punto, però, è che tutte le politiche di affidabilità/sicurezza vengono impostate/gestite da remoto dal produttore del bene che noi abbiamo acquistato. In questo scenario se scarico un programma che sia opensource, e quindi in modalità perfettamente legale, a meno che questo programma sia a sua volta certificato come TCPA-compatibile, esso rende 'inaffidabile' il mio pc. Poiché il processo di certificazione delle applicazioni non è gratuito, significa dover rinunciare alle tantissime applicazioni libere disponibili in rete.[...]


Secondo i fautori del TCPA/Palladium il futuro che ci aspetta sarà:
- più sicuro
- senza virus informatici
- senza pedofili in giro per la rete
- senza ladri di carte di credito su Internet
- senza la possibilità di copiare software e musica e libri e.. tutto.
L'elenco completo si trova nella faq del consorzio TCPA (www.trustedcomputing.org/docs/TPM_QA_071802.pdf).
Per ognuna di queste e altre affermazioni esistono delle dimostrazioni della loro non veridicità fatte da vari studiosi. Di questi il più completo è quello di Ross Anderson, professore a Cambridge (UK), che insieme ad una spiegazione esaustiva del TCPA/Palladium, ne sviscera tutti gli aspetti, anche quelli meno evidenti (la traduzione italiana su www.complessita.it/tcpa).[...]

Uno degli obiettivi fondamentali del TCPA/Palladium è di impedire la possibilità di fare copie illegali a partire da beni digitali (software, musica, etc.).
Il diritto alla copia, in una società fondata sull'economia dell'informazione come la nostra, diventa
sempre più una linea di confine. Siamo abituati a pensare che copiare sia male, che in questo modo si priva il legittimo autore dei diritti derivanti dalla sua opera e che chi copia ridurrà gli autori in fame. Questo è falso.

Il diritto d'autore difende gli interessi degli editori, case discografiche etc, non degli autori o, almeno, non della maggior parte di essi. Sicuramente difende i diritti di Laura Pausini e di Mick Jagger, certamente non difende i diritti degli autori minori che non campano tanto dei ricavi delle vendite di poche migliaia di cd o libri. Questi ultimi campano.. del loro lavoro! I gruppi musicali minori (la maggioranza dei musicisti però..) vivono attraverso concerti e rappresentazioni non con la vendita di cd. Per loro, anzi, la copia è funzionale alla promozione dei loro spettacoli, che costituiscono la fonte di reddito primaria. Gli autori di libri, di solito, hanno un'altra attività a latere (per es. il numero medio di copie vendute di un saggio in Italia è di, circa, mille con un ritorno per l'autore in termini di diritti fra il 5 eil 7% del prezzo di copertina) in cui mettono a frutto le loro conoscenze nel campo professionale specifico.

Accade lo stesso per chi inventa, partecipa, utilizza applicazioni opensource. E' falso che questo distrugga i ritorni per le aziende informatiche: è vero, invece, che si apre uno spazio nuovo. Il singolo programmatore può costruire un'offerta molto più ricca per i suoi clienti a partire da due elementi fondamentali: la licenza GPL che lo tutela (e tutela pure il cliente) sulla liceità della commercializzazione e il sostegno della comunità degli sviluppatori.
Questo diritto alla copia (e alla miglioria della copia) indotto dalla licenza GPL ha generato un processo di innovazione generale di cui beneficia tutta la società. (1)
Nonostante gli editori, o le case discografiche o di software, affermino il contrario, il copiare non produce meno opportunità ma più opportunità. Ciò che alcuni chiamano copia per altri si chiama diffusione delle conoscenze (non è una battuta). E se l'economia è, o sta diventando, un'economia basata sulle conoscenze, allora queste rappresentano un bene primario che la società deve salvaguardare, evitando che strumenti protezionistici arcaici ne limitino la diffusione (vedi: R. Normann, Ridisegnare l'impresa, Etas 2002).[...]

Oggi i beni digitali sono una realtà. E sono facilmente divulgabili attraverso la rete. Impedire la possibilità di copiare significa ridurre la possibilità alla nostra società di evolvere, imparare. Esattamente quello che la GPL ha messo al centro del movimento del free software. Anche il software è un bene digitale. E' stato dimostrato che copiare, modificare, migliorare, condividere, non deprime il mercato: lo apre.
Questa è l'esperienza positiva che è necessario sfruttare in questa lotta di poteri. Ne sentiremo di tutti i colori: che con i nuovi computer non ci saranno più virus, che i pedofili non potranno scambiarsi foto e incontrare bambini su Internet. Purtroppo la verità è che il risultato di questa evoluzione sarà la trasformazione di Internet in un grande quiz televisivo. Anche lì esiste l'interattività, ma guidata, convogliata, al massimo ci può scappare un 'aiutino'.

Nel campo del software oggi la battaglia tra il mondo GNU/Linux e i sistemi operativi tradizionali è aperta, in campo libero. Onesta.
Il TCPA/Palladium stravolge le regole del gioco: rende la GPL inapplicabile perchè ad ogni modifica il software dovrebbe essere 'ricertificato', e questa ricertificazione non sarebbe economica. Con il tasso di innovazione presente in ogni software opensource, ogni piccola modifica dovrebbe essere validata. Questo ucciderebbe il processo di innovazione intrinseco ai progetti liberi e aprirebbe lo spazio a chi:
- è meno innovativo
- si può permettere di pagare il processo di certificazione
Non c'è bisogno di Sherlock Holmes per scoprire chi potrebbero essere i principali beneficiari di questo sistema.

[ripreso con tagli da Linux Magazine, ottobre 2002]


 Note
1) Uno studio approfondito degli effetti della copia da un punto di vista legale ed economico si trova in Samuelson e Scotchmer, 'Le leggi e l'economia del Reverse Engineering', Yale Law Journal, Maggio 2002 su: http://socrates.berkeley.edu/~scotch/re.pdf

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#14 Da: "Gabriele Garavini" <gab.garavini@...>
Data: Lun 11 Nov 2002 5:40 pm
Oggetto: I labili confini dell'e-book (2° parte)
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n. 8-02
pubblicata da
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I labili confini dell'e-book
(2° parte)

Riccardo Fusaroli

In questo testo vengono riprese le tematiche inerenti gli e-book. Nel numero precedente di HermesHestia è stato definito che cosa si intende per e-book e ne sono state considerate le differenze con il libro cartaceo. Ora si focalizzerà, invece, quale sia la situazione attuale e quali i probabili sviluppi futuri.

L’articolo scorso è terminato parlando dei problemi di copyright che inevitabilmente coinvolgono la digitalizzazione del libro. Un caso emblematico è il seguente.
Un programmatore russo di nome Dmitry Sklyarov aveva messo insieme con la sua azienda un software denominato Advanced E-book Processor, in grado di trasformare il formato sicuro (cioè sottoposto ad un sistema di DRMS) Ebook dell’Adobe nel formato Pdf, di proprietà della stessa azienda. Questo processo è possibile solo con e-book “originali”, cioè regolarmente registrati, e viene messo in atto (almeno nelle intenzioni dei programmatori) per facilitare il trasferimento del testo su dispositivi diversi da quello su cui è stato scaricato o per agevolare utenze con handicap che necessitano di rielaborare la visualizzazione del testo (trasformazione possibile con pdf e non con il formato ebook). Il 17 luglio 2001 Sklyarov, negli Usa per una serie di conferenze, è stato incarcerato con l’accusa di aver creato e diffuso un software in grado di violare il copyright. L’opinione pubblica, nelle vesti delle comunità open source si è subito mossa con siti quali http://freesklyarov.org. La vicenda mostra quanto ancora bisogna muoversi in campo giuridico e culturale, oltre che tecnologico per far sì che la diffusione digitale dei testi possa davvero funzionare.

Ma qual è la condizione attuale dell’e-book?
I primi interventi sull’argomento pronosticavano la morte del libro e l’avvento di una nuova era in cui ciascuno avrebbe messo a disposizione di tutti i propri testi a prezzi stracciati, senza la mediazione della casa editrice. Ora si fanno i conti con la realtà. Un e-book è relativamente semplice da impaginare e da distribuire, se non si cercano soluzioni raffinate.
La casa editrice svolge, tuttavia, un ruolo essenziale. Innanzitutto ha a disposizione professionisti in grado di creare dal testo un e-book piacevole da guardare, sicuro da indebite copiature e semplice da utilizzare (l’autore non è solitamente anche un grafico, un compositore, un correttore di bozze, un informatico, un architetto dell’usabilità, etc.).
L’editore, poi, operando una selezione tra i testi a sua disposizione, assicura col proprio marchio una certa connotazione dell’opera e un determinato livello di qualità. Esso fornisce anche il canale di distribuzione e una vetrina (attraverso il proprio sito e le proprie infrastrutture) già conosciuti e frequentemente visitati. Non bisogna sottovalutare, poi, tutto quel lavoro di pubbliche relazioni che consente ad un libro di uscire dall’anonimato, di venire letto dalla critica e di essere conosciuto dai potenziali acquirenti. Di conseguenza permane la necessità di case editrici, siano quelle già esistenti o nuovi editori specializzati sul digitale.

E proprio in tal senso si sta muovendo il mercato. Grandi colossi dell’editoria aprono i propri siti alla distribuzione di e-book (1). Case editrici specializzate nel campo tecnologico, quale Apogeonline (http://www.apogeonline.com), commercializzano parallelamente formato cartaceo e formato digitale. Siti si presentano come nuovi intermediari tra autori e lettori fornendo know-how e sistemi di crittazione e distribuzione (2). Un paio di aziende si sono presentate alla Fiera del libro di Torino nel 2002, senza troppo clamore. Ma i tempi maturano in fretta nel mondo delle tecnologie e la comparsa all’importante avvenimento è un segno non da poco.

I prezzi al momento non paiono troppo convenienti (sull’ordine dei 10-20 euro), per le scarse vendite e per gli ingenti costi dei sistemi DRM. Sicuramente scenderanno, anche se non di molto, una volta che il fenomeno sarà decollato. Le spese, soprattutto per la protezione, sono ancora elevate e le professionalità umane vanno retribuite. Si può sperare in un forte abbassamento dei prezzi solo se le vendite risulteranno più alte di quelle cartacee attuali.
Esistono anche diversi e-book disponibili gratuitamente, si tratta di classici, ormai fuori copyright, o di libelli, talvolta interessanti, utilizzati per promuovere le pagine web su cui si trovano. Per la distribuzione dei primi si adoperano, tra gli altri www.liberliber.it e www.gnutenberg.net. Nel caso dei secondi un ottimo esempio è la già citata Apogeonline.

Diversi scrittori si sono mossi verso il libro elettronico in maniera autonoma. William Gibson da anni distribuisce racconti e sceneggiature liberamente sulla rete.
Carmen Covito ha messo a disposizione una raccolta di racconti, già editi, dal titolo “Racconti dalla Rete” in modo gratuito al proprio indirizzo elettronico (www.carmencovito.it). Non sono disponibili i dati esatti, ma questo fatto le ha procurato una discreta notorietà. Il suo e-book è stato tradotto in inglese da un professore canadese e la scrittrice viene presentata come un’autorità nel campo.
Stephen King ha pubblicato on lineRiding the bullet” registrando nello stesso giorno 500.000 download. Soddisfatto del successo nel giugno 2000 ha cominciato a pubblicare mensilmente i capitoli del romanzo inedito di gioventù “The plant” al prezzo di 1 dollaro. Questa seconda iniziativa pur avendo riscosso successo si è trovata molto vulnerabile alla pirateria, di conseguenza è stata terminata prima di finire il romanzo, anche se l’autore si è dichiarato disponibile a cercare nuove soluzioni.

Al termine di questa panoramica si possono trarre alcune conclusioni.

La prima è che l’e-book sembra crescere ricalcando le orme del cartaceo, quando le sue maggiori potenzialità non sono in direzione concorrenziale, bensì integrativa. Il formato digitale, ridotto, ipertestuale e facilmente modificabile, è l’ideale per enciclopedie, manualistica e libri di consultazione, nonché per tutti quei testi che necessitano di aggiornamento costante.
Un ottimo sviluppo sarebbe rappresentato dall’apertura dell’opera verso materiale integrativo in rete, grazie alla facile possibilità di creare link. Un’altra possibilità ancora sarebbe quella dell’integrazione testuale con altri media, per esempio un’opera di critica teatrale potrebbe essere accompagnata da alcune scene filmate.
Per ora, invece, la priorità nelle esperienze del settore sembra essere quella di riprodurre il più fedelmente possibile il formato a stampa.
Si tratta di un errore. Il romanzo sarà letto, con molta probabilità, più volentieri su carta (3), che su schermo. Il formato più confacente all’utente non è però immediatamente discendente dalla tipologia di testo, bensì anche dall’uso che se ne fa. Colui che dovesse studiare “I Malavoglia” di Verga troverà in genere più comodo farlo in formato digitale, per le maggiori possibilità di elaborazione. Potrà infatti aggiungere commenti a piacere, citare dal testo semplicemente copiando e incollando, creare collegamenti tra questo e altri testi. Chi invece dovesse portarsi lo stesso testo in vacanza probabilmente preferirà il formato cartaceo per la maggior praticità e l’assenza di vincoli d’utilizzo.

Non si tratterà, probabilmente di un’innovazione tecnologica immediata. Dovrà mutare parzialmente la sensibilità dei lettori, aziende dovranno riconfigurarsi. Un trend molto forte nel mercato editoriale è quello di creare catene di librerie legate alla casa editrice. Gli esempi più clamorosi in Italia sono Feltrinelli e Mondadori. Di conseguenza anche le grosse case editrici vanno caute, cercando di non perdere le proprie posizioni strategiche.

La crisi del settore librerie sarebbe inevitabile, ma non è detto che non se ne possa uscire. Innanzitutto, come si è detto il libro cartaceo non sarà rimpiazzato, almeno non sul breve e medio periodo. Si possono, poi, ipotizzare integrazioni tra e-book e libreria. Si possono ipotizzare biblioteche digitali, database di testi con accesso a pagamento, magari messi a disposizione dalle stesse case editrici. Con l’utilizzo di apposite stampanti le librerie sarebbero in grado di stampare in poco tempo quel libro che non sarebbe disponibile altrimenti, forse fuori stampa, straniero oppure richiesto con particolare urgenza. Il vantaggio per l’acquirente sarebbe indubbio anche se il prezzo dovesse risultare superiore a quello del “normale libro”(4).

Un’ultima considerazione.
L’e-book ha enormi potenzialità su un piano non servito in genere dalle case editrici, la scala ridotta. Con questa tecnologia risulta molto più agevole ed economica la diffusione di testi ad un numero relativamente piccolo di persone. Si pensi al caso delle dispense dei corsi universitari. O ancora meglio, ipotizziamo la necessità di distribuire una pubblicazione destinata ad un ambito intraziendale, che riguardi, per esempio, nuove procedure gestionali.
Si potrebbe pensare di inserirlo nella intranet aziendale, ma, se il testo è relativamente corposo, risulta scomodo fruirne dalle pagine di un sito o in formato .doc sul proprio pc. Anche optare per una stampa del materiale ha diversi inconvenienti. Il costo non è indifferente e i fascicoli stampati nelle varie occasioni tendono a creare confusione negli uffici, ad accumularsi in maniera disordinata, soprattutto se si tratta di fotocopie variamente rilegate.
Risulta più comodo, economico e ordinato, diffondere lo scritto in formato e-book, in maniera particolare se si diffonderà un supporto hardware adeguato.

In conclusione lunga vita all’e-book e al libro, suo compagno di viaggio.


Note
(1) Tra le altre Barnes and Noble, Mondadori e Fazi Editore.

(2) Per trovarne qualcuna basta digitare la parola “ebook” in un qualsiasi motore di ricerca. Molti di questi siti paiono all’autore una trasposizione telematica di tutte quelle case editrici che campano sulle “contribuzioni alla pubblicazione” fatte dagli autori stessi in cerca della (misera) fama del proprio nome su una copertina. Per intenderci e non offendere nessuno si può fare l’esempio della casa editrice Manuzio in cui lavora il protagonista de “Il pendolo di Foucaltdi Umberto Eco.
Ma le condizioni per esperienze serie in questo settore esistono, bisognerà tenere gli occhi aperti.

(3) Se la soluzione della carta elettronica si rivelasse economica e funzionale il paragrafo andrebbe riponderato, ma per ora le soluzioni sono alquanto approssimative e inefficienti e rimandiamo l’argomento a successivi approfondimenti.

