Dobro vecer, buona serata amici,
Sono arrivato nella Repubblica Croata nella prima mattinata
provenendo da Trieste.
L'autobus mi lascia a Rijeka (che gli italiani conoscono meglio
come Fiume). Cambio un po' di Euro in una banca e vado a mangiare qualcosa.
La mia prima meta e Delnice, presso il Nacionaldni Park Risnjak. L'autobus
parte dopo venti minuti. Ne approfitto per infilare rapidamente un panino
nello zaino: per ogni evenienza.
Giungo a Delnice intorno alle 13. C'e', proprio accanto alla stazione degli
autobus, l'ufficio informazioni. Una giovane ragazza croata mi trova, in
pochi minuti, una sistemazione.
Raggiungo a piedi (sono solo 300 metri) la casa dove Veronika affitta delle
camere. Gentilissima mi accoglie facendo ogni sforzo per capirmi. Non parla
inglese (la lingua che io di solito utilizzo all'estero) ma in compenso
conosce qualche parola di italiano ed un po' di tedesco. Ci intendiamo
benissimo. La camera e' vasta, accogliente, pulita. Ma prima di ogni cosa
tira fuori una rajka di mirtilli, fatta da lei ed insiste perche' la
assaggi. E' un po' presto, ma non voglio delududerla. Tre bicchieri di
grappa di frutta mi stordiscono leggermente ma mi fanno subito entrare in
sintonia con il paese, predisponendomi al buon umore ;-))
Faccio una doccia, mi cambio e vado ad esplorare un poco il paese, dopo che
la sempre gentilissima padrona di casa mi ha lasciato un bel po' di depliant
illustrativi in inglese.
Il centro di Delnice non e' grande ma si presenta bene. Case con il giardino
e tanti fiori, atmosfera calma e tranquilla: un vero relax.
Bevo una birra in uno dei tanti locali sparsi per il paese. Vedo giovani che
chiacchierano tra loro. Turisti mi sembra che non ce ne siano. Intanto
arriva la sera. Raggiungo un simpatico "bistro" e mangio qualcosa. La cucina
ricorda da vicino l'influsso austriaco, la proprietaria, simpaticissima,
accorgendosi subito che sono straniero, viene a domandarmi, in tedesco, se
tutto e' di mio gradimento. Parliamo un po'. Io non conosco il croato e
padroneggio poco il tedesco, che pare la lingua straniera piu' conosciuta,
ma riusciamo a capirci: lei parla abbastanza l'inglese, sorride di fronte ai
miei goffi tentativi di esprimermi in un mix di lingue slave appreso nel
corso dei miei numerosi viaggi nell'Europa Orientale e mi insegna qualche
parola. Io le sono molto grato, forse mi ricorda una persona, che mi fu
affettivamente molto cara in un passato via via sempre piu' remoto.
Passo a Delnice alcuni giorni. Le condizioni del tempo e il mio scarso
allenamento a lunghe ed impegnative passeggiate mi impediscono di visitare a
fondo il Parco. Ma c'e' fresco, la gente e' simpatica e molto disponibile,
il cibo buono un po' dovunque, la birra eccellente. Sono giornate molto
rilassanti. Senza troppa meraviglia vengo identificato facilmente come
stranierro: prima scambianto per un tedesco, in seguito, forse a causa dei
termini slavi che impiego, per un russo. Meglio precisare che sono
talianskj, i russi non sono molto apprezzati ;-)
La seconda meta, raggiunta in autobus (in Croazia la rete degli autobus
collega benissimo le diverse localita') sono i laghi di Plitvice. Raggiungo
Karlovac (il cui nome mi ricorda episodi di guerra) e da Karlovac gli
Plitvicka Jazera (gia', il croato declina, come in genere le lingue slave e
il latino ed il greco). Arrivo dopo un temporale. L'aria e' fresca, trovo
l'ufficio informazioni ma vengo a sapere che non c'e' un paese o una
cittadina: solo tante case, molte che affittano camere, disperse nell'area.
E' un inconveniente per me che viaggio a piedi e non dispongo di
automobile. Ad ogni modo l'ufficio turistico mi trova una stanza ed io la
raggiungo, dopo 2 km. di cammino con lo zaino sulle spalle. Mi accoglie un
ragazzo che parla benissimo l'inglese e che, scopriro', piu' tardi, studia
informatica. Doccia di rigore e poi altri due chilometri per tornare nella
zona dove sorgono due alberghi e mangiare qualcosa.
Una volta rifocillato (eccellente il prosciutto dalmata, simile allo speck
italiano ma piu' consistente, stagionato ed asciutto) faccio per uscire ma
ecco che mi accorgo d'un tratto che piove a dirotto. Non il classico
temporale estivo, o le quattro gocce che capitano nelle zone montuose: e' un
vero e proprio diluvio. Chiedo alla reception dell'albergo se e' possibile
avere un taxi. Detto e fatto. Molto gentilmente una ragazza giovanissima
telefona, mi da un biglietto da visita di un tassista locale e mi dice che
tra quindici minuti giungera' la macchina. Raggiungo, grazie alla macchina
di Miroslav, la mia provvisoria abitazione: la tariffa e' un tantino salata
ma d'alta parte era sera tardi e le strade in pessime condizioni.
