--- In ICClsalotto@y..., "Alberto Bianco" <hyperboreo@s...> ha
scritto:
> Secondo voi perche' in Italia si pubblicano tanti libri inutili e
spesso non
> si traducono opere di sicuro valore, che si venderebbero per anni?
> Nonostante sia in un certo qual senso "del ramo" non sono mai
riuscito a
> capire le strategie editoriali (ammesso che vi siano).
>
> Alberto / Iperboreo
Ciao e ben tornato!
diciamo che sei un po' sul vago. Mi pare che in assoluto il nostro
sia tra i paesi in cui si traduce di più. Ad esempio, spesso
all'estero i programmi universitari comprendono bibliografia in
lingua straniera (presupposto obbligatoriamente l'inglese, ma poi
anche il tedesco e il francese,dipende dall'area linguistica), e non
solo nelle facoltà scientifiche, come avviene anche da noi per la
relativa facilità del lessico scientifico di matrice greco-latina(-
inglese). Da noi, per parlare di letteratura, non solo tutta o quasi
la letteratura primaria nelle principali lingue straniere viene
tradotta (e spesso ri-tradotta quando la prima traduzione sia ormai
invecchiata - penso ad esempio ai fratelli karamazov; ciò non toglie
che vi siano innumerevoli comici casi in senso opposto, come la
recente riedizione einaudi di una traduzione delle anime morte di
gogol' del 1945, di stile ottocentesco, su cui sghignazzavo con gli
amici in vacanza a corfù); anche la principale letteratura secondaria
viene proposta al grande pubblico di lettori e al piccolo pubblico
degli specialisti in traduzione. Che so, pensa a qualsiasi saggio di
letteratura straniera, o, visto i tuoi interessi filosofici, alla
letteratura critica di filosofia e di storia). Non sempre all'estero
il mercato è così vitale.
Ma forse tu pensavi a qc altro. A cosa? Avevi in mente la letteratura
o la saggistica? Hai qualche esempio?
Anche nel campo delle letterature antiche non si può dire che il
nostro mercato sia scarso. Praticamente tutti gli autori greco-latini
godono di una buon trattamento editoriale. Se ti ricordi, la mia
polemica pre-vacanziera su ICCl si riferiva allo scarso conto in cui
vengono tenute le traduzioni a livello accademico (come è
testimoniato in modo lampante dall'amico tedesco del NG): trascurate,
vilipese, snobbate, addirittura non ritenute degne di acquisto per
una biblioteca universitaria, mentre la verità è che tutti gli
accademici, ovviamente, le leggono con profitto, in privato. Non
penso comunque che si tratti di un vizio solo italiano. Ho seguito
corsi di antichistica in grecia e in olanda, e l'atteggiamento era lo
stesso: un fugace e distratto cenno alle traduzioni delle opere
studiate nel corso da parte del prof all'inizio delle lezioni,
generalmente con l'immancabile commento: "ma non è un granché". Sfido
io! Una traduzione non è quasi mai "un granché", lo sforzo del buon
traduttore è teso ad un'impossibile fedeltà all'originale (ritmica,
stilistica, sintattica, tonale in generale), nel tentativo di colmare
l'abisso che separa due universi semiotici e culturali diversi come
due lingue umane, senza tradire l'originale e senza fare violenza al
lettore proponendogli cose che non sono compatibili col suo universo
linguistico. Che fare allora? Buttare nel cesso tutte le traduzioni?
Non tradurre più? Lasciare che gli studentelli di lingue classiche
(ahi, quanto sprovveduti, loro come noi tutti forse) si cimentino da
soli nel tradurre pindaro, o anche solo seneca?
Io sono felice quando trovo in libreria una nuova traduzione, più
ancora se è da una lingua che conosco, e di testi che ho già letto e
analizzato in altre traduzioni. Per restare alle myricae, ricordo la
soddisfazione di aver visto recentemente nuove traduzioni dei poeti
epici di età flavia, che tanto interesse stanno suscitando negli
ultimi anni: prima i punica di silio italico, poi le argonautiche di
valerio flacco (a cura credo di franco caviglia), infine la tebaide
di stazio. Adesso forse possiamo goderci a fondo questi poemi, e
forse per la prima volta.
Ricordo che calvino diceva che si capisce e si penetra veramente in
un testo, anche prosastico, solo nel momento in cui ci si cimenta con
la sua traduzione in un'altra lingua. Se ti è mai capitato di farlo
(a me tocca ora), saprai quanto sia vero.
Beh, ho divagato. Però tu spiega meglio cosa ti stava a cuore
discutere.
Ciao
M.
PS bello il tuo diario di croazia