(4) Questi sistemi di print on demand sono stati ipotizzati come sostituzione completa delle librerie. L’opinione dell’autore è discorde. La qualità del manufatto ottenuto sarebbe inferiore quella di un hardback (se non addirittura a quella di un’edizione economica), ad un prezzo superiore a quello proponibile da una catena di montaggio tipografica. Oltre a ciò la libreria, come luogo spaziale, almeno al momento ha ancora delle forti valenze sociali e psicologiche. Potrebbero indubbiamente sparire in larga parte le piccole librerie, come sono quasi spariti i piccoli esercizi di alimentari, ma i grossi store, non danno impressione di instabilità.

Bibliografia

Bettetini G., Garassini S., Gasparini B., Vittadini N., I nuovi strumenti del comunicare, Bompiani 2001.
Calvo M., Ciotti F., Roncaglia G., Zela M. A., Frontiere di rete, Laterza, 2000.
Roncaglia G., Attorno all’ebook, e-book disponibile gratuitamente presso http://www.unitus.it/virtual/e-book/e-library.htm
AAVV, Ebook, quale futuro, e-book disponibile gratuitamente presso http://www.apogeonline.com/Ebook

Alcune risorse web

http://12.108.175.91/ebookweb/
http://www.apogeonline.com
http://www.liberliber.it
http://www.merzweb.com
http://www.unitus.it/virtual/e-book/e-library.htm

 

newletter di approfondimento
e riflessione
curatore responsabile
Gabriele Garavini

LinuxDay02
Forlì-23 novembre
Sala S.Caterina

promosso da
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#13 Da: "gabriele" <gab.garavini@...>
Data: Sab 19 Ott 2002 2:04 pm
Oggetto: I labili confini dell'ebook (n.1)
gab.garavini@...
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HermesHestia
newsletter sulla civiltà digitale

n. 7-02
pubblicata da
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I labili confini dell'e-book
(1° parte)

Riccardo Fusaroli

L’e-book sta raggiungendo la maturità. E lo fa in sordina, per tentativi, facendo capolino sullo schermo dei nostri personal computer prima ancora che su device appositi. Ma bibliomani e lettori su carta possono stare tranquilli, l’e-book non è, come molti sostengono, la fine del libro cartaceo. HermesHestia si occupa del problema in due puntate. Nella prima si cercherà di capire che cos’è un e-book, nella seconda si focalizzerà, invece, la sua situazione attuale e i possibili sviluppi.

Innanzitutto occorre definire cosa si intenda per electronic book (e-book). Il termine ha due significati. Da una parte designa un testo in un formato digitale che graficamente riecheggi la forma libraria (1). Dall’altra indica uno strumento elettronico, simile ad un palmare, ma dalla fattezze richiamanti un libro, che consenta la memorizzazione, la lettura e l’elaborazione (almeno parziale) di testi in formato digitale (2).

Che cos’ha di tanto eccezionale il libro elettronico?
La principale differenza con l’oggetto libro è il suo formato digitale. Trasformato in 1 e 0 il testo non risente delle limitazioni materiali dei corpi fisici e consente elaborazioni di vario genere in maniera ripetuta. I vantaggi sono innumerevoli, di seguito ne sono elencati alcuni.

Essendo privo d’ingombro l’e-book elimina i costi di magazzino e di trasporto.
L’accesso agli e-book è potenzialmente disponibile a chiunque possa accedere ad un collegamento alla Rete ed il loro ingombro permette di immagazzinare centinaia di titoli nel proprio supporto elettronico preferito (sia esso un palmare, un desktop computer o altro). Lo zaino degli studenti sarà, per esempio, molto più leggero.

Al contempo un testo in formato digitale può essere elaborato senza difficoltà. Manuali ed enciclopedie elettroniche possono essere aggiornati facilmente e in maniera economica. Gli attuali strumenti tecnologici permettono di simulare e rendere più efficaci ed immediate le manipolazioni del testo. Si possono aggiungere commenti, segnalibri, collegare i testi fra loro, copiarne ed incollarne citazioni in maniera immediata, compiere ricerche automatiche sulla sintassi o sugli usi lessicali e numerose altre funzioni utili per il lettore ed essenziali per il ricercatore o lo studente.

Una riflessione più a largo raggio è che, su una scala internazionale, sarebbe a disposizione dei paesi più poveri (ma anche dei ceti svantaggiati nei paesi ricchi) la possibilità di costruirsi estese biblioteche (3), con i conseguenti miglioramenti alla qualità di vita che il sapere (sia tecnico che umanistico) comporta. Una biblioteca, ovviamente, non risolve in concreto e nell’immediato nessun problema particolare, ma può essere un fattore catalizzante per promuovere lo sviluppo e la formazione. Nessuno vieta di essere ottimisti.

Il formato digitale, come tutte le cose, comporta anche delle limitazioni. L’ergonomia di uno schermo e di un portatile sono inferiori a quelle di un libro (4) . Al momento è più comodo l’uso della carta stampata, che viene letta in maniera più veloce (5), non richiede batterie per funzionare e non è da cambiare ogni 5 o 6 anni come accade per gli strumenti elettronici.
Non sono da sottovalutare, inoltre, i fenomeni psicologici e sociali sorti intorno all’oggetto libro. Per fare un solo esempio, la libreria è un luogo importante, quasi rituale per ogni buon lettore. Permette di passeggiare, sfogliando i volumi che via via colgono la nostra attenzione, comprando libri che neppure si conoscevano prima di entrare, di chiacchierare con il libraio e, perché no, di incontrare un/a Lettore/Lettrice (a seconda dei gusti) come accade in “Se una notte d’inverno un viaggiatore” di Calvino.

Se l’e-book costringe a rinunciare a tutto questo non avrà grande affermazione sul mercato.
Probabilmente si tratta di aspetti ancora legati all’immaturità del libro elettronico, dopotutto il libro cartaceo ha impiegato circa 500 anni per assumere la forma attuale.
L’aspetto dell’ergonomia sarà sicuramente aggiustato col tempo, col progredire della tecnica e col diffondersi della cultura informatica e delle sue metafore. Leggere su schermo risulterà, per abitudine e per progressi tecnologici anche migliore che leggere su carta (6). Le batterie dureranno più a lungo (7).

Si prospetta, però, un cambiamento di abitudini. Uno schermo non potrà mai mostrare le pagine ingiallite di un vecchio e caro libro dell’infanzia, né acquisirà il valore affettivo di cui si carica col tempo l’oggetto materiale accanto al quale viviamo. È frequente una certa diffidenza verso lo strumento informatico, che inesplicabilmente si blocca, va in crash senza apparenti motivi (8). Per molti il device tecnologico è opaco, non permette di capire quali siano i suoi meccanismi e le sue logiche. Ma l’uomo è un animale flessibile. Il concetto di usabilità degli artefatti sta prendendo piede e le nuove generazioni sono sempre più assuefatte al computer.

La socialità di Internet, con il suo fiorire di weblog e forum e newsgroup e quant’altro, sicuramente ingloberà anche il fenomeno e-book, e sarà possibile fare incontri virtuali, discutere dei libri elettronici più belli, come ora già si fa nei forum sulla letteratura (9). L’interconnessione digitale, finora, ha moltiplicato i rapporti interpersonali, aggiungendo una sua propria socialità (più debole e dispersiva) a quella della quotidianità precedente e non sostituendola.

L’e-book è dunque in procinto di sostituirsi al libro, con l’inevitabile fatalità che accompagna le ultime novità tecnologiche presentate dai mass media?
In gioco entra un ulteriore fattore. I libri, di qualunque genere, sono un fenomeno in larga parte commerciale. Gli autori, di solito, gradiscono guadagnare sulle proprie opere, anche per potersi permettere di scriverne altre. Le aziende editoriali, di distribuzione e di vendita sono mosse da interessi economici. Con una diffusione del libro digitale senza protezioni che ne impediscano la copia abusiva, nascerebbero fenomeni simili a quelli che stanno travagliando il mondo della musica: una distribuzione incontrollata dei testi su canali non ufficiali, senza remunerare coloro che ci hanno lavorato. Per salvaguardare, almeno in parte, gli interessi economici sono nati dei sistemi di DRM (Digital Right Management). In pratica, i testi, all’acquisto, vengono manipolati da un software per consentirne la lettura solo su un determinato sistema fisico (sia un supporto e-book o un desktop computer), ci sono poi altri meccanismi per consentirne un numero limitato di copie.

Il lettore di e-book acquista, per questo, un diritto sul testo di gran lunga inferiore a quello del lettore di volumi a stampa e per di più limitato nel tempo. Il testo viene, infatti, legato ai numeri di serie di determinate componenti dell’hardware (i.e. CPU). Data la limitata vita media degli strumenti elettronici anche il diritto alla fruizione del testo sarà limitato temporalmente. E' molto difficoltoso il prestito agli amici o il trasferimento dal desktop computer al notebook per leggere il libro quando si è in viaggio.
Anche questo aspetto subirà evoluzioni nel tempo, ma ancora non è chiara la direzione precisa che prenderà. Si spera che gli editori osservino il continuo infrangersi delle (troppo restrittive) protezioni dei cd audio e comprendano che non sia quella (o almeno solo quella) la strada da seguire.

L’artefatto e-book, si rivela complesso, come complessi sono i fenomeni sociali che da esso e intorno ad esso si sviluppano. Per una panoramica sulla situazione attuale e sui possibili sviluppi si rimanda alla seconda parte sempre su HermesHestia.

 


Note
(1) Le tecnologie utilizzate sono svariate. Da qualche anno esiste l’Open eBook Forum (http://www.openebook.com), un consorzio cui partecipano numerose aziende informatiche ed editoriali, che ha proposto uno standard basato sul linguaggio Xml. Al momento, però non è divenuto universale. Alcuni esempi (non esaustivi) di formati e-book, seguiti dal software necessario alla lettura, sono .lib (Microsoft Reader), .pdf (Adobe Acrobat Reader) o .html (un qualsiasi browser). Esempi di e-book in tali formati sono disponibili gratuitamente sul sito www.apogeonline.com, nella sezione ebook.

(2) Si tratta di manufatti simili ai palmari, ma spesso monofunzionali, dotati di possibilità di collegarsi a Internet. Alcuni esempi sono “REB 1100 e 1200 di Gemstar, Franklin eBookMan […], go Reader e Kidz-book dell’italiana IPM” (tratto da “I nuovi strumenti del comunicare”, Gianfranco Bettetini, Nicoletta Vittadini, Barbara Gasparini e Stefania Garassini, Bompiani, 2001)

(3) non appena parve palesarsi la possibilità di una diffusione digitale del sapere su scala globale, nacquero i primi progetti che tentarono di attuarla. Un esempio è il progetto Gutenberg, nato nel 1971 (http://www.gutenberg.net), con l’obiettivo di mettere in rete, scaricabili gratuitamente i testi principali della cultura mondiale.
Su media diversi sono stati tentate diffusioni del sapere in forma digitale. In India negli anni ’80 gli Usa insediarono numerosissime postazioni di ricezione satellitare nei posti più sperduti (Mattelart “La comunicazione Mondo”). L’obiettivo era raggiungere gli educatori presenti nei villaggi per aggiornarli, in particolare sul controllo delle nascite.
In Africa nei primi anni ’90 si cercò di installare postazioni collegate ad Internet via satellite per mettere a disposizione di ogni villaggio informazioni di carattere medico. L’iniziativa non fu portata a termine per mancanza di fondi.

(4) “Un libro si carica istantaneamente; ha una visualizzazione a elevato contrasto e alta risoluzione, sia con una luce intensa che in penombra; consente un accesso veloce a qualsiasi pagina; fornisce un immediato feedback visivo e tattile a proposito della posizione all’interno del testo; può ospitare con facilità delle annotazioni; non ha bisogno di batterie, né di alimentazione; ha un packaging robusto. Un computer portatile non ha nessuna di queste caratteristiche. Se il libro fosse stato inventato dopo il portatile lo si sarebbe accolto come un’enorme innovazione.”
Neil Gershenfeld “Quando le cose cominciano a pensare”, Einaudi 1999

(5) Cristina Cacciari “Psicologia del linguaggio”,

(6)Una possibile soluzione alternativa, se proprio non si gradisce lo schermo, è fornita da inchiostro e carta elettronici. Si tratta di tecnologie allo studio presso lo Xerox Parc di Palo Alto e il Media Lab del Mit. Si tratta di minuscole sfere bianche e nere presenti all’interno del foglio, cariche elettricamente, che un’adeguata scarica elettrica può disporre a formare una qualunque forma e quindi un qualunque insieme di lettere.

(7) sono allo studio batterie che si basano sulle microturbine. Senza entrare nei dettagli esse funzionano con lo stesso gas degli accendini ed una goccia di esso basta per due ore di autonomia di un portatile attuale. (“La legge di Moore” e-book scaricabile presso http://www.apogeonline.com/Ebook)

(8) Steve Krug, Don’t Make Me Think

(9) I newsgroup che trattano di testi di qualunque tipo sono innumerevoli e permettono di interagire con un numero di persone estremamente superiore a quelle normalmente accessibili nel proprio stretto contesto spazio-temporale. Un esempio può essere trovato su http://www.lspace.org. L’opinione dell’autore è che comunque questa socialità mediata dal digitale vada integrata con le normali interazioni interpersonali, faccia a faccia e non, e non sostituita ad esse, affinché il contesto sociale mantenga una dimensione adatta all’individuo.


Bibliografia

Bettetini G., Garassini S., Gasparini B., Vittadini N., I nuovi strumenti del comunicare, Bompiani 2001.
Calvo M., Ciotti F., Roncaglia G., Zela M. A., Frontiere di rete, Laterza, 2000.
Roncaglia G., Attorno all’ebook, e-book disponibile gratuitamente presso http://www.unitus.it/virtual/e-book/e-library.htm
AAVV, Ebook, quale futuro, e-book disponibile gratuitamente presso http://www.apogeonline.com/Ebook

Alcune risorse web sull’e-book

http://www.openebook.com il sito del consorzio che si occupa della definizione di standard per gli e-book.
http://12.108.175.91/ebookweb/ sito di discussione sugli e-book.
http://www.apogeonline.com Gli archivi di questo sito contengono numerosi articoli sull’argomento e diversi e-book.
http://www.liberliber.it e http://www.gutenberg.net archivi di testi in formato digitale scaricabili liberamente.
http://www.merzweb.com il sito del seminario sugli ipertesti dell’università della Tuscia, con informazioni sugli e-book, dalla creazione al reperimento di essi.
http://www.unitus.it/virtual/e-book/e-library.htm gli e-book creati dall’università della Tuscia.

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#12 Da: "Gabriele Garavini" <g.garavini@...>
Data: Sab 28 Set 2002 5:51 pm
Oggetto: Modelli Reticolari di Educazione Creativa
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n. 6-02
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Pubblichiamo un importante saggio, adattato in lunghezza, di Paolo Manzelli, Direttore del Laboratorio Ricerca Educativa, già uscito su altre testate elettroniche. Partendo dalla rilevanza di nuove basi neurofisiologiche per la conoscenza e l'apprendimento, qui si promuove una modalità fortemente creativa nella costruzione delle nuove basi cognitive, adeguata ai processi dello spazio cibernetico del sapere.


Modelli Reticolari di Educazione Creativa
Paolo Manzelli

Il Net-Learning nasce dalla considerazione che le esigenze di sviluppo della creatività vengono sistematicamente trascurate nelle politiche di innovazione dello sviluppo della incipiente Società della Economia della Conoscenza, ciò in quanto il lavoro ideativo è ancora considerato di valore monetario pressoché nullo, viceversa per una società trasformata dell'economia della conoscenza la creatività diventa una prerogativa indispensabile della produzione innovativa sociale ed economica.

Certamente sarà necessario che il lavoro intellettuale possa essere sollevato dall’essere sottoposto all’unica valorizzazione in favore del capitale finanziario, anziché a quella più fruttuosa dello sviluppo economico e sociale solidale e sostenibile. Perciò la liberazione della creatività, coartata dai criteri di istruzione programmata della scuola, diventa una necessità impellente.