Il giorno dopo grazie al cielo e' sereno. Visito i laghi con un itinerario
assai ben predisposto, un autobus elettrico ci conduce all prima tappa,
segue una passeggiata abbastanza impegnativa di circa due ore. I laghetti e
le loro piccole cascate sono un incanto: un'oasi naturalistica che attrae
turisti da tutto il mondo. Infatti ci sono tedeschi, francesi, italiani e
perfino... genovesi: parlo in dialetto ligure con un paio di loro mentre
attraversiamo il parco. Un traghetto, elettrico anche questo (notevole la
cura per l'ambiente: si vede bene che il governo croato ha puntato molto sul
turismo e l'ecologia) ci fa attraversare il lago. Sosto per pranzare con un
panino ed una birra e raggiungo la postazione successiva. Venti minuti di
passeggiata.
Ancora il bus elettrico e sono all'uscita. Saluto i miei compaesani, casuali
compagni di viaggio, ed entro in una bar per riposare un poco. Mentre leggo
e prendo alcuni appunti passano un paio d'ore senza che me ne accorga.
Lo stomaco mi ricorda che e' ora di cena: c'e' un self service e ne
approfitto: zuppa di funghi e cotoletta alla viennese. Con calma raggiungo
la mia camera, faccio quattro chiacchiere con la proprietaria e suo figlio,
raggiungo la mia stanza e mi rilasso sul poggiolo di legno mentre cala la
sera, rapida, quasi dal sapore autunnale.
Ma siamo ad Est e la sera cala piu' in fretta.
L'ultima tappa del viaggio e' la capitale, Zagreb. Anche li' nessuna
difficolta' a trovare alloggio. A due passi dalla stazione degli autobus
c'e' un discreto albergo. Mi sistemo, mi rinfresco, e con il tram raggiungo
il centro cittadino. L'atmosfera "mitteleuropea", asburgica, si fa subito
sentire. Mentre sosto in uno dei tanti bar mi giunge l'sms di una amica
croata nativa di Zagreb che mi suggerisce cosa vedere e dove andare.
Seguo le sue indicazioni e trovo un locale da sogno: tavoli scuri, luci
soffuse, soffitti a volta. Bevo un paio di birre ma un messaggio in arrivo
da "Lucia" mi segnala i disastri meteorologici che si stanno registrando
nell'Europa Centrale rincarando la dose gia' preoccupante di quanto
segnalatomi da Franco/Righel nei giorni precedenti. Vado a cenare e
raggiungo l'albergo. Prima di andare a letto mi fermo un poco al bar:
faccio cosi' conoscenza con un gruppo di irlandesi che, a tutti i costi,
vogliono offrirmi da bere. Una vodka, una seconda. Per fortuna c'e'
solo una rampa di scale che mi separa dalla camera, e dal... letto.
Il giorno seguente visito il centro storico di Zagabria. Mi colpisce una
sorta di processione nei pressi della "Porta di pietra". Una fila di
persone, uomini e donne, vecchi e giovani, acquistano candele e vanno a
collocarle nei pressi di una cappella. Mi fermo un po' ad osservarle. Poi
proseguo la visita, come indicato dalla mappa e dalla guida di cui l'hotel
mi ha fornito. L'abbondante colazione "mitteleuropea" mi consente di
arrivare all'ora di cena.
Noto, nel centro, un presidio nel quale il personale dell'Esercito e della
Polizia protesta contro una politica di tagli e contenimenti delle spese per
il personale attuato dal governo. Questi uomini, robusti e segnati dalla
fatica, sono tra coloro che hanno difeso la Croazia. Non ho elementi per
approfondire la questione. Scatto una foto, li saluto, ma parlano solo
croato e non c'e' mezzo di comunicare piu' a fondo.
Il centro cittadino e' tranquillo: nonostante la giornata festiva
(Ferragosto) i tram viaggiano regolarmente. Pochi i turisti, ma anche i
pochi, specie italiani, si segnalano subito per il loro chiasso. Un
terzetto, che pare uscito da un film di Alberto Sordi o Carlo Verdone,
richiama la mia attenzione: cercano, inutilmente, a quanto pare, di
"abbordare" ragazze croate. Mi infastidiscono e vado per la mia strada.
Dopo essere tornato a prendere un ultima birra nel locale che tu mia
efficacemente consigliato con gli sms, raggiungo la piazza principale e
torno in albergo, giusto in tempo per salutare, con l'immancabile giro di
vodka, il gruppetto di irlandesi in partenza.
La mattina seguente mi sveglio presto. Tuona, e piove a dirotto. I meteo
parlano dell'inondazione in Germania e nella Repubblica Ceca e mostrano
come anche Bratislava e Budapest siano minacciate dall'ondata di piena.
Dall'Italia mi giungono messaggi che mi invitano ad essere prudente. Pago
il conto, prendo l'autobus, e raggiungo l'Italia tenendomi a sud. Trieste,
una nottata in treno, e dopo 20 ore di viaggio sono di nuovo a casa.
Non dimentichero' le due settimane passate in Croazia. Non dimentichero'
l'ospitalita' della gente, le bellezze naturali e storiche di quei luoghi.
Un solo rimpianto mi e' rimasto: non poter parlare meglio e piu' a fondo con
le persone che ho incontrato; ma e' solo colpa della mia maledetta
ignoranza, del fatto di non sapere il croato ma solo un po' di inglese e
tedesco "turistici" che consentono di cavarsi d'impaccio ma non di
approfondire discorsi storici, politici, sociali.
Un saluto a tutti
Alberto / Iperboreo
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