Tale concettualità diffusa è stata organizzata appositamente allo scopo dominante di incorporare il plus-valore cognitivo, e dare incremento costante al cash–flow economico-finanziario, anziché all’esigenza più giusta e ragionevole di rispondere direttamente ai bisogni dei soggetti socialmente interagenti, che esprimono il processo di ideazione e condivisione creativa delle conoscenze. Pertanto dare un rinnovato risalto alla creatività in campo cognitivo, finalizzata ad una nuova tipologia di sviluppo propria della Network-Economy, rende necessario riconvertire la matrice cognitiva che è stata propria della società industriale, in modo da poter coniugare qualità della conoscenza e innovazione dello sviluppo socio-economico, perseguendo modalità di espressione e valorizzazione della creatività.

Un tale obiettivo richiede innanzitutto il superamento delle compartimentazioni cognitive delle conoscenze, per poter attuare un ciclo evolutivo di relazioni integrate tra Imprese, Laboratori di Ricerca e Scuole, fondato sulla qualificazione permanente delle Risorse Umane; ciò rende in primo luogo necessario trovare una strategia di apprendimento, che permetta di liberare il pensiero dai nodi culturali obsoleti. Pertanto la strategia di Net-Learning sviluppabile mediante un’alternanza dei percorsi di formazione on line ed in presenza, si prefigge un’utilizzazione della rete internet come ambiente utile alla ricerca educativa, superando in tal modo le strategie di trasferimento di conoscenza e le logiche di organizzazione disciplinare nella scuola tradizionale(1). Nel caso del Net-Learning pertanto, la rete assume una primaria funzione di comunicazione e confronto interattivo, tra autori ed editori on line, organizzati in un ambiente virtuale, finalizzato al rinnovamento integrato delle scienze cognitive, nonché come sistema di reperimento bibliografico (2).

Il gap attualmente esistente tra ricerca cognitiva e sviluppo socio-economico, può indubbiamente creare situazioni di instabilità sociale e di incertezza psicologica, che si concludono nell’incapacità di affrontare la complessità dell'innovazione delle categorie concettuali. Pertanto è innanzitutto necessario superare il deterrente psicologico per attuare un’aperta sfida sul valore economico della creatività nella trasformazione sociale in atto, la quale certamente parte da condizioni di incompletezza, incongruenza ed obsolescenza cognitiva, che determinano situazioni di alienazione ed angoscia psichica relazionabili al pericolo di essere travolti da un così rapido e profondo mutamento (3).

Dovremo pertanto saper superare le condizioni di incertezza iniziali, per costruire un modello di apprendimento reticolare creativo, che possa avere funzione e testimonianza operativa della possibilità di contribuire a un rinnovo della dimensione dello sviluppo secondo le esigenze impresse dal divenire della Società della Economia della Conoscenza. Questo implica una rinnovata capacità creativa tesa a costruire sensati orizzonti, capaci di far riacquisire centralità al sapere nella società, spostandone il valore economico dall’antiquata condizione di essere un’appendice della produttività dell’impresa. Certamente una tale impostazione costringe a ripensare a fondo gli strumenti formativi ottimali per il divenire di una società della economia della conoscenza, che prevede una profonda trasformazione del rapporto tra produzione e conoscenza, tale che sia capace di favorire l’avanzamento delle risorse umane rispetto al valore del capitale finanziario. Questa è infatti la premessa necessaria su cui riflettere per mettere in chiara evidenza come il valore aggiunto dello sviluppo nell’epoca contemporanea non possa più essere generato dall’integrazione di conoscenza e lavoro propria della organizzazione sociale industriale (4).

Riflessioni e proposte per il Rinnovamento della Cultura Educativa.
La strategia di innovazione educativa dei contenuti e dei metodi di insegnamento on line proposta dal LRE/EGO-CreaNET, è pertanto finalizzata a costruire nuove conoscenze a partire dalla decodificazione dei nodi cognitivi fondanti, che sono riduzionismi concettuali e scientifici della società industriale ormai in declino. Tra essi abbiamo già iniziato a rielaborare la ricollocazione delle concezioni Spazio-Temporali per il superamento del gap tra natura e cultura, la riconcettualizzazione delle relazioni tra Percezione e Cervello, intesa come fatto mentale per il superamento del gap tra soggetto ed oggetto della osservazione.(5)

Si tratta di sperimentare entro una comunità virtuale in rete la crescita e la condivisione di conoscenze generata da diverse metodologie, di analizzare le situazioni di cambiamento cognitivo e favorire modi ed abilità differenziate di esecuzione di compiti differenziati, comunque rivolti ad una medesima finalizzazione di costruzione cognitiva e riconoscimento creativo del proprio EGO.
A tal fine abbiamo iniziato ad occuparci di come concettualità innovative e creative facilitino relazioni affettive ed emotive in rete, mediante un sapere di livello neurologico più elevato, rispetto a quelle limitate delle conoscenze di indole meccanicista-lineare, che sono state proprie della società industriale e che purtroppo sono ancora ripetute a dismisura ancor oggi nel quadro dei programmi della scuola tradizionale.

In conclusione occorre porsi il problema di come costruire una Mente Rinnovata, come emergenza cosciente di plurime e pluralistiche interattività di un network di autori ed editori online, coerentemente orientate verso un fine comune di produzione multimediale di editoria elettronica on line, allo scopo di realizzare la più ampia diffusione possibile nel www; la costruzione creativa della mente contemporanea può così divenire a sua volta una testimonianza dell’efficacia di un modello reticolare innovativo, capace di influire positivamente sull’avanzamento della società europea ed internazionale dell'economia della conoscenza. In questo quadro un ruolo cruciale avrà lo studio delle basi biologiche della comunicazione emotiva in rete e in presenza, e le sue relazioni con l'utilizzazione della memoria nell'apprendimento, dove ormai le forme tradizionali del ricordo vengono sorpassate dal ricorso allo storage della memoria negli archivi e biblioteche elettroniche, consultabili nel www, più che nelle singole teste delle persone.

Infine l'assunzione di consapevolezza e del know how dei cambiamenti cognitivi e tecnologici potrà contribuire a cambiare le logiche precedentemente acquisite riguardo la rappresentazione in rete della conoscenza innovativa, derivante da costruzione di una comunità virtuale creativa, e volta ad un fine di trasformazione sociale ed economica in un epoca in cui questa risulta evidente e irreversibile.

BIBLIO-LINK

(1) Net-Learning :
http://www.breadandroses.it/formazione/netlearning.html
(2) Rassegna Stampa Scienze Cognitive:
http://lgxserver.uniba.it/lei/rassegna/sc.htm
(3) http://www.fundacion-jung.com.ar/forum/ital.htm
(4) Economi@ on line:
http://www.portalino.it/banks/editoriale/_pm020213a.htm
(5) Extended – Enterprises :
http://www.perlulivo.it/gargonza/msg05898.htm

 

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#11 Da: "nettuno" <g.garavini@...>
Data: Dom 8 Set 2002 3:10 pm
Oggetto: Il punto su Palladium
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n. 4-02
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Con la ripresa di settembre, pubblichiamo un contributo di Paolo Attivissimo, ripreso da ZEUS News (numero 999 del 9-7-2002). Il tema riguarda Palladium, una nuova piattaforma per la sicurezza, ancora allo stato di progetto, e che tuttavia ha già sollevato commenti preoccupati da varie parte. In proposito ci affidiamo alle considerazioni di un brillante osservatore critico, attento alle vicendo del mondo informatico.


Il punto su Palladium

Paolo Attivissimo

Riassunto delle puntate precedenti: secondo i piani di Microsoft, svelati in anteprima da MSNBC/Newsweek, sulla prossima generazione di Pc potranno funzionare soltanto programmi preventivamente autorizzati, in modo da dare una svolta definitiva sulla questione del copyright e dei diritti digitali su software, audio e video. Tra gli ''effetti collaterali'' ci sarebbe anche l'affossamento definitivo di Linux.
Reazioni, approfondimenti e commenti.

-------------------

Era prevedibile che il mio articolo sui progetti di Microsoft di cambiare l'hardware dei computer in modo da poter decidere quali programmi potete usare (e persino quali documenti potete leggere) suscitasse un po' di polverone. Non posso rispondere personalmente a tutti coloro che mi hanno scritto, ma riassumo qui le risposte ai dubbi e alle domande piu' frequenti.

Molti mi hanno scritto che secondo loro, siccome tutte le protezioni precedenti sono state superate, scavalcheremo anche questa. Attenzione: le protezioni precedenti erano basata puramente sul software (che e' facile da modificare, basta avere un PC e gli strumenti opportuni, ossia programmi), mentre questa e' basata sull'hardware. Alterare l'hardware richiede strumentazione: apparecchi, insomma, il cui costo non e' zero.

Richiede soldi, tanti soldi, e un laboratorio, mentre alternare il software e' una cosa che si puo' fare in un angolo del soggiorno senza sporcare. Insomma, scardinare un hardware interamente cifrato e' molto, molto piu' difficile che farlo per il software. Basta considerare la fatica fatta da Andrew “Bunnie” Huang per analizzare una piccola parte del funzionamento di X-Box, che e' soltanto un abbozzo incompleto di quello che sarebbe una macchina Palladium.

Altri dubitano che i produttori seguiranno l'iniziativa di Microsoft e produrranno soltanto computer Palladium, per cui avremo sempre qualche fornitore da cui procurarci computer “aperti” come quelli attuali, su cui far girare quello che vogliamo. Sono d'accordo: il problema e' quello che succede nel lungo periodo (e in informatica “lungo periodo” significa quattro o cinque anni). Inizialmente le macchine Palladium saranno poche, richieste principalmente da chi fa informatica senza pretese (l'utente che vuole un PC Windows con Office, Outlook e Internet Explorer, punto e basta), mentre gli smanettoni continueranno a comperare PC tradizionali.

Ma Palladium andra' a ruba negli uffici, non appena gli amministratori di sistema si renderanno conto che impedisce ai dipendenti di installare nei PC aziendali ogni sorta di programmi (dai giochi ai sistemi di scambio come WinMx, edonkey eccetera) e di alterare il funzionamento del computer. Sono le aziende a trainare il mercato dell'informatica: se smettono di comperare PC tradizionali, i loro prezzi schizzeranno verso l'alto a causa del calo dei volumi di vendita, contraendo il numero di utenti smanettoni (che non potranno permettersi un vero computer). In piu', conquistando l'ambiente di lavoro, Palladium abituera' le nuove leve ad avere PC che non si possono toccare e considereranno normale questo fatto, proprio come oggi si considera perfettamente normale il fatto che il software del telefonino non e' modificabile da parte dell'utente. Questo portera' a una minore diffusione della cultura informatica (hacking).

Fa niente, non compreremo i computer Palladium e ci terremo quelli vecchi, potreste obiettare. Il problema e' che i computer non sono eterni. I dischi rigidi si scassano, gli alimentatori si bruciano, i processori friggono, le lenti dei masterizzatori si appannano. Prima o poi qualsiasi computer si guastera'. Cosa faremo quando il nostro vecchio Pentium IV tirera' le cuoia e nei negozi ci saranno macchine Palladium a prezzi popolari da X-Box e PC “aperti” a prezzi da Porsche? La maggior parte della gente comprera' Palladium per ovvi motivi di portafogli.

Infine c'e' il problema di Internet. Potremo anche tenerci stretti i vecchi PC, ma per cosa potremo usarli, se Palladium (o qualsiasi altro meccanismo del genere) prende piede? Se i siti Web funzionano soltanto con macchine Palladium, dove andremo? A dimostrazione di quanto sia facile condizionare il mercato, fate un salto al sito di e-commerce di Agip. Come segnalato da un lettore di Punto Informatico, il sito funziona solo ed esclusivamente con Internet Explorer. Se usate un altro browser, il sito proprio non viene visualizzato. Non e' un'incompatibilita' del browser: e' sabotaggio bello e buono. Infatti se dico al mio browser Opera di annunciarsi al sito dicendo di essere Internet Explorer, tutto funziona a meraviglia. Se gli dico di presentarsi col suo vero nome, non funziona niente.

Una cosa che il mio articolo non ha chiarito e' la distinzione tra Palladium (iniziativa Microsoft) e TCPA (iniziativa preesistente di varie grandi aziende nel settore hardware). Sono due progetti distinti, che pero' mirano allo stesso obiettivo: realizzare un PC sicuro tramite una rivoluzione dell'hardware. Palladium sarebbe l'implementazione Microsoft di un sistema operativo sicuro, ma non e' detto che sia l'unica. La situazione, comunque, e' confusa anche per gli addetti ai lavori, per cui ho raccolto un po' di link ad articoli piu' tecnici del mio (sono quasi tutti in inglese). Come vedrete, si parla molto di quest'iniziativa, e se si va avanti a parlarne cosi' male, morira' prima ancora di nascere.

Questo non vuol dire che l'allarme e' ingiustificato e possiamo tornarcene a dormire sotto le coperte. Palladium e TCPA faranno la fine che si meritano soltanto se protestiamo e continuiamo a farlo ogni volta che qualcuno riprova a tirar fuori quest'idea balzana (il Clipper Chip, il numero seriale dei Pentium, eccetera). E' quindi importante che se ne parli e si continui a farlo.

E se ne parla parecchio! ZDnet dice esplicitamente “Microsoft, ecco perche' non possiamo fidarci del tuo sistema operativo sicuro”. Da un altro articolo di ZDNet traggo questa frase da incorniciare: “Microsoft exposed its motivation for Palladium when, on filing a core patent for the technology, it used the term Digital Rights Management Operating System. Far from providing authenticity, integrity and privacy of data, Microsoft actually wants to police copyright laws. Now I have a major problem with this, not least because I don't like the idea of a company that has been found guilty of criminal activity providing technology that will be used to police laws.”

Traduzione: “Microsoft ha rivelato il vero movente che sta dietro a Palladium quando ha usato l'espressione "Sistema operativo per la gestione dei diritti digitali" come titolo di uno dei suoi brevetti chiave per Palladium. Lungi dal fornire autenticazione, integrita' e riservatezza dei dati, Microsoft vuole in realta' fare il poliziotto del copyright. La cosa non mi garba affatto, anche perche' non mi piace l'idea che un'azienda che e' stata riconosciuta colpevole di attivita' criminali fornisca una tecnologia che serve a far valere le leggi”. Eh gia': il processo antitrust non e' ancora finito, ma la colpevolezza di Microsoft non e' piu' in dubbio: resta solo da decidere la pena. Secondo Eweek, i produttori di computer guardano con scetticismo all'iniziativa Microsoft. Bruce Schneier, esperto di crittografia e sicurezza, in un articolo di CBS News dice “Se funziona, sara' la prima volta che succede in tutta la storia dell'informatica.“ (“If this works, it will be the first time in the history of computing that it works”). Trovate altri indizi su come sta andando la campagna (dis)informativa intorno a Palladium presso The Register. Anche i giornali non specialistici cominciano a fare baccano: ne parla anche il New York Times.

Per contro, ecco la rassicurante campana di Microsoft. L'analisi meno rassicurante di Punto Informatico (in italiano) e' presso questa pagina. C'e' anche un possibile interesse della Commissione Antitrust dell'Unione Europea a proposito dei pericoli di Palladium. Altri dettagli tecnici su Palladium qui.

Per finire, ecco un paio di scenari “interessanti” per Palladium che non hanno trovato posto nel mio lungo articolo:

-- La vostra azienda ha bisogno, come capita spesso, di un programma scritto su misura. Per poterlo far girare su un computer Palladium, dovra' pagare la sua certificazione. Ogni volta che vorra' modificarlo o correggerne un difetto, dovra' pagare una nuova certificazione.

-- Per motivi non molto chiari, in Windows XP ogni volta che l'utente effettua una ricerca nel proprio computer i dati della ricerca vengono trasmessi a Microsoft. Oggi questo comportamento invadente puo' essere bloccato installando un firewall non-Microsoft come Zone Alarm. In futuro, grazie a Palladium, Microsoft potra' vietare l'installazione di programmi a lei sgraditi. “Perche' vuoi installare un firewall? Ce n'e' gia' uno integrato in XP!”. Come no; quello integrato in XP e' un colabrodo, dato che blocca i programmi che cercano di entrare nel PC ma non quelli che cercano di uscire senza la vostra autorizzazione.

Preoccupati? No, la cosa si evita se se ne parla. Per citare Ray Bradbury, non ho scritto l'articolo per prevedere il futuro, ma per prevenirlo.

Paolo Attivissimo - www.attivissimo.net

(C) 2002 by Paolo Attivissimo. Questo messaggio puo' essere distribuito e pubblicato liberamente se non si trae lucro dalla sua distribuzione e se non ne viene alterato in alcun modo il contenuto.

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Molti mi hanno scritto che secondo loro, siccome tutte le protezioni precedenti sono state superate, scavalcheremo anche questa. Attenzione: le protezioni precedenti erano basata puramente sul software (che e' facile da modificare, basta avere un PC e gli strumenti opportuni, ossia programmi), mentre questa e' basata sull'hardware. Alterare l'hardware richiede strumentazione: apparecchi, insomma, il cui costo non e' zero.

Richiede soldi, tanti soldi, e un laboratorio, mentre alternare il software e' una cosa che si puo' fare in un angolo del soggiorno senza sporcare. Insomma, scardinare un hardware interamente cifrato e' molto, molto piu' difficile che farlo per il software. Basta considerare la fatica fatta da Andrew “Bunnie” Huang per analizzare una piccola parte del funzionamento di X-Box, che e' soltanto un abbozzo incompleto di quello che sarebbe una macchina Palladium.

Altri dubitano che i produttori seguiranno l'iniziativa di Microsoft e produrranno soltanto computer Palladium, per cui avremo sempre qualche fornitore da cui procurarci computer “aperti” come quelli attuali, su cui far girare quello che vogliamo. Sono d'accordo: il problema e' quello che succede nel lungo periodo (e in informatica “lungo periodo” significa quattro o cinque anni). Inizialmente le macchine Palladium saranno poche, richieste principalmente da chi fa informatica senza pretese (l'utente che vuole un PC Windows con Office, Outlook e Internet Explorer, punto e basta), mentre gli smanettoni continueranno a comperare PC tradizionali.

Ma Palladium andra' a ruba negli uffici, non appena gli amministratori di sistema si renderanno conto che impedisce ai dipendenti di installare nei PC aziendali ogni sorta di programmi (dai giochi ai sistemi di scambio come WinMx, edonkey eccetera) e di alterare il funzionamento del computer. Sono le aziende a trainare il mercato dell'informatica: se smettono di comperare PC tradizionali, i loro prezzi schizzeranno verso l'alto a causa del calo dei volumi di vendita, contraendo il numero di utenti smanettoni (che non potranno permettersi un vero computer). In piu', conquistando l'ambiente di lavoro, Palladium abituera' le nuove leve ad avere PC che non si possono toccare e considereranno normale questo fatto, proprio come oggi si considera perfettamente normale il fatto che il software del telefonino non e' modificabile da parte dell'utente. Questo portera' a una minore diffusione della cultura informatica (hacking).

Fa niente, non compreremo i computer Palladium e ci terremo quelli vecchi, potreste obiettare. Il problema e' che i computer non sono eterni. I dischi rigidi si scassano, gli alimentatori si bruciano, i processori friggono, le lenti dei masterizzatori si appannano. Prima o poi qualsiasi computer si guastera'. Cosa faremo quando il nostro vecchio Pentium IV tirera' le cuoia e nei negozi ci saranno macchine Palladium a prezzi popolari da X-Box e PC “aperti” a prezzi da Porsche? La maggior parte della gente comprera' Palladium per ovvi motivi di portafogli.

Infine c'e' il problema di Internet. Potremo anche tenerci stretti i vecchi PC, ma per cosa potremo usarli, se Palladium (o qualsiasi altro meccanismo del genere) prende piede? Se i siti Web funzionano soltanto con macchine Palladium, dove andremo? A dimostrazione di quanto sia facile condizionare il mercato, fate un salto al sito di e-commerce di Agip. Come segnalato da un lettore di Punto Informatico, il sito funziona solo ed esclusivamente con Internet Explorer. Se usate un altro browser, il sito proprio non viene visualizzato. Non e' un'incompatibilita' del browser: e' sabotaggio bello e buono. Infatti se dico al mio browser Opera di annunciarsi al sito dicendo di essere Internet Explorer, tutto funziona a meraviglia. Se gli dico di presentarsi col suo vero nome, non funziona niente.

Una cosa che il mio articolo non ha chiarito e' la distinzione tra Palladium (iniziativa Microsoft) e TCPA (iniziativa preesistente di varie grandi aziende nel settore hardware). Sono due progetti distinti, che pero' mirano allo stesso obiettivo: realizzare un PC sicuro tramite una rivoluzione dell'hardware. Palladium sarebbe l'implementazione Microsoft di un sistema operativo sicuro, ma non e' detto che sia l'unica. La situazione, comunque, e' confusa anche per gli addetti ai lavori, per cui ho raccolto un po' di link ad articoli piu' tecnici del mio (sono quasi tutti in inglese). Come vedrete, si parla molto di quest'iniziativa, e se si va avanti a parlarne cosi' male, morira' prima ancora di nascere.

Questo non vuol dire che l'allarme e' ingiustificato e possiamo tornarcene a dormire sotto le coperte. Palladium e TCPA faranno la fine che si meritano soltanto se protestiamo e continuiamo a farlo ogni volta che qualcuno riprova a tirar fuori quest'idea balzana (il Clipper Chip, il numero seriale dei Pentium, eccetera). E' quindi importante che se ne parli e si continui a farlo.

E se ne parla parecchio! ZDnet dice esplicitamente “Microsoft, ecco perche' non possiamo fidarci del tuo sistema operativo sicuro”. Da un altro articolo di ZDNet traggo questa frase da incorniciare: “Microsoft exposed its motivation for Palladium when, on filing a core patent for the technology, it used the term Digital Rights Management Operating System. Far from providing authenticity, integrity and privacy of data, Microsoft actually wants to police copyright laws. Now I have a major problem with this, not least because I don't like the idea of a company that has been found guilty of criminal activity providing technology that will be used to police laws.”

Traduzione: “Microsoft ha rivelato il vero movente che sta dietro a Palladium quando ha usato l'espressione "Sistema operativo per la gestione dei diritti digitali" come titolo di uno dei suoi brevetti chiave per Palladium. Lungi dal fornire autenticazione, integrita' e riservatezza dei dati, Microsoft vuole in realta' fare il poliziotto del copyright. La cosa non mi garba affatto, anche perche' non mi piace l'idea che un'azienda che e' stata riconosciuta colpevole di attivita' criminali fornisca una tecnologia che serve a far valere le leggi”. Eh gia': il processo antitrust non e' ancora finito, ma la colpevolezza di Microsoft non e' piu' in dubbio: resta solo da decidere la pena. Secondo Eweek, i produttori di computer guardano con scetticismo all'iniziativa Microsoft. Bruce Schneier, esperto di crittografia e sicurezza, in un articolo di CBS News dice “Se funziona, sara' la prima volta che succede in tutta la storia dell'informatica.“ (“If this works, it will be the first time in the history of computing that it works”). Trovate altri indizi su come sta andando la campagna (dis)informativa intorno a Palladium presso The Register. Anche i giornali non specialistici cominciano a fare baccano: ne parla anche il New York Times.

Per contro, ecco la rassicurante campana di Microsoft. L'analisi meno rassicurante di Punto Informatico (in italiano) e' presso questa pagina. C'e' anche un possibile interesse della Commissione Antitrust dell'Unione Europea a proposito dei pericoli di Palladium. Altri dettagli tecnici su Palladium qui.

Per finire, ecco un paio di scenari “interessanti” per Palladium che non hanno trovato posto nel mio lungo articolo:

-- La vostra azienda ha bisogno, come capita spesso, di un programma scritto su misura. Per poterlo far girare su un computer Palladium, dovra' pagare la sua certificazione. Ogni volta che vorra' modificarlo o correggerne un difetto, dovra' pagare una nuova certificazione.

-- Per motivi non molto chiari, in Windows XP ogni volta che l'utente effettua una ricerca nel proprio computer i dati della ricerca vengono trasmessi a Microsoft. Oggi questo comportamento invadente puo' essere bloccato installando un firewall non-Microsoft come Zone Alarm. In futuro, grazie a Palladium, Microsoft potra' vietare l'installazione di programmi a lei sgraditi. “Perche' vuoi installare un firewall? Ce n'e' gia' uno integrato in XP!”. Come no; quello integrato in XP e' un colabrodo, dato che blocca i programmi che cercano di entrare nel PC ma non quelli che cercano di uscire senza la vostra autorizzazione.

Preoccupati? No, la cosa si evita se se ne parla. Per citare Ray Bradbury, non ho scritto l'articolo per prevedere il futuro, ma per prevenirlo.

Paolo Attivissimo - www.attivissimo.net

(C) 2002 by Paolo Attivissimo. Questo messaggio puo' essere distribuito e pubblicato liberamente se non si trae lucro dalla sua distribuzione e se non ne viene alterato in alcun modo il contenuto.

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#10 Da: "Gabriele Garavini" <g.garavini@...>
Data: Mer 10 Lu 2002 8:32 am
Oggetto: Può la fuzzy logic migliorare i nostri rapporti con il computer?
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Può la fuzzy logic migliorare i nostri rapporti con il computer?

Riccardo Fusaroli

Già da qualche anno negli ambienti informatici si parla di una logica sfumata in opposizione alla logica binaria. Si tratta, infatti, di una logica che considera i valori intermedi tra lo 0 e l'1, e di un modo di ragionare che ha una grande affinità con la mente umana, sia a livello di pensiero, che di funzionamento fisiologico (1).

Il concetto può risultare più chiaro con un esempio. Gli elementi non si suddividono più in appartenenti ad un insieme e non appartenenti, bensì possono avere diversi gradi di appartenenza ad esso. Possono esserne membri in modo più o meno marcato. Rispetto all'insieme degli uccelli l'elemento passero avrà un grado di appartenenza molto vicino a uno, mentre l'elemento struzzo, per le dimensioni e l'incapacità di volare, avrà un grado di appartenenza più basso.

L'utilità sta nel poter prendere in considerazione un maggior numero di variabili e compiere operazioni che tengano conto anche di dati imprecisi. Si può analizzare la complessità dell'ornitorinco, senza perdere il suo becco d'anatra né il suo essere viviparo. Egli non risulterà membro dei mammiferi, poiché ha il becco, né degli uccelli, perché allatta i piccoli, ma apparterrà in diverso grado ai due insiemi. La mente usa percezioni e ragionamenti imperfetti per compiere induzioni ed abduzioni, che pur essendo vaghi permettono di agire nella imprecisa realtà quotidiana. Grazie alla vaghezza consentita nelle operazioni fuzzy abbiamo uno strumento utilissimo per emulare alcuni aspetti del funzionamento del cervello, per esempio nei programmi di riconoscimento vocale e visivo, ove non si hanno quasi mai dati certi, ma solo sfumati.

Dal punto di vista della programmazione le potenzialità sono indubbie. Sicuramente le interazioni uomo-macchina saranno agevolate dalla possibilità di parlare ed essere riconosciuti, rimarranno i disagi psicologici, ma questo è un altro discorso. Un campo applicativo interessante della logica fuzzy potrebbe essere l'information retrieval, ovvero la ricerca di informazioni, tramite database o motori di ricerca.
Uno dei difetti che più spesso vengono riscontrati nell'uso delle macchine è la rigidità del linguaggio che esse costringono ad usare. Per consultare con efficacia un database, un motore di ricerca o una qualunque applicazione occorre una certa esperienza. Occorre imparare ad usare un linguaggio rigido e abbastanza dissimile da quello quotidiano. Un linguaggio che si compone di operatori booleani (AND, NOT, OR, …) e variabili già stabilite dal significato ben preciso.

Per richiedere un documento sulle opere teatrali di Pirandello non è possibile digitare “cerca un documento sulle opere teatrali di pirandello”, occorrerà digitare PIRANDELLO AND TEATRO. Occorrerà cioè, scomporre la richiesta in linguaggio umano in un insieme di variabili ben definite (di informazioni indispensabili) e legarle con un connettore a seconda dell’effetto voluto (in questo caso vogliamo entrambe le parole nei documenti, per cui usiamo AND). Se si vuole più specificamente trovare un documento che non trascuri l'ultimo periodo, in particolare la sua opera "I giganti della montagna" dovremo digitare PIRANDELLO AND TEATRO AND "I GIGANTI DELLA MONTAGNA". (Le virgolette sono state aggiunte per far considerare al software le quattro parole come un blocco unico).
Questo linguaggio esatto comporta alcuni rischi di imprecisione. Nel nostro caso si correrebbe il rischio di trovare una scheda critica sulla sola opera citata e non informazioni su tutti gli scritti teatrali di Pirandello. Ciò è dovuto alla presenza di due soli valori possibili per le variabili. O sono richieste o non lo sono.

La lingua umana al contrario è un bricolage di significati imprecisi, cosa che le permette di essere estremamente adattabile e flessibile, ma impedisce di trovarsi perfettamente a proprio agio col computer. Già ora nei sistemi di Information retrieval è possibile ottenere risultati più raffinati alle proprie ricerche grazie alla logica sfumata.
È possibile assegnare diversi gradi di importanza alle informazioni richieste e ordinare le hit in base ad una funzione dei diversi gradi di pertinenza delle keywords. Per ora rimane la necessità di supervisione di esperti, ma i software stanno evolvendo.
Nel nostro esempio si potrebbe assegnare un alto valore di pertinenza a Pirandello e Teatro e un livello intermedio a "I giganti della montagna".

Rimane una difficoltà da analizzare. Gli attuali utenti si sono ormai abituati a richieste booleane, a comprimere le proprie richieste nel rigore necessario alle macchine. Un rigore che per quanto possa essere fastidioso dà un'impressione di certezza, semplicità, sicurezza di ciò che si sta chiedendo. Essi potrebbero trovarsi spiazzati da un sistema più duttile, che potrebbe comportare un maggior grado di imprecisione nelle richieste.
Viene da chiedersi se si tratti di un problema dovuto alla transizione tra vecchio sistema e nuovo, oppure una necessità umana di porre una distinzione tra uomo e macchina, con gli uomini il linguaggio è sfumato, con le macchine limitato ma certo, per mantenere chiara la diversità dei rapporti. Con le macchine può risultare migliore un linguaggio esatto, poiché con esse non è necessario intrattenere un rapporto conversazionale, ma ci si può limitare a svolgere determinati compiti.

Tutto sommato pensare fuzzy sarà una sfida interessante, ricca di potenziali scoperte. Non ultima una migliore comprensione dell'uomo stesso e dei suoi processi cognitivi e decisionali. Perché come in ogni ricerca è l'uomo stesso in fondo il vero oggetto.

 

Note
(1) Il funzionamento neuronale non è discreto e per diversi motivi che qui si cercherà di illustrare in maniera alquanto superficiale.Se il neurone seguisse una logica binaria, esso fondamentalmente funzionerebbe come un circuito elettroni. Si avrebbero due valori, uno in cui la carica ionica passa, l'altro in cui non passa.
La fisiologia umana non funziona così. Gli stati del neurone possono essere più di due. Esso può essere inibito in vari gradi, da una carica dal segno di potenziale opposto a quello necessario ad attivarlo. I diversi valori di carica necessari ad attivarlo possono essere prodotti in vari modi. Possono avvenire più stimolazioni sinaptiche contemporanee o a una sola ma ripetuta nel tempo. Abbiamo così un sistema basato su valori continui e non binari.
Se l’analogia tra funzionamento fuzzy e funzionamento neuronale sia effettivamente fondata e su quali possano essere le possibilità aperte da questa prospettiva è ancora oggetto di studio.

Riferimenti
Antonella Giulia Pizzaleo, Fuzzy Logic, Roma, Castelvecchi , 2000.
Massimo Piattelli Palmarini, L'illusione di sapere, Milano, Arnoldo Modadori Editore, 1993
http://www.flll.uni-linz.ac.at/pdw/fuzzy /operations.html
Breve corso di fuzzy logic
http://www.cs.cmu.edu/Groups/AI/html/faqs/ai/fuzzy/part1/faq.html

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#9 Da: "Gabriele Garavini" <g.garavini@...>
Data: Gio 20 Giu 2002 4:20 pm
Oggetto: Il software aperto nella Pubblica Amministrazione
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n. 3-02
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Il software aperto nella Pubblica Amministrazione

Riccardo Fusaroli

È giunta da poco in Parlamento una proposta di legge che contempla l’adozione di software freeware e open source nelle istituzioni e nella Pubblica Amministrazione. Quali sono i problemi che si tenta di risolvere? Nelle Pubbliche Amministrazioni al momento si fa uso di software a pagamento e si distribuisce la modulistica in formato proprietario. Entrambe le azioni sono estremamente scorrette da parte di un ente pubblico. Vediamone i motivi. I documenti digitali possono assumere diversi formati. Un file di testo, per esempio, può essere salvato con diverse estensioni: .doc, .rtf, .pdf, .asc, .mcw e altri. La differenza è che i diversi formati, nella maggior parte dei casi possono essere letti solo dal programma specifico che li ha creati. Questa situazione denota i formati proprietari.


Per poter leggere un documento con estensione .doc si ha bisogno di Microsoft Word, ma spesso non basta, per non avere problemi occorre possederne una versione uguale o più aggiornata rispetto a quella con cui è stato creato. Con Word 97 è estremamente difficile leggere un file creato con Word 2000. È facile comprendere come la distribuzione da parte di un ente pubblico di documenti in formato proprietario possa risultare scorretta. Una scelta di questo tipo obbliga gli utenti (potenzialmente l’intera cittadinanza) all’acquisto di un determinato programma a pagamento, ma non solo, anche ad un determinato sistema, quello su cui il programma gira. Nella fattispecie i formati più usati sono quelli di Microsoft Office (.doc, .xls, .mdb). Per cui se il comune distribuisce in rete, per esempio, la nuova normativa sulle tasse per la nettezza urbana probabilmente fornirà un documento come “immondizia.doc” da scaricare. Se sul computer dell’utente non è installato Microsoft Word, di versione pari o più recente rispetto a quello del comune, l’interessato non potrà leggerne il contenuto.

Una soluzione esiste ed è quella dei formati non proprietari. Da qualunque programma è possibile salvare con alcune estensioni (come .rtf) nate proprio per permettere la condivisione di documenti tra il maggior numero possibile di programmi. Si tratta solo di farci attenzione (1). Un’altra soluzione possibile, soprattutto se si vuole impedire che i propri file vengano modificati dai riceventi è disporre del programma Adobe Acrobat e trasformarli in formato .pdf. Ma qui occorre avere un lettore specifico, pur se gratuito e di grande diffusione. Inoltre Acrobat ha un costo e il pdf è formato proprietario (2).

La seconda questione riguarda l’utilizzo di programmi a pagamento ed è più complessa. Oltre ai programmi acquistabili nella corrente distribuzione commerciale (Microsoft Office per fare un esempio) esistono diversi software utilizzabili gratuitamente (tra gli altri OpenOffice), scaricabili da Internet o in distribuzione sui cd-rom delle riviste informatiche. In linea di principio si tratterebbe di una scelta migliore, che non farebbe spendere i soldi dei contribuenti nelle licenze della Microsoft o di altre grandi software-house. Si verifica, però, un ostacolo logistico. Microsoft Office è il programma più utilizzato ed è ritenuto lo standard, a tal punto che l’esame della Patente Europea per il Computer (ECDL) si basa in gran parte sulla conoscenza di questa suite. Per sostituirlo occorrerebbe costruire delle nuove competenze nei dipendenti pubblici che lo devono utilizzare. Altro problema è quello dell’assistenza. Esistono fior fior di tecnici informatici in grado di intervenire in caso di problemi (frequentissimi) in Office o per adattare le applicazioni al caso specifico. Sul versante del freeware questa competenza è assai più difficile da trovare, per la minore diffusione dei programmi, e per il fatto che dietro di essi non c’è una potenza ed una autorità pari alla Microsoft, pronta a imbastire corsi e propaganda.

Sembrerebbe che il comportamento attuale sia inevitabile, dati i costi sociali ed economici di un cambiamento. A ribaltare la situazione interviene un importante dato. Il software ora utilizzato comporta un ulteriore svantaggio, quello degli aggiornamenti. Questi escono con cadenza stabilita dalla casa produttrice, di solito seguendo i frenetici ritmi delle tecnologie informatiche. Office esce in una nuova versione circa ogni due anni. Gli aggiornamenti servono a far fronte ai miglioramenti tecnologici e alle nuove necessità sorte, ma sono estremamente costosi. Se la Pubblica Amministrazione si aggiorna, vi saranno costretti anche gran parte degli utenti, cosa quanto mai sgradevole e costosa. Anche i software freeware, in special modo gli open source, intorno ai quali si raccolgono spesso gruppi di programmatori volontari, vengono aggiornati. Ma installare la nuova versione non costa nulla. La soluzione più convincente per la Pubblica Amministrazione è offrire i documenti in formati non proprietari, indipendentemente dal software da essa utilizzato. Si tratta, in fondo, di un piccolo accorgimento.

Per quanto riguarda gli applicativi la questione non si presenta semplice. Però ci sono alcuni dati che fanno pensare. Un numero sempre maggiore di aziende private offre i propri software in licenza freeware, gratuita, o addirittura open source, cioè mette il codice sorgente a disposizione di chiunque ne sia interessato. Il guadagno viene ottenuto attraverso i servizi aggiuntivi, ovvero la personalizzazione dei programmi alle esigenze del cliente, l’assistenza, la formazione all’uso. Viene da chiedersi se non varrebbe la pena di adottare soluzioni del genere da parte delle istituzioni pubbliche. Sarebbe un servizio all’utente, un probabile calo di costi e uno stimolo allo sviluppo dei programmi gratuiti.

La direzione presa, a giudicare da un esempio recente, sembra peraltro di ben  diverso avviso; infatti se guardiamo all’indirizzo                                                                         
http://www.tesoro.it/Documentazione/Bandi/incorso/serventi_unix/503172001.doc (notare il formato del documento)  si  trova  un bando  del  Ministero del  Tesoro per la fornitura di  sistemi  Unix.  In esso  si specifica  che  il  sistema  operativo  non  dovrà appartenere alla categoria  Open Source.  Lungi dal sindacare  sull’opportunità di usare talora programmi  proprietari,  viene  da  chiedersi se  la soluzione  così  seccamente scartata sia stata vagliata con l’attenzione che meritava.

 

Note
1. Nel caso di Word è sufficiente cliccare su “Opzioni” nel menu “Strumenti”, di lì andare in “salva” e impostare “Salva file di Word come” nel formato non proprietario preferito, di solito .rtf. 2. Una soluzione di questo tipo è stata adottata dal Dipartimento di discipline di Comunicazione dell’Ateneo di Bologna. www.dsc.unibo.it

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#8 Da: "Gabriele Garavini" <g.garavini@...>
Data: Ven 7 Giu 2002 7:12 pm
Oggetto: creatività contro usabilità?
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Persi nel web: creatività contro usabilità?

Riccardo Fusaroli

Sul web dilaga un dibattito: usabilità contro creatività. L'usabilità è una caratteristica dei siti web (ma non solo) che ne misura la chiarezza, la semplicità d'uso da parte dell'utente. Un sito usabile è un sito dove si trovano in fretta le informazioni o i servizi cercati, un sito il cui scopo è chiaro sin dalla home page e le pagine sono coerenti tra loro. Altro aspetto del criterio di usabilità è la possibilità di accedere alle informazioni anche da parte dei portatori di handicap fisici e tecnologici, una categoria amplissima che va dagli ipovedenti ai possessori di monitor minuscoli, dagli anziani a coloro che utilizzano software datato.

Jacob Nielsen, uno dei maggiori propugnatori dell'usabilità, si batte perché la comunicazione in rete sia facile e immediata. Molti siti web hanno un'architettura dell'informazione estremamente confusa, la chiarezza dei collegamenti e dell'esposizione viene sacrificata in favore di una grafica esagerata e invadente. Nielsen si pone dalla parte dell'utente. Stabiliamo delle regole (1), dice, dei criteri da imporre ai webdesigner, che permettano all'utente di raccapezzarsi nella sua ricerca di informazioni. Si tratta di porre un limite all'estrosità dei filmati in Flash, per esempio, o all'utilizzo di troppe icone per dare la prevalenza al testo e favorire il contenuto rispetto all'interfaccia in cui è calato. Si tratta, dice Nielsen, di ripensare il web design in funzione dell'utente (2).

Sullo schieramento opposto si pongono i sostenitori della creatività e della libertà della Rete. Tra essi Franco "Bifo" Berardi. Egli afferma che l'usabilità, così come è proposta, segue la stretta logica dell'impresa, è volta ad incanalare l'utente verso i percorsi prestabiliti del consumo. Tutto è semplice, lineare e convenzionale solo per condurre per mano l'utente fino al suo acquisto. Le regole, continua Berardi, potrebbero limitare una delle caratteristiche più importanti del web, la libertà. Proprio dalla sperimentazione di nuove grafiche, nuove interfacce, anche se dapprima risultano ostiche, nasce l'innovazione, nuovi modi di pensare. Non è auspicabile cristallizzare l'interazione uomo-macchina e uomo-informazione in un unico modello stabile, quello cui già si è abituati.

Al di là del dibattito teorico vanno considerati alcuni dati prima di propendere verso una delle due opzioni. La Rete sta diventando uno strumento quasi indispensabile per una fascia sempre più ampia di cittadini. Per fare un esempio Internet è un utilissimo canale di comunicazione tra studenti universitari e facoltà, rappresenta un vantaggio enorme soprattutto per i fuorisede che possono controllare date di esami, voti e comunicazioni tecniche senza doversi sobbarcare il viaggio verso la sede universitaria (3).

È probabile, inoltre, che, fra qualche anno, i servizi fondamentali delle pubbliche amministrazioni siano offerti anche su web. Dal sito adatto sarà possibile stampare i propri documenti dell'anagrafe o accedere alla documentazione necessaria per fare un ricorso. Anche le fasce di popolazione più anziane e quelle più tecnologicamente svantaggiate si troveranno a dover utilizzare la rete. La semplicità d'utilizzo sarà vitale per fornire un servizio efficiente. Già da ora si parla di accessibilità dei siti, caratteristica legata alla possibilità di accesso alle informazione da parte di ipovedenti, anziani e altra categorie di portatori di handicap di vario genere (4).

Sarà inevitabile creare delle standardizzazioni per l'accesso alle informazioni fornite dai servizi pubblici, creare delle interfacce prevalentemente basate sul testo per permettere ai browser vocali di leggerle agli utenti nonvedenti.
Diverso è il discorso per i siti appartenenti a privati. Qui occorre trovare il difficile equilibrio tra un'interfaccia accattivante e originale per attrarre gli utenti e la semplicità d'utilizzo per non frustrarli.

Probabilmente il punto è in questa dialettica. La sperimentazione grafica, la ricerca di nuovi modelli per trasmettere e strutturare l'informazione (dal decostruttivismo di alcuni ipertesti(5) alla personalizzazione delle pagine di Amazon(6)) sono indispensabili per l'evoluzione del web e degli approcci cognitivi umani. Nel momento in cui si costruisce un prodotto concreto, in cui si offrono dei servizi, bisogna rendere comprensibile ciò che si propone, magari smussandolo. Si tratta di ancorare l'originalità delle proprie proposte agli schemi mentali dell'utente, rendergli in qualche modo familiare la navigazione. Questa è una sfida ancora maggiore per la creatività (7).
Per cui vanno bene i filmati in Flash, le icone sfolgoranti, ma solo se usarle ha un senso, se rendono più chiaro il valore informativo del sito e non se offuscano il servizio offerto. Inoltre andrebbe sempre offerta una visualizzazione alternativa, per chi non possiede l'ultima versione del programma necessario a vederli. Le tecnologie lo rendono facilmente possibile(8).

Un ultimo punto è da prendere in considerazione. La navigazione via web come la maggior parte dei processi umani è un processo ermeneutico. L'utente, mentre ricerca informazioni o insegue oziosamente i collegamenti che la sua fantasia gli suggerisce, in qualche modo interpreta e assimila (anche se in modo personale) il modello in cui gli viene proposta l'informazione. Si adatta ad esso. Coloro che erano abituati ad usare il vecchio Ms-Dos sulle prime si sono trovati disorientati dalle interfaccie grafiche dei successivi sistemi operativi, per quanto questi fossero più usabili. Proporre un'interfaccia è sempre proporre un modo di pensare, è un impegno notevole e una (seppur limitata) responsabilità, per cui ben vengano le regole di Nielsen, se fanno riflettere su come i nostri messaggi, pur nell'asetticità digitale del web vengano interpretati.


Note

(1)Dieci euristiche di Nielsen (liberamente tradotte)

Visibilità dello stato del sistema. Deve sempre essere chiaro cosa sta succedendo
Coerenza tra il sistema e il mondo reale. L'interfaccia deve essere il più naturale possibile.
Libertà dell'utente. L'utente deve avere sempre la possibilità di uscire dal sistema o di cancellare un'azione compiuta.
Coerenza e standard. Una volta stabilite delle convenzioni, dei significati occorre mantenerli. La stessa parola o icona deve sempre avere lo stesso significato.
Prevenzione dell'errore. È meglio prevedere gli errori dell'utente ed evitarli con un design accurato.
Riconoscere è meglio che ricordare. Gli oggetti, le azioni e le opzioni devono sempre essere visibili, non bisogna presupporre che l'utente le ricordi dalla schermata precedente.
Flessibilità ed efficienza Occorre tener conto che l'utente esperto vorrà velocizzare le azioni più frequenti, senza però penalizzare gli inesperti.
Estetica e disegno minimalisti
I messaggi di errore devono essere chiari, indicare precisamente il problema e suggerire una soluzione.
Guida e documentazione. Sempre presente, semplice e centrata sulle azioni dell'utente. Con i passaggi precisi e non prolissi.(2)Per avere un'idea delle proposte di Nielsen: http://www.useit.com/ , il suo sito progettato puntando alla massima usabilità.
(3)Un esempio su tutti: http://www.dsc.unibo.it/. Il sito di Scienze della comunicazione, dove si trovano una bacheca con gli annunci, gli indirizzi e-mail dei professori, gli orari...
(4)http://www.w3.org/WAI/, un link alle pagine del W3C in cui vengono fornite le norme di progettazione base per assicurare l'accessibilità di un sito.
(5)http://www.links.net/vita un ipertesto estremamente disorientante, la vita di un giovane americano dove ogni dettaglio rimanda ad altri.
(6)http://www.amazon.com/. L'azienda americana più famosa per la vendita di libri on line, grazie ad un fortissimo utilizzo dei linguaggi server side memorizza le preferenze dell'utente e ad ogni nuovo accesso gli genera una pagina di benvenuto personalizzata in cui propone le novità librarie che "pensa" gli possano interessare.
(7)Un buon esempio http://www.1000asa.com/. Si tratta di un sito estremamente originale, ma bene navigabile, anche se forse un po' lento per la banda di trasmissione attuale. E' talmente ben riuscito che in alcune università statunitensi viene studiato come il miglior approccio cognitivo al web.
(8)Gli editor WYSIWYG offrono la possibilità di creare modelli (le infrastrutture base del sito da mantenere invariate in ogni pagina), stili css (la possibilità di impostare le caratteristiche del testo in modo coerente in tutto il sito) e la gestione di Javascript e linguaggi server side, che permettono di rilevare le caratteristiche tecniche di ogni utente per presentargli automaticamente pagine web ad egli adatte.Riferimenti webhttp://www.mediamente.rai.it/divenirerete/index.asp su Mediamente è presente un forum con un dibattito sull'usabilità. è anche possibile scaricare un e-book con gli interventi più rilevanti.
http://www.useit.com/ il sito di Jacob Nielsen.

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Laboratorio Ricerca Educativa - Univ. di Firenze

 

 

 


#7 Da: "Gabriele Garavini" <g.garavini@...>
Data: Mar 21 Mag 2002 2:59 pm
Oggetto: Delocalizzare in rete la scuola
gabgarav
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HermesHestia

newsletter sulla civiltà digitale

n. 01/02

a cura di EgoCreaNet romagna

 

 

 

Comincia con questo numero la nuova serie 2002 di Hermeshestia, newsletter dedicata alle tematiche della civiltà digitale, con un articolo di Paolo Manzelli, Direttore del Laboratorio Ricerca Educativa (Univ. di Firenze), sulla urgenza di una trasformazione radicale delle istituzioni educative, ben oltre gli opposti provvedimenti introdotti dai diversi governi degli ultimi anni.

 

DELOCALIZZARE in rete la SCUOLA

Paolo Manzelli LRE@...

E’ necessario che la scuola sappia collocarsi nel nuovo scenario dello sviluppo contemporaneo in Europa, che è quello di un irreversibile processo di cambiamento, che sta mutando l’economia della società industriale, nella “e.Society” post-industriale, caratterizzata dalla incipiente condivisione di conoscenze tra Scuola Università ed Impresa (1).

Lo sviluppo della decentralizzazione e dell' integrazione delle conoscenze nelle reti è l'elemento centrale di questa nuova architettura tecnologica della comunicazione interattiva da cui conseguirà un elevato valore aggiunto sociale, come risultato finale prevedibile ed auspicabile della società dell' economia della conoscenza.

Purtroppo oggi coesistono ancora le due tipologie di società, quella industriale e quella post-industriale; quest’ultima si svilupperà accreditando un maggior valore economico ai beni immateriali ed alla conoscenza. A ciascuna di queste tipologie corrispondono due mentalità di organizzazione sociale ed educativa per generare la crescita della economia, che sono in larga misura contrapposte, dato che la prima, (old–Economy) è caratterizzata da una struttura della produzione centralizzata nella fabbrica, luogo in cui vengono integrate le conoscenze in valore produttivo, mentre l’ altra (e.Economy), necessita di una diffusa capacità di costruzione di conoscenze integrate, che crea valore aggiunto come conseguenza della possibilità di accedere ad un crescente numero di risorse cognitive, che si sviluppa coerentemente alla estensione delle economie di scala, rese possibili da una globalizzazione dei mercati, non più disgiunta dallo sviluppo organico delle conoscenze in un ampio confronto culturale internazionale per uno sviluppo sostenibile e solidale. (2)

Il nodo del contendere tra i due assetti economico-culturali provoca evidentemente notevoli contraddizioni, che si concentrano attorno alla metamorfosi delle antiquate modalità lavorative e professionali, le quali dovranno adeguarsi alle caratteristiche innovative della tecnologia digitale della comunicazione interattiva, sviluppando un esteso cambiamento cognitivo, tendente a favorire una rinnovata divisione del lavoro, nonché dei ruoli e delle aree di competenza cognitiva.

È questa la grande sfida per tutti dato che l’ evoluzione della e.Society è difficilmente arrestabile e localizzabile, proprio a causa della elevata velocità della competizione, sollecitata dal contagio di Internet nello sviluppo internazionale della e. economy.

Pertanto sono responsabilmente convinto che dovremo dare indicazioni operative per realizzare progettazioni educative adeguate al superamento della parcellizzazione disciplinare delle conoscenze nella scuola, in quanto tale prassi antiquata della istruzione produce oggi una nuova alienazione sociale, causata dall' incapacità di una comprensione integrata dei giovani nei riguardi degli sviluppi della “società della economia della conoscenza “, dato che quest’ultima si troverà certamente in una fase più avanzata, quando le giovani generazioni odierne si confronteranno con la necessità di lavoro nella loro vita socialmente produttiva.

E’ quindi opportuno cercare di comprendere ed applicare con ragionevolezza le conoscenze più avanzate che fanno parte della ricerca sulla trasformazione dei sistemi complessi. E’ noto dagli studi di Ilya Prigogine, che la Scienza della Complessità insegna come un sistema altamente disordinato, in condizioni lontane dall’ equilibrio possa sviluppare spontaneamente, mediante modalità auto-catalitiche, la riorganizzazione di nuovi sistemi ordinati in grado di adattarsi all’ambiente di trasformazione che li circonda.

Tali modelli concettuali di ordine dal caos sono ampiamente generalizzabili, e pertanto possono essere applicati all’ evoluzione di sistemi di comunicazione e di apprendimento interattivo nell’era di Internet finalizzati alla rimozione di pregiudizi cognitivi, (3) così da assumere un orientamento delle dinamiche relative al passaggio dalla scuola narrativa del sapere trasmesso a quella innovativa del sapere costruito, secondo un approccio costruzionista.

Le teorie costruzioniste considerano infatti che, in un ambiente di trasformazione sociale, le conoscenze non possono più essere semplicemente trasmesse, in quanto l’apprendimento deve attivare processi mentali di continua ricostruzione cognitiva, attraverso una integrazione finalizzata dei saperi, in modo che essi possano condurre alla condivisione operativa di prodotti culturali innovativi, per trasformare i consumatori acritici del sapere in produttori di conoscenze rielaborate per confronto e impiegate concretamente in una ampia diffusione di comunicazione interattiva, in modo da realizzare quell' evoluzione dell'intelligenza sociale collettiva, (Encultured Knowledge) necessaria per attuare coscientemente una trasformazione economica epocale.

 

In un tale contesto di costruzione dell’ apprendimento, osserviamo che l’ evoluzione dell'intelligenza sociale viene ad essere funzione di un sistema di formazione finalizzato verso l’adattamento creativo permanente, nel rispetto delle modificazioni dello sviluppo dell’ambiente economico e sociale.

L’ elemento catalitico di tale procedere nella trasformazione cognitiva è generato dalla crescita dell' utilizzabilità delle reti, la cui struttura agisce da supporto comunicativo nella trasformazione dalla scuola della trasmissione del sapere codificato (Knowledge Saying) verso l' acquisizione del divenire cognitivo (Knowledge Transforming) .

 

Procedendo nel divenire della trasformazione dell' educazione, viene messa in crisi proprio la modalità standardizzata di fare scuola entro il classico quadro di riferimento cognitivo (Classe, Lezione, Interrogazione, Libro di testo), e pertanto avviene una frattura tra chi da un lato ragiona ancora sulla base della possibile conservazione della comunicazione educativa nell’ ambito della struttura organizzativa di lavoro disciplinare della Scuola, mentre dall’altro si propone una costruzione di conoscenze operative più direttamente fondata sulla natura reticolare della rete, tramite una nuova condivisione interattiva di conoscenze integrate tra Università, Scuola ed Impresa , basata sulla Ricerca & Sviluppo per l' innovazione della formazione permanente.

 

Il raggiungimento di un nuovo equilibrio di condivisione paradigmatica della costruzione della conoscenza in rete sarà caratterizzato da un superamento definitivo della lezione in classe, dalla perdita di ogni riferimento a libri di testo preconfezionati sulla base dei quali svolgere programma ed interrogazioni, poiché questi verranno sostituiti, rispettivamente, dallo sviluppo dell'autonomia della ricerca ed innovazione educativa , dalla crescita della Editoria Elettronica Scolastica Multimediale ed infine dal colloquio finale di valutazione dei risultati complessivamente ottenuti da ciascun gruppo progettuale di Ricerca e Sviluppo, composto da insiemi di ricercatori docenti e studenti e consulenti tecnologici.

Concludendo, spero che questa linea di sviluppo possa essere compresa e discussa nei suoi termini scientifici di riferimento, per accelerare coscientemente la dinamica del processo in atto e poter guardare con ottimismo alla trasformazione culturale e cognitiva della società, che comporta come soluzione ottimale , la più completa delocalizzazione in rete della scuola.

[da un recente articolo di P.Manzelli, Direttore del Laboratorio Ricerca Educativa, Università di Firenze; con ampi tagli redazionali]

Web links

(1)Electronic Commerce : http://www.citinv.it/associazioni/EGO-CREA/ecktal.htm

(2)Regnatele del Valore : http://www.edscuola.com/archivio/lre/catena.html

(3)Pregiudizi Cognitivi : http://www.edscuola.com/archivio/lre/precognit.html

 

 

newsletter periodica
curatore responsabile Gabriele Garavini
hermeshestia-owner@yahoogroups.com

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#6 Da: g.garavini@...
Data: Gio 12 Lu 2001 11:10 am
Oggetto: riattivazione (non leggere)
g.garavini@...
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messaggio di riattivazione amministrativa del gruppo

#5 Da: "Gabriele Garavini" <g.garavini@...>
Data: Dom 25 Mar 2001 5:57 pm
Oggetto: CAOS, COSMOS, CRONOS
g.garavini@...
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Ai lettori di HermesHestia


In questa uscita, continuiamo con la proposizione di materiali di ricerca del Laboratorio Ricerca Educativa dell'Università di Firenze. Stavolta diffondiamo alcuni stralci, strutturati in modo da rendere comprensibili e di lunghezza accettabile i contenuti, di un impegnativo articolo di ricerca, che cerca di reinterpretare l'attuale visione del cosmo, rendendola compatibile con la rilevanza della dimensione Informazione, come si afferma sempre più con la Civiltà Digitale. In tale originale sforzo di ricerca, Paolo Manzelli ritiene di poter trovare una nuova concezione del tempo, non più classicamente lineare, che restituisce un ruolo creativo e ordinatore all'uomo, in un cosmo che gli è strutturalmente relazionato.

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CAOS, COSMOS, CRONOS

di Paolo Manzelli

La scienza del secolo scorso ha modificato quasi del tutto la nostra concezione del mondo deterministico, che era stato osservato come se fosse strutturato similmente ad un orologio regolato da rapporti lineari di causa ed effetto, facilmente prevedibili; tale immagine di un mondo meccanico era stata infatti delineata dalla interpretazione della fisica classica . La scienza del secolo scorso, nel passare la propria attenzione dal macrocosmo al microcosmo, ha compreso che, se approfondiamo la nostra interpretazione degli eventi , emerge ovunque il CAOS come evidenza costante di ogni processo dinamico ad elevata complessità di relazioni (1). Resta il dubbio se il CAOS sia conseguenza della limitatezza delle nostre concezioni interpretative della realtà, ovvero se esso sia diretta conseguenza delle leggi della natura. Riteniamo pertanto utile provare a ragionare su questo tema, perché e' dal dubbio che nascono nuove idee e modelli interpretativi piu' adeguati al vivere e pensare nell'epoca digitale. Con la scienza fisica del secolo XX secolo (quanto-meccanica) ci siamo trovati di fronte al dilemma di non saper dare spiegazione certa all'ordinamento naturale evolutivo che intuiamo essere intrinseco al sistema globale; pertanto rinunciando a prevedere gli eventi con esattezza, abbiamo accettato l'esistenza di una fondamentale indeterminazione, basando cosi' la spiegazione scientifica su una logica probabilistica al fine di verificare le possibilità di successo delle nostre previsioni.

Albert Einstein (1879-1955), convinto che l'immaginazione e la saggezza fossero strumenti di conoscenza più potenti delle conoscenze storicamente acquisite, dopo aver tentato di mettere in evidenza tutta una serie di paradossi, prodotti dalla interpretazione probabilistica della meccanica quantistica, si disse convinto che : "DIO NON GIOCA A DADI CON LA NATURA"; frase con la quale volle evidenziare il sospetto che il CAOS dipenda da una dimensione inadeguata delle nostre conoscenze, proprio in quanto esse sono limitate nella loro capacità di comprendere e rappresentare fenomeni dinamici complessi, come ad es: le fluttuazioni atmosferiche, le turbolenze del moto fluido, le dinamiche bio-evolutive che originano le mutazioni e di tante altri eventi che presentano dinamiche non lineari in moltissimi fenomeni e processi di elevata complessità.

Le concezioni scientifiche contemporanee fanno riferimento soltanto a due variabili cognitive : l'Energia e la Materia: queste ultime sono prese in considerazione in relazione alla osservazione del mondo esterno In tal modo viene separato ed escluso dal pensiero scientifico il soggetto della sua osservazione in quanto la scienza si preoccupa solo e soltanto dell'osservato; da cio' dobbiamo ammettere che la definizione concettuale del CAOS, cosi' come quella contrapposta dell'ORDINE, viene ad essere esclusivamente relativa alle proprietà dello spazio "disordinate e ordinate" e non a quelle che includono la dinamica del tempo (2). Infatti quando la struttura concettualmente bipolare di Energia e Materia, viene correlata a concezioni di ordine/disordine , dato che queste ultime hanno per riferimento la tradizionale cognizione di spazio, la questione dell'ordine / disordine, viene ancora ricondotta al dibattito tra Parmenide ed Eraclito sull'esistenza del vuoto nello spazio ; si ricorda infatti che per Parmenide disse: <se il vuoto non esiste e lo spazio e' pieno, allora non c'e' moto ne' divenire nel tempo se non quello erroneamente concepito dai sensi> ; mentre per Eraclito il vuoto esiste, proprio perché permette il continuo divenire della realta'. (3)


Il Laboratorio di Ricerca Educativa LRE/EGO-CreaNET, di educazione chimica e scienze integrate, partendo da tali conoscenze , ha ritenuto di poter proporre una nuova strategia cognitiva delle relazioni tra CAOS COSMOS e CRONOS , introducendo a priori nella descrizione delle interazioni tra Energia e Materia il parametro Informazione, al fine di rappresentare quel processo di informazione che viene attuato da qualsiasi sistema in divenire. In tal guisa viene a definizione un nuovo paradigma interpretativo, con cui si tende a superare la suddivisione tra osservazione ed osservatore nella definizione del ruolo esplorativo della scienza visto nel quadro delle necessità di sviluppo cognitivo proprie della societa' digitale. (4)

COSMOS Ogni trasformazione tra energia e materia in natura, debba essere catalizzata da un sistema di informazione, in modo tale da poter procedere nell'attuazione della transizione neg- entropica tra disordine ed ordine, che indirizza il divenire di ogni processo di cambiamento, verso l'ottenimento di nuove forme ordinate e relativamente stabili. Come faccia l'Universo a essere concepito come una struttura assimilabile ed un sistema mentale e' stato il passo successivo della nostra riflessione, nella quale ci siamo cimentati, al fine di tentare di realizzare un chiarimento delle relazioni concettuali tra CAOS COSMOS e CRONOS , perseguendo in vero l'idea che l'educazione possa essere anch'essa cambiata solo e soltanto se verranno modificati i contenuti educativi, assieme ai metodi ( pedagogici e/o tecnologici ) dell'insegnamento. Ciò proprio in quanto riteniamo che una base teorica creativa sia oggi estremamente necessaria per formare la mente a interpretare ogni tipo di trasformazione, proprio in quanto ogni piattaforma concettuale innovativa, come si può constatare dalla storia dei cambiamenti concettuali della scienza, costituisce l'elemento fondante di ogni riflessione critica e costruttiva. Abbiamo pertanto accentuato la nostra critica in proposito del divenire del COSMO, perché sinceramente ci e' sembrato piu' comico, che scientifico, l'aver ritenuto che l'universo sia stato originato da un BIG BANG (Grande Botto), che ha trasformato l'energia in materia in maniera del tutto caotica e casuale.

Ragionando su questa questione ci siamo resi conto che il problema irrisolto dalla teoria dell'universo, interpretata in termini di evoluzione caotica, consiste principalmente nell'aver assunto una dimensione lineare del tempo, mentre già nel quadro della relatività di Einstein sappiamo che lo spazio/tempo e' creato dalla azione del campo di energia/materia; pertanto le due concezioni dello spazio e del tempo non vanno più considerate come entità separate e di diversa natura, ma come componenti di uno spazio/tempo quadrivettoriale (detto : cronotopo) dove spazio e tempo sono indistinguibili e possono trasformarsi l'uno nell'altro. Infatti, se un pezzo di materia acquista la velocità della luce, sappiamo che la materia subisce una trasformazione in energia. Pertanto dato che la nostra percezione cerebrale altro non e' che la previsione dello scenario delle possibili interazioni materia-materia, che principalmente e' utile per evitare gli ostacoli nel nostro cammino, certamente quando la materia si trasforma in energia essa esce dal nostro campo di osservazione visiva.

[...] Stiamo perseguendo l'idea della possibilità di esistenza di un sistema temporale, diacronico e non più sincronico, in quanto derivante dalla trasformazione del cronotopo in una differente dimensionalita' dello spazio/tempo, che risulta diversa da quella percepita dalle nostre relazioni sensoriali con l'ambiente. Purtroppo a molti sembrerà difficile accettare la plausibilità di tali eventi proprio in quanto siamo avvezzi a reputare come riferimento sperimentale univoco nella scienza, quello costruito dalla nostra percettività cerebrale, pur conoscendo bene i limiti fallaci delle nostre impressioni sensorie (5).

Riteniamo pertanto necessario tentare di costruire nuove alternative necessarie per comprendere la realtà a noi invisibile, tramite la riflessione educativa di scienze integrate di cui questa breve relazione fa parte, per poter condurre l'apprendimento della scienza fuori da considerazioni limitative e fondamentalmente errate nella quali la cultura scientifica si dibatte da tempo spesso in modo spesso inconcludente . Per comprendere quanto detto sopra e nei citati riferimento bibliografici, bisogna accettare che l'energia possa trasformarsi in informazione; ciò significa in sostanza che la energia possa essere codificabile in due bit, uno relativo al tempo (t1,t2) ed uno allo spazio (x,y). Ciò diviene necessario quando si ritiene che l'energia possa venire codificata da un lato come materia e dall'altro come informazione, a seconda delle differenti codificazioni del cronotopo. L'energia trasformata in materia assume la tridimensionalità nello spazio (x,y,z) e una sola dimensione della successione temporale ( t), mentre quando viene trasformata in informazione, essa diviene caratterizzata da una codificazione spazio-temporale bidimensionale nel tempo e nello spazio. (6)

Il CRONOS lineare degli eventi in correlazione alla Bidimensionalita' del Tempo della informazione.

Il tempo come sequenza lineare di successione di eventi, esiste quindi solo e soltanto se preso in considerazione in relazione alla materia nella sua manifestazione come massa. Invece il tempo, così come lo spazio, qualora vengano concepiti nell'ambito delle trasformazioni della energia in informazione, rappresentano un diverso assetto del "cronotopo" che caratterizza il nostro universo, il quale come abbiamo affermato, risulta essere bidimensionale nel tempo e nello spazio ; pertanto il tempo stesso può esistere caratterizzato da una componente binaria della informazione, proprio in quanto come tale assume anch'esso un carattere digitale. La conversione di una delle componenti temporali del " cronotopo " in una dimensione spaziale e' permessa nella trasformazione che avviene nella interazione con la materia, in cui l'onda si trasforma in particella per assumere la codificazione adeguata ad interagire nello spazio tridimensionale della materia.

[...] Quando ragioniamo entro una dimensione univoca lineare del tempo, inteso come misura della durata dei fenomeni osservati da un osservatore esterno, tutto l'universo appare essere caotico, perché organizzato come un sistema disperso di entità materiali differenti, tenute assieme dal sistema gravitazionale, che pertanto risulta purtroppo mancante di una "massa oscura" invisibile. Viceversa nella interpretazione originale a cui abbiamo accennato, l'Universo appare nuovamente come un sistema perfettamente ordinato in termini di interattività associata alle trasformazione spazio/temporali della energia, nelle sue componenti di materia ed informazione, dove le diversità, prima considerate dal punto di vista spaziale come disordine percettivo, sono altresì funzionali ad un progetto comunicativo globale ed interattivo, intrinsecamente e perfettamente dotato di un criterio evolutivo. Questa nostra interpretazione, basata sulle trasformate spazio/tempo, è quindi trattabile in termini di operazioni tra differenti codificazioni delle relazioni che sussistono tra energia, materia ed informazione, nell'Universo.

Il cervello umano certamente agisce in termini di energia materia ed informazione, ed e' in vero tramite lo sviluppo cognitivo umano, che possiamo rendere manifesta la intelligenza della natura non più filtrata nel quadro di una scala meccanica o quanto-meccanica di valutazione. Nella nostra interpretazione delle relazioni tra CAOS COSMO e CRONOS , pertanto l'uomo, come gia' nell'epoca del Rinascimento, può assumere nuovamente il centro creativo del processo evolutivo a cui partecipa come coscienza oggettiva, entro un sistema coerente con la intelligenza universale della natura.

BIBLIONLINE
(1) Teoria del Caos : http://www.galileimirandola.it/frattali/teoria.ht m
(2)
Il TEMPO del CERVELLO: http://www.edscuola.com/archivio/lre/tempo.html
(3) Filosofia Grecia Antica:
http://www.123point.net/001topzine/formazio/arf or10b.htm

(4) SCIENCE AND CREATIVITY : http://www.edscuola.it/archivio/lre/science.html

(5) I limiti cognitivi della percezione :
http://www.edscuola.com/archivio/lre/limcogn.ht ml

(6) La luce, l' onda, la particella:
http://www.sussidiario.it/scienze/magazine/manz elli/index.shtml






#4 Da: "Gabriele Garavini" <g.garavini@...>
Data: Gio 15 Mar 2001 8:30 pm
Oggetto: il cervello, la scuola, e l'e.learning
g.garavini@...
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Ritorna la nostra Newsletter con un contributo di rilevante
densità. Abbiamo ripreso alcuni stralci di un denso rapporto di
ricerca del Laboratorio di Ricerca Educativa. Si tratta di una
prospettiva di analisi e proposta sulla nuova educazione della
società digitale, che si fonda sulle recenti ricerche di
neurofisiologia del cervello. Avremo modo in successivi
interventi di mostrare quale distanza ci sia dal dibattito in
corso, dentro e fuori la scuola, sui nuovi programmi.


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E. Learning ed i percorsi delle memoria .


Il Laboratorio di Ricerca Educativa LRE/EGO-CreaNET della
Università di Firenze, dal 1997 ha cercato di capire le
potenzialità creative dei sistemi di educazione interattiva
(e.Learning).

E' facilmente comprensibile  che la trasformazione del sistema
educativo tradizionale in un sistema più adeguato allo sviluppo
economico e sociale contemporaneo, quale è l'e.learning, non si
risolva con una semplice dotazione alle scuole di computers e
software specializzato per realizzare ipertesti, e neppure nel
corrispettivo cambiamento dei programmi e dei metodi tradizionali
di insegnamento, ma soltanto come conseguenza di un cambiamento
molto più radicale e profondo dei contenuti e della
organizzazione integrata di argomenti trans-disciplinari
dell'insegnamento, che sarà il frutto di una complessa
rielaborazione scientifica e culturale della società della
conoscenza condivisa, la quale è in divenire, e  favorirà
l'impegno intellettuale per lo sviluppo della produzione
cognitiva in rete telematica interattiva, al fine di modificare i
modi tradizionali di pensare e quindi le modalità di fruizione
della formazione, così come la struttura tradizionale della
divisione sociale del lavoro ( 1).

  Di conseguenza il sistema di "e.learning" di condivisione
interattiva delle conoscenze nell'apprendimento, rappresenta il
settore focale ad elevato valore per la trasformazione socio-
economica nella quale si modifica il modo di comunicare
nell'esercizio di costruzione delle conoscenze e di conseguenza
nel rinnovamento dei metodi della produzione e del commercio. L'
e.learning  non rappresenta infatti solo e soltanto un diverso
accesso di tipo remoto (ovvero a distanza) al sistema cognitivo
tradizionale , (2) ma più propriamente ha la potenzialità per
divenire un sistema creativo, nel quale si realizzano modalità
interattive di  trattare la conoscenza , capaci di produrre
grandi cambiamenti economici e sociali. [...]

  La presa di coscienza di tale importanza degli sviluppi
possibili dell'e.learning, rende necessaria una riflessione
attenta sulla modificazioni dei procedimenti di codificazione
mnemonica dell'apprendimento in rete, proprio in quanto la
costruzione della conoscenza interferisce con la selezione dei
ricordi attuata dai vari percorsi mnemonici, che predispongono la
lettura mentale delle relazioni con il mondo esterno. [...]

Esistono, con l' e.learning, varie possibilità di applicare nuove
strategie di progettazione dell'insegnamento, correlabili a
efficaci modificazioni delle modalità di evocazione della
memoria, le quali, nel raffronto interattivo tra informazione
condivisa e processi mnemonici, danno luogo a nuove modalità di
comprensione, immaginazione e motivazione, capaci di stimolare
una nuova forma di "intelligenza connettiva" compartecipata in
Internet, quest'ultima intesa come un potenziamento della
interazione tra intelligenza individuale e collettiva. (3) Le
modalità di apprendimento agiscono su una continua
ristrutturazione evocativa delle memorie, nella costruzione di
immagini mentali e della loro significazioni evolutive.


Pertanto considerando la creatività e l'intelligenza, come
espressioni dell'attività cerebrale, dovremo prendere in
considerazione :
a) l'evoluzione dei processi che avvengono tra cervello e la
mente creativa , che innanzitutto è causata dalla struttura
differenziata delle funzioni dei due emisferi cerebrali, che
nell'emisfero sinistro, è "spazialmente convergente e
temporalmente sistematica", in quanto normalmente dotata di
attività di tipo logico-simboliche ( in particolare situate
nell'area associativa di Wernike), le quali si riallacciano alle
strutture e alle funzioni espressive del linguaggio ( la cui
espressione viene regolata dall'Area di Broca) ; invece e' tipico
delle potenzialità "spazialmente divergenti e temporalmente
sincroniche" dell'emisfero destro, l'agire sulla informazione
acquisita, in maniera contrastante, meno analitica, affinando la
capacità di cogliere diversi aspetti della realtà, anche per i
loro risvolti emozionali (4)

b)  lo sviluppo dei processi mnemonici che conducono a
comportamenti ed espressività intelligenti Questi ultimi possono
essere attribuite all'affinamento ed alla rapidità di esecuzione
dei processi di trasformazione consecutiva delle memorie, in  una
strategia adeguata a trasformare la memoria episodica a breve
termine, in percorsi strutturati della memoria a lungo termine
che corrispondano ad un passaggio tra il pensiero concreto,
correlato all'esperienza fisica, ed il pensiero concettuale,
dotato di elevate capacita di astrazione e produttività.

Sulla base di tale modello scientifico del funzionamento
cerebrale, l'apprendimento è visto come un sistema dinamico che
correla le potenzialità orizzontali della differenziazione di
funzionamento dei due emisferi cerebrali, ai processi che si
sviluppano in verticale, per attuazione di  evocazione cerebrale
selettiva delle memorie. Differenti strategie di memorizzazione
hanno infatti una strutturazione di tipo verticale in quanto
vengono modellate da diverse strutture cerebrali e catalizzate da
sistemi in cui sono attivi differenti neurotrasmettitori di
massa, così come  abbiamo ereditati dalla evoluzione degli esseri
viventi.


Strategie di  E. LEARNING ON LINE

Il connessionismo delle conoscenze in rete telematica
interattiva si attuerà in un contesto sociale ed educativo
profondamente innovativo, che tende, come è dimostrato fin  dalle
sue origini, a modificare la istruzione di personalità
individuali, che è stata tradizionalmente orientata verso la
formazione di identità di carattere separato e personale,
essendosi sviluppata nel quadro storico della organizzazione
scolastica disciplinare propria dell'epoca industriale. La estesa
comunicabilità delle tecnologie elettroniche, pertanto contrasta
nettamente con la localizzazione dell'insegnamento
(scuola-classe-disciplina) e ciò comporta la necessita, di fare
attenzione alle contraddizioni culturali, che si oppongono in
base ad un atteggiamento conservatore, all'utilizzazione di
sistemi innovativi di costruzione condivisa delle conoscenze
datosi che questi ultimo comportano una ricostruzione educativa
delle modalità di integrazione della obsoleta suddivisione
disciplinare dell'insegnamento, mediante il confronto su
tematiche innovative dell'apprendimento e problematiche creative
di integrazione delle scienze.



Comunque le tradizioni culturali non potranno deprimere le
potenzialità connesse alla estensione internazionale, che è
intrinsecamente sviluppabile mediante la comunicazione
interattiva in Internet, di progettazioni di e.learning
finalizzate per  riorganizzazione concettuale della società a
livello globale, in quanto essa procede in un ambiente
delocalizzato e pertanto  risulta praticamente esente da ogni
possibile imposizione e controllo culturalmente antiquato e
socialmente perdente. [...]


Internet è per ora associato più al tempo libero piuttosto che
all'area del lavoro produttivo, ma il futuro quanto mai prossimo,
vedrà certamente una espansione dei sistemi di condivisione della
conoscenza, svolgersi  nell'ambito dei settori  dello sviluppo
produttivo e commerciale, settori pertanto decisivi; essendo la
scuola organizzata in funzione delle esigenze sociali e
produttive, le istituzioni che dovessero trovarsi arretrate,
dovranno necessariamente adeguarsi, per non divenire un inutile
fardello a bassa redditività nei confronti dello sviluppo
socio-economico.   Più importante è quindi cercar di favorire
una riflessione  scientifica, cosciente sulle prospettive di
crescita innovativa dei sistemi di "e.learning" interattivi,
sapendo bene che: se tutto è facilmente comunicabile, non tutto
sarà mai fisiologicamente condivisibile, proprio in quanto la
creatività dell' "ego" individuale è capace ovunque di
svilupparsi in modo differenziato, quanto più elevate ed aperte
sono le possibilità di confronto. Tramite  il confronto cognitivo
esteso in ambienti condivisi in uno spazio elettronico
"virtuale", si predilige di fatto una maggior attenzione verso le
capacità comunicative linguistiche e visive scritte, parlate e
simulate in termini multimediali, che come abbiamo visto attivano
le funzioni superiori del cervello, nonché i percorsi più elevati
dei processi di memorizzazione. La accelerazione dello sviluppo
della transizione tra i differenti percorsi gerarchici della
memoria dal sistema di pensiero concreto a quello astratto,
rappresenta pertanto un indubbio vantaggio dal punto di vista
evolutivo della mente umana . [...]


Infatti dal momento che il pensiero logico-formale procede per
concetti, il distacco dalla realtà sensibile, senza una
mediazione finalistica ben focalizzata e coerente con le
conoscenze più avanzate dello sviluppo cerebrale, potrebbe far
crescere la possibilità di disaccordo, che al contrario della
presunta condivisione cognitiva, facilmente emergerebbe, qualora
il confronto interattivo non fosse opportunamente finalizzato
nell'ambito di una progettazione educativa, che non sia casuale
ed inaffidabile, ma cosciente di agire per la trasformazione
sociale ed evolutiva correlabile  agli sviluppi creativi della
società della conoscenza condivisa. Il pensiero creativo nasce
infatti facendo iniziale affidamento sui dati sensoriali,
successivamente, le informazioni vengono continuamente re-
interpretate dalle varie procedure dei percorsi mnemonici e
quindi modificate in seguito allo sviluppo delle conoscenze
acquisite, ciò in quanto la struttura superiore della mente
esegue potenti sintesi in grado di trattare contemporaneamente
intere classi di concetti di elevata astrazione.


  Resta il fatto che, le categorie concettuali, che costruiscono
l'immaginario della mente, pur essendo capaci di fornire elementi
di previsione anticipativa della esperienza, sono fortemente
arbitrarie, proprio in quanto fondate sulla struttura
convenzionale dei linguaggi; pertanto si ha la costante necessità
di riattivare continuamente un ciclo di confronti tra  esperienze
e significazioni, che nelle sue modalità di base non è
alterabile, anche se esso può essere ridimensionato in estensione
e accelerato nel tempo del  suo intrinseco sviluppo evolutivo.


Pertanto l'evolversi di un ampio confronto interattivo della
interpretazione dell'esperienza, qualora venga organizzato
coscienziosamente, secondo fini, sia dello sviluppo individuale
che  della evoluzione sociale, comporta una riduzione delle
probabilità di assunzione di memorizzazioni fallaci ed errate,
così che la formazione mentale, condivisa connettivamente, può
modificare in positivo il contenuto della memoria stessa, per
compiere elaborazioni di maggior livello evolutivo sulle
primitive tracce mnesiche, le quali possono essere  state
acquisite da troppo semplice significazione della osservazione
percettiva, ovvero da indeterminazione emergente da esperienze
contraddittorie.



BIBLIONLINE
(1) P.Manzelli : progetto DILODE:
http://www.egocreanet-campania.org/progetti/manzelli_1.htm
  P.Manzelli :Vedi Cervello -online-Publications :
http://www.edscuola.com/lre.html
  EGO-CreaNET  vedi anche: http://www.internetwork.it/egocreanet
(2)      Principles of E-Learning  :
http://www.knowledgemastery.com/elearn.html
  (3) Derrick De Kerckhove : intelligenza connettiva:
     http://www.mediamente.rai.it/home/bibliote/intervi
s/d/dekerc04.htm
http://www.mediamente.rai.it/home/bibliote/intervi
s/d/dekerc05.htm
  (4)     A. Oliverio :
www.uniroma1.it/psicobiologia/Alberto/Arte/creativ    ita.htm


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HermesHestia  newsletter a cura di Ego-creaNet Romagna

dedicata ai temi della civiltà digitale

responsabile Gabriele Garavini
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#3 Da: "Gabriele Garavini" <g.garavini@...>
Data: Gio 15 Feb 2001 11:31 am
Oggetto: verso un'economia della conoscenza (formatt. corretta)
g.garavini@...
Invia email Invia email
 
ritrasmettiamo l'edizione di ieri con la formattazione corretta

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HermesHestia, la newsletter appena nata, curata da Egocreanet
Romagna, non poteva non fare riferimento nei suoi primi numeri
alla elaborazione teorica e all'azione progettuale del Direttore
del Laboratorio di Ricerca Educativa dell'Università di Firenze,
Paolo Manzelli.

Abbiamo pensato di riprendere alcune parti di un suo articolo di
sintesi sulle nuove caratteristiche della rivoluzione digitale
in corso generate nella trama dei rapporti sociali ed economici.
Come si può leggere, l'accento non sta tanto sulle tecnologie,
ma sulle conseguenze nella dinamica dei processi economici, che
mettono al centro la più ampia valorizzazione creativa delle
conoscenze complesse. Ciò non va inteso in modo retorico, come
troppo spesso si sente ripetere nello stanco e ripetitivo
dibattito (?), ma in modo autenticamente originale e
destabilizzatore di equilibri ormai sclerotizzati. Solo un
esempio tratto dal cuore della Net-economy, la Silicon Valley:
il segreto dell'isola felice della tecnologia sta nella dinamica
informale e flessibile dei rapporti sociali e nella fluida
circolazione di idee e innovazioni.


In altre parole il territorio più high-tech del globo non ha
meno, bensì più socialità, tanto che oltre la metà dei suoi
imprenditori sono di nazionalità non americana.

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Economia della Conoscenza

Paolo Manzelli
LRE@chim1.unifi.it

[...]
Con l'affermarsi delle tecnologie digitali in internet ( IT&C
Information Tecnology of Communication) si attua uno sviluppo
della globalizzazione della economia che rende sempre più attiva
la concorrenza a livello mondiale in quanto quest'ultima risulta
ormai praticamente priva di confini spaziali e temporali proprio
in quanto e' correlata ad un mercato elettronico senza
frontiere.
Quanto sopra ha un forte impatto sul quadro di riferimento delle
conoscenze e delle modalità di lavoro che si sono evolute
nell'epoca industriale, che oggi viene superato, per dare adito
alle nuove caratteristiche di sviluppo del lavoro e della
economia della epoca digitale che contraddistinguono
l'esordiente e.Society. (1)


Un importante elemento di riflessione risiede nella seguente
considerazione: le tecnologie della comunicazione digitale così
come lo sviluppo delle conoscenze relative alla nuova economia,
giocano un duplice ruolo capace di alimentarsi vicendevolmente,
creando un nuovo sistema di sviluppo proprio della contemporanea
"economia della conoscenza", capace di determinare espansione
economica; ciò in quanto le IT&C, dal lato delle risorse umane
richiedono la formazione di nuove professionalità per essere
utilizzate nel mercato elettronico, mentre le nuove professioni
di lavoro intellettuale, generano a loro volta nuove
potenzialità di organizzazione telematica dello sviluppo,
ottenendo come risultato un incremento della competività
territoriale del mercato.


Il precedente "circuito virtuoso" tra conoscenze e tecnologie
della comunicazione interattiva sta provocando là dove è ormai
attivato, trasformazioni decisive sull'intera società livello
mondiale, che purtroppo genereranno nuove esclusioni ed
incremento delle disuguaglianze economiche per tutti coloro che
non sapranno o potranno rapidamente adeguarsi alle nuove
strategie di sviluppo proprie della e.Society.

Dal punto di osservazione della innovazione del sistema
formativo, la sfida primaria e' quindi quelle di sviluppare ed
aumentare la conoscenza e la consapevolezza relative al
potenziale di sviluppo della nuova "economia della conoscenza",
la quale determina cosi ampie e decisive trasformazioni a
riguardo delle opportunità di tele-lavorare nella e.Society
dell' informazione e della conoscenza interattiva.

[...]

Indubbiamente lo sviluppo della e.Society propone molteplici
cambiamenti che hanno attinenza con le concezioni politiche,
prima tra tutte con la nozione di "Interesse Generale", sulla
base della quale si sono dati costituzione gli Stati Nazionali
contemporanei.

Oggi nell'ambito dello sviluppo dell' e.Society , si inizia a
trattare temi quali l'e.Government e la e.Democracy (2), con il
grave rischio di applicare vecchie ed obsolete idee e concezioni
politiche alle innovazioni economiche e sociali in atto.

Il dato fondamentale del successo della NET-Economy, si presenta
con un'accelerazione dei tempi e una concentrazione dei
caratteri di sviluppo centrati sulla conoscenza di una "Economia
del Territorio".


Pertanto le concezioni di politica economica che concepiscono
ancora l'interesse generale come il libero gioco degli interessi
privati riducendo il ruolo dello Stato alla protezione delle
libertà ad esclusivo appannaggio del sistema produttivo,
agiscono come deterrente dello sviluppo contemporaneo,
rischiando di provocare diseconomie e gravi disequilibri nel
quadro di una nuova politica incentrata sulla condivisione di
risorse umane ed economiche, che fa del " territorio" un sistema
complesso di "networking", l'unico capace di far fronte ad uno
"sviluppo sostenibile" nell'ambito della globalizzazione dei
mercati.

Pertanto il rapido superamento delle tradizionali politiche
economiche proprie della società industriale, che sono state
basate sulla contrapposizione di fondo tra liberalismo e
socialismo, risulta essere un passo decisivo per lo sviluppo
della "economia della conoscenza" della "e.Society", proprio in
quanto una staticità della precedente contrapposizione creerebbe
una situazione di disastro economico "irreversibile", a causa
della velocità delle dinamiche del cambiamento economico e
produttivo in atto a livello mondiale. (Firenze 08/08/2000)

[...]

online-biblio
(1) http://www.europalavoro.it/fop/fop0102.htm

(2)http://www.palazzochigi.it/approfondimenti_amato/neweconomy/ra pporto_integrale.html

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#2 Da: "Gabriele Garavini" <g.garavini@...>
Data: Mer 14 Feb 2001 9:24 pm
Oggetto: verso un'economia della conoscenza
g.garavini@...
Invia email Invia email
 
<flushboth><color><param>0100,0100,0100</param>HermesHestia, la newsletter
appena nata, curata da Egocreanet
Romagna, non poteva non fare riferimento nei suoi primi numeri
alla elaborazione teorica e all'azione militante del Direttore
del Laboratorio di Ricerca Educativa dell'Università di Firenze,
  Paolo Manzelli.</flushboth>




<flushboth>Abbiamo pensato di riprendere alcune parti di un articolo di
sintesi sulle nuove caratteristiche della rivoluzione in corso
generate nella trama dei rapporti sociali ed economici. Come si
può leggere, l'accento non sta tanto sulle tecnologie, ma sulle
conseguenze nella dinamica dei processi economici, che mettono
al centro la più ampia valorizzazione creativa delle conoscenze
complesse. Ciò non va inteso in modo retorico, come troppo
spesso si sente ripetere nello stanco e ripetitivo dibattito
(?), ma in modo autenticamente originale e destabilizzatore di
equilibri ormai sclerotizzati. Solo un esempio tratto dal cuore
della Net-economy, la Silicon Valley: il segreto dell'isola
felice della tecnologia sta nella dinamica informale e
flessibile dei rapporti sociali e nella fluida  circolazione di
idee e innovazioni.</flushboth>




<flushboth>In altre parole il territorio più high-tech del globo non ha
meno, bensì più socialità, tanto che oltre la metà dei suoi
imprenditori sono di nazionalità non americana.</flushboth>




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<center><bold><bigger>Economia della Conoscenza<smaller>
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<flushboth>Con l'affermarsi delle tecnologie digitali in internet ( IT&C
Information Tecnology of Communication) si attua uno sviluppo
della globalizzazione della economia che rende sempre più attiva
  la concorrenza a livello mondiale in quanto quest’ultima
risulta  ormai praticamente priva di confini spaziali e
temporali proprio  in quanto e’ correlata ad un mercato
elettronico senza frontiere.</flushboth>




<flushboth>Quanto sopra ha un forte impatto sul quadro di riferimento delle
  conoscenze e delle modalità di lavoro che si sono evolute
nell'epoca industriale, che oggi viene superato, per dare adito
alle nuove caratteristiche di sviluppo del lavoro e della
economia della epoca digitale che contraddistinguono
l'esordiente e.Society. (1)</flushboth>




<flushboth>Un importante elemento di riflessione risiede nella seguente
considerazione: le tecnologie della comunicazione digitale così
come lo sviluppo delle conoscenze relative alla nuova economia,
giocano un duplice ruolo capace di alimentarsi vicendevolmente,
creando un nuovo sistema di sviluppo proprio della contemporanea
  "economia della conoscenza", capace di determinare espansione
economica; ciò in quanto le IT&C , dal lato delle risorse umane
richiedono la formazione di nuove professionalità per essere
utilizzate nel mercato elettronico, mentre le nuove professioni
di lavoro intellettuale, generano a loro volta nuove
potenzialità di organizzazione telematica dello sviluppo,
ottenendo come risultato un incremento della competività
territoriale del mercato.</flushboth>




<flushboth>Il precedente circuito virtuoso tra conoscenze e tecnologie
della comunicazione interattiva sta provocando la dove è ormai
attivato, trasformazioni decisive sull'intera società livello
mondiale, che purtroppo genereranno nuove esclusioni ed
incremento delle disuguaglianze economiche per tutti coloro che
non sapranno o potranno rapidamente adeguarsi alle nuove
strategie di sviluppo proprie della e.Society.</flushboth>




<flushboth>Dal punto di osservazione della innovazione del sistema
formativo, la sfida primaria e’ quindi quelle di sviluppare ed
aumentare la conoscenza e la consapevolezza relative al
potenziale di sviluppo della nuova economia della conoscenza, la
  quale determina cosi ampie e decisive trasformazioni a riguardo
  delle opportunità di tele-lavorare nella e.Society dell'
informazione e della conoscenza interattiva.</flushboth>




<flushboth>[...]</flushboth>




<flushboth>Indubbiamente lo sviluppo della e.Society propone molteplici
cambiamenti che hanno attinenza con le concezioni politiche,
prima tra tutte con la nozione di "Interesse Generale", sulla
base della quale si sono dati costituzione gli Stati Nazionali
contemporanei.</flushboth>




<flushboth>Oggi nell’ambito dello sviluppo dell’ e.Society, si inizia a
trattare temi quali l’e.Governement e la e.Democracy (2), con il
  grave rischio di applicare vecchie ed obsolete idee e
concezioni  politiche alle innovazioni economiche e sociali in
atto.</flushboth>




<flushboth>Il dato fondamentale del successo della NET-Economy, si presenta
  con un'accelerazione dei tempi e una concentrazione dei
caratteri di sviluppo centrati sulla conoscenza di una Economia
del Territorio.</flushboth>




<flushboth>Pertanto le concezioni di politica economica che concepiscono
ancora l’interesse generale come il libero gioco degli interessi
  privati riducendo il ruolo dello Stato alla protezione delle
libertà ad esclusivo appannaggio del sistema produttivo,
agiscono come deterrente dello sviluppo contemporaneo,
rischiando di provocare diseconomie e gravi disequilibri nel
quadro di una nuova politica incentrata sulla condivisione di
risorse umane ed economiche, che fa del territorio un sistema
complesso di networking, l’unico capace di far fronte ad uno
sviluppo sostenibile nell’ambito della globalizzazione dei
mercati.</flushboth>




<flushboth>Pertanto il rapido superamento delle tradizionali politiche
economiche proprie della società industriale, che sono state
basate sulla contrapposizione di fondo tra liberalismo e
socialismo, risulta essere un passo decisivo per lo sviluppo
della economia della conoscenza della e.Society, proprio in
quanto una staticità della precedente contrapposizione creerebbe
  una situazione di disastro economico irreversibile, a causa
della velocità delle dinamiche del cambiamento economico e
produttivo in atto a livello mondiale.   (Firenze 08/08/2000)</flushboth>




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#1 Da: "Gabriele Garavini" <g.garavini@...>
Data: Mar 6 Feb 2001 7:33 pm
Oggetto: Hermes nel cyberspazio
g.garavini@...
Invia email Invia email
 
"La Terra, la grande Terra nomade, è il primo spazio occupato
dall'umanità.
[...]
La Terra non è nè il suolo originario, nè il tempo delle
origini, ma lo spazio-tempo immemorabile, al quale non può
essere assegnata un'origine, lo spazio da sempre presente della
specie, che contiene e supera il cominciamento, il dispiegarsi e
l'avvenire del mondo umano.
[...]
La grande Terra caosmica è sempre qui, risuona da lontano sotto
i nostri passi, sotto il cemento dei territori, sotto i segni
caduchi dello spettacolo. Superando le frontiere dell'identità,
il coro della Terra intona ancora il suo folle canto di sogno e
di vita, il canto che sostiene l'esistenza del mondo." ( Pierre
Levy)




HERMESHESTIA AI SUOI FUTURI LETTORI

Con questa edizione di lancio, inizia la sua attività
HermesHestia, newsletter periodica a cura di Egocreanet Romagna.
Come nelle finalità culturali di Egocreanet e del Laboratorio
Ricerca Educativa dell'Università di Firenze, il percorso della
pubblicazione si disegnerà nell'incerto e mutevole panorama
della società digitale, dei suoi sviluppi tecnologici e del suo
impatto economico.

Siamo nel mezzo di una continua rivoluzione, come si affannano a
ripetere tutti i media e gli attori istituzionali, sospinti da
un gorgo di cui è difficile cogliere una qualche direzione.
E nel frattempo, in queste vuote declamazioni ci si preclude
sempre più la possibilità di trovare un senso tra crash di borsa
e appelli  contro la pedofilia, accellerazioni economiche e
licenziamenti ricorrenti, esplosiva creatività artistica e
cybersex.

In questa dispersione di eventi, accanto alla sempre crescente
difficoltà di capire, si perde forse l'occasione più importante,
costruire un progetto di valorizzazione delle opportunità di
crescita, anche economica, che la net-society rivela in modo
sempre più prolifico.

Tuttavia navigare non solo alla superficie di un mare in
continuo ribollimento, ma nel profondo, dove fluiscono le
correnti di maggior portata, oggi è più difficile, richiede un
insieme di strumenti, che se pure a disposizione, cozzano con
abitudini e mentalità consolidate.
Un sentiero percorribile può essere tracciato solo grazie alla
continua ibridazione di saperi e metodologie diverse, dalle
tecnologie di rete ai linguaggi della comunicazione, dalla
sociologia all'economia, dall'epistemologia all'antropologia, e
perchè no, alla memoria di un dimenticato patrimonio mitologico,
in fondo l'origine profonda della nostra civiltà.

Su questo richiamo insiste la testata, dedicata a due importanti
divinità del mondo greco-occidentale.



L'intento della pubblicazione non è tanto quello di fare
informazione specialistica, per questa esistono alcune ottime
esperienze a cui spesso faremo riferimento. L'ambizione è di
mettere a fuoco i nodi di maggior spessore del mutamento in
corso, offrendo qualche strumento di comprensione e di
riflessione, che non soffra di delimitazioni ormai obsolete,
generate da una concezione sterile e settoriali dei saperi.

Di frequente sfugge il senso di taluni eventi, poichè li si
legge con quadri concettuali appartenenti a una civiltà ormai in
declino, anche se certo nella sua parabola discendente può
provocare persino frane e smottamenti. Si richiede piuttosto di
interpretare i fenomeni economici guardando dentro il nucleo
tecnologico che li spinge, di considerare il degrado dei sistemi
educativi in connessione non solo al come si insegna, ma anche
al cosa e per quali finalità, ovvero alla dimensione antrologica
straordinariamente nuova in cui oggi insistono i processi
culturali.

E per trovare un filo conduttore in un frattale troppo complesso
da essere abbracciato interamente, certo eccedente le
possibilità di questo spazio, abbiamo scelto di concentrare il
fuoco dell'attenzione sulle tecnologie di rete, dove, a saperla
raccogliere, si trova in nuce l'energia dei mutamenti più
pervasivi e profondi con cui abbiamo appena cominciato ad aver a
che fare.


"[...] Hermes, stabilendo con Hestia, che se ne sta ferma e
imperterrita accanto ai focolari, un equo patto: a lei il potere
sugli interni domestici, dentro le mura; a lui il dominio degli
spazi aperti, dell'incontrollabile mondo dove gli uomini non
hanno sicuro riparo. Insieme consensualmente, Hermes e Hestia
dirigono l'indispensabile viavai tra il dentro e il fuori"
  (dai racconti delle cose che non sono mai state, e sono sempre)



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HERMESHESTIA newsletter a cura di Egocreanet Romagna

curatore responsabile Gabriele Garavini

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